Oltre ai rischi riguardanti la salute biologica ci sono poi rischi ben più definiti per quanto riguarda la sicurezza di questo sistema e l’impatto etico e sociologico che questa tecnologia rischia di avere con l’introduzione dell’internet delle cose

Trascorsi ormai dieci giorni eccoci arrivati al nostro appuntamento su tecnologia e diritti umani, eccoci a parlare nuovamente di 5G mentre una parte del mondo scientifico si mobilita, seriamente preoccupata per i possibili pericoli. Viene da chiedersi come mai si parli così poco del 5G e dei rischi che potrebbe comportare, come mai sono partite le campagne pubblicitarie delle grandi aziende che vendono questa tecnologia visto che in pratica ci sono ancora una serie di vincoli burocratici legati alle regioni e al territorio che non sembrano essere stati superati. Come fanno questi colossi a essere così sicuri che tutto andrà secondo i loro piani, che non ci sono rischi biologici per la salute e l’ambiente? Certo questo è un business molto pervasivo e dunque “persuasivo”, che muove milioni di euro e che “occupa” migliaia di persone, che investe in campagne pubblicitarie e sponsorizzazioni e che dunque ha un peso “importante” nel budget pubblicitario di giornali, riviste, siti, tv e media in generale, che esercita sicuramente “un’impronta” anche se indirettamente sulle istituzioni e il sistema paese. Ancora una volta, senza volerci schierare ci chiediamo come si possano salvaguardare i diritti umani, come possa essere garantita un’informazione etica, come proteggere la democrazia in un evidente stato di disparità tra chi potrebbe subire e pagare le eventuali conseguenze e chi beneficerà sicuramente di grandi fortune.

Oltre ai rischi riguardanti la salute biologica ci sono poi rischi ben più definiti per quanto riguarda la sicurezza di questo sistema e l’impatto etico e sociologico che questa tecnologia rischia di avere con l’introduzione dell’internet delle cose. Questo nuovo ordine “delle cose” arriva quando ancora non abbiamo saputo gestire e risolvere i grandi temi legati ad internet, ai social e alle nuove tecnologie in generale. Lungi da me dare spazio a teorie complottiste in questo editoriale, voglio solo riflettere su alcuni avvenimenti certi, su azioni che hanno violato a mio parere l’etica e i diritti umani trasformando questa nostra società in un luogo di frontiera dove tutto è concesso ai grandi players e nulla è lasciato al caso. Non sono io il primo a dirlo, Ugo Mattei professore di diritto comparato, ha ampliamente esposto il fenomeno in termini giuridici dando un quadro a mio avviso terrorizzante della situazione. Purtroppo, questo tsunami tecnologico ha un fronte talmente vasto e la sua portata è così ampia che la prima reazione, quella su cui forse alcuni contano, è quella naturale di ignorare il fenomeno, di raccontarsi una serie di piccole e grandi bugie al fine di tranquillizzare la coscienza.

Difficilmente però infilando la testa nella sabbia le cose andranno meglio. Sia chiaro, la tecnologia è un media, ovvero il mezzo, non è né buono né cattivo, è dunque implicito che è l’uso che ne facciamo a determinarne il suo impatto, giusto? Non proprio, oggi sappiamo che i “mezzi” hanno un impatto sul sistema, sul mondo che li circonda. Non voglio fare allarmismi, il nostro sistema è adattivo, tuttavia questo adattamento implica uno stress e lo stress spesso si traduce in criticità (malattie). C’è inoltre una modificazione comportamentale che questi mezzi tecnologici imprimono che non può essere trascurata, c’è una parte etica di cui dovrebbero farsi carico le istituzioni e che a mio avviso richiede uomini coraggiosi e indipendenti capaci di confrontarsi con potentati sempre più agguerriti, con una tecnologia sempre più invasiva, suadente che però deve rimanere una risorsa al servizio dell’uomo e non uno strumento di controllo e sottomissione in mano a pochi.

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