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L’anniversario desolante: pensieri e una sfida per la promozione della nostra Cultura – The bleak anniversary: thoughts and a challenge on the promotion of our Culture

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di emigrazione e di matrimoni

L’anniversario desolante: pensieri e una sfida per la promozione della nostra Cultura

Premessa: “Personalmente penso che la pubblicazione di questo libro sia da caldeggiare: se sarà far possibile far conoscere nel mondo anglosassone anche al pubblico dei non specialisti chi era Indro Montanelli, avremo compiuto un atto utile e doveroso. Ne raccomando caldamente la pubblicazione. 2004, Franco Grasso, storico e giornalista

In questi giorni vent’anni fa mi apprestavo a entrare nell’archivio storico de “Il Corriere della Sera”, il giornale più importante e prestigioso del paese, per fare le ricerche per un libro che, per motivi fuori il mio controllo, non è mai stato pubblicato, malgrado il fatto che sia stato approvato per la pubblicazione sia in italiano che in inglese, come caldeggiato nella premessa sopra. Per chi vuole sapere la Storia di questo libro

Avevo lasciato il lavoro in Australia per scrivere il libro, la biografia in lingua inglese del grande giornalista italiano Indro Montanelli, con tutte le controversie della sua vita e le cronache di incidenti storici in tutto il mondo. Infatti, non vedevo l’ora di poter accedere all’archivio per vedere con i miei occhi la realizzazione del detto celebre che il giornalismo è la prima bozza della Storia.

Quelle ricerche hanno reso una prova straordinaria di questo motto perché, da laureato in Storia Contemporanea, quel che ho letto e poi incluso nel libro, come da proposta fatta prima al mio ora ex-editore australiano e poi alla RCS Libri in Italia che mi ha concesso l’accesso al giornale allora di sua proprietà, nei suoi articoli Montanelli ha raccontato dettagli di Storia che i libri non citano e in un caso, la scoperta della presenza di una parola, “Gulag”, che non doveva apparire in un giornale occidentale nel 1940.

Ma questo articolo non vuole trattare il destino crudele del libro raccontato nel link sopra.

Con questo articolo intendo fare serie riflessioni sulla promozione della nostra Cultura all’estero che è stato il motivo per scrivere il libro, come anche sulle scoperte nelle ricerche dell’archivio e poi gli scambi con gli italiani nel mondo nel corso di questi vent’anni, particolarmente dopo la decisione di diventare anch’io un giornalista in Italia.

In Italia gli addetti ai lavori culturali, e anche i presentatori televisivi nei loro documentari, hanno il vizio di dire che “tutto il mondo sa quel che abbiamo in Italia”. Da italo-australiano, nato e cresciuto in Australia e dove ho vissuto fino alla decisione di trasferirmi in Italia nel 2010, questa osservazione non è affatto vera.

In Australia ho frequentato quel che in Italia sarebbe il liceo classico e in tutti quegli anni abbiamo studiato solo due autori non anglofoni, entrambi francesi. Poi, in una scuola cattolica, non abbiamo mai nemmeno sentito parlare della Divina Commedia di Dante, tantomeno l’abbiamo studiata, anche se utilizzavamo il detto inglese “Dante’s Inferno”, per descrivere un luogo infernale, senza saperne le sue origini.

Inoltre, c’erano poche possibilità per studiare la nostra Cultura e i nostri autori, non solo perché la scuola non ci dava la possibilità di poter studiare l’italiano, ma anche perché esistevano pochissimi libri italiani tradotti in inglese da poter leggere.

Questo è stato precisamente il motivo per cui la biografia ha incluso gli articoli di Montanelli che erano, e sono tuttora, sconosciuti all’estero, e non si può scrivere la vita di un giornalista di tale importanza senza dare ai lettori del libro la possibilità di poter leggere i suoi articoli, particolarmente in paesi dove non sono arrivati nemmeno in traduzione…

Inoltre, le ricerche nell’archivio del Corriere mi hanno fatto capire una cosa molto importante, il giornale milanese ha avuto una scuderia di giornalisti straordinari che non solo hanno raccontano fatti di cronaca e politica, cioè la Storia del nostro paese, ma hanno scritto i cosiddetti “elzeviri”, gli articoli di Cultura riservati all’importantissima terza pagina del giornale, come era l’usanza dei giornali nel passato, prima dell’epoca delle riviste.

Nel caso de ‘Il Corriere della Sera’, alcuni di questi giornalisti, che erano anche poeti e autori, si chiamavano Eugenio Montale, il Premio Nobel per la Letteratura, Dino Buzzati, Curzio Malaparte, Andrea Brancati e Guido Piovene, per nominarne solo alcuni. Tristemente alcuni di questi nomi ora sono dimenticati dai più giovani.

E questo discorso vale per altri grandi giornali italiani come “Il Messaggero” di Roma, “Il Resto del Carlino” di Bologna, “La Stampa” di Torino, e così via.

Infatti, dopo aver completato le ricerche, ho deciso di scrivere un libro per introdurre gli autori/giornalisti nominati sopra, come seguito alla biografia di Montanelli. Purtroppo, non ho potuto realizzare questo progetto a causa degli sviluppi. Anche se confesso che lo farei domani se il Corriere me ne desse la possibilità

Però, in occasione di questo anniversario, vorrei fare una domanda seria e provocante: cosa ha fatto l’Italia per fare conoscere questi autori/giornalisti, oppure per tenere vivo il ricordo di loro (il caso di Montale) nel mondo?

E in questo senso il commento di Franco Grassi citato nella premessa vale altrettanto per loro oltre che per il solo Montanelli.

La risposta è un tristissimo niente affatto. Eppure, abbiamo milioni di nostri parenti e amici all’estero con le qualifiche per poter scrivere libri del genere…

Allora la domanda viene spontanea, perché non incoraggiamo loro a scrivere questi libri per il pubblico internazionale? Non avremmo niente da perdere, anzi avremmo solo da guadagnare vista la crisi perenne della nostra editoria che campa con libri scritti da personaggi celebri, perché solo i loro libri attraggono l’attenzione della stampa, compresa la TV, invece gli autori veri e di talento, come ho scoperto in questi anni per i miei altri libri, non hanno quasi nessuna possibilità di trovare un editore serio in Italia…

Tristemente, devo constatare che, dopo questi anni di lotta per il mio libro, c’è poca considerazione per noi oriundi, spesso siamo considerati cittadini di “seconda classe” per via del nostro italiano imperfetto, che è il risultato di dove siamo nati e cresciuti e non un indice della nostra vera intelligenza.

Poi, negli anni da quando ho deciso di scrivere questi articoli e condividerli con le pagine italiane sui social, ho scoperto un desiderio vero da parte dei figli/discendenti dei nostri emigrati in tutti i continenti, di sapere di più del loro paese di origine. Però, per gli stessi motivi spiegati sopra, non hanno i mezzi di poter imparare di più, partendo dalle scuole in tutti i paesi.

E questo è il motivo per cui le pagine dei social sono piene di stereotipi che spesso sono vecchi, e che in molti casi non esistono più in Italia.

Quindi, esiste un vuoto enorme da riempire nella loro conoscenza del nostro paese che non può essere affatto essere riempito dalla RAI che trasmette solo in italiano, per cui un potenziale pubblico internazionale enorme non ha nemmeno la possibilità di capire i suoi programmi.

Allora, se veramente vogliamo promuovere la nostra Cultura e Storia nel mondo, cominciamo a capire che non possiamo solo farlo in italiano e dobbiamo coinvolgere gli italiani nel mondo in modi nuovi ed innovativi. Solo così vedremo crescere in modo esponenziale il nostro turismo per riflettere la grandezza del nostro Patrimonio Culturale, il più grande nel mondo.

Ma siamo capaci di cambiare mentalità? Partendo dai nostri addetti ai lavori culturali di ogni genere…

Quindi, vorrei utilizzare questo anniversario desolante per me per lanciare una sfida ai politici e agli addetti, perché ogni giorno in Italia vedo qualcosa di nuovo che mi lascia sbalordito, ma che quasi sempre lascia gli abitanti di quel luogo indifferenti perché lo vedono ogni giorno senza capirne l’importanza ed è ora che cominciamo veramente ad apprezzare quel che ci circonda.

Questo è il motivo per cui ogni estate Roma, Firenze e Venezia sono stracolme di turisti, ma le altre città d’Arte sono vuote malgrado tesori culturali che in altri paesi sarebbero attrazioni importantissime.

E la sfida è di dare a noi oriundi la possibilità di promuovere l’Italia in giro per il mondo perché, se noi non siamo capaci di attrarre i nostri coetanei in altri paesi a visitare il Bel Paese, chi in Italia sarebbe in grado di farlo?

Non so se potrò mai pubblicare il mio libro proibito, ma questo non vuol dire non lottare per quel che mi ha spinto a scriverlo. Infatti, questo è il motivo per cui scrivo questi articoli, per non tradire me stesso, anche perché avrei altri libri da scrivere, ma il veto non mi permette di poterlo fare…

The bleak anniversary: thoughts and a challenge on the promotion of our Culture

Premise: “Personally, I think that the publication of this book is to be encouraged: if it will be possible to let the non-specialist English-speaking world know who Indro Montanelli was, we will have accomplished a useful and dutiful act. I highly recommend its publication” 2004, Franco Grassi, historian and journalist.

In these days twenty years ago, I was getting ready to enter the historical archives of Milan’s “Il Corriere della Sera” the country’s most important and prestigious newspaper, to carry out the research for a book that, for reasons beyond my control, was never published, despite the fact it was approved for publication in both Italian and English, as advocated in the premise above. For those who want the know the history of this book

I had left my job in Australia to write the book, the biography of Italy’s greatest journalist, Indro Montanelli, with all the controversies of his life and the reports of historical incidents around the world. In fact, I could not wait to have access the archive to see for myself the fulfilment of the famous phrase that journalism is the rough draft of history.

That research gave extraordinary proof of that saying because, as a graduate of Modern History, what I read, and then included in the book as per the proposal I made first to my now ex-Australian publisher, and then RCS Libri in Italy which gave me access to the newspaper it owned at the time, in his articles Montanelli wrote details of history that the books do not mention, and in one case, the discovery of the presence of a word, “Gulag”, which should not have appeared in a western newspaper in 1940.

But this article does not want to deal with the cruel fate of the book told in the link above.

With this article I intend pondering seriously on the promotion of our Culture overseas, which was the basis of the decision to write the book, as did the discoveries made during the research and then the exchanges with Italians around the world over these twenty years, particularly after the decision to also become a journalist myself in Italy.

In Italy the experts on Culture, and also TV presenters in their documentaries, have the bad habit of saying “the whole world knows what we have in Italy”. As an Italo-Australian born and raised in Australia and where I lived until the decision to move to Italy in 2010, this observation is not at all true.

In Australia I attended what would be the liceo classico (classical high school) in Italy and in all those years we studied only two non-English authors, both French. And then, in a Catholic school, we never even heard of Dante’s “Divine Comedy”, much less studied it, even if we used the English expression “Dante’s Inferno” to describe an infernal place, without knowing its origins.

Furthermore, there was little chance to study our Culture and our authors not only because the school did not give us the chance to study Italian, but also because there were very few Italian books translated into English to be able to at least read them.

This was precisely the reason that the biography included Montanelli’s articles which were, and still are, unknown overseas, and you cannot write the life of a journalist of such importance without at least giving readers of the book the possibility to read his articles, especially in countries they never reached, not even in translation…

Furthermore, the research in the archive of Il Corriere della Sera made me understand something very important, the Milanese newspaper had a group of extraordinary journalists who not only reported news and politic events, in other words, our country’s history, but they also wrote the so-called “elzeviri”, the articles on Culture reserved for the very important third page, as was the custom of newspapers in the psst, before the era of magazines.

In the case of Il Corriere della Sera some of these journalists, who were also poets and authors, were Eugenio Montale, winner of the Nobel Prize for Literature, Dino Buzzati, Curzio Malaparte, Andrea Brancati and Guido Piovene, all important Italian authors, to name only a few. Sadly, some of these names are now forgotten by young people.

And this is also true for other great Italian newspapers such as Rome’s “Il Messaggero”, Bologna’s “Il Resto del Carlino”, Turin’s “La Stampa”, and so forth.

Indeed, after having completed the research, I decided to write a book to introduce the authors/journalists named above, as a follow-up to Montanelli’s biography. Unfortunately, I was not able to carry out this project due to the developments. Even if I confess that I would do it tomorrow if Il Corriere della Sera gave me the chance.

However, on the occasion of this anniversary, I would like to ask a serious and provocative question: what has Italy done to make these authors/journalists known, or to keep their memory alive (the case of Montale) around the world?

And in this sense Franco Grassi’s comment in the premise applies just as much to them as for Montanelli alone.

The answer is a very sad, nothing at all. And yet, we have millions of our relatives and friends overseas with the qualifications to write such books…

So, the question arises, why do we not encourage them to write these books for international readers? We would have nothing to lose, indeed we would have everything to gain considering the perennial crisis of our publishers which survive on books written by famous people because only their books attract the attention of the Press, including TV, instead of real and talented authors who have, as I have discovered in these years for my other books, almost no chance of finding a serious publisher in Italy…

Sadly, I must note that, after these years of fighting for my book, there is little consideration for us oriundi (people of Italian origin), we are often considered “second class” citizens due to our imperfect Italian, the result of where we were born and grew up, and not a gauge of our true intelligence.

And then, in the years since I decided to write these articles and to share them with the Italina social media pages, I have discovered a real desire on the part of the children/descendants of our migrants in all the continents, to know more about their country of origin. But, for the same reasons described above, they do not have the means to be able to learn more, starting with the schools in all the countries.

And this is the reason why the social media pages are full of stereotypes which are often old, and in many cases no longer exist in Italy.

Therefore, there is a huge void to fill in their knowledge of our country which cannot at all be filled by RAI which broadcasts only in Italian, so that a huge potential international audience does not even have the chance to understand these programmes.

So, if we really want to promote our Culture and history around the world, we must start understanding that we cannot do so only in Italian and we must involve Italians around the world in new and innovative ways. Only in this way will we see the exponential growth of our tourism to reflect the greatness of our Cultural Heritage, the largest in the world.

But are we capable of changing mentality? Starting from our experts in Culture of every kind…

Hence, I would like to use this bleak anniversary for me to launch a challenge to the politicians and the experts because every day in Italy I see something new that leaves me amazed, but almost always leaves the locals indifferent because they see them every day without understanding their importance and it is time we begin to really appreciate what surrounds us.

This is the reason that every summer Rome, Florence, and Venice are packed with tourists, but other cities of Art are empty despite cultural treasures which would be very important attractions in other countries.

The challenge is to give we oriundi the chance to promote Italy around the world because, if we do not know how to attracts our peers in other countries to visit Italy, who in Italy would be able to do so?

I do not know if I will ever publish my forbidden book, but this does not mean not fighting for what prompted me to write it. Indeed, this is the reason I write these articles, in order not betray myself, also because I also have other books to write, but the veto does not allow me to do it…

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