Italiani nel Mondo

Il Migrante Inverso Parte Finale – The Reverse Migrant Final Part

By 13 Dicembre 2019 1 Febbraio, 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Il Migrante Inverso Parte Finale

Non siamo solo “italiani” o “australiani” (americani, argentini, canadesi, brasiliani, ecc.), siamo molto di più, siamo figli di due mondi

Nel luglio del 2003 sono tornato in Italia per fare le ricerche per un libro importante. Mentre scendevo a Fiumicino ho avvertito una sensazione che non avevo mai sentito prima nei miei vari viaggi. Per la prima volta ho provato la sensazione di tornare a casa. Non solo era totalmente inattesa ma era anche il presagio del mio futuro anni dopo.

Due giorni prima avevo firmato un contratto editoriale per scrivere una biografia di un personaggio italiano davvero importante. La malattia di mia madre sembrava essere in fase di recupero e mi sono permesso qualche settimana in Italia per fare ricerche impossibili in Australia. Sembrava la fine di un incubo e l’inizio di una fase felice, ma così non è stato.


Al mio ritorno ho scoperto che mia madre aveva avuto un intervento serio e per non disturbarmi la mia famiglia aveva deciso di non dirmelo. Questo è un atteggiamento molto tipico delle famiglie degli emigrati, sia per parte italiana che dalle famiglie all’estero. Allora mi sono trovato a scrivere mentre mia madre riposava e persino nel bar dell’ospedale durante le sedute di chemioterapia.

Alla fine del gennaio del 2004 ho consegnato il manoscritto all’editore e mi sono concentrato sui miei genitori. Come sanno tutti coloro che hanno badato ai genitori malati, per gli anni seguenti la mia vita non è stata più la mia. Non descrivo quel che ho passato, ci vorrebbe un libro solo per quello.

Ero l’unico in stanza la notte che mamma se n’è andata nel coma poco dopo la partenza degli altri parenti. Non potevo permettermi di soffrire per la sua scomparsa, da quel punto in poi tutti gli sforzi erano per papà che aveva sofferto tremendamente durante la malattia di mamma, ma in poco tempo il tormento della sua forma particolare di demenza ha creato problemi enormi, tristemente anche tra mio fratello ed me.

Quando papà se n’è andato quasi tre anni dopo anche mio fratello era presente. Era la fine di un periodo che non potrò mai spiegare per bene, bisogna passarci per capire davvero…

Aspettavo ancora la data d’uscita del libro a causa di ritardi dell’editore. Il gennaio seguente ho avuto uno chock enorme quando, la settimana dopo la sua decisione di pubblicare il libro finalmente, un’email dall’Italia ha ordinato prima la sospensione e poi il blocco totale del libro. L’editore australiano aveva gestito male la questione dei diritti d’autore per il materiale italiano utilizzato nel libro, e fondamentale per raccontare la Storia del soggetto.

Questo mi ha quasi distrutto. Malgrado la mia decisione di rompere il contratto con l’editore, ogni tentativo di trovare una risoluzione è finito nel vuoto. Non sapevo più come fare, tranne tornare al mio lavoro precedente. Però, non ho mai smesso di combattere per poter pubblicare il libro.

Poi, è arrivata una comunicazione che mi ha stravolto la vita.

Domanda inattesa

Una mattina alla fine del gennaio del 2010 ho trovato una domanda di amicizia su Facebook, era la mia ex fidanzata. Non sapevo come reagire.

Avevo saputo anni prima da amici in comune cosa era successo davvero all’epoca. Purtroppo aveva commesso uno sbaglio con conseguenze inattese e uno dei risultati era stata la decisione di lasciarmi. Sapevo anche che la sua vita nuova era tutt’altro che felice. L’avevo cercata una volta a Faenza, ma nel vederla da lontano avevo capito che quel che mi avevano detto i miei amici era tutto vero, e allora avevo deciso di non avvicinarmi per non crearle più problemi.

Quella domanda era un passo verso la sua nuova vita. Voleva chiedermi scusa per quel che era successo. All’inizio non sapevo come reagire, però, man mano che abbiamo cominciato a parlarci ho capito che quel capitolo della mia vita non era mai stato chiuso come pensavo.

Il luglio seguente ero sull’aereo per l’Italia per rivederla. Il presagio di quell’arrivo a Roma anni prima si era avverato.

Migrante inverso

Non entro nei dettagli di quel periodo. Dico solo che nel momento che l’ho rivista a Bologna era come se non ci fossimo mai lasciati, malgrado i molti anni passati. Pochi mesi dopo sapevo che non sarei tornato a vivere in Australia.

In questo modo sono diventato il “migrante inverso”.

Ho cominciato a fare la vita di altre coppie che ho conosciuto nel corso degli anni, ma io ero l’eccezione. Io sono l’unico caso che conosco di un maschio figlio di emigrati italiani e un’italiana.

In tutti gli altri casi che ho conosciuto, prima e dopo, lui viene dall’Italia e lei dall’Australia ma figlia di emigrati italiani. Incontri in vacanza, a volte in Italia, o l’Australia e anche in altri paesi. Sapevo già delle difficoltà che avrei incontrato con la mia attuale compagna, infatti, era proprio il soggetto di uno dei miei racconti. La differenza era che questa volta ero, e sono tuttora, coinvolto anch’io.

La vita di queste coppie non è facile, a partire dalla decisione di dove vivere, perché non tutti riescono a sistemarsi in paesi nuovi.  Queste sono storie che pochi conoscono e, come le ragazze italo-australiane raccontate in parte 2, meritano un capitolo a parte nella Storia dell’emigrazione italiana, perché affrontano problemi che pochi immaginano, tantomeno capiscono del tutto.

Mentre aspettavo che la mia compagna si trovasse nella possibilità di poter convivere con me, ho affittato un appartamento che mi ha permesso di capire una realtà italiana che vediamo ogni giorno nei giornali e spesso non nel senso buono purtroppo.

La famiglia nigeriana

I miei vicini erano una famiglia nigeriana e durante l’anno e mezzo che ho vissuto nel palazzo che condividevamo, ho potuto vedere la loro vita da vicino e devo confessare che mi ha colpito perché in moltissimi modi era identica alla mia in Australia.

Alle feste dei figli si radunavano i parenti da tutta la penisola, come facevamo noi in Australia. Ho visto che anche se la madre non parlava bene l’italiano, i figli già ne avevano una padronanza buona. E una sera ho avuto una prova di come queste famiglie sono ponti tra paesi.

Ero in casa a guardare una partita ufficiale della nazionale italiana. Sentivo i rumori dall’appartamento affianco che mi facevano credere che i ragazzi stessero giocando, ma mi sbagliavo. Quando l’Italia ha segnato il primo goal, i ragazzi si sono messi a urlare come avessero segnato loro e l’hanno fatto con ogni nostro goal in quella partita.

E mi sono identificato con loro e altri immigrati anche in altre circostanze, purtroppo non buone come quella. Ora che giro l’Italia regolarmente sento i commenti e le battute offensive verso gli immigrati nel paese. Sono identici, in ogni senso, alle offese e le battutacce che mi hanno inseguito per tutta la mia vita in Australia, ma con una differenza importante che spesso mi fa vergognare. Questi commenti ora sono in italiano e verso immigrati.

Se davvero vogliamo realizzare l’integrazione in Italia dobbiamo capire le lezioni di vita dei nostri parenti e amici all’estero. L’integrazione non è unilaterale, deve venire da entrambe le parti perché i migranti sono agenti di cambio, e basta vedere quel che hanno fatto gli italiani all’estero nei loro paesi di residenza per capire che è vero.

Ci sono quelli in Italia che non vogliono veder il loro paese cambiare, ma il cambiamento è inevitabile, il mondo è sempre cambiato e cambierà sempre. Dobbiamo affrontare questa realtà e imparare le lezioni positive dalle nostre esperienze dall’estero, per aiutare i nuovi immigrati in Italia a integrarsi al meglio. Ma non è un compito che possono realizzare solo loro, noi tutti dobbiamo farlo.

Ora sono alla fine della mia storia. Non ho mai smesso di lottare per quel libro, ma ora mi trova a mio agio come mai ero stato nel mio paese di nascita. Una gran parte di questo è dovuto alla mia compagna, ma una parte è anche grazie all’aver potuto finalmente capire qual era davvero il mio paese di residenza.

Ma questo non cambia un fatto fondamentale di me e di noi tutti nati e cresciuti all’estero, chi più e chi meno. Non siamo solo “italiani” o “australiani” (americani, argentini, canadesi, brasiliani, ecc.), siamo molto di più, siamo figli di due mondi e come questo siamo anche ponti tra paesi. Ma i ponti non servono a niente se non si utilizzano nel modo giusto…

Per chi vuole sapere i dettagli della battaglia del mio libro: https://thedailycases.com/il-libro-proibito-il-testimone-scomodo-the-forbidden-book-the-troublesome-witness/

Come sempre inviamo i nostri lettori a inviare le vostre storie. Questo giornale vuole essere il mezzo per fare conoscere al mondo, a partire all’Italia, le nostre vite e le nostre esperienze perché in ogni senso sono parte della Storia dell’Emigrazione Italiana e per questo motivo sono tutte importanti. Inviate le vostre storie a: [email protected]

Parte 1: https://thedailycases.com/il-migrante-inverso-the-reverse-migrant/

Parte 2: https://thedailycases.com/il-migrante-inverso-parte-2-the-reverse-migrant-part-2/

di emigrazione e di matrimoni

The Reverse Migrant Final Part

We are not only “Italians” or “Australians” (Americans, Argentineans, Canadians, Brazilians, etc), we are much more, we are the children of two worlds

In July 2003 I returned to Italy to carry out the research for a major book. As I got off the plane at Fiumicino Airport I felt a sensation that I had never felt before in any of my various trips. For the first time I felt the sensation of going back home. Not only was it unexpected, it also foreshadowed my future years later.

Two days before I had signed a publishing contract to write the biography of a truly important Italian. My mother’s sickness seemed to be in remission and I allowed myself a few weeks in Italy to carry out the research that was impossible in Australia. It looked like it was the end of a nightmare and the start of a happy phase but it was not.

On my return I discovered that my mother had undergone a major operation and in order not to worry me my family had decided not to tell me. This attitude is very typical of migrant families, whether in Italy or overseas. So I found myself writing while my mother was resting and even in the hospital’s canteen during her sessions of chemotherapy.

At the end of January 2004 I delivered the manuscript to the publisher and I concentrated on my parents. As anybody who has cared for sick parents knows, for the following years my life was no longer my own. I will not describe what I went through; it would need a book just for that.

I was the only one in the room on the night she passed away in a coma shortly after the other relatives had left. I could not allow myself to mourn her loss, from that point on all my efforts were for my father who had suffered terribly during mamma’s disease but in a short time the torment of his particular form of dementia created huge problems, sadly even between my brother and I.

When papà passed away nearly three years later my brother was also present. It was the end of a period I will never be able to explain well, you have to go through it to understand…

I was still waiting for the release date for the book due to delays by the publisher. The following January I had a great shock when, the week after his decision to finally publish the book, an email from Italy first ordered the delay in publication and then another email blocked the book entirely. The Australian publisher had mismanaged the copyright issues for the Italian material used in the book that was essential to tell the subject’s story.

This almost destroyed me. Despite my decision to dissolve the contract with the publisher, every attempt to find a solution ended in a vacuum. I did not know what to do, except to go back to my previous job. However, I never stopped fighting to be allowed to publish the book.

Then a message came that overturned my life.

The unexpected request 

One morning at the end of January 2010 I found a friendship request on Facebook, it was my ex fiancée. I did not know what to do.

Years before friends in common had told me what had really happened at the time. Unfortunately she had made a mistake with unexpected consequences and one of the results was the decision to leave me. I also knew that her new life was anything but happy. I had gone looking for her in Faenza but when I saw her from a distance I understood that everything my friends had told me was true and so I decided not to approach her in order not to create more problems for her.

That request was a step towards her new life. She wanted to ask my forgiveness for what had happened. In the beginning I did not know how to react, however, slowly as we began to talk I understood that that chapter in my life had never been closed as I thought.

The following July I was on a plane to Italy to see her again. The premonition of that arrival in Rome years before had come true.

The reverse migrant

I will not go into the details of that period. I will only say that in the moment I saw her again in Bologna it was as if we had never left each other, despite the many years that had gone by. A few months later I knew that I would never go back to live in Australia.

In this was I became the “reverse migrant”.

I began living the life of other couples I had known over the years but I was the exception. I am the only case I know of a son of Italian migrants and a girl from Italy.

In all the other cases I have known, before and after, he came from Italy and she from Australia but a daughter of Italian migrants. They had met on holiday, at times in Italy or in Australia and even in other countries. I already knew of the hardships that I would encounter with my partner, in fact, it was the subject of one of my short stories. The difference was that this time I too was and still am involved.

The lives of these couples of not easy starting with the decision of where to live because not everybody manages to settle down in new countries. These are stories that few people know and, like the Italian-Australian girls in part 2, they deserve a chapter on their own in the history of Italian migration because they deal with problems that few imagine, let alone fully understand.

While I waited for my partner to find the opportunity to live with me I rented an apartment that let me understand an Italian reality that we see every day in the newspapers and sadly often not in the good sense.

The Nigerian family

My neighbours were a Nigerian family and during the year and a half that I lived in the apartment block that we shared I could see their life up close and I must confess that their life struck me because in very many ways it was identical to my life in Australia.

At the children’s parties the relatives gathered together from all over the peninsula, as we did in Australia. I also saw how even if the mother did not speak Italian well, the children already had a good command of it. And one evening I had proof of how these families are bridges between countries.

I was at home watching a game of the Italian national football team. The sounds I heard coming from the apartment next door made me believe that the children were playing but I was wrong. When Italy scored the first goal the children started screaming as though they had scored and they did this every time the team scored that evening.

And I identified myself with them and the other migrants also in other circumstances, unfortunately not good like on that occasion. Now as I travel around Italy I hear comments and offensive remarks towards the migrants in the country. They are identical in every way to the insults and the snide remarks that followed me for all my life in Australia but with an important difference that makes me feel ashamed. Now the comments are in Italian and towards migrants.

If we truly want to achieve integration in Italy we must understand the lessons of the lives of our relatives and friends overseas. Integration is not unilateral, it must come from both parties because migrants are agents of change and we only have to see what Italians overseas have done in their countries of residence to understand that this is true.

There are those in Italy who do not want to see their country change but change is inevitable, the world has always changed and will always change. We must deal with this reality and learn the positive lessons from our experiences overseas to help the new migrants in Italy to integrate in the best way possible. But it is not a task they can do on their own, we must all do it.

I am now at the end of my story. I never stopped fighting for that book but I now find myself at ease as I never did in my country of birth. A large part of this is due to my partner but a part is also thanks to having finally been able to understand which was my true country of residence.

But this does not change an essential fact about me and about all those born and raised overseas, some more and some less. We are not only “Italians” or “Australians” (Americans, Argentineans, Canadians, Brazilians, etc), we are much more, we are the children of two worlds and as such we are also bridges between countries. But bridges are useless if we do not use them in the right way…

For those who want to know the details of the battle of my book: https://thedailycases.com/il-libro-proibito-il-testimone-scomodo-the-forbidden-book-the-troublesome-witness/

As always, we invite our readers to send their stories. This newspaper wants to be the means to let the world, starting with Italy, know our lives and experiences because in every way they are part of the History of Italian Migration and for this reason they are important. Send your stories to: [email protected]

Part 1: https://thedailycases.com/il-migrante-inverso-the-reverse-migrant/

Part 2: https://thedailycases.com/il-migrante-inverso-parte-2-the-reverse-migrant-part-2/

 

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