Occupazione, Cavallari, capogruppo ItaliaViva regione Lazio:Ministro Dadone salvi 800 idonei e Campidoglio da figuraccia

A rischio 800 giovani disoccupati e idonei in esito concorsone: “questi ragazzi opererebbero in ambiti determinanti come la cultura, il turismo, l’informazione e l’urbanistica, necessari al rilancio di una strategia nuova sulla città”

“Scadranno il prossimo 30 settembre le graduatorie del concorsone di Roma Capitale. La ministra della Funzione pubblica, Fabiana Dadone, si appresti a prorogarne la scadenza per parare l’ennesima figuraccia della Giunta Raggi che ha assicurato lo scorrimento delle graduatorie e l’assunzione fino all’ultimo idoneo. Eppure, ad oggi, ne restano circa 800 ancora nel limbo, tra cui 119 appartenenti alle categorie protette, 415 istruttori dei servizi culturali, turistici e sportivi, 31 architetti, 76 funzionari di biblioteche, 112 funzionari della comunicazione, che tra due settimane perderanno definitivamente una grande opportunità lavorativa per la quale hanno studiato e atteso, invano, l’assunzione promessa da questa Giunta comunale”.
Così il capogruppo consigliere regionale, Enrico Cavallari (Italia Viva) intervenuto questo pomeriggio su NSL radio tv.
“Ancora una volta emerge la mancanza di visione in ambiti strategici: questi ragazzi opererebbero in ambiti determinanti come la cultura, il turismo, l’informazione e l’urbanistica, necessari al rilancio di una strategia nuova sulla città, aggiunge Cavallari -. Tutto ciò in nome della più becera forma di amministrazione, che il M5S ha imparato in fretta, sacrificando diritti e illudendo tante famiglie, lanciando poi un concorso spot a pochi mesi delle elezioni e raccontando la favola di finirlo prima del voto di maggio.
La ministra Dadone corra in soccorso della Giunta Raggi, proroghi le graduatorie per il bene della città e per scongiurare una grave ingiustizia sociale”.

Italia-USA: ricevuto dal Vicepresidente Armao il pittore siciliano che ha donato un’opera agli italoamericani

Il Critico d’Arte Paolo Battaglia la Terra Borgese, socio onorario dell’Order Sons and Daughters of Italy in America ha reso possibile la donazione di un ritratto raffigurante il fondatore della più antica e consolidata organizzazione a supporto degli italoamericani. Il Critico d’Arte è stato ricevuto dal Vicepresidente della Regione Siciliana per presentare l’opera, prima della definitiva spedizione negli USA.

Il Vicepresidente ed Assessore all’Economia della Regione Siciliana Gaetano Armao ha ricevuto oggi il pittore palermitano Sergio Potenzano insieme al Critico d’Arte Paolo Battaglia La Terra Borgese ed il rappresentante per la Sicilia della Camera di Commercio Americana in Italia (Amcham) Pietro Viola.

Nel corso dell’incontro, il Critico d’Arte Battaglia La Terra Borgese ha presentato l’opera eseguita dal pittore siciliano Potenzano, raffigurante il fondatore dell’Order Sons and Daughters of Italy Vincenzo Sellaro, prima della definitiva spedizione negli Stati Uniti dove sarà esposta permanentemente presso la sede di questa organizzazzione a Washington DC.

Sellaro, medico siciliano nativo di Polizzi Generosa, emigrò negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso dove fu fondatore del primo Ospedale italiano in America e successivamente si prodigò nel riunire le molteplici Società di Mutuo Soccorso per gli italiani in America in un’unica grande organizzazione che chiamò Ordine dei Figli d’Italia in America, oggi la più antica e consolidata organizzazione a supporto dei cittadini americani di discendenza italiana.

L’opera di Potenzano, una tela di 100×90 cm eseguita in acrilico, è stata donata, grazie all’interessamento del Battaglia La Terra Borgese, che ne ha inoltre firmato la critica, alla Sede Nazionale di Washington di questa organizzazione in segno di profonda amicizia e riconoscenza da parte della Madreterra ai nostri connazionali che hanno con sacrificio abbandonato l’Italia, contribuendo alla crescita di una grande Nazione amica, gli Stati Uniti d’America.

“E’ per me una grande gioia aver contribuito – ha dichiarato il Critico d’Arte Paolo Battaglia La Terra Borgese – a rendere possibile questo gesto d’amicizia tra la comunità italoamericana e la Madreterra. Il fondatore dell’OSDIA, Sellaro, è ricordato a New York con una statua posizionata nel quartiere dove visse ed operò, mi sembrava doveroso far giungere anche dalla sua terra, la Sicilia, un corrispondente tributo ad una figura così importante nella storia dei nostri connazionali al di là dell’Atlantico”.

Un Piano nazionale per l’Occupazione Femminile per chiedere un impegno concreto al Governo

Intervista ad Isa Maggi, coordinatrice nazionale degli Stati Generali delle Donne

di Marta Ajò

Nella storia dell’umanità e in varie parti del pianeta, le pandemie hanno minacciato la crescita e lo sviluppo delle collettività per le conseguenze che hanno generato, l’alta mortalità della popolazione e le ripercussioni socio-economiche che ne sono derivate.
Nella presunzione di avere sconfitto questi fenomeni con la scienza e la medicina, in questo squarcio di millennio ci siamo ritrovati invece a fare i conti con un virus sconosciuto per il quale non si è ancora conclusa la ricerca per sconfiggerlo. La pandemia derivata dal Covid 19, pur impattando con un mondo altamente evoluto, sta influenzando e probabilmente cambiando il corso della nostra storia.
Pur considerando la malattia come una parte integrante della nostra stessa vita, l’imprevisto è sfuggito all’immaginabile globale e ci troviamo a fare i conti con una fragilità che avevamo dimenticato appartenerci. Scoperchiato il tetto fragile dell’economia, delle relazioni sociali, dell’organizzazione umana, sono esplose tutte le contraddizioni in cui eravamo abituati da tempo a navigare.
Per farvi fronte, si è messa in moto una chiamata alla responsabilità collettiva scattata in ogni individuo, ogni fascia sociale, ogni sistema politico nella necessità di aderire ad un progetto di ripresa-cambiamento che non preveda solo piccoli interventi assistenziali e temporanei.
Dopo la prima drammatica fase si è aperta una fase transitoria in cui è necessario combattere-convivere con i rischi connessi e contemporaneamente costruire nuove basi per il futuro. Cogliendo le possibilità di aiuto messe in campo dall’Unione Europea per i paesi più bisognosi fra cui il nostro, il Governo ha enunciato alcune linee guida su cui basare l’azione per i prossimi mesi e chiesto al Parlamento di elaborare una strategia nazionale.
Un contesto che offre una grande opportunità storica per ridefinire i gap già esistenti in molti settori ma in cui è sempre presente il rischio di rinviare a tempi imprecisati soluzioni che attendono da tempo.
Nel coinvolgimento di tutta la popolazione, le donne hanno rappresentato e rappresentano una forza di coesione e sviluppo a cui attingere.
Erroneamente considerata, la realtà femminile, come una debolezza del sistema essa rappresenta ancora di più oggi una risorsa in un piano di cambiamento complessivo.
Considerando ciò, è utile e necessario che il Governo tenga conto dei contributi espressi in questa direzione.
Un apporto significativo viene dal Movimento degli Stati generali delle Donne che ha stilato un Piano nazionale del lavoro e delle imprese, con proposte argomentate,sviluppate in anni di attività territoriale a tutto campo, inviate già il 4 agosto sia alla Ministra Elena Bonetti che al Comitato interministeriale per il Recovery Fund.

I tempi per dare un segnale di cambiamento costruito sul rispondere alle urgenze ed alle esigenze espresse sono strettissimi. La concretezza e il realismo delle donne non chiede la luna ma un diverso approccio politico su alcune questioni prioritarie, come appunto il lavoro. Gli Stati Generali delle Donne hanno contribuito a dare vita ad un progetto nazionale e territoriale che non può rimanere una mera testimonianza di buona volontà. Non a caso SGD hanno chiesto a tutti i candidati alle prossime regionali di sottoscrivere il Patto per le donne, contenente una serie d’impegni da assumere e svolgere durante i mandati istituzionali e moltissimi/e sono coloro che lo hanno sottoscritto.
Attendere il giusto tempo non equivale al “tempo infinito”.
Le donne ormai pretendono risposte dalla politica basate sulla concretezza e fattibilità, non solo enunciazioni di principio.

Per comprendere meglio in cosa consistono queste linee, rivolgo ad Isa Maggi, Coordinatrice nazionale del Movimento alcune domande. Innanzi tutto da dove nascono le proposte del Piano?

Un Patto per le Donne fornisce una risposta flessibile ed integrata alle diverse esigenze territoriali, promuovendo a tal fine un più efficace coordinamento tra i diversi strumenti di programmazione e di pianificazione e tra le diverse fonti finanziarie disponibili, nonché tra i diversi soggetti istituzionali interessati.
E’ un percorso unitario di intervento sui territori finalizzato a creare nuova occupazione femminile nell’ambito dello sviluppo economico, produttivo ed occupazionale dell’Italia, per la cui attuazione è ritenuta necessaria un’azione coordinata, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, in considerazione della strategicità e complessità degli interventi, nonché per accelerarne la realizzazione, nel rispetto delle disposizioni comunitarie e nazionali.
E’ questa la sfida del nostro tempo: mettere insieme la necessità di percorrere vie innovative che sappiano ottimizzare la spesa pubblica e tutelare i nuovi rischi che derivano dall’invecchiamento della popolazione; gestire in modo organizzato e con linee di intervento chiare i processi migratori in atto; realizzare interventi concreti, positivi, quartiere per quartiere, strada per strada, perché sono strade che i nostri figli e le nostre figlie percorrono ogni giorno.

Il quadro generale, dopo la crisi pandemica ha aumentato e creato ulteriori urgenze ed ha posto i governi davanti ad interventi inderogabili. Quali, secondo SGD, le azioni da intraprendere?

La crisi pandemica ha spinto ad una svolta l’Europa, che ha ritrovato in questo frangente drammatico la voglia di unità e nuove ambizioni. I risultati del lungo e combattuto Consiglio europeo, conclusosi il 21 luglio con un accordo di portata storica, aprono ora una nuova fase che deve riuscire a tradursi nel percorso per creare una Europa politica, federale, sostenibile, equa.
Ora tocca a noi.
Gli Stati Generali delle Donne, sempre più impegnate in questi giorni con l’Alleanza delle Donne a redigere un piano concreto di azioni possibili per ” spendere bene” i fondi del Recovery Fund plaudono all’accordo raggiunto.
E’ ora necessario un Piano nazionale per l’Occupazione femminile, un piano integrato di azioni.

Ovvero?

Abbiamo approntato il Women in Business Act un insieme di azioni pensate per promuovere l’ecosistema imprenditoriale femminile, alla luce dei dati presentati da Unioncamere. Le proposte contengono le azioni necessarie per rimettere in moto l’economia al femminile.
Gli Stati Generali delle Donne con l’Alleanza delle donne sottolineano ancora una volta i benefici attesi di utilizzare il potenziale non sfruttato delle donne imprenditrici, compresa la promozione della crescita economica (fino al 2% del PIL globale secondo le stime) e aumentare la partecipazione della forza lavoro (contribuendo a raggiungere l’impegno dei leader del G20 a ridurre il divario di genere nella partecipazione della forza lavoro del 25% entro il 2025).

Cosa chiedete allo Stato?

Occorre che intervenga con un piano di assunzioni stabili che consentano allo stesso tempo la sostenibilità economica delle famiglie e, attraverso la messa in circolazione di denaro, entrate fiscali e afflusso di risorse alle attività produttive.
Tutto ciò produrrebbe vantaggi non solo per l’occupazione in generale ed in particolare per quella femminile essendo l’ambito dei servizi pubblici particolarmente congeniale alle donne (Rapporto Colao) non solo nell’ambito dei servizi, ma anche nell’ambito dell’organizzazione gestionale, nonché di progettazione e realizzazione delle infrastrutture (Titoli di studio e competenze femminili alte).
Di conseguenza è necessaria una formazione accurata, obbligatoria, riguardante una gestione responsabile, equa, sostenibile secondo gli obiettivi di Sostenibilità e, di conseguenza, attenta all’attuazione del Gender Mainstreaming in ogni ambito e livello.

E poi?

Ancora infrastrutture certamente. Ma infrastrutture strategiche dedicate al lavoro delle donne e al miglioramento della qualità della vita delle famiglie.
Non tutti comprendono le questioni sollevate a proposito di una politica indirizzata alle donne, come spiegarlo?
Le donne hanno bisogno di strutture di quartiere e a domicilio ( per anziani e disabili) a livello anche di condominio anche su modelli di coesione di piccoli gruppi in autorganizzazione ( turnazione / cooperative di assistenza) servizi di qualità garantiti ovunque ( scuola + pullmino e locale attesa x il rientro dei bambini ).
Perché oltre ai neonati ( sempre di meno) noi donne abbiamo una marea di attività da assolvere in famiglia anche se composta da 2 persone ( donne single con figli)
Manca soprattutto il lavoro ma manca anche il supporto per poter lavorare in serenità, a partire dagli asili nido ma pensando anche ai percorsi di studio dei nostri figli e delle nostre figlie.
Ora bisogna mettere in campo le riforme necessarie ad adeguarsi alle raccomandazioni della UE e rilanciare l’economia. La crisi COVID-19 e le risposte politiche associate (ad es. il contenimento a casa, l’ allontanamento sociale) hanno avuto un impatto significativo su settori dominati dalle donne, come ad esempio l’ospitalità, il turismo e la vendita al dettaglio.
Nello specifico quali le misure necessarie?
Mentre le recessioni tendono a colpire in modo più acuto i settori dominati dagli uomini (ad esempio la manifattura e l’edilizia), la crisi COVID-19 e le risposte politiche associate (ad es. il contenimento a casa, l’allontanamento sociale) hanno avuto un impatto significativo su settori dominati dalle donne, come ad esempio l’ospitalità, il turismo e la vendita al dettaglio. La crisi Covid-19 ha inoltre ridotto l’accesso all’assistenza all’infanzia, h compromesso compromettendo la disponibilità di tempo e la continuità dell’attività di molte donne imprenditrici.
Le piccole imprese femminili sono, in media, più piccole in termini di entrate e occupazione. Le donne imprenditrici fanno affidamento sul finanziamento informale rispetto al finanziamento bancario rispetto agli uomini. In quanto tali, le donne imprenditrici sono a rischio di “caduta”per quanto riguarda l’ammissibilità e l’accesso ai programmi di aiuto COVID-19, dato che le misure delle piccole imprese del Governo fanno affidamento sulle relazioni preesistenti con istituti di credito commerciali e non includono disposizioni per micro o piccole imprese..
Ad oggi, la maggior parte delle risposte della politica sulle piccole imprese COVID-19 non sono state sensibili al genere. Gli strumenti finora utilizzati sono state misure indifferenziate che seguono un approccio a “taglia unica” e il supporto potrebbe non essere uguale per tutte le piccole imprese.
Le imprese femminili non ne hanno tratto beneficio e infatti il Rapporto Unioncamere di luglio 2020 ha evidenziato un crollo dei numeri delle imprese femminili. Una recente analisi dell’OCSE sull’imprenditoria femminile ha però sottolineato i benefici attesi di utilizzare il potenziale non sfruttato delle donne imprenditrici, compresa la promozione della crescita economica (fino al 2% del PIL globale secondo le stime) e aumentare la partecipazione della forza lavoro (contribuendo a raggiungere l’impegno dei leader del G20 a ridurre il divario di genere nella partecipazione della forza lavoro del 25% entro il 2025)

Le donne hanno meno probabilità di utilizzare soluzioni digitali commerciali, che incidono sulla loro capacità di transizione nel commercio online.?

Le donne devono saper affrontare ostacoli diversi e maggiori alla creazione di imprese rispetto agli uomini.
La crisi COVID-19 ha sconvolto le condizioni economiche per tutti gli imprenditori ma la maggior parte delle risposte politiche non hanno utilizzato strumenti specifici per sostenere le imprese femminili, sebbene l’evidenza suggerisca che le donne siano state maggiormente colpite dalla pandemia. E’ emersa quindi dalla crisi la necessità di aumentare “l’alfabetizzazione di genere” nell’ecosistema imprenditoriale e bancario, per evitare di sottovalutare gli squilibri di genere nell’imprenditorialità.
Rilevante è allora la connessione tra l’ecosistema imprenditoriale e le politiche che sostengono le disuguaglianze socioeconomiche.

E allora cosa fare?

Il Women in Business Act per rafforzare il sostegno pubblico alla nascita e allo sviluppo di nuove imprese femminili e rafforzare quelle esistenti.
A- Innanzitutto l’istituzione di un Comitato di alto livello per l’imprenditoria femminile con esperte, consulenti politici/che per consigliare il governo sui programmi di recupero di COVID-19, per rispondere a queste domande:
1. Cosa sappiamo del modo in cui l’attuale crisi sta colpendo le donne imprenditrici?
2. In che modo i Governi possono raccogliere dati sugli effetti di genere della crisi sul sistema delle imprese?
3. Quali misure sono state prese per affrontare le sfide specifiche affrontate dalle donne imprenditrici? Cosa può fare il Governo per garantire che le donne imprenditrici possano beneficiare di pacchetti di assistenza specifici?
4. Quali sarebbero le caratteristiche di una politica di imprenditorialità sensibile al genere in risposta alla crisi COVID-19?
5. Cosa può fare il Governo per mantenere l’attività per le donne imprenditrici ed evitare battute d’arresto nella partecipazione e nel successo delle donne nell’imprenditoria?
B- Occorre immaginare la realizzazione di un “modello imprenditoriale mediterraneo” per migliorare l’ecosistema dell’imprenditoria femminile attraverso quattro obiettivi interconnessi da realizzare nel periodo 2020- 2025.

Quale l’obiettivo da raggiungere da qui al 2025?

Occorre strutturare 10 azioni per ciascun obiettivo e stabilire obiettivi quantitativi da raggiungere entro il 2025:
– Aumento del 100% del numero di società commerciali a guida internazionale;
– Aumento del 100% della partecipazione e del tasso di donne nei programmi di sviluppo gestionale;
– Aumento del 50% nelle donne partecipanti a programmi di start up;
– Aumento del 50% del sostegno alle imprese locali per le donne nell’ambito delle attività commerciali.
Le future politiche economiche devono essere sensibili al genere ma in quali settore operare?.
1) Le donne imprenditrici hanno più probabilità degli uomini di impegnarsi in settori colpiti duramente dal calo della domanda dei clienti (ad es. vendita al dettaglio, ospitalità, turismo).
2) Occorre focalizzare il sostegno sulla sostenibilità e la crescita per le donne già imprenditrici e orientare le nuove aspiranti imprenditrici spingere le donne attraverso percorsi di orientamento alla scelta imprenditoriale che facciano emergere le donne effettivamente dotate di spirito imprenditoriale, da sostenere, accompagnare e formare con attività formative specifiche.

La Commissione europea prepara il piano investimenti per l’Italia  

E dopo Mr Monti, posizionato nell’OMS per la gestione fondi per la Sanità, il Quirinale come agirà nei confronti di Giuseppe Conte, starà al suo fianco o preparerà la lettera di sfratto per questo esecutivo?

di Paolo Buralli Manfredi e Giuseppe Cossari (CTIM Australia)

Veramente avete creduto davvero che tutti quei miliardi messi sul tavolo dall’Unione Europea li avrebbe lasciati gestire all’armata Brancaleone che siede oggi sui banchi del Governo?

Le elezioni ed il referendum saranno probabilmente il trampolino di lancio per la nuova compagine di Governo che, Sergio Mattarella, dovrà creare se si verificherà da parte del Centro Sinistra e del Movimento Cinque Stelle una sconfitta plateale alle elezioni Regionali e che, dagli ultimi sondaggi, sembra poter prendere forma visto che il Centro Destra era in forte recupero sulle roccaforti governate dal Centro Sinistra e su di un M5S in caduta libera.

Noi, visto l’andamento della situazione economico-sociale italiana, prevediamo che almeno cinque se non sei Regioni pagheranno lo scotto di un Governo che verosimilmente, visto i sondaggi, non ha saputo dare risposte concrete ai cittadini che in questa tornata elettorale, probabilmente invieranno un messaggio forte e chiaro a questo Esecutivo; il Referendum invece, baluardo dei 5 Stelle,  che vedeva la certezza di un sì quasi plebiscitario probabilmente  se passerà, passerà per pochi voti, grazie al fatto che i Referendum per le modifiche Costituzionali non necessitano di un quorum e quindi basterà solo un voto di scarto per la vittoria. Ma e se le percentuali di distacco tra i si ed i no non saranno importanti, la percezione  sarà quella di una sconfitta morale dei 5 Stelle, perché dimostrerebbe l’allontanamento dell’elettorato dal Movimento; e se per qualche alchimia imprevista quel si quasi certo si tramutasse in un no, allora sarebbe una catastrofe immane per gli schieramenti che siedono al Governo.

La nostra previsione è quella che i 5 Stelle non andranno oltre il 6,5%, dimostrando di aver fallito come forza di Governo e comprovando che tutte le bugie raccontate per arrivare al Governo  sono state finalmente comprese dagli elettori che avevano dato fiducia a quel nuovo Movimento, e  che in questi due anni di Governo  hanno compreso che lo stesso Movimento, quello del taglio dei privilegi e dell’onestà gridata a gran voce nelle piazze, è diventato peggiore di quei Partiti politici che tanto denigravano e detestavano; il Partito Democratico manterrà la sua solita media, con qualche punto a ribasso, ed il Centro Destra riuscirà nell’impresa di sottrarre al Centro Sinistra Regioni importanti e, forse, riuscirà anche nell’impresa storica, quella di portar via la Toscana ad una Sinistra che la gestisce sin dal dopo guerra.

Ma torniamo alla vera questione che in pochi, noi crediamo, hanno ben chiaro; se la nostra previsione  si confermerà, entro Dicembre 2020 il Governo sarà mandato a casa con disonore obbligando il custode della nostra Costituzione, il Presidente Sergio Mattarella, a rimettere sullo scacchiere tutte le pedine in gioco per riformare un nuovo Esecutivo.

In realtà però, pensiamo che non farà molta fatica, perché da come si è espresso negli ultimi giorni il Presidente ha  già da tempo pronto un piano dettagliato per dare vita ad un Esecutivo a maggioranza “Troika”, ed i tasselli che formeranno il mosaico del nuovo Esecutivo che renderà l’Italia succube dell’Unione Europea potrebbe essere: il gruppo Colao con le linee guida fornite nel pieno dell’emergenza covid19; Mario Monti,  con l’incarico ricevuto qualche mese fa dall’OMS, scelta al quanto singolare visto che Mario Monti è un economista e quindi valuterà solo i numeri che, purtroppo per gli Italiani, d’accordo non vanno con i problemi degli Esseri Umani riguardo alla salute e che invece, avrebbero bisogno di un altro tipo di valutazione. Mario Monti dunque, dovrà dettare le line guida per la ristrutturazione di una Sanità che ha dimostrato tutti i suoi limiti tra febbraio e marzo quando l’emergenza covid19 era al suo massimo.

Ed infine per tutta la parte economico-finanziaria, lui, l’uomo dei poteri forti che già fece man bassa vendendo i gioielli di Stato per far si che l’Italia potesse essere tra le prime ad entrare nell’Euro, ed essere, ahinoi, messa al guinzaglio proprio da quella moneta che da allora ha portato anno dopo anno l’Italia in una recessione mai vista; stiamo ovviamente parlando di Mr Mario Draghi, alfiere di ferro di quei poteri forti che da più di dieci anni sta lavorando per prendere il comando della nostra Nazione, dei nostri risparmi e di tutte le bellezze d’Italia.

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Ovviamente questa è solo una previsione e soltanto entro dicembre sapremo se abbiamo visto giusto. Certo è, che ormai la nostra Nazione sta subendo uno degli attacchi più duri della sua storia e la Troika sta cercando, con l’appoggio delle nostre cariche istituzionali più importanti, di posizionare tutte le sue pedine migliori nei posti di controllo per dare l’ultimo assalto al Bel Paese, rendendolo definitivamente una Colonia priva di sovranità e serva del potere economico-finanziario europeo.

Chiudiamo, facendo una riflessione sulla politica nostrana degli ultimi vent’anni che, purtroppo, ha smesso di essere una politica visionaria, rincorrendo solo il successo a breve termine e pensando al consenso fine a sé stesso.

Come disse Alcide De Gasperi: “Un Politico guarda alle prossime elezioni, uno Statista guarda alle prossime generazioni’.

E purtroppo per noi di Statisti all’orizzonte non se ne vedono, a vantaggio ovviamente di quella Commissione Europea che può approfittare di questo momento storico e di questa armata Brancaleone che siede sui banchi del Governo, per entrare indisturbata nella stanza dei bottoni del Paese Italia.

Referendum Si o NO? L’opinione della Lidu onlus

Eugenio Ficorilli, presidente della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, interviene in un webinar sul tema del taglio dei parlamentari: “allo stato delle cose la modifica costituzionale sottoposta al voto dal comitato del SI non garantisce la necessaria democrazia”

Giovedì 10 settembre il Presidente della Lega italiana per i diritti dell’Uomo ha partecipato ad un webinar su: Collegi uninominali di 400.000 abitanti per i senatori e 900.000 abitanti per i deputati: è così che riavviciniamo il cittadino alle istituzioni? Hanno partecipato:

Piero Pirovano, Presidente del Comitato Popolare per il No al taglio dei Parlamentari, On. Ivo Tarolli, Presidente di Costruire Insieme, Sen. Paola Binetti, UDC, Sen. Andrea Cangini, ComitatoNoiNO, Lucio D’Ubaldo, Rete Bianca

L’incontro è stato moderato da Elisabetta Campus e Marco D’Agostini

Hanno dato il loro contributo oltre al nostro Presidente: Prof. Francesco Rabotti, Dott.ssa Irene Testa, Partito Radicale, Avv. Alessandro Coluzzi, Avv. Emilio Persichetti, Convergenza Cristiana, Dott. Stefano Bani, Forum CPV, Avv. Fabrizio Saraceno, Fondazione Einaudi Gian Luca Ricci, Assoc. Cuore Digitale, Prof. Pier Paolo Segneri, Assoc. Cantiere.

Il Presidente Ficorilli nel suo intervento, dopo aver preliminarmente affermato che ogni questione ha i suoi aspetti negativi e positive. Ficorilli ha richiamato i valori fondanti della Costituzione sostenendo che allo stato delle cose la modifica costituzionale sottoposta al voto dal comitato del SI non garantisce la necessaria democrazia. Il discorso merita un approfondimento che un’occasione come questa non consente, perché il tema investe il concetto di democrazia e la maturità dell’elettorato rapportati all’influenza dei mezzi di comunicazione di massa, dei movimenti e dei partiti. La Lega italiana dei Diritti dell’Uomo ritiene che la questione dovrebbe essere inserita nel più vasto contesto di una eventuale revisione della Costituzione ed in questa ottica adotterà le opportune iniziative.

I particolari nel video integrale dell’incontro

Il 20 agosto abbiamo superato il punto di non ritorno del clima

Studi recenti dicono che la concentrazione di gas serra nel mondo non è mai stata così alta. Le conseguenze sono più gravi di quello che avevamo immaginato. E le manifestazioni del fenomeno sono peggiori anche delle previsioni scientifiche più gravi

di Dania Scarfalloto Girard – pres. Osservatorio Ambiente della Lidu onlus

Cosa vuol dire? Ma soprattutto quanto tempo abbiamo? Il punto di non ritorno è il momento o condizione a partire dal quale non si riesce più a tornare allo stato iniziale. “In generale il punto di non ritorno è il punto più critico di una crisi che se travalica detto punto si produce, solitamente una trasformazione sostanziale o l’annientamento completo di ciò che l’ha preceduta.” Quello che è certo è che i cambiamenti climatici in atto da un secolo a questa parte, di cui l’uomo è diretto responsabile, devono essere al più presto fermati, per evitare conseguenze assai più gravi. La realtà dei fatti è che si può parlare di un’emergenza planetaria, che coinvolge tutti gli abitanti del nostro pianeta.

Studi recenti dicono che la concentrazione di gas serra nel mondo non è mai stata così alta. Le conseguenze sono più gravi di quello che avevamo immaginato. E le manifestazioni del fenomeno sono peggiori anche delle previsioni scientifiche più gravi. Lo vediamo dappertutto. Dai disastri naturali all’oceano Artico, dai ghiacciai alla temperatura del mare. La realtà è che i cambiamenti climatici stanno procedendo più velocemente rispetto alle nostre azioni. Parlano tutti con un senso di urgenza ma servirà a qualcosa? Per combattere i cambiamenti climatici bisogna abbattere le emissioni e bisogna farlo nel più breve tempo possibile. Inutile credere che abbiamo ancora tempo, non è così il tempo è scaduto.

Eugenio Turri geografo e scrittore, sostiene “ sia venuto meno, il confronto diretto tra uomo e natura, ed in particolare che sia venuto meno quel momento magico in cui l’uomo, individualmente trovava rispecchiato nella natura il segno di sé, della propria azione, del proprio modo di creare un ordine che gli derivava dalla società in cui viveva”. Perchè la natura e il paesaggio che ci  circonda, specialmente quello rimasto al naturale e quello antropizzato è, e lo sarà sempre, un bene di tutti , un bene comune . “La trasformazione climatica e ambientale in atto e che riguarda tutti e tutto, dai poli all’equatore, dai ghiacciai alpini ai fondali oceanici, dall’America all’Indonesia, dall’India alla Cina. L’attività antropica ha minato ogni ambiente, ogni ecosistema, ogni equilibrio, ha compromesso la biodiversità e la sopravvivenza di migliaia di specie, compresa la specie umana.” scrive Maria Grazia G. Paperi.

Il fatto è che il problema di dimezzare la quantità di CO2 immessa in atmosfera in un paio di anni è un obiettivo ormai irrealizzabile. E’ stato rilevato da uno studio recente che, nonostante gli impegni assunti nelle recenti conferenze sul clima, la quantità di emissioni di CO2 è tornata ad aumentare negli ultimi anni dopo che si era stabilizzata per qualche anno. I poli sono già in stato avanzato di “decomposizione”, di questo passo entro il 2040 sarà possibile la navigazione all’interno del Polo Nord, se lo scioglimento avvenisse completamente la scomparsa dell’Artico, che funge da condizionatore d’aria per l’emisfero settentrionale, determinerebbe il cambiamento delle correnti e dei cicli climatici con conseguenti inondazioni e siccità dagli sviluppi imprevedibili e catastrofici.

Ampie porzioni di coste, fra le zone più abitate del Pianeta, isole e penisole sarebbero completamente sommerse, come sta già avvenendo. Tutto questo non fa ben sperare, c’è una grande differenza tra il dire e il fare. Il mondo ha bisogno urgentemente di un cambio di marcia, non di continui passi indietro: per combattere i cambiamenti climatici bisogna abbattere le emissioni e bisogna farlo nel più breve tempo possibile. Dobbiamo riuscire ad aggregare tutti coloro che hanno un obiettivo comune: la Sopravvivenza. Tanto per dirne una, in Italia le nostre città sono tra le più inquinate d’Europa a causa della forte presenza, oltre i limiti di legge, di un gas fortemente irritante e cancerogeno, emesso nei processi di combustione, in particolare dai motori diesel: il Biossido d’azoto (NO2).

Il 2015 è stato l’anno dello scandalo, è stato reso noto al mondo intero come i produttori di auto ci abbiano preso per il naso per decenni e ancora adesso siamo in emergenza inquinamento anche se viene in parte nascosto o sdrammatizzato. Nemmeno in una metropoli come New York abbiamo i nostri livelli. Le nostre sono aree metropolitane fortemente a rischio per la salute dei suoi abitanti. Il rischio sanitario aumenta notevolmente durante la stagione calda, quando si assiste a un brusco aumento dei ricoveri per colpa dell’incremento dell’NO2, la formazione dell’Ozono (O3), anch’esso fortemente irritante e tossico. Polveri sottili, benzene, zolfo e altro. Viviamo senza rendercene conto, ma non si può prescindere dall’ambiente.

 L’uomo, la comunità vive parzialmente nell’ambiente naturale, ma in ambiente antropizzato e costruito, nella città. Ma se questo bene che è il nostro ambiente, viene messo a rischio costantemente, allora dobbiamo intervenire. Non è sufficiente quello che facciamo. Le comunità hanno bisogno di vivere bene, in un ambiente sano. Il benessere mentale deve andare di pari passo con quello fisico. Progettare città vivibili e sanare quelle esistenti è una priorità, ed è importante che sia fatta una scelta radicale e profonda. La fiducia che la comunità ha verso le istituzioni sta vacillando perché non si vedono passi concreti.

In questa fase storica, tenendo conto anche della pandemia dovuta al virus Covid 19, che ha origine anch’esso dallo stravolgimento dei nostri ecosistemi, quello che occorre è chiederci una volta per tutte se il diritto alla vita venga prima o dopo tutti gli interessi di politici ed economisti indifferenti a tutto ciò che inquina, e tutti i veleni che respiriamo, e tutto il cibo spazzatura che mangiamo, e tutte le malattie che prendiamo da molto tempo a questa parte se vogliamo continuare a tutelare il privilegio di pochi a danno della salute di tutti, prego accomodatevi e state a guardare, abbiamo bisogno che tutti ci svegliamo una volta per tutte, e prendiamo coscienza di questa cruda realtà.

Per Ilaria Capua, le epidemie come il coronavirus derivano dalle azioni dell’uomo sull’ambiente Secondo la virologa di fama internazionale, occorre un approccio nuovo al concetto di salute e malattia, basato sul rapporto (più rispettoso) nei confronti dell’ambiente e sullo studio approfondito dei dati «Questa epidemia ha messo in luce come – cosa che sapevamo già – in questo mondo siamo tutti interconnessi» dice la virologa di fama mondiale Ilaria Capua. “Ci si basa su un concetto base: se intervieni su un ecosistema e, nel caso, lo danneggi, questo troverà un nuovo equilibrio. Che spesso può avere conseguenze patologiche sugli esseri umani. Lo si vede con le conseguenze, non volute, dell’impiego su larga scala dei pesticidi, che sono andati a danneggiare la popolazione di api e farfalle. Queste ricadute sull’ambiente raggiungono alla fine, la nostra salute. Perché – e questo è il secondo concetto fondamentale che dovrà diventare chiaro a tutti gli stakeholder del settore– noi viviamo in un ambiente chiuso. Come se fossimo un acquario. La nostra salute dipende per il 20% dalla predisposizione genetica e all’80% dai fattori ambientali. La cura deve studiare, oltre all’organismo in questione, anche il contesto.“

Una cosa è certa: se vogliamo aspettare un benché minimo cambiamento, occorrerà sensibilizzare i cittadini e le istituzioni e fare in modo che tutti coloro che hanno a cuore la propria esistenza e la propria salute inizino a occuparsene concretamente. Si tratterà di provare a sopravvivere e capire e rendersi conto della drammatica situazione in cui siamo immersi, dobbiamo intervenire e insistere con chi di dovere per attuare provvedimenti indirizzati a migliorare la qualità dell’ambiente. Dovremmo iniziare a chiedere e a impegnarci direttamente affinché si possa trattare bene il nostro ambiente e che le automobili private, autobus, che inquinano, vengano espulse fuori dalle nostre città sostituite da sistemi di trasporto pubblico e mezzi privati a impatto zero e più biciclette. Lo riteniamo un diritto della nostra comunità dove noi, i nostri bambini e i nostri anziani possano vivere la città senza camminare in un ambiente avvelenato. Effetti dello smog e di un ambiente insalubre. Per non parlare dei problemi di dissesto idrogeologico frane nubifragi ( vedi i parchi e aree distrutte con diversi morti e feriti. ) Genova, Firenze, Livorno. Disastri ambientali sia sulla terra ferma che in mare Ilva di Taranto. Rosignano Solvay. Le terre dei fuochi. Orbetello Lago di Masacciuccoli, Pisa e Seveso. Incendi che distruggono un enorme patrimonio boschivo con tutti gli animali che muoiono o non sopravvivono in un habitat che è cambiato. Speculazioni edilizie ai danni dell’ambiente Anche il paesaggio è un bene comune ed è un diritto per tutti, sancito anche dalla Costituzione, art.9.

E’ chiara la funzione esistenziale del paesaggio, esso è insieme natura e storia, frutto dell’incontro tra uomo e territorio. Il paesaggio allora non può essere pensato senza tener conto della dimensione soggettiva e sentimentale: senza questa non potrebbe esistere. Ogni paesaggio reca con sé le tracce del passato degli individui, le loro radici, la loro identità; osservarlo permette di comprendere l’evoluzione storica del rapporto tra uomo e natura. Ma oggi sono proprio i paesaggi rurali, in molte campagne e borghi del nostro paese, a segnalare pratiche produttive e insediative disastrose che hanno compromesso ormai quei territori, che ci appaiono talvolta incoerenti e sembrano faticare a costruire nuovi equilibri, anzi non li ricreeranno mai più.

Anche le generazioni future hanno il diritto di veder salvaguardato e tutelato il Patrimonio artistico e paesaggistico. Ripercussioni sul territorio Devastazioni Cementificazioni Incuria Rischio idrogeologico Deturpazione dei luoghi. Tutto questo non significa soltanto l’effetto, di per sè tragico, di un surriscaldamento globale irreversibile, significherebbe anche che, come avverte Peter Wadhams, ex direttore dello Scott Polar Research Institute di Cambridge: “Prima o poi, ci sarà un abisso incolmabile tra le esigenze alimentari globali e la nostra capacità di produrre cibo in un clima instabile.” Stabilità e ciclicità climatica sono presupposti essenziali per l’agricoltura, ad ogni tipo di coltivazione, ovunque. Saremo sempre di più e avremo sempre meno da mangiare, con tutto ciò che consegue in termini di guerre, migrazioni, odio. Come avverte l’Organizzazione Mondiale Meteorologica: “L’ultima volta che l’anidride carbonica aveva raggiunto i valori attuali è stato circa 5 milioni di anni fa. Siamo sempre più pericolosamente vicini a quello che gli scienziati ritengono il punto di non ritorno (ossia le 450 ppm), superato il quale sarebbe impossibile mantenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi”.

Per un cambiamento strutturale serve l’intervento politico. Perché se da un lato alcuni cittadini si vergognano della propria impronta ecologica, dall’altro le aziende inquinanti tengono consapevolmente in piedi un sistema distruttivo. Non serve instillare nella gente il senso di colpevolezza riguardo all’ambiente, vogliono che la colpa cada sugli individui, sui consumatori, i colpevoli sono le società che inquinano. Certo il nostro comportamento è importante, ma ai fini di un cambiamento le “società” devono fare la loro parte. Jaap Tielbeke giornalista e ambientalista scrive : Fare docce più brevi non aiuta molto l’ambiente: si risparmiano appena novanta chili di anidride carbonica all’anno. Ma un volo da Amsterdam a New York produce 1.700 chili di anidride carbonica in un colpo solo. Volare di meno, quindi, fa davvero la differenza. E anche mangiare meno carne, perché gli allevamenti emettono più gas serra di tutto il settore dei trasporti. Passare a una dieta vegetariana è uno dei contributi più efficaci che un individuo possa dare alla lotta al cambiamento climatico. Per un cambiamento abbiamo bisogno di un impegno collettivo!

La Milano Fashion Week va online e diventa digitale

Versione speciale per la Milano Fashion Week Donna Primavera-Estate 2021, che si terrà a Milano dal 22 al 28 settembre prossimi

Versione speciale per la Milano Fashion Week Donna Primavera-Estate 2021, che si terrà a Milano dal 22 al 28 settembre prossimi. A causa del Covid l’evento di quest’anno vedrà infatti sfilate ed eventi online, come il nuovo formato Digital Runway Show di Fashion Vibes, raggiungibile all’indirizzo www.fashion-vibes.com, dove si potrà assistere alle nuove collezione #SS21 dei 9 designer che fanno parte della Virtual Fashion Vibes.

Niente passerelle scintillanti, glamour e lusso. Per la prima volta, causa Coronavirus, la settimanadella moda diventa digitale e va online riunendo in un evento unico le collezioni moda, con imarchi che hanno dovuto reinventarsi vista l’impossibilità di mostrare le loro creazioni al pubblico durante le sfilate.

La Milano Fashion Week Donna in digitale (www.fashion-vibes.com) nasce come risposta al distanziamento sociale e alla difficoltà di viaggiare imposta dalla situazione sanitaria mondiale, ma vuole anche essere una soluzione dinamica alle complessità del presente, uno strumento progettato per vivere di vita propria o per sostenere l’appuntamento con le sfilate fisiche, quando sarà possibile tornare agliappuntamenti in presenza, che restano fondamentali nel promuovere l’enorme valore produttivo e creativo della Moda nel mondo.

Con la quarta edizione di Fashion Vibes volevo rappresentare un sogno – come afferma Yuliia Palchykova, cool hunter alla continua ricerca di nuove proposte fashion e designers in tutto il mondo – volevo avvicinarmi al progetto della moda presentata in un modo nuovo, oserei dire un nuovo Rinascimento della Moda, in virtuale, rappresentare un sogno attraverso un media diversorealizzando una vera e propria sfilata virtuale attraverso un software innovativo nel mercatovirtuale nell’ambito Fashion che consenta di mostrare abiti e rappresentandoli in maniera realistica, ma anche di realizzare delle vere e proprie sfilate con modelli virtuali.

Il calendario degli appuntamenti delle sfilate di ogni designer è trasmesso in streaming attraverso la piattaforma e le news sono amplificatein tutto il mondo: vogliamo che, con la piattaforma in rete, le fiere vivano per 365 giorni l’anno, per mantenere in maniera costante i contatti tra espositori e compratori.

Ma non solo, la nuova piattaforma di Fashion Vibesoffre tanti servizi e opportunità in quanto diventerà un catalogo mondiale per le aziende per effettuareshop on line, oltre alla lista dei designers con i loro riferimenti.

L’Edizione Virtuale della Fashion Vibes sarà molto importante peri buyers che  al momento dell’accredito avranno una password per entrare nella piattaforma, questo per facilitare i contatti, accedere alla press list escaricare i look book di ogni designer, pensato e ideato come unbiglietto da visita virtuale mapuntuale ed efficiente per essere ricontattati e fare a loro volta richieste di contatti.

La stessa filosofia che è la base dei social come Facebook e Instagram, conla possibilità per tutti ifashion addicted del mondo, i blogger, personal shopper edesigners, modelle/i, fotografi, di accreditarsi proprio per facilitare i contatti, richieste servizi, opportunità di lavoro.

La Virtual Fashion Vibes una piattaforma virtuale dunque che diventa un catalogo mondiale dove ci saranno notizie press e articoli suogni designers, le news su eventi, sempre del settore moda in Italia, Milano e in altri eventi moda eFashion Weekin altre parti del mondo.

L’indirizzo internet per visionare le sfilate della Milano Fashion Week Donna Primavera-Estate 2021 è www.fashion-vibes.com.

I DESIGNERS PRESENTI SU FASHION VIBES, CON GIORNO E ORA DI OGNI SFILATA:

K.F-KEL FEREY(BRASILE) Runway Show 22.09ore 18:00

MAYAR NAYEL ( EGITTO ) Runway Show23.09ore 20:00

NATALIJA JANSONE( RIGA ) RunwayShow24.09ore 17:00

CHIARA GULLO( ITALY ) RunwayShow 26.09 ore 15:00

MOMMYDOLLS ( ITALY ) Runway Show26.09 ore 18:00

BY VEL ( KIEV ) Runway Show 26.09 ore 19:00

RASENA ( PERM ) Runway Show 27.09 ore 18:00

FRISCIANO ( ITALY )Runway Show 28.09 ore 18:00

ELSA FAIRY DRESSES ( UKRAINA ) R. Show28.09 ore 19:00

Si ringraziano i partner:

Yulia Shkolenko – Miss Universe 2018, Fondatore della società ICB

Olga Vedi – Presidente del premio internazionale “Pride of civilization”, fondatrice del marchio TOP-VEDI

Isabella Mueller -testimonial per Alzheimer’s Research, – Regno Unito e Warriors of Purpose, – USA

Abyzova Irina – Organizzatrice e direttrice della scuola di trucco in Russia. Membro del Fondo Internazionale per le Arti.  Primo insegnante di trucco e immagine  della scuola televisiva di Ostankino

Cristian Mitranescu – Presidente della Camera della Moda in România.

Elisabetta Rogai – artista Italiana

L’8  Settembre  1943  a Fiume

I fatti storici di Fiume e dell’Istria per non dimenticare cosa portò all’esodo di un’intera popolazione italiana

Di Rodolfo Decleva

L’inizio del 1943 a Fiume si presentava molto negativo per il porto vuoto – essendo tutte le navi spostate nel Sud per i rifornimenti alla Libia – ad eccezione dei collegamenti quotidiani con Zara e la Dalmazia. Le fabbriche di guerra lavoravano a pieno ritmo mentre la popolazione soffriva i disagi delle tessere annonarie che alimentavano il mercato nero e il baratto. Intanto gli Alleati anglo-americani avevano chiuso la partita anche in Africa Settentrionale e il 9 Luglio ci fu l’atteso sbarco in Sicilia dove il Duce aveva inutilmente promesso di fermare il nemico sul bagnasciuga.

Di fronte al precipitare della situazione – e dopo che il Gran Consiglio del Fascismo aveva messo in minoranza Mussolini – il 25 Luglio 1943 il Re ordinò l’arresto del Duce e la sua prigionia in una località segreta, gesto che rappresentò la fine del Fascismo. Non risulta che a Fiume fossero state eseguite gravi vendette contro Gerarchi o esponenti del vecchio Regime. La guerra purtroppo continuava mentre l’Italia, all’insaputa dell’alleato tedesco, preparava la resa incondizionata al nemico e si giunse così allo storico 8 Settembre quando il discorso sibillino del nuovo Capo del Governo Pietro Badoglio creò il caos militare e la sensazione che la guerra fosse finita. Quella sera si formarono in Piazza Dante e in Piazza Scarpa a Fiume due cortei di antifascisti che si diressero alle carceri di Via Roma per tentare la liberazione dei prigionieri politici.

Alcuni reparti detti “metropolitani” giunti dalla Questura spararono alcuni colpi di fucile in aria e tra il fuggi fuggi generale la piccola folla si disciolse o si nascose nel rifugio antiaereo che era in costruzione nella stessa Via Roma. Fiume fu invasa da masse di soldati sbandati che avevano buttato le armi e cercavano di riparare nella penisola per fuggire dall’inferno jugoslavo e fu invece una grossa e dolorosa sorpresa vedere una misera umanità di vecchi e donne, con indosso laceri indumenti tipici dei bodoli della Bodolia, in cerca di un tozzo di pane.

Nella Cittavecchia si distinse la signora Maria Mansutti, detta “Maria Kirizza” – poi profuga e dipendente delle Poste Italiane di Genova – che organizzò un “centro di ristoro” fra le donne del rione. Si venne così a sapere che questa gente arrivava dalla prigionia di Arbe e che era diretta in Jugoslavia in cerca di ciò che restava dei loro villaggi. I fiumani si riversarono festosi in Piazza Dante, sui moli dove attraccavano le navi della “Società Fiumana di Navigazione” e in Mololongo sperando di vedere l’arrivo di navi alleate, ma accadde invece il contrario e cioè che una decina di giorni dopo giunsero i tedeschi che incorporarono la città nell’“Adriatisches Küstenland”, governato da un Gauleiter che risiedeva a Trieste.

In aggiunta, il 12 Settembre 1943 Otto Skorzeny – eroe negativo dell’incredibile liberazione di Mussolini dalla prigionia segreta di Campo Imperatore del Gran Sasso d’Italia – riaprì una nuova fase della guerra che sarà determinante del triste destino che si stava preparando per Fiume e i Fiumani. I partigiani di Tito occuparono Sussak e si fermarono sul confine dell’Eneo.

Come mai il Comando partigiano non occupò Fiume come invece fu fatto per tutta l’Istria e le isole? Per i fiumani fu veramente una fortuna perché furono evitate le rappresaglie e gli ammazzamenti fatti in Istria dagli slavi che vennero scoperti dopo l’arrivo dei tedeschi. Il merito di tale risultato viene ascritto al Gen. Gastone Gambara, già Comandante dell’XI Corpo d’Armata con sede a Lubiana e che da parte jugoslava era accusato di incendi di villaggi, e uccisioni e deportazioni di civili. Egli fu convocato a Roma nei primi giorni di Settembre dove gli venne assegnata la missione speciale di realizzare la difesa di Fiume, Trieste e l’Istria dai tedeschi all’indomani della Resa che stava per essere accettata dall’Italia, e in previsione di facilitare un possibile sbarco alleato in Istria.

Egli avrebbe dovuto fare affidamento sulle forze che aveva comandato nel goriziano, ma non ebbe il tempo di organizzarsi con i suoi uomini perchè gli Alleati comunicarono in anticipo la resa dell’Italia. Egli arrivò a Fiume nella serata del 9 Settembre 1943 e dovette pertanto rinunciare al suo progetto originario perché i tempi erano saltati. Non gli rimase che avvalersi della truppa del Gen. Robotti, che lui aveva trovato a Fiume e che era ancora disponibile malgrado che a causa del discorso ambiguo di Badoglio, l’intero Esercito fosse in fase di sfaldamento. Si calcola che avesse a sua disposizione il Reggimento Cavalleggeri di Saluzzo, un centinaio di Camicie Nere rientrate dall’imboscamento, finanzieri, questurini e carabinieri. E oltre a ciò erano anche attive sulle alture di Drenova le batterie di Monte Lesco.

I Partigiani di Tito si guardarono bene dall’attaccare la città limitandosi al lancio di qualche schrapnell che in Gomiliza cadde sulla casa di un fiumano di nazionalità ungherese. La città trascorreva le giornate in apparente tranquillità e senza apprensioni, e in questa attesa, in data 12 Settembre, arrivarono invece le forze tedesche precedute da un attacco aereo di Stukas sul Delta.

Il Gen. Gambara, che aveva avuto lo specifico incarico di resistere ai tedeschi, mancò al suo dovere e concesse ai tedeschi l’occupazione pacifica di Fiume giustificando tale decisione con lo stato particolarmente grave del morale delle truppe a sua disposizione. Nel frattempo i Partigiani, prima di ritirarsi da Sussak, fecero brillare il ponte sull’Eneo. Nel giro di un mese si ebbe quindi l’istituzione dell’ Adriatisches Küstenland alle dipendenze del Gauleiter Friedrich Reiner con sede a Trieste e giurisdizione su Trieste, Fiume, Pola, Udine, Gorizia, Lubiana nonché i territori incorporati di Sussak, Castua, Buccari, Ciabar e Veglia. A Sussak, tornarono gli Ustascia e la bandiera croata. Terminarono così le precipitose annessioni italiane della Slovenia, della Dalmazia e del Territorio Fiumano e della Kupa, fatte nel 1941.

 

Rodolfo Decleva è nato a Fiume l’8 Gennaio 1929.

Esule da Fiume nel Febbraio 1947, completò il corso di studi superiori al Collegio “N. Tommaseo” di Brindisi e nel 1954 si laureò in Economia e Commercio presso l’Università di Bari.

Assunto alla Camera di Commercio di Genova nel 1955, divenne Vice Segretrio Generale  specializzandosi nella Promotion dell’Export, costituendo vari Consorzi per l’Esportazione e il Centro Regionale Ligure per il Commercio Estero, di cui divenne Direttore nel 1980.

Per vari anni fu Segretario Italiano dell’ASCAME – Assemblea delle Camere di Commercio del Mediterraneo – Barcellona, Spagna.

Autore di varie pubblicazioni di settore, promosse sul piano nazionale la formazione di operatori per il commercio con l’estero attraverso Conferenze e Corsi di aggiornamento.

Nel 1976 fu audito dal Senato della Repubblica in qualità di Esperto nella delicata materia degli illeciti valutari.

Dal 1988 al 1990 fu Esperto di Mondimpresa – Roma insegnando le tecniche dell’export agli Operatori siciliani.

Nello sport della Vela, è stato Atleta, Dirigente di Circolo, collaboratore FIV e per 23 anni Giudice Internazionale.

Per i suoi meriti sportivi gli venne conferita nel 1995 dal CONI la Stella d’Oro per Meriti Sportivi. Insignito inoltre dall’Unione Sportiva Marinara Italiana quale “Maestro del Mare”.

Nel 2005 ricevette dalla città di Keokuk, Iova, USA, le Chiavi della città e un Attestato di Benemerenza “For being caught doing good”.

Dal 1960 al 1993 Giornalista pubblicista.

Dal 1981 al 1988 Direttore Responsabile del quindicinale “Informazioni Commerciali per il Commercio Estero.

Nel 2019 inserito da “AFIM Associazione dei Fiumani Italiani nel Mondo” di Padova nell’Albo d’Oro delle Personalità Fiumane Illustri.

Donne e Lockdown: pro e contro in quarantena

Le donne italiane durante il lockdown hanno sofferto maggiormente l’assenza di libertà e la mancanza degli affetti. 

 Le donne italiane durante il lockdown hanno sofferto maggiormente l’assenza di libertà e la mancanza degli affetti. 

Ad evidenziarlo uno studio, concentrato sulle esigenze delle donne durante il periodo di confinamento a casa, in particolare su quello che è mancato di più, sugli spazi utilizzati per lavorare e su quello che avrebbero voluto.

Secondo l’analisi, condotta da Vorrei.it, piattaforma immobiliare online, il 60.8% delle italiane intervistate teme un possibile secondo lockdown della durata di 1-2 mesi (34.6%-40%) e maggiori difficoltà dovute all’illuminazione e al clima autunnale. 

Dall’analisi è risultato che il 53,2% delle donne italiane intervistate ha sofferto l’assenza di libertà e il 30,4% la mancanza degli affetti più cari, nonostante i dispositivi tecnologici hanno permesso una connessione costante attraverso videochiamate, dirette e messaggi.

Sul tema lavoro a casa, che la totalità delle aziende ha messo in campo durante il periodo di lockdown, il 50% delle donne svolgeva lo smart working direttamente dalla propria camera da letto, seguita da salotto, cucina e solo in minima parte da giardino e mansarda.

La camera da letto insomma sembra proprio essere diventata il nuovo ufficio.

“Grazie alla ricerca che abbiamo condotto, emerge come il ruolo dell’abitazione stia cambiando e sia necessario ripensare gli spazi per poter lavorare comodamente da casa per i prossimi mesi e che le imprese di costruzioni devono iniziare a progettare gli edifici tenendo conto di uno spazio multiuso che fino ad oggi non era necessario” spiega Ivan Laffranchi di Vorrei.it, agenzia immobiliare online che aiuta i proprietari a vendere casa in modo moderno e intelligente.

Lo studio condotto, infine, ha mostrato ed evidenziato che il 31% delle donne italiane ha desiderato avere all’interno della propria casa, uno spazio adibito a palestra per svolgere attività sportiva e prendersi cura di sé stesse.

Ulteriori approfondimenti sullo studio sono disponibili alla pagina www.vorrei.it/blog/lockdown/16.

Arriverà il giorno in cui io non sarò più bianca o nera, “zingara” o ebrea, cattolica o atea

Saremo solamente noi stessi abbattendo il senso della distinzione, del branco, del giudizio sociale.

 di Anna Maria Antoniazza

Arriverà il giorno in cui non saremo più un uomo e una donna che si guardano ma saremo due semplice persone. E questa visione, quella della Persona, dell’essere umano, vincerà su tutto e toglierà ogni impedimento alla voglia di amare che abbiamo. Che sia un uomo, che sia una donna, che sia una transessuale poco cambia: umilmente chiniamo il cuore al suo atteggiamento più semplice ed elementare.

Arriverà il giorno in cui io non sarò più bianca o nera, “zingara” o ebrea, cattolica o atea: saremo solamente noi stessi abbattendo il senso della distinzione, del branco, del giudizio sociale. Perché i limiti fisici che l’umanità si è data come i grandi muri della storia non sono altro che la proiezione di una visione del mondo che separa, che mette troppa punteggiatura, che cataloga non per capire meglio ma per dividere. E non abbiamo sicuramente bisogno di tutto ciò altrimenti oltre a perdere il senso politico finiremo per perdere anche quello etico.

Arriverà anche il giorno in cui parleremo finalmente da soli. Un esercizio di cui si è persa l’abitudine: ognuno di noi quando si guarda dentro vede un palcoscenico di pensieri, emozioni, flussi di immagini e parole che non abbiamo mai il tempo di mettere in ordine e guardare con attenzione. E’ quello spettacolo dell’intimità dove spesso non siamo in grado di percepire bellezza e stupore ma solo sensazioni di confronto continuo e pericolo di abbandono. In realtà è da questo palcoscenico che veniamo fuori io, tu, ognuno di noi. E’ da quel punto che fuoriesce la grandezza di una identità, la fortezza dell’anima, il rapporto intimo e personale con Dio. I monologhi interiori sono le grandi preghiere di una vita, individuali e uniche: sono il rapporto con i mostri che vivono dentro di noi sotto forma di paure, angosce, brutte sensazioni e che la Parola ci aiuta a guarire. Sono il rapporto con la dimensione altruista dell’esistenza che è il grande denominatore comune di ogni essere umano: i sentimenti legati all’affetto.

E’ nell’uso costante della Parola che vive l’essere umano. Chi non parla neanche a sé stesso, chi non è in grado di comunicare neanche con il proprio Io muore lentamente, in un vortice di abbandono che lo stritola senza pietà. Del resto “le parole sono come le monete, una vale quanto molte e molte non valgono quanto una”. (Francisco de Quevedo)

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