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Arte & Cultura

Il Muggenheim di Giampiero Mughini incanta il Circolo delle Vittorie

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“Il Muggenheim. Quel che resta di una vita” di Giampiero Mughini, edito da Bompiani e presentato al Circolo delle Vittorie, ci ricorda la bellezza, la creatività, i decenni di fertile rinascita del nostro Paese in un periodo che spazia dagli anni ’50 del secolo scorso in poi.

Dopo due anni di pandemia e nella prospettiva mostruosa di una guerra alle porte dell’Europa, l’ultimo libro di Giampiero Mughini “Il Muggenheim. Quel che resta di una vita” edito da Bompiani, ci ricorda la bellezza, la creatività, i decenni di fertile rinascita del nostro Paese in un periodo che spazia dagli anni ’50 del secolo scorso in poi. Ed ancora una volta dobbiamo rendere merito ad Antonio Fugazzotto, autore e regista televisivo della Rai, ed al Circolo delle Vittorie da lui alimentato sempre da eccellenti proposte culturali, per l’opportunità donata ai numerosi presenti che martedì 3 maggio hanno potuto assistere alla presentazione del libro di Mughini.

 “Il libro di Mughini è una scatola di sorprese” – così come definito dall’autore e conduttore Rai Guido Barlozzetti in apertura dell’incontro – “in questo caso non un oggetto muto ma un contenitore di cose, come una casa. E questo libro parla di una casa, reale e metaforica in un racconto di luoghi fortemente simbolici, le stanze che ripercorriamo diventano stanze mentali, ma anche storiche e biografiche”.

Già, perché “Il Muggenheim” è una quasi biografia, ma è anche il racconto dell’unico museo che si riferisce “ad una sostanza vitale degli anni ’60 o ’70” come lo definisce Barlozzetti, cioè la casa di Mughini in Monteverde Vecchio a Roma, dove lui nel corso degli anni ha raccolto oggetti di design, quadri, libri, cataloghi, poster, riviste, plaquettes, vinili, inviti di mostre e tutto ciò che nel corso del tempo ha colpito la sua raffinata attenzione. E che oggi ci regala in un racconto denso di emozione ripercorrendo la sua vita, in un testo scritto quasi solo per sé stesso ma che provoca in chi lo legge il piacere di vivere o rivivere per un tempo non quantificabile, attimi trascorsi, ma ancora vivi nella memoria e densi di significato vitale.

Un autore da studiare, come spiega Marzia Roncacci giornalista del Tg2 nel suo intervento, che ha scritto un libro complesso ma che rende viva un’epoca e soprattutto evidenzia come non ci sia stato ancora qualcuno che si sia occupato di fare un museo degli anni ‘70 e ’80; una necessità che è compito degli addetti alla cultura e non di un inquieto saggio come lo definisce Italo Moscati, scrittore, sceneggiatore, regista, critico televisivo, teatrale e di cinema, nel raccontare la personalità variegata e mai paga di conoscenza che caratterizza Giampiero Mughini. Un libro che trasmette ‘amore’ come in definitiva afferma ancora Marzia Roncacci, per l’Arte, per il Sapere, per la Cultura, per la Vita di quasi un secolo, il ‘900, così ancora oggi poco celebrato negli anni più fecondi a cavallo tra i ’50 e gli ’80.

Durante l’incontro come di consueto nell’organizzazione di Antonio Fugazzotto che ne cura scenografia ed inserti culturali, le letture di Daniela D’Urso e sullo sfondo le opere dell’artista romano Diego Stella, che si è avvalso della narrazione della storica dell’Arte, curatrice e critica d’Arte Nicoletta Rossotti.

E ancora è doveroso, come evidenziato da Fugazzotto, ricordare la presenza in sala del fotografo Fabio Caliendo, la collaborazione di Marco Nardo e l’impegno dell’intero Consiglio Direttivo del Circolo: Domenico Fittipaldi, Maria Bosco, Tiziana Ansoldi, Licia Ugo e Luigi Rizzo.

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