La realtà di una Sanità malata non aiuta la lotta contro il covid-19

Mentre oggi si affronta una reale emergenza con poche armi a causa degli eccessivi tagli alla Sanità degli ultimi 10 anni, il futuro appare ancor più incerto perché la pandemia avrà per lungo tempo un andamento ciclico. E’ quanto mai urgente ripensare il Sistema Sanitario Nazionale

di Carlo Taccone

Quando   si ignorano, per disattenzione, le piu’ pratiche prospettive   future, in uno scenario di alte probabilita’ temporali,  e non si  riesce  a  prefigurare   l’evolversi  del  nostro  domani, il  miglior  modo  per  recuperare  lucidita’  di  visione nell’analisi  degli  eventi, rimane  il non mai troppo ripetuto “ voltarsi  indietro “ e osservare con un briciolo  di  istintivita’  sagace e riflessiva saggezza, il lento decorrere  della nostra  storia. Prossima o Remota che sia.

Tutte le grandi accelerazioni nell’evoluzione storica della razza umana sono sempre state scatenate da un momento di crisi, un momento di rottura, o come si preferisce dire oggigiorno, a moment of lockdown.

Come se la Storia volesse ricordarci quanto la scienza ha compreso nel 1796, con l’invenzione dei Vaccini: rendere una persona malata diventa, paradossalmente, l’unico modo di prevenire malattie future.

Oppure ricordare che solo dopo la Seconda Guerra mondiale, in periodo di crisi, l’umanita’ ha deciso, in stato di necessita’, che si dovesse sviluppare l’intelligenza artificiale, il computer.

Tali paragoni, all’apparenza irrispettosi verso l’attuale pandemia da COVID-19, hanno il pregio di farci riflettere del come, nel lungo evolversi dei secoli, la civilta’ umana abbia sempre saputo ottenere un risultato positivo, dalle e nelle avversita’, fossero esse umane o sovrannaturali. Cio’ a conferma che   tutte le vicissitudini umane   producono a distanza risultati positivi e di concreta utilita’ per le generazioni future.

L’attuale pandemia da COVID-19 avra’ certamente un andamento stagionale e intermittente ad ondate stagionali almeno fino al 2021, come autorevolmente confermato da molti scienziati e virologi che ne stanno studiando ed analizzando, gia’ da molto tempo, ogni peculiarita’ strutturale ed epidemiologica.

Tale andamento richiedera’ una specifica preparazione dell’habitat sociale in forme di quarantena ad intermittenza, nel breve periodo, accompagnate da una serie di misure preventive che si intrecceranno, piu’ spesso, ad un profondo ed assai diverso adattamento sociale. Il nostro cambiamento negli stili di vita, nella riprogrammazione delle nostre piu’ comuni attivita’, provochera’ una sorta di collettiva empatizzazione modulata e personalizzata, oltreche’ a velocita’ separate, di riassunzione dei concetti principali esistenziali in cui s’innesta e si identifica il valore etico stesso della vita umana.

Il naturale ed istintivo stop introspettivo ci aiutera’ ad elaborare nuove strategie relazionali e ad affrontare, in futuro, analoghe ed improvvise emergenzialita’ sanitarie, oltreche’   di vita quotidiana, senza che esse possano sorprenderci nuovamente e trovarci impreparati e radicalmente indifesi.

D’altro canto, non v’e’ dubbio che, in assenza di reali e immaginifiche guerre stellari o nucleari, la minaccia alle popolazioni non possa che materializzarsi, nella nostra epoca, a causa di microscopiche singole catene polimeriche di DNA, chiamate   VIRUS o batteri specifici o anche vettori micro-radioattivi trasformati direttamente in possibili vettori di armi letali.

Tale destrutturazione non puo’ che interessare ed investire con immediatezza, AB INITIO, la Struttura Sanitaria Mondiale e, nel dettaglio piu’ vicino a noi, quella italiana.

La presenza   sempre piu’ soffocante di tali eventualita’, dovra’ servire da stimolo intelligente e fattivo nel perseguire finalita’ di trasformazione dell’attuale Sistema Sanitario Nazionale, rendendolo, in primis, orientabile ed orientato a questi tipi di fenomenologie cliniche, che potrebbero e dovrebbero Garantirsi un momento di comprovata priorita’ sociale, nell’animo e nella mente del Legislatore.

Potrebbe  apparire  disarmante  e disincentivante descrivere  o proporre oggi un  elencazione delle  storture piu’ macroscopiche rilevabili nel nostro SSN: dal rapporto  Pubblico/Privato  con i relativi costi gestionali, all’analisi, su base  scientifica e con dati e parametri oggettivi, della reale necessita’ e ridistribuzione  dei  PL per  specialita’, dalla necessita’ applicativa  di percorsi sanitari e protocolli appropriati  secondo  criteri di rapida  VRQ = Verifica e Revisione di Qualita’, peraltro  scarsamente  utilizzati finora.

Parrebbe riduttivo indicare oggi, senza un reale rispetto della tempistica, le vere necessita’, in termini di formazione e presenza, di tutto il Personale Sanitario occorrente, nei Presidi di continuita’ assistenziale ed in quelli d’urgenza, ovvero una piu’ equa distribuzione delle risorse e delle strumentazioni piu’ efficaci su tutto il territorio Nazionale.

Appare piu’ logico indicare in prospettiva immediata, quali opportune modifiche inserire in un quadro piu’ ampio e necessariamente articolato – anche con la revisione del titolo V° della Costituzione per la parte concernente il riequilibrio dei poteri gestionali in campo sanitario tra Stato ed enti Regionali.

Iniziando ad  esempio dal  quanto mai necessario riposizionamento  strutturale  degli  accessi  ai Pronti Soccorso Ospedalieri, dalla   istituzione di apposite sezioni di Terapia intensiva e Sub  intensiva, dalle  aree di osservazione primaria (pretriage) in ambienti assolutamente asettici con personale ed attrezzature del tipo  AREE  anti-contagio, come nei migliori laboratori di ricerca, ovvero come nelle sale operatorie chirurgiche e /o nei reparti di grandi ustionati, ove e’ assicurata  una  Asepsi  totale ed obbligatoria.

Tale disposizione si attuerebbe con lo sdoppiamento in due aree di P.S.  differenziando e distanziando quello piu’ comune, dall’altro  accesso  a patologie  da  contagio: quest’ ultimo accesso  infine  condurrebbe  a vere strutture di ricovero in osservazione, per pazienti  pauci infetti, per  quelli che necessitano di Assistenza domiciliare Vigilata – e che oggi  scontano la quarantena nel proprio domicilio – con  stanze  asettiche  e mantenendo una stretta  osservanza   di  protocolli  operativi  e norme ristrette  ed  ineludibili  di percorsi ed ambientazioni protette.

Necessario istituire   un migliore e maggiore raccordo operativo con i Distretti Sanitari, le Strutture sanitarie territoriali, dotandole anche di minime attrezzature emergenziali, DPI –Dispositivi Protezione Individuali, Case di cura per anziani a norma, Case di cura Convenzionate e Private.

Un controllo piu’ attento sulla prevenzione vaccinale, un possibile utilizzo permanente dei   DPI nei luoghi ove si svolgono servizi pubblici essenziali.

A monte delle necessarie e rivedibili proposte elencate diventa fondamentalmente prioritario accertare quanto ed in che misura, la gravita’, l’evolversi e l’espansione di tali fenomeni a frequenza ciclica, possano  sostenere e dar vita a scelte epocali, per norme e contenuti, che il legislatore intenderà assumere.

Esse si adattano a produrre una riformulazione di base del rapporto Stato-Regioni in questo  settore, tentando di riequilibrare il disavanzo dell’offerta sanitaria, oggi presente e marcatamente sintomatico, nelle  21 Regioni Italiane, con un livello egualitario di normative e protocolli, sotto la diretta supervisione di un Ente Centrale.

Contestualmente e’ prevista una serie di forti investimenti in strutture ed attrezzature Sanitarie, per affrontare le ulteriori e piu’ specifiche sfide epocali  minime  che  ci  attendono  nell’incontro  con il nostro  futuro,  dietro l’angolo: il  DOMANI.

Due le battaglie da vincere: una contro il coronavirus e l’altra contro la fame!

Il 16 marzo scorso il Governo ha varato il Decreto “Cura Italia” con il quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha dichiarato a gran voce di aver messo in campo uno sforzo economico importante. Ma di quali aiuti parliamo?  Riservati a chi? Come faranno coloro che non sono attrezzati, e incompetenti in ambito tecnologico?

Di Benedetta Parretta

Il Presidente della Regione Calabria Jole Santelli, chiudendo i confini sta difendendo i suoi concittadini per evitare che il contagio dilaghi.

La vita dei calabresi è attaccata ad un filo sottile, assenti le attrezzature negli ospedali, tra cui i posti letto in terapia intensiva, e medici e infermieri spesso hanno optato per un “periodo di malattia “.

In un momento storico e drammatico come quello che stiamo vivendo, costretti nelle abitudini, nella libertà personale e negli affetti all’isolamento sociale a causa della pandemia seminatrice di morte e sofferenza.

Il 16 marzo scorso il Governo ha varato il Decreto “Cura Italia” con il quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha dichiarato a gran voce di aver messo in campo uno sforzo economico importante.

Ma di quali aiuti parliamo? Riservati a chi? Come faranno coloro che non sono attrezzati, e incompetenti in ambito tecnologico? C’è troppa burocrazia, tutto è troppo complicato per coloro che sono abituati ad essere assistiti dai Caf.

Abbiamo sentito parlare di 600 euro per i lavoratori autonomi, dei bonus baby sitter, ma nessuno ha parlato delle bollette che non si riescono a pagare, degli affitti che non si possono onorare. La gente, soprattutto al Sud, è allo stremo delle forze e non riesce più a fare la spesa.

Molti gli episodi pubblicati sui social, dove si diventa criminali per bisogno, per portare a casa quel “pezzo di pane” che avrebbe dovuto garantire la Costituzione Italiana, perché un diritto. La gente ha paura sì del CoronaVirus, ma ha anche tanta paura di morire di fame.

Chi aiuterà i lavoratori sommersi? Obbligati al lavoro nero perché in Calabria funziona così: o questo o niente.

Chi aiuterà i liberi professionisti le cui casse previdenziali non intervengono per sostenerli? Chi aiuterà i disoccupati?

Nel mondo reale, oltre l’orizzonte di palazzo Chigi, tutto è avvolto dal silenzio, tutto è fermo seppur la vita continua.

Sì, sebbene in isolamento continuano i bisogni primari a cui in molti ben presto non potranno far fronte, e sarà a quel punto che ci troveremo nell’emergenza dentro l’emergenza, annunciata e non fronteggiata dal “Cura Italia”.

“Il decreto cura Italia non tiene affatto in considerazione la categoria degli avvocati, ha di fatto discriminato i liberi professionisti rispetto ad altre categorie” spiegano alcuni avvocati.

Ha delle lacune pazzesche rispetto ad una cospicua fetta del popolo italiano, si pensi infatti che ad oggi gli avvocati sono circa 235.000, eppure il governo che da una parte non prevede alcun sostegno economico, dall’altra li definisce “servizi essenziali” indicando i servizi legali al pari dei contabili, con codice ATECO 69.

Allora la domanda è spontanea, garantire i servizi legali perché necessari ma a chi?

Se siamo in una fase di emergenza, per che cosa se le attività nei tribunali sono sospese?

E la situazione sembra non migliorare. Dalla cassa di previdenza sono state messe a disposizione degli iscritti misure di emergenza che non sono fruibili da tutti e che non possono supplire alla perdita economica di questi mesi di blocco.

“Ma pensiamo anche ai disoccupati, ai lavoratori in nero, a colf e badanti, come porteranno avanti le loro famiglie? Che cosa s’inventerà il Presidente del Consiglio oltre al Decreto “Cura Italia”?

La stragrande maggioranza specie al sud è una famiglia mono reddito, chi darà da mangiare ai loro figli tra qualche tempo?” Questo è quanto espresso dall avv. Jessica Tassone del foro di Locri, civilista e impegnata nel sociale.

A questo punto l’epilogo è triste, dobbiamo prepararci anche ad una pandemia economica

ASL Roma 6: a rischio la zona terapia intensiva dove si prevede un uso promiscuo per pazienti Covid e pazienti non Covid

Il segretario della Cisl Medici Lazio, Luciano Cifaldi,  interviene su possibile utilizzo di spazi unici in terapia intensiva negli ospedali dei Castelli Romani, che vedrà una pericolosa commistione tra pazienti affetti da coronavirus e quelli con altre gravi patologie

di Vanessa Seffer

 “Si ha notizia della volontà da parte della direzione strategica della Asl Roma 6, quella dei Castelli per intenderci, di concentrare in un unico spazio fisico, o strettamente limitrofo, pazienti Covid e pazienti non Covid. Questo sembra possa accadere sin dai prossimi giorni nella terapia intensiva ed appare in aperto contrasto con quanto ribadito nella nota 7865 del 25/3/2020 del Ministero della Salute” – dichiara in un comunicato Luciano Cifaldi, segretario della Cisl Medici Lazio.

La richiamata nota del Ministero della Salute, avente ad oggetto “Aggiornamento delle linee di indirizzo organizzative dei servizi ospedalieri e territoriali in corso di emergenza COVID-19” evidenzia come è”necessario identificare prioritariamente strutture/stabilimenti dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID- 19, tenuto conto che le attività precipue sono legate alle malattie infettive, assistenza respiratoria e terapia intensiva. Parimenti, è necessario individuare altre strutture ospedaliere da dedicare alla gestione dell’emergenza ospedaliera NON COVID (patologie complesse tempodipendenti)”.

“Sfugge pertanto – dichiara il sindacalista Cisl Medici Lazio – quale possa essere la razionale motivazione che spinge la direzione generale della Asl Roma 6 ad intraprendere una strada che potrebbe esporre pazienti e personale ad un significativo aumento del rischio contagio”. 

Peraltro nel documento di fase 3 emanato nei giorni scorsi dalla Regione Lazio in attuazione della circolare del Ministero della salute prot. GAB. 2627 del 1marzo 2020 l’ospedale dei Castelli viene inserito nella rete Covid-19, anche in ragione della disponibilità manifestata, come ospedale spoke destinato alla gestione di casi Covid-19 a minor impegno clinico-assistenziale.

“Come si concilia dunque il programma di conversione della Terapia Intensiva dell’Ospedale dei Castelli da no covid-19 a covid-19 positivi?

 Stiamo parlando della terapia intensiva ovvero di quella area di alta specializzazione dove vengono ricoverati ad esempio i pazienti che ne necessitano dopo interventi operatori complessi.

 La Cisl Medici Lazio chiede pertanto al Direttore Generale della Asl Roma 6 e all’Assessore alla Sanità del Lazio di garantire che la realizzazione di questo progetto non esporrà a rischi ulteriori i pazienti e non andrà a danno della sicurezza e della incolumità fisica dei medici e degli operatori sanitari del Nuovo ospedale dei Castelli”. 

Dalla Russia un farmaco per il trattamento del coronavirus

La Federal Biomedical Agency ha introdotto un farmaco per il trattamento dell’infezione da coronavirus. Si tratta del farmaco antimalarico meflochina. Lo ha riferito il servizio stampa dell’agenzia RIA.

Il rapporto rileva che il centro di ricerca e produzione Pharmzashchita ha sviluppato un regime di trattamento che tiene conto dell’esperienza cinese e francese. “Il farmaco ad alta selettività blocca l’effetto citopatico del coronavirus nella coltura cellulare e ne inibisce la replicazione, e l’effetto immunosoppressivo della meflochina previene l’attivazione della risposta infiammatoria causata dal virus. L’aggiunta di antibiotici macrolidi e penicilline sintetiche non solo impedisce la formazione di una sindrome batterica-virale secondaria, ma aumenta anche la concentrazione di un agente antivirale nel plasma sanguigno e nei polmoni “, ha detto il capo dell’FMBA (Federal Biomedical Agency) Veronika Skvortsova.

Tutto questo evidenzia un trattamento efficace per i pazienti con COVID-19 di gravità variabile.

Inoltre, è stato sviluppato un sistema efficace e sicuro per la prevenzione del coronavirus basato sulla meflochina, che per curare la malaria agisce uccidendo il parassita che la provoca, come riporta l’agenzia di stampa.

La ricerca condotta diventerà parte delle linee guida del Ministero della Salute. In particolare, è stata aggiornata la sezione sulla diagnostica di laboratorio per il COVID-19 e sono stati ampliati i regimi di trattamento farmacologico. Quindi, i medici hanno catalogato diversi farmaci che sono stati usati per trattare la SARS e che si consiglia di utilizzare in combinazione nel trattamento di questa nuova infezione.

Si tratta di lopinavir + ritonavir, clorochina, idrossiclorochina e interferone. Inoltre, umifenovir, remdesivir, favipiravir sono attualmente in fase di sperimentazione clinica per il COVID-19

Già dall’11 marzo l’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato una pandemia da coronavirus COVID-19, che si è diffusa dalla Cina.

Secondo le statistiche della Johns Hopkins University, sono quasi 600 mila le persone contagiate da Covid-19 nel mondo, più di 27mila i decessi e 131 mila le guarigioni. I primi tre paesi in termini di decessi sono Italia, Spagna e Cina.

In Russia, il numero totale di casi di coronavirus è di 1264 persone (817 delle quali a Mosca), 49 persone guarite e quattro sono morte.

Gli ultimi dati sulla situazione con COVID-19 in Russia e nel mondo sono presentati sul portale stopkoronavirus.ru.28 marzo – Notizie RIA. 

A Crotone cresce la solidarietà, ma raddoppiano anche i prezzi dei generi alimentari

In questi giorni di grande dolore per la perdita dei nostri cari, oltre la paura per il contagio e le ristrettezze economiche, a Crotone si assiste anche ad una becera speculazione di alcuni commercianti del settore alimentare che hanno fatto lievitare i prezzi da un giorno all’altro approfittando del covid-19

di Benedetta Parretta

Parte la solidarietà, per un aiuto all’ospedale San Giovanni di Dio. Aiuti economici che arrivano da persone benestanti, che hanno messo il cuore nel dare una mano, come Giovanni Vrenna Dirigente sportivo italiano, presidente del Football Club Crotone che si è distinto per la sua generosità mosso solo dall’amore per la città e dal senso di appartenenza, e l’Arcivescovo Angelo Raffele Panzetta, molto vicino alla cittadinanza anche se è arrivato da poco a presiedere la diocesi di Crotone.

Oltre a chi mette in campo azioni di solidarietà, ci sono alcuni commercianti privati che speculano facendo lievitare i prezzi nei loro ortofrutta, dove una semplice e necessaria spesa fatta oggi che ha compreso 1Kg di pomodorini, 5 cetrioli, 5 pere, 8 arance, 6 mele,1 Kg di spinaci, 1 confezione piccolissima di peperoncini e 1 lattuga, ha avuto un costo di quasi 25 euro, senza contare l’acquisto a parte di un sacchetto di patate il cui costo è stato di 5 euro ( nella foto in alto lo scontrino). Anche peggio nelle macellerie dove per acquistare la carne in questo momento di emergenza i prezzi sono raddoppiati.

Un vero furto verso una popolazione già allo stremo, da segnalare alla Guardia di Finanza, che ora più che mai deve vigilare sulle attività del commercio alimentare, per fare in modo che l’emergenza Coronavirus non diventi un modo per far passare sotto traccia atti illeciti a danno dei cittadini, perché la crisi economica non si risolve di sicuro facendo speculazione sulle spalle degli altri.

Quale teatro dopo la tempesta covid-19?

Il decreto del governo deve essere accompagnato da un sostegno urgente per aiutare l’industria del teatro a superare un periodo difficile senza precedenti, con un’immissione significativa di fondi necessari per consentire sia ai teatri che agli artisti di sostenere il notevole impatto economico dell’epidemia di Covid-19

Di Andrea Cavazzini

Il teatro è un’arte fatta per il pubblico., ma questa pandemia ci sta costringendo ormai da settimane a restare in casa. Nel frattempo i teatri italiani a partire dal primo decreto del governo del 4 marzo, sono stati costretti ad abbassare il sipario, ufficialmente almeno fino al 3 aprile (ma sicuramente la chiusura sarà sicuramente prorogata) e non c’è dubbio che ormai la stagione può considerarsi conclusa a detta di quasi tutti gli addetti lavori: esercenti, produttori e artisti.

Un’intera stagione è stata vanificata.  Sarà difficile se non impossibile per i teatri posticipare le date della programmazione corrente, tutti ormai sono concentrati sulla stagione che verrà.  Se riusciremo a vedere del teatro sarà forse grazie a qualche festival festivo. Psicosi post coronavirus permettendo.

Ciò non solo annulla le entrate, ma impedirà anche ai lavoratori del settore di raggiungere la soglia degli spettacoli o dei giorni lavorativi necessari per richiedere l’indennità minima di welfare. Uno studio del 2017 ha rilevato che oltre l’80% degli italiani che lavorano nel settore non hanno accesso a misure di sostegno, il che è terrificante per un settore caratterizzato da un’occupazione caratterizzata dall’incertezza. Massimo Dapporto, presidente dell’Associazione Italiana Teatro (ApTI) spera che questa crisi permetta una svolta nella creazione di un sistema di tutela per attori e operatori teatrali.

Il gruppo ha invitato il ministro italiano della Cultura, Dario Franceschini, a dichiarare le misure di emergenza. Alcuni hanno chiesto un “reddito da quarantena”, prendendo di mira lo schema del Movimento Cinque Stelle, il “reddito di cittadinanza”. Il danno economico sarà più significativo per i teatri e per le produzioni indipendenti non finanziati dal cosiddetto Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS). Come molti paesi in Europa, il teatro e l’arte possono essere sovvenzionati dallo Stato. Tuttavia, in Italia, oltre il 50% del fondo FUS è destinato esclusivamente all’opera.

Su Facebook, le persone hanno utilizzato l’hashtag #lospettacolononsiferma, il che significa che lo spettacolo deve continuare. Gli utenti dei social media hanno condiviso frammenti di 60 secondi di una canzone, una storia, una danza o un monologo -un grido che mostra la voglia di esserci e lanciare un segnale alle istituzioni. Molti attori soprattutto le piccole compagnie per non parlare della miriade di teatri off che si sostengono attraverso l’autofinanziamento, gli incassi e quei pochi abbonamenti che riescono a far sottoscrivere, hanno tutti la netta percezione che i loro mezzi di sostentamento sono stati inevitabilmente compromessi.  Non solo la cancellazione degli spettacoli, ma per molti anche la chiusura delle attività educative all’interno delle scuole attraverso l’insegnamento e seminari per giovani e adulti che hanno tenuto prima del blocco E se non si hanno soldi da parte, si è nei guai.

 Paradossalmente i seminari spesso sono considerati “consulenza”, anche se “in realtà si fanno lezioni e se l’ispettore del lavoro dovesse arrivare, bisogna dichiarare che si tratta di una consulenza. E spesso queste entrate garantiscono a mala pena la sopravvivenza “. C’è una miriade di attori soprattutto quelli meno noti, che si barcamenano tra una scrittura e l ‘altra.  E così, se le misure restrittive ti colpiscono quando, alla fine di febbraio, il tuo conto bancario era a zero, allora sei nei guai! Il lavoro dell’attore è crudelmente “darwiniano”. Non tutti quelli che si sono diplomati in scuole più o meno prestigiose continuano a lavorare a distanza di anni, spesso in condizioni normali si è costretti a cambiare mestiere, figuriamoci nell’emergenza…

 Il virus, ha trasformato molti attori in esattori delle tasse: rinchiusi nelle case, riscuotono debiti con coloro che pagano in ritardo o hanno difficoltà a pagarti, strappando  a mala pena un rimborso delle spese con i denti”. Oltre a ciò, c’è il problema dell’accesso al welfare. Per accedere alle prestazioni sanitarie o di disoccupazione, è necessario dimostrare un numero minimo di giorni di pagamento all’INPS .

E’ indubbio che la sicurezza pubblica rimane la massima priorità per tutti. Tuttavia, le misure adottate dal governo hanno il potenziale per minare la già annosa criticità dei teatri ma anche dei musei, cinema, luoghi e gli altri spazi culturali del nostro paese che dipendono dal pubblico, dai visitatori e dalla partecipazione, nonché dalla vasta gamma di addetti ai lavori che lavorano nel settore dell’intrattenimento in generale.

Il decreto del governo deve essere accompagnato da un sostegno urgente per aiutare l’industria del teatro a superare un periodo difficile senza precedenti, con un’immissione significativa di fondi necessari per consentire sia ai teatri che agli artisti di sostenere il notevole impatto economico dell’epidemia di Covid-19. Abbiamo visto titoli dei giornali su fondi ingenti destinata alle aziende primarie, all’industria, al commercio, al turismo, ma la comunità artistica (così spesso trascurata) non ha le stesse risorse su cui contare in questo momento di bisogno.

Emergenza Sanitaria e Diritti Inviolabili dell’Uomo – Health Emergency and the Inviolable Human Rights

di emigrazione e di matrimoni

Emergenza Sanitaria e Diritti Inviolabili dell’Uomo

La posizione della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo su temi tanto delicati che interessano i diritti umani così bene sanciti dalla nostra Costituzione

di AnnaMaria Pitzolu

I molteplici interventi dell’Esecutivo, a seguito della pandemia in corso, hanno riguardato ed interessato tanti aspetti importanti della vita dei cittadini. La Lega italiana dei diritti dell’Uomo dopo una riflessione a più voci ha affidato all’avvocato Anna Maria Pitzolu componente dell’Esecutivo la redazione di un documento che esprimesse la posizione dell’associazione su temi tanto delicati che interessano i diritti umani così bene sanciti dalla nostra Costituzione. (Eugenio Ficorilli presidente nazionale)

A seguito dell’emergenza sanitaria da COVID-19 sono state imposte limitazioni alla libertà di circolazione, di domicilio, di riunione, di pratica della propria religione, di riservatezza, di iniziativa economica, di scelta del trattamento sanitario, giustificate dall’esigenza di assicurare il primario diritto alla vita mediante il contenimento del contagio.

La lettura delle opinioni circolanti sul web e di molti articoli di stampa induce la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo a porre l’attenzione su alcuni aspetti rilevantissimi per la previsione ed attuazione degli strumenti per contrastare l’emergenza sanitaria.

Prima di tutto occorre ricordare il rilievo riconosciuto ai diritti inviolabili dell’Uomo dall’art. 2 della nostra Costituzione, declinati nelle loro espressioni dalla Corte Costituzionale in numerose pronunce, la cui limitazione è consentita solo in presenza di conflitto con altri interessi costituzionalmente protetti. In tali casi si impone l’esigenza di un “ragionevole bilanciamento” degli uni con gli altri il quale, tuttavia, non può mai pregiudicare la “garanzia di un nucleo irriducibile del diritto” protetto dalla Carta Costituzionale “come ambito inviolabile della dignità umana”, che impone di impedire la costituzione di situazioni prive di tutela (C.Cost. n. 252/2001).

La tutela del diritto alla salute è riconosciuta dall’art. 32 Cost. come diritto inviolabile della persona umana, prima ancora che interesse della collettività, il quale deve essere realizzato positivamente dal legislatore mediante una non irragionevole opera di bilanciamento fra i valori costituzionali e di commisurazione degli obiettivi così determinati alle risorse esistenti, il cui nucleo irriducibile consiste nell’assicurare cure gratuite agli indigenti.

Quanto ai trattamenti sanitari obbligatori, la Corte ha chiarito che essi possono essere imposti solo dalla necessità di salvaguardare contemporaneamente la salute individuale e la salute collettiva, nel senso che l’eventuale conflitto tra la libertà individuale e l’interesse alla salute collettiva può essere risolto a favore di quest’ultimo solo nei casi in cui la sua tutela coincida con la tutela della salute dell’individuo, ferma restando l’esigenza di salvaguardare la dignità della persona, che comprende anche il diritto alla riservatezza sul proprio stato di salute ed al mantenimento della vita lavorativa e di relazione compatibile con tale stato.

In questa cornice di principi, l’adozione di misure restrittive della libertà personale deve essere rigorosamente e razionalmente giustificata dalle esigenze di tutela della salute collettiva dai contagi.  Rigore e razionalità impongono che, nell’ambito delle determinazioni sulle modalità applicative e sugli strumenti di controllo e repressione degli abusi, la scelta di uno strumento, tra le diverse opzioni possibili, ricada su quello implicante il minore impatto sui diritti in conflitto tutelati dalla Costituzione.

Alcune misure tra quelle proposte, se adottate indiscriminatamente, potrebbero comportare la totale compromissione di ogni garanzia dei diritti violati, a volte senza neppure assicurare con certezza il controllo e la tutela della salute collettiva: si pensi all’installazione di applicazioni o trojan sui cellulari per verificare la posizione dei cittadini, senza alcuna comunicazione preventiva, né garanzie sulla loro eliminazione al termine del periodo di emergenza come ha evidenziato il <garante della privacy – Antonello Soro – “solo un decreto legge potrebbe coniugare tempestività della misura e partecipazione parlamentare”; oppure alla proposta di Bill Gates di installare un microchip sul corpo per verificare se una persona sia stata contagiata o vaccinata, quando simili informazioni potrebbero essere contenute in una tessera sanitaria o essere acquisite dalle Autorità mediante una banca dati.

Preoccupano anche le misure sempre più coercitive richieste dagli stessi cittadini, dei quali si trova traccia evidente nei commenti all’account Facebook del Presidente del Consiglio. La paura collettiva, ora come nel corso della peste manzoniana del 1630, si manifesta con le stesse espressioni: la convinzione della pericolosità degli stranieri, lo scontro tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, la razzia dei beni di prima necessità.

Negli ultimi anni ci sono stati molti focolai di infezione e gli scienziati ne preannunciano altri in futuro con una frequenza e diffusione mai viste prima. Dobbiamo certamente organizzarci per affrontare simili rischi, ma sempre con mezzi e strumenti conformi ai principi costituzionali sopra richiamati e sempre con la previsione di garanzie sulla inevitabilità e temporaneità delle misure adottate.

Un ostacolo alla riduzione dei rischi e delle conseguenti misure per fronteggiarli è rappresentato, ora come nei secoli scorsi, dalla necessità di una seria condivisione internazionale di dati, programmi, strumenti e risorse per le emergenze sanitarie. L’accordo tra Firenze e Genova per la peste del 1652 durò pochi anni; il tentativo di accordo della Prima conferenza sanitaria internazionale del 1851 sul colera fu un fiasco totale; ancora oggi i moniti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed i protocolli per fronteggiare situazioni di pandemia sono rimasti lettera morta per un tempo sufficiente a procurare la diffusione del virus in tutto il pianeta.

Solo una vera solidarietà umana potrà assicurare in futuro il contenimento dei contagi senza le disastrose conseguenze economiche che già si prospettano e che, come nelle epidemie dei secoli passati, avranno come conseguenza certa l’impoverimento di buona parte della popolazione.

Lidu onlus

di emigrazione e di matrimoni

Health Emergency and the Inviolable Human Rights

L.I.D.U. (Lega italiana dei diritti dell’Uomo: the Italian League for Human Rights) position  on the delicate issues that concern the human rights that are so well enshrined on Italy’s Constitution.

by AnnaMaria Pitzolu – translation by Gianni Pezzano

The many interventions by the Government as a result of the current pandemic have concerned many important issues in the daily lives of citizens. Following consideration with a number of people the L.I.D.U. (Lega italiana dei diritti dell’Uomo: the Italian League for Human Rights) entrusted lawyer and member of the Executive Anna Maria Pitzolu to write a document which states the association’s position  on the delicate issues that concern the human rights that are so well enshrined on Italy’s Constitution. (Eugenio Ficorilli national president L.I.D.U.)

As a result of the COVID-19 health emergency limits have been imposed on the freedom to circulate, home, meetings, to practice religion, confidentiality, financial initiatives and the choice of health treatment which are justified by the need to ensure the primary right to life by containing the contagion.

Reading the opinions doing the rounds of the web and many newspaper articles led the L.I.D.U. to draw attention to some highly relevant aspects for the preparation and implementation of the tools to combat the health emergency.

Firstly, it is necessary to remember the significance of the inviolable Human Rights recognized in article 2 of Italy’s Constitution which are defined in their expression by the Constitutional Court in many sentences, limitation of which is only allowed in the presence of conflicts with other constitutionally protected interests. In these cases there is the need to “reasonably balance” one with the other which however can never prejudice the “guarantee of a hard core of the right” protected by the Constitution “as an inviolable area of human dignity” which requires the prevention of situations without protection” (Constitutional Court decision no. 252/2001).

The protection of the right to health is guaranteed by art. 32 of the Constitution as an inviolable human right, even before the interest of the community, which must be positively achieved by the legislator by a not unreasonable balance of the values in the constitution and measuring the objectives so determined in the existing resources whose hard core consists in ensuring free treatment for the poor.

As for compulsory health treatments, the Court had clarified that they can be imposed only by the need to simultaneously protect the health of the individual and the health of the community in the sense of any conflict between individual freedom and the interest in the health of the community can be resolved in favour of the latter only in cases where this protection coincides with the protection of the health of the individual without prejudice to the need to protect the dignity of the person which also includes the right to confidentiality regarding the person’s state of health and to maintaining the working life and relationships compatible with this state.

Within this framework of principles the adoption of restrictions to personal freedom must be strictly and rationally justified by the need to protect the health of the community from infection. Rigor and rationality require that, when determining the methods of application and the tools to control and suppress abuse, the choice of the tool, between different possible options, must fall on the one that implies a lesser impact on the rights in conflict protected by the Constitution.

Some of the measures proposed, if adopted indiscriminately, could lead to the total compromise of any guarantee of the rights violated, sometimes even without ensuring with certainty the control and protection of the community’s health. We only have to think of the applications or the Trojans in mobile phones for the verification of the position of citizens without prior notification, nor the guarantee of their elimination at the end of the period of emergency as stated by Antonello Soro, the Guarantor of Privacy: “only a law by decree could combine timeliness of the measure and the involvement of parliament”. Or the proposal by Bill Gates to install a microchip in the body to verify if the person has been infected or vaccinated when similar information could be contained in a health card or can be acquired by the Authorities by means of a data bank.

These increasingly coercive measures requested of the citizens are also worrying and this is evident in the comments found on the Prime Minister’s Facebook account. The community’s fear, now just like in the plague described by Manzoni in 1630, manifests itself with the same expressions. The conviction in the danger of foreigners, the clashes of authorities, the spasmodic search for the so-called patient zero, the contempt for experts, the hunt for the spreaders, the uncontrolled rumours and the raids for basic necessities.

In recent years there have been many centres of infection and the scientists have predicted others in the future with a frequency and spread never seen before. We must certainly organize ourselves to deal with such risks but always with the means and the tools that comply with the principles of the constitution mentioned above and always with the provision of the guarantee of the inevitability and temporariness of the measures adopted.

One obstacle to the reduction of risks and the subsequent measure for dealing with them is represented, now as in previous centuries, by the need for the serious international exchange of information, programmes, tools and resources for health emergencies. The agreement between Florence and Genoa in 1652 for the plague last only a few years. The attempted agreement of the first international health conference in 1851 for cholera was a total fiasco. Today the warnings of the World Health Organization and the protocols for dealing with pandemic situations are dead in the water for a period that is enough to procure the spread of the virus all over the planet.

Only true human solidarity will ensure containment of the infection in the future without the disastrous economic consequences that are already lie ahead and that, as in the epidemics of past centuries, will have as a certain consequence the impoverishment of a large part of the population.

La denuncia dei lavoratori intermittenti dello spettacolo, esclusi dal Decreto Cura Italia

Manuel Agnelli, Brunori Sas, Fabio Concato, Cristina Donà, Ghemon, Eugenio Finardi, Frankie Hi Nrg, Alessandro Mannarino, Fiorella Mannoia, Daniele Silvestri, Subsonica sono solo alcuni dei big della musica italiana che hanno partecipato all’iniziativa promossa dalla Fondazione Centro Studi Doc.

Si chiede al Ministero l’approvazione della cassa integrazione in deroga per gli intermittenti dello spettacolo, considerando i 12 mesi precedenti.

Sono circa 200.000 i lavoratori intermittenti dello spettacolo esclusi dal DL 18/2020 “Cura Italia”. Si tratta di lavoratori che hanno sempre versato i contributi per il Fondo di Integrazione Salariale ma che si trovano in concreto esclusi dalle misure di sostegno dell’ultimo decreto ministeriale. 

Ecco perché artisti e tecnici hanno deciso di realizzare un video “denuncia” che lancia l’hashtag #nessunoescluso e invita a firmare la petizione promossa dalla Fondazione Centro Studi Doc (oltre 40.000 le firme raccolte) che dall’inizio della pandemia si batte a tutela dei lavoratori intermittenti dello spettacolo, ormai in ginocchio da quando, il 23 febbraio scorso, sono stati chiusi tutti i teatri e annullati tutti i tour e gli eventi. 

Manuel Agnelli, Brunori Sas, Fabio Concato, Cristina Donà, Ghemon, Eugenio Finardi, Frankie Hi Nrg, Alessandro Mannarino, Fiorella Mannoia, Daniele Silvestri, Subsonica sono solo alcuni dei big della musica italiana che hanno aderito all’iniziativa promossa dalla Fondazione Centro Studi Doc, condividendo il video che li vede protagonisti, in contemporanea sui loro canali social. Insieme a loro tantissimi tecnici e musicisti (qui la lista completa), con la partecipazione di Andrea Bosca (voice over).

Se una parte di lavoratori autonomi può contare sul sostegno una tantum di 600 euro per il mese di marzo, i lavoratori dipendenti e intermittenti dello spettacolo “a chiamata” vedono sfumare, un decreto dopo l’altro, la possibilità di avere riconosciuti i propri diritti.

Questo perché nell’art. 38 del DL 18/2020 “Cura Italia” sono chiarite le indennità per i lavoratori dello spettacolo: 600 euro esentasse per il mese di marzo a quelli che hanno lavorato almeno 30 giornate in gestione ex-Enpals e con un reddito inferiore a 50.000 euro nel 2019. Ma esplicita chiaramente che non devono avere un trattamento pensionistico né un rapporto di lavoro dipendente alla data del 17 marzo. Ciò significa che i lavoratori intermittenti che erano dipendenti anche se senza lavoro a quella data, non possono avere accesso all’indennità una tantum a cui si riferisce il decreto. Inoltre, nonostante il rapporto sia dormiente tra una chiamata e l’altra, avendo un contratto in essere non possono nemmeno avere accesso alla disoccupazione Naspi. 

Inoltre, questi lavoratori non possono accedere neanche al FIS, un fondo di integrazione salariale dell’INPS per i periodi con mancanza di lavoro, a cui tutti gli intermittenti versano il contributo ogni mese. Impossibile per loro accedere al fondo in base alle retribuzioni annullate dei prossimi mesi, non avendo più avuto chiamate dal 24 febbraio in poi: non essendo possibile calcolare l’importo di quanto è stato perso nella procedura FIS non c’è nemmeno modo di calcolare l’indennità.

Come possibile soluzione la Fondazione Centro Studi Doc chiede che i lavoratori intermittenti possano accedere alla Cassa integrazione in deroga, l’indennità per i lavoratori che non possono accedere in concreto alle casse integrazione ordinarie, misurando il lavoro perso in base allo storico dei 12 mesi precedenti. Secondo l’art. 22 del DL 18/2020 “Cura Italia” sono le Regioni che devono deliberare in merito. 

Per ora, in attesa delle linee guida dell’Inps, solo alcune Regioni hanno deliberato che alla Cassa integrazione in deroga possano avere accesso anche i lavoratori intermittenti. «Un risultato importantissimo che potrebbe ispirare le altre regioni» spiega Chiara Chiappa, presidente della Fondazione Centro Studi Doc, «ma non ancora sufficiente, perché i periodi di calcolo dell’indennità sono diversi tra loro a seconda della regione e questo crea una insostenibile discriminazione di trattamento tra i lavoratori». 

Per questo la Fondazione Centro Studi Doc chiede al Governo di introdurre un emendamento che impatti sulle scelte delle Regioni. In particolare, si chiede che all’art. 22 del D.L. Cura Italia dopo il comma 2 venga inserita questa previsione: “I lavoratori intermittenti dello spettacolo nell’impossibilità di accedere in concreto alle ordinarie misure di integrazione salariale per mancanza di chiamate emergenti, accedono alle misure di cui al comma 1 secondo la media delle giornate effettuate negli ultimi 12 mesi.”

La Fondazione ha anche richiesto che i lavoratori dello spettacolo possano avere accesso all’indennità di malattia senza il requisito dei 100 giorni di lavoro dal 1° gennaio dell’anno precedente. L’art. 26 c. 1 del D.L. 18/2020 prevede che i lavoratori in quarantena per coronavirus abbiano diritto all’indennità di malattia, ma da questa sono esclusi al momento i lavoratori dello spettacolo. È stato chiesto che all’art. 26 del D.L. Cura Italia al comma 1 sia inserita questa previsione: “I lavoratori dello spettacolo, anche stagionali con pagamento diretto dell’INPS, possono accedere alla indennità di malattia e quarantena per tutti i giorni di prescrizione, senza il requisito delle 100 giornate di contribuzione dal 1° gennaio dell’anno precedente”.

Questo appello, così come i precedenti, è stato inviato ai Ministri Dario Franceschini, Nunzia Catalfo e Stefano Patuanelli e al Presidente dell’Inps Pasquale Tridico Il Gabinetto del MISE ha già risposto comunicando di condividere le istanze con il Ministero del lavoro, mentre, ancora all’inizio dell’emergenza, Pasquale Tridico aveva dato la sua disponibilità per confrontarsi su questi temi. Intanto, l’appello è anche sostenuto da oltre 40.000 firmatari e da oltre 160 imprese e organizzazioni del settore. Per maggior informazioni si può consultare la sezione dedicata all’emergenza Covid-19 sul sito della Fondazione Centro Studi Doc

Fondazione Centro Studi Doc
La Fondazione Centro Studi Doc svolge attività di ricerca, documentazione, formazione e condivisione per sostenere la dignità del lavoro, con particolare attenzione ai settori dell’arte, della creatività, della cultura, della conoscenza e della tecnologia, più in generale a tutti gli ambiti economici e sociali antichi o nuovi in cui le tutele sono scarse e dove il lavoro non viene riconosciuto. La Fondazione Centro Studi Doc collabora con enti pubblici e privati e approfondisce anche con le istituzioni proposte innovative in tema di lavoro, sicurezza e incolumità dei lavoratori, finanza etica e innovazione sociale.
Approfondisce con un approccio multidisciplinare e uno sguardo europeo le pratiche della cooperazione, della condivisione e dell’autogestione come strumenti privilegiati di sviluppo economico sostenibile, di inclusione sociale e di promozione umana individuale e collettiva.
La Fondazione Centro Studi Doc ha dato vita anche a due comitati tecnico scientifici: impACT, un osservatorio composto da esperti nazionali e internazionali per studiare l’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e della società civile, e Pegasus company, un gruppo di lavoro che studia

Coronavirus. Medici morti come soldati o come Martiri?

Lungo l’elenco dei Medici che non è sopravvissuto a causa dell’epidemia del Covid-19, i deceduti fino a ieri sera erano 34 a cui si aggiungono i tre medici di Bergamo ed uno di Torino. Oggi altri due decessi a Novara, un numero in tragico aumento di giorno in giorno

di Benedetta Parretta

I soldati vanno in battaglia addestrati e pronti a tutto per affrontare il nemico, attrezzati con le armi e le munizioni per cercare di proteggersi e arrivare vivi alla fine della guerra, senza recare danno a nessuno di quei familiari che continuano ad aspettare il loro ritorno che per molti non arriverà più.

Ad oggi per i nostri medici non è stato proprio così, sono rimasti in prima fila ad affrontare un nemico invisibile che  è  già mutato tre volte, senza addestramento perché il nemico ci ha colto di sorpresa, quasi alle spalle, forse perché mentre in Cina morivano migliaia di persone, siamo stati a guardare mentre avremmo dovuto chiudere subito la frontiera e attrezzarci con un piano di riserva, perché si sapeva già che l’Italia avrebbe dovuto già da tempo investire in una sanità che è indietro in strutture ed organico rispetto alle necessità della popolazione.

I medici sono stati mandati in trincea senza un chiaro piano di azione di emergenza, senza armi né munizioni, senza DPI (Dispositivi di protezione individuale) che gli avrebbero garantito il non contagio, senza pensare alla sofferenza interiore di questi Medici nel vedere tanta gente morire e tra i quali molti non tornano a casa e non vedono più i loro familiari per paura di contagiarli.

Lungo l’elenco dei Medici che non è sopravvissuto a causa dell’epidemia del Covid-19, i deceduti fino a ieri sera erano 34 a cui si aggiungono i tre medici di Bergamo ed uno di Torino. Oggi altri due decessi a Novara, un numero in tragico aumento di giorno in giorno.

Aumenta anche il numero degli operatori socio sanitari e dei farmacisti contagiati.

Gli operatori sanitari pagano dunque un prezzo altissimo per l’impegno teso a contenere la pandemia.

I famosi “Camici Bianchi o Eroi del quotidiano “sono stati mandati al “macello “ad offrire la loro vita per salvarne altre, e loro l’hanno offerta per onorare quel giuramento fatto all’inizio della loro carriera.

Era stato detto con chiarezza già all’inizio dell’espandersi dell’epidemia che era un’esigenza prioritaria praticare il test per il contagio dal virus Covid-19 a tutti i professionisti e operatori della salute pubblica, proprio per evitare tutta questa letalita’, “ma sembra proprio, che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire perché l’Italia è sempre in ritardo su tutto “.

Quando sarà tutto finito, qualcuno dovrà dare conto della vita di questi 37 Medici e di tutte le altre, ma adesso è il momento di stare uniti e di combattere insieme secondo quel principio di solidarietà che l’Europa non ha voluto riconoscere quando abbiamo chiesto aiuto, e che ci è arrivato invece dalla Cina con l’invio di 9 Medici specialistici e da Cuba con 37 Medici  e 15 infermieri, infine è arrivato anche dall’aiuto umanitario della Russia con 104 Medici ed operatori a Bergamo per lavorare nell’ospedale di campo dell’associazione Nazionale degli Alpini in allestimento alla fiera.

L’AIFA a breve dara’ l’opportunità ai Medici di famiglia di prescrivere farmaci anti-AIDS per il trattamento del Coronavirus, lo ha annunciato il Direttore del Farmaco Nicola Magrini.

Ma tutto questo servirà a farci uscire da questo incubo?

L’Italia sta vivendo una grossa esperienza di dolore, non è facile per i suoi operatori sanitari assistere inermi a tutti questi morti, lo dimostrano le immagini postate sui Social e nei Telegiornali, in cui si vedono gli infermieri stremati, dormire per le corsie e piangere per aver guardato in faccia tante volte la morte, le testimonianze dei Medici che accompagnano i malati nelle terapie intensive ne sono un esempio.

La solidarietà della Croce Rossa cinese con l’invio di macchinari di ventilazione, Dpi, l’invio del plasma degli infetti e poi guariti utile per curare i nostri malati più gravi, arrivati per primi dopo aver sconfitto il Covid19, è certamente la risposta ad un gesto di solidarietà che ha fatto già la Croce Rossa italiana 12 anni fa dopo il terremoto nello Sichuan.

Da questo si evince che l’Italia ha un cuore grande e che ha sempre aiutato tutti gli altri Stati e quindi merita di vincere la battaglia contro questo virus così letale. Quando usciremo da questo tunnel di dolore e di morte, ricordandoci di chi ci ha aiutato mentre erigeremo le lapidi per piangere i nostri cari, il nostro primo e grande obbiettivo sarà quello di costruire un’Italia diversa, un’Italia davvero unita, visto che questa Europa che ci ha voltato le spalle non è quella che vogliamo.

#LaCulturaNonSiFerma. Premio Ipazia alla nuova drammaturgia

Lancio online del bando 2020 Venerdì 27 marzo ore 17:00. Fattore D/ Il valore delle donne

Dopo il lancio del nuovo Premio Ipazia Performing Arts / Il Corpo e L’inviolabilità,  dedicato alle performance di arte visuale (bando allegato), il Festival dell’Eccellenza al Femminile diretto da Consuelo Barilari presenta con un video online il bando dell’VIII edizione del PREMIO IPAZIA ALLA NUOVA DRAMMATURGIA. Venerdì 27 marzo alle ore 17.00 sarà possibile conoscere tutti i dettagli sui canali web del Festival:

Video party pagina www.facebook.com/eccellenzalfemminile/

Canale You Tub https://www.youtube.com/user/eccellenzalfemminile                        

Sito www.eccellenzalfemminile.it

FATTORE D/ Il Valore delle Donne – titolo della XVI edizione del Festival dell’Eccellenza al Femminile che si terrà nell’ottobre 2020 – è il tema scelto per questo secondo Bando, con scadenza 14/09/20.

Il gender gap è un problema non solo morale e culturale, ma anche storico, politico, economico: il divario tra uomo e donna nei redditi, nell’accesso all’istruzione, ai servizi sociosanitari e alla vita politica è un problema che non è mai ritenuto di fondamentale importanza e viene affrontato solo in materia di Diritti e Pari Opportunità. “Crediamo invece che questo sia un grave errore e comporti una limitazione per le speranze di ripresa e crescita globale.” – dichiara Barilari – “Lo confermano numerosi studi scientifici e le esperienze degli Stati più virtuosi. In che modo la presenza e le competenze femminili incidono sul miglioramento delle performance culturali, sociali, politiche, economiche ed aziendali e quindi contribuiscono allo sviluppo di un paese e più in generale del mondo?”

FATTORE D è un modo nuovo di considerare il lavoro e la partecipazione delle donne alla vita culturale, politica ed economica; una visione secondo la quale la partecipazione attiva delle donne in tutti i settori e livelli economici non deve essere favorita solo per “rispetto” della parità di genere ma per ragioni di “convenienza culturale, sociale, politica ed economica”.

La proposta dell’argomento FATTORE D per il nuovo Bando è finalizzata a cercare, indagare e valorizzare anche attraverso il Teatro e la scrittura creativa, le figure di donne che hanno partecipato e contribuito, declinando il loro intrinseco e specifico Valore D, allo sviluppo e alla crescita della Cultura, della Politica, della Scienza e dell’Economia nel mondo. Il fine ultimo è quello di contribuire a diffondere tra i giovani, le donne, il pubblico teatrale, nelle scuole, e a livello culturale in tutto il Paese, una coscienza diffusa e condivisa del Valore delle Donne nella prospettiva di crescita futura.

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