‘La guerra spiegata ai poveri’ di Ennio Flaiano al Teatro Flaiano con la Regia di Antonello Avallone

By 1 Aprile 2019Cinema & Teatro

In una scenografia essenziale che non lascia spazio a distrazioni e dove tutto si concentra sulla parola, va in scena una farsa grottesca e sconvolgente dove la guerra viene minuziosamente sezionata, analizzata, in ogni sua  componente; dai telegrammi da inviare alle famiglie dei caduti, ai lacci degli scarponi per i soldati.

di Andrea Cavazzini

La guerra spiegata ai poveri è una lucida e amara riflessione sulla guerra e sull’umanità dove un bravissimo Antonello Avallone in versione Groucho Marx(sulla locandina il richiamo è evidente),  mette alla berlina i vizi e le  ipocrisie del sistema politico  proiettato a programmare un guerra che interessa solo a  chi ne vuole trarre un guadagno. “E sia mai che sia troppo breve,  non sarebbe economica….”


In una scenografia essenziale che non lascia spazio a distrazioni e dove tutto si concentra sulla parola, va in scena una farsa grottesca e sconvolgente dove la guerra viene minuziosamente sezionata, analizzata, in ogni sua  componente; dai telegrammi da inviare alle famiglie dei caduti, ai lacci degli scarponi per i soldati. Nulla deve essere lasciato al caso perché la guerra s’ha da fare, anche se  in fondo la ferale contabilità  dei caduti non sarà poi  cosi sconvolgente. Cosa volete  che siano duecentocinquanta caduti al giorno. Apologia della stupidità!

Che senso avrebbe la pace se non ci fosse la guerra a farne sentire il bisogno. E poi ci sono da approntare le condizioni d’intervento, studiare strategie  e definire obiettivi: un lavoro che in camera di consiglio si avvale anche del contributo del ministro dell’economia, , elemento determinante per la riuscita dell’impresa che insieme alle alte sfere politiche e religiose capeggiate dal Presidente e dal Generale sono riuniti per esprimere la loro visione della guerra che concepiscono come evento vantaggioso e rassicurante: un vero e proprio elogio della guerra che non farà che mettere a nudo tutta la stoltezza dei “papaveri”.

.Giunge ad un certo momento un giovane, che si rifiuta di andare alla guerra perché non sa che cosa sia. Tutti si danno da fare per spiegargliela e per esaltarne la bellezza, elementi satirici e grotteschi puntano sul contrasto tra la serietà con cui i personaggi discutono e la vacuità delle loro considerazioni.  Progettare la guerra e giocare con la vita degli altri sono per loro una specie di passatempo da perpetuare e nel quale indulgere .Passa il tempo, la guerra sta finendo, ma il gruppo è ancora lì, questa volta in attesa di progettare il prossimo conflitto.

E sarà alla fine il taciturno usciere (Gaetano Mosca in un’interpretazione sobria ma efficace) a rispondere con tono spiccio e definitivo all’onirica digressione che il Presidente si concede con il suo Mappamondo di chapliniana memoria: La guerra è solo un lungo e arido lavoro per i snocciolare caduti e fantasmi che ritornano.

Si ride amaramente come in tutte le sue farse di Flaiano un riso che suscita sempre la profondità di un pensiero realistico improntato ad un forte senso morale. Una vera e propria invettiva che attraverso i toni della satira colpisce in maniera universale la guerra in quale tale.

Ben delineate ma non sempre convincenti le interpretazioni degli altri personaggi.  Molto bene Stefano Antonucci nel ruolo del Generale guerrafondaio e  Elettra Zeppi in quella della Signora.

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