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Italiani nel Mondo

L’Opera Sconosciuta e la Presunzione— The Unknown Work and Presumption

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Tempo di lettura: 9 minuti
di emigrazione e di matrimoni

La promozione della nostra Cultura all’estero Parte 1

Il vocabolario Treccani definisce “presunzione” come: “Argomentazione o congettura per cui da fatti noti o anche in parte immaginati si ricavano opinioni e induzioni più o meno sicure intorno a fatti ignorati” 

Vogliamo iniziare questa serie di articoli della promozione della nostra Cultura all’estero con questa definizione perché, se teniamo davvero a questa promozione del Tesoro più importante del paese dobbiamo affrontare seriamente una presunzione che impedisce agli addetti ai lavori culturali di programmare progetti seri all’estero e come questo altri aspetti che saranno affrontati nei prossimi articoli.

Negli anni ’80 mentre organizzavo una manifestazione per la promozione della nostra Cultura ad Adelaide in Australia ho conosciuto un’artista locale. Quando si è presentata sono rimasto colpito dal suo nome italianissimo ed in un certo senso insolito, anche e soprattutto per un’italiana. Quando le ho chiesto le sue origini mi ha detto che non era italiana e alla mia domanda ha spiegato che aveva sentito il nome nel passato e le era piaciuto così tanto che l’aveva assunto ufficialmente.

La mia reazione alla sua risposta era stata di dirle che ove mai fosse andata in Italia nessuno avrebbe creduto che il nome fosse vero. E lei rispose con un sorriso ed in un tono divertito con “Infatti, sono andata in Italia e nessuno ha creduto che fosse vero”.

Il suo nome? Francesca da Rimini e conobbe la storia della sua omonima leggendaria solo durante quel viaggio in Italia.

Quindi l’opera sconosciuta del titolo è “La Divina Commedia” di Dante Alighieri, il nostro Sommo Poeta, e questo episodio spiega benissimo come la presunzione di conoscenza condiziona la promozione della nostra Cultura all’estero.

I nostri lettori in Italia sapranno già chi è stata Francesca da Rimini, ma spieghiamo alla maggioranza dei nostri lettori all’estero che al contrario non lo saprà, che Dante incontra Francesca da Rimini nel quinto canto dell’Inferno, nel cerchio dei lussuriosi, che insieme al suo amante Paolo Malatesta furono uccisi da Gianciotto, il marito di lei, nonché il fratello di lui, dopo essere stati scoperti in flagrante adulterio.

Molti dei nostri lettori in Italia si chiederanno come fanno i lettori all’estero a non conoscere questi personaggi e la risposta sarà disarmante per loro. La risposta è che nella stragrande maggioranza dei casi i lettori all’estero, partendo dai figli/discendenti dei nostri emigrati in tutti i continenti, non solo non hanno studiato l’opera a scuola, ma la loro conoscenza di Dante è nell’espressione inglese “Dante’s Inferno” che descrive un luogo dove i cattivi sono puniti in modi orribili.

E questa interpretazione del detto è confermata nel film comico americano “Beetlejuice” (“Spiritello porcello” in italiano) del regista Tim Burton, quando lo spiritello del titolo decide di visitare un bordello nell’altra vita che si chiama proprio “Dante’s Inferno” come vediamo nel video sotto.

E questo vale anche per opere come la “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso e l’“Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto.

E parlando di un altro grande autore del nostro passato, se i lettori all’estero conoscono Giovanni Boccaccio, non è perché hanno letto il suo “Decameron”, ma perché in ogni probabilità avranno visto, o almeno sentito dire, il film del regista Pier Paolo Pasolini (trailer sotto) ispirato dal volume e altri film ispirati più dall’opera del regista italiano che dal libro del Boccaccio.

Però, c’è un opera italiana di secoli fa che è veramente conosciuta nel mondo ed è di un altro autore fiorentino, questa volta del Rinascimento, Niccolò Machiavelli, infatti “Il Principe” è studiato nelle università del mondo nelle facoltà di Storia e Scienze Politiche perché fu la prima opera, almeno nel mondo occidentale, che trattò la verità dura e crudele della politica invece di cercare di immaginare un “mondo perfetto” come cercò di fare Tommaso Moro (ora il Santo Patrono dei politici) nel suo tomo “Utopia”, una parola inventata da lui che è entrata nel vocabolario del mondo e utilizziamo ancora oggi nel suo senso originale.

Dunque, la presunzione del titolo è degli addetti ai lavori culturali in Italia, e anche molti dei giornalisti  che scrivono rubriche o conducono programmi televisivi che spesso ripetono che “tutto il mondo sa…” di molti aspetti della nostra Cultura. Purtroppo, la realtà è ben diversa.

E questa presunzione dimostra chiaramente che questi addetti e giornalisti sanno poco o niente non solo delle realtà delle comunità italiane in giro per il mondo, ma anche dei sistemo scolastici di altri paesi che (naturalmente) favoriscono le loro Culture

A rinforzare questa presunzione è l’usanza dei nostri addetti, giornalisti, burocrati e anche politici a partire dai ministri, di incontrare durante le loro visite all’estero, solo i loro equivalenti degli altri paesi, esperti in questi aspetti della nostra Cultura e senza dubbio con una buona padronanza della nostra lingua. Di conseguenza, nell’incontrare solo questi gruppi di esperti, le nostre delegazioni ritornano in Italia senza aver scoperto che la stragrande maggioranza dei figli/discendenti dei nostri emigrati hanno solo una conoscenza molto limitata del nostro paese, a partire dalla lingua e la Cultura. E, naturalmente, il resto della popolazione di questi paesi ne sa ancora meno.

E questo NON per colpa loro, ma del sistema scolastico dei paesi di nascita e la realtà triste è che l’Italia non ha mai fatto abbastanza per incoraggiare loro a volerne imparare di più, partendo proprio dalla lingua che è la vera chiave. Senza dimenticare che nel buttare potenziali lettori immediatamente in opere impegnative come le Divina Commedia, rischiamo di togliere loro la volontà di voler sapere di più del loro Patrimonio Culturale, e questo sarebbe un grande danno sia per loro che per l’Italia stessa.

Se teniamo davvero a promuovere la nostra Cultura all’estero partiamo da altre opere che sono molto di più alla portata dei nostri parenti e amici nel mondo. Esempi potrebbero essere “Il Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, considerato da alcuni critici il più grande romanzo italiano del ‘900, “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi e “La Pelle” di Curzio Malaparte ed i libri di “don Camillo” di Giovanni Guareschi che hanno anche il pregio d’essere divertentissimi.  Libri che darebbero anche una conoscenza buona della Storia moderna d’Italia.

Questi libri sono facili da trovare in biblioteche pubbliche all’estero ed il nostro lettore fuori dal paese che seguisse questo consiglio si troverebbe a fare i primi passi per poter eventualmente leggere le grandi opere come la “Divina Commedia”

Ma, come paese, per fare questo abbiamo l’obbligo di iniziare progetti seri per la promozione tenendo conto delle condizioni vere all’estero ed il primo passo sarebbe di eliminare questa presunzione di conoscenza “tutto il mondo sa…” che non è affatto vero.

Nel prossimo articolo tratterremo altre barriere che impediscono all’Italia di fare conoscere al mondo la vera grandezza della nostra Cultura, di ogni genere.

 

di emigrazione e di matrimoni

The promotion of our Culture overseas, Part 1

The Treccani Italian Dictionary defines “presunzione” (presumption) as: “Argument or conjecture whereby from known or also partly imagined facts one obtains more or less sure opinions or deductions around ignored facts”

We want to start this series of articles on the promotion of our Culture overseas with this definition because, if we really care about this promotion of the country’s greatest Treasure, we must seriously deal with a presumption that prevents the experts in Culture from planning serious projects overseas, and this applies also to other aspects that will be dealt with in the next articles.

In the 1980s I met a local artist when I was organizing an event to promote our Culture in Adelaide, Australia. When she introduced herself I was struck by her name that was very Italian but in a certain sense very unusual, even and above all for an Italian. When I asked her for her origins she told me she was not Italian and on my question she explained that she had heard the name in the past and liked it so much she took the name officially.

My reaction was to tell her that if she went to Italy nobody would believe her name was real. And she replied with a smile and an amused tone of voice, “In fact, I went to Italy and nobody believed it was real”

Her name? Francesca da Rimini and she found out the story of her legendary namesake only during that trip to Italy.

So the unknown work of the headline is “The Divine Comedy” by Dante Alighieri, our Supreme Poet, and this episode explains very well how presumption conditions the promotion of our Culture overseas.

Our readers in Italy will already know who Francesca da Rimini was but we will explain to the majority of our readers overseas who will not know her that Dante met Francesca da Rimini in the 5th Canto of the Inferno, in the circle of the lustful, together with her lover Paolo Malatesta. They had been killed by her husband Gianciotto, who was also his brother, who caught them in the act.

Many of our readers in Italy will be wondering why our readers overseas do not know about these people and the reply will be disarming for them. The answer is that in the great majority of cases the readers overseas, starting with the children/descendants of our migrants, not only did not study the work at school but their knowledge of Dante is in the English expression “Dante’s Inferno” which describes a place where bad people are punished in horrible ways.

And this interpretation of the saying in the American comedy film “Beetlejuice” by director Tim Burton when the title character decides to visit a brother in the underworld that is called “Dante’s Inferno” as we see in the video below:

And this also applies to other works such as “Gerusalemme Liberata” (Jerusaem Freed)  by Torquato Tasso e “Orlando Furioso” (Orlando Enraged) by Ludovico Ariosto.

And speaking of another great author from our past, if the readers overseas know about Giovanni Boccaccio, it was not because of his “Decameron” but because in all likelihood they saw or at least heard of the film by director Pier Paolo Pasolini that was inspired by the book (trailer below) and other films inspired more by the work of the Italian director than by Boccaccio’s book.

However, there is an Italian work from centuries ago that really is known around the world and it was by another Florentine author, this time from the Renaissance, Niccolò Machiavelli, whose “Il Principe” (The Prince)  is studied in universities around the world in the faculties of history and politics because it was the first work, at least in the western word, that dealt with the hard and cruel truth of politics instead of trying to imagine a “perfect world” as Thomas More (now Patron Saint of politicians) did in his book “Utopia”, a word that he invented and that has entered the world’s dictionaries and that we sit use today in its original meaning.

So, the presumption of the title is of the experts of Culture in Italy, and also many journalists here who write columns or conduct TV programmes who often repeat that “the whole world knows…) of many aspects of our Culture. Unfortunately, the reality is quite different.

And this presumption clearly shows that these experts and journalists know little or nothing not only of the reality of the Italian communities around the world but also of the educational systems of other countries that (naturally) favour their own Cultures

And reinforcing this presumption is the habit of our experts, journalists, bureaucrats and politicians, starting with Ministers, of meeting only their equivalents during their overseas trips, experts of these aspects of our Culture and without a doubt also with a good command of our language. Consequently, in meeting only these groups of experts, our delegations return to Italy without having discovered that the great majority of the children/descendants of our migrants have only a very limited knowledge of our country, starting from the language and Culture. And, of course, the rest of the population of these countries knows even less.

And this is NOT their fault but of the educational systems of the countries of birth and the sad reality is that Italy has never done enough to encourage them to want to know more, starting precisely from the language that is the real key. Without forgetting that by throwing potential readers immediately into demanding works such as “La Divina Commedia”, we risk taking away from them the desire to want to know more about their Cultural Heritage and this would cause great damage to both them and Italy.

If we really care about promoting our Culture overseas let us start from other works that are much more within the reach of our relatives and friends overseas. Examples could be “Il Deserto dei Tartari” (The Tartar Steppe) by Dino Buzzati, considered by some critics as Italy’s greatest novel of the 20th century, “Cristo si è fermato a Eboli” (Christ stopped at Eboli” by Caro Levi, “La Pelle” (The Flesh) by Curzio Malaparte and the “don Camillo” by Giovanni Guareschi that also have the merit of being very funny. Books that would also give them a good knowledge of modern Italian.

These books are easy to find in public libraries overseas and our readers overseas who follow our advice would find themselves taking the first steps to being eventually able to read the great works such as “La Divina Commedia”.

But, as a country, to do this we have a duty to start serious projects for promotions that take into account the real conditions overseas and the first step would be to eliminate the presumption that “the whole world knows…”, which is not true at all.

In the next article we will deal with other barriers that prevent Italy to making the true greatness of our Culture of every kind known to the world.

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