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Attualità

I nostri bambini non mentono mai: dai Diavoli della Bassa modenese alle Orchesse di Rignano Flaminio

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Tempo di lettura: 7 minuti

Questa è una storia in cui non c’è alcuna sfumatura di grigio, ma esistono solo il bianco o il nero.

di Luca Rinaldi

Bianco come la purezza dei bambini, nero come i pregiudizi degli adulti; bianco come la luce della Verità, quella con la V maiuscola, nero come l’ottuso oscurantismo della lenta verità giudiziaria, paradossalmente tanto diversa dalla prima; bianco come i giochi all’aria aperta, come vivere sereni il rapporto con mamma, papà e i propri insegnanti, come i sogni di un bambino; nero come i cimiteri a notte fonda, come l’uomo nero che si nasconde dietro al più insospettabile degli adulti, come l’incubo di venire strappati alla famiglia, agli amici, alla scuola, da un giorno all’altro.

Bianco come un bambino innocente, nero come un adulto pedofilo.

In realtà, questa non è una storia sola, ma sono due, purtroppo. Due casi di cronaca che hanno allarmato l’Italia intera e, prima ancora, hanno spaccato in due le rispettive comunità, divise tra colpevolisti e innocentisti; due episodi che hanno messo bambini, genitori, insegnanti, sacerdoti, politici e gente comune, l’una contro l’altra, in un turbinio di accuse e insulti infamanti. Due fatti che hanno distrutto famiglie e che hanno lasciato dietro di sé una scia di morte imprevista che si poteva e doveva evitare.

In molti ricorderanno le vicende dei cosiddetti “Diavoli della Bassa modenese” e delle “Orchesse di Rignano Flaminio”. In breve, la prima espressione si riferisce a una presunta setta di pedofili che tra il 1997 e il 1998 nei paesi di Mirandola e Massa Finalese, nella Bassa modenese appunto, avrebbe organizzato riti satanici a cui facevano partecipare bambini, per molestarli sessualmente e arrivare persino a ucciderli, il tutto ripreso e fotografato a scopo di lucro. Responsabili sembravano essere gli stessi genitori e familiari dei bambini, in combutta con le maestre e con il parroco don Govoni, indicato dagli inquirenti come capo della setta di insospettabili, i quali prelevavano i bambini anche in piena notte dalle proprie case e li portavano nei cimiteri della zona, dove allestivano messe nere e riti sanguinari nei quali ai bambini, tra le altre cose, veniva richiesto di uccidere altri bambini e bere il loro sangue.

Gli appellativi “Orchesse” e “Mostri”, invece, riguardano la seconda vicenda e fanno riferimento a tre maestre e una bidella della scuola materna “Olga Rovere”di Rignano Flaminio, a un autore televisivo, marito di una delle suddette maestre, e a un benzinaio extracomunitario del paese. Anche in questo caso si sarebberoriuniti in una setta diabolica che abusava di bambini e compiva rituali satanici. Gli anni delle presunte violenze in questo caso sono il 2005 e il 2006.

Due storie umane e giudiziarie travagliate che hanno tanto in comune, a partire proprio dalla presenza dei bambini, inconsapevoli promotori di ciò che è accaduto in seguito. Nel primo caso è infatti un bambino, affidato a una struttura esterna alla famiglia d’origine, che racconta alla madre affidataria e poi anche alla psicologa del servizio sociale di aver subito molestie in uno dei brevi periodi trascorsi con i genitori naturali. Nel caso di Rignano Flaminio tutto inizia invece con i genitori di alcuni bambini di 4-5 anni che raccontano ai Carabinieri storie di abusi all’interno e fuori dall’istituto scolastico. Storie che gli stessi figli avrebbero loro riferito.

Entrambe le vicende si sono poi allargate a macchia d’olio, interessando altri bambini, in totale 16 nel modenese e 21 a Rignano Flaminio. A bambini si sono aggiunti bambini. A testimonianze si sono aggiunte testimonianze. A denunce si sono aggiunte denunce. Si cercano pedofili e mostri là dove un tempo c’erano figure di riferimento, apprezzate e amate nella comunità: maestre, preti, genitori.

Ma facciamo un salto in avanti e partiamo dalla fine: diciamo subito che nulla di tutto ciò che hanno raccontato i bambini è realmente accaduto. Si è trattato di due rari casi di falso ricordo collettivo, indotto da altre persone, in questi casi da adulti, quali le psicologhe dei servizi sociali nella prima vicenda e i genitori stessi nella seconda, vittime a loro volta di una psicosi collettiva dettata dalla paura e dall’insicurezza, forse, di non essere in grado di riuscire nel proprio ruolo di figure di riferimento. Un’inutile e insensata caccia alle streghe da manuale, con gli inquirenti e i servizi sociali nel ruolo di inquisitori che non guardano in faccia a niente e a nessuno, torchiando i bambini alla ricerca della loro verità e trovando giustificazioni anche al fatto che, nonostante mesi di indagini, in entrambe le vicende nulla viene trovato a conferma delle parole dei bambini: nessuno si è mai accorto dei presunti spostamenti, anche notturni dei bambini. Nessuna traccia di sangue che giustificasse i racconti di rituali in cui si beveva sangue, si sgozzavano e decapitavano bambini. Nessun cadavere o parte di esso è stato mai trovato, né alcun bambino è mai mancato all’appello. Nessuna traccia utile nelle case, sui vestiti o nelle automobili dei diretti interessati. Nessuna evidenza medica sui corpi dei piccoli esaminati che facesse sospettare gli abusi atroci di cui narravano i bambini. Nessuna foto o video a testimonianza di ciò che sarebbe accaduto, né alcun file compromettenteè stato rinvenuto nei computer degli indagati o nelle perquisizioni nelle loro case, né tantomeno dalle intercettazioni telefoniche è mai uscito nulla che facesse sospettare qualcosa di inquietante.

Un vuoto probatorio assoluto, quindi, che farebbe pensare a chiunque e immediatamente a un falso allarme. Il buon senso, in questi due casi, si scontra però con la pressione delle famiglie che chiedono vendetta con lettere di minacce e cartelli che recitano “morte ai pedofili di Rignano”, con l’opinione pubblica italiana che sente la minaccia, pompata dai giornali e dai notiziari, come se fosse a un passo da casa propria. La ragione si schianta inesorabilmente contro la ricerca a tutti i costi di un capro espiatorio da parte di inquirenti e servizi sociali,i quali non si preoccupano di utilizzare tecniche discutibili e addirittura contro la legge per far parlare i bambini, inducendoli drammaticamente a ricordare e a dire ciò che essi stessi si aspettano di sentire.

Ma è soprattutto la Verità a dover abbassare impotente le armi contro la dura realtà, anzi contro le diverse realtà che queste situazioni provocano e si lasciano alle spalle: nel modenese 16 bambini vengono portati via alle proprie famiglie e non vi faranno inspiegabilmente mai più ritorno, neanche dopo che la tardiva verità processuale dopo tanti anni stabilirà finalmente che nulla è accaduto e abusi non ce ne sono stati, né tantomeno riti satanici o omicidi. A Rignano, invece, nonostante siano state accertate le medesime conclusioni probatorie, sono le famiglie a non darsi pace e a continuare a credere che qualcosa sia accaduto ai propri figli, i quali non possono essersi inventati tutto. Ma lo fanno senza rendersi conto, ciecamente, di aver messo loro stessi quelle parole in bocca ai bambini, istigandoli letteralmente a ricordare il falso, alla ricerca di mostri che esistevano solo nei loro incubi di adulti preoccupati. Altre realtà ben più gravi sono derivate da tali vicende: a Mirandola una madre, nel vedersi portar via il figlio, si suicida, lasciando come ultimo messaggio solo due parole “Sono innocente”; il parroco, indicato come presunto capo della setta,muore di crepacuore vedendosi appioppare una condanna di 14 anni senza aver fatto assolutamente nulla.Verrà assolto in seguito, quando sarà troppo tardi. Scie di sangue impreviste, che peggiorano il quadro d’insieme.

E ovviamente c’è da considerare la realtà dei bambini, cresciuti lontani dalle proprie famiglie, convinti di aver fatto e subito le atroci cose che qualcun altro aveva indotto loro a credere, traumatizzati da un iter processuale che ha coinvolto buona parte delle loro vite. Oggi quei bambini sono adulti, ma solo alcuni di essi sono riusciti a comprendere, col tempo, di non essere stati oggetto di abusi e a sconfessare le proprie testimonianze di allora, altri sono tuttora convinti di essere stati vittime di un gioco morboso e diabolico, tanta è stata la manipolazione e la pressione psicologica subita.

Quel che è stato accertato è che, per interrogare quei bambini, le assistenti sociali non hanno seguito alcun protocollo riconosciuto tra quelli stabiliti dalla Carta di Noto, il vademecum di linee guida per l’indagine e l’esame psicologico del minore. Almeno nei primi colloqui, quelli da cui sembrerebbe siano uscite le prime atrocità commesse, non è stato a esempio preso alcun appunto scritto né ci si è avvalsi di alcun apparecchio per la video-registrazione delle testimonianze e, quando poi questi sono stati utilizzati, i bambini erano chiaramente già stati condizionati. Senza contare che i colloqui registrati in seguito sono stati condotti con domande inducenti e tanto insistenti da inficiare evidentemente le risposte dei bambini, suggestionabili e intimoriti dagli adulti per natura.

Eppure, a distanza di anni – ce ne sono voluti 8 per la vicenda di Rignano Flaminio e ben 17 per quella della Bassa modenese – tutti gli imputati sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”, avendo finalmente riconosciuto, in entrambi i casi, che si era trattato di psicosi collettiva e falsi ricordi letteralmente inoculati nelle giovani menti malleabili delle presunte vittime.

Ora, ci si chiede come sia stato possibile un abbaglio così enorme da parte di polizia, giudici, servizi sociali, genitori. La prima volta, nella Bassa modenese, ma ancor più la seconda, a Rignano Flaminio, considerata l’esperienza precedente.

Chi scrive queste parole non si era mai preoccupato fino ad ora e fino in fondo dei diversi risvolti delle due questioni, vedendone solo il lato paradossale e sentendole come altro da sé, come qualcosa che non lo toccava più di tanto. Ora però il suddetto è cresciuto e ha un figlio di poco più di sei mesi, e riprendendo in mano i due casi, ha cominciato a rifletterci più a fondo e a realizzare ciò che devono aver passato quei bambini e quelle famiglie.Un incubo fatto di sofferenza, impotenza e disperazione.

Eppure, per quanta sia ovviamente grande la paura di vedere il mio bambino in mano a una setta di pedofili sadici e magari adoratori del diavolo, ritengo ci sia una probabilità alquanto remota che ciò possa realmente accadere. Quanti sono stati i casi reali di sette di pedofili satanisti? In compenso, ora, è ancor più grande (e lo ritengo ben più probabile) il terrore di vedere mio figlio, un giorno,nelle mani di alcuni servizi sociali non in grado di affrontare casi di questo genere, odi saperlo sotto il torchio di psicologiincapaci di interagire con un minore secondo le giuste tutele del caso, o ancora di affidare la sua vita, e la mia di conseguenza, a forze dell’ordine spesso ottuse e alla ricerca insensata di capri espiatori solo per mettere a tacere una parte di opinione pubblica spaventata e spesso più ottusa di loro. Oggi avrei paura di non rivedere mai più mio figliose dovesse finire nelle maglie di una giustizia cieca, dove la verità è adottata a furor di popolo e non si basa su prove certe, su riscontri medici o, se non altro, sul buon senso (nei due casi narrati sarebbe bastato quest’ultimo). Avrei il terrore di trovarmi in una situazione simile, nella quale sarei completamente impotente nell’oppormi a chi decide di distruggere la mia famiglia, per qualcosa oltretutto di mai accaduto.

Per quanto sia forte il desiderio di vedere mio figlio crescere, parlare e raccontarmi delle sue giornate, non potrei mai credere ciecamente alle sue parole, se mi raccontasse fatti del genere. Cercherei prove, conferme, riscontri, certezze inoppugnabili. Perché i bambini vivono in mondi a sé, ma ascoltano parole dagli adulti, vedono immagini in televisione, su internet, sui cartelloni in strada e spesso non le comprendono,dandone un’interpretazione tutta loro. E in seguito ne parlano con gli amichetti e a quel punto ci pensa la fantasia di un bambino di 4,5, 7, 11 anni a fare tutto il resto, soprattutto se sollecitata, indirizzata e distorta dai pregiudizi di un adulto.

Eppure è successo davvero: c’è chi ha creduto alle parole confuse e titubanti di alcuni bambini, solo ed esclusivamente perché non si è reso conto di chi avesse di fronte. O forse proprio perché, vedendo solo dei bambini, essi sono stati sottovalutati o sopravvalutati, prendendonele parole come oro colato. Perché si sa, i nostri bambini non mentono mai…

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