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Mamma di 10 figli ormai grandi: non la lasceremo mai sola – Mother of 10 grown-up children: we will never leave her alone

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Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Mamma di 10 figli ormai grandi: non la lasceremo mai sola

Oggi per la festa della Mamma la storia della signora Domenica che ha avuto 10 figli, calabrese di un paesino alle porte di Vibo Valentia, è un esempio di amore e di quello che le donne sanno realizzare anche in estrema povertà.

Domenica, in famiglia Micuccia, è ormai arrivata all’età di 84 anni, ed il nostro giornale l’ha scelta come simbolo di questa celebrazione 2024 della festa della Mamma per il suo percorso di vita difficile ma pieno di amore. Una storia di madre sconosciuta, come tante altre, ma che colpisce chi ha la fortuna di incontrarla e di chiacchierare con lei, perché Domenica, con i suoi 10 figli, ancora oggi presenti giornalmente nella sua vita, ha saputo trasmettere ad ognuno di loro amore e forza per andare avanti pur tra mille difficoltà.  Una madre che è riuscita a vincere anche su una grave malattia pur di non abbandonare i 10 figli ancora piccoli per i quali è stata e resta pilastro morale ed emotivo. Una storia intrisa di dignità e di determinazione anche in gravi difficoltà economiche.

Signora Domenica, lei è nata in Calabria nel 1940, anni difficili…

Anni molto difficili, infatti a soli 14 anni sono rimasta orfana di mia madre, eravamo sei figli, 4 femmine e due maschi. A quel tempo mia sorella maggiore emigrò in Argentina che era già sposata e nel breve tempo anche un’altra sorella ed un fratello emigrarono a Sidney in Australia alla ricerca di lavoro. Io ho conosciuto quello che diventò mio marito a vent’anni e ci sposammo dopo solo sei mesi di frequentazione. Lui lavorava in un bar. Però presto rimase senza lavoro, mentre nel frattempo avevamo avuto già quattro figli. Purtroppo lui cominciò ad avere la pessima abitudine di tornare a casa ubriaco, senza curarsi di noi e del fatto che i suoi figli non avevano nulla da mangiare. Usciva da casa la mattina con la scusa di salire a Vibo Valentia alla ricerca di lavoro e tornava a casa ubriaco, infatti passava da sua madre per mangiare e poi con gli amici ad ubriacarsi. Vedere i miei figli affamati mi ha dato dolore ma anche la forza di reagire.

Cosa fece per risolvere questa situazione drammatica?

Vedendo che la famiglia di mio marito se ne infischiava delle nostre condizioni, decisi di parlare con l’allora dirigente dell’ospedale di Vibo Valentia, anche perché lì lavoravano alcuni componenti della famiglia di mio marito. Così io stessa affrontai con forza quel dirigente chiedendo lavoro per mio marito al pari di altri della sua famiglia. Era il 1966 e io per avere del cibo per i miei figli facevo piccoli lavori di sartoria in casa, così invece di essere pagata con soldi le persone cui facevo questi piccoli lavori mi portavano pasta, pane e qualsiasi cosa per sfamare la mia famiglia. Il dirigente sentendo le mie difficoltà promise un posto di lavoro in ospedale per mio marito. E così lui cominciò a lavorare, ricordo che ero preoccupata che lui mantenesse il lavoro fino a diventare un effettivo, come si diceva all’epoca, e così al termine del periodo di prova che durò 15 giorni, finalmente ebbe il contratto a tempo indeterminato. Nel frattempo i figli crebbero e ne nacquero altri sei, in tutto otto maschi e due femmine.  In qualche occasione ho dovuto difendere me e i miei figli dalla violenza di mio marito ubriaco che se la prendeva con tutti noi. Li ho mandati a scuola regolarmente anche se non ho mai avuto aiuto da nessuno, a quel tempo non c’erano i servizi sociali. E loro piccolini mi aiutavano sempre per tenere in ordine la casa. Ma il destino aveva in serbo un’amara sorpresa per me come donna e come madre…

Cosa accadde?

Prima di tutto devo fare una premessa…le mie gravidanze sono state tutte incredibilmente senza intoppi, poi quando arrivava il momento del parto io da sola percorrevo la strada che mi separava dalla casa dell’ostetrica e le chiedevo di venire da me. I miei figli li ho partoriti tutti solo con l’aiuto di un’ostetrica nella mia casa. Così si usava allora per le famiglie povere. Poi però dopo il decimo parto circa nel 1978 cominciai ad avere delle perdite…ma mi sentivo comunque forte e continuavo a fare tutto quello che dovevo necessariamente fare per la mia famiglia numerosa. Così quella stessa ostetrica dopo una visita mi portò da un medico di Vibo Valentia, al termine della visita con quel dottore la mia amica ostetrica piangeva, la nostra comunità anche se povera, era molto unita e responsabile gli uni verso gli altri, e ci siamo sempre aiutati. Così ho chiesto in modo perentorio al dottore cosa avevo. Lui mi disse che dovevo andare a curarmi subito in un centro tumori e così scelsi Torino all’ospedale Le Molinette, perché lì abitava una mia sorella. Il giorno dopo venne da me un amico di famiglia e mentre stavo per partire mi disse di aver sognato la Madonna di Tindari che mi avrebbe protetto.

E i dieci figli con chi restarono?

I miei figli alla mia partenza restarono soli. Ma io sapevo che dovevo curarmi per tornare viva da loro. I due più piccoli riuscii a mandarli dalle suore a Pizzo e altri due a Tropea sempre dalle suore. Gli altri furono accuditi da parenti e amici. Nell’intervento operatorio mi tolsero utero e tutto il resto. Ma la cosa peggiore fu vedere il dolore di altri casi più gravi del mio…(piange)! Il dopo intervento è stato velocissimo, non ho mai avuto alcun problema, come se non fosse accaduto nulla. Ho fatto la chemio e sono stata a lungo a Torino. E ogni giorno pregavo per tornare dai miei figli. Così sono tornata a casa e poco tempo fa con il più piccolo dei miei figli sono andata anche a Medjugorje.

Come interpreta la sua guarigione?

Non so cosa pensare, avevo 37 anni, ma in un mese sono guarita, ho avuto altri gravi problemi alla tiroide ed alla circolazione, perché prima fumavo. So solamente che il bisogno di stare vicino ai miei figli è stato più forte della malattia. E se avessi avuto ancora l’utero avrei messo al mondo altrettanti figli.

Che dire alla fine di questo racconto così pieno di amore? Che la signora Domenica è una mamma come poche altre, e che i suoi figli le restano vicini ogni giorno, a cominciare dai due piccolini mandati per qualche tempo dalle suore, perché le riconoscono sacrificio e forza. La forza di una madre che ha mantenuto l’impegno preso con loro fin dal concepimento…non abbandonarli mai. Così come loro, i 10 figli, non la lasceranno mai sola, consapevoli della forza che ancora oggi la loro mamma riesce a donare e trasmettere.

di emigrazione e di matrimoni

Mother of 10 grown-up children: we will never leave her alone

Today on Mother’s Day, the story of Mrs Domenica, who had 10 children, a Calabrian from a small town just outside Vibo Valentia, is an example of love and of what women know how to achieve even in extreme poverty.

Domenica, Micuccia for the family, has now reached the age of 84, and our newspaper has chosen her as the symbol of this 2024 celebration of Mother’s Day for her difficult but love-filled life journey. An unknown mother’s story, like so many others, but one that strikes those fortunate enough to meet and chat with her, because Domenica, with her 10 children, still present in her life on a daily basis, was able to pass on to each of them love and strength to carry on despite a thousand difficulties.  A mother who managed to overcome even a serious illness in order not to abandon her 10 still young children for whom she was and remains a moral and emotional pillar. A story steeped in dignity and determination even in serious economic difficulties.

Mrs Domenica, you were born in Calabria in 1940, difficult years….

Very difficult years, in fact when I was only 14 I was orphaned by my mother, we were six children, four girls and two boys. At that time my eldest sister emigrated to Argentina, she was already married, and in a short time another sister and a brother also emigrated to Sydney in Australia in search of work. I met the man who became my husband in my twenties and we got married after only six months of dating. He worked in a bar. But he soon ran out of work, while we had already had four children in the meantime. Unfortunately, he began to have a bad habit of coming home drunk, not caring about us or the fact that his children had nothing to eat. He would leave the house in the morning with the excuse of going up to Vibo Valentia to look for work and come home drunk, in fact he would go to his mother’s to eat and then with his friends to get drunk. Seeing my children hungry gave me pain but also the strength to react.

What did she do to resolve this dramatic situation?

Seeing that my husband’s family didn’t give a damn about our condition, I decided to talk to the manager of the Vibo Valentia hospital at the time, also because some of my husband’s family members worked there. So I forcefully confronted that manager myself, asking for work for my husband like others in his family. It was 1966 and in order to get food for my children I did small tailoring jobs at home, so instead of being paid with money, the people I did these small jobs for would bring me pasta, bread and anything else to feed my family. The manager, hearing my difficulties, promised a job at the hospital for my husband. And so he started working, I remember I was worried that he would keep the job until he became an actual employee, as they said at the time, and so at the end of the probationary period that lasted 15 days, he finally got the permanent contract. In the meantime, the children grew up and six more were born, eight boys and two girls in all.  On a few occasions, I had to defend myself and my children from the violence of my drunken husband who took it out on all of us. I sent them to school regularly even though I never had help from anyone, at that time there were no social services. And they little ones were always helping me to keep the house in order. But fate had a bitter surprise in store for me as a woman and as a mother….

What happened?

First of all I have to make a premise…my pregnancies were all incredibly smooth, then when it came time to give birth I would walk alone to the midwife’s house and ask her to come to me. I gave birth to all my children only with the help of a midwife in my home. That was the custom then for poor families. But then, after the tenth birth around 1978, I started to have losses…but I still felt strong and continued to do everything I had to do for my large family. So that same midwife after a visit took me to a doctor in Vibo Valentia, at the end of the visit with that doctor my midwife friend was crying, our community although poor, was very united and responsible towards each other, and we always helped each other. So I peremptorily asked the doctor what I had. He told me that I had to go to a cancer centre immediately and so I chose Turin at Le Molinette hospital, because a sister of mine lived there. The next day a family friend came to see me and as I was about to leave he told me that he had dreamt of Our Lady of Tindari who would protect me.

And the ten children with whom did they stay?

My children were left alone when I left. But I knew I had to take care of myself to return alive to them. I managed to send the two youngest to the nuns in Pizzo and two others to Tropea, also with the nuns. The others were looked after by relatives and friends. In the operation they removed my uterus and everything else. But the worst thing was seeing the pain of other cases more serious than mine…(she cries)! The after-surgery was very quick, I never had any problems, as if nothing had happened. I had chemo and was in Turin for a long time. And every day I prayed to return to my children. So I returned home and a short time ago, with the youngest of my children, I also went to Medjugorje.

How do you interpret your healing?

I don’t know what to think, I was 37 years old, but within a month I was cured, I had other serious problems with my thyroid and circulation, because I used to smoke. I only know that the need to be near my children was stronger than the illness. And if I had still had a womb I would have given birth to as many children.

What can I say at the end of this tale so full of love? That Mrs Domenica is a mother like few others, and that her children remain close to her every day, starting with the two little ones sent to the nuns for some time, because they recognise her sacrifice and strength. The strength of a mother who has kept the commitment she made with them from conception… never to abandon them. Just as they, the 10 children, will never leave her alone, aware of the strength that their mother still manages to give and transmit.

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