La lingua siamo noi – We are the language

By 30 Luglio 2018Italiani nel Mondo

di emigrazione e di matrimoni

La lingua siamo noi

L’incidente tra un italiano e una donna dello Sri Lanka è nato perché lei parlava al cellulare nella sua lingua e l’italiano aveva preteso che lei parlasse l’italiano in pubblico.

di Gianni Pezzano

Una notizia da Milano di questi giorni non può passare inosservata e senza commenti da un sito che ha deciso di raccontare le storie dell’emigrazione italiana perché questa raccolta deve anche comprendere la migrazione verso l’Italia in questi anni che è il centro del dibattito politico nazionale.


Non entriamo nel merito dell’incidente. Saranno le autorità giudiziarie a decidere se e chi ha commesso un reato ma il punto centrale dell’incidente è una vicenda che molti italiani e i loro figli all’estero conoscono intimamente.

L’incidente tra un italiano e una donna dello Sri Lanka è nato perché lei parlava al cellulare nella sua lingua e l’italiano aveva preteso che lei parlasse l’italiano in pubblico.

Mentre leggevo la notizia dell’incidente milanese mi sono venuti in mente alcuni ricordi divertenti di parlare italiano in pubblico nel mio paese di nascita e poi sono tornati altri ricordi di incidenti meno leggeri.

 

Panchine e voti

Rundle Mall è la via centrale di Adelaide in Australia dove vivevo fino a otto anni fa. La via contiene tutti i negozi più importanti della città e per questo motivo da quarant’anni la via è chiusa al traffico e contiene tante panchine per i clienti.

Alcuni di queste panchine sono diventate il punto d’incontro di pensionati dove parlano mentre le mogli fanno le spese. Infatti, una della panchine è il centro di un gruppo di anziani italiani e, naturalmente e giustamente, si parlano nella nostra lingua. Come per gli italiani, c’è la panchina dei pensionati greci e non ho dubbi che altri gruppi simili si sono formati nel corso degli anni. Ognuno di questi gruppi parla nella lingua di nascita.

Poco distante dalla via pedonale c’era un bar italiano che per diversi anni era di modo tra i giovani italo-australiani e che è stato il soggetto di un nostro articolo non tanto tempo fa (https://bit.ly/2v0W0pa). Tra i clienti regolari del suo periodo più popolare c’era un gruppo di italiani giovani e non tanto giovani.

Naturalmente il soggetto delle chiacchiere erano spesso le belle ragazze che frequentavano il bar.

Durante l’estate quando erano seduti ai tavoli all’aperto questi italiani parlavano delle ragazze che passavano, rigorosamente in italiano, e ogni tanto cominciavano il gioco di dare il voto alle belle fanciulle, spesso con commenti più o meno spinti riguardo quelle con i voti più alti. Da tanto in tanto la ragazza era italiana e rispondeva ma per la maggior parte le ragazze non si sono mai rese conto di quel che dicevano.


 

Famiglia e turisti

Da giovane spesso andavo in centro con mia madre con mezzi pubblici e, come facevamo in casa, ci parlavamo sempre in italiano delle spese del giorno, della scuola, di dove dovevamo andare il weekend e delle altre cosa della vita quotidiana. Di solito questi discorsi passavano inosservati, ma ogni tanto sentivo dire “You’re in Australia, speak in English” (Siete in Australia, parlate in inglese). Da giovane non rispondevo, però ricordo ancora oggi la mia rabbia mischiata con un’altra emozione.

Altre volte, mentre giravo in centro con un amico italiano sentivo la stessa frase. Purtroppo, a volte l’altra persona era un turista in vacanza in Australia. La mia risposta in questi casi non era il silenzio perché lasciavo uscire la rabbia che non potevo svelare davanti a mia madre.

Erano i momenti che più mi vergognavo di essere nato in Australia. In entrambi i casi era perché c’è gente nella mia vita con cui non ho mai parlato in inglese e perché la mia capacità in italiano era meglio del loro inglese. In ogni caso, con parenti e amici intimi italiani la lingua era sempre e ovunque in italiano perché era la lingua che ci definisce per quel che siamo.

 

Conseguenze

Regolarmente la stampa in Australia e altri paesi riportano notizie del genere da tutto il mondo. Nel mondo mediatico oggi i testimoni alle aggressioni verbali, perché di questo si tratta, riprendono le scena sui cellulari e le mettono online. In quasi tutti i casi il linguaggio è cosi pieno di parolacce e bestemmie verso la vittima che il filmati sono una serie quasi ininterrotta di bip per coprire il linguaggio offensivo.


In molti casi l’aggressore è finito in tribunale per il suo comportamento e in non pochi di questi casi una delle accuse è istigazione all’odio razziale. Non cito i dettagli delle vittime perché in tutti i casi erano immigrati, turisti o studenti stranieri e quindi non importano le loro origini.

Come scoprirà l’italiano dell’incidente milanese ogni azione ha le sue conseguenze e indubbiamente i giornali ci faranno sapere quali saranno le sue. Ma nel frattempo facciamo qualche pensiero su cosa vuol dire un incidente del genere.

 

Pensieri

Il primo pensiero è che, quando qualcuno ti impedisce di parlare la tua lingua, lui ti toglie la libertà di esprimerti come vuoi. Benché sia giusto che atti legali siano nelle lingue dei paesi di residenza, l’individuo di un paese moderno deve avere la libertà di comportarsi a modo suo, a condizione che questo comportamento non faccia male ad altri.

Che male può incorrere un individuo che parla la propria lingua? Assolutamente nulla.

É naturale parlare con i genitori, parenti e amici nella loro lingua, è naturale parlare con i nostri amici nella loro lingua quando sai che non hanno mai potuto studiare altre lingue. Fa parte del vivere civile. Se ci sono altri che non parlano quella lingua nel gruppo allora uno deve assumere la responsabilità di tradurre e spiegare il discorso perché anche questo impone il vivere civilmente.


Ma quando la persona aggredita per aver parlato un’altra lingua è un turista, uno studente, o altro ospite nel paese, allora l’aggressore non fa male solo alla vittima, ma anche all’immagine del paese.

Questo è il rischio di imporre il non parlare altre lingue in pubblico. Ma la crescita di questi incidenti in giro per il mondo ha anche un colpevole ed è l’usanza degli ultimi anni di utilizzare la paura in programmi politici.

 

Paura

Senza giustificare il comportamento dell’aggressore, questo comportamento dimostra i timori dell’ignoto che è la causa dalla reazione alla lingua dello straniero. L’aggressore ha paura del volto nuovo perché politici e servizi televisivi utilizzano lo “straniero” come il motivo di disagi sociali.

Questo fenomeno non è limitato soltanto all’Italia. Lo vediamo nella politica di paesi che una volta erano moderati politicamente come gli Stati Uniti e l’Australia. L’incidente a Milano l’altro giorno non è il primo caso di aggressione verso uno straniero in Italia e alcuni di questi sono finiti con funerali invece del semplice intervento delle forze dell’ordine.

Come società dobbiamo capire che la paura ha un prezzo alto e che c’è qualcosa di sbagliato quando poter parlare un’altra lingua non è visto come segno di cultura, ma come un reato da cancellare.


Come società dobbiamo capire che poter parlare altre lingue è un bene e che aggredire per strada chi lo fa rischia il futuro del nostro turismo e altri scambi commerciali del paese perché ci vuole poco per far spargere la voca ad altri paesi che stranieri non sono benvenuti qui, non importa chi.

Da figlio di emigrati italiani, nato e cresciuto in un paese di lingua inglese, ero fiero della lingua d’origine della mia famiglia e non mi vergognavo mai di parlarlo fuori casa. Non capisco perché altri non possono fare altrettanto…

Inviate le vostre storie a: [email protected]

 

di emigrazione e di matrimoni

We are the language

The incident in the street between an Italian man and a woman from Sri Lanka happened because she was speaking on her telephone in her language and he demanded she speak Italian in public.

by Gianni Pezzano

A recent news item from Milan could not pass without comment by a site that decided to tell the stories of Italian migration because this collection must also include the migration into Italy of recent years that is at the centre of the country’s political debate.

We will not enter into the merit of the incident. The judicial authorities will decide if and by whom a crime was committed but the central point of the incident was a matter that many Italians and their children overseas know intimately.

The incident in the street between an Italian man and a woman from Sri Lanka happened because she was speaking on her telephone in her language and he demanded she speak Italian in public.

As I read the news of the incident some entertaining memories of speaking Italian in public in my country of birth came to mind and then other memories came back of less enjoyable incidents.

 

Benches and scores

Rundle Mall is the central street of Adelaide, Australia where I lived until eight years ago. All the city’s most important stores are in the street and for this reason it has been a pedestrian street for forty years and has many benches for the customers.

Some of these benches have become meeting points for pensioners where they talk as their wives do the shopping. In fact, one of the benches is the meeting point for a group of elderly Italian men and, naturally and rightly, they talk in their language. Like the Italians, there is a bench for Greeks pensioners and I have no doubts that other such groups have formed over the years. Each one of these groups speaks in their language of birth.

Not far away from this street there was an Italian bar that for some years was fashionable amongst the young Italo-Australians and it was the subject of an article not long ago (https://bit.ly/2v0W0pa ). Amongst the regular clients during its most popular period there was a group of young and not so young Italians.

Naturally the subjects of the discussions were often the beautiful girls that frequented the bar. In summer seated at the outside tables these Italians talked about the girls that walked by, strictly in Italian, and from time to time a game began of giving a score from one to ten to the beautiful young ladies, often with more or less risqué comments about the girls with the highest scores. At times the girl was Italian and answered back but for the most part the girls never realized what was being said.

 

Family and tourists

When I was young I often went to the city with my mother in public transportation and, as we did at home, we always spoke in Italian about the day’s shopping, school, where we had to go on the weekend and the other matters of daily life. Usually these discussions passed unobserved but every so often we heard “You’re in Australia, speak in English”. When I was young I did not answer but today I still remember my anger mixed with another emotion.

Other times I heard the same phrase as I walked around the city with an Italian friend. Often the other person was a tourist on holiday in Australia. In these cases my answer was not silence and I let go of the anger I could not reveal in front of my mother.

These were the times I was ashamed of being born in Australia. In both cases it was because there were people with whom I have never spoken in English because my skill in Italian was better than their English.   In any case, with relatives and close Italian friends the language was always and everywhere Italian because it is the language that defines what we are.

 

Consequences

The Press in Australia and other countries regularly reports news of this type from around the world. In today’s multimedia world the witnesses to these verbal aggressions, this is what they are, film the scene on their mobile phones and put them online. In almost all the cases the language is so full of swearing towards the victim that the films are an almost uninterrupted series of beeps that covers the offensive language.

 

In many cases the aggressor ends up in court and in not a few cases one of the accusations is instigating racial hatred. I won’t mention give details of the victims because in all the cases they were migrants, tourists or foreign students and therefore their origins do not matter.

As the man in the incident in Milan will find out, every action has a consequence and undoubtedly the newspaper will tell us what his will be. But in the meantime let us think about what such an incident means.

 

Thoughts

The first thought is that when someone stops you from speaking your language that person takes away your personal freedom to express yourself as you want. While it is right for legal documents to be in the language of the country of residence, in a modern country an individual must have the choice to behave as he or she wants, as long as this behaviour does not hurt others.

What harm can come from an individual speaking his or her own language? Absolutely none.

It is natural to speak with your parents, relatives and friends in their language and it is natural to speak with our friends in their language when you know that have never studied other languages. It is part of civil discourse. If there are others in the group that do not speak that language then someone has to take the responsibility to translate and explain the discussion because that is too is what living civilly imposes.

But when a person is attacked for having spoken another language is a tourist, a student or another guest in the country, then the aggressor does not hurt only the victim but also the country’s image.

This is the risk of forcing people not to speak other languages in public. But the growth of these incidents around the world also has a guilty party and this is the habit in recent years to use of fear in political platforms.

 

Fear

Without seeking to justify the aggressor’s behaviour, this type of behaviour often reveals the fear of the unknown that is the cause of the reaction to the foreigner’s language. The aggressor is scared of the new face because politicians and television programmes use the “foreigner” as the reason for social unease.

This phenomenon is not limited only to Italy. We see it in the politics of countries that were once politically moderate such as the United States and Australia. The incident in Milan the other day is not the first case of aggression towards a foreigner in Italy and some ended in funerals and not just the intervention of the forces of law and order.

As a society we must understand that fear has a high price and that there is something wrong when to be able to speak another language is not seen as a sign of culture but as a crime to be erased.

As a society we must understand that being able to speak other languages is an asset and that verbally attacking someone who does so also puts at risk the future of our tourism and other commercial exchanges because it would not take much for the word to spread to other countries that foreigners are not welcome here, no matter who.

As the son of Italian migrants, born and raised in an English speaking country, I was proud to speak my family’s language of origin and I was never ashamed to speak it outside the home. I do not understand why others cannot do the same thing..

Send your stories to: [email protected]

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