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Diritti umani

‘Fertilia Istriana’di Cristina Mantis, l’abbraccio del popolo sardo agli esuli dell’Istria, Fiume e Dalmazia

Tiziana Primozich

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Dopo ‘Magna Istria’ ecco ‘Fertilia Istriana’ di Cristina Mantis, in uscita già dal 10 febbraio, per raccontare la verità dei fatti storici, quanto il superamento dei conflitti e la riconciliazione.

Il nuovo docufilm di Cristina Mantis, autrice insieme a Daniela Piu e Francesca Angeleri, ma anche regista di ‘Fertilia Istriana’, traccia ancora una volta dopo ‘Magna Istria’ il dolore patito dagli esuli Fiumani Giuliano Dalmati alla fine del secondo conflitto mondiale, ma anche il senso dell’incontro speciale che in Sardegna ha avuto luogo e che è alla base del racconto in questo nuovo ed innovativo prodotto audiovisivo. Una storia vera ma poco conosciuta cui la Mantis ha voluto dare luce come sua consuetudine, perché solo il racconto della verità che passa per le emozioni umane permette di metabolizzare il dolore. In questo caso la terra e patria perduta diventano un punto di ripartenza grazie all’abbraccio fraterno della popolazione della terra e patria di approdo.

Il docufilm infatti rende merito agli abitanti di Fertilia per l’accoglienza verso i fratelli e sorelle costretti ad abbandonare la loro casa, una narrazione in controtendenza, che elimina gli stereotipi che per anni hanno etichettato la popolazione Istriana come appartenente ad una fazione politica. In realtà solo uomini, donne, bambini, famiglie costrette all’esodo per volontà politico-militari che non hanno tenuto conto della vita di migliaia di innocenti. Come figlia di esule Fiumano ho apprezzato soprattutto le testimonianze degli Istriani ancora in vita e la capacità del docufilm di tenere viva la memoria su una popolazione che lentamente sta scomparendo, così come un intero pezzo d’Italia fu spazzato via. Abbiamo incontrato Crisina Mantis, ecco l’intervista che svela i motivi profondi della ricostruzione tra immagini, colloqui e musica, di una storia vera e degna di essere conosciuta nel mondo, che restituisce voce a chi per il mondo è dovuto fuggire portando con sé frammenti della propria terra.

E’ emozionante in ‘Fertilia Istriana’ sentire il ‘dialeto Fiuman’ che si interseca con quello sardo, due popoli con un’identica passione: il mare che nel docufilm unisce e consola. E così come i due mari Adriatico e Tirreno finiscono con l’incontrarsi ed amalgamarsi in eterno nello specchio del mar Mediterraneo, anche i popoli che da terra si affacciano su esso si incontrano e cooperano per il bene comune. Un messaggio elevato che passando per la storia vera dell’esodo Istriano in terra sarda dimostra l’esistenza di un filo conduttore, che lega l’umanità oltre ogni pregiudizio spesso provocato dalla non conoscenza.

 

 

Come nasce l’idea del film?

Fertilia Istriana, pur essendo un filmato a se, può idealmente considerarsi il seguito del documentario Magna Istria che abbiamo realizzato 10 anni fa.

Mi piace ed è doveroso parlare al plurale, perché l’idea di realizzare il film in quel caso, come in questo, non è mia, ma in Magna Istria è della giornalista Francesca Angeleri, nipote di esuli, e in Fertilia Istriana della scrittrice Daniela Piu, che mi hanno letteralmente tirato dentro in questa storia. Io non conoscevo che per somme linee, come credo purtroppo la maggior parte della gente, la dolorosa vicenda dell’esodo giuliano dalmata. Mi documentai per un anno prima di accettare di realizzare un primo documentario che fosse innanzitutto di contro narrazione, e togliesse dall’insabbiamento una vicenda ritenuta politicamente molto scomoda.

Veniamo allora ad una curiosità legittima, qual è il legame tra Fertilia e gli istriani?

Passeggiando per Fertilia ci si imbatte di continuo nei cartelli che indicano le vie, e troviamo i nomi di via Pola, via Fiume, via Cherso. Sul lungomare, in Piazza San Marco, si erge una stele in ricordo degli esuli fiumani, giuliani e dalmati, accolti fraternamente, che qui giunsero nel 1947… e può capitare che qualcuno ti saluti con il piacere di “ciacolare”…

Fertilia è davvero “una piccola Istria”, ed ho aperto il documentario con l’intro di uno storico del luogo, Enrico Valsecchi, che ben ci illumina su come questo sia stato possibile : Fertilia è una città rimasta incompiuta in epoca fascista. A guerra finita divenne meta di diversi esuli pescatori che, da Chioggia, decisero di spostarsi qui in cerca di un luogo che potesse accoglierli.

Nell’incontro con i profughi giuliani, i sardi, gli algheresi, hanno preferito dare ascolto al proprio cuore piuttosto che ai pregiudizi, ed insieme si sono rimboccati le maniche per ricostruire e “ricostruirsi”, divenendo insieme una forza tale che, senza forse neanche prefiggerselo, ha finito col sovvertire perfino le imposizioni del regime su quel territorio, su cui aveva in mente ben altra destinazione d’uso.

Ecco perché più che le ombre dolorose della storia, in Fertilia Istriana troviamo la luce. E quelle ricette hanno anche qui, come in Magna Istria, odori che sanno farsi ricordo, struggente ma senza il minimo risentimento, come a ringraziare un’entità misteriosa per l’opportunità avuta, nonostante la tragedia vissuta. Sicuramente a tutti manca l’Istria, nessuno dei protagonisti intervistati giunti qui bambini l’ha mai dimenticata, anzi, è viva come non mai nel racconto dolce e appassionato della signora Lidia Demarin e molti di loro, come ad esempio la signora Marisa Brugna, si battono instancabilmente per tramandare la memoria e far conoscere le terribili vicende dell’esodo.

D’imminente apertura anche l’Ecomuseo Egea che, con il suo direttore Mauro Manca, nipote di esuli, intende raccogliere e riunire i fili della memoria e diventare un punto di riferimento internazionale per le comunità giuliano-dalmate disperse in Italia e nel mondo.

Come è stata la partecipazione della gente locale durante le riprese?

Straordinaria e te lo racconto con un aneddoto. Mentre ci trovavamo con il fotografo Paolo Curto (il primo al mondo ad aver fotografato una particolare specie di squalo), giungendo al porto con Francesca per un’intervista, ci imbattiamo in Angelino, il direttore del porto, di origini sarde, che immediatamente racconta dell’amicizia sin dall’infanzia con il fotografo, raccontando di come fossero cresciuti insieme come una grande famiglia… e, cinque minuti dopo, ancora prima di procedere con l’intervista, da un gruppetto di gente che parlava in sardo sbuca Giulio che, esule bambino, pitturò sul muro il nome di via Pola. Ma forse la cosa che più mi ha colpito è ascoltare nel racconto di Curto, di come i pescatori sardi cantassero le canzoni istriane…

A proposito di canzoni, molto bella anche la colonna sonora, che s’inserisce perfettamente nelle immagini. Come nasce questa scelta musicale a cui nel documentario viene dato molto spazio?

Perché ho avuto la fortuna di avere a disposizione le musiche di un bravissimo musicista di origini istriane, Mario Fragiacomo & la Mitteleuropa Ensemble. E devo dire che sin dall’inizio del montaggio, ho sentito che si sposavano perfettamente con le immagini, a riprova del fatto che fossero non solo belle ma anche cariche d’ispirazione. Come ispirata e bellissima e anche la melodia “Nostalgia Giuliana” composta da nostro special guest Paolo Fresu. La partitura è uno dei documenti storici presenti nel Museo Etnografico Egea di Fertilia, è scritta da Dario Bernazza e resa famosa da Giorgio Consolini nel 1950. Il musicista sardo dopo aver visitato il museo l’ha fotografata, poi registrata in duo con il bandoneonista Daniele di Bonaventura e successivamente donata all’ Ecomuseo Egea. Come lo stesso Fresu la definisce, si tratta di una melodia distesa e semplice con un andamento nostalgico il cui testo racconta del suono delle campane e recita “Là nella terra sarda sul suolo di Fertilia quel suono dice: “Spera, spera nell’avvenir!”.

Il documentario è florido di suggestioni sonore, ma è in particolare attraverso l’incontro di queste musiche, nel quale si mischia la dimensione istriana con sonorità più tipicamente sarde, che volevo che il filmato giungesse ad un’ulteriore livello di lettura prettamente musicale, una sorta di inno che restituisse perfettamente, come avviene nelle immagini, sia il dolore patito ma anche il senso dell’incontro speciale che qui ha avuto luogo e che è alla base del racconto in Fertilia Istriana.

Un altro aspetto che colpisce è la presenza dell’archivio e di immagini in superotto che conferiscono una speciale suggestione al documentario. Perchè questa scelta?

Il filmato per me è un flusso di visioni anche interiori, in cui il passato e il presente si confondono continuamente, si fanno l’occhiolino, si rafforzano a vicenda. E quindi ho sentito che anche sullo schermo non poteva che essere così, considerato quanto è vivo il passato nel presente di ogni esule. L’archivio dell’Istituto Luce e i superotto, gentilmente concessi dalla signora Rossella Sestan, mi hanno consentito dunque di operare il tentativo di azzerare una distanza, senza la necessità di spingere sulle emozioni… in questa sottrazione nostalgica, in cui non si deve dimostrare niente, semplicemente perché le cose sono state quelle che sono state, nasce la commozione che per prima io ho provato.

Fertilia Istriana è uscita il 10 febbraio 2021, nel giorno del ricordo, come e’ stato possibile effettuare le riprese presumibilmente avvenute in pieno lockdown?

Questo è un aspetto molto bello della realizzazione del film e questa domanda mi da’ l’opportunità di mettere l’accento sul valore delle singole professionalità che hanno partecipato alla realizzazione di Fertilia Istriana. Innanzitutto direi la bravura e la abnegazione di Daniela Piu, qui anche in veste di organizzatrice e aiuto regista, e parimenti la luminosa leggerezza di Francesca Angeleri, la nostra protagonista, che essendo nipote di esuli è donna anche istriana quindi, espressione di un femminile in cui bellezza e libertà sanno all’occasione procedere molto bene insieme.

E il senso di libertà deve avere la meglio in ogni racconto che si rispetti, soprattutto in quelli in cui le mani sono state legate per troppo tempo e si è dato modo alla mistificazione di prendere il sopravvento! Sia con Magna Istria che con Fertilia Istriana, proponiamo un punto di vista nuovo, che cerca verità dei fatti storici, quanto superamento dei conflitti, riconciliazione.

Ma soprattutto la tua domanda mi consente di ringraziare affettuosamente la compagine tecnica e produttiva, che ha voluto il film ad ogni costo nonostante le chiusure. Innanzitutto il produttore Gianmichele Manca, che ha anticipato il budget di tasca sua (cosa rarissima) ed ha messo tutta la troupe a suo agio, nonostante i tempi non facili, parimenti con gentilezza e professionalità. E quindi il ringraziamento va anche a Michele Gagliani per l’ottima fotografia e a Daniele Diana per il suono. E poi un grazie sentito a Patrizia Rappazzo, direttrice del Festival Sguardi Altrove, che ha collaborato alla produzione con il garbo e il valore che contraddistingue da sempre le cose che fa.

Non sono parole, se non ci fosse stata la volontà forte di tutti, questo documento, come lo ha definito qualcuno, sulla storia di Fertilia e degli istriani che qui giunsero e che in modo esemplare tornarono a vivere, nella comunità che entrambi contribuirono a formare, non esisterebbe.

E sarebbe un vero peccato, perché poche vicende come quella di Fertilia ci ricordano del poter dell’amore, di come scavalchi ogni differenza ideologica e politica, di come in particolare l’amore praticato sia ben più fruttuoso per tutti dell’amore predicato e di come, su questa strada, la vera accoglienza sia sempre possibile.

Daniela Piu (co-autrice “Fertilia istriana”)

Penso spesso alla Sardegna quando scrivo, mi viene naturale. Così quando nel 2010 scrissi Magna Istria, un documentario sugli esuli istriani, andai a curiosare se anche la Sardegna fosse stata coinvolta nella vicenda. Scoprii Fertilia, assieme alle co-autrici decisi di metterla in sceneggiatura, e contattai degli esuli tra cui Marisa Brugna, per farmi raccontare bene. Purtroppo non trovammo fondi per girare il capitolo sardo della vicenda istriana. Mi è sembrato doveroso rimediare e mi è venuta l’idea di festeggiare il decennale di “Magna Istria” proprio con la storia di Fertilia. Andai dunque a trovare uno dei nostri protagonisti, Paolo Curto, il quale mi parlò della sua giovinezza a Fertilia come di un’avventura piena di gioia, immersa nella natura e nel mare sardo. Mi colpì così profondamente che “Fertilia istriana” è intriso dall’inizio alla fine di questa gioia di vivere.

Gianmichele Manca (produttore “Fertilia istriana”)

È la mia prima esperienza di produttore, di un progetto molto particolare, che ho voluto sposare da subito. Un progetto che mi ha dato modo di lavorare con una troupe spettacolare, che è riuscita a coinvolgere tutti i testimoni ancora vivi di questa vicenda. Sono davvero orgoglioso.

Patrizia Rappazzo (produttrice “Fertilia istriana”)

Abbiamo scelto di aderire al progetto come team di Sguardi Altrove perché crediamo nella necessità di dare visibilità a quelli legati alla ricerca di identità e di accoglienza interculturale. Apprezziamo inoltre da sempre il registro stilistico e la maestria registica di un’autrice a tutto tondo come Cristina Mantis e la professionalità indiscussa di tutte le persone che hanno lavorato alla realizzazione del film.

FERTILIA ISTRIANA si può vedere online su mymovie fino al 10 marzo

https://www.mymovies.it/ondemand/sguardi-altrove/movie/5580-fertilia-istriana/

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