L’uso sconsiderato dei social. Forse è ora di svegliarsi?

Chiedere ai governi di reagire e intervenire decisamente è l’unica reale soluzione perché come abbiamo visto non può essere il mercato l’unico giudice, specialmente un mercato i cui numeri sono pressoché illimitati (Facebook vanta oltre due bilioni di fruitori) 

I miei demoni sono ormai i signori indiscussi di molti, già nel 2011 nel mio libro “L’evoluzione multimediale” edito da Gangemi lanciavo un grido di allarme, snocciolando i dati sui primi effetti che le tecnologie digitali e l’uso di internet stavano avendo sull’uomo. Le cose non sono migliorate ma se non altro oggi non mi sento una Cassandra, ma piuttosto un capitano che naviga sotto costa tra le nebbie con l’occhio vigile e al contempo timoroso. Facile è entusiasmarsi pensando ai vantaggi ottenibili nel raggiungimento di un porto sicuro, ma disastroso sarebbe affondare con l’immagine di quel porto a poche centinaia di metri o peggio scoprire una volta attraccati di essere lo spuntino che aspettavano. Allora perché abbiamo questa tendenza a lasciar correre a farci guidare e turlupinare nel mare di internet? Non trovo strano il senso di smarrimento che spesso proviamo nell’utilizzo delle nuove tecnologie, il bisogno di una guida, giacché uno dei fenomeni emergenti dei sistemi adattivi complessi (uomo compreso) è l’assoggettamento,  e già nel 1500 un saggio dello scrittore francese Etienne de la Boètie parlava della schiavitù volontaria.

Da qui però ad accettare passivamente tutto quanto stia accadendo è altra storia. Chiedere ai governi di reagire e intervenire decisamente è l’unica reale soluzione perché come abbiamo visto non può essere il mercato l’unico giudice, specialmente un mercato i cui numeri sono pressoché illimitati (Facebook vanta oltre due bilioni di fruitori)  Adesso che sembrano avvicinarsi le elezioni anche per l’Italia non si può credere che il sistema sia immune, specialmente dopo le interferenze e le plateali rivelazioni e indagini sulle elezioni USA e sulla Brexit, in cui sono stati evidenziati sistemi di ingerenza e manipolazione dell’opinione pubblica e dunque del voto. Siamo creature fragili in cerca di una socialità e una sicurezza che ci viene costantemente negata lasciandoci in fibrillazione e dunque vulnerabili. L’importante è esserci, dire, fotografare, tanto quasi nessuno ascolta o comprende. Tutti sono… al centro del nulla. Nel prossimo incontro, cominceremo ad entrare nel merito dei social network e di come essi funzionino. Vedremo che un like non si nega a nessuno e il sistema decide in quanti vedono un determinato contenuto. A mio parere per esempio Facebook dovrebbe essere trattato al pari di un “content provider” in quando gestisce i flussi di contenuti non suoi inserendovi la pubblicità, più o meno quello che fa una normale televisione. Questo lo esporrebbe a ben diversi controlli e obblighi alla pari di un qualunque altro network.

Il ‘dis’- servizio ai clienti online

Sul web sei solo uno dei milioni di utenti nel mondo, se risolverti il problema non è produttivo allora puoi essere sacrificato

Tu hai solo doveri. Tutto quello che fino ad oggi pensavi di aver conquistato e avesse valore e ti proteggesse verrà usato contro di te. In questo quinto appuntamento darò semplici ma credo esaustivi esempi di come sia gestito il rapporto tra clienti e “provider” (venditori di servizi) sul web. Skype un fantastico servizio di comunicazione on line, uno dei primi che permettesse le videoconferenze. Skype è stato anche tra i precursori a permettere ai suoi utenti di acquisire un numero da cui poter chiamare a pagamento altre linee e su cui farsi chiamare (virtualnumber). Fantastico, circa tre anni fa mi trovavo in affanno e chiesi ad un mio amico di poter ricaricare con la sua carta di credito il mio numero. La cosa violava apparentemente le regole di Skype. Risultato il conto mi venne bloccato. Ma come! Io chiedo ad un amico di aiutarmi, carico 10 euro con il suo consenso e voi mi bloccate il conto? Scrivo mail, chiamo il servizio clienti, chatto con il customer service. Tre anni dopo i miei soldi sono bloccati su di un conto che non posso più utilizzare. Nessuno da Skype ha avuto il buon senso di verificare come stessero le cose realmente, nessun supporto per  aiutare un cliente in buona fede.

Normale? Sì, purtroppo sul web questo è normale, sei uno dei milioni di utenti nel mondo, se risolverti il problema non è produttivo allora puoi essere sacrificato. Ho avuto simili esperienze con altri servizi, con carte di credito e ho letto e visto le stesse inutili follie da parte di servizi come Booking, Iberia, FaceBook. Molte compagnie aeree e servizi clienti hanno poi elaborato sistemi per trarre profitto da questi eventi: se vuoi risposte e un contatto con un essere semi-pensante devi chiamare il fatidico numero a pagamento,  e la chiamata si tramuterà in un’emorragia dolorosa. Il servizio clienti spesso non è lì per risolvere il tuo problema ma per monetizzare sulle tue frustrazioni e rendere il sistema meno permeabile alle tue giuste richieste o preoccupazioni. Noi leggiamo “servizi clienti” e pensiamo di essere il cliente di cui si prenderanno cura, “loro” istituiscono il servizio clienti per rendere il “loro” algoritmo più performante. Il dramma è che dal web questo si è spostato anche nella gestione dei servizi quali l’erogazione di luce, acqua e gas,e  nella gestione dei trasporti e dei servizi erogati dai comuni. Vuoi il passaporto, scarica il modulo on line e prega, vuoi farti rimborsare una bolletta sbagliata o una tassa pretesa ma non dovuta: stessa procedura. Non tutti i servizi sono così, certo, ma questa è la filosofia generale e dilagante. Il risultato è che il personale ha sempre meno potere decisionale e capacità, tutto quello che spesso fa è leggere una dicitura sul computer e riferirne il contenuto all’utente:” No, mi spiace non lo vedo al terminale, non so, le passo un atro ufficio, ha sbagliato numero, adesso vediamo, non vedo la sua pratica, provi a mandare una raccomandata, invii una e-mail…”

Fantastico! E c’è qualcuno che ha cominciato a scrivere (vedi articoli di CNN Samantha Kelly) che il 5G porterà meravigliosi benefici e parla di film scaricabili in millisecondi (come se aspettare 3 minuti valga la mia vita e sicurezza) e domotica con cui fare interventi a distanza e gestire fabbriche, ci racconta di 17 trilioni di dollari di cui si avvantaggerà il GDP mondiale. Vorrei tanto sapere se con quei soldi potremo poi curare gratuitamente le persone o se andranno nelle tasche delle solite multinazionali.

La plastica nei mari? Qualcosa promette di ucciderci più rapidamente. I raggiri del web

È un’ecologia del pensiero quella che annulla l’individuo il quale deve confrontarsi sempre più spesso con complicate procedure demandate al web e alla tecnologia, ad algoritmi che spesso ci fanno entrare in labirinti burocratici e amministrativi senza senso.

Per il nostro quarto appuntamento, abbandoniamo per un attimo la battaglia che si fa sempre più aspra in merito all’utilizzazione del 5G. Una battaglia come abbiamo visto che è abbastanza impari, da una parte gli studi sotto finanziati dei vari governi, associazioni, ricercatori medici e scienziati, dall’altra multinazionali e i loro adepti. Una delle tante battaglie per la salute, come accadde a suo tempo per la guerra alle multinazionali del tabacco, della benzina (che era addizionata di piombo), per i vaccini. Purtroppo, prima che si corra ai ripari o che si agisca seriamente, sembra ci vogliano un alto numero di vittime. Ci preoccupiamo della plastica in mare ma non di una tecnologia che crediamo abbia effetti irreversibili perfino sul nostro DNA, e lasciamo (non tutti,  alcuni comuni e paesi sono intervenuti) che si faccia sperimentazione, che si usino i nostri figli, amici e parenti come cavie.

Da poco ho l’etto l’ennesimo studio dell’assorbimento da parte del cervello delle microonde, per nulla rassicurante, ma come detto andiamo oltre. Sempre più spesso sentiamo parlare di “Cybersecurity”,  il termine è piuttosto vago ma fa riferimento ad un controllo da parte di “una certa autorità preposta” alle attività che si svolgono nel web. Il pericolo è reale come abbiamo visto in precedenza e come vedremo nel corso dei nostri approfondimenti, proviene non solo dai malfattori ma alle volte anche da tutti quei “servizi” che dovrebbero gestire la sicurezza. Come sappiamo non sempre gli interessi di Stato sono quelli dei cittadini, e alle volte poi si sente parlare di “servizi deviati” e in un mondo sempre più globale e connesso troppe forze si “mischiano” in un’entropia dilagante che non da nessuna certezza. Inoltre lo “Stato”, gli Stati, hanno giocato sulla buona fede dei popoli permettendo la costituzione di istituzioni private che molti credono di pubblico interesse, vedi ad esempio la Banca Centrale Europea.

Oppure attraverso meccanismi di privatizzazione hanno ceduto, a mio parere indebitamente, società strategiche per il paese quali Autostrade, poste, ferrovie, banca d’Italia. Questo se unito alla tendenza a demandare un certo tipo di controllo e autorità ad enti privati, ci fa comprendere a che rischio siamo costantemente esposti. Ecco perché esorto a studiare e adottare sistemi di protezione che servono a tutelarci dalle aggressioni invasive di un mondo che è sempre più fatto di “doveri”, che tali sono diventati perché ci siamo fatti prendere la mano da “servizi” che ormai sono indispensabili soprattutto per il proliferare di un sistema “parassita” interconnesso. Basti pensare al controllo pressante delle banche, le continue gabelle a cui siamo sottoposti, è una mentalità in cui non sei un partner o un cliente ma un soggetto da spolpare.

E se non ti adegui, se non sottoscrivi, se non accetti ti chiudiamo il conto. Senza contare poi gli innumerevoli abbonamenti e servizi on line che nel migliore dei casi sono a pagamento, perché nulla è gratis, e se non lo paghi prima lo pagherai strada facendo. Per accettare un abbonamento basta un click, ma per aver spiegazioni o terminare un rapporto ci vuole ben altro, una danza macabra dove l’utente deve mantenere la calma, la pazienza, superare prove di idiozia con il call center di turno e poi raccomandate e lettere, spesso penali e astuti (quanto illegali) uffici di recupero crediti. Tutto è indirizzato verso il marketing, la vendita, il contenimento e il recupero, e nulla verso di noi come persone. Questo ci rende particolarmente fragili in un mondo ultra-connesso dove ogni azione o frase riverbera per sempre e dove fantomatici gestori sono liberi di sbagliare senza nessuna reale gabella.

La tecnologia è un utile servitore ma un pericoloso padrone – Cristian Lous Lange

L’introduzione del  5G attiva il “Matrix” un mondo interconnesso e vigile che non dà scampo, gli “smart contract” basati sulla tanto famosa “Blockchain” diventano il protocollo operativo per transazioni private e pubbliche.

Con questo nostro terzo appuntamento continuiamo nel cercare di comprendere cosa comporta il passaggio alla rete 5G. Sinceramente non siamo gli unici a porci domande, il problema sono le risposte che sembrano poche, frammentarie e per nulla confortanti. Come abbiamo detto gli interessi in ballo sono enormi perché l’adozione di questo sistema apre un nuovo modo di gestire le “cose” e di conseguenza la nostra vita. L’introduzione del  5G attiva il “Matrix” un mondo interconnesso e vigile che non dà scampo, gli “smart contract” basati sulla tanto famosa “Block Chain” diventano il protocollo operativo per transazioni private e pubbliche. La promessa è che questo eliminerà l’errore umano, la corruzione, automatizzando molti servizi, facendo sì che gli avvocati e in Italia i notai vengano progressivamente sostituiti per gran parte delle funzioni. Pensate questi sistemi di controllo e validazione nei bandi pubblici, per il rilascio di certificazioni per le vendite di immobili e beni. Ma se il sistema sbaglia? Se qualcuno manomette il sistema? Se dall’interno si decide di mostrare realtà diverse? Abbiamo ampi casi di manomissioni che, quando bene architettate, possono portare addirittura al ribaltamento di sentenze. Chi gestisce questa mole di dati? Oggi uno dei problemi più gravi è infatti la riservatezza di queste informazioni che vengono continuamente passate di mano, rubate, vendute.

Gli avvocati e i medici hanno clausole di riservatezza e il loro rispetto è tutelato non solo dalla legge ma da precise regole deontologiche su cui si basa la reputazione del professionista. Perché invece su internet tutto è permesso? Perché nessuno difende realmente la vostra privacy? Con la vociferata scomparsa del denaro contante questa tecnologia diventa non solo invasiva ma tirannica, mettendo nell’effettiva impossibilità il singolo di difendersi. Che costui si trovi in disaccordo con il regime di controllo o che sia semplicemente vittima di un errore o di un attacco informatico non fa differenza. Non c’è più una possibile scelta, anche se questo viola i vostri diritti. Quando questo sistema viene gestito su scala mondiale ed esiste un padrone con le chiavi di internet, quel padrone decide “de facto” come si comporta il resto del mondo. Basti sapere che il pulsante generale con cui “spegnere” la rete è su un sommergibile nucleare americano. Ci occuperemo nelle prossime puntate dei massimi sistemi, di come le così dette democrazie siano state vittime, e continuino ad essere sotto attacco,  grazie a strategie pianificate a tavolino e attuate anche grazie a internet. 

Torniamo alla nostra vita ordinaria. Come abbiamo visto, anche volendo idealisticamente presupporre che non ci sia dolo o manipolazione nella maniera in cui molte applicazioni funzionano, possiamo essere veramente sicuri che nessuno “intervenga” o ne sfrutti gli algoritmi per recarci dei danni? La risposta è che possiamo essere abbastanza sicuri dell’opposto. Prendere precauzioni sembra spesso un dispendio di energie e risorse ingiustificato, un po’ come era un tempo dotare le macchine di cinture di sicurezza, un po’ come comprarsi un’assicurazione. Tanto a noi non succede, tanto io non ho nulla da nascondere, tanto… Ci sono una serie di ragioni precise per le quali i vostri dati e profili vengono collezionati, e ogni volta che fate una ricerca, che postate un foto, che scrivete un commento, che spedite un documento o rispondete ad un E-Mail, lasciate una traccia, raccontate di voi, e questo segnale, indelebile,  viene collezionato per sempre, avete compreso bene, per sempre;  ed è motivo di scambio e mercimonio. E non è solo quello che voi implicitamente trasmettete che viene preso in considerazione ma tutti quelli che vengono definiti “metadati”: luogo, orario, sistema operativo, possibilmente hardware, ecc. ecc. e ogni volta le informazioni vengono intrecciate, completate, (quanti conti avete, che carte di credito usate, dove mangiate e a che ora, che spostamenti fate, con quali mezzi, siete andati dal medico o a fare benzina, avete un cane…) fino a creare profili sempre più precisi.

Questo modo di collezionare informazioni quando è fatto in maniera legale, con il vostro più o meno tacito consenso (ricordate i settanta giorni spesi a leggere i contratti di cui parlavo negli articoli precedenti) si chiama “Open Source Intelligence”. Se leggiamo i rapporti ci accorgiamo che “il sistema” è pieno di “bugs” ovvero tarli. Dopo il menzionato problema che riguarda le malattie della sfera psichica e molecolare, che con il 5G non può che aggravarsi, la sicurezza e la gestione tecnologica dei dati è l’elemento più preoccupante. Non siamo pronti, non siamo in grado di gestire questo balzo in avanti. Non dico che non si possa fare in assoluto, solo che la rincorsa per il momento non mi sembra adeguata alla distanza che vogliamo percorrere. Più mi informo e faccio domande e più mi arrivano conferme che ormai non devo neanche cercare. Non trovo nessuno che mi rassicuri e mi spieghi con prove scientifiche alla mano che i rischi non ci sono, anzi.

5G, i rischi reali

Oltre ai rischi riguardanti la salute biologica ci sono poi rischi ben più definiti per quanto riguarda la sicurezza di questo sistema e l’impatto etico e sociologico che questa tecnologia rischia di avere con l’introduzione dell’internet delle cose

Trascorsi ormai dieci giorni eccoci arrivati al nostro appuntamento su tecnologia e diritti umani, eccoci a parlare nuovamente di 5G mentre una parte del mondo scientifico si mobilita, seriamente preoccupata per i possibili pericoli. Viene da chiedersi come mai si parli così poco del 5G e dei rischi che potrebbe comportare, come mai sono partite le campagne pubblicitarie delle grandi aziende che vendono questa tecnologia visto che in pratica ci sono ancora una serie di vincoli burocratici legati alle regioni e al territorio che non sembrano essere stati superati. Come fanno questi colossi a essere così sicuri che tutto andrà secondo i loro piani, che non ci sono rischi biologici per la salute e l’ambiente? Certo questo è un business molto pervasivo e dunque “persuasivo”, che muove milioni di euro e che “occupa” migliaia di persone, che investe in campagne pubblicitarie e sponsorizzazioni e che dunque ha un peso “importante” nel budget pubblicitario di giornali, riviste, siti, tv e media in generale, che esercita sicuramente “un’impronta” anche se indirettamente sulle istituzioni e il sistema paese. Ancora una volta, senza volerci schierare ci chiediamo come si possano salvaguardare i diritti umani, come possa essere garantita un’informazione etica, come proteggere la democrazia in un evidente stato di disparità tra chi potrebbe subire e pagare le eventuali conseguenze e chi beneficerà sicuramente di grandi fortune.

Oltre ai rischi riguardanti la salute biologica ci sono poi rischi ben più definiti per quanto riguarda la sicurezza di questo sistema e l’impatto etico e sociologico che questa tecnologia rischia di avere con l’introduzione dell’internet delle cose. Questo nuovo ordine “delle cose” arriva quando ancora non abbiamo saputo gestire e risolvere i grandi temi legati ad internet, ai social e alle nuove tecnologie in generale. Lungi da me dare spazio a teorie complottiste in questo editoriale, voglio solo riflettere su alcuni avvenimenti certi, su azioni che hanno violato a mio parere l’etica e i diritti umani trasformando questa nostra società in un luogo di frontiera dove tutto è concesso ai grandi players e nulla è lasciato al caso. Non sono io il primo a dirlo, Ugo Mattei professore di diritto comparato, ha ampliamente esposto il fenomeno in termini giuridici dando un quadro a mio avviso terrorizzante della situazione. Purtroppo, questo tsunami tecnologico ha un fronte talmente vasto e la sua portata è così ampia che la prima reazione, quella su cui forse alcuni contano, è quella naturale di ignorare il fenomeno, di raccontarsi una serie di piccole e grandi bugie al fine di tranquillizzare la coscienza.

Difficilmente però infilando la testa nella sabbia le cose andranno meglio. Sia chiaro, la tecnologia è un media, ovvero il mezzo, non è né buono né cattivo, è dunque implicito che è l’uso che ne facciamo a determinarne il suo impatto, giusto? Non proprio, oggi sappiamo che i “mezzi” hanno un impatto sul sistema, sul mondo che li circonda. Non voglio fare allarmismi, il nostro sistema è adattivo, tuttavia questo adattamento implica uno stress e lo stress spesso si traduce in criticità (malattie). C’è inoltre una modificazione comportamentale che questi mezzi tecnologici imprimono che non può essere trascurata, c’è una parte etica di cui dovrebbero farsi carico le istituzioni e che a mio avviso richiede uomini coraggiosi e indipendenti capaci di confrontarsi con potentati sempre più agguerriti, con una tecnologia sempre più invasiva, suadente che però deve rimanere una risorsa al servizio dell’uomo e non uno strumento di controllo e sottomissione in mano a pochi.

I rischi della rivoluzione digitale

Gabriele Andreoli, autore de ‘La Migliore Mentalità Vincente, la tua’ , mette in guardia su quanto sta accadendo alle nostre menti con l’utilizzo di internet. E non solo, anche il nostro organismo è messo a dura prova, e il 5G ne è l’esempio più drammatico

di Gabriele Andreoli

Ospite come esperto delle pagine di Dailycases da oggi parlerò di tecnologia e diritti umani, per farlo cercherò di essere diretto, conciso e sintetico, sarà un appuntamento quindicinale che lascerà a quanti vorranno lo spazio di leggere e di ponderare, e potrete contribuire alla discussioni con spunti e indicazioni attraverso la mail [email protected] . Forse siamo già in ritardo per comprendere la rivoluzione tecnologica in atto, ma di certo dobbiamo affrontarne le conseguenze e per farlo, per limitare i danni, dobbiamo comprendere, ma soprattutto agire. Le violazioni che si susseguono non interessano solo il mondo virtuale, non sono banali particolari, incidenti di percorso, non riguardano una regione o un gruppo di persone ma travalicando i confini di un mondo sempre più globale travolgono il genere umano, la nostra specie, mutando l’ordine mondiale delle cose. Capisco che in una società abituata ai proclami, stanca e frastornata questa ennesima battaglia si fatichi a prenderla sul serio, ma vi assicuro che il genere umano non ha mai affrontato un simile rischio. C’è da chiedersi innanzi tutto come sia stato possibile annichilire così spudoratamente le costituzioni e le leggi che faticosamente erano state costruite, i diritti conquistati e che adesso, di colpo sono diventate vuote casse di risonanza. Oggi siamo spiati da sistemi come “Evident” (sistema di controllo in dotazione a molti stati) siamo continuamente tracciati attraverso gli smart Phones, oggetto di studi attraverso le telecamere biometriche, che incrociano i dati utilizzando algoritmi per dire chi siamo, come stiamo, con un “click” accettiamo complessi contratti senza leggerli (un recente sondaggio ha fissato in 70 giorni la media di tempo che ognuno dovrebbe passare solo per leggere ciò che ognuno di noi accetta in un anno) accettiamo decine di contratti e clausole che spesso sono talmente contorte e incredibili tanto che nelle mie ricerche ho dovuto farmi assistere da più di un legale solo per decifrare il reale intento di questi documenti.

Basta possedere uno smart phone per essere assoggettati a regole che nel mondo reale non accetteremmo mai. Purtroppo, pensiamo questo non abbia ricadute sul nostro vivere, ma ci sbagliamo. La cosa più grave è aver sdoganato un sistema, un modus operandi che rapidamente, come un virus letale ha contaminato il nostro mondo (banche, assicurazioni, pubblica amministrazione, ecc. ecc.) subissandoci di documenti elettronici, mail a valore legale, contratti e modifiche unilaterali. La legge sulla privacy si è trasformata in un grimaldello per far piazza pulita di ogni possibile resistenza. Cominciamo dalla fine, ovvero dal tanto proclamato 5G. Di cosa si tratta? Non è una semplice evoluzione anche se per tale la stanno vendendo. Questa rete infatti “attiva” di fatto quello che è stato definito “l’internet delle cose” permettendo ad ogni dispositivo di collegarsi e di impartire e ricevere ordini direttamente di fatto autogestendosi. Questo è un pericoloso salto in avanti, che certo porta una buona dose di funzionalità e scintillanti e allettanti novità, ma la domanda è a quale prezzo?

Questa nuova rete ha innalzato il numero di antenne in modo esponenziale e insieme ad esse il tipo di potenza da esse irradiato. Maurizio Martucci è tra coloro che lanciano l’allarme nel suo libro “manuale di Autodifesa per elettrosensibili” edito da Terra Nuova edizioni, ma non è il solo a dirci che i rischi ci sono e sono concreti per la salute, e negli studi presi in considerazione si arriva di sovente a parlare di tumore al cervello, alla mammella, testicoli, tiroide, si parla di leucemia ecc. ecc. Non è forse una violazione dei nostri diritti umani installare a Roma 200 mila lampioni a led/wifi senza avere una reale cognizione di quello che questo comporta? Ma il problema non è Roma, l’Italia, ma il mondo, la violenza e la rapidità con cui queste scelte vengono imposte in nome del progresso. Di chi? Il problema ci tengo a sottolinearlo non riguarda unicamente l’impatto biologico (elettrosmog) che queste tecnologie hanno ma soprattutto il sistema attraverso il quale ci stiamo automatizzando, un sistema che vede l’uomo come cliente, come fenomeno da studiare e cannibalizzare con la stessa voracità con cui i conquistadores colonizzarono in nome di Dio il Messico.

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