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Diritti umani

La prevenzione delle aggressioni sessuali

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Il presidente degli Stati Uniti Obama è stato il primo a proclamare aprile come mese della sensibilizzazione sulle aggressioni sessuali.

di Antonio Virgili pres. comm. Cultura Lidu onlus

Nel 2009, il presidente degli Stati Uniti Obama è stato il primo a proclamare ufficialmente che aprile sarebbe stato il mese della sensibilizzazione sulle aggressioni sessuali.   Un nastro verde acqua è stato adottato come simbolo di consapevolezza e prevenzione delle aggressioni sessuali.   Da allora, la campagna di sensibilizzazione sulle aggressioni sessuali si sta diffondendo in vari Paesi, in Italia essa è stata a volte collegata a giornate di prevenzione medica.   Durante il mese di aprile è perciò quanto meno opportuno contribuire a diffondere la consapevolezza sul tema, utilizzare misure legislative, preventive ed educative per fermare la violenza sessuale e, non meno importante, de-stigmatizzare la nozione di vittime che cercano aiuto, ridando loro voce e dignità.      Secondo rilevazioni statistiche, nel mondo anglosassone, circa una 1 donna su 3 ed 1 uomo su 4 hanno subito violenze sessuali che hanno comportato il contatto fisico durante la loro vita; quasi 1 donna su 5 e 1 uomo su 38 sono state vittime di tentato o compiuto stupro nel corso della loro vita.  I dati sarebbero maggiori per quanto riguarda le persone LGBTQ+ che, per diffidenza ed ostracismo sociale, tenderebbero a non denunciare o riportare tali eventi.  Queste cifre, per quanto posano essere approssimative e carenti nei dati rispetto ad altre aree culturali, sono comunque molto allarmanti.  Negli Stati Uniti è molto attivo il NSVRC – National Sexual Violence Resource Center che oltre a promuovere campagne di sensibilizzazione offre strumenti informativi per migliorare la prevenzione e reintegrare e migliorare le condizioni delle persone che hanno subito violenza.

Quest’anno, anche in concomitanza con un recente studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, maggior attenzione è stata posta a situazioni di violenza in occasione di disastri (terremoti, inondazioni, guerre) e in contesti fragili (crisi umanitarie, epidemie, aree fortemente degradate e povere, contesti a forte discriminazione etnica o di genere, ecc.).

Una situazione emergenziale che ha accomunato molti Paesi del mondo è stata quella pandemica per il Covid-19, i dati relativi a quel periodo, pure in Italia, hanno confermato che si è registrato un incremento di violenza sessuale domestica.  Diversamente da quanto si è spesso letto in relazione alla “violenza di genere”, oramai un motivo conduttore ricorrente di molta pubblicistica, il maggiore incremento di situazioni critiche ha riguardato gli adolescenti ed i minorenni in generale, ciò indipendentemente dal loro genere.    Mentre l’ISTAT ha dedicato una rilevazione specifica alla violenza di genere, su spinta del Dipartimento Pari Opportunità, non altrettanto sembra sia stato fatto per i minorenni, che pure sono normalmente entro le mura domestiche.  Accanto all’incremento della violenza di genere, definita una emergenza-ombra legata alla pandemia (shadow pandemic, nella definizione anglosassone) vanno invece affiancate le criticità presentate per i minori che vivono nelle situazioni di violenza diretta, assistita o indotta dai social network.  A ciò andrebbero poi aggiunte le difficoltà amplificate per i gruppi di popolazione particolarmente vulnerabili, come le donne e minorenni straniere/i e quelle/i con disabilità, o appartenenti a realtà sociali ed economiche molto svantaggiate.

In relazione alla popolazione minorenne, l’incremento dell’innalzamento del rischio dovuto alla pandemia nel 2020 ha costituito un incremento di circa il 132% dei casi trattati dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia (CNCPO) della Polizia di Stato rispetto al 2019. Dall’analisi dei complessivi dati statistici relativi al 2020 emerge un aumento pari al 77%, rispetto al precedente anno, dei casi trattati di vittimizzazione dei minori per i reati quali l’adescamento online, il cyber bullismo, le truffe online, il furto d’identità digitale e l’estorsione realizzata attraverso l’utilizzo improprio di filmati o immagini nei quali gli adolescenti si mostrano nudi o compiono atti di natura sessuale, che vengono carpiti con l’inganno e poi distribuiti in rete.

Preoccupa in particolare l’abbassamento dell’età delle vittime: dai dati del CNCPO si rilevano 14 casi nella fascia fino a 13 anni, a fronte dei 2 del 2019, di cui 4 riguardavano minori nella fascia d’età inferiori a 9 anni, categoria che nell’anno precedente era pari a zero, confermando il progressivo abbassamento dell’età dei minori coinvolti.  Con la pandemia si è registrato in tutto il mondo un incremento dei casi di violenza, sia online che offline, con ampie ricadute sociali. Le vittime di violenza sessuale in età infantile o adolescenziale, infatti, hanno una maggiore probabilità di sviluppare disturbi emotivi e comportamentali e anche di tentare atti suicidari. Questo è uno di quei temi sui quali è necessario mantenere sempre alta l’attenzione.

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