Il museo universale. Del sogno di Napoleone e Canova .

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Una magnifica raccolta di opere da ammirare, sino al 12 marzo 2017, di pregiate e famose opere d’arte esposte nelle Scuderie del Quirinale di Roma, con capolavori di diversi artisti come Reni, Raffaello, Tiziano, Tintoretto e Canova.

Di Rosalba Falzone

La mostra, organizzata da Ales con il contributo dell’Azienda Speciale Palaexpo, a cura di Valter Curzi, Carolina Brook e Claudio Parisi Presicce, ricorre nell’anniversario, che risale al 1816, del rientro in Italia delle opere d’arte requisite allo Stato Pontificio durante le campagne napoleoniche, anche se, purtroppo, ancora tante opere d’arte, che si trovavano nel bel paese, fanno parte della collezione museale del Louvre di Parigi.

Una delle più belle opere esposte è del pittore del ‘600 Guido Reni, con la sua grande tela (268X170) dal titolo “La strage degli innocenti”. L’opera si “legge” nella sua verticalità dal basso verso l’alto e nel suo senso di movimento circolatorio ed ondulatorio, che si espande in tutte le direzioni come se fuoriuscisse dai lati della tela, facendo immaginare che altre madri con i loro pargoli tentassero di fuggire dai colpi di pugnale. Le figure rappresentate hanno posizioni gestite nello spazio come in una scena teatrale, con uno sfondo, quasi scenografico, con architetture di ispirazione classica che danno volume e profondità, grazie all’uso della prospettiva centrale.

Le figure sono dipinte con una anatomia ben curata e con le giuste proporzioni, inoltre, appaiono statuarie ed in posa, come una sorta di “movimento statico”. Colpisce molto l’espressione dei volti dei personaggi rappresentati, il terrore insieme al dolore delle madri disperate e la crudeltà insieme alla cattiveria degli assassini, che pugnalano a morte gli infanti, ma non lasciano tracce di sangue, il rosso sangue viene fatto intuire per mezzo dei toni rossastri delle vesti di alcune madri.

Guardando intensamente il dipinto di possono immaginare le urla di dolore dei bambini e le grida ed i pianti di disperazione delle madri. Contribuisce a rendere più drammatica la scena il tono scuro, di ispirazione caravaggesca, così anche la luce che illumina le figure sul cielo che rischiara verso l’alto, dove degli angeli, di ispirazione rinascimentale, tra le nuvole, sono in attesa di accogliere le anime dei piccoli innocenti bambini, che giacciono inermi sulla terra.

Canova ad Aosta: una speciale visita guidata dalla storica dell’arte Daria Jorioz

Aosta, Centro Saint-Bénin Mercoledì 23 settembre 2015, ore 17.00

canovalancioAosta, 23 settembre, 2015- L’Assessorato dell’istruzione e cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta informa che, nell’ambito della manifestazione Plaisirs de Culture en Vallée d’Aoste, il Centro Saint-Bénin di Aosta ospita, mercoledì 23 settembre 2015, con inizio alle ore 17.00, una visita guidata alla mostra, dal titolo Antonio Canova e la permanenza del classico. La visita, condotta dalla storica dell’arte Daria Jorioz, intende offrire alcune suggestioni sulla scultura canoviana e sul neoclassicismo, partendo dalle opere in mostra. Dalla Danzatrice con le mani sui fianchi, al gruppo scultoreo per il monumento a Maria Cristina d’Austria, dal busto in marmo di Ettore alle tempere e ai dipinti autografi, un viaggio alla riscoperta di un grande artista italiano, che ha fatto rivivere la bellezza della statuaria antica partendo dal recupero della grande cultura classica e ci ha lasciato capolavori indiscussi quali Amore e Psiche del Museo del Louvre e le celebri Grazie dell’Hermitage di San Pietroburgo. Il biglietto d’ingresso ridotto alla mostra, del costo di 4 euro, comprende la visita guidata. L’ingresso per i minori di 18 anni è gratuito. Restano inoltre attive le altre riduzioni. Per prenotazioni telefoniche, chiamare lo 0165.274401. Il programma dettagliato delle iniziative di Plaisirs de Culture en Vallée d’Aoste è disponibile sul sito internet www.regione.vda.it.

L’arte violata di Antonio Canova in anteprima a Treviso

A promuovere la mostra ed il progetto sono la Provincia di Treviso, la Fondazione Canova con il contributo dell’ Assessorato alla Cultura della Regione del Veneto

CANOVAINVTreviso, 20 Luglio- A mancare è la più emblematica delle immagini possibili: quella di un nugolo di soldati francesi che giocano a calcio con un pallone unico al mondo: la testa di Paolina Bonaparte scolpita dal Canova. Scena della singolare disputa: il giardino della Casa-Gipsoteca dello scultore, a Possagno, ai piedi del Grappa, teatro di quella che passerà alla storia come la Grande Guerra. Stefano Serafin si limitò a osservare, con orrore, quell’affronto al “suo” grande Canova, senza avere il coraggio, e forse neanche il tempo, di consegnarne per sempre la memoria ad una delle sue lastre fotografiche. Serafin di orrori ne aveva già fotografati diversi, ma anche di azioni di salvataggio. E da quelle lastre, conservate come cimeli di famiglia, aveva tratto positivi che ancora oggi, un secolo dopo, colpiscono per qualità e potenza.
Riuniti in un piccolo album con copertina ricamata dalle donne di casa, come era d’uso per le memorie di famiglia, quell’album è oggi patrimonio dell’istituzione canoviana mentre le lastre originali sono conservate al FAST Foto Archivio Storico Trevigiano, insieme ad altre immagini sul tema, non meno importanti, di mano di Siro Serafin. Per la prima volta, quegli originali saranno esposti, tutti insieme, proprio nel luogo dove furono “scattati”, ovvero alla Gipsoteca Museo del Canova a Possagno, nell’ambito di “Antonio Canova. l’arte mutilata nella grande guerra”, progetto espositivo a cura di Alberto Prandi e Mario Guderzo. A promuovere la mostra ed il progetto sono la Provincia di Treviso (cui appartiene il FAST), la Fondazione Canova, con il determinante contribuito dell’Assessorato alla Cultura della Regione del Veneto che ha scelto questo progetto tra quelli prioritari nel proprio programma di attività ed iniziative per i Cent’anni della Grande Guerra. Al progetto partecipano anche il Consorzio di Promozione Turistica Marca Treviso e la Fondazione Stepan Zavrel di Sarmede.Tale è la forza rievocativa di quelle piccole istantanee che alcune di esse sono diventate icona dei danni che le guerre arrecano, in ogni tempo, al patrimonio artistico. Gli squarci sul busto di Napoleone o Paolina decapitata hanno la forza che, nelle guerre di oggi, posseggono le immagini dei saccheggi e delle distruzioni di Hatra o di Nimrud, in Irak, o dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan. Molti dei Canova violati, meglio martirizzati, dal cannoneggiamento del 1917, “fermati” dalle immagini di Stefano e Siro Serafin, non sono mai più stati esposti. In questo secolo, diverse opere sono state restaurate, molte altre, le più dilaniate, sono rimaste protette nei depositi. Da cui usciranno per la prima volta proprio in occasione di questa mostra, riunite in un’ampia sezione, come reliquie di una sfregiata bellezza. Per una di queste opere violate, la magnifica effigie di Ebe coppiera degli dei, è prevista anche la restituzione. A Possagno sono conservati sia il modello originale di Ebe, una delle opere più celebri e ammirate del Canova, sia quanto rimane della replica in gesso voluta dall’artista di quella che fu la prima versione della scultura. Le Ebe in marmo sono due una è a Berlino alla Nationalgalerie, l’altra a Forlì Nei Musei di San. Sia il modello originale che il gesso sono stati pesantemente dilaniati dal bombardamento del ’17. Per una di queste opere violate, la magnifica effige di Ebe, la coppiera degli dei, è prevista un’azione didattica che presenterà il gesso danneggiato accostato ad una ricostruzione realizzata con le nuove tecnologie e che permetterà di percepire come sia, oggi, possibile presentare alla Storia una ricostruzione. Canova realizzò due sculture di Ebe, una è a Berlino, Nationalgalerie, l’altra è a Forlì, al Museo di San Domenico, Istituzione che ha autorizzato l’utilizzo dei dati matematici per la produzione in stampa a 3D delle parti mancanti al gesso di Possagno e di tutti i frammenti. (Tra l’altro va ricordato che nel tour della mostra sarà Forlì la sede finale). Il procedimento è già stato positivamente sperimentato per le integrazioni su Paolina Bonaparte, per la Danzatrice con i cembali, Il Principe Lubomirskie Le Grazie. Antonio Canova. L’arte mutilata nella Grande Guerra offrirà quindi l’intero corpus di immagini di Stefano e Siro Serafin, a documentare lo scempio di cui sono tutt’ora testimonianza tragica le opere dilaniate del Canova, opere che escono per la prima vota dai depositi. Una di esse, la magnifica Ebe, ritroverà dopo un secolo la dignità perduta. Inoltre, a cent’anni dal rilevamento fotografico realizzato dai Serafin lo sguardo di due fotografi ritorna oggi sulle opere ferite di Canova. Guido Guidi e Gian Luca Eulisse rileggono i gessi canoviani mutilati e frammentati dalle granate e ci propongono una serie di immagini che tornano a far parlare i corpi, che pur se corpi rappresentati, così offesi e menomati, ancora oggi non sanno tacere, testimoni senza tempo della più tragica e ingiustificabile delle esperienze umane, la guerra. Nelle nuove immagini fotografiche sia che i gessi canoviani siano racchiusi nell’immobile universo miniaturizzato di Guido Guidi, sia che lievitino immateriali nelle impalpabili atmosfere luminose di Gian Luca Eulisse, rimangono icona insuperata della tragica violazione dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sull’arte.» Ma il progetto, grazie alla collaborazione della Fondazione Stepan Zavrel, offrirà anche un ulteriore elemento di interesse: un originale “modulo didattico”. Nascerà infatti un nuovo libro dedicato ad Antonio Canova, alle opere della Gipsoteca Canoviana di Possagno e dei Musei Civici di Bassano, illustrato da Gabriel Pacheco,il famoso illustratore messicano, distribuita nelle librerie a livello nazionale e presso strutture museali. Il progetto guarda positivamente e attivamente al futuro rivolgendosi anche ai più piccoli per giocare con l’arte, per conoscerla, per amarla e dunque tutelarla, sempre”A offrire un percorso – come sottolinea Monica Monachesi, direttore artistico della Fondazione Zavrel – senza carnefici da stigmatizzare, un percorso per riflettere, ricordare e soprattutto per amare e non distruggere mai più”. E’ stato inoltre ritrovato il diario di Elisa Fagnolo Zanardo, all’epoca quattordicenne, scritto durante il conflitto, nella sinistra Piave, là dove la guerra era più cruenta. La bambina consegnò al diario il dolore, la disperazione, il desiderio di riscatto. Le parole di Elisa hanno ispirato i 5 reading che Cinzia Zanardo, nipote di Elisa, proporrà in Gipsoteca nei mesi di apertura della mostra.

 

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