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La plastica nei mari? Qualcosa promette di ucciderci più rapidamente. I raggiri del web


E’ un’ecologia del pensiero quella che annulla l’individuo il quale deve confrontarsi sempre più spesso con complicate procedure demandate al web e alla tecnologia, ad algoritmi che spesso ci fanno entrare in labirinti burocratici e amministrativi senza senso.

Per il nostro quarto appuntamento, abbandoniamo per un attimo la battaglia che si fa sempre più aspra in merito all’utilizzazione del 5G. Una battaglia come abbiamo visto che è abbastanza impari, da una parte gli studi sotto finanziati dei vari governi, associazioni, ricercatori medici e scienziati, dall’altra multinazionali e i loro adepti. Una delle tante battaglie per la salute, come accadde a suo tempo per la guerra alle multinazionali del tabacco, della benzina (che era addizionata di piombo), per i vaccini. Purtroppo, prima che si corra ai ripari o che si agisca seriamente, sembra ci vogliano un alto numero di vittime. Ci preoccupiamo della plastica in mare ma non di una tecnologia che crediamo abbia effetti irreversibili perfino sul nostro DNA, e lasciamo (non tutti,  alcuni comuni e paesi sono intervenuti) che si faccia sperimentazione, che si usino i nostri figli, amici e parenti come cavie.

Da poco ho l’etto l’ennesimo studio dell’assorbimento da parte del cervello delle microonde, per nulla rassicurante, ma come detto andiamo oltre. Sempre più spesso sentiamo parlare di “Cybersecurity”,  il termine è piuttosto vago ma fa riferimento ad un controllo da parte di “una certa autorità preposta” alle attività che si svolgono nel web. Il pericolo è reale come abbiamo visto in precedenza e come vedremo nel corso dei nostri approfondimenti, proviene non solo dai malfattori ma alle volte anche da tutti quei “servizi” che dovrebbero gestire la sicurezza. Come sappiamo non sempre gli interessi di Stato sono quelli dei cittadini, e alle volte poi si sente parlare di “servizi deviati” e in un mondo sempre più globale e connesso troppe forze si “mischiano” in un’entropia dilagante che non da nessuna certezza. Inoltre lo “Stato”, gli Stati, hanno giocato sulla buona fede dei popoli permettendo la costituzione di istituzioni private che molti credono di pubblico interesse, vedi ad esempio la Banca Centrale Europea.


Oppure attraverso meccanismi di privatizzazione hanno ceduto, a mio parere indebitamente, società strategiche per il paese quali Autostrade, poste, ferrovie, banca d’Italia. Questo se unito alla tendenza a demandare un certo tipo di controllo e autorità ad enti privati, ci fa comprendere a che rischio siamo costantemente esposti. Ecco perché esorto a studiare e adottare sistemi di protezione che servono a tutelarci dalle aggressioni invasive di un mondo che è sempre più fatto di “doveri”, che tali sono diventati perché ci siamo fatti prendere la mano da “servizi” che ormai sono indispensabili soprattutto per il proliferare di un sistema “parassita” interconnesso. Basti pensare al controllo pressante delle banche, le continue gabelle a cui siamo sottoposti, è una mentalità in cui non sei un partner o un cliente ma un soggetto da spolpare.

E se non ti adegui, se non sottoscrivi, se non accetti ti chiudiamo il conto. Senza contare poi gli innumerevoli abbonamenti e servizi on line che nel migliore dei casi sono a pagamento, perché nulla è gratis, e se non lo paghi prima lo pagherai strada facendo. Per accettare un abbonamento basta un click, ma per aver spiegazioni o terminare un rapporto ci vuole ben altro, una danza macabra dove l’utente deve mantenere la calma, la pazienza, superare prove di idiozia con il call center di turno e poi raccomandate e lettere, spesso penali e astuti (quanto illegali) uffici di recupero crediti. Tutto è indirizzato verso il marketing, la vendita, il contenimento e il recupero, e nulla verso di noi come persone. Questo ci rende particolarmente fragili in un mondo ultra-connesso dove ogni azione o frase riverbera per sempre e dove fantomatici gestori sono liberi di sbagliare senza nessuna reale gabella.

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