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Diritti umani

Diritti umani, il discorso del presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, al Consiglio d’Europa

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Azerbaigian nel 2013, in occasione della Giornata Internazionale della Tolleranza, è stato riconosciuto tra i primi 5 paesi più tolleranti al mondo; pur essendo un paese a maggioranza musulmana, le altre fedi hanno trovato una pacifica accoglienza

Di R. Martelloni

Ilham Aliyev addressed the PACE Summer SessionRoma, 8 luglio – “Il grande sviluppo dell’Azerbaigian durante gli anni dell’indipendenza mostra che le riforme economiche e politiche, se implementate in parallelo, portano al successo”. Così il Presidente della Repubblica dell’ Azerbaigian, Ilham Aliyev, apre il Suo discorso all’ Assemblea del Consiglio d’Europa a Strasburgo. “Le riforme che abbiamo attuato hanno creato un’atmosfera molto positiva nella nostra società. In Azerbaigian, tutte le libertà fondamentali sono riconosciute. Abbiamo la libertà di svolgere attività politica. Ci sono centinaia di istituzioni politiche e di partiti. Abbiamo la libertà di espressione e la libertà di stampa”. Aliyev ha puntato quasi tutto il suo intervento su quanto fatto dal suo Paese in termini di diritti umani e tolleranza religiosa. E’ doveroso ricordare che l’Azerbaigian nel 2013, in occasione della Giornata Internazionale della Tolleranza, è stato riconosciuto tra i primi 5 paesi più tolleranti al mondo; pur essendo un paese a maggioranza musulmana, le altre fedi hanno trovato una pacifica accoglienza. “La libertà di religione è un’altro dei grandi asset del nostro paese – ha ricordato ai delegati il Presidente Aliyev – siamo un paese multietnico ed una società multi religiosa. Per secoli, in Azerbaigian, i rappresentanti di diverse nazionalità e religioni hanno convissuto in pace e dignità. Concentrarsi sui valori del multiculturalismo sarà una delle priorità della nostra Presidenza’’. Una chiara evidenza di questo impegno possiamo ritrovarla nelle molteplici attività della Fondazione Heydar Aliyev, presidiata dalla First Lady dell’Azerbaigin Mehriban Aliyeva, a favore dell’eredità culturale mondiale; come avvenuto per il restauro delle Catacombe di Marcellino e Pietro a Roma, salvate dall’incuria e dall’abbandono proprio grazie al supporto economico ricevuto dalla Fondazione. Sulla spinosa questione del Nagorno-Karabakh, Aliyev non usa mezzi termini, appellandosi alla comunità internazionale: “Il problema più grande che abbiamo di fronte è la violazione dei nostri territori riconosciuti a livello internazionale. Le tensioni tra Armenia e Azerbaigian mettono l’intera regione in pericolo” – “Il risultato del conflitto è l’occupazione del 20% dei territori dell’Azerbaigian riconosciuti dalla comunità internazionale. Gli Azerbaigiani sono stati oggetto di pulizia etnica
da parte di bande armene e dell’esercito armeno – ha sottolineato il Presidente Aliyev, riferendosi certamente alla tragica vicenda del genocidio di Khojali, avvenuta tra il 25 ed il 26 febbraio del 1992, dove persero la vita 613 civili, tra cui 106 donne e 83 bambini – e un milione di Azerbaigiani sono diventati rifugiati e sfollati interni. Il Nagorno-Karabakh e sette distretti circostanti sono sotto l’occupazione da oltre 20 anni. Questa è la più grande ingiustizia”.
Aliyev rivolgendosi ai delegati ricorda che “Il precedente Presidente dell’Armenia, parlando qui, in questa dimora della democrazia, ha affermato che c’è una incompatibilità nazionale tra Armeni e Azerbaigiani. Il suo successore, l’attuale leader dell’Armenia, descrive il conflitto come uno religioso” e prosegue rimarcando che “L’Azerbaigian non ha alcuna incompatibilità con le altre nazioni – gli Armeni potrebbero, ma non solo con noi, perché il loro paese è ora mono etnico, con il 99.9% della popolazione dell’Armenia composta da soli Armeni. Tutte le minoranze, inclusi gli azerbaigiani, sono stati costrette ad andarsene. Questo approccio razzista non può prevale nella negoziazione. Abbiamo bisogno di affrontare questo tema e ristabilire la giustizia e l’integrità territoriale dell’Azerbaigian”.
Nella fase conclusiva, Aliyev ha ribadito che in Azerbaigian non vi sono diseguaglianze di genere “la prima Repubblica Democratica dell’Azerbaigian fu costituita nel 1918 e uno dei primi decreti diede alle donne il diritto di voto. Questo avvenne molto prima che negli altri paesi europei” Un discorso carico di emozione, ma anche di denuncia per un conflitto, quello del Nagorno Karabakh, non ancora risolto. Dalle sue parole si è potuto percepire il sentimento di orgoglio che questo Presidente nutre nei confronti del suo popolo e la Sicurezza di poter godere del loro supporto e del loro consenso.

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