INIZIANO I “LABORATORI DIDATTICI DEL PANE” NELLE SCUOLE PRIMARIE DI CERVIA

PROMOSSI DALL’ASSOCIAZIONE CULTURALE CASA DELLE AIE PER L’ANNO SCOLASTICO 2017-2018. Le prime classi interessate sono la 2ª B e la 2ª A  della Scuola Primaria “Giovanni Pascoli” di Cervia

Dopo lo straordinario successo della “cena sociale” di mercoledì 27 settembre, cominciano le prime iniziative della stagione culturale 2017-2018  dell’Associazione Culturale Casa delle Aie Cervia. In programma vi sono due  “Laboratori didattici del pane”

Mercoledì 4 ottobre e il mercoledì successivo 11 ottobre 2017, si svolgeranno al mattino, in orario scolastico nella Scuola Primaria Giovanni Pascoli di Cervia. Le classi interessate saranno in successione la 2ª B e la 2ª A.

Gli appuntamenti dell’anno scolastico 2017-2018, sono mirati a coinvolgere le seconde classi delle Scuole Primarie della realtà cervese e delle zone limitrofe del Primo, Secondo e Terzo Istituto Comprensivo. Le iniziative sono finalizzate a recuperare e a valorizzare le tradizioni romagnole legate al ” ciclo del pane”. Gli incontri si svolgono nell’arco della mattinata, a partire dalle ore 9. Presentano ed animano l’iniziativa, all’interno della scuola,  Alfio Troncossi, esperto di tradizioni gastronomiche cervesi e romagnole e Marina Rosetti, nel suo ruolo di “sfoglina” ed appassionata del recupero e valorizzazione dei prodotti locali.

Coordinano l’attività dei laboratori e collaborano attivamente alla loro gestione Miriam Montesi e Mario Stella.

Il “laboratorio” costituisce l’occasione per ricostruire l’intero ciclo del pane partendo dalla semina del grano nei campi, alla mietitura, alla trebbiatura, alla macinazione del grano per ricavare la farina. Questa costituisce la materia prima per poi andare alle fasi di preparazione dell’impasto del pane, all’utilizzo della gramola (in dialetto grâma), alla cottura nel forno, fino al consumo del pane e alla sua conservazione.

Il ciclo del pane che viene rievocato, e dimostrato praticamente con il coinvolgimento dei bambini, è quello della tradizione romagnola della prima metà del Novecento.

 

Oltre ai laboratori didattici legati al ciclo del pane, nell’anno scolastico 2017-2018, sono in programma  “Laboratori di cucina romagnola” riservati alle Scuole primarie di Cervia.

A questi si aggiungono anche i “Laboratori di cucina romagnola” rivolti all’Istituto Alberghiero (IPSEOA) Tonino Guerra , sia alle Aie che nei locali dell’Istituto.

I laboratori si svolgono con la collaborazione attiva della gestione del Ristorante della Casa delle Aie che fa capo ai fratelli Battistini. Le iniziative hanno anche il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cervia.

L’organizzazione dei laboratori è gratuita per le scuole.

INTELLIGENCE, IL MASTER DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA E’ UN’OPPORTUNITÀ’ DI CRESCITA

PRESENTATA LA SETTIMA EDIZIONE DIRETTA DA MARIO CALIGIURI

Ci si iscrive all’inizio con un’aspettativa di crescita culturale e si finisce arricchendo le competenze per entrare nel mondo del lavoro e migliorare la carriera. E’ questa la sintesi della ricerca svolta sui frequentanti del Master in Intelligence dell’Università della Calabria nelle cinque edizioni che si sono completate dal 2007 ad oggi.  In particolare, i partecipanti che erano in cerca di lavoro prima di frequentare il percorso formativo si dimezzano dal 14 al 7 per cento. È quanto emerge dai risultati che sono stati presentati in una conferenza nella sala stampa dell’aula magna dell’Università della Calabria da parte del Direttore del Master Mario Caligiuri e dal coordinatore dell’indagine Luigi Barberio. L’indagine è stata svolta sul campione di 84 studenti su 117 (71.79 per cento) che hanno risposto al questionario somministrato nelle scorse settimane. Dalle evidenze, risulta che oltre il 70 per cento dei partecipanti ritiene che il master sia stato molto utile per la formazione e la professione. Addirittura oltre l’88 per cento lo consiglia. Dal profilo degli studenti risulta che l’iscrizione è avvenuta in media 9 anni dopo la laurea ottenuta mediamente a 25 anni, con quasi un terzo dei partecipanti di sesso femminile. Il titolo di studio afferisce al 40 per cento all’area giuridica mentre il rimanente 60 per cento spazia da scienze politiche a ingegneria, da lettere a medicina, da economia ad architettura confermando come l’intelligence rappresenti un interessante punto di incontro tra scienze umanistiche e saperi scientifici. È interessante constatare che il 66 per cento degli studenti ha conseguito il titolo in università fuori dalla regione e anche all’estero, confermando la capacità di attrazione del Master promosso dall’ateneo calabrese. Gli studenti giudicano molto positivamente le strutture e l’organizzazione del percorso di studi, con un gradimento altissimo del corpo docente che il 95,3 per cento dei partecipanti considera di elevata qualità. I risultati complessivi si possono rinvenire sul sito www.intelligencelab.org. La presentazione dei dati è stata preceduta dall’illustrazione della settima edizione del Master in Intelligence il cui bando scade il 30 di ottobre 2017 e al quale si può partecipare esclusivamente compilando on line il modulo disponibile sul sito dell’Università della Calabria all’indirizzo http://www.unical.it/portale/concorsi/view_bando.cfm?Q_BAN_ID=5678&Q_COMM=

L’inizio delle lezioni è previsto per il 25 di novembre 2017 e tutte le attività termineranno entro il mese di dicembre 2018. Possono presentare domande esclusivamente i laureati del vecchio ordinamento (4 anni) e quelli in possesso della laurea magistrale (5 anni), essendo un Master di II livello. La quota di iscrizione è di € 3.000 (tremila), suddivisibili in due rate. Per gli appartenenti alle forze di polizia è prevista una riduzione del 30%. Il master si articolerà in 19 lezioni d’aula, che si svolgeranno di sabato dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 17.30. Al termine  del ciclo delle lezioni, sono previste attività laboratoriali che si terranno in 10 giornate consecutive in due settimane (da lunedì a venerdì). Verranno svolte anche 300 ore di stages in strutture convenzionate. Come in ogni edizione, i docenti saranno professori universitari ed esperti del settore. Nelle edizioni precedenti sono intervenuti, tra gli altri, i ministri Marco Minniti, Paolo Savona e Giulio Tremonti; il Presidente della Camera dei Deputati Luciano Violante; i Direttori dei Servizi Franco Gabrielli, Vittorio Stelo, Luigi Ramponi e Nicolò Pollari; i direttori delle scuole dei Servizi Paolo Scotto di Castelbianco, Maurizio Navarra e Mario Maccono; i professori Alberto De Toni, Giorgio Galli, Antonio Baldassarre, Umberto Gori, Roberto Baldoni e Antonio Teti; i prefetti Carlo Mosca, Marco Valentini e Luigi Varratta; i generali Fabio Mini e Carlo Jean; i giornalisti Lucio Caracciolo, Paolo Messa, Massimo Franco, Massimo Mucchetti e Andrea Cangini; i magistrati Nicola Gratteri, Rosario Priore, Giuseppe Pignatone e Mario Spagnuolo; gli ambasciatori Michele Valensise e Domenico Vecchioni; i funzionari dello Stato Alessandro Ferrara, Adriana Piancastelli e Giuseppe Scandone; i dirigenti della sicurezza di multinazionali Alfio Rapisarda e Alberto Accardi. Le attività di approfondimento anche in questa edizione saranno riservate alla cyber intelligence, con lo svolgimento di seminari e laboratori, d’intesa anche con ITC Sud e il Dipartimento di Ingegneria Informatica dell’Università della Calabria. Per gli studenti sono previste attività di stage che nelle precedenti edizioni si sono svolte presso istituzioni pubbliche e società private, tra le quali ENI, ENEL, Sky ed NTT Data. Per qualunque informazione ci si può rivolgere al Direttore del Master Mario Caligiuri ai recapiti 337 980189 e [email protected].

 

Vino: la qualità del prodotto italiano continua a favorire la costante crescita della domanda mondiale

L’andamento più che mai positivo dei vini italiani all’estero compensa l’amarezza per una vendemmia che quest’anno sarà particolarmente avara dal punto di vista quantitativo.

Nonostante una quantità che potrebbe essere al minimo storico nazionale degli ultimi 50 anni sui 40-42 milioni di ettolitri per effetto delle condizioni climatiche anomale, l’Italia manterrà comunque il primato mondiale tra i produttori di vino.

A compensare l’amarezza per una vendemmia scarsa la richiesta di vino italiano all’estero in continua crescita: 2809 milioni di euro di esportazioni di vino nel primo semestre e un aumento del 6,8 %.

Questo porta a confermare che il Vino è il primo prodotto del food&beverage made in Italy con un saldo commerciale attivo di oltre 5 miliardi di euro l’anno.

I primi mesi del 2017 hanno anche fatto segnare un recupero del prezzo medio a litro, una novità per l’Italia che risulta sempre in sofferenza rispetto ai principali competitor. L’Italia, infatti, e’ attualmente il primo paese esportatore in volumi, con 730.000 ettolitri, il terzo dopo Usa e Francia per i ricavi, che hanno raggiunto nel 2016 la cifra di 330 milioni di euro.

Ecco perché questo incremento in valore deve essere stabilizzato per la sostenibilità economica di tutti gli anelli della filiera.

Obiettivo strategico di qualunque azienda diventa quindi migliorare il posizionamento del vino italiano in tutti i mercati sia in termini di volumi di vino venduti che di incremento del valore medio a bottiglia.

Un valido strumento per il settore vinicolo Made In Italy di farsi conoscere all’estero, potenziando le relazioni di business attraverso incontri B2B prefissati, sono gli eventi di “International Wine Traders”, organizzati da Iron3.

Il  tour internazionale di “International Wine Traders” si compone di workshop, walk around, seminari informativi, masterclass ed incoming. Le ultime due tappe del tour si svolgeranno a Lazise e a Francoforte.

Venerdì 20 e sabato 21 ottobre, a Lazise (VR), si svolgerà il wine workshop che permetterà alle aziende vinicole italiane di incontrare buyers provenienti da Germania, Danimarca, Regno Unito, Stati Uniti, Svizzera, Olanda, Singapore, Belgio, Irlanda Canada, Lituania, Repubblica Ceca, Polonia, Svezia, Norvegia.

Una fitta agenda di incontri one-to-one, definiti in base alle reali richieste dei buyers e alle effettive esigenze delle aziende, definirà le due giornate.

Due giorni dopo, lunedì 22, IWT vola in Germania, per il walk around tasting di Francoforte, la capitale finanziaria della Germania, uno dei più importanti centri economici in Europa.

La Germania, tra i primi tre Paesi d’interesse per il nostro export, nel 2016 è tornata a  crescere sensibilmente rispetto al 2015, con un +1,7 in valore (977 milioni di euro) e un +0,5 in volume (5,56 milioni di ettolitri); nel primo semestre 2017 ha segnato un +4,7%.

Il walk around sarà preceduto da una master class che permetterà agli operatori di approfondire la conoscenza su alcuni vini e territorio italiani; al walk around  parteciperanno importatori, distributori, stampa selezionata e operatori trade come ristoratori, enoteche, sommelier.

 

MATTEO MARKUS BOK “SUNSHOWER”

E’ il titolo del nuovo singolo, in radio a partire dal 6 ottobre. Il 7 ottobre sarà ospite alla finale nazionale del Cantagiro a Fiuggi.

https://youtu.be/nLiBldPPsUo

Il 6 ottobre esce in radio e in digital download “Sunshower”, il nuovo singolo di Matteo Markus Bok, giovanissimo talento italo-tedesco che il grande pubblico ha conosciuto a The Voice Kids (Germania) e ad Italia’s Got Talent.  Il brano, scritto dall’ autore Mike Guerriero e prodotto da Oliver De Ville, sarà seguito da un videoclip girato alle HAWAII e diretto da Gaetano Morbioli. Il 7 ottobre Matteo sarà ospite in occasione della finale del Cantagiro a Fiuggi.

Da pochi giorni è online su YouTube il videoclip della ballata “Miracle”, canzone prodotta da Oliver De Ville e scritta e scritta da due autori americani, Mike GuerrieroArty Skye (già al lavoro con Will Smith, Pink, Santana, Madonna e Alicia Keys),secondo singolo accompagnato dal video prodotte e diretto da Gaetano Morbioli.

Questo percorso è partito con il primo brano internazionale, “Just One Lie” (maggio 2017), distribuito da Sony Music, e con la tournèe promozionale in tutta la Germania con cui Matteo ha conquistato il giovane pubblico tedesco vendendo oltre 2000 copie in soli 4 giorni ed entrando nella classifica di MTV. I live sono proseguiti per tutta l’estate: si è esibito in molti festival in Germania, Svizzera e Austria tra cui la tappa d’apertura e di chiusura del Nivea Tour a inizio luglio e fine agosto; ha anche partecipato all’evento internazionale dei Videodays che si è tenuto a Colonia (Germania) ed è stato tra i protagonisti del Summerfade Festival a Saarland(Germania). Ha tenuto concerti in diverse piazze in Germania tra cui quella del 16 settembre scorso a Gummersbach per la Giornata Mondiale dei bambini, in cui è stato protagonista con molti inediti del suo repertorio. Matteo è stato anche ospite in TV per ZDF dove ha partecipato a luglio al format Fersehegarten, in cui 400 ragazzi hanno ballato il suo singolo Just One Lie

Durante l’estate Matteo si è recato con la sua famiglia negli States dove ha continuato a lavorare insieme agli autori sui brani che comporranno il suo primo album in uscita nel 2018 in tutta Europa. Attualmente il giovane talento italo-tedesco è impegnato in Germania per promuovere il nuovo singolo “Sunshower” e per preparare ì il tour di 9 concerti che lo vedrà protagonista nelle principali città tedesche nella primavera 2018.

 

Occupazione, Cavallaro: la precarietà contraddice la crescita

La precarietà del lavoro e la rigidità dell’accesso al credito raffreddano gli entusiasmi per un PIL in crescita. Necessarinella prossima Legge di Stabilità investimenti mirati che rendano più competitivi uomini e aziende

 

“L’aumento degli occupati non riguarda i giovani, categoria per cui il tasso di disoccupazione continua a crescere, ma interessa gli over 50 ed è frutto prevalentemente di contratti a tempo determinato. Ebbene, è del tutto anomalo che alla pur lieve crescita del PIL non corrisponda un aumento dell’occupazione adeguato in termini di stabilità, quantità, qualità”. E’ quanto afferma Francesco Cavallaro, Segretario Generale della CISAL, di fronte ai timidi segnali di ripresa dell’economia recentemente registrati dall’Istat.

“La precarietà del mondo del lavoro, aggiunge Cavallaro, è resa ancora più grave dalla perdurante rigidità dell’accesso al credito. Mutui e prestiti restano un miraggio se non si offre la garanzia di un contratto a tempo determinato. Alla flessibilità dell’occupazione si somma così la rigidità di un sistema tutt’altro che incoraggiante, soprattutto per i più giovani”.

“Per la soluzione del problema, conclude il Segretario, sarebbero determinanti da una parte investimenti significativi sul fronte della formazione e della specializzazione delle risorse umane, dall’altra incentivi mirati che consentano alle imprese di porsi sul mercato in modo sempre più competitivo. Quanto speriamo sia contenuto nella prossima Legge di Stabilità”.

Conto alla rovescia per la III edizione di “Women for Women against violence – PREMIOCamomilla”

Il charity event si terrà il 3 ottobre al The Church Village di Roma

 

Conto alla rovescia per la III edizione di “Womefor Women against violence-PREMIO Camomilla che nasce persostenere il contrasto alla violenza domestica e le donne che lottano contro il tumore al seno. Promosso dall’Associazione Consorzio Umanitas Onlus e organizzato dalla sua Presidente, Donatella Gimigliano, in collaborazione con Avs e PiùAthena eventi, il charity eventPatrocinato dalla Rai, dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, dalla Regione Lazio e dalla FERPi, sarà presentato dalla giornalista Emma D’Aquino e si terrà il 3 ottobre 2017 alle 19.00 al The Church Village (Via di Torre Rossa, 94 – Roma). Le associazioni beneficiarie di quest’anno saranno Salvamamme per la Valigia di Salvataggio IncontraDonna Onlus.

Con “La Valigia di Salvataggio”, in partnership con la Regione Lazio, Salvamamme vuole  rispondere alle richieste delle  tante  donne  in  fuga  vittime  di  violenza.  Il  progetto  è  patrocinato  dal  Ministero  della Giustizia, eavviato in collaborazione con la Polizia di Stato con due protocolli operativi firmati con la Questura di Roma(insieme all’Associazione “Rete di Sicurezza Attiva”) e con il Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro Rugby.“IncontraDonna”, Associazione no profit presieduta da Adriana Bonifacino, responsabile dell’Unità di Diagnosi e Terapia in Senologia dell’Ospedale Sant’Andrea Sapienza Università di Roma, nata per rispondere ai bisogni delledonne con l’intento di fornire strumenti per affrontare sì il percorso di diagnosi e cura, ma soprattutto, per non sentirsiabbandonate nel “dopo”.

Dopo un welcome drink l’Auditorium Broadway Avenue ospiterà un talk durante il quale verranno presentatidue contributi  video. Sul tema della violenza alle donne verranno proiettati «Oltre la finestra», per la regia diFrancesco Testi. Cortometraggio, Patrocinato da Amnesty International e, il nuovo spot della Valigia diSalvataggio di Salvamamme, con Barbara De Rossi Alessio Boni. Regia di Marco Santoro.

Sul tema del tumore al seno ci sarà la presentazione, in anteprima nazionale, di un promo del film «Stay On! IoResto qua» prodotto da Santo Spatafora, per la regia di Gianluca Sia. Una commedia che unisce rigore e leggerezzafacendo commuovere e sorridere di speranza lo spettatore, cercando di stimolare l’attenzione sociale e mediaticasulla terribile piaga del cancro.

La serata, proseguirà con la consegna del “PREMIO Camomilla” (che s’ispira alle straordinarie virtù terapeutiche della pianta e rappresenta il concetto di solidarietà), una vera e propria scultura realizzata magistralmente dal maestro orafo Michele Affidato, che verrà assegnato ad una selezione dipersonaggi che si sono distinti per il loro impegno nel sociale e nelle campagne di sensibilizzazione sui due temi. Al termine dinner e dj set a cura di Gabry Imbimbo e Andrea Casta.

Tra i premiati di quest’anno Gessica Notaro, il prof. Michelino De Laurentiis (Direttore dell’unità operativa complessa di oncologia senologica dell’istituto nazionale tumori “Fondazione Pascale” di Napoli e responsabile della ricerca del vaccino contro il tumore al seno), il Prefetto Vittorio Rizzi  (Direttore Centrale DAC – direzione anticrimine), il prof.Antonino Di Pietro (Direttore Scientifico di Ok Salute), Paola FerrariFrancesco TestiVeronica MayaRossella Brescia e  Elena Santarelli.

Animali deformi e macellati a poche settimane di vita: il vero volto del pollo ‘Made in Italy’

Un’inchiesta shock di Animal Equality rivela le atroci condizioni di vita degli animali negli allevamenti e macelli che riforniscono i maggiori produttori di carne di pollo in Italia.

Un’inchiesta shock di Animal Equality, resa nota oggi, svela le atroci condizioni di vita degli animali negli allevamenti e macelli che riforniscono i maggiori produttori di carne di pollo in Italia. L’ organizzazione internazionale per i diritti animali ha pubblicato oggi “Pollo 100% Italiano”, un’investigazione che alza il velo sugli agghiaccianti retroscena dell’industria della carne di pollo in Italia. I filmati sono stati raccolti fra Emilia Romagna e Lombardia negli allevamenti intensivi e nei macelli che riforniscono le aziende leader del settore e mostrano una realtà ben diversa da quella che ci raccontano le pubblicità dei grandi marchi. Le immagini, documentate anche tramite l’utilizzo di droni, rappresentano le condizioni di vita del 95% dei polli che finiscono ogni anno sulle tavole degli italiani e comprendono:

  • animali stipati a decine di migliaia in capannoni chiusi, sudici e spogli
  • animali con deformazioni alle zampe, zoppie e altri problemi locomotori
  • animali con gravi problemi respiratori
  • animali con gravi affezioni cutanee, tra cui ustioni da ammoniaca, vesciche e ulcere
  • animali con profonde piaghe dovute alla scarsa mobilità
  • animali che muoiono di attacchi cardiaci a pochi giorni di vita
  • cadaveri in avanzato stadio di decomposizione lasciati per settimane sulla lettiera in mezzo agli animali ancora vivi
  • operatori che maneggiano violentemente i polli, spesso causandogli dolorose fratture
  • animali macellati in modo approssimativo, molti dei quali ancora coscienti

In Italia si macella un numero di polli sconvolgente: quasi mezzo miliardo ogni anno. Per soddisfare la crescente domanda di carni bianche, a prezzi sempre più bassi, negli ultimi decenni questi animali sono stati sottoposti a un’esasperata selezione genetica affinché raggiungano il peso di macellazione a sole 6 settimane di vita. Questa crescita accelerata è la causa principale delle deformazioni e delle patologie che colpiscono i polli, condannati così a una vita breve e piena di sofferenza in nome del profitto. Le ossa, i polmoni e il cuore di questi delicati animali non riescono infatti a svilupparsi allo stesso ritmo della muscolatura, causando loro ogni sorta di deformità, difficoltà motorie, problemi cardiaci e respiratori. In questo gigantesco sistema intensivo, la vita di un pollo vale poco più di un centesimo. Per questo motivo, prestare cure veterinarie agli animali malati o feriti è visto dall’industria come uno spreco di soldi: nella maggior parte dei casi essi vengono semplicemente abbandonati a una lenta agonia. Per lo stesso motivo, i polli infermi o così deboli da non riuscire a raggiungere le mangiatoie non vengono soccorsi dagli operatori, morendo di fame e sete nel giro di pochi giorni. Così, ogni anno, milioni di polli muoiono di malattia o stenti ancor prima di arrivare al macello. Una sorte peggiore attende gli animali che sopravvivono fino al giorno del macello: gli operatori li afferrano violentemente per le zampe, spesso procurandogli dolorose fratture, e li appendono a testa  in giù su ganci di metallo. I polli, dibattendosi convulsamente nel tentativo di liberarsi, spesso sfuggono allo stordimento, che risulta così inefficace: così, ogni giorno, migliaia di polli vengono sgozzati mentre sono ancora coscienti. “Queste sono le misere condizioni in cui 500 milioni di polli sono costretti a vivere ogni anno in Italia”, ha dichiarato Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia. “L’industria della carne avicola non può continuare a prendersi gioco dei consumatori con pubblicità ingannevoli, per questo abbiamo deciso di fare chiarezza. C’è bisogno di un cambiamento radicale. ed è questo che chiediamo ai produttori italiani”. L’inchiesta promuove una petizione su www.polloitaliano.it rivolta ad Unaitalia, associazione di categoria che rappresenta il 90% dell’intera filiera avicunicola nazionale, perché intraprenda al più presto un dialogo con i maggiori produttori di carne di pollo – in particolare AIA, Amadori e Fileni – affinché adottino al più presto politiche volte a ridurre la sofferenza degli animali.

Animal Equality è un’organizzazione internazionale dedicata alla protezione degli animali allevati a scopo alimentare, presente in Italia, Germania, Spagna, Regno Unito, Messico, Brasile, India e Stati Uniti. Conta più di tre milioni e mezzo di simpatizzanti e svolge la sua missione tramite attività di sensibilizzazione, divulgazione e investigazioni volte a promuovere cambiamenti sociali e legislativi a favore degli animali. Lo strumento principale e più efficace utilizzato dall’associazione sono le investigazioni, capaci di sensibilizzare l’opinione pubblica, con l’obiettivo di costringere i poteri decisionali a prendere dei provvedimenti, svelando orrori e maltrattamenti subiti dagli animali per il loro sfruttamento e che si celano molto spesso proprio dietro prodotti di normale acquisto quotidiano.  

CHINAPPI: TIRRENO E ADRIATICO SI FONDONO SENZA ANNULLARSI

Sede romana dello storico Chinappi di Formia, questa nuova creatura, opera dello chef e sommelier Stefano Chinappi, nasce con l’idea di portare anche nel centro di Roma il pesce fresco tipico del litorale sud.

di Romolo Martelloni

due passi da via Veneto, in zona piazza Fiume, il Tirreno e l’Adriatico si fondono senza annullarsi: marchigiano lo chef Federico Delmonte, nativo del sud Pontino il patron Stefano Chinappi.  Chinappi propone come detto tutto il meglio della cucina di pesce, in linea con la gloriosa tradizione di famiglia. Arrivi giornalieri di aragoste, scampi, gamberoni e crudi direttamente dal mare natio, uno dei più incontaminati del centro Italia. Ti sei accorto che la cucina di Stefano Chinappi è una cosa seria e la sua selezione di Champagne da imboscarsi in cantina e far danni durante l’orario di chiusura.

C’è’ evidentemente un destino ittico nel Dna di questo locale e Stefano  Chinappi, non è certo un novellino della ristorazione. Dopo aver maturato esperienza e solidità sulla costa laziale Stefano dal 2006 ha aperto con successo un elegante locale a pochi passi da piazza Fiume con un look contemporaneo tra pareti bianche e grigio chiaro, tavoli con tovaglie candide in lino, un grande lampadario rosso di Murano che svetta al centro della sala. Le parole d’ordine? Freschezza, genuinità e prodotti stagionali con arrivi giornalieri secondo la disponibilità del pescato (aragosta, scampi, gamberoni, crudi ed il rinomato polpo). Cucina strettamente marinara con i profumi del mare che arrivano in tavola. Il prodotto ittico che viene offerto qui proviene in particolare dal basso Mar Tirreno e soprattutto Formia perché è lì che sono le radici della famiglia Chinappi. Tra la vasta scelta di piatti, sono da assaggiare, tra i primi, lo spaghettone aglio, olio, calamaretti, peperoncino e pangrattato. Tra i secondi, il carpaccio di ricciola con pomodorino e basilico e, per concludere, la creme brulée ai lamponi.

Da Chinappi la pasta si serve alla fine prima del dessert e i ‘formati’ sono del suo amico Gaetano Verrigni

Ristorante CHINAPPI – Via Valenziani 19, Roma  06/4819005 – 360 615219

[email protected]

LE DONNE YAZIDE IL FILO ROSSO DELLA VIOLENZA E LE NARRAZIONI EDUCATIVE

A metà dell’agosto 2017 sono trascorsi tre anni dall’avvio dei feroci massacri subiti dalla popolazione Yazida ad opera dei terroristi e fanatici islamici, lo ha ricordato con una attenta analisi il Washington Post.

di Prof. Antonio Virgili Presidente Commissione Cultura della LIDU

Il tema degli Yazidi appare prevalentemente poco presente e sfuocato nei mezzi di comunicazione, le vicende di quella comunità troppo spesso e troppo velocemente sono poste in secondo piano, o nella totale ombra. Altra notizia recente, che ne ricorda le vicissitudini, è quella di una giovane donna yazida, rifugiata in Germania, che ha riconosciuto in alcune immagini e denunciato, il mercante di schiavi che l’aveva venduta e che si era unito ai civili in fuga con l’evidente finalità di mescolarsi tra i profughi in Europa facendo perdere le tracce del proprio passato. Parlare della popolazione Yazida, che pure ha subito una feroce repressione e la riduzione in schiavitù di migliaia delle sue donne e bambine, risulta scomodo per vari aspetti e non solo geopolitici.

Forse per pregiudizi religiosi e culturali anzitutto, essendo un gruppo minoritario slegato dalle altre tradizioni religiose consolidate, cosa che lo ha esposto all’emarginazione ed al sostanziale distacco dalla maggior parte dei “fedeli” delle altre comunità. Coloro che non adorano e rispettano il Dio monoteista tradizionale, evidentemente meritano minor attenzione, o quanto meno possono essere ignorati. Sorte infausta questa, in un mondo che continua pervicacemente a dividere le persone in base all’appartenenza religiosa ed etnica, divisione, si badi, alimentata anche da gran parte dei diretti interessati, che definiscono se stessi solo in base a tali caratteristiche. Così, nell’Asia Occidentale più che parlare di problemi di donne e uomini, o bambini ed anziani di diverse culture e lingue, la geografia appare ferma nel tempo: non Iracheni, Siriani, Turchi, ecc. ma solo Islamici o Cristiani, Curdi o Yazidi, Ebrei o Copti, Sciiti o Maroniti, ecc. in un crescendo parossistico di moltitudini religiose e tribali ciascuna delle quali, come nei secoli trascorsi, riconosce quasi solo gli appartenenti alla propria tribù/religione quali persone con pienezza di diritti e dignità.

Gli appartenenti ad altre tribù/religioni si possono rispettare in quanto fedeli di altro gruppo religioso più che in quanto persone o concittadini, si cercano di convertire oppure si lasciano generosamente sopravvivere nell’ignoranza e nel peccato (a testimonianza della rigidità dogmatica di alcune religioni si ricordi che ancora oggi nel mondo islamico l’apostasia prevede abitualmente la pena di morte). Il tribalismo culturale e religioso, il suddividere il mondo e le persone in base all’appartenenza religiosa, secondo un persistente modello arcaico e medievale, si è tramutato in alcune aree più sviluppate nelle forme estreme del localismo, che pure giustifica le differenze di diritti e procedure ma su base territoriale (un movimento politico italiano, per circa venti anni al governo del Paese, aveva pure tentato di individuare in Italia presunte “razze” di tipo locale). Più sfumate, ma analoghe per logica, alcune procedure, vincoli ed imposizioni linguistiche praticate nella italiana provincia di Bolzano ed in altre zone d’Europa. 2 Dove portano questa visioni arcaiche e ferme nel tempo? Portano a minare sempre più la grande lezione dei diritti uguali per tutti, riportando la geografia politica contemporanea ad una sorta di grande arena gladiatoria nella quale vince il gruppo più numeroso, o più scaltro, o più feroce. Secondo una logica che esclude in partenza la piena eguaglianza dei diritti, creando arene nelle quali le differenze religiose e tribali consolidate sono elemento di partenza e di arrivo, giustificazione e scopo, allo stesso tempo, di conflitti, ostracismi, emarginazione, morte.

Il diritto al prevalere della propria etnia e religione non è meno violento e feroce di quello, tanto vituperato, del colonialismo ed imperialismo europeo, questi ultimi oramai divenuti pseudo-alibi di tipo storico a causa dei quali giustificare oggi rivendicazioni, prevaricazioni o violenze contro gli ex colonizzatori. In diverse contese internazionali o culturali l’accusa agli occidentali di avere un trascorso di tipo imperialistico e colonialistico sembra di fatto mirare solo a nascondere le proprie violenze ed incongruenze, con un atteggiamento discriminatorio e fazioso che però presume ed afferma di combattere la discriminazione. Del “diritto ad avere dei diritti”, secondo l’espressione di Rodotà, indipendentemente dal credo religioso o dall’appartenenza tribale o linguistica si stanno diradando le tracce, ove era presente, ed in altre parti del pianeta stenta ancora molto ad attecchire. Quindi, perché preoccuparsi degli Yazidi, che sono un gruppo poco numeroso, “devianti” nella loro religiosità quindi moralmente spregevoli, secondo alcune interpretazioni coraniche, e desiderosi di una loro autonomia? E se anche ci si volesse interessare degli Yazidi, certo non anche delle loro donne. Cosa è accaduto più precisamente alle donne yazide? Stante quanto riportato dai mezzi di informazione e dai resoconti di alcuni profughi, si è trattato di una sorta di “femminicidio” di massa, per usare un brutto neologismo discriminatorio ma oramai tanto in voga, cui si sono associate forme di schiavitù e sfruttamento sessuale molto brutali. Alcune stime per difetto riportate dalla stampa internazionale, indicano in almeno 3500-4000 le donne rese schiave, ma secondo altri fonti di organizzazioni umanitarie, al 2016 il numero sarebbe di almeno 6000, non ben precisato invece il numero di quelle uccise sbrigativamente.

Ovviamente non è la cifra in se che muta la gravità del danno subito da ciascuna delle donne, ma è importante per valutare il grado di assuefazione o di indifferenza generale verso tali violenze. Più volte l’Europa è stata accusata di ergersi a paladina dei diritti umani salvo poi violarli frequentemente, e certo spesso non ha dato buoni esempi, ma quali buoni esempi hanno dato e stanno dando gli altri, i non europei? Quanto hanno insistito sul tema le gerarchie ed i rappresentanti delle altre comunità religiose? Quanto hanno mantenuto vivo l’interesse sulle donne yazide le tante persone che in altri contesti si ergono a paladini dell’ “anti-femminicidio”? La sessualizzazione delle persone, che i sostenitori del termine femminicidio immaginano a sostegno delle donne, è in realtà antico strumento di potere, così come gli stupri di massa ed il niquab. Il costo umano di questi eventi è, come sempre, altissimo. Le ferite dureranno l’intera vita di quelle donne, quante avranno bambini trasmetteranno inevitabilmente alcune tracce di tutto ciò alla generazione successiva. Lo hanno dimostrato anche i primi dati clinici raccolti sulle donne Yazide rifugiate, dati che nella totalità presentano severi sintomi da disturbi post traumatici, depressivi ed altre rilevanti manifestazioni connesse.

Vanno considerati però anche aspetti più ampi della vicenda delle donne yazide, una sorta di filo rosso della violenza che lega le azioni da loro subite alle rappresentazioni mediatiche ed a quelle che si potrebbero denominare le “narrazioni culturali” costruite e diffuse in questi anni. 3 Narrazioni che, purtroppo senza fare dell’ironia, sono probabilmente considerate da entrambe le parti come “narrazioni educative”, per mostrare con sangue, torture e cadaveri che la propria fazione è nel giusto, un po’ come accaduto nel passato con roghi di eretici e streghe. Le vittime yazide sono state utilizzate da entrambi gli schieramenti, usando una espressione semplificatrice, quali modello e strumento per le rispettive campagne propagandistiche. Nell’area occidentale le donne yazide sono state in parte assunte anche ad emblema della violenza del fanatismo islamico, con il reiterato riferimento alla schiavizzazione e sfruttamento sessuale, con il coinvolgimento in pseudo matrimoni e violenze sessuali di molte bambine. L’allusione al comportamento dello stesso Maometto, una delle cui spose era, come riporta la tradizione islamica, giovanissima, è stato però mediaticamente riconoscibile solo dalle persone occidentali più informate o dai musulmani stessi.

In generale il mondo occidentale ha “usato” il caso delle donne yazide prevalentemente per suscitare risentimento e rifiuto, sfruttando l’oramai molto diffuso tema dei diritti delle donne, un uso poco raffinato ma semplice. Nell’area dell’estremismo fanatico islamico (ed in parte anche dell’Islam tradizionalista), le donne yazide hanno invece probabilmente costituito un esempio dei rischi che corrono le donne che non rispettano la legge coranica e che, in un contesto sostanzialmente sessuomane come quello dell’integralismo islamico (e dell’integralismo religioso in generale), oltre a non essere musulmane, non si piegano alla necessità (spesso un obbligo) di coprire il più possibile il loro corpo che altrimenti è inevitabilmente assunto dai musulmani come un attrattore sessuale. Le vicende hanno quindi costituito anche un deciso richiamo, un “insegnamento”, per quei musulmani più giovani che vivono in società occidentali ai quali, specialmente se irretiti nelle maglie del fanatismo combattente, sono state promesse come schiave sessuali e, se non coinvolti in reti estremiste armate, hanno comunque ricevuto il messaggio di un Islam forte, che rivendica le proprie tradizioni e che ha la forza di schiacciare donne di quel tipo, che diventano così parzialmente assimilabili a quelle occidentali (considerate di costumi fin troppo facili, immorali, non rispettose dei precetti divini, ecc.).

Un po’ come dire che solo le “vere” donne islamiche, quelle dal corpo integralmente coperto, non corrono rischi e meritano rispetto. Questa visione è confermata anche dall’opinione di varie donne musulmane che vivono in occidente, esse sostanzialmente accusano le donne occidentali di essere solo provocatrici e poco rispettose della propria dignità, secondo una visione ipocrita ma abbastanza diffusa nella cultura islamica più tradizionale. Viene in mente la chiara risposta che un rabbino, anni addietro, espresse ad un gruppo di ebrei ultraortodossi che volevano bloccare e punire una bambina che stava andando alla scuola elementare con una gonna, a loro dire, troppo corta. Il rabbino chiese se la lascivia e provocazione erano nella gonna della bambina o non piuttosto nella testa degli osservatori che si scandalizzavano guardandola e pensando al sesso. Anche di tutto ciò le ragazze e donne yazide sono state involontariamente strumento indiretto e manipolato, citate quando è stato necessario alzare il tono dello scontro o giustificare azioni repressive, dimenticate quando non più “utili” alla causa. Pochi, purtroppo, coloro che si sono occupati di loro in quanto persone ferite nella loro libertà, nella dignità e nel corpo.

Italia a Tavola e l’Università dell’Accoglienza

Lettera aperta ai Ministri Maurizio Martina e Valeria Fedeli e al Sottosegretario Dorina Bianchi

Battere il ferro finché è caldo per passare dalle parole ai fatti. Il progetto di un’Università dell’Accoglienza piace a tutto il settore, ma ora la vera sfida è non farla rimanere solo una bella idea, ma portare tutti quei nomi illustri che hanno appoggiato l’iniziativa di Italia a Tavola – sostenuta dall’hashtag #laureaccoglienza – a costituire un tavolo di lavoro. Ed è proprio per questo che il direttore di Italia a Tavola Alberto Lupini ha inviato una lettera aperta – che pubblichiamo integralmente qui sotto – al ministro alle Politiche agricole Maurizio Martina, a quello all’Istruzione Valeria Fedeli e al sottosegretario ai Beni culturali Dorina Bianchi, chiedendo loro di costituire un tavolo di confronto per dar vita all’Università, sulla scia di quanto già emerse a Firenze lo scorso 1° aprile in occasione dell’evento Premio Italia a Tavola che si è aperto con la tavola rotonda dal titolo “Enogastronomia ed accoglienza nel piano strategico del turismo”, alla quale partecipò anche la stessa Dorina Bianchi.

 

I Ministri e il Sottosegretario nei giorni scorsi hanno già espresso di fatto il loro consenso. Martina ha parlato di grande occasione: «Credo che queste scelte siano strategiche, vadano impostate e compiute. Con quattro anni di lavoro positivo sulla filiera, possiamo fare questo salto di qualità». Il Ministro Fedeli invece è già andata oltre, abbozzando qualche ipotesi: «Le lauree professionalizzanti potrebbero essere la strada giusta. Non facciamo una scelta di settore, ma inseriamo la gastronomia con altre competenze culturali». L’on. Dorina Bianchi ha di fatto risposto positivamente all’idea di sedersi ad un tavolo di lavoro aggiungendo che «parallelamente dobbiamo riformare gli istituti alberghieri che dovrebbero diventare “Liceo dell’Ospitalità”, con un biennio base e tre anni di formazione specifica da implementare con corsi di perfezionamento, lingue straniere e stage».

 

Il cuoco tristellato Massimo Bottura, il Maestro Gualtiero Marchesi, Marco Reitano (presidente dell’associazione “Noi di Sala”), Roberta Garibaldi (direttore scientifico di East Lombardy) e Desiree Nardone (direttrice di Food Genius Academy) hanno detto sì, ma anche le associazioni di categoria come Euro-Toques con il presidente Italia e International Enrico Derflingher, Ais con Antonello Maietta, Ada con il presidente Alessandro D’Andrea, Jre e il suo presidente Luca Marchini, Conpait per voce del presidente Federico Anzellotti e pure la Fondazione Marchesi col suo vicepresidente Enrico Dandolo e le imprese con le parole di Patrizia De Luise presidente di Confesercenti, Giorgio Palmucci presidente di Confindustria Alberghi e Lino Stoppani presidente di Epam.

 

E poi ancora le associazioni di categoria Fic con il presidente Rocco Pozzulo in testa, Le Soste guidata da Claudio Sadler e Ambasciatori del Gusto presieduta da Cristina Bowerman, fino ad Andrea Illy (presidente di Altagamma), Giuseppe Salvioni (ad del Consorzio Franciacorta) e Roberto Maroni (governatore della Lombardia) e agli ultimi in ordine di tempo che hanno dato la parola per il loro impegno come Matteo Lunelli di Cantine Ferrari, Riccardo Felicetti presidente dei Pastai Italiani, Ezio Indiani direttore dell’Hotel Principe di Savoia e Antonio Santini patron del ristorante tre stelle Michelin Dal Pescatore a Canneto sull’Oglio (Mn). Ma non sono i soli, perché hanno accolto con favore il progetto anche Angelo Agnelli di Pentole Agnelli, Annie Féolde dell’Enoteca Pinchiorri (3 stelle Michelin), Piero Gabrieli di Molino Quaglia, il cuoco e pasticcere Ernst Knam, il Maestro pasticcere Iginio Massari, il responsabile scientifico di Italia a Tavola e membro Euro-Toques Matteo Scibilia e Niko Sinisgalli del ristorante Tazio, membro Euro-Toques.

 

 

Di seguito il testo della lettera aperta.

 

Alla senatrice Valeria Fedeli, Ministro 
Al dottor Maurizio Martina, Ministro 
All’onorevole Dorina Bianchi, Sottosegretario

 

Oggetto: Tavolo di confronto per laurea in enogastronomia e accoglienza

 

L’iniziativa di “Italia a Tavola” di proporre al Miur l’istituzione di corsi di laurea dedicati all’enogastronomia e all’accoglienza, spaziando dal trattamento degli alimenti al ricevimento, in sala o in hotel, sta raccogliendo il pieno consenso di tutti i rappresentanti dei diversi comparti che vanno dall’agroalimentare al turismo. Consensi che vanno ad aggiungersi alla positiva disponibilità ad affrontare il tema già manifestata direttamente proprio da voi, Ministri Fedeli e Martina e sottosegretario Bianchi.

 

Dai cuochi ai produttori, dagli albergatori ai direttori di sala, c’è di fatto una unanimità di pareri favorevoli rispetto a un tema che si interseca con le materie di responsabilità dei vostri rispettivi dicasteri. Formazione, gestione efficiente dei processi e promozione, sono tutti aspetti strettamente legati ad una riforma di tutta la struttura educativa del settore (che oggi fa perno su istituti alberghieri spesso obsoleti, con un livello didattico basso e scarse risorse), di cui il gradino accademico sarebbe il nuovo e più elevato gradino, nonché il più importante per il segnale di attenzione concreta che le istituzioni possono dare a tutto il comparto.

 

Sulla base di una leadership di idee e di rappresentanza vera, prima ancora che per il primato in termini di contatti nel nostro mondo, “Italia a Tavola” è pronta a dare un ulteriore contributo perché questo dibattito, che sta aprendo prospettive e speranze in molti, possa diventare in breve tempo un progetto concreto strettamente legato alla valorizzazione di quello stile di vita italiano che ci è invidiato in tutto il mondo.

 

Consapevoli di trovarci in questo momento nella impegnativa condizione di rappresentare quello che potrebbe sfociare in un sistema di relazioni da sistema paese moderno, come “Italia a Tavola” vogliamo rappresentarvi la richiesta perché al più presto si costituisca un tavolo di lavoro convocato dal Governo, per il quale offriamo fin d’ora la piena disponibilità a fungere da contenitore delle numerose istanze che stiamo raccogliendo e da supporto fattivo alla struttura tecnica che vorrete indicarci.

 

La domanda che rappresentiamo viene da associazioni, imprese, professionisti e docenti universitari che condividono con noi il progetto di un Paese in cui il sistema agroalimentare, l’ospitalità e il turismo siano considerati per l’apporto che possono dare ad un nuovo ciclo di sviluppo virtuoso che non può che basarsi su nuovi livelli di formazione più efficienti e moderni. Si tratta di un’occasione fondamentale da cui dipende il nostro futuro.

 

Non sprechiamo l’opportunità di avere oggi tutti gli addetti ai lavori accomunati nel sostenere un progetto così entusiasmante: gli hotel di Confindustria alberghi, gli esercizi pubblici della Fipe e di Confersercenti, i cuochi e i ristoratori di Fic, Eurotoques, Le Soste, JRE, i pasticceri di Compait e Ampi, i direttori di sala e di albergo, i sommelier dell’Ais, il corpo accademico, Gualtiero Marchesi, Massimo Bottura, Niko Romito, l’associazione Altagamma e produttori come Matteo Lunelli, Riccardo Illy, Riccardo Felicetti o Baldassare Agnelli, solo per citare alcune delle associazioni e alcuni dei personaggi che condivido con “Italia a Tavola” il progetto di #laureaccoglienza. Compresi non pochi rappresentanti di istituzioni di diversa collocazione politica consapevoli che questa è una scelta che può unire ed essere utile a tutti.

 

Grato per l’attenzione, confermo la totale disponibilità per qualunque approfondimento e per contribuire sin da ora alla definizione di un tavolo di lavoro e confronto.

 

Alberto Lupini

Direttore Italia a Tavola

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