Il Garante dei detenuti Mauro Palma “Si deve istituire la Commissione per i diritti umani»

Da oramai due anni, nonostante il sollecito da parte del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, è rimasta nel cassetto la proposta di legge per istituire la Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani

A cura di Dania Scarfalloto Girard

Lo ha ricordato il Garante Nazionale nel suo rapporto annuale presentato in Parlamento. Ha spiegato, infatti, che il 2019 è stato l’anno della terza Revisione periodica universale dell’Italia, un esame da parte del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che avviene con cadenza ciclica di quattro anni e mezzo ed è finalizzato ad analizzare lo stato di salute dei diritti nei diversi Paesi. L’Italia aveva affrontato il suo primo ciclo di revisione nel 2010 e il secondo nel 2014. Ben centoventuno Stati hanno formulato delle dichiarazioni e complessivamente l’Italia ha ricevuto 306 raccomandazioni.

Da oramai due anni, nonostante il sollecito da parte del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, è rimasta nel cassetto la proposta di legge per istituire la Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani con la finalità di dare attuazione alla risoluzione n. 48/ 134 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 20 dicembre 1993, che impegna tutti gli Stati firmatari, tra cui l’Italia, a istituire organismi nazionali, autorevoli e indipendenti, per la promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Vi sono stati vari tentativi, ovvero il governo ha messo mano alle raccomandazioni, però rimane il discorso della mancata attuazione del National Human Rights Institution ( Nhri), ovvero la Commissione nazionale indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Come detto, non ha ancora visto la luce a distanza di ben ventisette anni dall’approvazione della Risoluzione dell’Onu. Cosa prevede la risoluzione 48/130? La risoluzione 48/103 del 20 dicembre 1993 è una raccomandazione dell’Ag e quindi ha solo natura esortativa. Tuttavia l’Italia, come detto, si è impegnata ad attuarla con il pledge formulato in occasione della candidatura al Consiglio dei diritti umani e quindi la sua esecuzione è diventata improcrastinabile, anche perché quest’anno il nostro Paese sarà sottoposto all’esame periodico universale.

La risoluzione precisa l’importanza delle istituzioni nazionali per la promozione e la protezione dei diritti umani. Essa contiene un annesso che configura le linee essenziali delle istituzioni nazionali, che possono essere così riassunte: a) Competenza: l’istituzione o organo nazionale per i diritti umani deve avere competenza per la promozione e protezione dei diritti umani. Competenza e composizione devono essere fissate per legge.

L’istituzione deve:  rendere pubbliche le sue opinioni e raccomandazioni sui procedimenti legislativi e amministrativi in materia di diritti umani e segnalare eventuali violazioni;  preparare rapporti generali e su situazioni specifiche e segnalare al governo violazioni di diritti umani in altri Paesi, così come possibili rimedi;  incoraggiare la ratifica delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani e stimolare la loro attuazione all’interno dell’ordinamento statale;  assistere il governo nella preparazione dei rapporti agli organi di controllo dei diritti umani a livello internazionale e regionale;  promuovere la ricerca e l’insegnamento nel campo dei diritti umani.

La composizione: i membri dell’istituzione possono essere elettivi o designati (appointed), ma la procedura deve garantire che la composizione rispecchi una rappresentanza pluralistica della società mediante l’inserzione di rappresentanti di organizzazioni non governative (ong) operanti nel settore dei diritti umani; delle principali correnti del pensiero filosofico o religioso; – del Parlamento; di dipartimenti governativi, purché partecipanti a titolo consultivo alla presa di decisione.

Finanziamento: l’istituzione deve essere dotata di fondi sufficienti per operare efficacemente e per avere un proprio staff e una propria sede, in modo da essere indipendente dal governo;

Indipendenza: l’indipendenza dell’istituzione deve essere assicurata mediante un atto ufficiale che al momento dell’investitura specifichi il mandato dei suoi membri. Il mandato può essere rinnovabile, purché sia assicurato il pluralismo dell’istituzione;

Modus operandi

l’istituzione deve poter: esaminare ogni questione di sua competenza d’ufficio, su iniziativa governativa, dei suoi membri o in seguito ad una petizione; svolgere audizioni; rendere pubblici pareri e raccomandazioni; sviluppare relazioni con le ong che hanno come obiettivo la protezione dei diritti umani e quella dei gruppi vulnerabili, come lavoratori migranti e rifugiati.

È interessante notare come la risoluzione detti ulteriori linee-guida per quelle istituzioni nazionali che siano dotate anche di poteri “quasi-giurisdizionali”. In questo caso l’istituzione dovrebbe essere autorizzata a prendere in esame ricorsi e petizioni relativi a situazioni individuali; svolgere un ruolo conciliativo o addirittura decidere con un provvedimento obbligatorio, su base confidenziale; informare gli individui che hanno indirizzato una petizione dei loro diritti e delle procedure per farli valere. L’auspicio è che questo avvenga al più presto, viste le pressioni da parte dei vari comitati dei Diritti Umani.

Fonti: il Dubbio 2 Luglio 2020 Il diritto della dignità umana di A. Papisca

L’Accademia Italiana Chef riapre all’insegna della solidarietà

Dopo il periodo di pausa dovuto alla pandemia da Covid-19, la scuola ha riaperto i battenti con un’attenzione particolare ai più bisognosi.

Creare i professionisti di domani, offrendo oggi un aiuto concreto a chi ne ha bisogno. Ed è proprio la solidarietà a caratterizzare la riapertura dell’Accademia Italiana Chef, scuola di cucina professionale, con sedi sparse dal nord al sud Italia.

Dopo il periodo di pausa dovuto alla pandemia da Covid-19, la scuola ha riaperto i battenti con un’attenzione particolare ai più bisognosi.

I corsi per aspiranti professionisti dell’arte culinaria sono ripartiti infatti con un doppio scopo: la formazione per gli allievi e il sostentamento del diritto al cibo per chi attualmente versa in situazioni di difficoltà e disagio.

I programmi formativi dei Corsi per Chef, Cuoco, Pasticcere e Pizzaiolo dell’Accademia Italiana Chef prevedono momenti teorici, seguiti da momenti pratici, durante i quali gli allievi, sviluppano quanto appreso, realizzando piatti di alto valore culinario.

Il disagio apportato dal momento ha spinto la Direzione della Scuola di cucina, da sempre molto attenta alle problematiche sociali, a scendere in campo offrendo un valido aiuto. Da qui la decisione di convertire la produzione degli allievi in pasti da offrire gratuitamente alle Associazioni di volontariato che operano nella distribuzione di pasti a donne, uomini e famiglie in difficoltà.

L’iniziativa ha portato alla nascita di importanti accordi con le realtà caritative di Milano, Bologna, Empoli e Roma.
Nella fattispecie, l’Accademia Italiana Chef ha stretto collaborazioni per la donazione di pasti con il Convento di San Giacomo Maggiore di Bologna, l’Organizzazione Pro.Civi.Co.S. di Milano, la Misericordia di Empoli e la Parrocchia di San Pier Damiani di Roma.

Un gesto di sostegno al diritto al cibo e di inclusione sociale che viene realizzato con estremo entusiasmo da tutti i protagonisti di questa staffetta solidale. In primis, gli utenti finali, i più bisognosi che, grazie a questa iniziativa, ricevono una coccola culinaria, la soddisfazione di un bisogno primario e uno spunto per un sorriso in più.

L’Accademia, con i suoi allievi che, inseguendo una passione con il fine di farla diventare un mestiere, sono diventati attori di un sostegno alimentare in un periodo storico molto particolare.

Le realtà caritative che hanno trovato nella scuola di cucina un supporto di estrema qualità, professionalità e serietà che permette loro di portare avanti le loro azioni benefiche con successo.

Il Festival dell’Eccellenza al Femminile proroga il bando di partecipazione al PREMIO IPAZIA PERFORMING ARTS: IL CORPO E L’ INVIOLABILITÀ

In memoria di Pippa Bacca . La nuova deadline per la consegna dei progetti è stata fissata alle ore 12.00 del giorno 15 settembre 2020 

 

La Commissione del Premio è composta, in ordine alfabetico, da Consuelo Barilari, direttrice artistica – Festival dell’Eccellenza al Femminile; Stefano Bigazzi, giornalista; Bettina Bush, giornalista – La Repubblica; Alessandra Gagliano Candela, Vice Direttore Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova; Gian Maria Cervo, direttore artistico del Festival Internazionale “Quartieri dell’Arte”; Linda Kaiser, critico d’arte – Artribune; Virginia Monteverde, curatrice e direttore artistico “Art Commission”; Eugenio Pallestrini, presidente Museo Biblioteca dell’Attore Genova; Chico Schoen, gallerista; Francesca Serrati, direttrice Museo GAM e Museo di Villa Croce.

In allegato il bando aggiornato. Tutti i dettagli sono sulla pagina:

http://www.eccellenzalfemminile.it/premio-ipazia-performing-arts/

L’obiettivo del bando è definire un nuovo territorio di incontro tra Arti Performative e Arte Contemporanea, favorendo progetti ibridi di contaminazione tra i due settori. Requisito fondamentale è la presenza del corpo umano nella realizzazione scenica. Il Premio è aperto a tutti gli artisti, senza limiti di età, sesso, nazionalità. È prevista la partecipazione anche di collettivi di artisti, associazioni, compagnie teatrali e gruppi.  I progetti presentati dovranno prevedere la possibilità di rappresentazione e ripetibilità. Verrà premiata in particolare la capacità di includere nell’ambito dell’arte performativa i temi e i linguaggi dell’arte contemporanea, a partire dall’utilizzo delle tecnologie multimediali e tutte le altre forme di arte visiva. 

Spedizioni esclusivamente via email: premioipazia@eccellenzalfemminile.it

www.eccellenzalfemminile.it

www.facebook.com/eccellenzalfemminile/

Yari Cecere: i nuovi progetti green dell’imprenditore inserito da Forbes tra i 30 Under 30 Europe

Tra il 2012 e il 2013, nel pieno della crisi economica, a soli 18 anni costituì la holding Cecere Management e, nei mesi a seguire, iniziò ad acquisire competenze in tutta la filiera immobiliare.

 Il giovane promettente imprenditore italiano, Nunzio Yari Cecere, si lancia in nuovi progetti immobiliari. Recentemente la figura di Cecere è venuta alla ribalta dopo essere stato inserito da Forbes tra i 30 Under 30 Europe nel 2019 e da Forbes Italia tra i 100 Under 30 del 2019.

Tra il 2012 e il 2013, nel pieno della crisi economica, a soli 18 anni costituì la holding Cecere Management e, nei mesi a seguire, iniziò ad acquisire competenze in tutta la filiera immobiliare.

Originario della provincia di Caserta, classe 1994, Nunzio trascorre ad Aversa tutta la sua infanzia.

Nel 2012 si trasferisce nella capitale e si iscrive presso la LUISS Guido Carli University, dove consegue la laurea triennale in Economia e Management e la laurea magistrale in Economia e Direzione delle Imprese, completando gli studi all’età di soli 22 anni.

Dopo alcuni mesi partecipa al corso di specializzazione in Marketing Immobiliare presso la SDA Bocconi di Milano, con indirizzo.

Nel 2018 partecipa nella categoria “Real Estate” al Good Energy Award con il contributo di Bosch.

L’anno successivo, nel mese di febbraio, la rivista statunitense Forbes lo indica tra i 30 under 30 che stanno rivoluzionando il mondo per la categoria manufacturing and energy; molte testate nazionali parlano di lui.

Nello stesso anno l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale lo inserisce nel “Future Leaders”, un programma che si rivolge a 50 giovani talenti con meno di 40 anni, destinati a ricoprire ruoli chiave all’interno di imprese, enti culturali e istituzioni.

La holding Cecere Management oggi opera nel mercato dello sviluppo immobiliare ecosostenibile, che punta alla rigenerazione urbana, attraverso lo sviluppo di complessi residenziali che pongono al centro il benessere delle famiglie e la tutela del pianeta.

Nel 2019 è stato lanciato anche il brand Nunziare: segno distintivo dei complessi immobiliari è quello di offrire le migliori prestazioni di sostenibilità ambientale, con elevati standard di benessere ai suoi residenti, per un’inedita esperienza di personalizzazione della propria casa che pone i clienti al centro dei progetti.

Lo scopo delle green buildings del gruppo è quello di non danneggiare l’ambiente, riducendo in maniera significativa, o eliminando, l’impatto negativo degli edifici sull’ambiente e sugli occupanti la costruzione, armonizzandosi con il contesto.

Oggi Yari Cecere punta a portare il gruppo ad operare nelle principali capitali mondali del Luxury Real Estate.

https://www.yaricecere.com

IT per la Sanità: “Pronto qui è il Pascale”, al Numero Verde 11mila chiamate in 2 mesi

Dalla settimana prossima il servizio, gestito da Innovaway, raddoppia supportando anche i pazienti dell’Ospedale Ascalesi


Nato in piena fase 1 dell’emergenza Coronavirus, per supportare i pazienti da remoto e rendere quindi ancor più efficienti i sistemi di prenotazione, l’organizzazione delle visite mediche e la richiesta di informazioni, il numero Verde 800180718 dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS – Fondazione G. Pascale di Napoli in due mesi ha toccato quota 11mila telefonate e dalla prossima settimana raddoppia estendendosi anche all’Ospedale Ascalesi.

Il servizio, affidato lo scorso aprile ad Innovaway, una delle principali realtà europee specializzata anche nella Sanità Digitale, ha messo in campo un team di dieci persone dedicate che in due mesi hanno risposto a undici mila chiamate, 5mila richieste di informazioni e 6mila per prenotazioni di visite. Il Gruppo Innovaway, con oltre mille dipendenti tra Milano, Torino, Roma, Napoli, Bari e Tirana opera nel settore ICT e offre soluzioni personalizzate in diversi settori, quali finance, retail e luxury e public sector.
È questa attività a segnare una tappa importante del Competence Center Healthcare di Innovaway, azienda napoletana che raccoglie competenze distintive per il mondo della sanità e che opera per promuovere iniziative e soluzioni tecnologiche presso tutte le strutture sanitarie, in prima linea in questo difficile momento per il Paese.

Il numero verde del Pascale è visibile sulla home page del sito dell’Istituto www.istitutotumori.na.it

“Abbiamo pensato di istituire il numero verde – ha sottolineato nel presentare il servizio il Direttore Generale del Pascale Attilio Bianchi – per potenziare le linee telefoniche del centralino ed incrementare il livello del contatto con i nostri pazienti. Il personale del call center è stato formato all’interno dell’azienda e laddove le richieste fossero specifiche sarà premura dell’operatore chiedere il numero cellulare del paziente e richiamarlo”.
 
“Innovaway-  ha dichiarato il Direttore Generale Antonio Burinato – lavora da anni al fianco del mondo della Sanità in diversi contesti, ma alla nascita dell’emergenza Covid-19 è aumentato il nostro impegno e abbiamo scelto di mettere le nostre competenze a disposizione. Il servizio realizzato per l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS – Fondazione G. Pascale di Napoli nasce dalla necessità di rispondere ai forti flussi di contatti generati dal Covid-19 e in contemporanea di incrementare il livello di rapporto con i pazienti oncologici. Noi siamo stati capaci di rispondere con assoluta tempestività, confidenti che il nostro servizio possa aiutare i cittadini della Regione Campania, che comunque presentano patologie importanti, anche se diverse dal Covid-19. Peraltro non si tratta di un’iniziativa isolata, perché il nostro team è da diversi mesi impegnato in un importante progetto di innovazione e trasformazione digitale della Sanità Regionale della Campania che sta iniziando a produrre i primi risultati tangibili.”

Ketamina: la droga “ricreativa” che rende impotenti

La ketamina, un anestetico dissociativo, si è recentemente diffusa come droga ricreativa. Il suo abuso porta a disturbi neurocomportamentali oltre ad effetti tossici su altri organi del corpo.

Per valutare gli effetti tossici della somministrazione cronica di basse dosi di chetamina sulla memoria, sui testicoli e sull’erezione, esplorare la sua fisiopatologia attraverso il meccanismo dello stress ossidativo ed esaminando l’effetto di miglioramento della N-acetil cisteina (NAC), è stato effettuato uno studio specifico da ricercatori egiziani (https://doi.org/10.1016/j.reprotox.2020.05.016).

Un totale di 40 ratti albini maschi sono stati assegnati al controllo, veicolo, solo chetamina I.P. (10 mg / kg) e chetamina (10 mg / kg) + gruppi NAC (150 mg / kg).

Sono state eseguite la valutazione dell’affetto della memoria e della funzione erettile mediante evitamento passivo, riconoscimento di nuovi oggetti e test copulatori.

Sono state eseguite la stima della malondialdeide (MDA), della catalasi (CAT) e della capacità antiossidante totale (TAC) nel siero e dell’omogenato prefrontale e ippocampale e dell’ormone luteinizzante (LH), il testosterone nel siero.

Corteccia prefrontale, ippocampo e testicoli sono stati raccolti per istopatologia.

“La somministrazione cronica di ketamina ha indotto significativi deficit di memoria (P <0,05), ridotta funzione erettile (P <0,05), grave ipospermatogenesi, aumento dell’MDA, riduzione dei livelli di CAT, TAC nel siero e omogenato dei tessuti (P <0,05) e riduzione di LH e testosterone (P <0,05)”, spiega il Dr. Militello, eletto miglior andrologo urologo d’Italia nel 2018.

Il trattamento con NAC ha comportato invece un significativo miglioramento della funzione di memoria, una migliore funzione erettile e una riduzione del danno ossidativo sia nel siero che negli omogeneati dei tessuti.

”I livelli di testosterone e di LH hanno mostrato una differenza significativa tra gruppi di trattamento e controlli (P <0,05).

NAC ha ridotto i deleteri cambiamenti istopatologici. Questi dati suggeriscono che la Ketamina a lungo termine influisce sulla memoria breve e lunga, induce disfunzione erettile e testicolare attraverso lo stress ossidativo. Mentre la co-somministrazione con NAC contrasta invece questi effetti tossici” conclude il Dr. Militello.

Per maggiori informazioni sull’argomento visitare il sito del dottor Militello all’indirizzo www.urologia-andrologia.net.

COVID-19: iniziativa del Presidente dell’Azerbaigian sostenuta da 130 paesi membri dell’ONU

Mentre la lotta contro la pandemia da Covid-19 e’ ancora in corso, la Repubblica dell’Azerbaigian conferma il suo impegno per rafforzare la solidarietà internazionale nella lotta contro il virus a livello regionale e globale.

In aprile si è tenuto un vertice straordinario dei Capi di Stato e di Governo del Consiglio di cooperazione degli Stati di lingua turca, su iniziativa del presidente Ilham Aliyev, in qualita’ di presidente dell’organizzazione. Il Consiglio turco ha rappresentato la prima organizzazione internazionale a tenere un vertice sulla lotta contro COVID-19.

Successivamente, il 4 maggio, si è svolto un vertice online del Gruppo di Contatto del Movimento dei paesi non allineati, in risposta alla pandemia di COVID-19. All’evento hanno partecipato non solo membri del movimento non allineato, ma anche il segretario generale delle Nazioni Unite, il presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, rappresentanti di alto livello di organizzazioni internazionali come l’Unione Europea e l’Unione Africana. 

Tra le azioni di solidarietà, la Repubblica dell’Azerbaigian ha compiuto una donazione all’Organizzazione mondiale della sanità per la lotta contro il COVID-19 e ha anche fornito assistenza umanitaria a oltre 30 paesi.

Nelle sue osservazioni al vertice online del Movimento dei paesi non allineati, il Presidente Ilham Aliyev ha suggerito di svolgere una video conferenza speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a livello di Capi di Stato e di Governo, in riferimento alla Carta delle Nazioni Unite. 

L’iniziativa del presidente Ilham Aliyev ha ottenuto il sostegno di circa  130 Stati membri delle Nazioni Unite, come ulteriore manifestazione della fiducia nell’Azerbaigian da parte della comunità internazionale, e nei prossimi giorni, il segretario generale delle Nazioni Unite dovrebbe informare ufficialmente gli Stati membri. La Repubblica dell’Azerbaigian è aperta alla cooperazione con tutti gli Stati membri per determinare il formato e le modalità per l’organizzazione della sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sul controllo pandemico a livello di capi di Stato e di governo nel formato di videoconferenza, in modo da massimizzarne i risultati per una sempre più efficace lotta contro la pandemia in corso, che necessita di una risposta condivisa e globale.

A soli 15 anni Giuseppe De Nicolo è il più giovane volontario a tutela dell’ambiente

L’inquinamento ambientale è un altro problema molto sentito a livello mondiale, a causarlo sono un insieme di fattori, tra cui l’abbandono di rifiuti per strada, di cui ogni persona è colpevole.

 Proteggere l’ambiente è importante, ognuno di noi può far qualcosa partendo dalle piccole azioni quotidiane fino alle grandi battaglie di salvaguardia ambientale, tramite attivismo e denunce di reati.

Questo è un argomento che sta coinvolgendo sempre di più la nostra comunità, soprattutto, dopo i cambiamenti climatici degli ultimi anni, che hanno provocato lo scioglimento della calotta polare e molti disastri naturali.

L’inquinamento ambientale è un altro problema molto sentito a livello mondiale, a causarlo sono un insieme di fattori, tra cui l’abbandono di rifiuti per strada, di cui ogni persona è colpevole.

In tanti lasciano i propri rifiuti in luoghi non consoni, inquinando il mare, i fiumi, i laghi e le riserve naturali, così come è possibile assistere all’abbandono di tonnellate di spazzatura nelle strade delle nostre città. Chi compie questi gesti è colpevole di non aiutare l’ambiente, così come anche chi ignora la problematica senza agire.

Conseguenze dell’inquinamento ambientale

L’inquinamento ambientale altera lo stato normale di qualità dell’ambiente, che può sfociare in una mutazione definitiva dell’ecosistema nelle sue caratteristiche fisico-chimiche.

Questo vuol dire che la naturale capacità dell’ambiente di riassorbire le sostanze nocive viene a mancare, in quanto si trova a doverne processare una quantità eccessiva, con conseguente alterazione degli equilibri.

In base al sito possiamo parlare di inquinamento atmosferico, idrico, del suolo, domestico e urbano, ma indipendentemente dalla tipologia, l’inquinamento ambientale ha delle conseguenze importanti sulla salute.

Sono numerosi gli studi sulla correlazione tra inquinamento e patologie gravi come il cancro e i tumori infantili, così come l’abbassamento del livello di fertilità della popolazione e la comparsa di nuovi virus.

Proprio in questo inizio del 2020, il mondo ha dovuto affrontare una grande pandemia dovuta al virus Covid-19, una guerra non ancora vinta, che ci vedrà impegnati per lungo tempo nel trovare una soluzione definitiva al problema.

Questa situazione deve aiutarci a comprendere ancora di più quanto sia importante salvaguardare l’ambiente e lottare contro l’inquinamento atmosferico, perché se il mondo respira, respiriamo anche noi.

L’esempio di Giuseppe De Nicolo, 15 anni, giovane volontario di Puliamo Terlizzi

Partendo dalle piccole azioni quotidiane tutti noi potremmo fare molto per tutelare l’ambiente, e l’esempio di Giuseppe De Nicolo ne è la prova.

Giuseppe è un giovane ragazzo di 15 anni, il volontario più giovane d’Associazione ambientalistica Puliamo Terlizzi di cui Presidente Francesco Paolo Barile, aveva iniziato in autunno a prendersi cura del proprio  quartiere, ma a causa del lockdown ha dovuto interrompere la propria azione.

La sua dedizione alla salvaguardia dell’ambiente è talmente forte che, concluso il lockdown, nella settimana successiva (7-10 maggio) si è subito messo al lavoro per ripulire il proprio paese, raccogliendo ben 2 quintali di rifiuti.

Armato di pazienza, Giuseppe ha fatto un sopralluogo delle zone più sporche ed ha subito agito per iniziare l’azione di rimozione dei rifiuti, qui è possibile vedere un video in cui rilascia delle dichiarazioni sulla sua azione a tutela dell’ambiente.

Colpisce molto il suo attivismo, non è frequente incontrare dei giovani adolescenti così appassionati e amanti del proprio territorio da mettersi in prima linea per tutelarlo.

Inoltre, è stato anche un esempio di onestà in un episodio che lo ha coinvolto a marzo, quando ha trovato un portafoglio vicino a un sacco della spazzatura con all’interno 100€, Giuseppe si è subito adoperato per ritrovarne la legittima proprietaria che, non si era accorta dello smarrimento.

Al momento della restituzione ha rifiutato un regalo, una banconota da 20 euro, che la donna voleva dargli come ringraziamento per il suo gesto.

Giuseppe De Nicolo ha chiesto alla donna di utilizzarla per l’acquisto di alberi che l’associazione Puliamo Terlizzi ha poi piantato nella città.

Inoltre, il 7 giugno, questo giovane volontario è stato in prima linea nel contrasto alla propagazione di un incendio che si era sviluppato nei terreni incolti della città. Giuseppe ha sollecitato l’intervento dei Vigili del fuoco del distaccamento di Corato, li ha accompagnati sul posto ed è stato decisivo anche per individuare un altro focolaio nelle vicinanze che rischiava di espandersi.

Grazie alla sua dedizione alla tutela dell’ambiente, allo spiccato senso di solidarietà, di altruismo e il suo fortissimo senso civico ed onestà, ha ricevuto le lodi del caposquadra dei Vigili del fuoco e dal presidente dell’Associazione Puliamo Terlizzi e da tutti i volontari, che ogni giorno lavorano attivamente sul territorio con altrettanta dedizione e senso civico.

Un esempio di come tutti noi possiamo contribuire attivamente, nel nostro piccolo, per salvare l’ambiente.

L’italianità della “generazione saltata” – Italians in Argentina, Developments

di emigrazione e di matrimoni

L’italianità della “generazione saltata”

L’arrivo della quarantena causata dalla pandemia del covid-19 non è riuscita ad arrestare l’attività italiana in Argentina, specialmente dopo un 2019 dalla dinamica complessa e vertiginosa.

Siamo stati molto lieti di ricevere questo articolo di Paolo Cinarelli in Argentina. Recentemente abbiamo scambiato messaggi regolarmente e abbiamo anche fatto una chat via Skype durante la quale ha spiegato molti aspetti degli italiani in Argentina che non solo non sapevo ma mi hanno lasciato stupito perché hanno rivelato una profondità alla loro storia che noi in Italia non conosciamo.

Vogliamo far conoscere questa storia, non solo in Italia ma anche in tutte le altre comunità italiane nel mondo e speriamo che questo sia l’inizio di una lunga e prospera collaborazione tra lui e il giornale.

Allo stesso tempo, invitiamo i nostri lettori a inviare le loro storie e articoli, non solo dall’Argentina ma da tutti i paesi perché noi di Thedailycases.com non abbiamo il minimo dubbio che la storia degli italiani nel mondo sia molto più grande e affascinante di ciò che molti pensano e invitiamo i nostri lettori a inviarli a: gianni.pezzano@thedailcases.com

Gianni Pezzano

L’arrivo della quarantena causata dalla pandemia del covid-19 non è riuscita ad arrestare l’attività italiana in Argentina, specialmente dopo un 2019 dalla dinamica complessa e vertiginosa. Se ci soffermiamo soprattutto nel secondo semestre dell’anno scorso, abbiamo almeno tre elementi che in quantità e in qualità hanno visto affermarsi la collettività italiana in Argentina come la più grande al mondo.

Così in ordine cronologico abbiamo:
1) l’83esimo Congresso mondiale della Società Dante Alighieri tenutosi a Buenos Aires dal 18 al 20 luglio 2019, primo nella storia a celebrarsi fuori dall’Italia;

poi l’annuncio che
2) gli iscritti AIRE hanno superato il milione di cittadini italiani residenti in Argentina;

e, infine
3) il 18° congresso della Federazione delle Associazioni Italiane in Argentina tenutosi a Mar del Plata il 12 e 13 ottobre.

L’ esplosione demografica di cittadini italiani residenti in Argentina segue una dinamica a sé e non trova spiegazione nell’esigua nuova migrazione d’italiani registrata tra i due primi decenni del secolo XXI, bensì nelle richieste di cittadinanza italiana da parte di cittadini argentini di ceppo italiano che crescono esponenzialmente dalla crisi argentina del 2001. “Se gli argentini in grado di fare richiesta di cittadinanza italiana si dovessero mettere in fila arriverebbero fino a Ushuaia” aveva detto l’allora l’ambasciatore Nigido.

Come si spiega allora la corsa alla cittadinanza italiana? Almeno tre motivi spuntano da soli:

1) La crisi dell’Argentina, prima politica fino alla metà degli anni ’80, divenuta poi crisi economica;

2) la condizione di cittadino italiano in possesso di passaporto UE permette possibilità di viaggio e condizioni di residenza in paesi occidentali che non si hanno con un passaporto locale;

3) il fenomeno della seconda generazione.

Lo scenario attuale di richieste di cittadinanza italiana da parte di cittadini argentini post crisi 2001 era prevedibile secondo quanto si era già visto appena dieci anni prima con l’esplosione di richieste dovuta alla crisi economica dell’ “hiperinflación” nel 1989. Andando indietro nel tempo, ma neanche tanto, le prime richieste di cittadinanza datano dall’epoca dell’ultima dittatura militare argentina tra gli anni ‘70 e gli ’80, quando avere un passaporto italiano apriva lo spiraglio per una partenza che poteva significare una garanzia di vita. Nel 2014 l’introduzione della tassa di 300 euro per ogni pratica di richiesta di  cittadinanza presentata all’estero ha contenuto le richieste per nemmeno un mese, dopo è arrivata una nuova esplosione.

Chi invece vive in Italia non bada a questioni che sembrano scontate, varcare la frontiera non richiede altro documento che la Carta d’Identità, e il Passaporto si deve fare solo per i destini extra UE, visto agevolato in alcuni casi e per gli USA un semplice formulario online. Il passaporto blu è vantaggioso nel caso di viaggi in Russia e per i paesi arabi ma quello comunitario è il più ambito da una popolazione dinamica e qualificata, che punta decisamente all’occidente.

Il terzo motivo è spiegato dal fenomeno della seconda generazione ovvero la “generazione saltata”, per cui i nipoti s’identificano emotivamente con la figura dei nonni, che spesso sono quegli immigrati da cui ereditano la cittadinanza. L’elemento emotivo si spiega nel vincolo di complicità che unisce nonni e i nipoti in contrapposizione al ruolo dell’autorità svolto dai genitori. Questa dinamica affettiva riscatta la figura del migrante che spesso era sminuita in passato e ora invece viene valorizzata. Rivendicare l’origine dell’antenato umile ma lavoratore, che ha varcato l’oceano, non è più un motivo di vergogna ma di orgoglio.

 

di emigrazione e di matrimoni

 Italians in Argentina, Developments

The arrival of the lockdown caused by the covid-19 pandemic did not stop Italian activity in Argentina, especially after a dynamically complex and frenetic 2019

We were very pleased to receive this article by Paolo Cinarelli in Argentina. Recently we have been swapping messages regularly and we also had a chat via Skype during which he explained many aspects of the Italians in Argentina that not only I did not know but they left me amazed because they revealed a depth to their history that we in Italy do not know.

We want to make this history known, not only in Italy but also in all the other Italian communities around the world and we hope that this will be the start of a long and prosperous collaboration between him and the paper.

At the same time we invite our readers to send in their stories and articles, not only from Argentina but from all the countries because we of the Thedailycases.com do not have the slightest doubt that the history of the Italians around the world is much greater and fascinating that what many think and we invite our readers to send them to: gianni.pezzano@thedailcases.com

Gianni Pezzano

Italians in Argentina, Developments

Paolo Cinarelli

The arrival of the lockdown caused by the covid-19 pandemic did not stop Italian activity in Argentina, especially after a dynamically complex and frenetic 2019. If we stop to consider the second half of last year, we had at least three elements that in quantity and quality saw the Italian collective in Argentina establish itself as the biggest in the world.

And so, in chronological order we had:

The 83rd World Congress of the Dante Alighieri Society held in Buenos Aires from July 18 to 20, 2019, the first to be held outside Italy and then;

The people registered in the AIRE (the Register of Italians Resident Overseas in each consular zone) exceeded one million Italian citizens resident in Argentina, and finally;

The 18th Congress of the Federation of Italian Associations in Argentina held in Mar del Plata on October 12 and 13.

The demographic explosion of Italian citizens resident in Argentina follows its own dynamics and cannot be explained by the low level of new Italian migration recorded in the first two decades of the 21st century but instead is explained by the requests for Italian citizenship by Argentinean citizens of Italian origin that has grown exponentially since the 2001 crisis in Argentina. “If the Argentinians able to request Italian citizenship were to form a queue they would reach Ushuaia,” stated then Ambassador Nigido.

So, how do we explain this race for Italian citizenship? At least three reasons pop up on their own:

1) The crisis in Argentina, the first political up to the mid-1980s which then became a financial crisis;

2) The condition of Italian citizen possessing an EU passport allows the possibility to travel and take up residency in Western countries to those without a local passport;

3) The phenomenon of the second generation.

The current scenario of requests for Italian citizenship by Argentinean citizens post 2001 was predictable according to what we had already seen barely ten years before with the explosion of requests due to the “hiperinflación” financial crisis in 1989. Going back in time, and not far back, the first requests for citizenship date back to the period of the last military dictatorship in Argentina between the ‘70s and ‘80s when having an Italian passport opened the door for a departure that could have meant saving your life. The introduction of the 300 Euro tax in 2014 for every application for Italian citizenship presented overseas limited the requests for less than a month and then a new explosion came.

Those who instead live in Italy do not pay attention to matters that seem obvious because crossing the border only requires an identity card and you have to have a passport only for destinations outside the EU, there is easy access to a visa for some countries and there is a simple online form for the USA. The blue Argentinean passport has advantages in the case of trips to Russia and for some Arab countries but the EU passport is more sought after by a dynamic and trained population that definitely aims at the West.

The third reason is explained by the phenomenon of the second generation, in other words, the “skipped generation”, for the grandchildren who identify themselves emotionally with the grandparents who are often the migrants from whom they inherited the citizenship. The emotional element is explained by the bond of complicity that united the grandparents and grandchildren as opposed to the authoritative role held by the parents. This emotional dynamic redeems the figure of the migrant who was often belittled in the past but now is valued. Laying claim to the origin of the humble but hardworking forefather who crossed the ocean is no longer a reason for shame but for pride.

La Lidu onlus partecipa al webinar della Fidh con “Immigrazione europea durante il Covid Sars 2”

Il 25 giugno 2020 si è svolta la conferenza internazionale della FIDH su piattaforma Zoom, la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo ha partecipato con l’intervento di Maricia Bagnato Belfiore per trattare l’argomento “Immigrazione europea durante il Covid Sars 2”.  

Di Mari Bel

Rafforzare la rete della Fidh con un gruppo di lavoro con le leghe dei membri che lavorano su questioni relative alla migrazione per consentire maggiori scambi, una nuova valorizzazione del lavoro dei membri e una migliore definizione delle iniziative comuni e trasversali. E’ stato questo il tema principale dell’incontro su piattaforma zoom del 25 giugno che ha visto la partecipazione di 20 rappresentanti della Federazione internazionale dei diritti umani. Ha coordinato i lavori il Vice Presidente Fidh, Alexis Deswaef, che è anche consulente giuridico per i diritti umani e per la libertà di circolazione in tutto il mondo. Presente anche la VicePresidente internazionale, Maryse Artiguelong. A rappresentare la Lidu onlus Maricia Bagnato Belfiore, che è intervenuta per illustrare la difficile situazione attuale in Italia.

Tutti i partecipanti hanno evidenziato la grande confusione e la difficoltà per coloro che sono sopravvissuti alla pandemia Covid 19, come anche gli sforzi fatti per fare in modo che i progetti in itinere non fossero bloccati temporaneamente o definitivamente. Infatti alla fine del 2019 e all’inizio del 2020, la FIDH intendeva affrontare due questioni fondamentali che incidono sul rispetto dei diritti fondamentali dei migranti: la criminalizzazione dei movimenti di solidarietà e l’incapacità degli Stati di cooperare per accogliere ed integrare. Il 2019 e l’inizio del 2020 sono stati contrassegnati dalla riduzione dello spazio per la società civile, con le autorità sempre più ostili nei confronti di coloro che difendono i diritti dei migranti. Stiamo assistendo alla sconfitta della cooperazione internazionale. La FIDH intende sensibilizzare la UE a rivedere il suo approccio al fine di proteggere efficacemente i diritti umani e cercherà anche di rafforzare gli sforzi che rendono gli Stati responsabili. La situazione è peggiorata nel corso del 2020 a causa della pandemia di Covid. La crisi sanitaria si è solo aggiunta ai viaggi migratori che rendono le persone particolarmente vulnerabili, ai problemi delle condizioni di accoglienza, alle violazioni delle procedure di asilo, alla violenza alle frontiere e alle lacune nel sistema di protezione internazionale.

“Alla fine dell’anno 2019 la LIDU onlus in collaborazione con Eurisa, e la sua Presidente Isa Soszynka, – spiega Maricia Bagnato Belfiore nel suo intervento – ha organizzato diverse e valide iniziative di assistenza ed istruzione. La prima dedicata alle donne africane ed arabe migrate in Italia con i loro bambini, accolte presso la Casa di Accoglienza di Viterbo dove hanno abitato e svolto attività dedicate alla conoscenza della lingua italiana ed all’apprendimento di attività manuali, come la cucina, il cucito, l’artigianato fatto di lavorazione di vasi di argilla o terracotta, pitture e sculture.

Il progetto voluto fortemente dalla Lidu – continua – insieme alla Prefettura di Viterbo, è stato un grande successo per la provincia del Centro Italia, ma allo stesso tempo ha scosso gli animi contrari all’immigrazione generale. Il quadro è stato poi complicato dal difficile momento economico-sanitario. Ad oggi questo progetto è sospeso”.

“Un’altra interessante attività è quella di Integra Onlus, che con la sua Presidente, Klodiana Cuka, da almeno 15 anni si occupa di accoglienza ed integrazione, ma che ha incontrato una serie di ostacoli sul suo percorso tali da rivolgersi alla Lidu onlus per avere sostegno e anche alla Giustizia nazionale. Quello che emerge da queste costruttive esperienze sono gli ingarbugliati percorsi burocratici e la lentezza nei pagamenti da parte delle istituzioni, che rallentano il lavoro delle organizzazioni no profit rischiando spesso la loro chiusura per mancanza fondi e la perdita di ogni certezza di vita civile per i migranti prima accolti e poi respinti” conclude la Bagnato Belfiore.

Anche gli altri relatori partecipanti hanno evidenziato difficoltà in aumento a causa della pandemia. Tra questi: Des Waef – Belgio, Maryse Artiguelong – Parigi, Tilly Gaillard – Francia, Elena Crespi – Bruxelles, Gaelle Dusepulcre – Belgio, Alessio Sangiorgi – Unione Forense Diritti Umani, Marie Christine Vergiat – attivista diritti umani, Boris K – Turchia, Gerard Van Vliet – Olanda, Gabor A. – Ungheria, Leslie Piquemal – Pakistan, Georgia Spyrous – Grecia, Quidad Lasfar – Marocco, Maria Suarez – Spagna.  

Tutti gli interventi hanno sollevato problematiche legate all’assenza di opportuna legislazione sui temi dell’immigrazione con un maggior coinvolgimento del concetto di cittadinanza. L’impegno futuro deve essere indirizzato a riportare  in primo piano lo stato di diritto mantenendo la pace tra popoli. Il VicePresidente Fidh, Alexis Deswaef, ha elencato al termine dell’ncontro gli obiettivi per il prossimo futuro: consumo e produzione sostenibile; incremento della ricerca scientifica; Innovazione tecnologica; Inclusione sociale ed etnica; politica climatica ed energetica; politica agricola globale; politica di coesione e pace europea.

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