UNICEF/Coronavirus: arrivati primi aiuti per l’Italia

Sono giunti in Italia i primi aiuti – maschere chirurgiche, guanti chirurgici e per test, tute e occhiali protettivi, mascherine, camici e termometri – destinati dall’UNICEF per dare un primo concreto sostegno agli operatori sanitari impegnati in prima linea nel nostro paese nella lotta al COVID-19

 “Oggi sono giunti in Italia i primi aiuti – maschere chirurgiche, guanti chirurgici e per test, tute e occhiali protettivi, mascherine, camici e termometri – destinati dall’UNICEF per dare un primo concreto sostegno agli operatori sanitari impegnati in prima linea nel nostro paese nella lotta al COVID-19”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo, che ha accolto con il Direttore generale dell’UNICEF Italia Paolo Rozera il camion con 37 pallet di aiuti, arrivato a Roma questa mattina.

“Gli aiuti sono stati consegnati alla Protezione Civile, che individuerà le strutture sanitarie delle aree dove c’è più necessità di avere subito disponibili queste importanti dispositivi sanitari per contrastare e contenere il diffondersi del Covid-19. Per questa prima operazione concreta in supporto del Governo italiano, vogliamo ringraziare il Commissario straordinario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri e la Protezione Civile per la grande disponibilità. Nei prossimi giorni annunceremo altre iniziative”, ha proseguito il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo.

L’azione dell’UNICEF è rivolta a tutte le famiglie e i bambini vulnerabili in tanti paesi del mondo e in Italia colpiti da questa pandemia. Dall’inizio dell’emergenza, l’UNICEF ha inviato in diverse aree del mondo più di 4,27 milioni di guanti, 573.300 maschere chirurgiche, 98.931 respiratori N95, 156.557 camici e 12.750 occhiali di protezione a sostegno dei paesi in risposta alla pandemia.

“L’UNICEF ha lanciato un appello per 651,6 milioni di dollari per sostenere la sua risposta alla pandemia COVID-19. Come UNICEF Italia stiamo promuovendo una campagna di raccolta fondi che ci vedrà impegnati in prima persona per affrontare questa emergenza nei prossimi mesi. In questo momento particolare abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Vi chiediamo di fare una donazione tramite il sito web www.unicef.it/coronavirus”, ha detto il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo.

Una petizione al premier Conte, la richiesta accorata di Integra onlus

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta alla Consigliere Bono della Presidenza del Consiglio con la quale Integra onlus si fa portavoce dell’affanno economico in cui versano i centri di accoglienza, che vedono immediate ripercussioni economiche sulle famiglie che vi lavorano e sugli ospiti in essi, a causa degli eccessivi ritardi nei rimborsi dello Stato. Il coronavirus è un pericolo anche per tutti loro

Gentilissima Consigliere Bono,

Inoltro la nostra petizione, con l’accorata preghiera di informare il Premier sulla grande necessità di sbloccare i pagamenti arretrati del 2017/2018/2019 da parte delle Prefetture. C’è in ballo la vita di molte famiglie e il Covid ha complicato ancora di più questa situazione già insostenibile!

Parliamo di saldi del 2017 prima di tutto ed anni a seguire della Prefettura di Cagliari e 2018/2019 dalla Prefettura di Pavia, oltre la media di sei/otto mesi da parte di molte Prefetture, per esempio Latina, Varese o Lodi, Frosinone, Benevento… ; spettanze già anticipate dagli enti gestori per la gestione dei servizi dell’accoglienza per migranti e richiedenti asilo.

Chi scrive è di origine albanese,

Arrivata in Italia nel 1993 con la legge Martelli, partendo dai lavori più umili sono riuscita a laurearmi e dottorarmi in Italia e sentirmi Italiana a tutti gli effetti, quando nel 2009 ho giurato fedeltà alla Repubblica Italiana. 

Ho sentito sempre il dovere civile, etico e morale mettere i miei talenti, la mia passione e le mie competenze a disposizione dell’Italia, partendo dalla mia piccola città di residenza, Lecce, che mi ospito’ con tanto amore e benevolenza nel lontano 1993, dandomi anche la possibilità di diventare una affermata professionista: progettista di fondi strutturali/comunitari ed esperta nell’ambito delle politiche migratorie. 

Per otto lunghi anni, partendo dal 2011 con l’Emergenza Nord Africa ed il Campo di Manduria, abbiamo operato in prima linea dell’accoglienza, senza fermarci mai neanche a Pasqua, Ferragosto e Natale. Sempre accanto alle Prefetture per accogliere i più sfortunati e NON lo abbiamo fatto certo per business; eravamo in prima linea anche quando il corrispettivo era troppo basso, prima che iniziassero gli appalti, come è accaduto a Frosinone e non solo; a Milano quando sotto Natale 2014 si spendeva 35 euro a notte solo per far dormire i beneficiari, perché in Prefettura non si sapeva dove metterli. 

Tuttavia, purtroppo non siamo mai stati ricambiati con la stessa attenzione da parte di una certa rappresentanza dello Stato italiano, che non fa certo onore alla Italianità! La stessa che ha considerato non poche volte i migranti solo numeri ed a noi enti gestori solo degli affaristi, ignorando la missione di chi ha fatto con il sociale la propria scelta innegoziabile di vita! 

La pessima gestione dei fondi di accoglienza – il cattivo costume italiano dei ritardi di pagamento dei corrispettivi degli appalti, l’impossibilità di reggere ancora gli onerosi fidi bancari, ha lasciato in mezzo alla strada migliaia di operatori italiani! Solo la nostra Integra ne dava lavoro a oltre 140, alcuni dei quali ancora devono essere saldati! Questo dramma ha causato lo smantellamento  dell’accoglienza diffusa, per ingrossare le caserme, azzerando l’integrazione costruita con tanta fatica, giorno dopo giorno! 

Gentilissimo Premier, Essere resi insolventi per colpa dello Stato e’ pesante, toglie il sonno e opprime; mettendo in pericolo 20 anni di lavoro, perché le banche terrorizzate da un certo Ministro, smisero nel 2018 dare credito, portandoci al collasso e alla chiusura, costretti, per scelta forzata e per non andare contro i nostri principi, nel 2019, grazie ai decreti sicurezza.  Come noi, hanno chiuso in tutta l’Italia centinaia di cooperative, tutti i piccoli, i più onesti e quelli che facevano accoglienza perché ci credevano davvero ! 

E non per ultimo, concludo con un concetto elementare, che seppur alla portata di tutti sembra sfuggire a tutti: conferma arrivata con la condanna dell’Italia a fine gennaio della Corte di Strasburgo, il Viminale/ le Prefetture, hanno già iniziato sborsare somme ingenti per l’8% degli interessi per i pagamenti in ritardo in tutti questi anni! Tutti quanti noi faremmo man mano causa alle prefetture, per avere gli interessi dei pagamenti arretrati e non è una questione di soldi, credeteci, ma si tratta di riavere seppur in minima parte, il rispetto, la dignità e il riconoscimento della grande sofferenza e per il disagio causato in tutti questi anni! 

Mentre scrivo a Latina ci sono dei colleghi che non hanno più i soldi per fare la spesa per i beneficiari e per assicurare l’indispensabile igiene per le strutture di accoglienza… figuriamoci  garantire tutti i servizi complementari!  

E come sarebbe possibile adempiere???

Lo Stato paga in ritardo!

La Banca non anticipa più!

Da persone oneste non volgiamo immischiarci in nulla di strano! Anche se le offerte della malavita sono sempre pronte! 

Per noi non esiste altro al di fuori della legalità! Per scelta di Vita! 

E sembra che lo Stato neanche questa palese verità lo voglia vedere ! 

Quindi l’unica scelta resta chiudere ! 

Ma per ogni realtà  onesta del Terzo settore che chiude – lo Stato muore ! 

L’Italia già stava in sofferenza con il debito pubblico e adesso con il Covid, inutile aggiungere commenti sulle conseguenze che porterà l’esborso dell’8% per milioni di euro! 

Per tutte queste ragioni, chiedo sentitamente, a nome di tanti, troppi colleghi, di informare il Premier, al quale chiediamo fiduciosi di mettere riparo a questa vergognosa pagina della gestione dell’accoglienza che ha compromesso anni e anni di sacrifici e dei grandi successi raggiunti in tema di integrazione. 

La scrivente nata e cresciuta sotto una dittatura, nipote di un martire del comunismo e con il coraggio delle aquile albanesi si è sempre ribellata; in questi anni ho scritto articoli su articoli, tante lettere aperte e la Procura della Repubblica di Lecce in modo esemplare e solerte Non è rimasta indifferente, ma molte cooperative hanno paura di esporsi; la mentalità “chi c’è lo fa fare”, porta solo lamentarsi a bassa voce, non oltre che chiedere timidamente in Prefettura per favore con sottomissione e reverenza i tanto attesi bramati pagamenti, aspettando con rassegnazione, perché “l’Italia funziona così e lo Stato paga sempre in ritardo e se parliamo c’è lo fanno pagare”!

Tutto questo non è giusto! 

Non fa onore all’Italia e al sacro tricolore ! 

Grazie di cuore per il tempo dedicatomi e per il grande lavoro che state facendo in queste settimane difficili! 

Andrà tutto bene

Continuiamo a pregare con fede

Perché la Santa Pasqua della Resurrezione è vicina

E tutti insieme c’è la faremo 

Proprio come ieri  ha dato testimonianza il nostro Premier Edi Rama ed il mio popolo albanese!

Buon lavoro di cuore, 

Vivissime cordialità a Lei Consigliere Bono e al gentilissimo Premier Conte e a tutto lo Staff

Klodiana Çuka 
Fondatrice e Presidente di Integra Onlus 

Busto Arsizio, 30 marzo 2020

Integra Onlus aderisce alla petizione lanciata dal

Giornale The Daily Cases diretta al PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIUSEPPE CONTE 

per chiedere di intervenire a tutela di migliaia di lavoratori degli Enti No-Profit.

Il 28 gennaio la Corte dei Diritti Umani di Strasburgo ha emesso sentenza di condanna per i ritardi dei pagamenti della PA italiana. Alcune Prefetture non pagano dal 2018. Sono fondi già stanziati e da erogare come rimborsi per il lavoro di accoglienza svolto da numerosi Enti no profit. 

In questa emergenza sanitaria nazionale non si può più aspettare, famiglie intere rischiano la fame. E lo stesso Stato rischia di vedere lievitare nel medio termine le somme dovute, sino all’8% in più. 

L’emergenza sanitaria causata dalla pandemia covid-19 peggiora le inadempienze di alcune Prefetture come Cagliari, Pavia, Varese, Frosinone e Latina. 

Il rischio è il collasso di famiglie intere con lavoratori italiani che da mesi non percepiscono stipendio, e gli stessi usufruttuari dei servizi di accoglienza possono restare senza vitto e alloggio.

Gli Enti no profit che lamentano i ritardi nei pagamenti già dal 2018, sono ormai strozzati dagli istituti bancari che, nonostante gli alti interessi praticati per anticipazioni su pagamenti futuri, chiedono il rientro a causa dei gravi ritardi della burocrazia. Il rischio è la chiusura delle no-profit e dei centri, persone che non sapranno di cosa vivere, mentre il coronavirus corre veloce tra noi.

(di The DailyCases)

Firma anche Tu!

https://www.change.org/p/il-presidente-del-consiglio-giuseppe-conte-giuseppe-conte-intervenga-sul-pagamento-dei-rimborsi-per-centri-accoglienza-migranti

Covid-19. Ma esiste il PROTOCOLLO X?

Oppure le Nazioni sono governate da totali incapaci presi dal panico!

di Paolo Buralli Manfredi. Melbourne – Australia

È da due mesi che osserviamo attentamente l’evolversi della situazione nelle varie Nazioni del mondo, la pandemia che qualche settimana fa è stata ufficialmente dichiarata dall’OMS, continua ad espandersi con moltiplicatori impressionanti arrivando ad oggi a più di 600.000 infettati nel mondo, numero che noi riteniamo infinitamente basso, visto che esistono realtà al mondo prive di strumenti per diagnosticare il covid19.

Ripercorrendo la storia più recente, ci siamo accordi che il comportamento dei Capi di Stato è simile in tutte i modi di agire degli stessi, per capire meglio dunque, rivediamo i passaggi da quando è apparso covid19.

Nel gennaio del 2020 in una città cinese Wuhan poco più di 11 milioni di abitanti, viene scoperto il primo focolaio di covid19. Le autorità cinesi dopo qualche tempo avvisano il mondo della possibile diffusione di un virus, chiamato covid19, che infetta rapidamente migliaia e migliaia di persone, tant’è che il Governo cinese impone la quarantena a più di 50 milioni di abitanti per cercare di fermare il contagio.

Tutti i Capi di Stato quindi, sono informati, in quel preciso momento, del fatto che il covid19 è aggressivo e si espande in modo rapido e soprattutto sanno, visto lo storico cinese, che l’unica azione possibile per fermarlo è l’isolamento delle singole persone, come i dati cinesi dimostrano fin dall’inizio della quarantena.

Nonostante ciò tutti i Capi di Stato ignorano quell’insegnamento che arriva dalla gestione di coloro che hanno gestito il primo focolaio e si comportano tutti allo stesso modo, come se applicassero un protocollo, che nel nostro titolo abbiamo chiamato “ PROTOCOLLO X ”

E, in effetti, osservando le procedure adottate dai Capi di Stato, notiamo che hanno evitato tutti di seguire il modello cinese per le prime settimane, quasi come se esistesse un protocollo da seguire per creare un numero x d’infettati, prima di arrivare ad usare il metodo della quarantena, ancora oggi non drastica come quella usata in Cina, dove si è arrivati al successo del “contagio 0”.

Proviamo dunque ad immaginare quale siano, se esistesse veramente, gli obiettivi del “ Protocollo X”.

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Noi crediamo che in un modo, dove il castello dell’economia mondiale si stava frantumando giorno dopo giorno e dove la globalizzazione aveva portato i libri in tribunale dichiarando fallimento se Europa e Stati Uniti in testa, avessero immesso nel mercato ormai in coma profondo miliardi di dollari e di euro senza un motivo che fosse al di fuori del sistema economico mondiale, il castello già pericolante sarebbe crollato definitivamente.

I comandanti del castello sarebbero falliti e deposti da quel Dragone cinese che continua ad avanzare nel mondo a colpi di PIL a due cifre, ecco allora, che il covid19 è arrivato come per miracolo a trasformare quei falliti in eroi e Trump, nel totale silenzio dei mercati, inietta 2 mila miliardi di dollari per sostenere la Nazione in questo momento di difficoltà, non causata da un sistema economico ormai fallito ma, per colpa di questo minuscolo virus.

Lo segue a ruota l’UE che prepara un piano miliardario e guarda un po’, dopo la richiesta del Ministro dell’Economia tedesco di cancellare il patto di stabilità, grazie a questo benedetto virus, saltano magicamente tutti i parametri, tutti i trattati, insomma dopo la dichiarazione di pandemia da parte dell’OMS, i Capi di Stato possono fare quello che vogliono, ma soprattutto, possono nascondere i loro fallimenti e diventare eroi!

Chiudiamo sperando che quanto scritto qui sopra non sia solo una riflessione, ma speriamo che sia la verità, cioè, che esista veramente il “ PROTOCOLLO X”, lo speriamo vivamente perché, altrimenti, il mondo è governato da degli incapaci totali.

L’emergenza chiama, makers e innovatori rispondono

Startupper, ingegneri, designer e innovatori insieme (a distanza) per sconfiggere il COVID-19

Sono le persone e i progetti di cui leggiamo ogni giorno, che ci sorprendono per ingegno, audacia, efficacia. Sono i protagonisti di Maker Faire Rome che si stanno mobilitando ognuno nei propri territori e attraverso Maker Faire Rome, per dare il proprio contributo. Una lotta contro il tempo e in pieno spirito makers: solidale e opensource. Con l’innovazione che viene dal basso. Mettono il proprio ingegno gratuitamente al servizio della collettività.

Oggi vogliamo segnalare due storie, una che arriva da Cava dei Tirreni e l’altra da Cosenza.

Amleto Picerno, founder di Medaarch a Cava de’ Tirreni, impegnato a produrre sia valvole per respiratori mascherine che grazie alla stampa laser riesce a stamparne 1.000 al giorno e Paolo Mirabelli, di Cosenza , che sta realizzando in 3D maschere protettive per il personale sanitario ed è in perenne raccordo  con gli ospedali di Napoli, Cosenza e Salerno.

Una delle cose più belle che sta accadendo in questi giorni terribili, in tantissime città italiane, è la voglia di contribuire e dare un aiuto concreto a superare questa fase di grande emergenza sanitaria. E i maker provano a fare la loro  parte.

Nel cuore di Cava dei Tirreni opera il primo Centro per l’Artigianato Digitale (CAD) d’Italia, una parte della società Medaarch, fondata da Amleto Picerno. Il CAD è un hub formativo e tecnologico, pensato per aiutare artigiani e aziende a innovarsi attraverso il digitale e le nuove tecnologie. Un centro di innovazione che collabora ormai da anni con la Maker Faire Rome, consolidata piattaforma dove la Scienza si incontra con l’innovazione che viene dal basso e, oggi più che mai, punto di riferimento importante per moltissimi maker che vogliono dare il loro contributo per aiutare medici, infermieri e forze dell’ordine impegnati in prima linea contro il Covid19.

In queste ore, al Centro per l’Artigianato Digitale (CAD), messa da parte l’attività abituale, si sta lavorando per produrre valvole per respiratori e mascherine anti-contagio da consegnare al Comune di Cava de’ Tirreni che, a sua volta – e dopo opportuna certificazione – distribuirà gratuitamente alle strutture sanitarie, alla Protezione civile, ai vigili urbani e agli operatori della Croce Rossa.

Nello specifico il CAD sta lavorando su due fronti: quello della ricerca e quello della produzione e realizzazione.  “Da da un lato – spiega Amleto Picerno – d’intesa con il Comune di Cava de’ Tirreni, stiamo progettando e producendo nuovi dispositivi, quali mascherine anti-contagio e valvole Charlotte , ovvero quelle che vanno applicate sopra le maschere da sub, da adattare poi ai macchinari di respirazione artificiale in dotazione negli ospedali e, dall’altro lato, stiamo sviluppando un’attività di ricerca.

Quello che stiamo portando avanti, e ci tengo a dirlo, è un lavoro di squadra che è possibile realizzare anche grazie alla fornitura di materiali che ci vengono donati da diverse aziende del territorio” Sul fronte mascherine, invece, “Stiamo sperimentando la possibilità di utilizzare nuovi materiali biologici – procede Picerno – come sistema di filtraggio da apporre all’interno delle mascherine anti-contagio. E stiamo anche cercando di dare forma ai dispositivi di prevenzione attraverso un design semplice che si possa adattare al volto umano grazie alla realizzazione di modelli che permettano, a tali dispositivi, di prendere forma una volta indossati. Grazie alla stampa laser, più veloce di quella 3D, riusciamo poi a produrre mille mascherine al giorno. Stiamo, inoltre, collaborando attivamente con i nostri ricercatori per la progettazione di nuovi dispositivi utili per aiutare i pazienti a respirare”. “Siamo felici – conclude Picerno – di poter fare la nostra piccola parte in questa lotta contro il tempo che affrontiamo con fiducia nel futuro, che poi è il vero segreto degli innovatori”.

Paolo Mirabelli, invece, dalla sua abitazione di Cosenza con la collaborazione di molti, sta lavorando incessantemente su due progetti: realizzare una maschera protettiva per i medici utilizzando un filtro particolare che è già nel protocollo dei reparti di anestesia e che è disponibile in quantità massicce. Si tratta di un dispositivo che copre tutto il viso ed è più comodo da indossare di quelli che si usano abitualmente. Parallelamente, Mirabelli si sta cimentando su una visiera da apporre davanti alla maschera facciale che stanno cercando di realizzare “in modo che la protezione sia massima e la visibilità ottimale”. Paolo Mirabelli è un maker italiano. Nel 2012 ha avviato l’impresa Graphid3a i TecnoArtigiani, da cui è nata DroniLab Srls, che si occupa di produrre ed utilizzare Droni, Rover, etc. Nel 2014 ha aperto, assieme ad altri sognatori come lui, il primo CoWorking in provincia di Cosenza, il Pro-Working CS. Sia Amleto Picerno che Paolo Mirabelli affiancano da anni Maker Faire Rome, consolidata piattaforma dove la Scienza si incontra con l’innovazione che viene dal basso e, oggi più che mai, sta diventando punto di riferimento importante per moltissimi maker che vogliono dare il loro contributo per aiutare medici, infermieri e forze dell’ordine impegnati in prima linea contro il Covid19. “Il lavoro si porta avanti senza orari – prosegue Mirabelli –  insieme ad altri maker, atenei come il Politecnico di Milano, con il dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università della Calabria e in collegamento, via skype e whatsapp con il personale sanitario degli ospedali di Cosenza, Napoli e Salerno.

“Ad oggi – continua Mirabelli – dopo giorni e notte passate in videoconferenza, dopo ore e ore passate sulla progettazione stiamo stampando, in 3D, i primi prototipi che poi dovranno essere validati. Ma siamo ottimisti e speriamo di dare una mano concreta a chi è impegnato in prima linea contro questa terribile emergenza. Stiamo cercando di produrne più possibile, ma non sempre è facile trovare i materiali per produrle. Ma siamo qui, siamo una comunità, siamo maker e Maker Faire Rome e crediamo nella fabbricazione digitale condivisa. Vogliamo dare il nostro contributo per uscire prima possibile da questo incubo”.

In questo momento a Maker Faire Rome stanno arrivando decine di progetti da maker e innovatori e la piattaforma Maker Faire Rome sta cercando di agire come facilitatore affinché questa drammatica emergenza sanitaria termini al più  presto.

Per approfondire queste storie di maker e conoscerne altre basta collegarsi al blog di Maker Faire Rome, al link https://2019.makerfairerome.eu/it/makers-gonna-make.

All’età di 90 anni si è spento Max von Sydow

Lunga la schiera di registi con i quali questo straordinario attore ha incrociato il ciak: Da Bolognini a Zanussi, da Penny Marshall a Wim Wenders, da Martin Scorsese a Ridley Scott, che sono solo alcuni dei tantissimi che lo hanno diretto in oltre 70 pellicole nel corso della sua lunghissima e formidabile carriera.

di Andrea Cavazzini

All’età di 90 anni ci ha lasciato uno degli ultimi giganti della settimana arte. Se ne’ andato Max von Sydow. Ampiamente acclamato come uno dei migliori attori della sua generazione, von Sydow è diventato una star della cultura pop più anziana negli ultimi anni, Ma per gli amanti del cinema di tutto il mondo il suo nome era associato a quello di Ingmar Bergman.che disse di lui “ Se mai un attore è nato per abitare nel mondo quello era proprio Max von Sydow. E sua volta l’attore svedese di rimando dichiarò “Qualunque cosa buona abbia fatto sullo schermo lo devo a Bergman, “Da lui ho imparato la disciplina, la concentrazione e la gioia di recitare”. “

Alto, slanciato un viso scarno e gli occhi azzurri, non solo irradiava potenza ma registrava anche un profondo senso di angoscia nordica contribuendo a dare sostanza alla visione spesso cupa ma piena di speranza e  a tratti comica nei classici del regista svedese come “Il settimo sigillo” e  “La fontana della vergine in cui interpreta  un uomo ricco la cui figlia è stata violentata e assassinata da due pastori, quando scopre l’identità degli assassini, pianifica metodicamente ed esegue una sanguinosa vendetta.

Nel “Il settimo sigillo” del 1958, Max von Sydow si cala nel ruolo di  Antonius Block, un cavaliere medievale che ritorna dalle Crociate nella sua terra natale devastata dalla peste, solo per incontrare la severa e spettrale figura della morte con tanto di cappuccio nero interpretata da Bengt Ekerot. Per evitare l’inevitabile, Block sfida la Morte a una partita a scacchi, e nei lunghi intervalli tra una mossa e l’altra cerca in campagna un po’ di bontà umana. Le due figure cupe chine sulla scacchiera in un paesaggio desolato del nord un’immagine cinematografica indimenticabile, sono state spesso oggetto di imitazioni e parodie.

Nonostante le sirene di Hollywood e un buon successo nel 1965 con “La più grande storia mai raccontata” di George Stevens dove von Sydow vestiva i panni di Gesù, l’attore svedese non era particolarmente attirato dall’industria cinematografica a stelle a strisce visto che gli offrivano sempre i ruoli stereotipati del cattivo grazie al suo fisico imponente e all’accento scandivano, copie esatte dei ruoli che aveva interpretato con successo in Europa.

Naturalmente le eccezioni non mancarono nella sua lunga carriera a cominciare da “L’Esorcista del 1973 diretto da William Friedkin adattamento del romanzo scritto da William Peter Blatty dove interpretava un cupo prete gesuita chiamato al capezzale di un’adolescente per salvarla dalla possessione del demonio.

 Ma fu solo nei suoi ultimi anni che riuscì a spaziare ampiamente nei film prodotti dalle major americane.  In “Hannah e le sue sorelle” di Woody Allen” (1986) era l’amante possessivo della sorella più giovane, interpretato da Barbara Hershey. Nel thriller di fantascienza “Minority Report” (2002) era il capo energico di Tom Cruise, il direttore di una forza di polizia che beneficia dei poteri telepatici per fermare i crimini prima che vengano commessi.

E pensare che Max von Sydow ottenne la sua prima nomination all’Oscar solo nel 1988, 40 anni dopo il suo debutto cinematografico per “Pelle alla conquista del mondo” del danese Billie August film che vinse la Palma d’ora a Cannes come miglior film oltre all’Oscar come miglior film straniero.

Ma anche l’interpretazione magistrale dello scrittore premio Nobel Knut Hamsun  nel 1997 diretto dal danese Jan Troell , sostenitore del nazionalsocialismo. Personalità contorta e molto discussa  che fu accusata successivamente di collaborazionismo, per finire poi internato in un manicomio.

E poi c’è tutto il capitolo legato alle sue partecipazioni in film cult del genere fantastico come quello dello spietato tiranno Ming in “Flash Gordon” produzione miliardaria dell’epoca del nostro Dino De Laurentis che lo vide al fianco di Ornella Muti, oppure in quello  di Lor San Tekka, l’anziano del villaggio in “Il risveglio della forza” ennesimo capitolo dell’interminabile saga di” Guerre Stellari” e poi ancora quello dell’enigmatico veggente Corvo con tre occhi in “Il Trono di Spade”, tributi pagati al cinema commerciale (lui che proveniva da una solida formazione presso l’Accademia del Teatro Nazionale di Stoccolma), ruoli che si adattavano perfettamente alla sua fisionomia greve e austera.

E poi i ruoli di cattivo che alimentavano la sua crescente frustrazione come quello del neo-nazista Oktober in “Quiller memorandum”al fianco di George Segal, il russo affamato di potere in “Lettere al Kremlino” di John Houston e poi il sicario in “I tre giorni del Condor” insieme a Robert Redford e Faye Dunavay thriller politico-cospiratorio diretto da Sidney Pollack, girato sulla scia dello scandalo Watergate che vide implicato il presidente Nixon.

Ma è lunga la schiera di registi con i quali questo straordinario attore ha incrociato il ciak: Da Bolognini a Zanussi, da Penny Marshall a Wim Wenders, da Martin Scorsese a Ridley Scott, che sono solo alcuni dei tantissimi che lo hanno diretto in oltre 70 pellicole nel corso della sua lunghissima e formidabile carriera.

Max von Sydow rimane senza dubbio uno dei pochi a rientrare in un gruppo selezionato di attori che sono riusciti ad instaurare relazioni simbiotiche con registi, in cui uno aiuta l’altro a raggiungere un alto livello artistico. Ha trovato spiriti affini in due registi. Uno era Jan Troell, che lo diresse in sette film, l’altro ovviamente, fu Bergman,  suo attore feticcio, con il quale girò ben 11 pellicole tra ruoli minori e da protagonista tra i quali “Il Posto delle Fragole”, “Alle soglie della vita” , “Come in uno specchio”, “Passione” e tanti altri, il quale in occasione di uno dei loro ultimi incontri prima della scomparsa del cineasta svedese nel 2007,  gli confessò: “Max, sei stato il primo e il miglior Stradivari che io abbia mai avuto in mano “.”

Coronavirus. Quarantena a quattro zampe

I consigli degli esperti per occuparsi al meglio del proprio cane durante il lockdown nazionale imposto dall’emergenza sanitaria

 Le restrizioni nella libertà di movimento imposte agli italiani dai recenti decreti del governo e il conseguente confinamento in casa, a eccezione di alcuni casi come portare i cani a passeggio, hanno scaturito migliaia di brillanti meme online su persone che portano a spasso animali di peluche o altri oggetti assurdi al guinzaglio, così come i video di cani nascosti perché stanchi di uscire per la strada così tante volte…

La verità è che anche i cani soffrono delle conseguenze di questa crisi sanitaria senza precedenti e dovuta al coronavirus. Daniela Leal, a capo del team dei veterinari di Barkyn, ci fornisce alcuni consigli utili per mantenere i nostri animali domestici attivi da casa e nella migliore salute possibile durante la quarantena.

Attenzione quando usciamo

Sebbene sia consentito portarli fuori, tutte le istituzioni competenti, dal Ministero della Salute alla Protezione Civile, raccomandano che queste passeggiate siano le più brevi possibili ovvero entro 200 metri dalla propria abitazione. “La cosa più importante in questi casi è stare estremamente attenti a non entrare in contatto con altre persone o cani durante la breve passeggiata, né noi né il nostro animale domestico. Si raccomanda inoltre di portare una bottiglia d’acqua con detergente per pulire l’urina e, come sempre, sacchetti per le feci. Quando torniamo dalla camminata è importante pulirsi le gambe con un panno o, meglio ancora, lavarle completamente”, raccomanda Leal. Infine potrebbe essere utile stimolarlo con una pallina per alleviare la sua (e la nostra) frustrazione di non poter passare più tempo in strada.

Mantenerli sempre in forma

Le sporadiche uscite che stiamo facendo in questi giorni per loro non sono sufficienti, pertanto è normale trovarli più irrequieti e stressati del solito: non possono rilasciare tutta la loro energia in strada. Pertanto è importante mantenere alto il loro livello di attività. Prosegue la veterinaria, “oltre a non smettere di portarli a fare una passeggiata, mentre siamo a casa possiamo continuare a giocare con loro: lanciando loro una palla, usando per esempio i giocattoli Kong (quelli in plastica in cui poter nascondere oggetti o premi) per attivarne la stimolazione mentale oppure usando semplicemente una corda, allungandola e tirandola”.

Intrattenimento, una necessità

Uscire e giocare resta sempre la cosa più divertente da fare, ma per passare del tempo possiamo anche fare cose al chiuso. “Ora che avete più tempo da dedicargli, approfittatene per rivedere alcuni comandi, come sedersi o sdraiarsi, magari insegnargliene loro di nuovi. Se avete abbastanza spazio in casa, inseguire di corsa o farsi inseguire dai nostri animali domestici è un gioco divertente che consumerà a entrambi parecchia energia”, spiega la veterinaria.

Un occhio al comportamento

Le dinamiche di tutti stanno cambiando in questi giorni, ci stiamo adattando a nuove circostanze nella nostra vita quotidiana. Gli esseri umani si sentono incerti su questa nuova situazione e l’angoscia dovuta all’isolamento che se ne può scaturire si fa notare dai nostri cani. Pertanto essi possono “sentirsi strani e più irrequieti”. Così come per le persone, affinché il loro comportamento non ne venga influenzato negativamente è importante fare tutto il possibile per intrattenerli e mantenere la normalità.

Alimentazione corretta, sempre

Secondo l’esperta, la dieta dovrebbe essere sempre la stessa, ma allo stesso tempo se l’attività del cane viene ridotta possiamo ridurre la quantità di cibo che gli diamo. “L’alimentazione dei cani deve essere adattata alle loro esigenze particolari con il massimo beneficio e in supporto al loro sistema immunitario. D’altra parte, poiché il fatto di uscire all’aperto è limitato, in questo caso, ordinare cibo online è un’alternativa più sicura”. Tra l’altro questa è anche una buona occasione per tirare fuori il ‘Masterchef’ che è in noi per preparare alcune ricette fatte in casa, apposta per loro. Ovviamente povere di grassi.

Essere consapevoli del proprio stato di salute

Dato che possiamo andare dal veterinario solo in caso di emergenza, possiamo sempre fare un rapido controllo a casa. “Possiamo vedere se il suo umore è cambiato o se ha il pelo sano, cioè uniforme e senza eccessive perdite. Un altro parametro che possiamo verificare è il suo respiro, che dovrebbe essere di 10-30 respiri al minuto mentre è a riposo. Dovremmo anche esaminare i denti, le gengive e la lingua aprendo la bocca per rilevare eventuale placca o infezioni”.

Dubbi e domande frequenti

Il coronavirus ha cambiato il nostro modo di vivere e così sarà per un po’ di tempo. L’accesso al mondo sanitario per tutti i membri della famiglia, compresi i cani, è stato radicalmente modificato dalla situazione in cui ci troviamo. Al fine di aiutare e fornire maggiore tranquillità, Barkyn ha aperto una linea telefonica per ridurre al minimo l’impatto del virus sulle famiglie con animali domestici, in modo che possano risolvere tutti i loro dubbi di tipo veterinario senza dover uscire di casa. La linea, di solito disponibile solo per gli utenti di Barkyn, oggi è aperta a tutti per poter dare delle risposte a tutte le domande di chi vive in casa con animali domestici. “In questi giorni le persone chiedono spesso se COVID-19 colpisce i cani e la risposta è che non ci sono prove per dimostrarlo. I cani non trasmettono né possono contrarre il virus. In molti chiamano inoltre per nuovi sintomi che hanno notato nei loro animali, come il prurito che prima non avevano o altri dubbi in generale, come se dovessero essere vaccinati”.

Per un supporto veterinario gratuito da parte dei professionisti di Barkyn è possibile chiamare il numero 331 872 7553, fino al 31 marzo, dalle 10 alle 20, oppure contattare [email protected]. (www.barkyn.it)

Barkyn

Nato dall’amore per i cani, dalla convinzione che essi siano parte della famiglia e che meritano solo il meglio, il miglior cibo e i migliori consigli per la loro salute, Barkyn è un servizio personalizzato che offre alimenti creati sulla base delle preferenze del proprio cane, oltre a un veterinario assegnato che gli utenti possono contattare 24 ore su 24. Per maggiori informazioni visitate www.barkyn.it

 

In California muore di covid-19 un 17enne. Non aveva assicurazione sanitaria

In Usa aumentano a dismisura i casi di coronavirus. La morte del giovane 17enne evidenzia le incongruenze di una Sanità in mano ai privati e alle assicurazioni

di Ilaria Carlino

E’ accaduto a Lancaster, cittadina dello stato della California negli USA. Un adolescente di soli 17 anni ha perso la vita a causa del virus Covid-19 che purtroppo si è diffuso rapidamente negli Stati Uniti nel corso degli ultimi giorni. Il ragazzo, pur essendo risultato positivo al test non ha potuto procedere con le cure necessarie in una struttura medica dello stato della California a causa della mancanza di assicurazione sanitaria particolarmente costosa e obbligatoria in tutti i 50 Stati americani. 

L’adolescente sembra che avesse cominciato ad accusare dei sintomi venerdì 25 marzo, e il mercoledì successivo in seguito a peggioramenti si era recato presso l’ospedale californiano da cui poi è stato respinto.

I medici dello stesso gli avevano consigliato di recarsi presso una struttura pubblica locale, cosa che ormai era diventata inevitabile: il ragazzo è in seguito deceduto proprio nel momento in cui avveniva lo spostamento a causa di un arresto cardiaco. I paramedici hanno tentato di tenerlo in vita per ore, ma inutilmente. Quando l’adolescente è arrivato nel secondo ospedale era già troppo tardi.

A dare la notizia, il sindaco di Lancaster, Rex Parris, attraverso un video su Youtube. Il sindaco dichiara: “Il venerdì prima della sua morte, era in salute. Mercoledì è morto, non aveva un’assicurazione medica, quindi non lo hanno curato”.

“Una volta pensavamo che COVID-19 non fosse una minaccia per i nostri figli, ma la prima morte nella nostra comunità a causa di questo virus è stata quella di un minore. È fondamentale che la prendiamo sul serio. Non possiamo più far morire bambini a causa di questo virus. Per proteggere i nostri piccoli e la nostra comunità, dobbiamo rimanere a casa il più possibile. I nostri parchi sono chiusi. Le attività non essenziali sono chiuse. Per favore, seguite questi avvertimenti e restate a casa”, continua il sindaco. 

Negli Stati Uniti, il costo delle assicurazioni sanitarie è talmente elevato da rendere ancora più drammatica la situazione determinata dalla pandemia. Una situazione differente in Italia, paese che consente a tutti di poter ricevere le cure mediche di cui hanno bisogno grazie al diritto alla cura sancito dall’art.32 della Costituzione, nonostante i reparti di terapia intensiva siano sovraccarichi e fatichino ad accogliere nuovi pazienti.  Non si tratta infatti della prima giovane vittima del Coronavirus che negli Stati Uniti perde la vita per l’impossibilità di accedere alle cure mediche.

Si stima che circa 27,5 milioni di cittadini americani sono privi di copertura sanitaria. Mentre sale il numero di casi di Coronavirus negli Usa.

Il lavoro ai tempi del contagio

Call per la raccolta di documenti audiovisivi sul lavoro ai tempi dell’emergenza coronavirus in Italia

L’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico chiama tutti i lavoratori attualmente impiegati o strategici o improvvisamente trovatisi senza attività e reddito ad interagire attraverso racconti e testimonianze video della propria condizione e degli attuali servizi forniti.

La raccolta dei documenti audiovisivi inviati servirà ad ampliare uno dei più rilevanti patrimoni filmici italiani in materia di storia e società: l’AAMOD costituirà per questo un fondo speciale dedicato a materiali video autoprodotti.

In queste settimane di profondi sconvolgimenti dovuti alla diffusione del Coronavirus, un pesante tributo è a carico del modo del lavoro.  Chi ha perso il lavoro, chi è stato messo in ferie forzate, chi prosegue l’attività temendo per le proprie condizioni di sicurezza, chi ha scioperato, chi è in prima linea per difendere la vita negli ospedali, chi per la prima volta sta lavorando da casa e chi si è trovato all’improvviso senza una fonte di reddito. Dipendenti, precari, partite IVA, piccoli imprenditori, in moltissimi stanno vivendo un profondo sconvolgimento delle proprie condizioni di lavoro e di vita.

Per documentare, raccontare, interpretare le nuove condizioni di lavoro in questo delicato momento storico, l’AAMOD lancia una campagna per la raccolta di documentazione partecipata e costituisce un fondo dedicato a materiali video autoprodotti. Un modo per raccontare l’emergenza COVID-19 dal punto di vista dei lavoratori e per riflettere su come questa condizione possa incidere sulle trasformazioni sociali e politiche già in atto.

L’oggetto dei materiali video può riguardare qualunque argomento connesso con la tematica del “LAVORO AI TEMPI DELL’EMERGENZA CORONAVIRUS IN ITALIA”: la denuncia di condizioni di lavoro non adeguate ai parametri di sicurezza, le condizioni di difficoltà sociale e familiare che lavoratrici e lavoratori si trovano a vivere, lo sforzo e il senso di responsabilità di coloro che lavorano per garantire beni di prima necessità, l’impegno e la generosità del personale ospedaliero e di chi deve garantire i servizi pubblici essenziali.

Basterà inviare i propri video girati con i mezzi che si hanno a disposizione (telefonini, fotocamere, videocamere…) per contribuire ad implementare questo fondo, destinato non solo a conservare la memoria di quanto sta accadendo nel mondo del lavoro, ma anche ad essere immediatamente riutilizzato in nuove opere, documentari, reportage, studi. 

I materiali, inviati attraverso le comuni piattaforme web o di condivisione file, dovranno essere accompagnati dall’autorizzazione al loro utilizzo sul modello predisposto e scaricabile dal sito AAMOD. Alcuni di questi verranno utilizzati e rielaborati per raccontare sin da subito cosa vivono, raccontano, denunciano le lavoratrici e i lavoratori ai tempi del contagio.

Per informazioni e modalità di partecipazione:

https://www.aamod.it/2020/03/27/il-lavoro-al-tempo-del-contagio/

COSA RIPRENDERE TUTORIAL

Scene di lavoro quotidiano ai tempi dell’emergenza sanitaria:

–     l’arrivo sul posto di lavoro, l’ingresso e le misure di sicurezza adottate, le condizioni lavorative con particolare riguardo a ciò che è cambiato in questo periodo;

–     la situazione nei luoghi aperti al pubblico, le misure di prevenzione adottate;

–     le condizioni e modalità di svolgimento del lavoro nel settore della logistica e dei trasporti.

Una giornata tipo, raccontata attraverso i momenti più significativi.

Una testimonianza, personale o di un collega. In questo caso può essere interessante sapere come sono cambiate le condizioni di lavoro, se e come vengono adottate misure di sicurezza, come è stata recepita l’emergenza da parte del datore di lavoro e dei lavoratori. Riflessioni più ampie anche sul rapporto con la famiglia: prospettive, timori, desideri…

COME RIPRENDERE

 

–     Riprendere sempre in orizzontale, non usare il telefono in verticale.

–     Assicurarsi un audio “pulito”, posizionandosi con il supporto di ripresa vicino alla fonte sonora.

–     Fare riprese stabili e lunghe (senza fretta e cambi continui di inquadratura).

–     Se si scelgono movimenti di camera, riflettere prima sull’inquadratura di inizio e quella finale dedicando a entrambe, prima e dopo il movimento, un tempo adeguato.

–     In genere, anche i telefonini permettono di bloccare la messa a fuoco e l’esposizione… utilizzare questi strumenti quando necessario.

–     Sarebbe meglio non inviare contenuti troppo lunghi, intorno ai 10/15 minuti al massimo. Se si ritiene di aver materiale di dimensioni maggiori e di particolare interesse, è possivile contattare direttamente lo staff per valutare insieme come procedere.

COME INVIARE

Mettersi in contatto con gli operatori AAMOD, sia per avere informazioni di carattere generale e chiedere consigli, sia per conoscere le modalità di invio del materiale ed avere i modelli di liberatoria da inviare al momento dell’invio.

Misure per la pesca. Con la Guardia Costiera operative le nuove procedure in favore delle imprese

Con il Decreto legge del 17 marzo 2020, n°18 “Cura Italia” è stata prevista l’attivazione di uno stanziamento totale di 100 milioni di euro su un Fondo destinato al settore agricolo e all’arresto temporaneo delle attività di pesca per tutte le imprese.

In questi giorni, il ceto peschereccio italiano è stato destinatario di misure normative governative finalizzate ad agevolare lavoratori e imprese per affrontare la contingente situazione economica connessa all’emergenza epidemiologica da COVID-19.
Con l’art.78 del Decreto legge del 17 marzo 2020, n°18 “Cura Italia” è stata prevista l’attivazione di uno stanziamento totale di 100 milioni di euro su un Fondo destinato al settore agricolo e all’arresto temporaneo delle attività di pesca per tutte le imprese.
In attesa dei provvedimenti attuativi del Decreto legge, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali – MIPAAF,  attraverso la Direzione Generale della pesca marittima e dell’acquacoltura, ha comunque diramato alcune procedure per permettere alle imprese di pesca di accedere alla corresponsione dei contributi che saranno previsti.
L’operatività di dette misure sarà garantita attraverso il Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, in ragione della dipendenza funzionale dal MIPAAF, per il quale svolge, oltre alla vigilanza sull’intera filiera della pesca marittima, anche funzioni di gestione amministrativa della flotta da pesca nazionale.
La Guardia Costiera avrà il compito di contribuire alla diffusione delle indicazioni promanate dal Ministero e raccogliere le istanze provenienti dal ceto armatoriale,  svolgendo la funzione di “sportello unico per il mare”, con l’obiettivo di fornire il necessario supporto a tutte le marinerie  nazionali e garantire  un dialogo costante con le imprese interessate dalle misure.
La circolare della Direzione Generale della pesca marittima e dell’acquacoltura riportante le predette misure è presente sul sito del Ministero delle politiche agricole e forestali 
(https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15265) e sui siti istituzionali dei singoli comandi territoriali della Guardia Costiera.

Coronavirus, l’UNICEF continua a inviare aiuti vitali ai paesi colpiti

Mentre la pandemia COVID-19 continua a crescere, l’UNICEF sta procurando e inviando aiuti vitali, compresi i dispositivi di protezione individuale (DPI) estremamente necessari, ai paesi colpiti.

Dall’inizio dell’epidemia, l’UNICEF ha spedito più di 4,27 milioni di guanti, 573.300 maschere chirurgiche, 98.931 respiratori N95, 156.557 camici e 12.750 occhiali di protezione a sostegno dei paesi in risposta alla pandemia.

L’UNICEF si sta impegnando per trovare una soluzione agli attuali problemi del mercato con circa 1.000 fornitori e leader industriali in tutto il mondo. Nonostante le difficili condizioni del mercato, tra cui gli acquisti compulsivi e le attuali restrizioni all’esportazione, l’UNICEF è riuscito a garantire la disponibilità dai fornitori da aprile a giugno di prodotti chiave, come 26,9 milioni di maschere chirurgiche, 4,8 milioni di respiratori, 6 milioni di tute protettive, 7,1 milioni di camici chirurgici, 1,5 milioni di occhiali protettivi e 29.000 termometri a infrarossi.

“Mentre la velocità e l’entità dell’epidemia pone innumerevoli sfide, continuiamo ad impegnarci al massimo per garantire che gli aiuti dell’UNICEF raggiungano chi ne ha bisogno il più rapidamente possibile”, ha dichiarato Etleva Kadilli, Direttore della Supply Division dell’UNICEF a Copenhagen. “La protezione degli operatori sanitari rimane una priorità assoluta. Questi sono gli eroi in prima linea che continuano a fornire instancabilmente assistenza e sostegno ai bambini e alle famiglie colpite da questa crisi globale senza precedenti”.

 

Gli ultimi aiuti inviati hanno riguardato:

L’UNICEF ha consegnato alla provincia di Hubei e ad altre regioni della Cina circa 3 milioni di dollari di attrezzature ospedaliere e dispositivi di protezione personale per aiutare il governo a rispondere a COVID-19. Le forniture comprendevano defibrillatori, monitor per elettrocardiogramma, sistemi portatili a ultrasuoni, pompe per infusione, maschere N95, camici, occhiali, tute protettive e guanti.

Dal 1° marzo, tre spedizioni – per circa 8 tonnellate – di forniture di DPI sono arrivate a Teheran, in Iran. Gli aiuti sono stati distribuiti agli ospedali e alle strutture sanitarie delle sei province più colpite, con 18,5 tonnellate di DPI che dovrebbero arrivare nel Paese nei prossimi giorni.

Questa settimana, l’UNICEF ha inviato 14 tonnellate di DPI in Pakistan per proteggere gli operatori sanitari in prima linea, tra cui 114.300 maschere chirurgiche, 12.681 camici e 449.868 guanti.

Altre spedizioni previste riguardano dispositivi di protezione per la RDP di Corea, Eritrea, Indonesia, Palestina e Venezuela e concentratori di ossigeno in Sud Sudan, RD del Congo, Eritrea, Ucraina e Afghanistan.

Nonostante l’Europa sia una delle regioni più colpite da COVID-19, la Supply Division dell’UNICEF a Copenhagen, il più grande magazzino umanitario del mondo, rimane pienamente operativo: opera con turni 7 giorni su 7 e continua a produrre kit che includono forniture per la salute, l’acqua, i servizi igienico-sanitari, lo sviluppo della prima infanzia e l’istruzione. I team di tutta la divisione stanno lavorando duramente per aumentare l’accesso alle forniture per COVID-19, continuando nel contempo a sostenere le altre operazioni in corso già programmate e a rispondere alle emergenze, anche in Yemen, Siria e RD del Congo. L’UNICEF ha anche adottato misure preventive decentralizzando alcune delle sue scorte più urgenti, spostando gli aiuti, compresi i kit di emergenza e altre forniture di soccorso essenziali da Copenaghen agli hub di Dubai, Panama e Accra.

“Lo scorso mercoledì, l’UNICEF ha lanciato un appello per 651,6 milioni di dollari per sostenere la sua risposta alla pandemia COVID-19. Come UNICEF Italia stiamo promuovendo una campagna di raccolta fondi che ci vedrà impegnati in prima persona per affrontare questa emergenza nei prossimi mesi. È possibile effettuare una donazione tramite il sito web www.unicef.it/coronavirus”, ha detto il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo.

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