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Diritti umani

Roma. Enrico Cavallari (FI): ombre su Concorsone Raggi, la sindaco spieghi il ‘giallo’ dei codici a barre

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Già dalle prime prove scritte è un mistero la modalità di applicazione dei codici a barre sugli elaborati dei partecipanti prima della consegna. Dubbi sul  rispetto del regolamento. L’allarme del consigliere di Forza Italia Enrico Cavallari

 “Calano le prime ombre sul maxiconcorso di Virginia Raggi. Le prove sono in fase di espletamento in questi giorni.

Le preselezioni per 42 posti da dirigente mostrano già la prima, grossa, anomalia: ogni candidato doveva apporre i due codici a barre identici e adesivi tanto sul compito quanto sul foglio anagrafico, come da regolamento forniti ad inizio prova.

Ma questa procedura sembrerebbe bypassata, in quanto le etichette sarebbero state applicate solo successivamente alla consegna degli elaborati. E non dai candidati ma da mani terze.

Un elemento opaco che aprirà la strada ad un maxi-ricorso per mancanza di trasparenza”. 

Così, in una nota, il consigliere regionale del Lazio, Enrico Cavallari (Forza Italia).

“Sul fronte delle selezioni relative al comparto, ovvero del personale non dirigente come funzionari, amministrativi, vigili e tecnici per un totale di 1470 futuri dipendenti, si delinea una discutibile qualità di reclutamento che non tiene minimamente conto del curriculum del singolo candidato.

Un livellamento verso il basso, che relega le sorti della più grande macchina amministrativa d’Italia ad un quiz-lotteria per un 2% di fortunati. In barba all’esperienza maturata anche da tanti dipendenti mortificati verso lo scatto di carriera” aggiunge Cavallari.

“Quella che doveva essere una opportunità di rinascita e rilancio del Campidoglio, si dimostra l’ennesimo disastro della Giunta Raggi. 

In nome dello snellimento delle procedure, il sindaco di Roma non fa altro che tentare un colpo gobbo giusto per la fine del mandato.

Il ministro della Funzione Pubblica accenda un faro su questa vicenda e faccia luce sul criterio extra-regolamento dell’apposizione delle etichette. Un fatto anomalo e poco cristallino, che si aggiunge alla mancanza di qualunque rispetto di standard di qualità per la selezione di personale strategico per la Capitale.

Renato Brunetta vigili che la semplificazione non si tramuti mai sinonimo di poca trasparenza” conclude Cavallari.