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Italiani nel Mondo

La crudeltà dell’emigrazione — The cruelty of migration

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Tempo di lettura: 8 minuti
di emigrazione e di matrimoni

La crudeltà dell’emigrazione

di Gianni Pezzano

 

Oggi molti discendenti di emigrati italiani guardano il passato pensando che emigrare all’epoca dei loro avi era facile come oggigiorno. Ma molti non sanno, o non si rendono conto, che fino pochi anni fa partire per altri continenti per trovare una vita nuova non era “un’avventura” come fanno alcuni oggi, ma una decisione drastica che nella mente di molti era quasi l’equivalente della morte del caro lontano, senza dimenticare che in molti casi era davvero la loro morte perché lo sfruttamento degli immigrati portava a condizioni pericolose di lavoro e molti di loro hanno davvero dato la vita per cercare di aiutare i loro parenti rimasti in Italia.

Perciò vogliamo ricordare due canzoni italiane del passato che riassumono la crudeltà dell’emigrazione di una volta, con tutte le sue sfumature, in particolare la prima canzone, perché descrive in modo impietoso non solo la solitudine di chi è partito e la tristezza di chi è rimasto a casa ma descrive anche quel che molti in Italia oggi hanno dimenticato, i soldi che gli emigrati spedivano ai parenti in Italia che spesso era il vero motivo dell’emigrazione. Le canzoni sono napoletane, ma senza dubbio le emozioni descritte appartengono a tutti coloro che hanno sofferto la crudeltà e il trauma inesorabile di quella emigrazione drastica.

“Com’è amaro sto pane” è una frase potentissima della canzone “Lacrime napuletane” del 1925, che vedremo nel filmato sotto, come anche l’immagine del piatto coperto per la cena della vigilia di Natale in ricordo di chi era lontano …

Il riferimento della canzone è a “st’America” ma valeva anche per l’Argentina, allora ricchissima ed il Canada, e vale anche per l’Australia una meta importante dopo la seconda guerra mondiale che è ancora più lontana.

E devo confessare che, nell’ascoltare le parole di questa canzone per la prima volta dopo tanti anni mi sono commosso per i ricordi di mia madre, emigrata in Australia, che piangeva ogni volta che la sentiva, come anche la seconda canzone perché descrivono perfettamente la realtà crudele dell’emigrazione per cui molto spesso chi partiva per altri continenti non ebbe più l’opportunità di rivedere i suoi cari in Patria, e quando le lettere impegnavano settimane per arrivare e altre settimane per la risposta, e le telefonate intercontinentali erano impossibili e nemmeno il nuovo genere di letteratura della fantascienza aveva immaginato le odierne videochiamate via computer, tablet e cellulari…

Un’altra frase “io che ho perso, madre, casa e onore” descrive i sentimenti di chi non sa più se sia italiano o “americano” benché, come dice chiaramente la canzone, lui/lei continuasse a spedire soldi alla famiglia in Italia per aiutare i parenti che probabilmente non ha mai più visto.

E finiamo a considerare questa canzone con la struggente “io sono carne da macello, sono emigrato” che chiaramente si riferisce agli sfruttamenti degli emigrati, peggio ancora quando gli sfruttatori erano altri italiani e spesso parte della malavita che è emigrata con gli emigrati onesti.

Quando “partivano i bastimenti” come dice la seconda canzone, “Santa Lucia Luntana” le partenza erano piene di lacrime sia sui  bastimenti che sulla banchina perché nessuno sapeva se si sarebbero più visti nel futuro.

E noi che negli anni ’60 e ‘70 eravamo testimoni delle ultime partenze via nave per l’estero ricordiamo benissimo le lacrime e anche le urla quando le navi salpavano lentamente per quei viaggi lunghissimi.

Poi, una volta all’estero, ci si sposavano senza la presenza dei genitori e di molti parenti, le donne partorivano senza l’aiuto ed i consigli delle madri, i nipoti sono cresciuti senza conoscere nonni, zii e cugini, prime comunioni e cresime erano festeggiate senza i parenti italiani. Certo arrivavano i regali nei pacchi, e le bomboniere e le foto venivano spedite alle famiglie in Italia, ma non potevano mai prendere il posto della presenza dei parenti…

Allora non guardiamo la Storia della nostra emigrazione come fosse una vicenda “romantica” ma per quel che è stata in verità, un periodo crudele e doloroso perché gli emigrati hanno pagato un prezzo personale pesante che, nel mondo moderno, non possiamo immaginare fino in fondo, anche se questi quasi due anni di emergenza Covid-19 ci ha fatto ricordare l’effetto devastante delle molte migliaia di chilometri tra l’Italia e i nostri parenti e amici in giro per il mondo, e come le video chiamate non possono mai rimpiazzare i baci e gli abbracci che vogliamo nei momenti più belli e più brutti della nostra vita.

Infatti, nel considerare l’emigrazione come un concetto romantico facciamo un grandissimo torto ai ricordi di innumerevoli persone, sia emigrati che parenti di emigrati, che hanno pagato questo prezzo altissimo per la decisone di emigrare in altri paesi e continenti.

E, se vogliamo davvero ricordare i loro sacrifici e le loro imprese, sarebbe ora che iniziassimo a raccogliere la vera Storia dei nostri emigrati, senza contaminazioni dovute ad idee politiche moderne, che niente hanno a che fare con le crudeli e tragiche realtà che erano parte dell’emigrazione, perché nel raccontare la verità molti discendenti di emigrati scopriranno che ciò è successo in molti paesi ai nostri parenti e amici non è affatto quel che loro ora pensano.

Anzi, spesso sulle pagine social degli italiani all’estero vediamo meme che cercano di dare messaggi politici moderni e non riflessioni di quel che milioni dei nostri emigrati hanno veramente vissuto. Peggio ancora, spesso chi scrive le didascalie sotto le foto cerca di manipolare la Storia dei nostri emigrati per fini non onorevoli, invece di onorare la memoria di queste esperienze.

Queste sono esperienze e realtà che dobbiamo capire il più possibile per renderci conto che fare discorsi facili su queste esperienze non è onorarli, ma negare le realtà durissime delle loro vite…

E nell’imparare le verità profonde di queste esperienze molti discendenti che condividono questi meme ingenui e spesso manipolatori si renderanno conto che le imprese vere dei nostri parenti e amici all’estero erano ancora più grandi di quel che pensavano perché l’idea “romantica” della nostra emigrazione nasconde i problemi veri che i loro avi hanno dovuto affrontare e superare per dare anche a loro la vita di cui ora godono.

 

di emigrazione e di matrimoni

The cruelty of migration

by Gianni Pezzano

 

Today many descendants of Italian migrants look to the past thinking that migrating at the time of their forebears was as easy as it is today but many do not know or do not realize that until not many years ago leaving for other continents to start a new life was not an “adventure” as some do today but a drastic decision that in the minds of many was almost the equivalent of the death of a distant loved one, without forgetting that in many cases it really was their death because the exploitation of migrants meant dangerous work conditions and many of them gave their lives to try to help their relatives who stayed in Italy.

Hence we want to recall two Italian songs from the past that summarize the cruelty of migration of the time, in all its shades, especially the first song because it describes mercilessly not only the loneliness of those who left and the sadness of those who stayed at home but also the money that the migrants sent back to the relatives who stayed in Italy which was often the real reason for the migration. The songs are Neapolitan but undoubtedly the emotions described belong to all those who suffered the inexorable cruelty and trauma of that drastic migration.

 “Com’è amaro sto pane” (how bitter is this bread) is a very powerful phrase of the song “Lacrime napuletane” (Neapolitan tears) that we see in the video below (with subtitles), as well as the image of the covered plate for the Christmas Eve dinner in memory of those far away…

The reference in the song is to “st’America” (this America) but it is also true for Argentina, that was very rich at the time, and Canada and also true for Australia, a major destination after the Second World War that is even further away.

And I must confess that when I listened to this song for the first time in many years I was moved by the memories of my mother who migrated to Australia and cried every time she heard it, as she did with the second song, because they describe perfectly the cruel reality of migration when very often those who left for other continents never had the opportunity to see their relatives in Italy again and when the letters took week to arrive and other weeks for the reply and intercontinental phone calls were impossible and not even the new genre of literature, science fiction, had yet imagined today’s video calls via computer, tablets and mobile phones…

Another phrase “io che ho perso, madre, casa e onore” (I who lost mother, home and honour) describes the emotions of those who no longer knows if they are Italian or “American” even though, as the song clearly says, he/she continued to send money to the family in Italy to help the relatives that they probably never saw again.

And we finish this song with the heart wrenching “io sono carne ma macello, sono emigrato” (I am cannon fodder, I am a migrant) that clearly refers to the exploitation of migrants, worse still when the exploiters were other Italians and not always part of organized crime that migrated with the honest emigrants.

When “partivano i bastimenti” (the boats left), as the second song “Santa Lucia Luntana” says, the departures were full of tears on both the boat and the wharf because nobody knew if they would see each other again in the future.

And we who witnessed the last departures by ship in the ‘60s and ‘70s remember very well the tears and even the screams when the ships slowly set sail for the very long voyages.

And then once overseas they married without the presence of parents and many relatives, the women gave birth without the assistance and advice of their mothers, grandchildren grew up without knowing the grandparents, uncles, aunts and cousins and first communions and confirmations were celebrated with the Italian relatives. Of course gifts came in packages and the bomboniere and photos were sent to the families in Italy but they could never replace the presence of the relatives…

So let us not look at our migration as though it were a “romantic” matter but for what it was in truth, a cruel and painful period because the migrants paid a heavy personal price that in the modern world we cannot understand in full, even if these almost two years of the Covid-19 emergency let us understand the devastating effect of the many thousands of kilometres between Italy and our relatives and friends around the world and how video calls can never replace the kisses and hugs that we want in the best and worst moments of our lives.

Indeed, in considering emigration as a romantic concept we do a great wrong to the memory of the countless people, both migrants and relatives of migrants, who paid this very high price due to the decision to migrate to other countries and continents.

And if we really want to remember their sacrifices and exploits it is time that we began to collect the real history of our migrants, without contamination due to modern political ideas that have nothing to do with the cruel and tragic realities that were migration because in telling the truth many descendants of migrants will discover that what happened in many countries to our relatives and friends was not at all what they think.

Indeed, on the social media pages of Italians overseas we often see memes that give modern political messages and not reflections of what millions of our migrants really experienced. Worse still, often those who write the captions under the photos try to manipulate the history of our migrants for dishonourable purposes instead of honouring the memory of these experiences.

These are experiences and realities that we must understand as much as possible in order to realize that easy speeches on these experiences is not honouring them but denying the very harsh reality of their lives…

And in learning the profound truths of these experiences many descendants who share these naïve and often manipulative memes will realize that the real exploits of our relatives and friends overseas were even greater that what they think because the “romantic” notion of our migrations conceals the real problems that their forebears had to face and overcome in order to give them the life they now enjoy.