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La Cina non è un altro pianeta, parte VI — China is not another planet, part VI

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Tempo di lettura: 5 minuti
di emigrazione e di matrimoni

La Cina non è un altro pianeta, parte VI

di Marco Andreozzi

A giugno, dati ufficiali cinesi parlano di un indice dei prezzi al consumo invariato rispetto all’anno precedente, quindi sull’orlo deflattivo in una situazione economica certamente recessiva, confermata dai costi della produzione che risultano ufficialmente calati del 5,4% rispetto all’anno scorso, quando il Paese era sotto confinamento, a riflettere cali di domanda interna e internazionale. La tendenza negativa è misurabile dal 2014 e dalla fine del 2015 la Cina mostra tutti i sintomi di una crisi finanziaria, con trasporto merci ferroviario in calo del 15% e decrescita dei consumi elettrici per la prima volta in 4 decenni (Ufficio Nazionale di Statistica della repubblica popolare, Haver Analytics, Economist Intelligence Unit, The Economist).

I consumi energetici sono correlati alla crescita economica e anche quell’anno il valore effettivo di incremento del PIL risultava molto inferiore al dato ufficiale, con almeno un trimestre negativo.Chiunque fosse presente in loco ricorda benissimo la contrazione dei consumi nei segmenti diversi da quello dei beni di prima necessità. Quel 2015 (durante il quale fu dato un ulteriore giro di vite alle attività religiose), con il mercato azionario in forte calo nella seconda metà, si registrano fuoriuscite di valuta per circa 1000 miliardi di dollari (quasi la metà del PIL italiano!), 100 miliardi di dollari solo a dicembre. Nello stesso arco di tempo, gli investimenti cinesi all’estero continuano a crescere pur nella generale debolezza delle imprese già presenti fuori dei confini.

Il tutto da fonti reperibili sempre dall’Ufficio Nazionale di Statistica, l’Amministrazione statale per gli Scambi con l’Estero, e The Economist, dal quale settimanale riportiamo per l’anno 2016 una rapidissima crescita delle entrate fiscali, addirittura più rapida del saggio di variazione annua ufficiale del PIL al + 7% (mentre la Russia confermava una recessione tangibile: ufficialmente – 2%). Le riserve valutarie a dicembre 2016 risultano scese di quasi 700 miliardi di dollari causa deflusso di capitali e ridimensionamento del valore degli assetti finanziari e delle attività. Quell’anno risulta in calo anche la quota delle esportazioni cinesi nel quadro dell’Estremo Oriente, mentre emerge prepotente il problema del debito, che esplode. Secondo la Banca per gli Insediamenti Internazionali, il debito delle imprese vale il 166% del PIL ufficiale, mentre anche il debito delle famiglie risulta in crescita.

Sette secoli fa (1315) l’esercito Ghibellino guidato dal condottiero lucchese Castruccio Castracani sconfisse i Guelfi fiorentini presso l’attuale città di Montecarlo, il cui nome viene dalla presenza attiva con l’esercito imperiale a supporto dei lucchesi di colui che diventerà Carlo IV. Questa rievocazione storica (quando le popolazioni cinesi erano sotto il giogo mongolo) serve a ricordare che il ricchissimo stato fiorentino con quella sconfitta andava in bancarotta e si riprendeva attraverso la contrazione di debito, di fatto inventando l’economia dei titoli di stato, una delle molte innovazioni economico-finanziarie delle terre tosco-liguri dell’Italia medievale. Il problema debitorio è però molto grave per le economie in via di sviluppo, che danno meno garanzie, e in Cina con un’ulteriore aggravante: dal 2009 il consuntivo di crescita debitoria è sempre maggiore della previsione, con un picco che nel 2016 vale il 30% del PIL ufficiale. Storicamente un divario consuntivo-previsione superiore al 10% ha sempre preceduto crisi finanziarie e nel 2017, pur con una stretta al credito, il debito privato raggiungeva un preoccupante 200% del PIL ufficiale (escluso il debito ascrivibile direttamente come pubblico), con divario annuo ancora maggiore del 10%. Continua

La Cina non è un altro pianeta – Marco Andreozzi – Libro – Mondadori Store

di emigrazione e di matrimoni

China is not another planet, part VI

by Marco Andreozzi

In June, official Chinese data speak of an unchanged consumer price index compared to the previous year, therefore on the verge of deflation in a certainly recessionary economic situation, confirmed by production prices which are officially down by 5.4% compared to last year, when the country was under lockdown, reflecting declines in domestic and international demand. The negative trend has been measurable since 2014 and since the end of 2015, China has shown all the symptoms of a financial crisis, with rail freight transport falling by 15% and a decrease in electricity consumption for the first time in 4 decades (National Bureau of Statistics of People’s Republic, Haver Analytics, Economist Intelligence Unit, The Economist).

Energy consumption is correlated to economic growth and even that year the actual value of GDP growth was much lower than the official figure, with at least one negative quarter. Anyone in the country remembers very well the contraction in consumption in segments other than that of basic necessities. That 2015 (when religion was brought under further control), with the stock market in sharp decline in the second half, there were currency outflows of about 1,000 billion dollars (almost half of Italy’s GDP!), 100 billion dollars in December alone. In the same period of time, Chinese investments abroad continued to grow despite the general weakness of the companies already overseas.

All from sources always available from the National Bureau of Statistics, the State Administration for Foreign Exchange, and The Economist, which reports for the year 2016 a very rapid growth in tax revenues, even faster than the official annual change in GDP at + 7% (while Russia confirmed a tangible recession: officially – 2%). In December 2016, foreign exchange reserves fell by almost 700 billion dollars due to capital outflows and a reduction in the assets value. That year, the share of Chinese exports in the Far East also fell, while the debt problem emerged and exploded. According to the Bank for International Settlements, corporate debt was worth 166% of official GDP, while household debt was also growing.

Seven centuries ago (1315), the Ghibelline (then pro-empire Italian party) army led by the Lucchese warlord Castruccio Castracani defeated the Florentine Guelphs (pro-Pope party) at the current town of Montecarlo (Lucca, Tuscany), whose name comes from the active presence during the battle of the future emperor Charles IV with the imperial army in support of the Lucchese. This historical flashback (when the Chinese populations were under the Mongol yoke) serves as a reminder that the very wealthy Florentine state went bankrupt with that defeat and recovered through the contraction of debt, effectively inventing the economy of government bonds, one of the many economic-financial innovations of the Tuscan-Ligurian lands of medieval Italy. However, the debt problem is very serious for developing economies, which give fewer guarantees, and in China with a further aggravating circumstance: since 2009, the gap between actual debt growth and forecast has always been positive, with a peak in 2016, worth 30% of official GDP. Historically, a gap of more than 10% has always preceded financial crises and in 2017, even with a stricter credit control, private debt reached a worrying 200% of official GDP (excluding the debt directly attributable as public), with an annual gap still greater than 10%. To be continued

 

La Cina non è un altro pianeta – Marco Andreozzi – Libro – Mondadori Store

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino), tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale; nomade digitale dal 2004, e sinologo, parla correttamente il mandarino.
Marco Andreozzi, is Doctor of mechanical engineering (polytechnic of Turin – Italy), industrial technologist and energy sector specialist, comes from professional experiences in five global corporates in Italy and extra-European countries, and as business leader; digital nomad since 2004, and China-hand, he is fluent in Mandarin.

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