Italiani nel Mondo

Lingua è Cultura e Turismo – Language is Culture and Tourism

By 7 Ottobre 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Lingua è Cultura e Turismo

Noi italiani conosciamo le ricchezze del nostro paese, ma gli altri le conoscono? E se non le conoscono, perché?

Alcune considerazioni su come mai il paese col più grande patrimonio culturale del mondo sia soltanto al quinto posto per le sue mete turistiche. Basta infatti dare un’occhiata all’elenco dei siti UNESCO per vedere che, con 55 siti, nessun paese ne ha più dell’Italia e solo la Cina è pari a noi. 

Si tratta certamente di un giusto motivo d’orgoglio per l’Italia, anche sapendo che in futuro verranno aggiunti moltissimi altri siti, però, se controlliamo i musei e luoghi turistici più visitati nel mondo, il nostro paese si trova ben al di sotto di questo primo posto.

Città e musei


Nell’elenco sul sito della Mastercard delle 20 città più visitate nel mondo per il 2019 , ecco infatti che l’Italia compare con Milano al 16° e non appaiono del tutto Roma o Firenze che sono considerate le città simbolo del nostro turismo culturale. Però, nei primi 20 posti mondiali troviamo alcune città che pochi penserebbero davanti al Bel Paese, come Bangkok, Dubai e Kuala Lumpur. A girare il coltello nella piaga, vediamo Turchia con ben 2 mete tra le prime 20, Istanbul e Antalya.

Purtroppo esistono tanti motivi e intendo analizzarli in questo e nei prossimi due articoli.

Nel recente passato un politico italiano disse che “con la Cultura non si mangia”. Falso, con oltre 10 milioni di visitatori nel 2018 il museo più popolare nel mondo è il Louvre a Parigi. Tra i venti musei più popolari nel mondo l’unico museo nella penisola in questo elenco non è nemmeno italiano, i Musei del Vaticano.

Tra questi primi venti musei più importanti a livello turistico nel mondo vediamo anche  il Museo Nazionale della Cina al secondo posto, il Metropolitan Museum of Art di New York, i Musei del Vaticano al quarto posto, 4 altri negli Stati Uniti, ben sei nel Regno Unito, tre altri in Cina e uno in Taiwan, l’Hermitage in Russia e il Reina Sofia in Spagna.

Quindi il nostro vanto nel Patrimonio Culturale più importante del Mondo non è affatto riflesso nelle statistiche più importanti, il numero di visitatori che la Cultura porta nel paese.

Il colmo per noi è di sapere quante delle loro opere sono di artisti italiani e che molti dei dirigenti che li guidano sono in realtà cittadini italiani. Inoltre per visitare questi musei giustamente si pagano cifre molto alte, e in Italia questo non accade: in qualsiasi nostro museo i prezzi d’ingresso sono molto al di sotto del livello delle mostre allestite e non bastano né per conservare le opere, né per restaurarle a dovere. Se i francesi sono capaci di farlo, perché non noi italiani?

Ricchezze

La prima domanda che dobbiamo porci è: noi italiani conosciamo le ricchezze del nostro paese, ma gli altri le conoscono? E se non le conoscono, perché?

Ovviamente la risposta alla prima parte della domanda si trova nelle cifre. Poche persone al di fuori del nostro paese sanno della profondità e della varietà delle ricchezze culturali che un turista può trovare girando il Bel Paese da città a città, come anche soltanto da paesino a paesino. Un turista potrebbe girare l’Italia per tutta la vita e non riuscire a vedere tutto.

Eppure, malgrado le ricchezze sparse in tutto il territorio e le diverse campagne pubblicitarie, le immagini dell’Italia si concentrano su pochi centri. Naturalmente le tre grandi città di Roma, Firenze e Venezia sono da decenni attrazioni per gite, viaggi di nozze e turisti più o meno alle prime armi, ma solo una parte relativamente piccola di questi turisti si reca poi nelle altre città d’arte, a partire da Siena, Arezzo, Ravenna, Ferrara, Mantova e Urbino. Se fossero adeguatamente pubblicizzate, ognuna di queste città attirerebbe un numero altissimo di interessati. E questo non succede secondo il valore del nostro Patrimonio Culturale.


Non è un caso che negli ultimi anni la Cina abbia avuto un grande aumento di turismo nazionale: è il risultato di una politica culturale mirata e lungimirante. Da decenni la Cina produce infatti un numero impressionante di film storici. Pellicole come “Hero”, “L’Imperatore e l’Assassino” e “La battaglia dei tre regni” sono tutte basate su episodi veri e hanno ricevuto contributi governativi importanti, sia finanziari che logistici, perché il governo cinese ha capito che era un modo di far conoscere una storia ricchissima che all’estero è quasi del tutto ignota. Questa politica ha avuto un successo strepitoso, sia ai botteghini, sia per l’aumento impressionante del flusso di turisti del paese nell’ultimo decennio, come vediamo nell’elenco del 2018.

Da questi commenti sorge allora una domanda spontanea: è un caso che l’inizio del boom di turisti nel periodo post bellico in Italia coincida con la produzione di grandi film a Cinecittà, quasi tutti ambientati nell’epoca dell’Impero Romano? Oseremmo dire che non sia proprio un caso.

Lingua

Ora, dobbiamo chiederci cosa deve fare l’Italia per attirare più turisti internazionali, soprattutto in un mercato internazionale che è sempre più competitivo? Il primo problema da affrontare è quello della lingua, che riguarda vari aspetti della promozione della cultura italiana.

A tanti questo soggetto sembrerà strano, ma senza dubbio senza lingua NON c’è cultura.

La lingua italiana è ricchissima e dà il suo contributo a tutte le altre lingue del mondo come lingua dell’arte e della musica. Le indicazioni degli spartiti musicali in giro per il mondo, per esempio, sono sempre in italiano o, ancora, le opere liriche più importanti sono quasi sempre cantate in italiano.

La lingua non solo ci fa capire la musica classica, ma anche i grandi cantautori italiani. Purtroppo, Fabrizio De André è poco conosciuto all’estero perché non si può apprezzare la sua arte musicale senza capire le sue parole, la sua poesia. E De André non è l’unico cantautore che meriterebbe un pubblico internazionale.


Come per la musica, possiamo parlare altrettanto del cinema e della letteratura. Insegnare bene la lingua aiuterebbe a far crescere il pubblico per i nostri autori e registi. Ci sono tanti film e libri che, benché popolari e considerati classici che sono poco noti, e meno apprezzati, fuori dei confini nazionali. Anche in questo citiamo un caso: “Amici Miei” è considerato un capolavoro della commedia all’italiana, ma difficilmente traducibile in altre lingue (e non solo per il cult “supercazzole” di Tognazzi) e in modo particolare l’inglese, il mercato più importante del mondo.

Creare un programma finalizzato ad aumentare il numero di italofoni in giro per il mondo, a partire dai figli e i discendenti degli emigrati italiani che di solito parlano poco la lingua dei nonni e i bisnonni o solo il dialetto d’origine dei genitori, aiuterebbe ad aumentare la conoscenza di cantanti, libri e film italiani. Un risultato sarebbe un aumento delle vendite di queste opere, con tutti i benefici per il paese che ne seguirebbero.

Allo stesso tempo quest’aumentata consapevolezza avrebbe l’effetto di far conoscere sempre più aspetti della cultura italiana all’estero, migliorando il profilo di luoghi, personaggi e artisti che finora sono stati ignorati, in entrambi i sensi della parola, dal grande pubblico internazionale.

Leggere “Il giardino del Finzi Contini” di Giorgio Bassani, oltre a rivelare un libro straordinario, fa conoscere una città d’arte meravigliosa come Ferrara, con il suo Palazzo di Diamanti, il Castello Estense e Palazzo Schifanoia. Farsi cullare dalle parole di Lucio Dalla aprirebbe la porta sulle magie di Bologna, mentre Paolo Conte e De André presenterebbero le bellezze di Genova, come Venditti la magnificenza della sua Roma e i fratelli Bennato le perle della loro Napoli.

Ma la lingua è solo un primo passo per meglio rappresentare l’Italia nel mondo. Dobbiamo pubblicizzare il paese considerando specifici gruppi, a partire dai discendenti degli italiani emigrati. 

E per fare questo dobbiamo capire una volta per sempre che i soldi dei turistici e chi compra i nostri libri e dischi e vede i nostri film, sarebbero una fonte essenziale per finanziare il restauro e le ristrutturazioni dei luoghi importanti in Italia che da fin troppo tempo sono abbandonate al loro destino perché non abbiamo capito che di Cultura non solo si mangia, ma si mangia benissimo e sempre di più nel futuro, ma se solo sapessimo capire queste lezioni dall’estero.


(continua)

di emigrazione e di matrimoni

Language is Culture and Tourism

We Italians know the riches in our country but do the others know them? And if they do not, why?

Some thoughts on why the country with the world’s greatest cultural heritage is only in fifth place for its tourist destinations. We only have to take a look at the list of the UNESCO World Heritage sites to see that with 55 sites no country has more than Italy and only China is our equal.

This is certainly a just reason for pride in Italy, even knowing that in the future many other sites will be added. However, if we check the most visited museums and tourist destinations around the world our country is well below this first place.

Museums and Cities

In MasterCard’s list of the world’s 20 most visited cities for 2019 Italy only appears with Milan in 16th place. Rome and Florence that are considered the symbols of our cultural tourism do not appear at all. However, in the list of the 20 cities we find cities we would not consider ahead of Italy, such as Bangkok, Dubai and Kuala Lumpur. Adding salt to the wound, we see Turkey with two destinations amongst the first 20, Istanbul and Anatolia.

Unfortunately there are many reasons for this and we intend analyzing them in this and the next two articles.


In the recent past an Italian politician said that “you do not eat with Culture”. This is false; with more than 10 million visitors in 2018 the world’s most popular museum is the Louvre in Paris. Of the world’s most visited museums the only museum in the peninsula is not even Italian, it is the Vatican Museums.

Of these twenty most important museums around the world we also see the National Museum of China in second place, the Metropolitan Museum of Art in New York in third place, the Vatican Museums in fourth place, 4 others in the United States, a good six in the United Kingdom, three others in China, the Hermitage in Russia and the Reina Sofia in Spain.

Therefore, our boast that ours is the world most important Cultural Heritage is not reflected at all in the most important statistic, the number of visitors the Culture brings to the country.

What is despairing for us is to know how many of the works on display are by Italian artists and that many of the administrators are in reality Italian citizens. Furthermore, in order to visit these museums, the tourists pay very high prices and this does not happen in Italy since the price of a ticket for many of our museums is very much lower than the level of the exhibitions on display and is not enough to preserve the works, nor to restore them properly. If the French are able to do so, why not we Italians?

Riches

The first question we Italians must ask ourselves is: we Italians know the riches in our country but do the others know them? And if they do not, why?

Obviously the answer to the first part of the question is found in the numbers. Few people outside our country know the depth and the variety of the cultural riches that a tourist can find travelling around Italy from city to city, and also from small town to small town. A tourist could travel around Italy for a lifetime and not manage to see everything.

And yet, despite these riches spread over all the country and the different publicity campaigns, the images of Italy are concentrated on a few centres. Naturally for decades the three great cities of Rome, Florence and Venice have been attractions for tours, honeymoons and first time tourists but relatively few of these then go on to the other cities of Art, starting with Siena, Arezzo, Ravenna, Ferrara, Mantua and Urbino. If they were properly advertised each one of these cities would attract very high numbers on people. And this does not happen according to the value of our Cultural Heritage.

It is no coincidence that in recent years China has had a great increase in its level of tourism. This was the result of targeted and long term cultural policies. For decades China has in fact been producing an impressive number of historical films such as “Hero”, “The Emperor and the Assassin” and “Red Cliff” which were based on true episodes in the country’s history and they received major government funding both economically and logistically because the Chinese government understood that this was a means to introduce a very rich history that was almost totally unknown overseas. These policies had huge success, both at the box office and in the impressive growth of tourists to the country in the last decade, as we saw in the 2018 list.

These comments raise another spontaneous question. Was it a coincidence that Italy’s tourism boom after the Second World War coincided with the production of great films at Cinecittà in Rome, almost all set in the period of the Roman Empire? We dare say that this was not at all a coincidence.

Language

And now we must ask: what must Italy do to attract more international tourists, especially in an international market that is more and more competitive? The first problem to be faced is that of language that concerns various aspects of the promotion of Italian Culture.

This may seem strange to many but undoubtedly without language there is NO Culture.

The Italian language is rich and has given its contribution to the world’s other languages, such as the language or art and of music. The directions in musical scores around the world for example, are always in Italian, or, again the most important operas are almost always sung in Italian.

The language not only lets us understand classical music but also Italy’s great cantautori (singer songwriters). Unfortunately, Fabrizio De André is little known overseas because you cannot appreciate his musical art without understanding the poetry of his words. And De André is not the only cantautore who would deserve an international audience.

We can say just as much about cinema and literature. Teaching the language properly would help to make the audience for our authors and directors grow. There are many films and books that, even though popular and considered classics in Italy, are little known and even less appreciated outside the country’s borders. Even in this case we can cite “Amici Miei” (My friends) that is considered a masterpiece of Italian style comedy but it is very difficult to translate (and not only for the cult “supercazzole” scenes with Tognazzi), especially in English, the world’s biggest market.

Creating a programme aimed at increasing the number of Italian speakers around the world, starting with the children and descendants of Italian migrants who speak little of the language of their grandparents and great grandparents or only their parents’ original dialect would help to increase in the sales of these works, with all the benefits for the country that would follow.  

At the same time this increased knowledge would have the effect of making more aspects of our Culture be known overseas, raising the profile of places, people and artists that until now have been ignored or are unknown by the great international audience.

Reading “Il giardino dei Finzi-Contini” (The garden of the Finzi-Continis) would not only introduce an extraordinary book, it would introduce a wonderful city of Art such as Ferrara with its Palazzo Diamanti,the  Estense Castle and Palazzo Schifanoia. Being swayed by the words of Lucio Dalla would open the doors to the magic that is Bologna, while Paolo Conte and De André would present the beauty of Genoa, as Venditti the magnificence of his Rome and the Bennnato brothers the pearls of their Naples.

But the language is only the first step to presenting Italy better to the world. We must advertise the country considering specific groups, starting with the descendants of Italian migrants.

And in order to do this we must understand once and for all that the money from the tourists and those who buy our books and records and those who watch our movies would be a fundamental source of funding the restoration of the important places in Italy that all too often have been abandoned to their Fate because we have not understood that not only can we eat with Culture, we can eat very well and more and more in the future. But only if we know how to understand these lessons from overseas.

(to be continued)

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