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Cinema & Teatro

La madre di Eva: un’Opera teatrale che parla dritto al cuore – Eve’s Mother: a play that speaks straight to the heart

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Tempo di lettura: 6 minuti
di emigrazione e di matrimoni

La madre di Eva: un’Opera teatrale che parla dritto al cuore

 Dal 10 al 12 maggio, presso il Teatro Parioli-Costanzo di Roma, va in scena La Madre di Eva, tratto dal romanzo di Silvia Ferreri: uno spettacolo che riconosce la diversità come valore

 di Giordana Fauci

Dal 10 al 12 maggio, presso il Teatro Parioli-Costanzo di Roma, dopo il successo della passata stagione, torna in scena La Madre di Eva: uno straordinario spettacolo che tratta il tema delle differenze generazionali, attraverso un percorso a dir poco arduo ma che anela a far riconoscere la diversità come valore.

Per l’adattamento e la regia di Stefania Rocca, in una interpretazione oltremodo magistrale anche di Bryan Ceotto e Simon Sisti Ajmone; la Consulenza Artistica di Luciano Melchionna, le strpitose musiche di Luciano Melchionna e la Produzione di Stage Entertainment – Enfi teatro – Oraone Production, si rappresenta, di nuovo, il romanzo di Silvia Ferreri (edito da NEO Edizioni), finalista al premio Strega del 2018.

Una storia a dir poco toccante e, senza dubbio, contemporanea, raccontata attraverso un lungo dialogo intrattenuto tra una madre e sua figlia, mentre la stessa madre si chiede – e, al contempo, fa chiedere all’intero pubblico – cosa voglia dire essere madre, continuando ad evidenziare un pensiero che non potrà non essere condiviso da tutti: nessuno escluso.

…Perché è ovvio che nessuno nasce genitore, come pure nessuna donna nasce madre.

…Perché quel che è vero è altro: l’unica, vera e possibile guida di ciascun genitore e madre è rappresentata dall’amore, in uno scambio continuo tra genitori e figli ed in un ascolto reale e sincero tra generazioni.

Così la madre di Eva che, da sempre, ha ritenuto sua figlia “femmina e donna…” prenderà coscienza che la realtà è ben diversa.

E così sarà, inevitabile che, in una clinica di Belgrado, Eva si tramuterà in Alessandro, ovvero quel che si è sempre sentit* di essere.

Perché in quella stessa clinica Alessandro realizzerà finalmente il suo desiderio: “Prima dei miei diciotto anni voglio sottopormi all’intervento che mi renderà quello che sono davvero: un uomo…”.

Già! Un uomo… Di questo prenderà coscienza la madre di Eva.

Così, in un dialogo surreale e, invero, privo di risposte, sospeso tra il reale e l’immaginato, la madre racconta a sé stessa, prima ancora che agli altri, quel che era sempre stata la realtà che lei si era rifiutata di vedere.

E questo lungo dialogo non potrà non rivelarsi colmo di amore, odio, sensi di colpa, paure, desideri e speranze.

Un dialogo che permetterà di cogliere, attraverso le due figure di madre e figli* due differenti facce di una società che rende spesso soli.

Uno spettacolo che racconta, quindi, del forte contrasto generazionale con riferimento alle tematiche transgender, analizzate sia dal punto di vista di chi ne è fisicamente coinvolto, sia di chi, nel ruolo di genitore, si sente in dovere di “proteggere la sua creatura…”, temendo le innumerevoli discriminazioni che la società gli riserverà e che, inevitabilmente, è tenuto a fronteggiare chi persegue un percorso di transizione.

Perché per Alessandro la transizione altro non è se non un percorso necessario per modificare un corpo in cui è nato senza, però, esservisi mai riconosciuto.

…Un percorso, dunque, doveroso per sentirsi finalmente quel che è sempre stato.

…Un percorso che è, indubbiamente, anche molto doloroso: nel fisico, prima ancora che nella psiche degli stessi familiari e, in primis, della madre.

…Un percorso che, in ogni caso, non modifica l’identità di Alessandro.

Perché Eva è da sempre Alessandro, che è, del resto, nat* uomo.

Dunque, per Alessandro non esiste un prima e un dopo.

Di contro, è per sua madre, condizionata da pregiudizi ancestrali, che la transizione è un calvario ingiustificato: un vero e proprio insulto al “frutto del suo seno…”.

E, pur non essendo bigotta, il personaggio della madre non può non essere assalita da non pochi dubbi e finanche da innumerevoli timori.

…Teme, in effetti, che su* figli* possa soffrire troppo, oltre ad avere paura che sia, poi, “giudicat*…” e vivere una vita difficile… Anzi! Ancor più difficile di tutti gli altri.

Ed è, del resto, proprio quello stesso amore che prova per la sua creatura a generare tante e tali problematiche, al contempo creandole un’ansia profonda: l’ansia di voler essere, a tutti i costi, una madre perfetta.

…Un pensiero, indubbiamente, errato e cha ha sempre portato quella stessa madre a guardare da un’unica prospettiva finanche la sua esistenza.

…Almeno fin quando deciderà di abbattere quel “muro…” che l’ha sempre mantenuta distante da Alessandro e così “rinascere…”.

Uno spettacolo che consente di aprire una finestra in più sull’identità di genere e che parla dritto al cuore, inducendo lo spettatore ad immedesimarsi emotivamente in entrambi i personaggi.

di emigrazione e di matrimoni

Eve’s Mother: a play that speaks straight to the heart

From May 10th to 12th, at the Parioli-Costanzo Theater in Rome, Eve’s Mother is staged, based on the novel by Silvia Ferreri, a play that recognizes diversity as a value

 By Giordana Fauci

From May 10th to 12th, at the Parioli-Costanzo Theater in Rome, after last season’s success, Eve’s Mother is back on stage.

An extraordinary show that deals with the theme of generational differences, through a path that is arduous, to say, but that yearns to make people recognize diversity as a value.

Adapted and directed by Stefania Rocca, in an exceedingly masterful interpretation also by Bryan Ceotto and Simon Sisti Ajmone; Artistic Consultancy by Luciano Melchionna, music by Luciano Melchionna and Production by Stage Entertainment – Enfi Theater – Oraone Production, the novel by Silvia Ferreri (published by NEO Edizioni), a finalist for the 2018 Strega Prize, is represented, again.

A touching and, undoubtedly, contemporary story, told through a long dialogue entertained between a mother and her daughter, while the mother herself wonders – and, at the same time, makes the entire audience wonder – what it means to be a mother, continuing to highlight a thought that cannot fail to be shared by everyone: no one is excluded.

…Because it is obvious that no one is born a parent, just as no woman is born a mother.

…Because what is true is something else: the only, true and possible guide of each parent and mother is represented by love, in a continuous exchange between parents and children and in a real and sincere listening between generations.

Thus, Eve’s mother who has considered her daughter “female and woman…” will become aware that the reality is quite different.

And so it will be, inevitable that, in a clinic in Belgrade, Eve will turn into Alexander, that is, what she has always felt herself to be.

For in that same clinic Alexander will finally fulfill his wish: “Before I turn 18, I want to undergo the surgery that will make me what I really am: a man….”.

This is what Eve’s mother will become aware of.

Thus, in a surreal and, indeed, unanswerable dialogue, suspended between the real and the imagined, the mother tells herself, even before others, what has always been the reality she has refused to see.

And this long dialogue cannot help but prove to be filled with love, guilt, fears, desires and hopes.

A dialogue that will make it possible to grasp, through the two figures of mother and child two different faces of a society that often make one lonely.

A show that tells, therefore, of the strong generational contrast with reference to transgender issues, analyzed both from the point of view of those who are physically involved and those who, in the role of parent, feel a duty to “protect his creature…,” fearing the countless discriminations that society will reserve for him and that, inevitably, he is obliged to face who pursues a path of transition.

Because for Alexander, the transition is nothing but a necessary path to modify a body in which he was born without, however, having recognized himself in it.

…A path, then, dutiful to finally feel what he has always been.

…A path that is, undoubtedly, also very painful: in the physical, even before that in the mind of the family members themselves and of the mother.

…A path that, in any case, does not change Alexander’s identity.

Conversely, it is for his mother, conditioned by ancestral prejudices, that the transition is an unwarranted ordeal: a veritable insult to the “fruit of her womb….”

And while not a bigot, the mother’s character cannot help but she has assailed by doubts and even innumerable fears.

…She fears, that the son  may suffer too much, as well as being afraid that he will be, then, “judged…” and live a difficult life… Even more difficult than all the others.

This generates so many and such problems, at the same time creating deep anxiety for her: the anxiety of wanting to be, at all costs, a perfect mother.

…A thought, undoubtedly, erroneous and that it has always led the same mother to look from one perspective even her existence.

…At least until she decides to tear down that “wall…” that has always kept her distance from Alexander and thus “reborn…”

A show that allows one to open an extra window on gender identity and speaks straight to the heart, inducing the viewer to emotionally empathize with both characters.

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