Diritti umani
Se a Parigi, patria della libertà, si perde la guerra della civiltà per la dignità di tutte le donne
Per acconsentire alla richiesta del “Bochasanwasi Akshar Purushottam Swaminarayan Sanstha” movimento spirituale indù che aveva chiesto di non incrociare donne nella visita alla Tour Eiffel, i dirigenti della torre hanno detto alle dipendenti di togliersi di torno per non turbare gli indù integralisti.
di Toi Bianca
Hanno detto loro di nascondersi, di non farsi vedere, alcune le hanno sostituite con uomini, altre sono finite chiuse in una stanza.
E’ successo nella patria della libertà e dei diritti, la culla della rivoluzione, a Parigi dove le tricoteuse oltre due secoli fa stavano tranquillamente a far la maglia sotto il patibolo del terrore.
E’ successo che, per acconsentire alla richiesta del “Bochasanwasi Akshar Purushottam Swaminarayan Sanstha” movimento spirituale indù che aveva chiesto di non incrociare donne nella visita alla Tour Eiffel, i dirigenti della torre hanno detto alle dipendenti di togliersi di torno per non turbare gli indù integralisti.
Hanno detto di sì alla richiesta e nascosto le donne.
Ovviamente è scoppiato un caso, è stato indetto uno sciopero dei lavoratori, sia uomini che donne. Le indignazioni si sono moltiplicate, le proteste, anche autorevoli, sono state numerose e stentoree.
Ma dopo. Quando l’offesa era stata accettata e perpetrata.
Il fatto in sé è complessivamente veniale e si presterebbe forse più all’ironia. La società indù non è il paradiso della parità di genere, ma con quello che c’è in giro (Iran, Afganistan, molti paesi arabi e non solo) non si tratta decisamente della realtà più discriminatoria nei confronti delle donne (si sono pure scusati poi i latori della “proposta indecente”).
Ma il problema non sono gli Indu’. Siamo noi.

Lo scandalo in questa storia non è che un gruppo integralista voglia discriminare le donne. Lo scandalo è che a Parigi tale richiesta sia stata accettata in nome di una malintesa ospitalità e rispetto nei confronti di chi ha cultura e usanze diverse.
Mi chiedo: se fosse venuta in visita la delegazione di una tribù di cannibali e avesse chiesto di mangiare carne umana perché questa è la loro cultura, a Parigi avrebbero organizzato un banchetto con corpi di uomini e donne al forno, in salmì o alla griglia?
Questo ovviamente è un paradosso ma forse indica che ci sono limiti e diritti inviolabili e limiti e diritti che invece vengono violati forse perché non sentiti “identitari” o perché ci sono altre cose che contano di più.
Ed è assai spiacevole dirlo, ma la mia impressione è che la condizione della donna non sia un “fondamentale” della nostra civiltà, ma piuttosto un valore da agitare nelle belle giornate e nei paesi liberi.
I fondamentali sono altri. Sulle donne si può transigere. Vuoi pensare e combattere per i diritti calpestati, torturati, ammazzati di 50 milioni di donne iraniane quando hai il problema di Trump? Vuoi impiccarti sul problema delle donne di Kabul quando hai la flottilla da organizzare e promuovere? Vuoi preoccuparti delle donne africane vendute e comprate dai clan e messe a battere sulle strade delle capitali occidentali se hai Putin da giustificare?
A me pare che i diritti umani e la civiltà contino sempre meno in politica, e, soprattutto aggreghino poco o niente.
A contare sono i nemici a mobilitare followers e fan sono gli avversari da battere o da insultare.
Il regime iraniano che ha ammazzato in un mese tanti persiani quanti gazawi in Israele in due anni, che annienta e uccide ogni giorno le donne, è tollerato, quando non apertamente difeso, perché sotto attacco di Trump.

Siamo benevoli con regimi terroristici come Hamas perché odiamo Netanyahu (che si impegna a farsi odiare e ci riesce). Siamo distratti dalla difesa senza se e senza ma di Ranucci (e a perdonare le sue “avventure galanti”) per non pensare alle afgane reificate, alle spose bambine in oriente, alle baby prostitute di Bangkok.
Chiudiamo gli occhi e le orecchie – e apriamo i portafogli – dinanzi agli scintillanti grattacieli degli emirati o dell’Arabia Saudita dove le donne non possono guidare e devono andare in giro velate.
Nella mia stupidità di indiano metropolitano vintage, avevo sperato che la, sommamente inutile, guerra del ciuffotto americano contro i barbari pasdaran sarebbe servita almeno a liberare la nobile, antica Persia dai macellai medioevali che la governano e che offendono ogni giorno la cultura, la dignità e il corpo delle bellissime donne iraniane. Ovviamente sbagliavo.
Ma pensavo e penso che invece delle mille guerre “di liberazione” fatte per soldi, per petrolio, per ossessione feroce (come in Ucraina) di un dittatore che ha causato la morte del maggior numero di europei dai tempi di Hitler, per il comunismo e contro il comunismo, per il cristianesimo e per l’islam, invece di tutte queste guerre senza altra ragione che non sia il potere, una “guerra giusta” sarebbe quella per liberare le donne schiave di veli, costrizioni, limitazioni, violenze, abusi.
Ma le guerre non si fanno per liberare le donne.
Anzi le donne si nascondono per far piacere a chi le offende.
Intanto una guerra la stiamo perdendo. Quella della civiltà.
