La scuola online nell’epoca Covid: un bilancio sulla DAD in vista della fine dell’anno

 

La scuola italiana in emergenza covid19 ha dovuto  adeguarsi al distanziamento sociale proponendo una didattica a distanza (“DAD”) per tutti i corsi di studio. I limiti e le difficoltà di lavorare online  

Durante un’emergenza come quella ancora in corso, la scuola italiana ha dovuto necessariamente adeguarsi al distanziamento sociale di questa lunga fase proponendo una didattica a distanza (“DAD”) come prassi comune a tutti i corsi di studio.
Per noi docenti non è stato semplice organizzare la nuova metodologia d’insegnamento in questa modalità, senza contare che molti studenti hanno avuto (e hanno ancora) problemi legati alla precaria o spesso assente connessione.
Per altro, nell’epoca della crisi economica ormai endemica per il nostro paese non è neppure così scontato presumere che tutti i ragazzi siano in possesso di un computer, o comunque di adeguati strumenti per poter seguire in maniera continuativa le lezioni online.
Per alcuni alunni quindi si è trattato di un disagio talmente grande da compromettere l’esito stesso delle prove orali e delle altre incombenze scolastiche, tanto da indurre lo stesso Miur a rivedere di recente i criteri da prendere in considerazione in sede di giudizio finale: non si potranno bocciare gli studenti che hanno avuto problemi di questo tipo.
Riguardo invece le prove di verifica e le altre prassi comunemente usate per testare la preparazione dei ragazzi, è stato inoltre opportuno ridimensionare l’intero svolgimento dei compiti in classe, abolendo la forma scritta e mantenendo la sola possibilità dell’interrogazione orale.
Com’è ovvio si tratta di un grosso limite didattico, per altro ancor più significativo se si pensa che i docenti non hanno neppure la certezza di valutare una vera e propria preparazione (rimane sempre il dubbio che lo studente legga qualcosa dal pc o che si aiuti con dei suggerimenti analoghi, per non parlare di chi dice di non avere la telecamera funzionante…).

Quale valutazione per la DAD?

Da un punto di vista formativo, dunque, quanto può essere attendibile questo periodo di DAD? In effetti non avremo mai una risposta univoca, in quanto varierà da scuola a scuola e da docente a docente.
Infatti il lavoro online prevede ulteriore impegno, fatica e capacità organizzative per tutti gli insegnanti, costretti ad eliminare la distanza coinvolgendo i ragazzi attraverso i numerosi strumenti tecnologici, da Google Drive a Whatsapp a Skype e Zoom. Quanti sono stati disposti a farlo? Sicuramente non tutti, poiché spesso è opportuno rendersi attivi e disponibili al di fuori delle ore di scuola, andando incontro a chi ha problemi di connessione e condividendo file, mandando messaggi o mail, rispondendo alle domande di ragazzi assenti e che devono recuperare dei materiali di lavoro.
Tuttavia, per quanto i mezzi tecnologici abbiano potuto aiutare (e molto) sostituendosi spesso anche bene alla didattica in presenza, è indubbio che per alcune categorie di scuole siano stati totalmente insufficienti o deficitari.
È il caso dei corsi di musica o relativi all’ambito artistico, come quelli proposti dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico o dai Conservatori.

La sofferenza dei Conservatori e delle Accademie

Le università AFAM stanno soffrendo molto per la mancanza di mezzi in grado di garantire almeno in parte i numerosi corsi laboratoriali – da quello di recitazione alla danza – per non parlare delle lezioni di esercitazioni orchestrali importantissime per gli studenti di Conservatorio, i quali sono stati privati anche dei saggi finali e della possibilità di fare lezioni di strumento in modo dignitoso. Questo perché mentre le materie teoriche si possono insegnare più o meno in modo efficace anche a distanza, lo stesso non si può proprio affermare per gli strumenti musicali: la mancata sincronia dell’audio e del video, la poca visibilità sui dettagli pratici (come la meccanica delle dita) e soprattutto l’impossibilità di intervenire concretamente correggendo un movimento sbagliato, in eccesso o anche solo in parte scorretto, sono solo alcuni dei tanti problemi riscontrabili nel seguire uno studente di pianoforte, violino o qualsiasi altro strumento.
Inoltre la stessa qualità del suono risulta essere il più delle volte mediocre, rendendo impossibile un’adeguata valutazione interpretativa sull’allievo (per non parlare dell’impossibilità di accompagnarlo in brani per due strumenti).

Sicuramente, almeno per questi corsi di studio sarebbe stato opportuno fare un’eccezione, riaprendo i Conservatori per le sole lezioni individuali in presenza (mantenendo la distanza di sicurezza e con le mascherine).
Non è stato così, e per un’ennesima volta nel nostro paese soprattutto la musica ha pagato il prezzo dell’emergenza Covid.

Crisi grano: stop alle importazioni per bloccare le speculazioni e ristorare gli agricoltori

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Le proposte della Cia contenute in un ordine del giorno, votato dalla direzione nazionale dell’organizzazione degli agricoltori italiani: “sul campo prezzi insostenibili per i produttori, chiaro il disegno speculativo con scambi anche al di sotto del 50 per cento rispetto ai valori medi degli anni passati. Il Ministro Martina dovrebbe adoperarsi per mettere in atto misure estreme, come il blocco delle importazioni di grano per un determinato periodo”

 
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E’ “allarme rosso” nelle campagne italiane. Ovunque, dal sud al nord de Paese, imperversa la guerra del grano con “prezzi sul campo” in picchiata. Quotazioni che arrivano a toccare un meno 50 per cento, rispetto ai valori medi delle passate annate, largamente al di sotto dei costi produttivi per gli agricoltori. Tra l’altro, per un grano che quest’anno risulta ottimo per proprietà proteiche intrinseche e di qualità superiore. Chiaramente dietro tutto questo si annida un chiaro disegno speculativo. Per dare una dimensione del problema, la Cia-Agricoltori Italiani ha convocato la propria Direzione nazionale e posto alla votazione di tutti i rappresentanti territoriali un preciso ordine del giorno, per avanzare proposte finalizzate a porre un argine al fenomeno della “guerra del grano”, che sta conoscendo il suo apice in questi gironi. Le produzioni cerealicole -si legge nel documento della Cia- sono al centro di una fase di difficoltà con le quotazioni di esordio del grano duro, rilevate nelle principali piazze italiane, caratterizzate da un calo generalizzato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La riduzione media dell’ultima settimana ha raggiunto i 40 punti percentuali, con punte vicine al 50 per cento all’interno di alcuni areali produttivi. Decisamente sottotono, anche l’avvio della campagna del frumento tenero, con cali annui dei prezzi compresi tra il 15% e il 20%, considerato che dalla lettura dei primi indicatori del mercato europeo ed internazionale, si registra una situazione di moderata stabilità, il fenomeno della contrazione dei prezzi nazionale è da ricondurre prioritariamente a comportamenti speculativi. Infatti risulta che enormi quantità di grano italiano sono state esportate nel Nord Africa, insieme all’arrivo, in contemporanea con i raccolti, di navi piene di frumento provenienti da Paesi terzi. Ciò ha determinato questa situazione di insostenibilità dei prezzi. Di conseguenza il prezzo del frumento in Italia è sceso ai minimi storici. In questo contesto -spiega il documento confederale- è da considerarsi dichiarato lo stato di agitazione del settore. Venticinque anni fa -ricorda l’organismo della Cia nel documento- il frumento valeva 30.000 lire più o meno le stesse quotazioni di oggi, con un aumento notevole del divario tra costo del grano e quello dei derivati semola, pane e pasta, le quotazioni del frumento tenero sono valutate dalla Borsa Merci di Bologna intorno ai 16 euro e quella del duro intorno ai 19 euro. La Cia ritiene necessario far conoscere questa situazione anche ai cittadini di fronte al fatto che mai come quest’anno i frumenti presentano una alta qualità con proteine elevate e ottimo peso specifico. Quindi da subito -la richiesta della Cia- verificato che, i ricavi del grano mandano in rosso il reddito delle imprese agricole, chiede alle istituzioni, governo e regioni di approntare tutte le azioni in grado di ristorare gli agricoltori pesantemente colpiti. In particolare, la Cia chiede al Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina di adoperarsi per mettere in atto tutte le misure di salvaguardia contemplate per il grano italiano, ponendo un freno alle importazioni selvagge e permettendo così una fisiologica risalita dei prezzi al campo.

Rapporto UNICEF 2016

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16 milioni di bambini sono nati in aree in conflitto, 250 milioni di ragazzi e ragazze nel mondo crescono in aree di crisi

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Dalla Seconda guerra Mondiale, mai come oggi così tanti bambini subiscono le conseguenze di conflitti, crisi e disastri naturali. Secondo un rapporto dell’UNICEF Germania circa 250 milioni di ragazzi e ragazze nel mondo stanno crescendo in aree colpite da conflitti. Molti altri bambini sono esposti a rischi di disastri naturali come siccità, inondazioni e epidemie. Allo stesso tempo la complessità e la durata delle emergenze sono aumentate – ovunque in Afghanistan, Siria, Yemen o Sudan. Solo nel 2015, 16 milioni di bambini sono nati in aree in conflitto.

Il rapporto UNICEF ha documentato nel 2016 terribili avvenimenti per i bambini che vivono in aree colpite da crisi:

–          Nel mondo, a causa delle crisi in atto e dei disastri naturali, circa 75 milioni di bambini e giovani tra i 3 e i 18 anni non possono frequentare asili, andare a scuola o apprendere, se non in modo irregolare.

–          In media ogni giorno 4 scuole o ospedali sono obiettivi di attacchi armati. Solo nel 2014 in Afghanistan sono stati registrati 164 attacchi a scuole. Nello stesso periodo in Iraq ci sono stati 67 attacchi. In Nigeria, dall’inizio delle violenze, il gruppo terroristico di Boko Haram ha distrutto o danneggiato 1.200 scuole e ucciso oltre 600 insegnanti.

–          In Siria, solo nel 2015, l’UNICEF ha verificato oltre 1.500 violazioni gravi dei diritti dei bambini– ed è solo la punta dell’iceberg. Nel 60% dei casi, i bambini sono stati uccisi o mutilati da bombe lanciate in aree densamente popolate. Un terzo delle vittime sono state uccise sulla strada per andare a scuola.

–          Nelle guerre o in fuga, la fiducia dei bambini è stata distrutta. Secondo l’UNICEF circa il 20% dei bambini colpiti da conflitti in Medio Oriente sono a rischio di sviluppare problemi di salute mentale, Tra il 3 e il 4% rischiano di sviluppare problemi seri se non riceveranno aiuto.

–          Nel 2015, l’UNICEF ha coordinato 310 operazioni di emergenza a livello globale in 102 paesi colpiti da conflitto, crisi o disastri naturali. Insieme con i suoi partner, l’UNICEF ha garantito acqua potabile a 25,5 milioni di persone e vaccini contro il morbillo a 23 milioni di bambini. 2 milioni di bambini colpiti da malnutrizione grave hanno ricevuto cure. 7,5 milioni di ragazzi e ragazze hanno avuto accesso alle scuole e 3,1 milioni sono stati raggiunti da programmi di assistenza psicologica.

“La protezione dei bambini e i programmi per l’istruzione sono un’ancora di salvezza per milioni di bambini nei paesi colpiti da crisi”, ha dichiarato Cornelius Williams, Responsabile UNICEF dei programmi di protezione dei bambini. “I bambini spesso sono incredibilmente resilienti. Se hanno a disposizione spazi sicuri dove giocare e imparare, possono crescere e svilupparsi anche se hanno vissuto le esperienze peggiori”. L’UNICEF sottolinea che: i bambini nelle regioni colpite da crisi hanno bisogno di maggiore acqua potabile, cibo e medicine. L’aiuto umanitario e l’assistenza allo sviluppo devono andare di pari passo affinché i bambini e le bambine possano avere un’infanzia migliore – anche nelle peggiori condizioni. Questo significa dare loro protezione, cure e la possibilità di frequentare le scuole.

4.000 suicidi per crisi nel 2015: “Renzi faccia riforme per fermare l’eccidio”

Carmelo Finocchiaro, rilancia l’allarme e chiede a Renzi “atti concreti per fermare questo drammatico fenomeno

ImageProxyRoma, 30 dicembre 2015 – Imprenditori, artigiani, commercianti, liberi professionisti, padri di famiglia o disoccupati. La crisi non guarda in faccia a nessuno, spingendo sempre più spesso le persone al suicidio. È  questo il triste epilogo dell’Italia che non resiste. Il tutto nel silenzio assoluto delle istituzioni e della magistratura. I numeri parlano di oltre 4.000 persone che si sono tolte la vita per la crisi economica che ha toccato imprese e famiglie, nel 2015. Un vero e proprio eccidio. Il presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, rilancia l’allarme e chiede a Renzi “atti concreti per fermare questo drammatico fenomeno, attraverso riforme precise che riguardino il sostegno all’occupazione, la riforma del sistema bancario, la tutela del risparmio, la riforma di equitalia, oltre a  precise iniziative per riqualificare la vita nelle città, e al sostegno alle famiglie sempre piu’ impoverite. Senza trascurare la lotta all’usura criminale e al racket”.

Trento, nuova tassa sul turismo: l’allarme di Sergio Divina (LN)

Secondo Divina la nuova tassa sul turismo preannunciata da Alessandro Olivi, vice presidente della provincia di Trento,  mette a serio rischio un settore già duramente colpito dalla crisi
Trento_mappaRoma, 8 gennaio – ”Non abbiamo mai attraversato periodi così neri. Il turismo trentino ha visto assottigliarsi sensibilmente il numero di strutture ricettive per incapacità di resistere alla crisi. Non si riesce più nemmeno a pagare le attuali imposte e tasse. Il turismo russo, che ha tamponato in questi ultimi anni il calo generale, è sceso del 40%. Questo è il quadro attuale”. E’ l’allarme riguardo il comparto del senatore trentino Sergio Divina, vicepresidente del gruppo della Lega Nord, il quale indica i provvedimenti preannunciati da Alessandro Olivi, vice presidente della provincia di Trento ”fuori da ogni logica”della pubblica amministrazione. In una intervista pubblicata ieri dal quotidiano l’Adige, l’esponente del partito democratico traccia il suo programma e tra le  priorità per l’anno appena iniziato, ripresenta la volontà di far passare la tassa sul turismo, sino ad oggi ampiamente demonizzata,  oltre a una profonda riforma dell’agenzia del lavoro e la riorganizzazione della pubblica amministrazione. ”Invece di sostenere  un settore strategico in difficoltà,  l’assessore Olivi promette una nuova tassa sul turismo” tuona Divina, in difesa del settore più redditizio per la provincia trentina“ Gli operatori pensano sia matto ma non lo possono dire, io sì! Quante tasse già pagano che fra il resto non possono detrarre come Imu ed Irap……c’era bisogno di un nuovo colpo ai fianchi per uccidere i pochi che sono riusciti a sopravvivere alla crisi?”.

UNICEF Italia: preoccupazione sull’impatto della crisi economica sul benessere dei bambini italiani

Nella Giornata Nazionale dell’Infanzia e l’Adolescenza, Giacomo Guerrera Presidente dell’UNICEF Italia: “Una strategia di sviluppo vincente per l’intero Paese deve basarsi sulla protezione dei minorenni dalla povertà”

Unicef, in Italia un terzo dei bambini vive in povertà

Roma, 20 novembre – Secondo i dati della recentissima ricerca dell’UNICEF “Innocenti Report Card 12 – Figli della Recessione”, l’ltalia si colloca al 33° posto su 41 paesi dell’Unione Europea e/o dell’OCSE, nella fascia inferiore della classifica sulla povertà minorile. Il tasso di povertà minorile è aumentato di circa sei punti tra il 2008 e il 2012 attestandosi al 30,4%. Ciò corrisponde a un incremento netto di circa 600.000 bambini poveri. In raffronto, la povertà minorile è aumentata di almeno 10 punti in cinque paesi posizionati in fondo alla classifica. Mentre in più della metà dei paesi ricchi del mondo 1 bambino su 5 vive in povertà, in Italia 1 bambino su 3 vive in povertà. Per quanto concerne la riduzione del reddito dei nuclei familiari dal 2008 al 2012, l’Italia ha perso 8 anni di potenziali progressi economici. Il 16% dei bambini italiani vive in condizioni di grave deprivazione materiale cioè in famiglie con non sono in grado di permettersi almeno quattro delle nove voci seguenti: pagare l’affitto, il mutuo o le utenze; tenere l’abitazione adeguatamente riscaldata; affrontare spese impreviste; consumare regolarmente carne o proteine; andare in vacanza; possedere un televisore; possedere una lavatrice; possedere un’auto; possedere un telefono. La profondità della povertà minorile è aumentata. Il divario di povertà minorile è aumentato di 3,6 punti: nel 2012 i bambini di famiglie a basso reddito eranoin media più distanti dalla soglia di povertà di quelli che risultavano poveri nel 2008.  L’Italia è al 37° posto su 41 paesi, dunque quasi alla fine, nella classifica relativa ai NEET, cioè i ragazzi tra 15-24 anni che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione. La percentuale di questi ragazzi, è aumentata di quasi sei punti dal 2008, raggiungendo il 22,2%. Questo è il tasso NEET più alto dell’Unione Europea. La disoccupazione giovanile è aumentata di quasi 19 punti sempre dal 2008, con il 40% dei giovani tra 15-24 in cerca di occupazione che non lavoravano nel 2013. “Il quadro che viene fuori è preoccupante, non solo per il presente ma anche per il futuro, perché non solo oggi assistiamo a un effetto diretto che ricade sui minorenni, ma nel lungo periodo è la società nel suo insieme a pagarne le conseguenze, in termini di basso livello di capitale umano accumulato, di disoccupazione, bassa produttività. Ecco perché l’UNICEF sostiene che non riuscire a proteggere i bambini e gli adolescenti dalla povertà è uno degli errori che ha conseguenze negative di più lunga durata che una società possa commettere. Una strategia di sviluppo vincente per l’intero Paese deve basarsi sulla protezione dei minorenni dalla povertà; analisi comparate a livello internazionale confermano anche che la povertà minorile non è inevitabile, ma è strettamente legata alle scelte politiche. Alcuni Paesi stanno facendo meglio di altri per proteggere i bambini più vulnerabili, dimostrando che non solo è eticamente giusto ma anche possibile ed economicamente vantaggioso”, ha ricordato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera intervenendo oggi, Giornata Nazionale dell’Infanzia e l’Adolescenza e 25° anniversario dell’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, a Roma al convegno “Tra vecchie e nuove povertà: i minori in Italia a 25 anni dalla Convenzione di New York”, promosso dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, con il Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Si conclude quarta missione in Africa per UNICEF dell’attrice Mia Farrow

Mia Farrow, Goodwill Ambassador dell’UNICEF, in missione nella Repubblica Centrafricana: grave la condizione dei bambini, vittime innocenti della crisi nel paese

mia-farrowRoma, 9 luglio – Mia Farrow attrice, attivista e Goodwill Ambassador dell’UNICEF, ha appena terminato la sua quarta missione nella Repubblica Centrafricana, dove ha visto l’impatto di violenze terribili e ha ascoltato storie di grande coraggio. Più di 2,3 milioni di bambini stanno soffrendo le conseguenze di questa crisi nel paese. I bambini sono stati direttamente presi di mira. Negli ultimi sei mesi, in media, almeno un bambino al giorno, è stato mutilato o ucciso negli scontri. Il tasso di malnutrizione è alto e il numero di bambini associati a gruppi armati potrebbe essere arrivato a 10.000 secondo il Ministero per il Disarmo, la Smobilitazione e la Reintegrazione. Un bambino su tre arruolato durante l’ultimo anno scolastico non è tornato a scuola quest’anno.“Nel 2007, sono stata in Repubblica Centrafricana per la prima di quelle che poi sarebbero diventate quattro missioni in questo Paese. Ho lasciato lì un pezzo del mio cuore”, ha detto Mia Farrow da Bangui. “Il coraggio e la resilienza di persone indifese che stanno affrontando livelli di violenza terribili e inaccettabili è indimenticabile e profondamente toccante”.  Nella città di Boda, a più di quattro ore di macchina dalla capitale, Mia Farrow ha incontrato alcune famiglie di religione musulmana sfollate internamente e intrappolate in un territorio circondato da gruppi armati a loro ostili che le hanno raccontato cosa significhi vivere con la costante paura di essere attaccati. All’unica scuola ancora funzionante in città studiano in 3 classi circa 400 bambini. I genitori volontariamente insegnano da quando molti maestri sono scappati per mettersi in salvo.A Bangui, la Farrow ha parlato con un’operatrice sanitaria che per ragioni di sicurezza non ha più potuto lavorare all’ospedale principale e adesso lavora come volontaria in un centro sanitario nella sua comunità per curare donne e bambini.  “Abbiamo bisogno del sostegno della comunità internazionale per riportare una condizione di sicurezza in modo che le scuole possano essere ricostruire e i bambini possano tornarvi”, ha continuato Mia Farrow. Durante un incontro con la Presidente ad Interim del Centrafrica Catherine Samba - Panza, la Farrow ha ricordato con insistenza l’importanza della sicurezza, dell’istruzione e il bisogno urgente dell’accesso a servizi di base per le famiglie per ricostruire le proprie vite e dare ai bambini la speranza di un futuro più luminoso. Dall’inizio dell’anno nel Paese, l’UNICEF ha distribuito materiali scolastici ad oltre 43mila studenti e realizzato spazi temporanei per l’istruzione per 24mila bambini. L’UNICEF si sta occupando dei servizi sanitari, inclusa la distribuzione di zanzariere trattate con insetticida; sta distribuendo acqua potabile sicura; sta offrendo alle donne in gravidanza servizi di assistenza per il trattamento dell’HIV e sta vaccinando i bambini contro polio e morbillo.  Dal gennaio di quest’anno, più di 10.000 bambini sotto i cinque anni hanno ricevuto cure per malnutrizione acuta grave. Dopo oltre due anni di violenza, i bisogni sono sempre più grandi e i fondi limitati; è necessario maggiore sostegno per salvare la vita dei bambini.

Fonte:  www.unicef.it

Lega, Sergio Divina : Europa si, Europa no

divinaUscire dall’euro ma non dall’Europa, è questo l’attuale cavallo di battaglia della Lega nord. “E’ la moneta unica  la causa della crisi” sostiene il senatore trentino Divina

Roma, 23 marzo – “Secondo dati Istat la crisi ha determinato una perdita del potere d’acquisto, valutabile in media 2400 euro l’anno per ogni famiglia italiana” è quanto sostiene Sergio Divina, senatore e vicepresidente della Lega nord eletto in Trentino Alto Adige, che attribuisce questo crollo economico alla moneta unica che ormai da più di un decennio ha sostituito la lira. “ L’euro doveva essere lo strumento per parificare i costi in ambito europeo– spiega Divina, – ma così non è stato. Ha invece contribuito a rinforzare chi forte lo era già e ad indebolire ulteriormente chi si trovava in difficoltà. Uno Stato con una moneta troppo ‘pesante’ rispetto alla reale economia si ritrova ad avere un ‘listino prezzi’ dei suoi prodotti troppo alto, di conseguenza avrà difficoltà a venderli. E’ quello che è successo al nostro Paese dall’entrata nell’Euro in poi: un vero massacro che ha mandato a gambe all’aria troppe piccole e medie imprese”. In realtà il debito pubblico italiano era già alto anche prima di entrare nell’euro, che va ricordato, vede la nostra partecipazione con un cambio di 1936,27  lire per ogni euro. Secondo la Lega nord, che ha abbandonato il federalismo facendo diventare la necessità di uscire dall’euro il nuovo cavallo di battaglia proposto ai suoi sostenitori, il cambio lira – euro ha determinato un calo parossistico della vendita dei prodotti del made in Italy, diventati troppo costosi e poco competitivi, ed un aumento degli acquisti dei prodotti d’importazione. Continue Reading

Roma, “La crisi infinita” rischia di diventare una cancrena per l’Italia

mfront_criticaliaIl convegno organizzato da Criticalia individua strategie per mettere fine alla recessione economica che attanaglia il Paese. Tra le ipotesi alcune più dolorose: ma il medico pietoso fa la piaga cancrenosa

 Roma, 14 marzo – “L’Italia è il peggior paese in Europa per chi perde il lavoro, solo il 14% riesce a trovarne un altro. La crisi che attanaglia il Paese si evidenzia in una mancanza di consumi, in zero investimenti pubblici e dall’inizio della crisi nel 2008 il Pil è sceso di nove punti” così Giuseppe Pignataro, economista, in una relazione al convegno  “ La crisi infinita” organizzato dal Centro studi Criticalia. L’incontro, che ha avuto luogo l’11 marzo nella Sala dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, ha cercato di individuare cause e soluzioni della crisi italiana. Tra gli  esperti economisti relatori presenti Marcello Degni, Giuseppe Pignataro, Romano Benini, Paolo Manasse, Pietro Reichlin e Lidia Undiemi.”Il debito pubblico va abbattuto, e in fretta” spiega Pignataro, “ e la soluzione che individuo è drastica e impopolare, ma è l’unica strada percorribile. Diversamente avremo un paese condannato ad un risanamento infinito e senza sviluppo e ad un futuro assai rischioso e precario”.  Un modo per dire che il medico pietoso fa la piaga cancrenosa. Per risanare 450 miliardi di debito e 140 miliardi di Pil annuo bruciato dal 2007 ad oggi, secondo Giuseppe Pignataro sarebbe risolutiva una patrimoniale a carico del 10% di italiani che detengono il 46% delle ricchezze globali del Paese, Continue Reading

Ue e Unicef unite per bambini Siria

SIRIA: CATASTROFE UMANITARIA, COLPITE ANCHE LE SCUOLEL’Unione europea , con un contributo di ulteriori 45 milioni di dollari per i bambini della Siria, diventa il più grande donatore dell’appello Unicef

Roma, 26 settembre  – L’Unicef e l’Unione europea (UE) hanno firmato un nuovo accordo di cooperazione, per cui vengono donati ulteriori 45 milioni di $ USA (34 milioni di €) per proteggere i bambini colpiti dalla crisi in Siria e per promuovere l’accesso all’istruzione in Siria, Giordania e Libano.
“L’accordo di oggi dimostra il nostro continuo impegno per aiutare coloro che sono più vulnerabili in ogni conflitto: i bambini e i giovani. Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare che una generazione perduta cresca senza accesso alla scuola a causa del terribile conflitto in Siria. Con il nostro supporto a 2,5 milioni di bambini nella regione sarà data la possibilità di ricevere l’istruzione e con essa la speranza di un futuro migliore”, ha detto Štefan Füle, Commissario UE per l’Allargamento e la politica europea di vicinato. Continue Reading

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