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Italiani nel Mondo

Una tragedia di Guerra ed Emigrazione— A tragedy of War and Migration

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Tempo di lettura: 8 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Una tragedia di Guerra ed Emigrazione

L’emigrazione ha sempre avuto risvolti tragici, a cominciare dallo spezzare famiglie con le lacrime e le urla al molo quando i bastimenti partivano.  Ma i due filmati sotto mostrano un’incidente particolare che molti italiani non conoscono, nemmeno dopo la commemorazione dell’80° anniversario due anni fa.

Come documentato dal giornalista Gian Antonio Stella e altre fonti, le nostre tragedie sono state molte. Da navi che affondarono per via di sbagli umani o di tempeste, a malattie in viaggio, oppure incidenti sul lavoro come Marcinelle in Belgio che ricordiamo ogni anno, e molte altre tragedie, persino linciaggi negli Stati Uniti e stermini in altri paesi.

Ma la guerra aggiunge tragedia alla tragedia e poiché a Natale dovremmo ricordare anche chi non è più con noi, vogliamo presentare ai nostri lettori in Italia e all’estero un caso particolarmente tragico perché le morti dei nostri migranti sono state dovute alla guerra, poiché coloro che avevano fatto una nuova vita nel Regno Unito si ritrovarono bollati come “nemici” del Paese, non solo i migranti stessi ma anche i loro figli che molti avrebbero considerato cittadini del loro Paese di nascita.

Non molti pensano al Regno Unito come meta della nostra emigrazione, ma quel paese lo è da ben oltre un secolo ed i nostri concittadini ci si stabilirono, anche se non pochi di loro avrebbero subito discriminazioni dovute alla loro religione, il cattolicesimo non gradito agli alti livelli del potere che da secoli sono protestanti. Ma mai avrebbero pensato che la guerra avrebbe avuto effetti sulla loro vita.

All’inizio il Governo Mussolini era visto bene da altri paesi, incluso il Regno Unito. Ma con il passare degli anni i rapporti peggiorarono, al punto che il 20 giugno 1940 Mussolini decise di entrare in guerra. Per i maschi italiani nel Regno Unito, come in molti altri paesi, questo voleva dire essere internati per il periodo della guerra.

Questa fu un’umiliazione per gli italiani che pensavano d’essere ben visti dai loro vicini di casa. Tale fu l’effetto che in paesi come il Regno Unito, gli Stati Uniti, l’Australia, il Brasile e molti altri, gli italiani ancora ricordano con tristezza e anche rabbia il trattamento riservato ai loro nonni, padri, zii, fratelli e cugini dalle autorità locali.

E nel caso di 446 di loro nel Regno Unito l’internamento portò ad una morte atroce su una nave come vedremo nei due filmati sotto, uno in italiano e l’altro in inglese.

Quando l’Italia entrò in guerra il Regno Unito era sotto minaccia costante di invasione da parte dei tedeschi finora vittoriosi ovunque. Avere italiani e tedeschi internati, come anche prigionieri di guerra che fino a quel punto erano solo tedeschi, poteva essere visto come una minaccia per il paese, anche se, nel caso degli italiani, era solo teoria visti i dettagli degli italiani rastrellati dalle autorità britanniche.

A causa di questa minaccia fantomatica il Governo britannico decise di inviare internati italiani e tedeschi in Canada.

Così l’ex nave di crociera Arandora Star partì da Liverpool il 1 luglio 1940 con una carica umana composta di 1,678 persone (400 guardie militari) su una nave disegnata per 500 persone. Di queste persone 734 erano italiani, principalmente dalla Scozia ed il Galles.

Tragicamente la nave non era segnata con una croce rossa o alcun segnale per indicare che non trasportava armi. Peggio ancora, in un’epoca in cui le navi di solito viaggiavano in gruppo con una scorta di navi da guerra, la Arandora Star viaggiava da sola.

Per Günter Prien, il comandante del sommergibile tedesco U-47, il bersaglio era troppo ghiotto per non approfittarne ed il colpo era facile. Il capitano era uno dei marinai più decorati della marina militare tedesca, il primo a ricevere il Ritterkreuz des Eisernen Kreuzes mit Eichenlaub (Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con foglie di quercia), l’onorificenza più alta del sistema tedesco. Fu probabilmente la vittima più facile di Prien che sparì poi sotto le acque il 7 marzo 1941 dopo aver affondato 33 navi.

Basta poco a capire l’effetto dell’attacco su una nave indifesa e stracolma di esseri umani, quindi non entriamo nei dettagli orrendi ma lasciamo parlare le cifre.

Le vittime furono 95 guardie britanniche militari, 146 tedeschi/austriaci tra internati e prigionieri di guerra e 446 internati italiani.

I corpi di solo 13 vittime italiane furono trovati sulla costa nord occidentale irlandese e su alcune altre isole scozzesi dove sono sotterrati, alcuni identificati e altri no, e ogni anno le locali comunità italiane lasciano fiori sulle loro tombe.

La tragedia è ricordata nel Regno Unito con monumenti e lapidi, come quello nella Chiesa Italiana di San Pietro a Londra (la foto del titolo) ed in altre comunità italiane nel paese. Il 16 maggio 2011 nella Cattedrale di Glasgow l’Arcivescovo Mario Conti ed il Primo Ministro Scozzese Alex Salmond hanno inaugurato un giardino commemorativo dedicato alle vittime della Arandora Star. Alla cerimonia erano presenti anche i sindaci di Barga e Pistoia in Toscana e Picinisco e Filignano nel Lazio, i luoghi d’origine di molte delle vittime.

Malgrado il fatto che per la maggiore parte degli italiani questa tragedia sia sconosciuta, ci sono monumenti e altri ricordi di quelle vittime non solo nei paesi nominati sopra, ma anche a Bargi(RE), Lucca, Borgo Val di Taro(PR) e Bratto(BG) per nominarne alcune.

Quel che colpisce di questo elenco di paesi è un fatto che smentisce il luogo comune che i nostri emigrati fossero principalmente meridionali. Ci vuole poco per fare una ricerca per vedere che non esiste regione d’Italia che non avesse una Storia lunga di emigrazione, tutte con tragedie da ricordare.

Ci sono molte cose che possiamo dire di questo episodio, ma il fatto più eclatante della Arandora Star è che ci sono pochi casi dove è così chiaro che i nostri concittadini morirono proprio perché italiani, e dobbiamo ricordare sempre che in molte zone del mondo i nostri nomi, le nostre origini, persino i nostri accenti erano già abbastanza per attirare i pregiudizi, le discriminazioni e non raramente violenza, da parte dei locali.

E anche questo deve essere documentato perché troppi in Italia non hanno mai capito questa realtà della nostra emigrazione.

 

di emigrazione e di matrimoni

A tragedy of War and Migration

by Gianni Pezzano

 

Migration has always has tragic results, starting with dividing families and the tears and screams at the wharf when the ships left. But the two videos below show us a specific incident that many Italians do not know, even after the commemoration of the 80th anniversary two years ago.

As documented by the journalist Gian Antonio Stella and other sources, our tragedies were many. From ships that sank due to human error or storms, sicknesses en route, or accidents at work, as we remember with Marcinelle in Belgium every year, and many other tragedies, even lynchings in the United States and massacres in other countries.

But war adds tragedy to tragedy and since at Christmas we should also remember those who are no longer with us we want to present to our readers in Italy and overseas a particularly tragic case because the deaths were due to war, of our migrants who had made a new life in the United Kingdom and found themselves branded as “enemies” of the country, not only the migrants themselves but also their children who many would have considered citizens of their country of birth.

Not many think of the United Kingdom as a destination of our migration but that country has been so for much more than a century and our fellow citizens have settled there, even if not a few of them would have suffered discrimination due to their religion, the Catholicism that was not welcome by the upper levels of power that have been Protestant for centuries. But they never would have thought that war would have affected their lives. 

In the beginning the Mussolini government was well received by other countries, including the United Kingdom. But over the years relations deteriorated to the point that on June 20, 1940 Mussolini decided to enter the war. For the Italian males in the United Kingdom, as in many countries, this meant being interned for the period of the war.

This was a humiliation for the Italians who thought they were well regarded by their neighbours. Such was the effect that today in countries such as the United Kingdom, United States, Australia, Brazil and many others Italians in those countries still remember with sadness and also anger the treatment reserved for their grandparents, fathers, uncles, brothers and cousins by the local authorities.

In the case of 446 of them in the United Kingdom the internment led to a horrible death on a ship as we will see in the two videos below, one in Italian and one in English.

 

When Italy entered the war the United Kingdom was under constant threat of invasion from the hitherto victorious Germans. Italians and Germans in internment, as well as prisoners of war, who until then had been only Germans, could have been seen as a threat for the country, even if, in the case of the Italians this was purely theoretical considering the details of the Italians rounded up by the British authorities.

Because of this imaginary threat the British Government decided to send Italian and German internees to Canada.

So the former cruise ship Arandora Star left Liverpool on July 1, 1940 with a human cargo composed of 1,678 people (400 military guards) on a ship designed for 500 people. Of these people 734 were Italian, mainly from Scotland and Wales.

Tragically the ship was not marked with a Red Cross or any sign to indicate it was not carrying weapons. Worse still, at a time when ships usually travelled in a convoy with an escort of warships, the Arandora Star travelled on its own.

For Günter Prien, the captain of the German U-boat U-47, the target was too juicy an opportunity not to be grasped and the strike was easy. The captain was one of the German Navy’s most decorated sailors, the first to receive the Ritterkreuz des Eisernen Kreuzes mit Eichenlaub (Knight’s Cross of the iron Cross with Oak leaves), the highest decoration of the German system. She was probably the easiest victim for Prien who would then disappear under the waters on March 7, 1941 after having sunk 33 ships.

 

 

It takes very little to understand the effect of the attack on an undefended ship that was packed with human beings, so we will not go into the horrendous details but let the numbers speak.

The victims were 95 British guards, 146 Germans/Austrians between internees and prisoners of war and 446 Italian internees.

The bodies of only 13 Italian victims were found, on the north west coast of Ireland and on some isolated Scottish islands where they were buried, some identified and others not and every year the local Italian communities place flowers on their graves.

The tragedy is remembered in the United Kingdom by monuments and plaques, such as the one in the Italian Church of Saint Peter’s in London (photo at the head of the article) and in other Italian communities in the country.  On May 16, 2011 at Glasgow Cathedral Arch Bishop Mario Conti and Scotland’s First Minister Alex Salmond inaugurated a memorial garden dedicated to the victims of the Arandora Star. Also present at the ceremony were the Mayors of Barga and Pistoia in Tuscany and Picinisco and Filignano in the Lazio region, the places of origin of many of the victims. 

Despite the fact this tragedy is unknown to most Italians, there are monuments and other reminders of those victims not only in the towns mentioned above but also in Bargi(RE), Lucca, Borgo Val di Taro(PR) and Bratto(BG) to name a few.

What is striking about this list is a fact that it disproves the cliché that our migrants were mainly southerners. It takes little research to see that there is no region of Italy that did not have a long history of Migration, all with tragedies to remember.

There are many things we can say about this episode but the most striking fact of the Arandora Star is that there are few cases where it is so clear that our fellow citizens died precisely because they were Italian and we must always remember that in many areas around the world our names, our origins, even our accents were enough on their own to attract prejudice, discrimination and not infrequently violence on the part of the locals.

And this too must be documented because too many people in Italy have never understood this reality of our migration.

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