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L’energia è argomento da bar? Parte 2: il paradosso di Jevons e le sfide dell’Italia nell’era dell’Intelligenza Artificiale – Is Energy a Bar-Talk Topic? Part 2: Jevons’ Paradox and Italy’s Challenges in the Age of Artificial Intelligence
L’energia è argomento da bar? Parte 2: il paradosso di Jevons e le sfide dell’Italia nell’era dell’Intelligenza Artificiale
di Marco Andreozzi
Nel 1769 in Inghilterra, James Watt brevettò la macchina a vapore con condensatore separato da diretta derivazione dalla macchina atmosferica di Thomas Newcomen (introdotta nel 1712), così come Jacquard sviluppò il trasferimento tecnologico lucchese del telaio sormontato da una struttura di corde collegate ai licci, gli elementi mobili disposti verticalmente che servono a separare e sollevare i fili dell’ordito per creare il varco (passo) in cui passerà il filo della trama. A Lione, l’obiettivo era quello di sostituire il faticoso lavoro manuale del ‘tiratore’, mentre nell’Inghilterra di qualche decennio prima lo scopo immediato era ridurre il tangibile consumo di carbone per il drenaggio delle stesse miniere (di carbone). La macchina di Watt ridusse il consumo di oltre il 60% per singola unità di lavoro, e, secondo logica lineare, una simile efficienza avrebbe dovuto contrarre la domanda complessiva del combustibile. Avvenne però l’esatto contrario: il crollo del fabbisogno di carbone rese la forza vapore tanto economica e accessibile che le macchine a vapore vennero installate in cotonifici, filature, fonderie, nei trasporti. L’efficienza generò espansione industriale che moltiplicò il numero di macchine attive, un effetto scala che surclassò il risparmio energetico unitario, facendo impennare il consumo totale di carbone britannico. Questa dinamica, chiamata Paradosso di Jevons, si ripeterà anche quando sarà viabile la fusione nucleare controllata (tra una generazione?) Allora si che le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale Generativa (IAG) diventeranno fantascienza. Il tema energia non è proprio argomento da bar, vero?

Torniamo al presente. Prendiamo l’Italia e dipingiamone un quadro di sintesi, senza però scordare di menzionare che negli anni Novanta chi scrive ha visto macchine tessili pratesi di seconda mano al lavoro in capannoni cinesi, ha conosciuto chi faceva affari per tutta la Cina dalla vendita massiva di macchine per il taglio dei lapidei del distretto di Massa-Carrara. Abbiamo trasferito molta tecnologia dei settori industriali in cui l’Italia era l’eccellenza. Oggi (e da tempo) la Cina esporta queste ed altre attrezzature con qualità affine e a basso costo. L’Italia oggi rappresenta produzioni di lusso in vari settori, ma i gusti cambiano e anche lo stesso concetto di lusso. Maserati è in crisi e l’auto elettrica cresce: è un segnale? Inoltre nel Bel Paese abbiamo bassi investimenti in ricerca, formazione e scuola, con fuga di cervelli verso i principali nodi industriali europei ed USA; burocrazia severissima che non è di stimolo agli investimenti; distanza dagli sviluppi principali dell’IA, oggi principalmente in USA e Cina.

A tutto questo, aggiungiamo l’alto costo dell’energia che rende sconveniente realizzare centri-dati IA, necessari per essere dentro questa rivoluzione industriale invece che subirla e per proteggere al meglio la riservatezza dei cittadini. I consumi impennano, ma la produttività aumenta: la retrospettiva descritta sul caso Lucca suona familiare? Il cammino dello sviluppo economico globale procede per cicli storici in parte speculari, in cui le rivoluzioni tecnologiche ed energetiche determinano l’ascesa o il declino delle nazioni. Le dinamiche di vincolo energetico e burocratico che tre secoli fa condannarono la ancor ricca Italia produttiva ad una fase di stagnazione si riflettono oggi nello scenario dell’IA. In Inghilterra, al balzo del Settecento fu chiave la svolta istituzionale radicale del 1688 che creò le fondamenta politiche e giuridiche per la nascita del primo Stato parlamentare ed economico della storia. Ciò avvenne con la deposizione del re cattolico Giacomo II Stuart e l’ascesa al trono del principe olandese Guglielmo d’Orange e di sua moglie Maria II Stuart, figlia dello stesso Giacomo.

In quella fase storica di rivoluzione energetica, l’immobilismo degli Stati italiani risultava perdente quanto l’assolutismo francese, laddove il Re Sole splendeva spendendo le tasse in guerre e sfarzi, sorretto però dal nauseante mercantilismo colbertiano (protezionismo) mentre il sistema produttivo francese si appropriava, rielaborandole, di tecnologie italiane. Oggi un governo italiano adeguatamente competente dovrebbe dare priorità alla questione energetica. Ricerca di base a tutto campo e applicata. Impianti appropriati da fonti rinnovabili, come il solare fotovoltaico solo su suolo già antropizzato, perché esse sono ormai le soluzioni a più basso costo, indipendentemente da questioni ambientali e climatiche. E’ vitale che l’energia costi molto meno di ora per cittadini ed imprese. Ma per far ciò, un governo italiano competente deve aggiungere riforme radicali.

I motivi dell’alto costo attuale sono in primo luogo dovuti alla rinuncia all’energia nucleare dopo i referendum, che ha privato il Paese di una fonte di generazione di base a basso costo operativo continuo. Quindi, più dipendenza dal gas naturale e alto tasso di importazione di energia primaria (70-80%), mentre per l’elettricità importata da Francia e Svizzera, il trasporto ha un costo, laddove le interconnessioni elettriche attraverso l’arco alpino hanno capacità limitate, soprattutto durante i picchi di domanda, oltre al vincolo di prezzi da mercati esteri. Incidono altresì gli oneri generali di sistema, con la bolletta storicamente gravata da quote destinate a scopi estranei al consumo immediato, come il finanziamento dei vecchi incentivi alle energie rinnovabili, i costi di smantellamento delle vecchie centrali nucleari e le agevolazioni per le imprese energivore. Inoltre, l’IVA e le accise sui consumi energetici pesano in modo significativo sul costo finale del chilowattora rispetto ad altre nazioni europee. Infine, la morfologia del territorio italiano, peninsulare e montuosa, rende più complessa e costosa la manutenzione e lo sviluppo della rete di trasmissione nazionale gestita da Terna. Continua
Is Energy a Bar-Talk Topic? Part 2: Jevons’ Paradox and Italy’s Challenges in the Age of Artificial Intelligence
by Marco Andreozzi
In 1769, James Watt patented a steam engine featuring a separate condenser—a direct evolution of Thomas Newcomen’s atmospheric engine (introduced in 1712). Similarly, Jacquard developed a technology—originally from Tuscany’s Lucca—involving a loom topped by a structure of cords connected to the heddles; these are the vertically arranged movable elements that separate and lift the warp threads to create the “shed” (or gap) through which the weft thread passes. In Lyon, the goal was to replace the grueling manual labor of the “drawboy,” whereas in England a few decades earlier, the immediate aim was to reduce the substantial coal consumption required to drain the coal mines themselves. Watt’s engine cut consumption by over 60% per unit of work; logically, such efficiency should have reduced the overall demand for fuel. Yet, the exact opposite occurred: the drop in coal requirements made steam power so affordable and accessible that steam engines were installed in cotton mills, spinning plants, foundries, and transport systems. This efficiency drove industrial expansion, multiplying the number of active machines—a scale effect that outweighed the energy savings per unit, causing total British coal consumption to skyrocket. This dynamic, known as the Jevons Paradox, is likely to repeat itself when controlled nuclear fusion becomes viable (perhaps a generation from now?). At that point, the potential of Generative Artificial Intelligence (GenAI) will seem like science fiction. Energy isn’t exactly the sort of topic one discusses over a casual drink, right?

Back to the present. Let us paint a summary picture of Italy, without forgetting to mention that in the 1990s, your scribe witnessed second-hand textile machinery from Prato operating in Chinese factories and met people doing business across China by selling stone-cutting machines from the Carrara district on a massive scale. Beside these two Tuscany’s know-how, we transferred a great deal of technology from the industrial sectors where Italy excelled. Today—and for some time now—China has been exporting this and other equipment of comparable quality at low cost. Italy currently represents luxury production in various sectors, but tastes are changing, as is the very concept of luxury. Maserati is in crisis while the electric car market grows: is this a sign? Furthermore, Italy suffers from low investment in research, training, and education, leading to a “brain drain” toward major industrial hubs in Europe and the US; it faces stifling bureaucracy that discourages investment; and it lags behind in key AI developments, which are currently concentrated in the US and China.

To all this, we must add the high cost of energy, which makes it non-viable to build the AI data centers needed to participate in this industrial revolution—rather than merely being subjected to it—and to effectively safeguard citizens’ privacy. Energy consumption is soaring, yet productivity is rising: does the retrospective look at the Lucca case sound familiar? The path of global economic development follows historical cycles that often mirror one another, where technological and energy revolutions determine the rise or fall of nations. The energy and bureaucratic constraints that, three centuries ago, condemned Italy’s then-prosperous manufacturing sector to stagnation are reflected today in the AI landscape. In England, the 18th-century surge was driven by the radical institutional shift of 1688, which laid the political and legal foundations for the birth of history’s first parliamentary and economic state. This came about with the deposition of the Catholic King James II Stuart and the accession of the Dutch Prince William of Orange and his wife, Mary II Stuart—James’s own daughter.

During that historical era of energy revolution, the inertia of the Italian states proved just as detrimental as French absolutism—where the Sun King shone by squandering tax revenue on wars and opulence, albeit underpinned by the nauseating mercantilism of Colbert (protectionism), while the French production system appropriated and adapted Italian technologies. Today, a truly competent Italian government ought to prioritize the energy issue. This entails comprehensive basic and applied research, as well as the deployment of appropriate renewable energy facilities—such as solar photovoltaics installed exclusively on land that has already been developed—since these now represent the lowest-cost solutions, quite apart from environmental or climate considerations. It is vital that energy costs for citizens and businesses be significantly lower than they are now. Yet, to achieve this, a competent Italian government must also implement radical reforms.

The reasons for the current high costs stem primarily from the decision to abandon nuclear energy following referendums, which deprived the country of a source of continuous, low-operating-cost baseload power. This has led to greater reliance on natural gas and a high rate of primary energy imports (70–80%); furthermore, importing electricity from France and Switzerland entails transport costs and is constrained by the limited capacity of cross-Alpine interconnections—particularly during peak demand—as well as by foreign market pricing. General system charges also play a role; electricity bills have historically been burdened by levies for purposes unrelated to immediate consumption, such as funding legacy renewable energy incentives, decommissioning old nuclear power plants, and providing relief for energy-intensive industries. Additionally, VAT and excise duties on energy consumption significantly inflate the final cost per kilowatt-hour compared to other European nations. Finally, Italy’s mountainous, peninsular geography makes maintaining and developing the national transmission grid—managed by Terna Ltd—more complex and costly. To be continued

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino). Tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale da un quarto di secolo; nomade digitale dal 2004 al 2019, e’ sinologo, parla correntemente il mandarino e in Cina e’ stato docente a contratto.
Marco Andreozzi, is a Doctor in Mechanical Engineering, Economics/Administration (Polytechnic of Turin). Industrial technologist and specialist in the energy sector, he comes from professional practices in five corporates in Italy and non-European countries, and as managing director for a quarter of a century; digital nomad from 2004 to 2019, he is a sinologist, speaks fluent Mandarin and was a visiting professor in China.
