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Italiani nel Mondo

Perché solo pasta e pizza? — Why only pasta and pizza? 

Pubblicato

il

Tempo di lettura: 8 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Perché solo pasta e pizza?

di Gianni Pezzano

 

I social sono un campo minato dove è facile interpretare male i messaggi di altri utenti, come è anche un posto dove possiamo trovare indizi che possono aiutarci a diffondere messaggi importanti, ed le pagine degli italiani nel mondo ci offrono un esempio che ci fa capire fin troppo bene come la visione del nostro paese dall’estero sia limitata non solo da luoghi comuni, ma anche dalla nostra incapacità di sapere fare conoscere la nostra Cultura partendo dai nostri parenti e amici nel mondo. 

Chiunque fa regolarmente il giro di quelle pagine social ci trova una serie impressionante di foto che si concentrano su un aspetto della nostra Cultura, certamente importante, sia economicamente che come immagine, la cucina. Ma la quantità di queste immagini deve farci fare una domanda importante ogni volta che cerchiamo di migliorare le nostre promozioni culturali. 

Infatti, quasi senza eccezioni, la pagine degli italiani all’estero sono piene di foto di piatti di ogni genere, tradizionali e anche interpretazioni estere secondo i gusti locali e gli ingredienti disponibili in ogni paese. Certo, ci sono anche immagini di altre aspetti della nostra Cultura, ma la preponderanza di piatti in queste pagine deve per forza farci fare una domanda fondamentale: perché l’Italia è vista così tanto all’estero solo come pasta e pizza? 

Non è una domanda da poco conto perché la risposta ci darebbe la chiave per sapere come promuovere tutti gli aspetti del nostro paese, paradossalmente partendo proprio dalla cucina che ci fa capire veramente la grandissima varietà della Storia e la Cultura d’Italia. 

Difatti, nel vedere quasi sempre gli stessi piatti, come lasagne, carbonare, pizza, melanzane alla parmigiana, ecc., chi non ha mai visitato il nostro paese non capirebbe mai che la cucina italiana, come tutta la nostra Cultura, contiene molti ingredienti sorprendenti.  

E non parlo solo del capriolo della zone alpine, il salame d’oca di Mortara, gli agnolotti all’asino del Piemonte, ma anche spezie e altri piatti ed ingredienti originariamente di altre cucine, come l’araba, la greca, la francese, la spagnola e persino la polacca (il babà al rhum) che ci danno indizi importanti per capire le moltissime influenze che hanno creato il Patrimonio Culturale più grande del mondo. 

Le pagine piene di foto culinarie dovrebbero farci capire che il mondo intero, e non solo gli italiani all’estero, sanno davvero pochissimo della grandezza, in varietà ed estensione, di ogni aspetto della Cultura Italiana. 

Chi ha fatto la scuola in Italia ha studiato Dante, Pascoli, Montale, Boccaccio, ecc., e hanno studiato anche Shakespeare, non penserebbe mai che questa considerazione non è scambiata in altri paesi, per cui chi fa le scuole all’estero spesso non sa niente dei nostri autori, partendo proprio dal Sommo Poeta, tranne qualche riferimento vago al “Inferno di Dante” che è una specie di immagine che non spiega l’origine della frase. 

Questo mette in evidenza un aspetto degli italiani all’estero che molti in Italia non capiscono perché partono con un’idea sbagliata, che “tutto il mondo conosce Dante, Pascoli, Leopardi, ecc., ecc., ecc.” E le foto dei piatti sono la prova che non conoscono nemmeno la nostra cucina, e quindi dovrebbe farci capire che conoscono ancora meno di altri aspetti della nostra Cultura, non perché ignoranti oppure stupidi, ma semplicemente perché i sistemi scolastici, i cinema e la televisione di ogni paese fanno vedere poco della nostra produzione e certamente senza fornire i contesti di film, fiction ecc., con un’eccezione triste, programmi come “La Piovra” perché la malavita italiana si trova troppo spesso nelle cronache internazionali… 

Quindi, questa idea sbagliata che “tutto il mondo sa…dell’Italia” è la riposta alla domanda originale che abbiamo fatto.  

Gli italiani all’estero conoscono solo la cucina delle regioni di origine dei loro avi, che sono le regioni che visitano al ritorno in Italia, soprattutto le regioni del sud ed il Veneto e il Friuli che hanno fornito la grande maggioranza dei nostri emigrati, e pochi di loro hanno la possibilità di poter visitare altre regioni per scoprire le specialità che in molti casi sono conosciute solo ai locali ma che ora e finalmente, i programmi televisivi italiani hanno cominciato a presentare in una maniera sempre più vasta anche al resto d’Italia come vediamo in programmi TV come “Unti e Bisunti”, “Italia a Morsi” e “Food Advisor”. 

E visto che gli italiani nel mondo sono anche quelli che hanno introdotto la nostra cucina all’estero è naturale che abbiano presentato ai loro clienti i patti tipici delle loro regioni. Questa situazione è cambiata solo recentemente in termini storici per cui il pubblico internazionale identifica l’Italia con solo “pasta e pizza” 

Dunque, se vogliamo davvero promuovere la nostra Cultura, compresa la nostra cucina, e quindi creare mercati internazionali importanti per i prodotti che avrebbero potenziale enorme all’estero, dobbiamo, come paese, abolire per sempre dalla nostra mente quella frase “tutto il mondo sa…” 

Quella mentalità è il vero motivo per cui non riusciamo a realizzare per intero il potenziale turistico ed economico del nostro paese, perché limitiamo le nostre promozioni a quei pochissimi che già conoscono per bene aspetti della nostra Cultura e niente, o quasi niente, per attrarre nuovi potenziali clienti internazionali a voler scoprire che l’Italia va ben oltre “pasta e pizza” 

E questo vuol dire educare il pubblico internazionale su ogni aspetto della nostra Cultura ed in questa la RAI ci fornisce un esempio che potremmo copiare a livello internazionale. 

Tra il 1960 ed il 1968 la RAI ha prodotto “Non è mai troppo tardi” per incoraggiare gli italiani che non avevano avuto l’opportunità di andare a scuola a studiare. Questo programma ebbe un effetto incredibile nel paese ed è ricordato come uno dei programmi più importanti del periodo post bellico. 

Allora, perché non utilizzare questo programma come modello per fare promozioni culturali indirizzate all’estero, per italiani all’estero e anche al pubblico non italiano?  

E, come inizio, la RAI potrebbe fornire sottotitoli ai suoi programmi internazionali nelle lingue più importanti, così il grande pubblico internazionale che non conosce la nostra lingua potrebbe finalmente cominciare a capire la vera grandezza della nostra Cultura…

 

di emigrazione e di matrimoni

Why only pasta and pizza?

by Gianni Pezzano

 

The social networks are a minefield where it is easy to misinterpret the messages of other users, like it is also a place where we can find clues that can help us to spread important messages and the pages of the Italians in the world offer an example that make us understand all too well how the vision of country overseas is limited not only by clichés but also by our incapacity to make our Culture known to all the world, starting with our relatives and friends around the world.  

Whoever regularly visits those social media pages finds an impressive series of pictures that focus on one aspect of our Culture that is important both economically and as an image, the cuisine, but the quantity of these photos must make us as an important question that we must ask every time we try to improve the promotions of our Culture. 

In fact, almost without exception the pages of the Italians overseas are full of photos of dishes of every kind, traditional and overseas interpretations according to local tastes and ingredients available in every country. Of course, there are also photos of other aspects of our Culture but the preponderance of dishes on these pages must necessarily really make us ask a fundamental question: why is Italy seen so much overseas only as pasta and pizza? 

It is not a trivial question because the answer would give us a key to knowing how to promote all the aspects of our country, paradoxically starting from the cuisine that truly lets us understand the huge variety of Italy’s history and Culture.  

Indeed, in seeing almost always the same dishes, such as lasagne,carbonara, pizza, eggplant parmigiana, etc, those who have never visited Italy would never understand how much Italy’s cuisine, just like all our Culture, contains surprising ingredients.  

And I do not talk only about roe deer in the Alpine areas, the Goose salami of Mortara, Piedmont’s donkey meat agnolotti but also spices and other dishes and ingredients that were originally from other cuisines, such as the Arabs, French Spanish and even the Polish (rum babà) that give us major clues to understanding the multitude of influences that created the world’s biggest Cultural Heritage.  

The pages full of culinary photos should make us understand that the whole world, and not only Italians overseas, know very little of the greatness, in variety and extent, of Italy’s Culture. 

Those who went to school in Italy studied Dante, Pascoli, Montale, Boccaccio, etc and they also studied Shakespeare would never imagine that this courtesy is not exchanged overseas, for which those who went to school overseas know nothing about our authors, starting with Dante, except for some vague references to “Dante’s Inferno” which is a kind of image that does not explain the origin of the expression.  

This puts into context an aspect of the Italians overseas that many people in Italy do not understand because they start from a wrong idea, that “everybody in the world knows, Dante, Pascoli, Leopardi, etc, etc, etc…” and the photos of the dishes are the proof that they do not even know our cuisine and so this should make us understand that they know even less about other aspects of our Culture, not because they are ignorant or stupid but simply because the school systems, the cinemas and television of every country show very little of our productions and certainly without providing the contexts of the films, TV series, etc, with one sad exception, programmes such as “La Piovra” (Octopus) because Italy’s organized crime is found all too often in international news…  

Therefore, the misconception that “all the world knows…about Italy” is the answer to the original question we asked. 

The Italians overseas only know the cuisine of the regions of origin of their forebears which are the regions they visit on their return to Italy, especially the southern regions and the Veneto and the Friuli that provide the vast majority of our migrants and few of them have the possibility to visit other regions to discover the specialties that in many cases are known only to the locals but that are not and finally being known in an ever wider way also to the rest of Italy as we see on TV shows such as  “Unit e Bisunti”, “Italia a Morsi” and “Food Advisor”. 

And since the Italians around the world are also those who introduced our cuisine to the world it is only natural that they presented the typical dishes of their regions to their clients.   

This situation changed only recently in historical terms, for which in international public identifies Italy with only “pizza and pasta”. 

Therefore, if we really want to promote our Culture, including our cuisine, and thus create major international markets for the products that could have enormous international potential, we must, as a country, abolish forever from our minds the phrase that “all the world knows…” 

That mentality is the real reason that we do not manage to realize our country’s full tourist and economic potential because we limit our promotions to the very few who already know our Culture well and nothing or almost nothing to attract new potential international customers who want to discover that Italy goes far beyond “pasta and pizza”. 

And this means teaching the international audience about every aspect of our Culture and in this RAI provides us with an example that we can copy internationally.  

Between 1960 and 1968 RAI produced “Non è mai troppo tardi” (It is never too late) to encourage Italians who never had the opportunity to go to school to study. This programme had an incredible effect on the country and it is remembered as one of the most important programmes of the post war period.  

So, why not use this programme as a model for carrying out cultural promotions aimed overseas, for Italians overseas and also to the non-Italian public? 

And, as a start, RAI could provide subtitles for its international programmes in the most important languages so that the great international audience that does not know our language could finally begin to understand the true greatness of our Culture…