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Italiani nel Mondo

I volti ufficiali d’Italia— The official faces of Italy

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Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

I volti ufficiali d’Italia

Sabato scorso ho fatto una chiacchierata con un amico in un altro continente. Volevo parlargli di una vicenda particolare e nel corso della conversazione mi ha parlato del console d’Italia nel luogo che, per ovvi motivi, non nominerò in questo articolo. Quel che mi ha detto, purtroppo, non mi ha sorpreso, e le informazioni mi hanno dato molto su cui pensare.

Secondo quel che mi ha detto c’è un pessimo rapporto tra il console d’Italia nella città e la comunità italiana di quel luogo, e non solo per i tagli ai servizi alla comunità che già di per sé erano dannosi. Peggio ancora, il console non nasconde il suo disprezzo verso gli italiani locali per cui molti dei giovani hanno perso interesse nelle attività che dovremmo incoraggiare il più possibile.

Anche se il loro ruolo rende difficile farlo, mi auguro che il Comites faccia sapere al Console il proprio parere su queste circostanze e, se necessario, che lo segnali alle autorità competenti in Italia.

Non sono stato affatto sorpreso da queste informazioni perché ho avuto esperienze personali con consoli ad Adelaide in Australia, sia nel bene, anzi nell’eccellenza, che nel male. Infatti, le parole del mio amico mi hanno fatto ricordare i miei primi passi nella comunità che hanno portato prima ai miei articoli e poi a questa rubrica “Italiani nel mondo”. E nominerò l’eccellenza che ho conosciuto perché bisogna riconoscere chi fa il proprio lavoro in modo che si riflette bene sul nostro paese d’origine.

Nel 1979 sono diventato membro dell’allora sottocomitato dalla Cultura del CIC, il Comitato italiano di Coordinamento di Adelaide. Uno dei componenti del sottocomitato era proprio il console dell’epoca che aveva svolto un ruolo determinante nella nascita dell’Ente.

Rubens Anna Fedele non ha mai dimostrato alcun segno negativo verso l’italiano ancora rudimentale del ventiduenne appena entrato nel sottocomitato. Infatti, lui mi ha incoraggiato in ogni modo possibile ed è stato ancora lui che mi ha detto di essere un cittadino italiano. Ricordo benissimo il giorno al consolato quando ho ricevuto il mio primo passaporto italiano che per me era il segno tangibile di quel che già sentivo, d’essere figlio di due mondi, del mio paese di nascita ed il paese dei miei genitori.

Fedele ha avuto poi una carriera diplomatica eccellente, diventando poi ambasciatore, svolgendo ruoli importanti anche in zone delicate del mondo sensibilissime a livello diplomatico, compresi il Pakistan ed il Sudan. So che è ora in pensione e benché non l’ho più incontrato mi farebbe molto piacere poterlo rivedere per ringraziarlo per la sua gentilezza e comprensione nell’introdurmi in un mondo che non ho mai lasciato e che ora cerco di promuovere il più possibile con le mie scritture e attività.

Però, sin dal suo successore, ho capito che non tutti i consoli erano e sono uguali. Con il suo arrivo il rapporto stretto tra consolato e le comunità italiana, e non solo il CIC, è sparito quasi immediatamente. Inoltre, c’erano anche addetti nuovi al consolato che non svolgevano il loro lavoro bene. Ho visto uno di loro che regolarmente leggeva i giornali alla scrivania mentre i nostri concittadini aspettavano i servizi consolari e lo faceva con la porta aperta dove tutti nella zona d’attesa potevano vederlo.

Nei decenni da allora si sono succeduti consoli buoni e cattivi, chi è ricordato bene e chi con disprezzo dai locali. Ed il disprezzo, purtroppo, potrebbe condizionare il modo con cui i locali ricevono il nuovo console in carica.

E tutto questo vale anche per le onorificenze che dovrebbero premiare chi lavora bene per il bene della comunità, per rapporti tra l’Italia ed il paese di residenza, ed invece non raramente le onorificenze sono state assegnate in scambio di favori, in un caso al proprietario di un locale che regalava rinfreschi al consolato in varie occasioni (scaricabili poi sulle tasse poi come “spese promozionali”…) e non persone che hanno lavorato per decenni per la comunità che rimangono senza riconoscimento ufficiale…

Nello scrivere queste critiche non intendo dire che tutta la colpa sia da una parte. È altrettanto vero che ho visto locali trattare male gli addetti consolari, compresi i contrattisti locali, come anche il Console stesso. Spesso questo avviene per ignoranza, ma in alcuni casi, l’interlocutore lo faceva per motivi politici e a volte anche per via di rapporti con gruppi politici in Italia. E tutto questo è altrettanto sbagliato.

Inoltre, esiste anche una frase che tutti negli uffici pubblici sentono regolarmente, “mi hanno detto che…” per cui un assistito si presenta al consolato con pretese inesistenti perché un amico, vicino di casa, cognato, ecc., gli ha dato una notizia senza nulla di realistico. E questo avviene anche negli uffici dei patronati all’estero.

Ma questo comportamento non giustifica il comportamento negativo da parte di persone che in fondo rappresentano il nostro paese all’estero.

Chi svolge ruoli di rappresentanza deve sempre comportarsi nella maniera adatta alle sue mansioni e questo si applica in modo particolare ai membri del Corpo Diplomatico che sono il volto ufficiale del nostro paese nel mondo, non solo per altri governi, ma anche per le comunità italiane all’estero.

Senza dimenticare che ogni individuo, compresi i nostri concittadini all’estero, ha il diritto di essere trattato in modo giusto ed equilibrato e non secondo i pregiudizi e/o disprezzo dell’individuo seduto nella sedia del console.

Vogliamo avvicinare le comunità italiane nel mondo il più possibile al loro paese d’origine e questi comportamenti non fanno affatto bene, anzi fanno male e non solo a livello etico e di decenza.

Avvicinare le comunità italiane estere all’Italia ha il potenziale vero di avere affetti positivi nei rapporti tra paesi, partendo dagli effetti turistici e commerciali.

Incoraggiare i figli/discendenti di emigrati a voler scoprire le proprie origini e voler sapere di più del loro Patrimonio Culturale personale, vuol dir nel corso del tempo vendere più prodotti italiani all’estero, compresi libri, dischi, film, ecc., e ogni altro tipo di prodotto italiano dal cibo alla grande ingegneria.

Ma nel trattare male/disprezzare i nostri parenti e amici all’estero i consoli incoscienti mettono a rischio questi rapporti futuri, a danno di tutti, partendo proprio dall’Italia che loro rappresentano…

Scrivo questo articolo con tristezza, ma durante il discorso dell’altro giorno mi sono reso conto che bisogna dire certe cose perché non possiamo permettere a persone, non importa il livello del loro incarico, di mettere a rischio sia l’onore/reputazione del nostro paese all’estero, sia la dignità degli italiani all’estero.

The official faces of Italy

Last Saturday I had a chat with a friend in another continent. I wanted to talk to him about a particular matter and during the conversation he told me about Italy’s Consul in the city that, for obvious reasons, I will not mention in this article. Unfortunately, what he told me did not surprise me and the information gave me a lot to think about.

According to what he told me there is a very bad relationship between the Consul for Italy in the city and the local Italian community and not only due to the cuts in services to the community that are harmful on their own. Worse still, the consul does not his hide his contempt for the local Italians due to which many young people have lost interest in the activities that we should encourage as much as possible.

Even if their role would make it difficult to do so, I hope that the Comites lets the consul know its opinion about these circumstances and, if need be, to notify the competent authorities in Italy.

I was not at all surprised by this information because I have had personal experiences with consuls in Adelaide, Australia, both good, indeed excellent, and bad. In fact my friend’s words reminded me of my first steps in the community that led to my articles and then to this “Italiani nel mondo” column. I will name the excellent consul that I knew because those who do their jobs in a way that reflects well on their country of origin must be recognized.

In 1979 I became a member of the Cultural subcommittee of the CIC, the Coordinating Italian Committee, of Adelaide. One of the members of the subcommittee was the consul of the time who had played a decisive role in the creation of the organization.

Rubens Anna Fedele never showed any negative sign towards the still rudimentary Italian of the twenty two year old that had just joined the committee. In fact, he encouraged me in every way possible and he was the one who told me I am an Italian citizen. I remember very well the day at the consulate when I received my first Italian passport that for me was the tangible sign of what I already felt, that I am the son of two worlds, of my country of birth and my parent’s country.

Fedele then had an excellent diplomatic career becoming an ambassador, playing important roles even in sensitive areas of the world at a diplomatic level, including Pakistan and Sudan. I know that he is now retired and although I have not seen him since then it would please me to see him once more to thank him for his kindness and understanding in introducing me to a world that I never left and that I now trying to promote as much as possible with my writing and activities.

However, starting with his successor, I understood not all consuls were and are the same. With his arrival the close rapport between the consul and the Italian community, and not only CIC, disappeared almost immediately. Furthermore, there were also new employees at the consulate who did not carry out their work well. I saw one of them who regularly read the newspapers at his desk while our fellow citizens waited for the consulate’s services and he did this with the door open where everyone in the waiting room could see him.

 

In the decades since then good and bad consuls succeeded each other. There are those who are remembered well and those who are remembered scornfully by the locals. And unfortunately the scorn could condition the way with which the locals receive the new consul.

And all this also applies to the honours that should reward those who work well for the good of the community, for relations between Italy and the country of residence and instead, not infrequently the honours have been given in exchange for favours, in one case to the owner of a restaurant who had given refreshments to the consulate on various occasions (that should be exempted from taxation as “promotional expenses”…) and people who have worked for decades for the community remain without official recognition…

In writing this criticism I do not intend saying that all the blame is all on one side. It is just as true that I have seen locals treat consular staff badly, including the local contract workers, as well as the consul himself. Often this happens out of ignorance, but in some cases the interlocutor did so for political reasons and at times due to relations with political groups in Italy. And all of this is just as wrong.

In addition, there is also a phrase that all the public offices hear regularly, “Someone told me the…”, for which the person presents himself or herself to the consulate with non-existent claims because a friend, neighbour, brother/sister in law, etc had said something with no basis in fact. And this also happens on the offices of the “Partonati” (Trades Union welfare offices) overseas.

But this behaviour does not justify the negative behaviour on the part of people who basically represent our country overseas.

Those who carry out roles of representation must always behave in a manner suited to their duties and this applies particularly to members of the Diplomatic Corps who are the official face of our country in the world, not only to other governments but also to the Italian communities overseas.

Without forgetting that every individual, including our fellow citizens overseas, has the right to be treated in a proper and balanced way and not according to the prejudices and/or contempt of the individual sitting in the consul’s chair.

We want to bring the Italians communities around the world as close as possible to their country of origin and this behaviour does no good at all, indeed they are bad and not only on an ethical and decency level.

Bringing the Italian communities overseas closer to Italy has the real potential to have positive effects in relations between countries, starting with the effects on tourist and commerce.

Encouraging the children/descendents of migrants to discover their origins and to want to learn more about their personal Cultural Heritage means over time selling more Italian products overseas, including books, music, films, etc and every other type of product from food to large scale engineering.

But in treating our relatives and friends overseas badly or scornfully the thoughtless consuls put at risk these future relations, to everyone’s detriment, starting precisely with Italy that they represent…

I write this article with sadness but during the discussion the other day I realized that certain things must be said because we cannot allow people, no matter the level of their role, to put at risk both the honour/reputation of our country overseas and the dignity of Italians oversea.

 

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