La migrazione, il fenomeno permanente – Migration, the permanent phenomenon

By 15 novembre 2018Italiani nel Mondo
di emigrazione e di matrimoni

La migrazione, il fenomeno permanente

Quando parliamo nei nostri articoli dell’Emigrazione italiana spesso dimentichiamo che la migrazione, l’emigrazione e l’immigrazione sono solo tre volti dello stesso fenomeno che sempre fa parte della Storia dell’Uomo sin dal primo giorno.

Di Gianni Pezzano

Il gioco politico sull’emigrazione del mondo d’oggi, come abbiamo visto durante la recente campagna elettorale negli Stati Uniti sulla “carovana” di profughi/emigrati sud americani che vanno verso quel paese da paesi poveri del continente, spesso usa questo fenomeno per cercare di vincere elezioni.


Però, quello stesso gioco politico fa poco o niente per risolvere i problemi che oggi ancora costringono milioni di persone a lasciare i luoghi di nascita per trovare una vita nuova in un altro paese.

Peggio ancora, il gioco politico non riconosce un aspetto fondamentale di questo fenomeno.

La migrazione, in tutte le sue forme, volontaria o involontaria, è qualcosa che dobbiamo affrontare non a livello nazionale ma su quello internazionale e, fino ad ora, quello stesso mondo politico, senza eccezioni, ha dimostrato poca voglia di riconoscere le realtà di quel fenomeno.

 


Dall’Africa a tutto il mondo

Malgrado le “teorie” dei fautori della “purezza di razza” il luogo d’origine dell’Uomo si trova in un solo continente e da quel luogo gli esseri umani sono usciti per formare comunità nuove in tutti i continenti. E quel luogo è in Africa.

Basta leggere qualsiasi libro scolastico di Storia per vedere il movimento di massa di interi gruppi e popolazioni.

Quando leggiamo solo del Mediterraneo vediamo i movimenti di uomini e donne iniziando dai fenici, i greci, i romani, i cartaginesi, i normanni, i mori, i saraceni, i vandali, i turchi, i francesi, gli spagnoli, gli italiani e i tedeschi, per nominarne soltanto i più conosciuti.

Persino Giulio Cesare parla della migrazione nel suo de Bello Gallico quando descrive di una grandissima migrazione di tribù dall’Europa orientale verso quel che ora chiamiamo la Francia e che, secondo lui, ha contributo a creare le condizioni per le sue guerre in quel territorio. Non sappiamo il motivo di quella migrazione, ma ancora oggi sentiamo gli effetti delle guerre che ha scatenato.

Anche molti dei testi religiosi del mondo, iniziando non solo dalla Torah ebraica, che è diventata poi il Vecchio Testamento del cristianesimo, parlano di migrazioni e esodi di vari tipi. Spesso costrette da guerre, pestilenze e disastri naturali, proprio come succede nel mondo d’oggi.

Quando leggiamo di guerre, comprese le Crociate, come anche il colonialismo e le invasioni nell’Europa da vari gruppi, compresi gli unni e i mongoli dall’Asia, leggiamo di altre forme della migrazione perché questi gruppi e tribù dovevano espandersi per garantire la loro sopravvivenza a causa della crescita demografica che li costringeva a trovare altre terre e fonti per cibo e altri prodotti.

 

Da regni a nazioni

Poi, a creare le condizioni precise per il dibattito politico moderno, non è stata un’invasione di forze straniere, o un disastro naturale in un altro paese o continente, bensì una rivolta popolare in un paese europeo da un avvenimento epocale che in termini storici è recentissimo.

La Rivoluzione Francese alla fine del 700 non solo ha visto la fine della monarchia assoluta, ma ha creato l’incipit che ha causato guerre mondiali e che ancora oggi forma la base fondamentale del dibattito politico moderno in quasi tutto il mondo.

Con il concetto nuovo di Nation (nazione) per identificare il nuovo ente politico dopo la cacciata della monarchia francese è arrivato il nazionalismo che non solo ha portato alla creazione di paesi che non erano esistiti prima, come l’Italia e la Germania, ma ha portato anche all’idea di “prima gli americani” di Donald Trump (e prima di lui del Ku Klux Klan), “prima gli italiani” di Matteo Salvini nelle elezioni del 4 marzo scorso, e “prima i britannici” di chi ha cercato la Brexit. Queste frasi hanno poi le loro versioni in molti altri paesi secondo le esigenze politiche locali.

 

I barconi e gli aeroporti

A causa delle cronache dell’arrivo dei barconi in Italia e altri paesi europei, come anche dai campi profughi in tre continenti e del linguaggio utilizzato da politici e giornalisti che le descrivono come “invasioni” (anche se senza armi) il pubblico non si rende conto che la maggiore fonte della migrazione è tramite i porti e particolarmente gli aeroporti di chi arriva in un paese con il visto turistico per poi chiedere asilo politico, oppure anche per fare il clandestino rimanendo oltre il limite del visto.

Molti di noi abbiamo dimenticato che il grande ballerino sovietico (all’epoca la Russia non esisteva piu come paese) Rudolph Nureyev e la campionessa di tennis Martina Navratilova erano profughi politici arrivati in paesi occidentali. Ma loro erano gente di talento, famosi e ricchi, e quindi accettabili per molti occidentali. Non è così per moltissimi altri perché non sono ricchi e famosi.

Purtroppo, nel dibattito internazionale sulla migrazione i concetti utilizzati si basano su concetti molti basilari e spesso di paura verso i nuovi immigrati, regolari e non, nei nuovi paesi e gli effetti sono spesso violenti.

Quando leggiamo la Storia dell’Emigrazione italiana non possiamo non piangere ai capitoli della discriminazione verso i nostri parenti e amici costretti a trovare una vita nuova in paesi e continenti lontani. Gli Stati Uniti non furono l’unico paese dove italiani furono uccisi perché “rubavano” lavoro dagli autoctoni, oppure perché considerati “criminali” o sub-umani da altri.

Sono lezioni che in troppi casi abbiamo dimenticato, come paese e mondo. Però, proprio queste sono le lezioni che abbiamo l’obbligo di ricordare perché dovrebbero formare la base di come dobbiamo accogliere e aiutare chi non ha altra scelta che fuggire dal proprio paese.

 

Condizioni

Il mondo politico internazionale non pensa a risolvere problemi a lungo termine, ma solo singoli episodi isolati, quegli stessi episodi che creano le ondate di profughi che vediamo creare scompiglio tra i cittadini dei paesi occidentali.

Non vediamo la fine delle ondate perché la comunità internazionale non ha ancora capito che se vogliamo davvero limitare l’emigrazione solo a coloro che hanno voglia di partire, dobbiamo risolvere quelle condizioni che costringono la gente a rischiare la morte nei deserti, nelle giungle e nei barconi perché rischiare una possibilità è meglio che rimanere dove la morte è sicura.

Potrebbero sembrare belle parole, ma sono difficili da scrivere perché, come mondo, abbiamo visto troppi morire nei paesi coinvolti e per strada e mare in questi decenni.

 

Conseguenze

Se i politici del mondo davvero vogliono fare qualcosa per questi problemi, devono trovare la volontà politica internazionale finalmente di risolvere i problemi che creano le fughe di migranti, spesso da paesi che non solo erano colonie occidentali, ma soffrono ancora le interferenze dei loro ex padroni.

Ma non si risolvono i problemi semplicemente cercando di sbattere la porta in faccia a chi fugge. La Storia del mondo dimostra chiaramente che queste sono forze storiche e quindi inevitabili da affrontare.

E il primo passo da fare per trovare soluzioni è anche quello più difficile per molti, iniziando proprio dai politici.

Riconoscere che la Migrazione è un fenomeno permanente e fa parte della nostra vita da sempre e quindi un fenomeno che dobbiamo imparare a controllare dalle sue origini e non dai suoi effetti.

Senza questo consapevolezza il mondo è condannato a ripetere gli stessi sbagli e, tragicamente, le stesse tragedie per chissà quanto tempo nel futuro…

 

di emigrazione e di matrimoni

Migration, the permanent phenomenon

When we write about Italian migration in our articles we often forget that migration, emigration and immigration are only three faces of the same phenomenon that has been a part of Human history since the first day.

By Gianni Pezzano

The political game on migration that we see today in the world, as we saw in the recent midterm elections in the United States on the “caravan” refugees/migrants traveling towards the country from poor countries in South America, uses this phenomenon to try to win elections.

However, that same political game does little or nothing to solve the problems that today still force millions of people to leave their places of birth to find a new life in another country.

Worse still, the political game does not recognize one fundamental aspect of this phenomenon.

Migration, in all its forms, voluntary and involuntary, is something we must deal with not at a national level but internationally and, up till now, that same political world, with no exceptions, has shown little desire to recognize the realities of that phenomenon.

 

From Africa to the world

Despite the “theories” of the preachers of “racial purity”, the place of origin of humans is in only one continent and from that place human beings left to form new communities in all the continents. And that place is in Africa.

We only have to read school history books to see the mass movement of whole groups and populations.

When we read only about the Mediterranean Sea we see movements of men and women beginning with the Phoenicians, the Greeks, the Romans, the Carthaginians, the Normans (Vikings), the Moors, the Saracens, the Turks, the French, the Spanish, the Italians and the Germans, to name only the best known.

Even Julius Caesar wrote about migration in his de Bello Gallico (Commentaries on the Gallic War) when he describes a huge migration of tribes from Eastern Europe towards what we now call France. According to him, that migration contributed to creating the conditions for his wars in the territory. We do not know the reason for that migration but we still feel the effects of the war that it unleashed.

Many of the world’s religious texts, beginning with the Jewish Torah, which became Christianity’s Old Testament, also speak of migration and exoduses of various types. Often forced by wars, pestilence or natural disasters, just as it happens today’s world.

When we read about wars, beginning with the Crusades, as well as Colonialism and the invasions of Europe by various groups, including the Huns and Mongols from Asia, we read of other forms of migration because these groups had to expand to guarantee their survival due to demographic growth that forced them to find other land and sources for food and other products.

 

From kingdoms to nations

And then it was not an invasion by foreign forces or a natural disaster in another country or continent to create the exact conditions for modern political debate, but a popular uprising in a European country during an epoch-making event that in historical terms was very recent.

The French Revolution at the end of the eighteenth century not only saw the end of Absolute Monarchy but saw the birth of a concept that caused world wars and still today forms the basic foundation of modern political debate in almost all the world.

With the new concept of Nation to identify the new political entity after the removal of the monarchy in France came nationalism that not only brought about the birth the nations that had never existed before, like Italy and Germany, but also led to the idea of Donald Trump’s “America first” (and the Ku Klux Klan before him), “prima gli italiani” (Italians first) used by Matteo Salvini in Italy’s election on March 4th last and “the British first” by those who wanted Brexit. These phrases then have versions in other countries according to local political needs.

 

Boats and airports

Because of the news reports of the arrival of the boats in Italy in other Europe countries, as well as of the refugee camps in three continents and the language used by politicians and journalists that describe them as “invasions” (even without weapons) the public has not understood that the greatest source of asylum/migration is through the ports, and especially airports, of those who arrive on a tourist visa to then request political asylum, or also to become an illegal immigrant by overstaying the visa.

Many of us have forgotten that the great Soviet (Russia did not exist then as a country) ballet dancer Rudolph Nureyev and champion tennis player Martina Navratilova were political refugees who came to western countries. But they were people of talent, rich and famous and therefore acceptable for many westerners. It is not like that for very many others because they are not rich and famous.

Unfortunately, in the international debate on migration the concepts used are very basic and often of fear towards the new migrants in the countries, regular or not, and the effects are often violent.

When we read about Italian migration we cannot fail to cry at the chapters about the discrimination towards our relatives and friends who were forced to find a new life in far away countries and continents. The United States was not the only country where Italians were killed because they “stole” the work of locals or because they were considered “criminals” or sub-human by others.

In too many cases these are lessons that we have forgotten, as a country and as a world. However, these are the very lessons we have a duty to remember because they should form the basis of how we must welcome and help those who have no other choice but to flee their country.

 

Conditions

The international political world does not think about solving long-term problems but only single isolated episodes, those same episodes that create the waves of refugees that we see creating confusion amongst the citizens of western countries.

We are not seeing the end of these waves because the international community has not yet understood that if we truly want to limit migration only to those who want to leave, we must resolve the conditions that force people to risk their lives in the deserts, jungles and on the boats because risking a possibility is better than staying where death is certain.

These may seem like nice words but they are difficult to write because, as a world, we have seen too many dies in the countries involved, along the road and on the sea in recent decades.

 

Consequences

If the world’s politicians truly want to do something for these problems, they must find the international political will to finally solve the problems that cause the waves of migration, often from countries that not only were once western colonies but still suffer interference from their former masters.

These problems are not solved by simply slamming the door in the faces of those who flee. The world’s history shows us that these are forces of history and therefore dealing with them is inevitable.

The first step to take to finding answers is also the hardest for many, starting with politicians themselves.

Recognizing that Migration is a permanent phenomenon and has always been part of our history and therefore it is a phenomenon that we must learn to control from its roots and not from its effects.

Without this awareness, the world is condemned to repeating the same mistakes and, tragically, the same tragedies, for who knows for how long into the future…

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