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Il Sappe scende in piazza e protesta in via Arenula contro il ministro Bonafede


In difesa del corpo di Polizia Penitenziaria anche la Consolidal romana presieduta da Serenella Pesarin socio-psico-terapeuta ed esperta sui temi della detenzione per essere stata Direttore generale del Dipartimento della Giustizia Minorile

“Abbiamo 4mila uomini in meno, facciamo turni di lavoro massacranti ed il ministro Bonafede coccola i detenuti e non si preoccupa degli agenti aggrediti e denunciati” – così Donato Capece segretario generale del Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, stamane durante la manifestazione della categoria in via Arenula a Roma di fronte il Ministero della Giustizia – “Noi confidiamo nella magistratura, ma è inaccettabile che passi il concetto che le carceri italiane siano luoghi oscuri dove accade di tutto e di più”. E poi ancora: “Ministro Bonafede hai fallito su tutto!”

Niccolò Rocco di Torrepadula

La protesta fa seguito al sit-in davanti al carcere di Santa Maria Capua Vetere e, giovedì scorso a Roma, davanti alla sede del  Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in largo Luigi Daga. “Non v’è dubbio che l’emergenza sanitaria per covid19 ha messo a nudo tutte le carenze del nostro sistema penitenziario, – spiega Niccolò Rocco di Torrepadula – Ma quanto successo a Santa Maria Capua Vetere dove 44 agenti hanno ricevuto sulla pubblica via gli avvisi di garanzia per i procedimenti a loro carico aperti da Magistrati che poco conoscono del mondo del carcere, è semplicemente scandaloso. Delegittimare in questa maniera una Forza di Polizia merita un solo commento: Vergogna!!!”. Il duro commento di Niccolò Rocco di Torrepadula volontario nelle carceri ex art. 17 e 78 per oltre 10 anni nasce dalla sua profonda conoscenza della vita all’interno degli istituti di pena e dall’aver assistito al duro lavoro della Polizia Penitenziaria che, sottodimensionata nei numeri, “ svolge da sempre un compito durissimo e pericoloso, il loro impegno ed i rischi che corrono sono decuplicati in questo periodo dato che, per la impossibilità di accedere agli Istituti Penitenziari da parte di congiunti e parenti dei detenuti, la popolazione carceraria è particolarmente ‘agitata’ e frequenti sono le aggressioni agli agenti e le rivolte domate con molti feriti fra gli agenti, quanto scritto vale sia per gli Istituti dove sono reclusi i maggiorenni sia, e soprattutto, per gli istituti dove sono reclusi i minori spesso dimenticati da tutti”.


“Lascia basiti quanto successo a Santa Maria Capua Vetere,” – commenta Serenella Pesarin già Direttore generale del Dipartimento della Giustizia Minorile nazionale e oggi presidente di Consolidal – Roma – “le modalità con cui questi angeli del penale sono stati trattati, e tutto di fronte ai familiari dei detenuti. Non ci sono parole per esprime il dissenso di quanto avvenuto”.

“La polizia penitenziaria svolge un ruolo delicatissimo sia nelle strutture penali per gli adulti che per i minori – specifica con autorevolezza la Pesarin – sono loro che vivono giorno e notte con le persone ristrette, che coniugano sicurezza e trattamento, un binomio non semplice e che richiede alta professionalità esercitata senza riflettori, senza neanche il dovuto riconoscimento da parte dell’opinione pubblica che sa molto poco di questa realtà”.

“Ci si aspetta che la Magistratura faccia piena luce sui dolorosi accadimenti nell’Istituto di Pena di Santa Maria Capua Vetere, perché così la verità ancora una volta potrà trionfare e dare il dovuto riconoscimento agli operatori di Polizia Penitenziaria che rappresentano un corpo di polizia con prerogative complesse e che svolgono un lavoro molto delicato a contatto con un universo di fragilità dove spesso gli ultimi, i dimenticati dal mondo, trovano solo in loro ascolto” conclude Serenella Pesarin


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