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I rischi della rivoluzione digitale


Gabriele Andreoli, autore de ‘La Migliore Mentalità Vincente, la tua’ , mette in guardia su quanto sta accadendo alle nostre menti con l’utilizzo di internet. E non solo, anche il nostro organismo è messo a dura prova, e il 5G ne è l’esempio più drammatico

di Gabriele Andreoli

Ospite come esperto delle pagine di Dailycases da oggi parlerò di tecnologia e diritti umani, per farlo cercherò di essere diretto, conciso e sintetico, sarà un appuntamento quindicinale che lascerà a quanti vorranno lo spazio di leggere e di ponderare, e potrete contribuire alla discussioni con spunti e indicazioni attraverso la mail [email protected] . Forse siamo già in ritardo per comprendere la rivoluzione tecnologica in atto, ma di certo dobbiamo affrontarne le conseguenze e per farlo, per limitare i danni, dobbiamo comprendere, ma soprattutto agire. Le violazioni che si susseguono non interessano solo il mondo virtuale, non sono banali particolari, incidenti di percorso, non riguardano una regione o un gruppo di persone ma travalicando i confini di un mondo sempre più globale travolgono il genere umano, la nostra specie, mutando l’ordine mondiale delle cose. Capisco che in una società abituata ai proclami, stanca e frastornata questa ennesima battaglia si fatichi a prenderla sul serio, ma vi assicuro che il genere umano non ha mai affrontato un simile rischio. C’è da chiedersi innanzi tutto come sia stato possibile annichilire così spudoratamente le costituzioni e le leggi che faticosamente erano state costruite, i diritti conquistati e che adesso, di colpo sono diventate vuote casse di risonanza. Oggi siamo spiati da sistemi come “Evident” (sistema di controllo in dotazione a molti stati) siamo continuamente tracciati attraverso gli smart Phones, oggetto di studi attraverso le telecamere biometriche, che incrociano i dati utilizzando algoritmi per dire chi siamo, come stiamo, con un “click” accettiamo complessi contratti senza leggerli (un recente sondaggio ha fissato in 70 giorni la media di tempo che ognuno dovrebbe passare solo per leggere ciò che ognuno di noi accetta in un anno) accettiamo decine di contratti e clausole che spesso sono talmente contorte e incredibili tanto che nelle mie ricerche ho dovuto farmi assistere da più di un legale solo per decifrare il reale intento di questi documenti.

Basta possedere uno smart phone per essere assoggettati a regole che nel mondo reale non accetteremmo mai. Purtroppo, pensiamo questo non abbia ricadute sul nostro vivere, ma ci sbagliamo. La cosa più grave è aver sdoganato un sistema, un modus operandi che rapidamente, come un virus letale ha contaminato il nostro mondo (banche, assicurazioni, pubblica amministrazione, ecc. ecc.) subissandoci di documenti elettronici, mail a valore legale, contratti e modifiche unilaterali. La legge sulla privacy si è trasformata in un grimaldello per far piazza pulita di ogni possibile resistenza. Cominciamo dalla fine, ovvero dal tanto proclamato 5G. Di cosa si tratta? Non è una semplice evoluzione anche se per tale la stanno vendendo. Questa rete infatti “attiva” di fatto quello che è stato definito “l’internet delle cose” permettendo ad ogni dispositivo di collegarsi e di impartire e ricevere ordini direttamente di fatto autogestendosi. Questo è un pericoloso salto in avanti, che certo porta una buona dose di funzionalità e scintillanti e allettanti novità, ma la domanda è a quale prezzo?


Questa nuova rete ha innalzato il numero di antenne in modo esponenziale e insieme ad esse il tipo di potenza da esse irradiato. Maurizio Martucci è tra coloro che lanciano l’allarme nel suo libro “manuale di Autodifesa per elettrosensibili” edito da Terra Nuova edizioni, ma non è il solo a dirci che i rischi ci sono e sono concreti per la salute, e negli studi presi in considerazione si arriva di sovente a parlare di tumore al cervello, alla mammella, testicoli, tiroide, si parla di leucemia ecc. ecc. Non è forse una violazione dei nostri diritti umani installare a Roma 200 mila lampioni a led/wifi senza avere una reale cognizione di quello che questo comporta? Ma il problema non è Roma, l’Italia, ma il mondo, la violenza e la rapidità con cui queste scelte vengono imposte in nome del progresso. Di chi? Il problema ci tengo a sottolinearlo non riguarda unicamente l’impatto biologico (elettrosmog) che queste tecnologie hanno ma soprattutto il sistema attraverso il quale ci stiamo automatizzando, un sistema che vede l’uomo come cliente, come fenomeno da studiare e cannibalizzare con la stessa voracità con cui i conquistadores colonizzarono in nome di Dio il Messico.

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