Pregiudizi: le nostre origini che ci inseguono – Prejudice: our origins that follow us


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Pregiudizi: le nostre origini che ci inseguono

I pregiudizi e la discriminazione fanno parte della vita di qualsiasi gruppo di immigrati e nessuna raccolta di storie delle esperienze degli  emigrati italiani può essere scritta senza considerarli.

Di Gianni Pezzano

La storia di oggi è nella forma di una lettera che fa molto pensare, sia per i commenti sui pregiudizi basati sulle origini della scrittrice, sia per le sue osservazioni riguardo due generazioni di emigrati italiani  incontrati nella città di Perth in Australia, quelli dell’ immediato dopo guerra e quelli di oggigiorno.


Sicuramente qualcuno protesterà per queste osservazioni ma, come lei stessa ammette, sono in base a esperienze personali, proprio quel che cerchiamo.

Ma i pregiudizi e le discriminazioni sono proprio il risultato dei luoghi comuni e degli stereotipi che molti, troppi fanno appena vengono a conoscenza  delle origini dell’interlocutore di turno. Sono proprio questi luoghi comuni e stereotipi le basi, tramite i pregiudizi e le discriminazioni che ne sono il risultato, del razzismo che è tristemente e notoriamente ancora una piaga in un mondo che a volte sembra tanto medioevale quanto moderno.

Per questo motivo abbiamo l’obbligo di ricordare le esperienze di due secoli di emigrazione italiana in sette continenti per trovare la vera chiave per sconfiggere l’ignoranza rivelata dai pregiudizi e le discriminazioni. Quella soluzione si chiama l’educazione e il miglior modo per iniziare è proprio nel raccogliere e leggere queste storie.

Il solo fatto che ci siano queste reazioni che la scrittrice descrive dovrebbe darci l’impeto di continuare il nostro lavoro per capire le storie dell’Emigrazione Italiana.

Come sempre incoraggiamo i nostri lettori a inviare le proprie storie a: [email protected]

 

Lettera di Roberta Esposito (Perth, Australia)

Ciao mi chiamo Roberta,

ho 34 anni, un marito ed una bimba di 7. Ho letto il tuo articolo riguardante l’immigrazione (http://thedailycases.comlemigrazione-italiana-non-va-soltanto-allestero-italian-migration-does-not-go-only-overseas/ ) e ammetto che hai ragione in tutto . 


Io e mio marito siamo nati a Napoli, e già questo per gli altri sembra un problema un qualcosa da evitare assolutamente. Ancora oggi  mi viene da ridere quando ci dicono: “ma venite da Napoli. Napoli?! Ah perché a vedervi non sembra!” Forse si aspettavano di vederci con mandolini e mozzarelle tra le mani ? Boh.

All’età di 23 anni dopo la scuola e la specializzazione in oreficeria seguo il mio fidanzato, che oggi  è mio marito, in Toscana a Lucca . Andava tutto bene nelle agenzie di lavoro finche’ non leggevano nel curriculum la mia provenienza, addirittura mi suggerirono di toglierla, ma io non l’ho mai fatto. Dopo 6 mesi trovo lavoro e notavo che la gente non si fidava, facevano battutine ed io zitta, a far finta di non sentire perché poi avrebbero detto sicuramente che sarei stata cafona ecc. Ecc. Ho fatto tanti lavori, incontrato tanta gente, ma tutti con la loro mentalità chiusa nei pregiudizi.

Dopo 7 anni veniamo in Australia, Perth precisamente, e si ricomincia. Trovo lavoro come carer  (badante) per anziani italiani che, dopo 50 anni che sono qui sanno ancora poco l’inglese e pure l italiano, e mi si apre un mondo che non avrei mai immaginato. Intanto noto che i loro dialetti, principalmente il calabrese, il siciliano e l’abruzzese, sono antichi, sono quelli che si parlavano 50 anni fa in Italia. Noto che non sanno nulla dell’Italia di quegli anni, per esempio molti non sanno chi è Mina, Celentano …. può sembrare stupida sta cosa ma invece fa pensare.

Molti in 50 anni sono tornati solo una volta in Italia, massimo due e credono che sia rimasta come allora e mi fanno domande, vogliono vedere foto e quando gliele mostro rimangono straniti, come se io avessi sbagliato paese, che quella non è l’Italia.

Ed ho ritrovato il calore di quella famiglia, che tanto qui mi manca, in loro. Perché loro, nonostante le loro vite faticose, travagliate, a volte di stenti per arrivare a quello che sono oggi, sono rimasti semplici, umili …. molti vengono da una realtà contadina in Italia che gli è rimasta, nei loro giardini ci sono piante italiane e ancora oggi, anche se non serve, mettono secchi sotto la pioggia per prendere l acqua, perche dicono che è più pura…..

Ed anche qui abbiamo fatto amicizie con giovani italiani, ma è stata dura farsi accettare, sempre per via dei pregiudizi ed ho notato quanto l’Italia è cambiata negli anni . Mentre quelli di prima erano umili, si aiutavano gli uni con gli altri, questi di oggi si calpestano tra di loro, e mi è capitato per esperienza personale in molti di doverli allontanare.


Roberta.

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Prejudice: our origins that follow us

Prejudice and discrimination are part of the life of any group of migrants and no collection of stories of the experiences of Italian migrants can be written without dealing with them.

By Gianni Pezzano

Our story today is in the form of a letter which gives us much food for thought, for both the comments on the prejudice based on the origins of the writer and her observations concerning two generations of Italian migrants she met in Perth, Australia, those of the post war migration and those of today’s migration.

Someone will certainly object to these observations, but as she herself admits they are based on personal experiences, just what we are searching for.

The prejudice and discrimination are the very result of they are the very result of the clichés and stereotypes that many, too many, assume as soon as they hear the origins of their interlocutor. These clichés and stereotypes are the very foundations, through the prejudice and discrimination that are their outcome, of the racism that sadly and notoriously are still a sore wound in a world that at times seems as medieval as it is modern.


For these reasons we feel obliged to remember the experiences of two centuries of Italian migration to seven continents in order to find a key to defeat the ignorance revealed by the prejudice and the discrimination. This solution is called education and the best way to begin is exactly by collecting and reading these stories.

The simple fact that there are the reactions the writer describes should encourage us to continue our work of collecting and understanding the stories of Italian Migration.

As always, we encourage our readers to send us their personal stories to: [email protected]

 

Letter by Roberta Esposito (Perth, Australia)

Hi, my name is Roberta,


I am 34 and have a husband and 7 year old daughter. I read your article about migration http://thedailycases.comlemigrazione-italiana-non-va-soltanto-allestero-italian-migration-does-not-go-only-overseas/) and admit that you are right in everything.

My husband and I were born in Naples and this reason already a problem or something that the others most absolutely avoid. Today I still have the urge to laugh when they say “But you come from Naples. Well, looking at you it doesn’t seem like it!” Maybe they expected to see us with a mandolin and mozzarellas in our hands? I don’t know.

When I was 23 and finished in school specializing in jewellery I followed my fiancé, now my husband, to Lucca in Tuscany. Everything went well in the employment agencies until they read my origins in the CV, some even suggested I remove it but I never did. After 6 months I found a job and I noticed the people did not trust me, they made some sarcastic jokes and I said nothing, pretending that I had not heard because they would surely say I was bad mannered, etc, etc. I have a lot of jobs, met a lot of people, but all of them with minds closed by prejudice.

After 7 years we came to Australia, exactly to Perth, and we started again. I found work as a carer for aged Italians who, after 50 years here in Australia speak little English and even little Italian and a whole new world opened up for me which I never imagined. Meanwhile I noticed that their dialects, mainly Calabrese, Sicilian and that of the Abruzzi, are ancient, they are still the ones spoken fifty years ago in Italy. I notice that they know nothing of Italy over these years, for example many do not know (famous Italian singers) Mina, Celentano… It can seem stupid but it makes you think instead.

After 50 years many have only returned once to Italy, twice at the most and they believe Italy is still the same as then and they ask me many questions. They want to see photos and when I show them they are bewildered, as though I showed the wrong country, that one is not Italy.

And in them I found once more the warmth of that family I miss so much here. Because, despite their laborious troubled lives, at times difficult to reach where they are today, they have stayed the same, humble… many came from rural backgrounds in Italy which they still retain inside, their gardens have Italian plants and even today, even though it serves nothing, they still put buckets under the rain to catch the water because they say it is purer…

And here too we have made friends with young Italians, but it is hard to be accepted, always due to the prejudice and I see how much Italy has changed over the years, While those from before were humble and they helped each other, those today trample on each other and from personal experience I had to distance myself from many of them.

Roberta.

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