Italiani nel Mondo

L’Italiese e le altre lingue che non conosciamo in Italia – Italiese and the other languages we do not know in Italy

By 3 Ottobre 2020 Ottobre 16th, 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

L’Italiese e le altre lingue che non conosciamo in Italia

Non “italiano” bensì “italiese” che non è altro che la fusione delle parole “italiano” e “inglese”.

Senza la lingua non c’è Cultura e questo era il tema dell’ultimo articolo (Perché imparare l’italiano? – Why learn Italian?) in cui abbiamo parlato delle esigenze dell’insegnamento della lingua italiana all’estero che sono molto diverse da quel che spesso ci si pensa in Italia.

Queste differenze hanno molte origini che dipendono dai paesi di residenza, però c’è una particolarità che molti in Italia non hanno mai incontrato, quella dell’italiano parlato all’estero che è molto diverso della lingua che parliamo in Italia.


L’idea di questo articolo, come quello precedente, è venuta da un link inviatomi da Matteo Talotta in Canada che aveva contribuito un articolo (Italo-Canadese: una richiesta alla “seconda generazione” – Italian – Canadian: a request to the “second generation”) che abbiamo pubblicato tre settimane fa. Lui esprime i sentimenti di un figlio di emigrati italiani nato e cresciuto all’estero dove i temi trattati in questa rubrica hanno un significato profondo.

Nel ringraziare Matteo vorrei ripetere il nostro invito ai lettori all’estero ad inviare le loro storie ed esperienze al giornale perché ogni paese ha le sue storie particolari ed è importante che le mettiamo insieme per formare la base per una vera Storia dell’Emigrazione Italiana, non fatta da statistiche che sono facili da trovare con pazienza, ma dalle parole dei protagonisti, gli emigrati stessi e i loro figli e discendenti. L’indirizzo per le storie si troverà in fondo all’articolo.

Lingua nuova

Cos’è l’italiese? Già il nome del sito inviato da Matteo Talotta, http://italiese.ca, ci fa capire questa realtà. Non “italiano” bensì “italiese” che non è altro che la fusione delle parole “italiano” e “inglese”.

Questo è quel che succede nelle comunità italiane all’estero perché i nuovi immigrati incontrano nuovi concetti e realtà per cui non hanno un vocabolario e quindi si trovano a dover creare nuove parole adottando e modificando le parole della lingua locale.

Qualche purista della nostra lingua, sia all’estero che in Italia, può anche storcere il naso al bisogno di una lingua del genere, ma non fa altro che dimostrare, oppure, peggio ancora, ignorare, la natura della vita della maggioranza degli emigrati italiani fino a non tanti anni fa.

La grande maggioranza dei nostri parenti ed amici all’estero avevano origini contadine con pochissima scuola e di solito parlavano solo il dialetto invece della lingua italiana. Non avevano il vocabolario per poter dire i nomi italiani, tanto meno in altre lingue, per tutto quel che hanno incontrato nella vita nuova, a partire dai luoghi di lavoro, come i grandi stabilimenti che probabilmente non avevano nemmeno visto in Italia prima di partire.

Nel descrivere queste realtà il sito da un esempio bellissimo di quel che dobbiamo incoraggiare al massimo all’estero, la documentazione e gli studi della nuova Cultura italiana all’estero che, con il passare degli emigranti, rischiano d’essere dimenticata per sempre.

Link piacevole

Questo sito canadese è davvero piacevole e di grande interesse. Chi va sul sito troverà filmati, vocabolari, definizioni e spiegazioni delle parole ed espressioni nuove.

Per un italiano in Italia sarà strano vedere parole pseudo italiane come “garaggio”, “dangeroso”, “coocies” per poi vedere i filmati delle opere teatrali e le presentazioni che potrebbero essere incomprensibili a molti, eppure questa è la realtà in ogni paese dove ci sono emigrati italiani.

Infatti, incoraggiamo i nostri lettori in Italia a guardare i filmati delle opere teatrali nel sito perché, nel rendersi conto che non riescono a capire del tutto i discorsi, cominceranno a capire le sensazioni dei figli di emigrati italiani che spesso si sentono persi in Italia con una lingua che non è esattamente quella che parlano.

Quel che poi rende la vita difficile per i figli e anche i discendenti degli emigrati è che sono convinti che le parole che usano siano veramente italiane perché non hanno altri mezzi personali per capire la verità. Poi vanno in Italia in vacanza ed hanno la sorpresa di scoprire che le parole che utilizzavano non erano italiane e per molti di loro questa scoperta era l’inizio di una ricerca della propria identità che non è mai del tutto italiana, oppure quella del paese di nascita.

In ogni caso questi linguaggi sono da studiare non solo perché fanno parte della Storia delle comunità, ma anche e soprattutto perché ci danno una chiave per sapere come promuovere ed insegnare la nostra lingua ai figli e discendenti degli emigrati nel futuro.

Però, prima di fare questo, dobbiamo capire che queste parole possono anche creare equivoci tra parenti in Italia e all’estero.

Equivoci

Tutti gli studenti di qualsiasi lingua conoscono benissimo il fenomeno dei “falsi amici”. Cioè, quelle parole in varie lingue che hanno origini simili ma che, nel corso del tempo cambiano significati che creano equivoci. Nel caso dell’inglese “library” non è un luogo dove comprare libri bensì biblioteca in italiano.

A volte gli equivoci sono buffi, come quando il figlio di emigrati in vacanza in Italia va dal panettiere per comprare una “loaf of bread” (la pagnotta)  e in “italiano” chiede “una loffa di pane”, con una parola che, in certi dialetti, ha un significato non affatto legato al pane…(!)

Tristemente questi equivoci tra parole hanno anche causato litigi seri tra parenti in Italia e all’estero.

Questi equivoci possono anche capitare all’estero con la lingua locale. Per esempio, non era raro che in litigi tra italiani ed australiani, e non dubitiamo anche in altri paesi anglofoni, quando, nel tentativo di finire subito il litigio, un italiano diceva “basta” per scoprire che gli autoctoni si sono arrabbiati ancora di più perché alle loro orecchie hanno sentito la parola “bastard” (bastardo).

Ogni famiglia può raccontare come parole apparentemente innocue hanno creato confusione di tutti i tipi e anche questo fa parte della vita degli immigrati in qualsiasi paese.

Educazione

Infatti, questi linguaggi ora fanno parte dell’identità degli italiani in questi paesi. Questo loro linguaggio definisce quel che sono e per molti di loro, compresi discendenti di quarta e quinta generazione, quel che parlano è “italiano” per il semplice fatto che la loro famiglia italiana parla così in casa.

In un caso bellissimo una versione straniera di un dialetto italiano è diventata una lingua ufficiale del paese. In Brasile il “Talian” ha avuto questo riconoscimento ufficiale qualche anno fa e questo fa onore a tutti gli emigrati italiani in tutto il mondo.

Naturalmente, come per molte cose, la soluzione sarebbe l’educazione. Però, non solo insegnando l’italiano, ma anche finalmente fare capire in Italia le realtà all’estero che pochissimi qui conoscono. Ma dobbiamo farlo in modo serio e non, come fanno alcuni programmi televisivi italiani in modo purista oppure modo scandalizzato dei cambiamenti delle nostre tradizioni per il semplice motivo che non tengono in considerazione le condizioni della vita degli italiani nei loro nuovi paesi di residenza.

Il caso più classico di questi cambi è nella cucina. È facile dire che la cucina italiana deve essere la stessa in ogni paese, ma il ristoratore italiano all’estero deve anche accontentare i suoi clienti non italiani che quasi sempre hanno gusti totalmente diversi. Inoltre, la mancanza di certi prodotti all’estero, ed in modo particolare i prodotti DOC e DOP, vuol dire che i piatti serviti all’estero non potranno mai essere come in Italia.

E come la cucina, anche la nostra lingua. La Cultura, che comprende la lingua e anche la cucina, è un essere vivente che cambia secondo il suo ambiente e quindi è solo naturale che certi aspetti cambiano all’estero.

Perciò, dobbiamo tenere tutto questo ben in mente quando parliamo delle differenze di ogni genere all’estero perché sono il risultato naturale ed inevitabile della decisione di emigrare. Non sono da prendere alla leggera, magari con un senso di sdegno per certi cambiamenti, ma da capire e da documentare perché sono una parte fondamentale della vita dei nostri parenti e amici all’estero.

Il sito canadese ci dà un esempio bellissimo di come dobbiamo trattare questi temi e ci auguriamo che venga copiato, non soltanto all’estero, ma anche in Italia perché quella Cultura è anche la nostra.

Inviate le vostre storie ed esperienze da emigrato italiano oppure da figlio/discendente di emigrati italiani a: [email protected]

di emigrazione e di matrimoni

Italiese and the other languages we do not know in Italy

Not “Italian” but rather “Italiese” which is nothing more than a fusion of “italiano” (the Italian language) and “inglese” (English).

Without language there is no Culture and this was the theme of the previous article (Perché imparare l’italiano? – Why learn Italian?) which dealt with the needs for teaching Italian overseas that are very different from what we often think in Italy.

These differences have many origins that depend on the countries of residence, however, there is a particular aspect that many people in Italy have never encountered, that of the Italian spoken overseas that is very different from the language we speak in Italy.

The idea for this article, like the previous article, came from a link sent by Matteo Talotta in Canada who contributed an article (Italo-Canadese: una richiesta alla “seconda generazione” – Italian – Canadian: a request to the “second generation”) that we published three weeks ago. He expressed the feelings of the son of Italian migrants born and raised overseas where the issues dealt with in this column have a profound meaning.

In thanking Matteo I would like to repeat our invitation to readers overseas to send their stories and experiences to the newspaper because every country has its particular stories and it is important that we put them together to form the basis for a true History of Italian Migration, not made of statistics which are easy to find with patience but from the words of the protagonists, the migrants themselves and their children and descendants.  The email address for the stories will be found at the end of the article.

New language

What is “Italiese”? The name of the site sent in by Matteo Talotta, http://italiese.ca, already makes us understand this reality. Not “Italian” but rather “Italiese” which is nothing more than a fusion of “italiano” (the Italian language) and “inglese” (English).

This is what happens in the Italian communities overseas because the new immigrants encounter new concepts and realities for which they do not have a vocabulary and therefore they find themselves having to create new words by adopting and modifying words from the local language.

Some purists of our language, both overseas and in Italy, can even turn up their noses at the need for such a language but they only show or, worse still, ignore, the nature of the life of the majority of Italian migrants until not many years ago.

The great majority of our relatives and friends overseas have rural origins with very little education and usually only spoke dialect instead of Italian. They did not have a vocabulary to be able to say the names in Italian, much less in other languages, for everything that they encountered in the new life, starting with the places of work, such as the big factories that they probably had not even seen in Italy before leaving.

In describing this reality this site gives a wonderful example of what we must encourage as much as possible overseas, the documentation and study of the new Italian Culture overseas which, with the passing of the migrants, risks being forgotten forever.

Pleasant link

This Canadian site is truly pleasant and of great interest. Who goes to the site will find videos, vocabularies, definitions and explanation of the new words and expressions.

For an Italian in Italy it will be strange to see pseudo Italian words such as “garaggio”, “dangeroso”, “coocies” to then see the videos of the stage plays and the presentations which could be incomprehensible for many and yet this is the reality in every country where there are Italian migrants.

Indeed, we encourage our readers in Italy to watch the videos of the stage plays on the site because, in realizing that they do not manage to understand everything during the exchanges, they will begin to understand the sensations of the children of Italian migrants who often feel lost in Italy with a language that is not exactly what they speak.

What then makes life difficult for the children and even the descendants of migrants is that they are convinced that the words they use are truly Italian because they do not have the personal means to understand the truth. And then they go to Italy on holiday and are surprised to discover that the words they use are not Italian and for many of them this discovery is the start of a search for their identity that is never fully Italian or that of their country of birth.

In any case, these languages are to be studied not only because they are part of the history of the communities but also and above all because they give us a key to knowing how to promote and teach our language to the children and descendants of migrants in the future.

However, before doing this we must understand that these words can also cause misunderstandings between relatives in Italy and overseas.

Misunderstandings

All students of any language know very well the phenomenon of the “false friends”. That is, those words in various languages that have similar origins but which, over time, change meanings that create misunderstandings. In the case of English, “library” is different from the Italian “libreria” for book shop.

At times the misunderstandings are funny, such as when the son of migrants on holiday in Italy goes to the baker to buy a loaf of bread and in Italian asks for a  “loffa di pane” with a word, “loffa”, that in certain dialects has a meaning that is not at all related to bread…(!)

Sadly these misunderstandings between words have also caused serious arguments between relatives and overseas.

These misunderstandings can also happen overseas with the local language. For example, it was not rare when there were arguments between Italians and Australians, and we have no doubt also in other English speaking countries, when, in trying to end an argument quickly an Italian would say “basta” (enough) to then find that the locals became even angrier because in their ears they heard the word  “bastard”.

Every family can tell stories of how seemingly harmless words created confusion of all kinds and this too is part of the life of migrants in any country.

Education

In fact, these languages are now part of the identity of the Italians in these countries. This language of theirs defines who they are and for many of them, including descendants of fourth or fifth generation, what they speak is “Italian” for the simple fact that their Italian family speaks this way at home.

In one wonderful case a foreign version of an Italian dialect has become an official language of the country. In Brazil “Talain” received this official recognition a few years ago and this honours all the Italian migrants around the world.

Of course, as with many things, the solution would be education. However, not only by teaching Italian but also by finally making people in Italy understand the realities overseas that few know. But we must do this seriously and not, as some Italian TV programmes do, in a purist way or in a way scandalized by the changes in our traditions for the simple reason that they do not take into account the conditions of the lives of the Italians in the new countries of residence.

The most classic examples of these changes are in the cuisine. It is easy to say that Italian cuisine must be the same in very country but the Italian restaurateur overseas must also satisfy non-Italians customers who almost always have totally different tastes. Furthermore, the lack of certain products overseas, especially DOC and DOP products, means that the dishes served overseas can never be like those in Italy.

And like the cuisine, also the language. Culture, which includes language and also cuisine, is a living being that changes according to its environment and therefore it is only natural that certain aspects change overseas.

Therefore, we must bear this well in mind when we talk about the differences of every kind overseas because they are the natural and inevitable result of the decision to migrate. They are not to be taken lightly, perhaps with a sense of disdain for some changes, but they are to be understood and documented because they are an fundamental part of the lives of our relatives and friend overseas.

The Canadian site gives us a wonderful example of how we must treat these issues and we hope that it will be copied, not only overseas but also in Italy because that Culture is also ours.

Send your stories and experiences as an Italian migrant or child/descendant of Italian migrants to: [email protected]


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