Educazione finanziaria: FEduF (ABI) premia il miglior Business Plan nella 14° edizione di “Che Impresa ragazzi!”

Vincono i ragazzi della I del Liceo Classico Vittorio Alfieri di Torino sostenuti da Santander Consumer Bank, al secondo posto la classe III B SIA dell’IIS “Luigi Einaudi” di Magenta (MI) sostenuta da Banco BPM ed al terzo posto la classe III dell’Istituto PIETRO BRANCHINA di Adrano (CT) sostenuta da Credito Valtellinese

Da progetti aziendali per la riduzione della plastica PET a quelli per il sensore che sanifica e depura un ambiente al chiuso questi alcuni dei progetti in gara con un obiettivo: vincere il titolo di miglior business plan italiano. La vittoria finale ai ragazzi del Liceo Classico Vittorio Alfieri di Torino

Studenti in gara per concretizzare il loro talento per gli affari, sviluppando già sui banchi di scuola un’impresa di successo e con una forte valenza sociale per il territorio nella quale opera e ispirata agli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: questi i requisiti fondamentali per accedere alla premiazione della quattordicesima edizione del concorso “Che Impresa ragazzi!” della FEduF (ABI), che premia il miglior Business Plan tra gli oltre 40 arrivati alla finale nazionale, dopo essere stati selezionati nel corso dell’anno scolastico. Il premio finale è l’ultima tappa di un percorso didattico di un anno al quale hanno partecipato oltre 25 scuole da tutta Italia, durante il quale, grazie agli esperti tutor delle banche sul territorio, i ragazzi hanno acquisito le nozioni fondamentali per coniugare idee e creatività con una sana gestione aziendale.

La vittoria è andata alla classe I del Liceo Classico Vittorio Alfieri di Torino sostenuti da Santander Consumer Bank con il progetto RePaper Ethics: l’idea imprenditoriale dei ragazzi guidati dalla Professoressa Valentina Nicolucci prevede la costituzione di RePaper Ethics un’azienda che si prefigge, nei prossimi tre anni, di togliere dal mercato più di 181.000.000 bottiglie da 1,5L in PET e altrettanti tappi ed etichette inquinanti, rimpiazzandole con bottiglie bio da 1,5L, 100% ecologiche, biodegradabili e compostabili, realizzate in Italia con cellulosa proveniente da carta riciclata italiana.

Per il secondo posto la Giuria Nazionale, composta da rappresentanti del mondo accademico e dei media, fra cui per Starting Finance, la più grande community in Italia per l’educazione finanziaria per i millennials, il presidente Marco Scioli e il responsabile eventi Riccardo Carnevale, oltre a rappresentanti degli insegnanti e delle istituzioni pubbliche e private, ha scelto il progetto Info-Angels Magenta SRL della III B SIA dell’IIS “Luigi Einaudi” di Magenta (MI), sostenuto da Banco BPM. I ragazzi della Professoressa Patrizia Pagani hanno puntato sulla realizzazione di una startup che fornisce servizi di alfabetizzazione informatica e di supporto alla web communication agli over-60 e servizi di supporto alla comunicazione via web a piccoli imprenditori del territorio.

Al terzo posto si è piazzata la classe 3 a dell’Istituto PIETRO BRANCHINA di Adrano (CT) sostenuta da Credito Valtellinese e guidati dalla Professoressa Giovanna Lanaia con il progetto Green Energy S.r.l., un’azienda giovane e che nasce dalla passione e dall’attenzione per l’ambiente e per le risorse energetiche. L’azienda studia e sviluppa soluzioni per la riduzione dei consumi energetici e per la salvaguardia ambientale, sfruttando l’energia prodotta da fonti rinnovabili con l’uso della tecnologia fotovoltaica.

Durante le lezioni del percorso didattico per le scuole superiori i ragazzi hanno scoperto grazie i diversi aspetti dell’economia: dalla globalizzazione alla finanza personale; dal rapporto con la banca agli strumenti per gestire il denaro. E poi la gestione dei rischi, la pianificazione del budget famigliare, il risparmio, l’indebitamento, la previdenza, la legalità. Tutti aspetti di una stessa medaglia, coniugati in relazione alle abilità e alle competenze che i giovani devono acquisire per divenire cittadini consapevoli e informati.

Un’attenzione particolare è riservata allo sviluppo del capitale umano quale strumento di investimento sul proprio futuro economico e alla capacità di guardare al lavoro con una mentalità imprenditoriale.

L’esercizio è proprio quello di sviluppare, con l’aiuto di un esperto di banca, un progetto socialmente utile per il territorio e realmente sostenibile anche dal punto di vista economico. Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante poiché consente agli studenti di acquisire informazioni dirette su come funzionano le logiche del credito e la sua erogazione e come costruire un progetto d’impresa sostenibile e valutabile da una banca.

Covid19. Cisl Medici Lazio ammonisce: la rabbia della gente non sia violenza contro il personale sanitario

Lettera al Direttore da parte del Segretario generale della Cisl Medici Lazio, Luciano Cifaldi, oncologo: Siamo sempre noi a lottare contro questo virus, ad assistere i malati, a contare i contagiati anche nelle nostre famiglie e tra i nostri amici.

“Speriamo che il sentimento di vicinanza che nella scorsa primavera, durante la prima ondata della pandemia, ha unito la popolazione ai medici, agli infermieri, a tutti gli operatori sanitari in un comune sentimento non si trasformi oggi in un odio crescente verso chi indossa un camice bianco. Il rischio c’è ed è forte.

Siamo sempre noi a lottare contro questo virus, ad assistere i malati, a contare i contagiati anche nelle nostre famiglie e tra i nostri amici. Siamo ancora noi a dovere prendere conoscenza che un altro collega ci ha lasciato. Eppure oggi non sentiamo vicino a noi la gente forse perché esasperata da una crisi che è sanitaria, economica, ma è anche crisi di solidarietà.

Di fronte a problemi crescenti, al manifestarsi di nuove povertà, il senso di impotenza che pervade sempre più il cittadino non deve trasformarsi in manifestazioni di aggressività verso chi sta lavorando senza tregua in prima linea. Siamo in guerra? Purtroppo si, e come in ogni guerra ci sono eroi, disertori e traditori. 

Ma la spettacolarizzazione di certi eventi tragici, con foto e riprese televisive, non rappresenta la realtà. E anche la realtà delle ambulanze in fila ai pronto soccorso, la realtà dei posti letto che mancano, dei dispositivi di protezione che scarseggiano non l’abbiamo creata noi operatori della sanità che delle scellerate scelte di programmazione sanitaria siamo vittime e non certo autori o complici. Ricordo i tagli alla rete ospedaliera, i tagli al personale, il blocco delle assunzioni e quanta politica si è riempita la bocca anziché agire per garantire il pieno diritto alle cure ai cittadini. Cittadini sempre più costretti a dover mettere le mani nel proprio portafoglio per accedere alle cure, cittadini che oggi rischiano di trovare un portafoglio vuoto. Il sistema è saltato a causa di questo virus che non sarà certo benedetto solo perché ha messo a nudo le debolezze di un sistema governato da manager che forse tanto sanno di economia ma nulla o quasi di assistenza.

Ed ora che siamo al fronte a combattere dobbiamo preoccuparci anche del fuoco “amico”, quello che ci arriva alle spalle. No, questo no. Francamente è troppo”.

Luciano Cifaldi, oncologo e Segretario generale della Cisl Medici Lazio

Lidu onlus, ci ha lasciato Renzo Gattegna strenuo difensore dei Diritti Umani

In ricordo di Renzo Gattegna persona proba animata di alto spirito civile, amico della Lega Italiana dei diritti dell’Uomo.

di Eugenio Ficorilli, presidente nazionale Lidu onlus

Fu Presidente delle Comunità Ebraiche Italiane dal 2006 al 2016. Avvocato civilista. Da bambino ha vissuto il triste periodo soggetto alle leggi razziali del regime fascista.

Nel dopoguerra  s’impegnò nella difesa della Comunità romana testimoniando “la dignità di un’appartenenza puntando sul confronto e sull’apertura».

Ha guidato con saggezza  le Comunità Ebraiche ritenendo che solo un atteggiamento unitario può consentire al mondo ebraico italiano di affrontare con tranquillità le sfide per la  costruzione di un nuovo patto civile capace di coniugare identità, dialogo e confronto”

Per la mia professione ho avuto il privilegio di conoscerlo in occasioni ufficiali in Italia ed all’Estero e di ammirare le doti dell’uomo impegnato a costruire una società migliore nel rispetto dei valori dei Padri.

Con sentimenti di vicinanza siamo partecipi del dolore della famiglia e della Comunità Ebraica italiana

Ether il quinto elemento, appuntamento con Eugenio Attanasio direttore della Cineteca di Calabria

L’arte della memoria e il coraggio dell’innovazione sono le colonne portanti dell’attività di Eugenio Attanasio regista, sceneggiatore e come lui ama definirsi ricercatore culturale.

di Macrì Martinelli Carraresi

Molto importante è il lavoro che ha portato avanti la cineteca di Calabria negli ultimi anni grazie alla passione, l’impegno e la competenza del suo direttore Eugenio Attanasio, regista, sceneggiatore e come lui ama definirsi ricercatore culturale. Con un lavoro meticoloso di ricerca storica, la cineteca ora vanta un archivio importante di memoria filmica che raccoglie le pellicole girate nelle magnifiche location del territorio calabro, raccontando così anche la storia e la società del nostro tempo.

Molteplice è l’impegno di Eugenio Attanasio che si muove su diversi fronti, passando dalla regia alla scrittura e alla divulgazione, anche presso scuole e università, di film, in particolare documentari che diventano preziosi documenti di conoscenza e studio rivolti soprattutto alle giovani generazioni. Un lavoro meticoloso appassionato e creativo che parla della nostra storia con linguaggio innovativo ed internazionale. La ricerca è il faro della nostra intelligenza, quello che ci spinge a cercare quello che non conosciamo, così descrive Attanasio la sua appassionata missione protesa a valorizzare i nuovi linguaggi della memoria e della cultura. Questi sono gli argomenti approfonditi nel nuovo appuntamento sul canale youtube “Ether il quinto elemento”.

La crisi del Tigrai

Lo studio condotto da Awate Birhane, Vincenzo Palmieri, Nicola Pedde e Luca Puddu per comprendere dinamiche e ragioni del conflitto in atto che coinvolge anche le vicine regioni a cominciare dall’Eritrea

Con le elezioni del 2018 in Etiopia e la nomina alla carica di primo ministro di Abiy Ahmed sembrò potersi delineare un nuovo periodo di stabilità regionale e pacificazione con l’Eritrea. Abiy Ahmed, cui venne tributato il premio Nobel per la pace del 2019, ha tuttavia avviato un processo di crisi costruito sulla lotta al federalismo etnico e sull’affermazione del proprio ruolo politico. Questa politica ha ben presto determinato l’opposizione tanto della comunità tigrina – che ha di fatto governato il paese per oltre un quarto di secolo – quanto di quella oromo – di cui il primo ministro è peraltro espressione – innescando un meccanismo di crisi regionale che ha finito per interessare anche il vicino Sudan e l’Eritrea.
La sospensione delle elezioni politiche nazionali in conseguenza del Covid-19 ha ulteriormente esacerbato gli animi del già infuocato clima politico, mentre le autorità del Tigrai hanno arbitrariamente deciso di condurre proprie elezioni in aperta sfida al diniego imposto dalle autorità di Addis Abeba. Ne è conseguita un’escalation che ha portato al rapido irrigidimento delle posizioni di entrambi gli attori e, sfortunatamente, all’emergere di un conflitto armato che, allo stato attuale, potrebbe deflagrare su scala nazionale interessando anche altre regioni della federazione etiopica.
Lo studio condotto da Awate Birhane, Vincenzo Palmieri, Nicola Pedde e Luca Puddu intende offrire una dettagliata e aggiornata panoramica della crisi e uno spunto per comprender le variabili di interesse per l’evoluzione delle operazioni militari nel Tigrai, permettendo di comprendere le ragioni del conflitto in atto, l’insieme delle dinamiche nazionali e regionali di interesse e la possibile evoluzione nel breve e medio periodo.

Si può scaricare gratuitamente la versione italiana del Report seguendo questo link

Alla SIOI la formazione dei “Professionisti dello Spazio”

Master in Istituzioni e Politiche Spaziali  in modalità web live e blended

Al via le iscrizioni alla 13°edizione del Master in Istituzioni e Politiche Spaziali (8 febbraio – 12 luglio 2021) organizzato dalla SIOI e dall’Agenzia Spaziale Italiana – ASI in collaborazione con l’Istituto di Studi Giuridici Internazionali del CNR – ISGI-CNR.

Lo Spazio si è imposto nel tempo come una variabile rilevante nell’equazione dell’equilibrio di potenza dello scacchiere geopolitico internazionale, accanto a quella terrestre, marittima ed aerea. 

È uno dei settori strategici di maggior rilevanza per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini, per la sicurezza nazionale, per la difesa e la tutela del territorio da minacce esterne oltre alla segretezza delle informazioni, per la Space diplomacy, per la definizione del nuovo paradigma della New Space Economy.

Rappresenta il motore del cambiamento a sostegno degli Obiettivi dell’Agenda 2030 con i suoi programmi di Osservazione della Terra e sviluppo delle telecomunicazioni. 

Lo spazio, dunque, costituisce un’incredibile opportunità, anche professionale, per la crescita e lo sviluppo del nostro Paese e, consapevoli di ciò già 13 anni fa, la SIOI e l’ASI hanno inteso realizzare il  Master in Istituzioni e Politiche Spaziali con l’obiettivo di fare acquisire una formazione specialistica sugli strumenti di diritto delle attività spaziali e sugli aspetti politici, economici, industriali e scientifici dell’esplorazione e dell’utilizzo dello spazio extra-atmosferico. 

Il Master è rivolto ai laureati di tutte le discipline; le lezioni si svolgeranno in modalità web live da febbraio a marzo 2021 e in modalità blended (on line e in presenza) da aprile a giugno 2021, il lunedì dalle 13.30 alle 17.30 ed il martedì dalle 9.00 alle 13.00. La frequenza online sarà, comunque, garantita.

Oltre alla didattica, è prevista un’opportunità di tirocinio curriculare “sul campo” per imparare ad operare al meglio nelle Organizzazioni ed Istituzioni internazionali, Agenzie nazionali ed internazionali, imprese ed istituti di ricerca di settore. 

Per maggiori informazioni
https://www.sioi.org/attivita/formazione-internazionale-master-corsi/master-politiche-spaziali/

Così l’Italia ha “perso” 14 mila ricercatori. Che all’estero sono fra i migliori

A ottobre erano 6,2 milioni gli espatriati iscritti nei registri consolari, il doppio di 15 anni fa


Il nuovo studio del Centro studi e ricerche Idos, finanziato dal Ministero degli Esteri, quantifica per la prima volta l’emorragia di laureati con il dottorato in tasca, che nel nostro Paese si scontrano con precariato e bassa remunerazione. Sono un quarto dei docenti in organico negli atenei. E l’Italia ha anche uno dei maggiori rapporti negativi tra uscita di laureati e attrazione da altri paesi.
A ottobre erano 6,2 milioni gli espatriati iscritti nei registri consolari, il doppio di 15 anni fa

«Dal 2008 al 2019 si possono stimare circa 14 mila persone che hanno conseguito un dottorato di ricerca in Italia, dove erano residenti prima dell’immatricolazione all’università, e che sono emigrate permanentemente all’estero. Stima peraltro prudente, che non considera i laureati che erano già andati all’estero per conseguire il dottorato e hanno proseguito lì la carriera». Una vera e propria emorragia. Ma è sbagliato definirla “fuga di cervelli”: piuttosto, la decisione di lasciare l’Italia, per ricercatori italiani con in tasca laurea e dottorato – la componente più qualificata di chi ha compiuto il percorso universitario – è una scelta consapevole dettata dal bisogno di essere valorizzati sia dal punto di vista della carriera, sia sotto il profilo economico. Nel nostro Paese, infatti, sarebbero solitamente destinati ad anni di lavoro precario, con una scarsa possibilità di stabilizzazione e di ascesa professionale, e a una bassa remunerazione per i loro titoli e la loro preparazione.
È quanto emerge dal saggio di Leopoldo Nascia (ricercatore e membro della redazione di Sbilanciamoci!) e Mario Pianta (professore ordinario di politica economica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, sede di Firenze), anticipato  nella web conference dei giorni scorsi  “Vecchia” e “nuova” emigrazione italiana all’estero, organizzata dal Centro studi e ricerche Idos (che firma anche l’annuale Dossier Statistico Immigrazione). Un appuntamento per lanciare la nuova ricerca targata Idos sui nostri connazionali all’estero, finanziata dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e realizzata in partnership con il Circolo studi diplomatici, che verrà pubblicata a dicembre in un numero speciale della rivista Affari sociali internazionali. I primi risultati dello studio sono stati quindi illustrati durante il convegno online, disponibile sul canale Youtube di Idos.

«I nostri ricercatori all’estero producono ottime pubblicazioni, più numerose rispetto a quelle di francesi e tedeschi», ha sottolineato Nascia durante la conferenza. E in relazione alla dimensione del sistema di ricerca italiano, «la migrazione dei dottori di ricerca possiede un peso elevato. Il numero di dottori di ricerca che sono emigrati tra il 2008 e il 2019 all’estero è pari a circa un quarto di tutto il corpo docente delle università italiane. Se tornassero tutti in Italia, le università recupererebbero i livelli di personale che avevano prima della crisi del 2008. Peraltro i 14.000 dottori di ricerca emigrati all’estero sono all’incirca lo stesso numero degli assegnisti di ricerca presenti nelle università italiane, coinvolti in progetti di ricerca, ma che non fanno parte del personale strutturato delle università».

 L’Italia è inoltre uno dei paesi in Europa con il maggior rapporto negativo non solo tra i dottori di ricerca, ma anche tra tutti i laureati che lasciano il paese rispetto a quelli che attrae dagli altri paesi avanzati. Secondo i dati Istat – fa rilevare in un altro saggio Alessandro Rosina, docente di demografia presso l’Università Cattolica di Milano – «nel 2018 oltre la metà di chi si è trasferito aveva un titolo di studio medio-alto, con una crescita del 45% rispetto ai 5 anni precedenti. In valore assoluto i laureati sono stati 29 mila e solo circa la metà (15 mila) ha fatto il percorso inverso. Una perdita netta che in dieci anni arriva a superare le 100 mila unità».

«Nella possibilità di andare all’estero c’è la componente positiva della scelta ma anche quella negativa della necessità, rafforzata ulteriormente dopo la recessione del 2008. Retribuzioni più elevate e capacità di crescita professionale in un contesto che premia le competenze, l’impegno, la voglia di fare: questo fa soprattutto la differenza nella componente della nuova emigrazione», ha rilevato ancora Rosina, che ha invitato a considerare i giovani “expat” «una ventunesima regione italiana che deve avere la possibilità di essere riconosciuta e messa in relazione, per diventare nodo di una rete e contribuire al proprio Paese oltre i confini».
 Se gli italiani iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero (Aire) erano quasi 5,5 milioni nel 2019, oltre la metà dei quali “espatriati” soprattutto per lavoro, al 31 ottobre 2020 «negli schedari consolari risultano iscritti 6 milioni 240 mila italiani, il doppio di 15 anni fa: una popolazione pari a 2 volte quella di Roma, presente soprattutto in Paesi europei, mentre in Argentina vivono oltre un milione di connazionali, oltre a quelli in Brasile, Venezuela, Stati Uniti, Canada, con una presenza crescente anche in Sudafrica», ha dichiarato Emanuela Del Re, vice ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, chiarendo che comunque la cifra resta parziale: «Di moltissimi italiani non abbiamo notizia».

E ha voluto ricordare che «l’associazionismo resta forse la caratteristica più bella della nostra migrazione: contiamo circa 1.700 associazioni regolarmente registrate nel mondo. A Buenos Aires, per esempio, un’associazione di giovani figli e nipoti di emigrati in Argentina crea contatti con i nuovi emigrati: c’è la necessità di fare rete». Paolo Crudele, vicedirettore generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, ha riferito: «Cerchiamo di favorire come Farnesina un dialogo fra nuova emigrazione e associazionismo molto robusto in diversi Paesi di destinazione. Un impegno che richiede aggiornamento nei metodi e nella mentalità».

Tra rimpatri e povertà: gli italiani all’estero durante la pandemia

Il nuovo lavoro del Centro studi e ricerche Idos, finanziato dal Ministero degli Esteri, analizza le vecchie e nuove emigrazioni dal Belpaese e prende in considerazione varie tipologie di italiani residenti temporaneamente all’estero

Come se la stanno passando gli italiani all’estero durante la pandemia? E quale attenzione stanno ricevendo dal loro Paese?

Utilizzando i dati disponibili, osserva anche questo tema il nuovo lavoro del Centro studi e ricerche Idos (autore dell’annuale Dossier statistico sull’immigrazione): si intitola “Vecchia” e “nuova” emigrazione italiana all’estero e i primi risultati sono stati illustrati mercoledì 11 novembre alle 16 in una web conference.
La ricerca, finanziata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e realizzata in partnership con il Circolo studi diplomatici, contiene analisi ed elaborazioni inedite sull’argomento che saranno pubblicate a dicembre sulla rivista “Affari sociali internazionali”. La ricerca prende in considerazione anche varie tipologie di italiani che vivono all’estero in via più o meno temporanea e che mantengono ancora un rapporto molto stretto con la madrepatria. Va ricordato che, con uno sforzo notevole, nei primi mesi della pandemia il governo ha rimpatriato, con voli umanitari e collegamenti via mare e via terra, oltre 72 mila italiani da 60 paesi esteri in cui si trovavano per motivi diversi (compreso il turismo).
 
Lavoratori – Gli italiani iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero (Aire) erano quasi 5,5 milioni nel 2019, oltre la metà dei quali “espatriati” soprattutto per lavoro; si tratta però di un numero che sottostima il fenomeno, in quanto per moltissimi l’iscrizione all’Aire avviene dopo diversi anni di permanenza. Secondo un sondaggio del Centro Altreitalie di Torino, gli emigrati giovani e più integrati economicamente hanno retto bene le conseguenze della pandemia, continuando in gran parte a lavorare e in un caso su dieci fruendo anche degli ammortizzatori sociali in loco.
Ma non sono pochi i connazionali rimasti senza stipendio. Il Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie) stimava ad aprile che in pochi mesi sarebbero rientrati in Italia quasi 150 mila lavoratori a causa della probabile chiusura delle loro piccole e medie imprese oltre confine, in particolare della ristorazione. I più colpiti sono gli italiani di recente emigrazione (450 mila gli espatriati ufficiali negli ultimi 3 anni), meno integrati e più propensi a tornare in patria. Ma quali aiuti hanno trovato nel nostro Paese? Paradossalmente, in caso di indigenza gli emigrati italiani di ritorno non possono fruire del reddito di cittadinanza: incappano infatti nella stessa barriera (il requisito della residenza continuativa di almeno 5 anni in Italia) creata per gli stranieri. In compenso, grazie al decreto Rilancio, hanno potuto accedere al reddito di emergenza, purché abbiano ripreso la cittadinanza italiana entro giugno.
 
Universitari e Erasmus – Secondo l’Unesco gli studenti universitari italiani all’estero all’inizio della pandemia erano 75.954, soprattutto nel Regno Unito, Austria, Germania, Francia e Spagna. Non ci sono dati su quanti siano riusciti a tornare in Italia dal marzo scorso e quanti siano ripartiti dopo l’estate. È certo però che molti sono stati bloccati dalle regole disposte da molte università, britanniche ma non solo, che in virtù del blended learning obbligano tuttora gli studenti a frequentare in presenza un giorno a settimana e a restare chiusi nelle proprie residenze per seguire le lezioni on line per il resto della settimana.
Erano invece 47 mila (fonte Indire) gli studenti italiani in Erasmus nell’ultimo semestre, soprattutto in Spagna, Francia e Germania. Anche per questi giovani il dilemma tra rimanere nelle città ospitanti (esponendosi a contagio) o rientrare in Italia (sfruttando le opportunità offerte dalla didattica a distanza), è stato molto spesso collegato alle disponibilità economiche limitate e alle incertezze sul ritorno. Per il semestre in corso il programma Erasmus è sospeso.
 
Cooperanti e volontari – Sono oltre 3.000, secondo l’associazione delle Ong, i cooperanti e i volontari del servizio civile italiani che hanno deciso di continuare la missione all’estero, cioè in oltre 100 paesi esteri, soprattutto in Africa e America latina. Un numero largamente sottostimato secondo alcuni osservatori, in quanto non comprende i soggetti legati ad associazioni che non comunicano dati ad una unica fonte – come lo è Open cooperazione per le Ong più grandi. Un recente report proprio di Open Cooperazione ha mostrato come a causa della pandemia le Ong italiane nel 65% dei casi hanno bloccato o rimandato oltre il 50% della propria operatività, mentre solo una organizzazione su dieci dichiara di non aver dovuto rallentare o interrompere gli interventi. A causa del crollo della raccolta fondi il 37% ha scelto di usufruire della cassa integrazione straordinaria messa a disposizione dal decreto Cura Italia. Tuttavia, oltre la metà delle Ong non ha rimpatriato alcun cooperante, nel 30% dei casi sono stati rimpatriati solo alcuni cooperanti, mentre soltanto 16 organizzazioni hanno provveduto al rimpatrio di tutti i propri cooperanti espatriati.
 
Pensionati – Per una spesa annua di quasi un miliardo, sono circa 388 mila i pensionati italiani all’estero, soprattutto in Canada, Germania, Svizzera, Australia e Francia. Percepiscono per lo più assegni molto bassi (in media 259 euro) avendo lavorato in Italia pochi anni prima di trasferirsi all’estero. Tra essi c’è però una quota non trascurabile di connazionali anziani che hanno scelto di godersi la pensione in Paesi dove la vita è meno costosa. Sono in particolare i percettori di assegni mensili più alti (spesso oltre 2.000 euro) che risiedono in paesi come Ciprio, Malta, Emirati Arabi, Turchia e Portogallo. In quest’ultimo paese, nel 2019 ben il 33,9% dei nuovi residenti italiani aveva più di 65 anni. L’Inps aveva avviato nei mesi scorsi una campagna di controlli volta a quantificare anche questo fenomeno, ma ha dovuto interromperla proprio a causa della pandemia.

Gea Casolaro, Mare Magnum Nostrum – Gea Casolaro, Mare Magnum Nostrum

di emigrazione e di matrimoni

Gea Casolaro, Mare Magnum Nostrum

Al via il progetto partecipativo dell’artista sul tema del Mediterraneo. Una ‘call to action’ per realizzare un archivio fotografico del mare

Mare Magnum Nostrum è un progetto dell’artista Gea Casolaro, a cura di Leonardo Regano, promosso dalla Direzione Regionale Musei dell’Emilia-Romagna in collaborazione con Hulu – Split e qwatz-contemporary art platform e realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (VIII edizione, 2020), programma di promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.
Mare Magnum Nostrum si propone di realizzare una grande opera a partecipazione collettiva sul tema del Mediterraneo, mare che rappresenta il cuore della nostra civiltà e oggi sempre più paradigma di concetti “chiave” del nostro presente.
L’opera, partecipativa e in progress, si svilupperà in un arco temporale di circa un anno costruendosi per tappe. La prima si svolgerà dal 12 al 26 novembre 2020, nella Torre Sud-Est del Palazzo di Diocleziano a Spalato (Croazia), sede di esposizioni temporanee, dove verrà presentata un’installazione ambientale che riproduce il Mediterraneo, disegnato e “reinterpretato” dalle fotografie di persone che hanno scelto di aderire al progetto. L’artista ha chiesto al pubblico di partecipare inviando immagini del presente e del passato che raffigurano il Mar Mediterraneo e le sue coste, scattate in circostanze diverse e in ogni tempo. L’installazione, realizzata in collaborazione con Hulu – Split e Tihana Felić, Sandra Kapitanović, Kristina Tokić, Nora Gabrić, studentesse dell’Accademia di Belle Arti di Spalato e Fotoklub Split è composta da due elementi principali: il disegno del Mediterraneo e l’archivio fotografico, cartaceo e digitale. L’opera è caratterizzata da un ambiente immersivo, dove il pubblico si troverà idealmente al “centro del mare” e potrà osservare il mosaico di immagini che punteggia le sue coste.
La collaborazione delle persone è uno degli aspetti più importanti dell’intero progetto. Attraverso una call to action, Gea Casolaro avvia la creazione di un archivio fotografico del Mediterraneo che verrà pubblicato a breve e costantemente aggiornato sul sito www.maremagnumnostrum.art (il lancio della piattaforma sarà annunciato sulle pagine Facebook e Instagram del progetto). Chiunque voglia partecipare alla costruzione dell’opera è invitato caricare le proprie fotografie raffiguranti il Mediterraneo e le sue coste (foto di vacanze, paesaggi, cronaca, rituali, arrivi e partenze) nella sezione apposita del sito internet, indicando il luogo e l’anno in cui è stata scattata la foto (anche orientativamente), aggiungendo un’emozione o un pensiero ad essa collegata. Le fotografie saranno raccolte, archiviate e stampate per poi essere di volta in volta utilizzate all’interno dell’installazione per caratterizzare i tratti di costa raffigurati. L’archivio in formato digitale consisterà in un database accessibile al pubblico e il progressivo aumento di materiale fotografico permetterà, nel tempo, di osservare le trasformazioni di una stessa area e le sue diverse identità, a seconda del punto di vista soggettivo dell’autore, nonché la trasformazione continua del profilo delle coste, sia per aggiunta sia per sostituzione, che si configurerà come uno straordinario mosaico di sguardi e visioni.
Il progetto nasce non solo per creare il primo nucleo dell’archivio fotografico sul mare, che è alla base dell’opera, ma anche per coinvolgere nella sua genesi paesi e genti molto diverse tra loro in una grande azione corale. La necessità di coinvolgere persone che provengano da realtà sociali e culturali differenti, ha portato allo sviluppo di un progetto volutamente itinerante.
Durante il progetto e nel corso dei prossimi mesi l’artista incontrerà nuovi interlocutori attivi in altri luoghi del Mediterraneo al fine di coinvolgere realtà e identità internazionali nel processo di costruzione dell’archivio. A conclusione dell’iter, l’opera, arricchita di immagini provenienti da ogni tempo e luogo, rientrerà definitivamente in Italia.
La tappa conclusiva del progetto sarà il Museo Nazionale di Ravenna, sede definitiva dell’opera che, dopo la mostra finale (prevista nella primavera 2021) e quando l’installazione raggiungerà la sua forma compiuta, verrà acquisita nelle sue collezioni. Il Museo Nazionale di Ravenna è stato scelto per la storia, altamente simbolica, che contraddistingue la città: nata sulle acque e in antichità accessibile solo dal mare, grande porto militare e due volte capitale dell’Impero Romano d’Occidente, Ravenna è stata una sorta di “cerniera” tra due versanti del Mediterraneo, quello occidentale e orientale: vero e proprio anello di congiunzione tra due mondi, due visioni, due sistemi di pensiero. La sua storia e le testimonianze artistiche arrivate fino a noi raccontano il Mediterraneo come specchio di civiltà e differenze che da sempre, e tanto più oggi, si scontrano e si incontrano attraversando le sue acque.

Gea Casolaro è un’artista visiva, vive e lavora tra Roma e Parigi.
Da sempre attenta al rapporto tra storia e contemporaneità, utilizza spesso la fotografia come strumento di analisi e di racconto.
Il suo lavoro indaga, attraverso la fotografia, il video, l’istallazione e la scrittura, il nostro rapporto con le immagini, l’attualità, la società, la storia.
La sua ricerca mira ad attivare un dialogo permanente tra le esperienze e le persone, per ampliare la capacità di analisi e di conoscenza della realtà attraverso i punti di vista altrui.
Ha all’attivo mostre personali e collettive in musei nazionali e internazionali, tra cui: Mart, Rovereto; Macro, Roma; Centre National de l’Audiovisuel, Dudelange, Lussemburgo; MU.SP.A.C. Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea, L’Aquila; Museo del Tessuto, Prato; AR/GE Kunst, Bolzano; PAV, Parco Arte Vivente, Torino; Palazzo delle Esposizioni, Roma; MAXXI, Roma; Triennale, Milano; PAN | Palazzo delle Arti, Napoli; Moca – Museum of Contemporary Art, Shanghai; Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato; Palazzo della Farnesina, Roma; Kunsthalle Marcel Duchamp – The Forestay Museum Of Art, Cully; Festival Images, Vevey; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino.

Progetto realizzato grazie al sostegno di
Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo nell’ambito del programma Italian Council (2020)

A cura di
Leonardo Regano

Promosso da
Direzione Regionale Musei dell’Emilia-Romagna

Partner
Hulu – Split

Partner culturale
qwatz contemporary art platform

Per info sulla call action e sulle modalità di partecipazione
[email protected]
www.maremagnumnostrum.art

 

di emigrazione e di matrimoni

Gea Casolaro, Mare Magnum Nostrum

The participatory project of the artist on the Mediterranean has been launched. A ‘call to action’ to create a photo archive of the sea

Mare Magnum Nostrum is a project by the artist Gea Casolaro curated by Leonardo Regano and promoted by the Regional Directorate of Museums of Emilia-Romagna in collaboration with Hulu – Split and qwatz-contemporary art platform. The project came to life thanks to the support of the Italian Council (8th Edition, 2020), program to promote Italian contemporary art in the world by the Directorate-General for Contemporary Creativity of the Italian Ministry of Cultural Heritage and Activities and Tourism.
Mare Magnum Nostrum is meant to be an important collective work focused on the Mediterranean, the sea that represents the heart of our civilization and which, today, increasingly embodies key concepts of our present.
The work, which constantly evolves and is a participatory work, will develop over a period of about a year and will follow a series of steps. The first of them will take place from 12th to 26th November 2020, in the South-Eastern Tower of Diocletian’s Palace in Split (Croatia), home to temporary exhibitions. There, an environmental installation recalling the Mediterranean will be set up to describe and “reinterpret” the Mediterranean through the photographs taken by people who collaborated in the project. The artist asked the people to participate by sending current or past images depicting the Mediterranean Sea and its coasts, taken in different situations and times. The installation, created in collaboration with Hulu – Split and Tihana Felić, Sandra Kapitanović, Kristina Tokić, Nora Gabrić, students of the Academy of Fine Arts in Split and Fotoklub Split, is composed of two main elements: the Mediterranean drawing and the photographic archive, both in paper and digital forms. The work stands out for its immersive environment, where the public will ideally be at the “center of the sea” and will be able to observe the mosaic of images placed along the Mediterranean coasts.
The people’s participation is one of the most important aspects of the entire project. Through a call to action, Gea Casolaro starts the creation of a photographic archive on the Mediterranean that will be soon published and which will be constantly updated on the website www.maremagnumnostrum.art (the launch of the platform will be announced on the project’s Facebook and Instagram profiles). Those wishing to participate in the creation of the work are invited to upload their photographs depicting the Mediterranean and its coasts (photos of holidays, landscapes, news, rituals, arrivals and departures) in the dedicated section of the website, indicating the place and year in which the photo was taken (even approximately), adding an emotion or a thought connected to these pictures. The photographs will be collected, archived and printed to then be used from time to time in the installation to draw the sections of the coast. The digital archive will consist of a public database and the progressive increase of pictures will allow, over time, to observe the transformations of the depicted areas and their different identities, depending on the photographer’s point of view. This will also show the continuous transformation affecting the lines of the coasts, both by adding and replacing, thus configuring an extraordinary mosaic of gazes and visions.

The project aims not only to create the first phase of the photographic archive on the sea, the work’s core, but also to involve very different countries and people in a great collective action. The need to involve people coming from different social and cultural backgrounds has led to the development of an intentionally itinerant project.
Throughout the project and over the next few months, the artist will meet new actors, working in other areas of the Mediterranean, in order to include international realities and identities in the process of building the archive. At the end of the process, the work, enriched with images from all times and places, will definitively return to Italy.
The final stage of the project will take place in the National Museum of Ravenna, the work’s final home, which, after the final exhibition (scheduled for spring 2021), when the installation will reach its achievement, will be acquired in its collections. The National Museum of Ravenna was chosen for its highly symbolic history characterizing the whole city: arisen from the water and, in ancient times, accessible only from the sea, a large military port and twice the capital of the Western Roman Empire, Ravenna represented a bridge between two sides of the Mediterranean, the western and the eastern one: a real link between two worlds, two visions, two systems of thought. Its history and the artistic reminders we see today depict the Mediterranean as a mirror of civilizations and differences that have always, and that’s even more true today, collided and met by crossing its waters.

Gea Casolaro is a visual artist, she lives and works between Rome and Paris.
Interested on the relationship between history and the contemporary, she often uses photography as a tool for her analysis and storytelling.
Her work investigates, through photography, video, installation and writing, our relationship with images, current events, society and history.
Her research aims at stimulating a permanent dialogue between experiences and people, in order to broaden the analytical capacity and our knowledge of reality through the other’s points of view.
Her personal and group exhibitions were hosted in national and international museums, including: Mart, Rovereto; Macro, Rome; Centre National de l’Audiovisuel, Dudelange, Luxembourg; MU.SP.A.C. Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea, L’Aquila; Museo del Tessuto, Prato; AR/GE Kunst, Bolzano; PAV, Parco Arte Vivente, Turin; Palazzo delle Esposizioni, Rome; MAXXI, Rome; Triennale, Milan; PAN | Palazzo delle Arti, Naples; Moca – Museum of Contemporary Art, Shanghai; Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato; Palazzo della Farnesina, Rome; Kunsthalle Marcel Duchamp – The Forestay Museum Of Art, Cully; Festival Images, Vevey; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Turin.

Project supported by the Directorate-General for Contemporary Creativity by the Italian Ministry of Cultural Heritage and Activities and Tourism under the Italian Council program (2020)

Curated by
Leonardo Regano

Promoted by
Regional Directorate of Museums of Emilia-Romagna

Partner
Hulu – Split

Cultural partner
qwatz contemporary art platform

For further information about the call to action and how to participate
[email protected]
www.maremagnumnostrum.art

Nasce SkillsJobs Fair, la prima Fiera Virtuale del Lavoro aperta tutto l’anno

Covid e lavoro: nasce in Italia la prima fiera virtuale del lavoro. Perché la ripresa passa attraverso le persone e le loro competenze

 In questo difficile periodo storico il Covid-19 ha obbligato le aziende, chi più chi meno, a rivedere le politiche interne per i lavoratori e per poter riuscire a massimizzare le proprie attività.

I dati sul lavoro che ogni giorno apprendiamo attraverso i media, ci raccontano scenari più o meno apocalittici sulla quantità di posti di lavoro andati in fumo durante il periodo del lockdown. Quello che non si conosce ancora, è la portata della scia che si porterà dietro nei prossimi mesi fino alla fine del prossimo anno.

In questo scenario difficile e sofferente per il mondo del lavoro, con le forti difficoltà di incontro e selezione del personale, per le imprese e le agenzie specializzate si sentiva il bisogno di creare qualcosa che andasse a risolvere queste problematiche.

È da queste premesse che oggi nasce e va online Skill Jobs Fair, la 1ª Fiera Virtuale del Lavoro di SkillsJobs disponibile online all’indirizzo [http://www.SkillsJobs%20Fair.com]www.SkillsJobs Fair.com, aperta tutto l’anno e Covid Free.

L’ingresso alla fiera virtuale è gratuito per tutti i visitatori ed all’interno ci sono oltre alla Reception, 4 padiglioni.

Il primo padiglione è dedicato alle aziende e startup che cercano personale, il secondo è dedicato alle aziende che offrono servizi agli HR Manager, il terzo è dedicato alle Scuole ed Università, per poter gestire l’orientamento e infine il quarto padiglione dedicato alle ONLUS, Enti, Associazioni ed Istituzioni.

COSA SI TROVA SU SKILLSJOBS FAIR.COM, LA FIERA VIRTUALE DEL LAVORO

Su SkillsJobsFair.com si trovano aziende che pubblicano le loro ricerche di personale su modello skills jobs, quindi solo hard e soft skills, con possibilità di effettuare video colloqui o chattare direttamente con i selezionatori, eventi di formazione gratuiti o a pagamento all’interno della SJ Arena (apertura a dicembre), brochure e pdf delle attività e la possibilità di essere segnalati automaticamente a tutte le aziende in cerca, e molto altro.

Tutte le aziende interessate ad avere il proprio stand e maggiori info riguardo la fiera possono contattare attraverso il form presente sotto le tipologie stand con prezzi all’interno del portale SkillsJobsFair.com.

Scuole, Università e Formazione insieme ad ONLUS e No Profit inoltre avranno la possibilità di avere uno stand gratuito.

La realizzazione degli stand sarà a totale cura del personale di SkillsJobs, basterà scegliere solo il tipo di stand e richiedere info. Un membro dello staff si metterà in contatto con ogni azienda per capire quale possa essere la giusta soluzione customizzata per ogni esigenza.

Siamo all’inizio di un lungo cammino e col tempo i padiglioni si riempiranno di aziende consapevoli che il mondo del lavoro necessita di nuovi strumenti per trovare nuovi talenti e SkillsJobs Fair insieme a SkillsJobs.it sono la risposta definitiva a tale esigenza.

Ogni persona in cerca di nuove opportunità non dovrà far altro che registrarsi una sola volta attraverso i link che portano a SkillsJobs.it (registrazione gratuita) per poter essere valutato su ogni opportunità ed attendere il contatto delle aziende che lo stanno cercando.

La piattaforma della fiera virtuale del lavoro di Skillsjobsfair.com utilizza il motore di ricerca basato su tecnologia Made in Italy, brevettata da SkillsJobs.it, e punta ad accorciare il distanziamento tra sociale e reale per un nuovo modello di ricerca, aiutando    a trovare “Il tuo posto nel mondo del lavoro”, da sempre slogan della piattaforma innovativa.

PERCHÈ NASCE LA FIERA VIRTUALE DEL LAVORO

Nel secondo trimestre 2020 si sono persi quasi mezzo milione di posti di lavoro tornando ad aumentare le differenze di genere con un tasso di occupazione tra le donne più in calo rispetto agli uomini(Donne 4,7%, Uomini 2,7%) ; aumentano fortemente gli inoccupati soprattutto tra i giovani 15-34 anni in maggioranza nel mezzogiorno (fonte ISTAT).

Con questo scenario occorre ripensare ai vari processi per la selezione del personale e della ricerca di lavoro, e rivoluzionare il paradigma della “domanda e offerta”, rimettendo al centro la persona e la propria unicità.

Durante lo scorso lockdown nel campo della Ricerca e Selezione del personale, ad esempio anche la SkillsJobs (www.skillsjobs.it), agenzia per l’intermediazione al lavoro, che da tre anni sta rivoluzionando il processo di selezione partendo dalle persone e non chiedendo dati potenzialmente discriminatori, ha subìto un’importante diminuzione nella quantità di ricerche e di fatturato, ma non solo. Anche il numero di candidati che si iscrivevano ogni giorno è crollato vertiginosamente durante il periodo di lockdown.

C’era bisogno di un nuovo rilancio dell’attività ed una nuova “forma” per la ricerca e selezione.

La crisi lavorativa già in atto nel periodo pre Covid-19 e acuita successivamente dal lockdown, ha fatto conoscere lo “smart working”, che nella stragrande maggioranza altro non era che telelavoro, avvicinando però molte persone al mondo del digitale attraverso le piattaforme più disparate di video conferenza, per riunioni, meeting, webinar, compiti dei figli, ecc.

In questo scenario, ad oggi, SkillsJobs (www.skillsjobs.it) ha puntato a cambiare pelle e virtualizzare la ricerca di lavoro creando un nuovo modello di ricerca delle persone, che da qui ai prossimi anni vedrà un susseguirsi di implementazioni di nuove tecnologie e funzioni in quanto uno strumento per la ricerca adatto a qualsiasi tipo di azienda, sia essa agenzia per il lavoro, r/s o un azienda in cerca di personale.

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