Cinema & Teatro
L’Odissea di Nolan, tra critiche e ovazioni. Il poema omerico torna a farci pensare
Una produzione reboante e spettacolare, che traduce il poema nel linguaggio del cinema, tralasciando, per forza di cose, molti aspetti del testo originario.
di Angela Celesti
Chissà se Omero si sta “rivoltando nella tomba”, fosse solo per il troppo frastuono e le critiche spicciole al suo magnifico lavoro, l’Odissea, la Bibbia dei classicisti, tra il Nostos, il viaggio di ritorno in patria di Ulisse, la sua astuzia e l’inevitabile destino, appannaggio degli dei: l’ostile Poseidone o Atena protettrice. Più volte rimaneggiato per portarlo sul grande schermo, il poema omerico, dai primordi del cinema muto (Georges Méliès, L’île’ de Calypso del 1905 e l’Odissea di Bertolini, De Liguoro, Padovan del 1911), fino alla fortunata miniserie televisiva del 1968 (RAI), con l’indimenticabile Ulisse interpretato da Bekim Fehmiu e Irene Papas – la Penelope più convincente di sempre – rimasti nella memoria collettiva per più generazioni.

Christopher Nolan, regista britannico (come Ridley Scott), premio Oscar per Oppenheimer (2023) e autore di film spettacolari come Interstellar, Il Cavaliere oscuro – campioni d’incasso al botteghino -, forte del consenso della critica cinematografica, è stato finanziato dai produttori per la trasposizione sul grande schermo dell’Odissea uno dei testi fondanti di tutta la cultura occidentale. Già questo ha creato rumors e aspettative, facendo storcere il naso a molti puristi a cominciare dalle scelte dei dialoghi in un inglese contemporaneo, privo della caratteristica aulica necessaria, ma che emotivamente, secondo Nolan, incide di più sul pubblico moderno. Così la scelta del cast: un Matt Damon, con il suo improbabile volto per il mitico Ulisse, Anne Hathaway una Penelope convincente, nonostante i suoi esili tratti. Dunque, Nolan, comincia la sfida con un cast che sicuramente non appaga nell’immediato le aspettative di un pubblico ricercato, ma sapendo che ben guidati gli attori prescelti restituiranno il senso di questo kolossal sul “ritorno a casa” del più leggendario e controverso eroe: Ulisse, re di Itaca. Il cast si arricchisce della presenza di Charlize Theron nei panni della ninfa Calipso, Tom Holland, il fantastico Spider Man della Marvel, nel ruolo di Telemaco e Robert Pattison nelle vesti di un odioso Antinoo. 172 minuti di puro spettacolo che passando sugli schermi internazionali, mostra il mondo immaginato da Omero tra l’VIII e il VII secolo a.C.

Il film girato con cineprese IMAX ad alta risoluzione restituisce immagini performanti ed inedite, tra acque infinite, onde spumose e materiche senza abusi di finzioni digitali, dove il mare agitato è un mare reale, atto a esaltarne la vastità e anche l’ostilità, un vero e proprio protagonista che insieme al vento gonfia le vele quadrate e purpuree, che sovrastano le file di remi. Scorrono sullo schermo soldati, mendicanti, guerrieri e prepotenti, giganti e sirene, streghe e creature mitologiche, elmi, corazze e daghe, lance e scudi in un frastuono assordante, quasi insopportabile. Scelte audaci e fantasiose che, il regista Nolan, esaspera quasi a ingigantire la guerra di Troia, la crudeltà verso il popolo troiano, l’inganno del gigantesco cavallo, la più perfida delle astuzie di Ulisse, che pagò con il suo crudele ritorno tra sofferenze, disavventure mortali e oblio. Una produzione reboante e spettacolare, che traduce il poema nel linguaggio del cinema, tralasciando, per forza di cose, molti aspetti del testo originario. Ciò che Nolan lascia a Ulisse è l’immenso vuoto dell’eroe e l’ombra di Agamennone, capo supremo degli Achei e distruttore di Troia. Il greco Ulisse ci guarda dallo schermo quasi a volerci suggerire la brutalità dell’uomo per la supremazia, una donna o un pezzo di terra, Quasi malinconico lo sguardo del grande attore Damon, che non gode a pieno la gioia di aver salvato la sua Itaca. Passa così il potere a suo figlio Telemaco e parte per il suo vero viaggio insieme a Penelope, attraverso il mare, inseguendo il sole.
