Il rientro a scuola con il Covid-19: i pensieri, emozioni e speranze di bambini, ragazzi e docenti in prima linea

“Possiamo dividere i nostri bambini in due gruppi, come se fossero due scuole di pensiero: i trepidanti e i fiduciosi”, scrive la dottoressa Galderisi

 “Non voglio svegliarmi presto, mi piaceva la didattica a distanza, mi piaceva fare i compiti in videochiamata con le mie amiche mentre ora rientriamo in classe e non ci possiamo nemmeno toccare”, dice Susanna, 12 anni. “La prima cosa che mi viene in mente sono gli amici e le maestre. Ho tanta voglia di vederli”, ribatte Isabel, 8 anni.

Sono questi alcuni dei tanti pensieri raccolti dalla psicologa bresciana Doriana Galderisi alla vigilia della riapertura delle scuole: piccoli pazienti che raccontano il loro stato d’animo, ma anche professionisti dell’educazione che si preparano ad affrontare un anno scolastico pieno di incertezze.

“Possiamo dividere i nostri bambini in due gruppi, come se fossero due scuole di pensiero: i trepidanti e i fiduciosi”, scrive la dottoressa Galderisi nel pubblicare i post sulla sua pagina FB, che nel corso dei mesi è diventata un punto di riferimento pubblico per la gestione delle problematiche psicologiche relative al Covid-19, grazie alla pubblicazione di consigli puntuali e analisi per gestire al meglio la propria vita nel periodo dell’emergenza.

Materiale che durante l’estate è stato raccolto nel libro “Il dopo è ora Covid-19: come il Coronavirus gioca con le vite di tutti noi. Conoscere gli effetti psicologici e le  dinamiche psico-sociali per dare scacco matto al Mostro” pubblicato per i tipi della Gam e che dopo un tour estivo di presentazioni ora farà diverse tappe anche in autunno.

Secondo Galderisi, i due gruppi sono accomunati “dalla richiesta di tranquillità, ovvero di non dover essere sottoposti all’ansia. Ci sono bambini come Gianluca, 10 anni, che paragonano la scuola alla megaditta di Fantozzi, altri che ringraziano per aver finalmente l’opportunità di dialogare e confrontarsi, con qualcuno che crede in loro”.

Qual è il compito degli adulti in questa fase?

“In psicologia e in pedagogia parliamo di ‘scaffolding’, che possiamo tradurre come impalcatura, ponteggio, ovvero fornire la struttura che permette poi di crescere e di eseguire i compiti in modo autonomo. Questo è quello di cui hanno bisogno i bambini e i ragazzi, in particolar modo nei momenti difficili”.

A fronte delle incertezze, cambi e contraddizioni, i ragazzi mostrano voglia di tornare alla normalità.

“La difficoltà che devono affrontare gli studenti non è di rifiuto della scuola, ma di riadattamento” spiega la psicologa. “Hanno bisogno di linee semplici, chiare, coordinate, pur nell’emergenza”. Anche chi non vuole tornare, ha ansia per il riadattamento e non per la scuola in quanto tale.

Secondo Galderisi “quest’anno andrebbero sviluppate le pratiche di flipped-learning, insegnamento rovesciato, in cui gli alunni in classe dovrebbero effettuare lo studio individuale e i compiti, mentre la lezione andrebbe fatta in autonomia con video, letture e altri materiali indicati dall’insegnante. Questo aiuterebbe gli studenti nel momento del maggior bisogno, in cui è più a rischio di stancarsi o demotivarsi, ovvero la fase dei compiti”.

Nei racconti pubblicati in questi giorni troviamo ragazzi che mostrano una grande consapevolezza di cosa dovranno affrontare: “sono anche un po’ in ansia perché la nostra classe è piccolissima e fa caldo, quindi forse dovremo stare in corridoio”. O che non aspettano altro che poter rivedere i propri compagni e che sono curiosi di cosa accadrà, come Davide, 13 anni, che non ha potuto salutare i suoi amici delle medie e “c’è tanta agitazione perché andando al liceo ci sono i nuovi, quindi l’agitazione non manca”.

C’è chi preferisce firmarsi con un nickname, come “Poltrone e sofà divani di qualità” che spiega “mi sento triste, sono pieno di voglia di non tornare a scuola… non abbiamo ancora l’orario delle lezioni e dobbiamo portare tutto, spaccandoci le spalle”.

I più grandi, invece, gli adolescenti, mostrano una comprensione della situazione forse persino maggiore di quella che avrebbero se non avessero vissuto questo virus nella propria esperienza di vita.

“Credo che il rientrare a scuola sia diventato una necessità generazionale”, scrive Elisabetta, 18 anni: “Anche le mie amiche più ‘pigre’ (nel senso buono del termine) non vedono l’ora di alzarsi presto la mattina e uscire di casa per entrare in classe. In effetti, siamo bloccati in questa pseudo-estate da febbraio e la nostalgia dello scambio umano, che solo l’incontro quotidiano con i nostri venti compagni di classe può assicurare, inizia a farsi sentire”.

E ancora “non parlatemi di Didattica a Distanza: efficiente per quanto inerisce il programma scolastico, ma totalmente arida, priva di interazione personale e della comprensione della difficile condizione psicologica nella quale un gruppo di adolescenti può ricadere durante una pandemia. La scuola è sede dell’incontro, anche dello scontro, ma che avviene di persona e non attraverso uno schermo.”

Passando agli studenti universitari, si coglie un’importante considerazione in merito alla DAD, che, indipendentemente dal Coronavirus, viene vista come una modalità da non abbandonare in futuro, ma piuttosto da sviluppare e perfezionare in modo innovativo al fine di valorizzare gli sforzi finora fatti nell’emergenza.

A questo proposito Lara, 22 anni, studentessa universitaria, asserisce: “Per quanto riguarda la didattica distanza penso sia uno strumento estremamente utile se i docenti vengono adeguatamente formati. Sarebbe sempre possibile consentire la fruizione e la partecipazione alle lezioni agli studenti impossibilitati a muoversi da casa per diversi motivi. Ritengo quindi utile approfondire l’utilizzo della didattica a distanza per poterla utilizzare anche per altre situazioni diverse dalle Coronavirus”.

Il clima di incertezza, di preoccupazione, di “sospensione” e di stallo, le frequenti rivoluzioni e contraddizioni che in questo periodo si rincorrono sui Media circa le regole da adottare in classe e/o l’iter scolastico- professionale futuro, se da un lato, determina, soprattutto negli adolescenti, ansia e disorientamento (Lara afferma “Non ho ancora informazioni certe sulla modalità con la quale si svolgerà il tirocinio e sulla data di inizio e fine. Speravo di poter tornare a seguire le lezioni in presenza, ma fino a dicembre non sarà così”), dall’altro, non intacca la voglia di tornare alla normalità sia da parte degli studenti e del corpo docente.

“La difficoltà principale che devono affrontare gli studenti non è tanto il rifiuto in sé della scuola o una forma di resistenza  verso l’Istituzione in sé – spiega la psicologa – ma piuttosto un riadattamento, da intendersi sia come rimodulazione che riappropriazione di consolidate e rassicuranti routines, non solo scolastiche ma anche familiari e relazionali”. Elisabetta, 18 anni, riguardo a ciò specifica “C’è voglia tra noi giovani di una routine più scandita e produttiva…Il primo giorno di scuola è un rito che si ripete ogni anno e che scandisce la crescita dello studente, non può essere digitale”.

Da notare che il distanziamento sociale risponde alle necessità emergenziali, “ma la distanza crea distanza”, aggiunge Galderisi.

“La distanza riduce la conflittualità, ma inibisce e ostacola la maturazione di abilità sociali e prosociali; inoltre modifica parte del linguaggio non verbale e paraverbale, che nella distanza ha una delle sue espressioni. Se il distanziamento dovesse protrarsi a lungo, sarà necessario per insegnanti e scuole lavorare molto sulla comunicazione, su tutti i livelli: relazione, cooperazione, comprensione dell’altro”.

Il tema della distanza si trova anche nei messaggi dei ragazzi, come Daniele di 13 anni che scrive “Di andare a scuola sono felice ma un po’ preoccupato. Diciamo che ora andare a scuola mi piace ancora meno di prima per via del distanziamento e delle mascherine. Spero che questo virus sparisca il più velocemente possibile e che la scuola ritorni come prima.”

Un altro concetto di fondamentale importanza che emerge dall’analisi delle riflessioni di bambini, ragazzi e docenti fa riferimento alla consapevolezza di dover adottare un atteggiamento responsabile e di mettere in atto uno sforzo collettivo, di cooperazione al fine di superare con unità di intenti le attuali difficoltà. Il professor Gaetano Cinque, a lungo responsabile del Liceo Annibale Calini di Brescia, afferma che “La scuola è dentro la società, la sua protezione, il suo recinto chiuso deve comunque fare i conti con ciò che sta accadendo fuori. Bisogna dare un modello di coerenza e correttezza su ciò che si va a proporre. I ragazzi hanno una capacità incredibile di credere in quello che si fa se si agisce con il diretto coinvolgimento di tutti. Come sempre bisogna credere nel loro protagonismo e nel loro ruolo di attori consapevoli”.

Anna, insegnante di matematica, vuole “cogliere questo momento come una occasione per percorrere nuove vie, che porteranno a conquiste dense di significato. La mente è libera in qualsiasi condizione fisica ci troviamo”.

La professoressa Patrizia Lazzari immagina il rientro fisico nelle aule “con ottimismo, come da un lungo viaggio pieno di insidie ma che ci deve permettere di crescere… una piccola barca che deve navigare a vista e arrivare al porto… una specie di rinascita”. La professoressa Marta Cressoni spiega “la voglia di tornare a scuola c’è, di lavorare in presenza, di ritrovare i propri alunni e di ristabilire un legame con loro, certo con tutte le misure di sicurezza” senza dimenticare le paure, ovvero “che si ritorni a chiudere”.

Per questo, secondo la psicologa Galderisi “serve una particolare attenzione alla formazione sia del personale didattico, sia del personale dirigenziale, sia delle famiglie su come gestire al meglio la comunicazione interpersonale ed eventualmente la Didattica a Distanza. Saranno delle chiavi di volta e di risoluzione importantissime, oltre che rappresentare delle ancore di sicurezza”.

“Gli adulti hanno il compito di dare l’esempio, fare chiarezza, essere presenti e incoraggiare, soprattutto in momenti di crisi e di emergenza come quello che stiamo vivendo, griffato Covid-19” conclude Galderisi.

“La scuola rappresenta uno dei porti più sicuri in cui i bambini devono potersi riparare, sostare, galleggiare…cucire le vele prima di solcare i mari della vita”.

Per saperne di più sulle attività della dott.ssa Doriana Galderisi:

www.facebook.com/psicologadorianagalderisi/ 

http://galderisi.opinions.today

www.studio-psicologia-galderisi.it

Disastro Covid-19: in Veneto tra aprile e giugno persi oltre 40 mila posti di lavoro

Cominciano ad arrivare i primi numeri sul “disastro Covid-19” che si è abbattuto nel mondo del lavoro e tra i dati peggiori si registra che nel Veneto tra aprile e giugno si sono perse oltre 40 mila posizioni di lavoro

Cominciano ad arrivare i primi numeri sul “disastro Covid-19” che si è abbattuto nel mondo del lavoro e tra i dati peggiori si registra che nel Veneto tra aprile e giugno si sono perse oltre 40 mila posizioni di lavoro. Solo nel 2009 in questa regione si era avuto un trimestre peggiore dal punto di vista dell’occupazione.

In controtendenza i dati di luglio però, che segnano un leggero aumento degli occupati a livello nazionale

Nel 2011, in piena crisi economica, la Fondazione Nord Est aveva condotto un’indagine sui “Veneti del terzo Millennio”: analizzando circa 800 interviste, i ricercatori avevano concluso che il lavoro rappresentava un elemento cardine e fondante per i cittadini veneti.

Oltre il 50% degli interpellati, infatti, citava il lavoro come caratteristica distintiva della società veneta, come un valore unificante, a prescindere da età, ceto e titolo di studio, un fil rouge che legava orientamenti e comportamenti di gran parte della popolazione.

Indubbiamente il lavoro ricopre ancora oggi un lavoro centrale in questa Regione, non a caso riconosciuta anche dall’esterno come una delle più laboriose del Paese.

Questo non può però bastare per fronteggiare le conseguenze sull’occupazione della pandemia da Covid-19, la quale come è noto ha colpito in modo particolarmente duro questo territorio.

A misurare il crollo dell’occupazione nel secondo trimestre del 2020 è la Bussola dell’Osservatorio di Veneto Lavoro, la quale parla di un saldo negativo – su base annua – in tutte le province venete: in tutto sarebbero state perse oltre 40.000 posizioni lavorative.

Il lockdown imposto per limitare i contagi, l’assenza delle normali attività stagionali legate alla Pasqua, il ritardato avvio delle attività estive: questi i fattori che hanno portato all’aumento della disoccupazione.

Il saldo trimestrale è di – 4.700 posti a Vicenza, di -5.300 posti a Treviso e di -5.600 posti a Padova, mentre è positivo a Venezia e Verona, rispettivamente di + 6.700 e di + 1.400 posizioni. In questi due ultimi casi, ovviamente, l’aumento del secondo trimestre è da ricondurre al forte decremento dei mesi precedenti: le crescite qui indicate sono molto lontane dal poter appianare le perdite subite durante il lockdown. Positivo, seppur leggermente, anche il saldo di Rovigo e Belluno.

«I danni occupazionali relativi alla pandemia Covid-19 iniziano la loro avanzata già durante gli ultimi giorni di febbraio 2020» spiega Carola Adami, head hunter e CEO della società di selezione del personale Adami & Associati «e le stime ci dicono che non saranno recuperabili in tempi brevi, nemmeno in regioni fortemente industrializzate come il Veneto. Spiegare i posti di lavoro persi a causa della crisi sanitaria non è difficile: si tratta in larga parte di rapporti di lavoro conclusi e non replicati e di tante mancante assunzioni, soprattutto nel settore del turismo».

Solamente nel terzo trimestre del 2009, numeri alla mano, il Veneto aveva conosciuto un decremento così forte dell’occupazione, con il volatilizzarsi di oltre 45 mila posizioni di lavoro.

«Guardando oltre il secondo trimestre, e osservando quindi i primi dati della tardiva partenza della stagione estiva» sottolinea Adami «si scorge però un leggero ma chiaro aumento dell’occupazione su base mensile, con l’Istat che dopo 4 mesi di calo ha rilevato in luglio un +0,4% su base nazionale, pari a 85.000 nuove unità».

Il peggio sembra insomma essere passato.

Willy, un’anima buona vittima di una cattiveria senza attenuanti

Una rissa e un tentato aiuto ad un amico finiti nel più orrendo degli omicidi

di Ilaria Carlino

È successo all’alba del 6 settembre in una zona di locali notturni a Colleferro dove ha perso la vita Willy Monteiro Duarte, 21enne di origini capoverdiane residente a Paliano, in provincia di Frosinone.

Willy è stato descritto da amici e cittadini come un ragazzo modello, studioso, lavoratore e sempre rispettoso verso il prossimo; diplomato all’istituto alberghiero di Fiuggi, ora lavorava come aiuto cuoco all’Hotel degli Amici di Artena, mentre nel tempo libero giocava a pallone nella squadra di Paliano.

L’ultima sera della sua vita stava passando una serata con gli amici di sempre con la quale era cresciuto insieme, quando all’improvviso si accorgono di una rissa in un locale degenerata poi in un giardino pubblico. Secondo le ricostruzioni, Willy e un suo amico sarebbero stati coinvolti per cercare di calmare gli animi, e, aggredito il suo compagno, il povero 21enne è stato massacrato di botte fino alla morte nel tentativo di difenderlo.

Gli aggressori sono quattro ragazzi dai 22 ai 26 anni residenti vicino Artena, di cui due fratelli già noti alle forze dell’ordine per precedenti; dopo una fuga in macchina successiva all’aggressione e in seguito individuati dai carabinieri della compagnia di Colleferro, i quattro ora dovranno rispondere di omicidio preterintenzionale.

Gli accusati, tuttavia, non hanno esitato a difendersi legalmente: “noi non lo abbiamo nemmeno toccato” hanno ripetutamente affermato Gabriele e Marco Bianchi, i due fratelli coinvolti nell’aggressione e Mario Pincarelli. I tre hanno ammesso di aver partecipato ad una discussione animata ma hanno negato di aver colpito Willy.

Pare anche che i due fratelli praticassero “MMA” (arti marziali miste), disciplina che ha fatto arricciare il naso con l’accusa di incitare alla violenza; Nico Spinella, coach di MMA e Groppling, in un’intervista ha replicato: “sono molto amareggiato e non posso accettare che per quattro delinquenti venga gettato fango su un’intero movimento. Quello che è accaduto a Colleferro è un’azione criminale portata avanti da delinquenti, quelli non sono atleti di MMA. Spesso il problema non è la disciplina sportiva ma il praticante”.

Hanno detto la loro anche altri esponenti come Marvin Vettari, Alessio Sakara e Carlo Pedersoli Jr : “quella di Colleferro è stata un’esecuzione criminale che non ha nulla a che vedere con l’MMA ma anche col razzismo o la politica. C’è soltanto e purtroppo una cultura violenta e sbagliata dove lo sport non c’entra”.

Anche Francesco Belleggia, altro giovane aggressore, nega di aver toccato il 21enne. Tuttavia, le immagini della videosorveglianza non testimoniano nulla, se non l’arrivo e la ripartenza del gruppo, pertanto verranno effettuati degli esami su vestiti e cellulari di tutti e quattro gli aggressori.

Come si può morire a 21 anni in un modo così brutale? Non si può. Non dovrebbe accadere.

“Tutti siamo corresponsabili quando neghiamo a queste generazioni una speranza, una prospettiva, dei valori in cui credere, delle motivazioni di vita umana accettabili”; queste le parole del vescovo di Velletri-Segni nel programma di Raiuno “Unomattina”.

È veramente straziante sapere che un’anima così giovane e buona abbia dovuto perdere la vita per un vigliacco atto di violenza dove per giunta stava cercando solo di difendere un compagno.

Cosa genera violenza? L’ignoranza? La mancanza di cultura e di educazione?

Può darsi, ma in questo caso tutto questo è sempre molto lontano da ciò che l’ha generata per certo, ovvero la mancanza di umanità.

Di seguito le parole di una lettera anonima lasciata a Willy che in questo momento sta facendo il giro del web condiviso da migliaia di persone su tutti i social network:

Ciao Willy, in questi giorni tutte le testate giornalistiche, i telegiornali, le persone del mio territorio dicono che ci ha lasciato una persona e un ragazzo normale. Normale in questa società è guadagnare criminalizzando e anormale lavorare alla giovane età di 21 anni a prezzi imposti da contratto collettivo del lavoro. Normale in questa società è mostrare i propri pettorali, tatuaggi, il proprio fisico ed usarlo senza testa, è anormale rincorrere un pallone per divertimento e voglia di stare insieme. Normale è coloro che fanno branco, che si sentono forti insieme, è anormale invece schierarsi da solo per difendere un amico contro tutto e tutti. Normale fuggire da codardi, anormale è affrontare le ingiustizie.

Ecco caro Willy, io non ti definisco normale, perché di normali in questo mondo ce ne sono tanti, tu sei ‘anormale’. Anormale perché non hai girato le spalle a nessuno, hai difeso persone con carnagione di pelle diversa dalla tua, perché hai detto la tua. Non ti conoscevo, ma per me sei un supereroe, sceso in questa terra per fare capire che il normale è sbagliato e che il diverso è bello. Adesso vogliono cercare i colpevoli, ma se riflettiamo sappiamo tutti che ognuno di noi è stato normale… Sono anche io un po’ anormale come te. Riposa in Pace, Willy bello”

Riparte Blu Box dell’associazione Minimo Comune Multiplo

Con una programmazione di musica live riparte Blue Box dell’Associazione Minimo Comune Multiplo

A colpi di musica live e non solo, riparte il Blu Box dell’associazione culturale Minimo Comune Multiplo (MCM). Il locale di via Clemente XII riapre in sicurezza (nel rigoroso rispetto di tutte le norme anti-Covid), con una programmazione per tutti i palati, tra concerti, intrattenimento, jam session, apericena e tanto altro, come spiega il direttore artistico, l’architetto Marco Travaglini.

«La nostra Roma è sempre stata la grande bellezza e ora, costretti a fermare il nostro correre quotidiano, ci siamo resi conto che viviamo immersi in una città che, sebbene trascurata, offre ancora cultura con generosità, per chi è pronto a coglierla. La cultura, attraverso le sue diverse forme e manifestazioni, parla la lingua di tutti e rende tutti migliori. Così, con un gruppo di amici e colleghi, architetti e musicisti, abbiamo dato vita all’associazione e deciso di mettere radici in questo quadrante di Roma da sempre trascurato e distante dagli eventi culturali. Una zona con origini antiche, la nostra, che vanno recuperate e rispettate. Per questo vogliamo partire con una programmazione di eventi di musica dal vivo che possano toccare subito le corde giuste. Porteremo sul palco del Blu Box, creatura della nostra associazione, i migliori nomi del jazz e del pop, con cui potremo ripercorrere la storia della musica dagli anni Venti a oggi».

Un progetto che non si ferma qui essendo un continuo work in progress, come sottolinea ancora lo stesso ideatore: «vorremmo passare presto alle mostre di arte e design, a serate letterarie, saggi di danza, contest di graffiti e sfilate di moda per giovani stilisti. Il sogno? Far rinascere Montemario e Primavalle a suon di cultura, com’è accaduto per Trastevere, San Lorenzo, Testaccio e Pigneto, quartieri un tempo degradati che negli anni hanno subito trasformazioni importanti, diventando veri e propri punti di riferimento sociale e di aggregazione».

Il 18 settembre 2020 sarà l’originale serata dal titolo “Il Laureato” a inaugurare la nuova stagione del club – accogliente luogo d’incontro curato dall’associazione Minimo Comune Multiplo di Marco Travaglini & Soci – con gli Hazy Shades, pronti a far rivivere le atmosfere live del grande duo composto da Paul Simon e Art Garfunkel.

Le canzoni di Simon & Garfunkel hanno attraversato indenni oltre 50 anni di storia, passando dalle prime apparizioni di Tom & Jerry, al cinema, sino ai concerti più famosi come Central Park o Live On Stage. Al BLU BOX gli Hazy Shades dismettono i panni della più grande band europea del repertorio di Simon & Garfunkel per indossare l’abito più sensibile e garbato della piccola formazione acustica di quattro elementi. «Riportare all’atmosfera originale le canzoni di Paul e Artie significa riscoprirle e riassaporarle nel loro contesto più vero e libero da ogni altra influenza musicale – precisano i protagonisti, che promettono – sarà un concerto imperdibile accompagnato dalle immagini e dal racconto della loro storia, dedicato alle sensazioni che hanno fatto amare un repertorio raffinato e reso intramontabile dalle poesie di Paul Simon e dalle armonie di Art Garfunkel».

Così la formazione: Andrea Dorigotti (chitarra acustica e voce), Daniele Grammaldo (voce); Bernardo Nardini (chitarre, flauti e mandolino), Andrea Scordia (basso). Altra serata altre note, sabato 19 settembre con Dadaumpa – la band composta da Daniela Papale (voce), Dany Brandi (tastiere e cori), Fabio Pajoncini (chitarra, voce e cori), Stefano Scoarughi (basso), Antonio Vernuccio (batteria) – tutta da cantare e da ballare sui successi del beat italiano della fine dei mitici Anni ’60, sulla scia di gruppi e cantanti che hanno fatto la storia della musica: Camaleonti, Nomadi, Dik Dik, Mal, Nada, Patty Pravo e altri ancora. Sul palco i fantastici cinque musicisti, per uno spettacolo che riporta ai tempi del Piper, del Cantagiro, di Canzonissima, degli show televisivi del sabato sera. Saranno due ore di divertimento assicurato, in un viaggio emozionale, tra i successi di un’epoca d’oro per la musica italiana, condotto dal critico e storico musicale Claudio Scarpa.

Infotel. e prenotazioni MCM: 338.8782243

Ombre silenziose abbracciate alla loro piccola tecnologia

La comunicazione tramite messaggi vocali o messaggi in chat non è una comunicazione: è la distruzione del linguaggio

Di Anna Maria Antoniazza

Pensiamo spesso a chi ci ha fatto del male e soprassediamo invece al pensiero più bella della nostra vita che è quello legato alle persone che ci hanno voluto bene veramente.

Trascorriamo anni magari perdendo tempo dietro a chi non ci dà valore, è incapace di farci crescere, privo di stimoli, da cui finiamo per dipendere solo in virtù dell’abitudine di un aperitivo o di un incontro al bar vicino casa.

Chi ci ha voluto bene veramente spesso non rappresenta una presenza costante della nostra vita. Sono le persone con cui non scambiamo in continuazione messaggi su whatsapp: le chiamiamo direttamente come ai vecchi tempi in cui i social network non invadevano così tanto le nostre vite, in un esibizionismo inutile e poco riflessivo.

La comunicazione tramite messaggi vocali o messaggi in chat non è una comunicazione: è la distruzione del linguaggio, l’uso della parola nella sua continuità, nell’ascolto dei silenzi altrui, nell’improvvisazione di un ricordo, in un abbraccio emotivo che tutto unisce e solidifica.

Torniamo a parlarci, non a scriverci. E se proprio dobbiamo scrivere qualcosa limitiamoci ad inviare la nostra posizione alla persona che dobbiamo incontrare.

Non abusiamo di questi strumenti di tortura del linguaggio, che uccidono parole e modi di dire: non vanifichiamo la nostra lingua, le straordinarie conversazioni che possiamo avere in virtù di mezzi elettronici che spezzano la continuità del pensiero e dell’interazione umana, che lasciano troppa sospensione, che separano senza mai unire veramente.

Siamo fatti per parlarci, per guardarci negli occhi: non per scriverci. Abbiamo una forza nella parola pronunciata, dalla semplice chiacchera occasionale al grande ritrovo di chi non vedi da tempo che ancora dobbiamo riscoprirne il valore.

Siamo fatti per abbracciarci, per vivere momenti insieme, nella realtà del quotidiano, non nelle chat o in stupidi messaggi vocali che commentano una vita priva di un vero contatto con il prossimo, con l’Altro.

Le persone quando cammino per strada neanche si guardano più: sono ombre silenziose abbracciate alla loro piccola tecnologia che li illumina di un tetro fantasma. Quello della solitudine incombente, dell’assenza di sguardi, di attenzioni, dell’isolamento sociale. E mai come ora abbiamo bisogno di tornare ad avere un contatto umano, quello che si respira quando ci si incontra e non si guarda in continuazione il cellulare rimanendo vittime inconsapevoli di alert, notifiche e click buttati a caso.

Abbiamo tutti una vita che vale molto di più e che solo l’intimità di due persone che si incontrano è in grado di santificare.

Del resto “Che maledetto vizio ha l’infinito. Ha tutto l’universo a disposizione e va a nascondersi dentro uno sguardo.” (cit. F. Caramagna)

Mentre parte il Festival Verdi 2020, esplode il Verdi Off

“Verdi Off è l’occasione di scoprire, abitare e vivere nel nome del Maestro i luoghi più belli e unici della città”

di Sergio Bevilacqua

Il Teatro Regio di Parma non ha mollato nemmeno per un minuto, in questo maledetto 2020 del covid e l’attività verdiana ha proceduto con esiti importanti. In scena per il Festival Ufficiale 2020 le opere Macbeth, con la direzione di Roberto Abbado (Parco Ducale, 11 e 13 settembre 2020) ed Ernani, con la direzione di Michele Mariotti (Parco Ducale 25 e 27 settembre 2020), la Messa da Requiem diretta da Roberto Abbado (Parco Ducale, 18 e 20 settembre 2020), il gala realizzato dal Club dei 27 Fuoco di gioia (Parco Ducale, 21 settembre 2020) e il Concerto dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretto da Valerij Gergiev (Parco Ducale 2 ottobre 2020). Inoltre, a complemento ricchissimo, il concerto del Quartetto Prometeo (Teatro Regio di Parma, 3 ottobre 2020), gli spettacoli Letteralmente Verdi con Luigi Lo Cascio (Teatro Regio di Parma, 7 ottobre 2020) e Rigoletto. La Notte della Maledizione di e con Marco Baliani (Teatro Regio di Parma, 9 ottobre 2020), e, in chiusura, il Gala Verdiano con Luca Salsi (Teatro Regio di Parma, 10 ottobre 2020).

Un serio sforzo organizzativo, foriero di grandi risultati di pubblico e di cronaca, nell’anno più travagliato del nuovo millennio per il Verdi Off. Ho insistito spesso che questa grande kermesse di verdianità doveva trovare un focus meno ecumenico, ma quest’anno proprio non è criticabile. L’idea della partecipazione è quanto mai centrata, e la ospitalità delle attività artistiche per le strade e nelle case ha convinto anche artisti di grande livello a partecipare. Ho visto per esempio i nomi della bella coppia piano e soprano Roberto Barrali e Angela Gandolfo, che si son fatti giustamente convincere dal bisogno che ha la città di ritrovare distrazione e socialità sull’onda di musica vera. 200 appuntamenti a ingresso libero, oltre 30 eventi, in più di 50 luoghi diversi, nei 7 quartieri della città di Parma, a Busseto e in altri luoghi della provincia, con la partecipazione di oltre 300 artisti. Questi i numeri della V edizione di Verdi Off per tornare a condividere dal 11 settembre al 10 ottobre 2020 la gioia della scoperta e della riscoperta di Giuseppe Verdi e delle sue opere da prospettive diverse e sorprendenti, creative e originali, in un’atmosfera festosa e trascinante che raggiunga ed emozioni chi vive e chi visita le terre del Maestro in occasione del Festival Verdi.

“Verdi Off rinnova ogni anno la sua forza – dichiara Federico Pizzarotti presidente della Fondazione Teatro Regio di Parma – che in questa speciale edizione è accresciuta”.

“Verdi Off è l’occasione di scoprire, abitare e vivere nel nome del Maestro i luoghi più belli e unici della città”, dichiara Anna Maria Meo, Direttrice generale del Teatro Regio di Parma e direttrice artistica del Festival Verdi grazie a progetti che aprono il cuore all’incontro con gli altri, verso un pubblico ampio e di ogni età: famiglie, giovani, bambini e, in particolare, coloro che si trovano in cura o in difficoltà.

“Partecipazione è, quest’anno più che mai, la parola chiave della rassegna”, dichiara Barbara Minghetti, Curatrice di Verdi Off. Partecipazione dei cittadini ma anche degli artisti, che hanno sofferto moltissimo in termini creativi e professionali durante il lockdown. Che Verdi possa aiutarci a ripartire: infatti, proprio La cultura cura è uno dei progetti di Parma Capitale della Cultura 2020+21: l’anno magico ha vinto la sfortuna e si è proiettato nel 2021, di cui Verdi Off si fa pilota. Inoltre anche quest’anno Verdi Off intensifica il proprio legame con il Settembre Gastronomico, altro grande appuntamento. “Fare sistema e incentivare il lavoro di squadra sono da sempre alla base del nostro sostegno alla cultura, dice Chiesi, main sponsor del Verdi Off, di “Parma, io ci sto!”.

Michele Guerra, Assessore alla cultura del Comune di Parma, parla di “Modello Verdi Off” e, con acume retorico, aggiunge: “Quest’anno, in un tempo in cui tutto è diventato off, Verdi Off è riuscito a portare la cultura verso tutti, puntando a nuovi pubblici, che potranno avvicinarsi progressivamente anche al Festival Verdi: grande auspicio per questo secondo, e non scontato, anno di Parma quale Capitale della Cultura italiana”.

Vediamo ora una carrellata dei principali eventi dei 30 che compongono il Festival Verdi “laterale”. Per prime le novità:

l’accento sull’importanza della condivisione della musica. L’inaugurazione l’11 settembre prevede due progetti speciali, 24 ore d’Aria e Verdi sotto casa, pensati per diffondere la musica di Giuseppe Verdi lungo le 24 ore della giornata e, capillarmente, in tutta la città, specialmente nelle sue aree di periferia e fragilità.

debutto in prima assoluta del Caravan verdiano e dei “confessionali” di Inconfessabile Verdi nel segno della solidarietà, dell’accettazione dell’altro e della condivisione umana e si compongono di molti spettacoli innovativi e qualificati.

Con Audizione a Villa Verdi (Chiesa di San Ludovico giovedì 8 ottobre 2020, ore 20.00, ore 21.00 e ore 22.00), Intermezzi dalle cucine del Maestro, porta alla luce gustosi aneddoti, storici pettegolezzi e segreti enogastronomici sulla vita del compositore.

In Quadrilegio Verdi Popera (Opera Cortile di Spazio Manfredi domenica 27 settembre 2020, ore 19.00 e ore 21.00) generi musicali diversi si fonderanno creando una nuova musicalità in brani tratti dalle opere verdiane e brani pop contemporanei che si contamineranno vicendevolmente in un’inedita interpretazione.

Goldberg Variations, una spregiudicata attuazione sulle note di Bach, che tenta una cucitura di sicuro emozionante dopo le interpretazioni pianistiche di Glenn Gould.

E ora i classici.

Cucù verdiano (Fornici del Teatro Regio di Parma da sabato 12 settembre a sabato 10 ottobre 2020, ore 13.00, un momento di amichevole convivialità in Bianchi Rossi e Verdi (Parco Ducale domenica 20 settembre 2020, ore 13.00), il pic-nic al Parco Ducale organizzato da Parma 360° Festival, con dress code tricolore, accompagnati da musica e performance dal vivo. L’irrinunciabile passeggiata, come un tuffo nel passato, Con Verdi in carrozza (Parco Ducale, domenica 20 settembre 2020, dalle ore 14.30 alle 17.30), il giro turistico in carrozza con un cocchiere in livrea, avventurandosi nel Parco Ducale. La sorprendente tastiera mobile di Pedala Piano (Parco Ducale, domenica 13 settembre 2020, ore 17.00 e ore 19.00; domenica 27 settembre 2020, ore 17.00 e ore 19.00) un pianoforte-bicicletta, suonato nelle vie della città dal suo inventore Andrea Carri.

I recital in salotto, che negli anni ha rinnovato con grande successo e partecipazione l’invito ad aprire la propria casa per condividere la gioia e le emozioni della musica si trasforma in Recital in giardino (Fidenza, via San Faustino 182, lunedì 14 settembre 2020, ore 18.30; Soragna, La Casa dei Gatti – Strada Rossetti 188, martedì 15 settembre 2020, ore 18.30; Parma, Via Traversetolo, 246, mercoledì 16 settembre 2020, ore 18.30; Parma, Via Cagliari, 16, lunedì 21 settembre 2020, ore 19.30; Parma, Via Petrarca, 18, domenica 27 settembre 2020, ore 11.00; Parma, Via Massimo d’Antona 76, lunedì 28 settembre 2020, ore 18.30; Parma, Via Calatafimi 2, martedì 29 settembre 2020, ore 18.30.

Permetteranno inoltre di scoprire luoghi poco conosciuti della città i Recital verdiani (Museo Glauco Lombardi, Salone delle Feste sabato 3 ottobre 2020, ore 11.30; Palazzo Bossi Bocchi, Fondazione Cariparma domenica 4 ottobre 2020, ore 15.30 e ore 17.00; BDC venerdì 9 ottobre 2020, ore 18.30), su programmi di arie, duetti e brani delle opere verdiane interpretate dai Solisti dell’Accademia Verdiana, al Salone delle Feste del Museo Glauco Lombardi, e la mostra Sguardi in scena (Piazzale Carlo Alberto Dalla Chiesa da sabato 12 settembre a sabato 10 ottobre 2020), progetto di Roberto Ricci, fotografo del Teatro Regio di Parma.

In Verdi Band (Piazzale Picelli sabato 10 ottobre 2020, dalle ore 15.00) la gioiosa esperienza di un concerto bandistico raddoppia, con il concerto del Corpo Bandistico “Giuseppe Verdi” di Parma, diretto da M° Alberto Orlandi assieme al corpo musicale dell’Associazione Banda Musicale “Città di Imola”, diretta da Gian Paolo Luppi. I concerti più “tradizionali” di Verdi Off sono tenuti da formazioni sempre rare e spettacolari, come nel caso del recital del Trio Pianistico di Bologna (Casa della Musica sabato 3 ottobre 2020, ore 21.00) e del concerto del Quintetto di ottoni La Toscanini Next for Verdi(Parco Ducale, Serre Petitot lunedì 21 settembre 2020, ore 21.00) e con lo sguardo fresco della gioventù sanno trovare i giusti accenti per contribuire a tramandare tra le generazioni un repertorio che è parte della nostra identità culturale.

Molti poi i Progetti Speciali, nessuno dei quali esente da interesse: per esempio i Cantastorie verdiani per portare Giuseppe Verdi tra il pubblico nella vita quotidiana, all’aperto, per strada, nei caffè, nei ristoranti, con brevi performance d’arte, musica, danza, teatro: spettacoli di una durata massima di 30 minuti. Baraonda Verdi (Parco Ducale, Serre Petitot, giovedì 17 settembre 2020, ore 18.30 e ore 19.30) è uno spettacolo di teatrodanza delle Compagnie Linead’aria, liberamente ispirato alla Trilogia Popolare verdiana. Ad un altro rituale sociale è ispirato Sulle ali dorate: Alberi di Vita (sabato 10 ottobre, dalle ore 10.00 alle ore 17.00; Teatro Europa – Ratafià, Il Federale, Casa nel Parco, Torre Medicina dell’Ospedale Maggiore, Piazza Salvo d’Acquisto), a cura di Segnali di Vita Aps, secondo un progetto di Maria Angela Gelati e Marco Pipitoni. Uno spettacolo in cinque atti, dislocati in altrettanti luoghi della Parma “off”, alberi piantati per celebrare la vita in epoca covid.

Il progetto vincitore della Call to artists di quest’anno bandita da Verdi Off, è Coro di luce (Chiesa di San Ludovico, da domenica 13 settembre a sabato 26 settembre 2020, dalle ore 19.00 alle 22.00), opera dell’artista Stefano Mazzanti, un’installazione dinamica a cura di Associazione Cieli Vibranti, presieduta da Fabio Larovere. Costituita da colonne luminose alte 3 metri con dispositivi LED multicolori, con una disposizione personalizzata, l’opera è creata di volta in volta per lo spazio che la ospita. Il gruppo di colonne esegue una serie di variazioni luminose, con intensità e cambio di colori precedentemente programmato e perfettamente sincronizzato con l’esecuzione del programma musicale che verterà su di una rielaborazione di temi verdiani in chiave elettronica.

Numerosi gli appuntamenti realizzati in collaborazione con la Casa della Musica: Quelle Sere… Sempreverdi (Casa della Musica, Sala dei Concerti, lunedì 28 settembre, giovedì 1 ottobre, giovedì 8 ottobre, ore 17.30) divertenti e interessanti documentari dedicati ai lati inediti del genio di Giuseppe Verdi, a cura di Giuseppe Martini, con approfondimenti sulle opere in scena al Festival Verdi attraverso i documenti dell’Archivio storico del Teatro Regio. Anni Verdi: lettura musicata per anni verdi (Casa della Musica domenica 4 ottobre 2020, ore 10.30), a cura di Cristina Gnudi, Enrico Cossu, è una lettura animata sulla vita di Giuseppe Verdi con musica dal vivo e partecipazione attiva di bambini e genitori. L’attività è accreditata Nati per Leggere e Nati per la Musica. Out of Time – Fuori dal Tempo (Casa della Musica, giovedì 24 settembre 2020, ore 17.00; lunedì 5 ottobre 2020, ore 17.00), a cura di Federica Biancheri e Cristina Gnudi è una visita guidata alla scoperta dei tesori dell’Archivio storico del Teatro Regio di Parma.

Il Servizio Biblioteche del Comune di Parma realizza A ognuno il suo Verdi (Parco Ducale, Serre Petitot, venerdì 11, venerdì 25 settembre, venerdì 2 ottobre, ore 17.30), un ciclo d’incontri e conversazioni dedicati ai libri e le musiche che ci accompagnano, e ai percorsi, di vita e professionali che si intrecciano con l’epopea passata a presente di Verdi. Ospiti dei tre incontri, che si terranno alle Serre Petitot di Palazzo Ducale i critici musicali Alberto Mattioli ed Elvio Giudici e il Quartetto Prometeo.

La città e le istituzioni di Busseto dimostrano quest’anno tutto il loro affetto per il loro Cigno e per i suoi fan organizzando nove eventi originali, ispirati agli aspetti meno conosciuti e più intimi della vita di Verdi e delle personalità artistiche che hanno trovato casa nella cittadina emiliana.

I Dopocena a Casa Verdi (Roncole, Casa Natale di Giuseppe Verdi 4, 11, 18, 25 settembre, 2 ottobre 2020, ore 21.00, ore 21.45 e ore 22.30), Cara Renata, Divina (Museo Renata Tebaldi 5,12, 26 settembre, 3 ottobre 2020, ore 11.00), Margherita, è l’ora della lezione (Museo Casa Barezzi 5,12, 26 settembre, 3 ottobre 2020, ore 11.00), di Sabina Borelli con Ilaria Amadasi al Museo Casa Barezzi,  l’incursione tra aneddoti e fatti storici nel teatro e nella intimità della coppia di Verdi, con Visita incanto (Teatro Giuseppe Verdi sabato 5,12, 26 settembre, 3 ottobre 2020, ore 15.00, 16.00 e 17.00; domenica 6, 13, 27 settembre, 4 ottobre 2020, ore 10.00, 11.00 e 12.00). Bussrto offre quast’anno molte attrazioni verdiane, a dimostrazione della buona ntesa ritrovata con la Fondazione Teatro Regio, anche grazie all’intelligenza del Sindaco di Busseto Giancarlo Contini, che afferma: “Visitare Busseto equivale ad attraversare secoli di storia cogliendo lo stile di vita, le tradizioni, le peculiarità che da sempre le appartengono£ e così fa eco Marzia Marchesi, assessore al Turismo: “una cittadina tranquilla e ordinata, in cui il rapporto umano è ancora così vivo e pulsante”.

Insomma, non ho visto risolvere (non era l’anno giusto…) la problematica della vocazione del Verdi Off, ma ho visto una grande kermesse di estrema varietà e anche eleganza. Se ne riparlerà nel 2021.

Cisl Medici su prevenzione covid19 nel Lazio

Lettera aperta di Luciano Cifaldi, segretario generale Cisl Medici Lazio:”siamo sicuri che nel Lazio, oltre al Covid la sanità pubblica sarà in condizione di trattare in maniera tempestiva ed appropriata tutte le altre patologie in caso di nuova pandemia?”

Gentile Direttore, sicuramente l’assessore regionale alla salute Alessio D’Amato nel contrasto al Covid- 19 si sta muovendo bene qui nel Lazio: tamponi e test rapidi negli aeroporti romani e nel porto di Civitavecchia. Il numero di test giornalieri è cresciuto in modo significativo e questa è buona cosa e sembra esserci sintonia assoluta, seppure a distanza, tra il prof. Crisanti e il nostro assessore. Il professor Crisanti, docente di microbiologia all’università di Padova, chiede più test in Veneto e l’esecuzione dei test cresce nel Lazio. Va bene così considerato che sono queste le due regioni italiane che si sono maggiormente impegnate a combattere questa pandemia ottenendo i risultati migliori.

Tuttavia qualche domanda all’assessore D’Amato, come organizzazione sindacale, gliela dobbiamo fare consapevoli che ben difficilmente otterremo risposta analogamente a quando abbiamo inutilmente provato ad ottenere riscontri su altri argomenti di interesse sanitario con ricadute sulla erogazione di servizi di pubblica utilità.

Va benissimo la prevenzione ma ci risulta che i letti in ospedale stiano tornando a riempirsi e allora siamo sicuri che gli ospedali individuati come Covid siano sufficienti nel numero di posti letto dedicati?

La direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, con nota avente ad oggetto la “Trasmissione Linee di indirizzo organizzative per il potenziamento della rete ospedaliera per l’emergenza Covid-19” aveva previsto per la regione Lazio l’incremento di 274 posti letto di terapia intensiva in tutta la regione e sembra che siano stati stanziati anche i soldi: sono stati realizzati questi posti letto? ovvero nel caso di una progettualità ancora in corso quale è lo stato dell’arte ad oggi? Considerato che gli impianti di climatizzazione e di ventilazione possono mitigare o acuire il rischio di contagio aerogeno e che più in generale la  qualità  dell’aria  indoor  negli  ambienti  lavorativi, indipendentemente  dagli  effetti  sulla  salute,  ha  un’importante influenza sulle prestazioni e sul benessere fisico e mentale dei lavoratori (es. aumento/perdita della  produttività,  della concentrazione,  dei  tempi  di  reazione,  livello  di  motivazione  e  soddisfazione,  competenze  professionali,  riduzione  delle  giornate  di  assenza,  stress,  aumento  dei  costi  sanitari  e  di  assistenza a carico del lavoratore, del Servizio Sanitario Nazionale-SSN), chiediamo di sapere se sono state rispettate le regole sugli impianti di ventilazione/climatizzazione durante l’emergenza emesse dall’Istituto Superiore di Sanità nel mese di maggio 2020?

La domanda delle domande però è un’altra: siamo sicuri che nel Lazio, oltre al Covid la sanità pubblica sarà in condizione di trattare in maniera tempestiva ed appropriata tutte le altre patologie in caso di nuova pandemia?

Nei mesi passati abbiamo visto tutti che non è stato così, diversi ospedali pubblici sono stati bloccati o hanno lavorato in maniera ridotta e magari c’è stato anche chi da questa situazione può averne tratto profitto.

I bilanci delle aziende ospedaliere laziali si sono chiusi maluccio nel 2019 e il 2020, ad oggi, sembra annunciarsi disastroso. Il dr. Renato Botti, direttore generale dell’assessorato alla salute della regione Lazio, come intende affrontare questo problema?

Visto che dalla capienza dei bilanci derivano assunzioni di personale, acquisti di presidi e dispositivi a tutela della salute dei pazienti e dei lavoratori, i cosiddetti EROI vorrebbero avere delle risposte a queste domande.

Da ultimo, la regione Lazio ha una importante mobilità sanitaria in uscita non solo per ricoveri ma anche per prestazioni ambulatoriali. Le liste di attesa per visite, esami e prestazioni ambulatoriali stanno allungandosi a dismisura. Le aziende sanitarie più performanti a luglio ed agosto hanno erogato circa l’80% delle prestazioni erogate lo scorso anno. Il privato accreditato a fine settembre sembra avere finito il budget assegnato per le prestazioni e visite ambulatoriali. Il cittadino che ha necessità ed urgenza come fa ad avere le prestazioni? Si ricovera? Oppure deve pagare le prestazioni di tasca propria? Questa ipotesi non è sicuramente corretta dal punto di vista etico morale ma neanche dal punto di vista della qualità e sostenibilità della vita.

I direttori generali non sembrano assumere iniziative su questo argomento, forse anche a motivo del Risiko delle previste nomine, ma l’assessore e il direttore dell’assessorato hanno una linea politica e tecnica per provare ad affrontare questo annoso problema tutto italiano che con il Covid-19 si è ulteriormente ingigantito?

Di tempo non ne abbiamo molto e tolti i giorni festivi per arrivare a fine anno abbiamo circa 65 giorni lavorativi. Delle risposte le vogliamo dare? Riusciamo a darle? Siamo capaci di darle? Risposte che ritengo dobbiate dare ai medici, agli operatori sanitari, ai cittadini che pagano le tasse, ai cittadini che hanno votato questa maggioranza che governa la regione Lazio ed ovviamente anche agli altri cittadini che non hanno votato questa maggioranza e che potrebbero non votarla in futuro.

Luciano Cifaldi, segretario generale Cisl Medici Lazio

“Ci vediamo al Caffè”: una piazza virtuale nazionale a sostegno delle persone con demenze e dei loro famigliari

Iniziativa nata in Calabria ed estesa a tutta Italia: relazioni di aiuto e occasioni di confronto online per migliorare qualità di vita e livelli di consapevolezza. In programma anche attività in diversi comuni del Catanzarese

Una grande piazza virtuale nazionale per le persone con demenze e per i loro famigliari. Si tratta del progetto “Ci vediamo al Caffè”.  L’iniziativa nasce in Calabria e sarà presentata l’11 settembre, alle ore 11, a Catanzaro. Tre gli enti promotori: l’associazione “Ra.Gi.”, la cooperativa sociale “Co. Ri. S. S.” e l’associazione “PerLe Demenze. Famiglie Unite Calabria”. Il progetto prevede una serie di incontri online per ascoltare, informare e sostenere le persone che vivono ogni giorno sulla loro pelle o sulla pelle dei loro cari l’esperienza dell’Alzheimer, del Parkinson e di altre patologie neurodegenerative. L’obiettivo è quello di favorire il miglioramento della qualità di vita delle persone malate e dei familiari che se ne prendono cura. Un traguardo che si vuole raggiungere grazie a una piattaforma digitale da dedicare allo svolgimento di “Alzheimer caffè” con la partecipazione di operatori specificamente formati e di esperti in vari ambiti di intervento.

Gli “Alzheimer caffè” online partiranno entro l’autunno. In parallelo, il progetto guarda anche ai territori. In programma, infatti, l’attivazione entro ottobre di “punti di ascolto”, uno per ogni comune partecipante, servizi in sede da avviare in cinque comuni del Catanzarese: Botricello, Chiaravalle Centrale, Pianopoli, Soverato e Tiriolo. In ognuno di questi ambiti comunali, in programma anche l’avvio di “Alzheimer caffè” in sede a partire dal 2021, quando ci saranno le piene condizioni di sicurezza rispetto ai rischi legati al coronavirus. In ogni caso, restano ferme per tutta la durata annuale del progetto le attività online, relazioni di aiuto e occasioni di confronto possibili anche “a distanza”, grazie al digitale. Un modo per esserci sempre e comunque, oltre le barriere della lontananza fisica e per colmare in parte la carenza di servizi territoriali avvertita su scala regionale e nazionale.

Si potrà accedere gratuitamente alla piattaforma online andando su www.formazioneteci.com 

L’iniziativa è in linea con l’approccio portato avanti dalla “Ra.Gi.” promuovendo tra le altre cose i percorsi di inclusione sociale delle “comunità amiche delle persone con demenze” nella città di Catanzaro e a Cicala, comune della presila catanzarese conosciuto a livello nazionale come il primo borgo calabrese “dementia friendly”.

A Diamante il Mediterraneo Festival Corto

 Inclusione, Rispetto per il prossimo, Riconquista dei Valori umani, questi le tematiche affrontate dai   giovani filmakers vincitori della decima edizione del Mediterraneo Festival Corto.

Di Macri Martinelli Carraresi

Si è concluso all’ insegna di impegno e consapevolezza il decimo anno del Mediterraneo Festival Corto, l’appuntamento internazionale, dedicato al corto d’autore, in scena quest’ anno dal 3 al 6 settembre che viene ospitato dalla Perla del Tirreno, la splendida Diamante, città calabrese dei cedri, dei murales e del peperoncino adagiata su cristalline spiagge dorate. Il festival, fondato e coordinato con dedizione e passione dal Cinecircolo Maurizio Grande prevede, fin dalla sua prima edizione, 5 sezioni, 4 delle quali accolgono opere della durata massima di 20 minuti mentre l’ultima non pone limiti di tempo. La manifestazione che, negli anni si è accreditata tra le più interessanti di quelle dedicate al cortometraggio, per la sua decima edizione, organizzata con successo nonostante tutte le difficoltà e restrizioni dovute alle regole dettate dalla pandemia che ci attanaglia, ha potuto scegliere tra più di 250 film, tra i quali più della metà provenienti da diversi paesi del mondo. Difficile è stato il lavoro della giuria che ha dovuto scegliere tra tante opere tutte di qualità e spessore.

Le giornate del Festival, allestito all’ interno del Museo Dac a Diamante, hanno anche accolto: un omaggio al Maestro Ennio Moricone, un momento di poesia dedicato al poeta Ugo Grimaldi e il premio assegnato alle giovani eccellenze calabresi intitolato ad Ernesto Caselli, storico e indimenticato sindaco diamantino.   I vincitori della decima edizione sono: per la sezione miglior film scuola di cinematografia, l’opera di Gabriele Gangemi, “Scintille”, delicatissimo e poetico cortometraggio che affronta la tematica del rispetto della natura e del prossimo. Premio per il miglior documentario è andato a “Roots in the Middle”, di Farida Farinelli, racconta l’inclusione attraverso un’interessante e struggente viaggio tra gli immigrati di seconda generazione nel nostro paese. Miglior video clip è stato “Silence”, di Cantoro/ Caione, mentre miglior corto d’ animazione, “Blu” che narra il mondo di un bimbo autistico, “Blu” è firmato da Paolo Geremei.  “Journey to the one” di Natalia Duzhenko si è aggiudicato la Miglior colonna sonora, è una splendida proposta multidisciplinare tra danza musica, cinema e teatro. Il riconoscimento come miglior attore è andato al giovane Danilo Arena, per il film “L’oro di Famiglia” di Emanuele Pisano, racconta con nervo e poesia la voglia delle giovani generazioni di riconquistare i valori umani. L’ Inghilterra, con Alessio Rupalti, ha portato a casa il premio per la Miglior fotografia per l’intenso “Caming back”, una lucida e originale riflessione sulla scelta Brexit, immersa in una storia famigliare. Sempre all’ Inghilterra il premio per il Miglior film, 3 “Sleeps”, di Cristopher Holt, disarmante e crudo  racconto che ci pone di fronte alla realtà dell’ infanzia negata.

Nel corso delle  sue giornate  il festival ha accolto molte personalità  istituzionali, tra i quali il sindaco di Diamante, il Senatore Ernesto Magorno, da sempre attento a sostenere cultura e formazione che ha espresso  soddisfazione per i  risultato del Mediterraneo festival corto, tra gli ospiti l’attrice Annalisa Insardà, cittadina onoraria di Diamante, il produttore Ermanno Reda, l’attore e  doppiatore Emanuele Vezzoli, il giornalista Antonio Bartalotta,Daniela Rambaldi, figlia del premio Oscar Carlo Rambaldi, che cura la fondazione a lui dedicata divulgandone l’ opera e il genio artistico, il Presidente della Cineteca di Calabria Eugenio Attanasio. “Qualità, intelligenza e originalità in tutte le proposte selezionate dal Mediterraneo festival  corto, che  ha raccontato lo spessore e la profondità dei giovani filmaker, alimentando l’ aspettativa rivolta alle nuove generazioni  per un migliore futuro  del nostro tempo “così ha dichiarato Isabel Russinova, madrina della decima edizione che ha presentato, come evento speciale , il corto, coodiretto con Rodolfo Martinelli Carraresi “La dove continua il mare”, viaggio nella memoria dei popoli del nostro confine orientale. Al termine della premiazione, il direttore artistico Francesco Presta, il direttore tecnico Ferdinando Romito e il Presidente del Cinecircolo Maurizio Grande, Ciro Astorino, salutando il pubblico caloroso che ha seguito il festival, hanno dato appuntamento alla prossima edizione.

Reti fantasma, Ministro Costa: “Recuperate in un anno sei tonnellate”

I primi risultati ad un anno dal lancio dell’operazione che rientra nel progetto “PlasticFreeGc”. 

Sei tonnellate di reti abbandonate rimosse dai fondali marini e avviate al corretto iter per la distruzione. È il bilancio annuale dell’operazione ‘Reti fantasma’, che rientra nel progetto “PlasticFreeGC” per il contrasto alla dispersione delle microplastiche in mare, avviato a luglio 2019 a Fiumicino alla presenza del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, del Comandante Generale della Guardia Costiera Giovanni Pettorino.

Un’operazione che ha visto l’impiego della componente subacquea della Guardia Costiera dislocata sul territorio nazionale, mirata al recupero delle reti da pesca abbandonate nei fondali marini della nostra Penisola. 

“L’attività condotta dai Nuclei subacquei della Guardia Costiera – spiega il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa – ha portato alla rimozione dai fondali marini di 6 tonnellate di plastiche disperse in mare pari, a titolo esemplificativo, a circa 200mila bottiglie di plastica in abbandono sui fondali marini”. 

“Un risultato importante – continua il Ministro – se pensiamo che le reti fantasma sono responsabili dell’alterazione dell’ecosistema marino per la dispersione nell’ambiente delle micro-particelle sintetiche delle quali sono composte”. 

Reti che, se lasciate in mare, continuano a “pescare” in maniera passiva e rappresentano per le specie ittiche che vi rimangono intrappolate dei veri e propri “muri della morte” e che, oltre a danneggiare l’habitat marino, sono un concreto pericolo per la sicurezza di sub e bagnanti.  

L’attività operativa, partita il 9 luglio 2019, si è sviluppata attraverso una fase preliminare di raccolta di informazioni, attraverso tutti i Comandi territoriali della Guardia Costiera, la collaborazione delle categorie professionali operanti sul mare e delle associazioni ambientaliste. 

È stata dunque effettuata una prima mappatura generale, riportante la collocazione delle reti fantasma lungo le coste, e in continuo aggiornamento con le informazioni operative reperite sul territorio.    

L’operazione, ancora in corso e che proseguirà nei prossimi mesi, si inserisce in una più ampia campagna comunicativa sul tema della sensibilità ambientale, condotta da Ministero dell’Ambiente e Comando Generale della Guardia Costiera. 

L’iniziativa rientra nel progetto “PlasticFreeGC”, che ha portato anche alla realizzazione dello spot in onda su tutti i canali RAI, finalizzato alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla problematica della dispersione nell’ambiente dei dispositivi di protezione individuale utilizzati per arginare l’emergenza sanitaria Covid-19, il cui protagonista è Enrico Brignano.

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
[email protected]