Italiani nel Mondo

Un volto italiano fin troppo conosciuto – X – An Italian face we know all too well – X

By 20 Novembre 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Un volto italiano fin troppo conosciuto – X

Dobbiamo riconoscere che non sempre la nostra emigrazione è stata “pulita”. Cioè, ci sono sempre stati, e ci sono ancora, italiani che sono emigrati per motivi non legali.

Ci sono temi che sai già prima di iniziare a scrivere che non piaceranno a nessuno, ma un giornale ha l’obbligo di guardare tutti i volti della vita quotidiana, buoni e meno buoni. Questo vale non solo per le cronache quotidiane in Italia ma anche, e in modo particolare, per la vita degli italiani all’estero.

Quel che stiamo per scrivere ci rende tristi, ma non per questo non dobbiamo parlarne. Anzi, abbiamo il dovere di essere onesti con noi stessi e riconoscere la Storia della nostra emigrazione, come la Storia del paese stesso, e quindi dobbiamo avere la forza di affrontare temi che ad alcuni non piace riconoscere, ma proprio per questo motivo dobbiamo farlo perché, allo stesso tempo, questi temi hanno creato controversie e problemi per i nostri parenti e amici all’estero, e costituiscono una parte non indifferente dei luoghi comuni e gli stereotipi che ancora ci seguono e perseguitano oggigiorno.


Non nominiamo la città in Australia dove la storia è accaduta perché non cambia un tema che è valido ovunque ci siano comunità italiane. L’eccezione che diventerà ovvia per motivi che saranno chiari nell’articolo e possiamo dire che l’articolo non si riferisce a Melbourne.

Precisiamo che non sarà nominata la regione d’origine del protagonista dell’articolo. Diciamo soltanto che viene da una delle regioni meridionali da sempre soggette al potere occulto che ancora oggi mette sotto assedio non solo i cittadini, ma sfida anche il nostro governo nazionale.

Inoltre, dobbiamo anche riconoscere che non sempre la nostra emigrazione è stata “pulita”. Cioè, ci sono sempre stati, e ci sono ancora, italiani che sono emigrati per motivi non legali, ma l’hanno fatto con mezzi legali che rendono complicato il vanto che tutti i nostri emigrati sono stati “virtuosi” in rispetto delle leggi. Purtroppo, questo semplicemente non è mai stato vero del tutto per una percentuale dei nostri emigrati nel corso degli anni.

Il ristorante e la piantagione

Ho conosciuto X quando ha aperto il suo ristorante famoso. Non nego che incontrarlo è sempre stato divertente e ci ha sempre trattati come parenti invece che semplici clienti, ma nel corso degli anni, sin dalla scoperta che prima del ristorante era stato il proprietario del bordello più noto di una città dove la prostituzione era illegale, abbiamo capito che il suo atteggiamento nascondeva qualcosa di meno divertente.

Il suo socio era anche il suocero di origini nella ora ex-città italiana di Pola, un uomo che teneva molto alla sua cucina al punto che i camerieri non potevano fornire il formaggio ai clienti che lo volevano per la pasta allo scoglio, pena il licenziamento. Ma come abbiamo imparato anni dopo, nemmeno lui era totalmente estraneo alle “avventure” di suo genero.

All’epoca dei fatti il ristorante era in vendita perché sembrava alla fine del percorso, ma i fatti hanno dato al locale una notorietà tale che ha ritrovato successo proprio per via di X.

Un giorno ero al bar di amici in comune a pochi metri dal ristorante quando è venuto uno dei camerieri che ci ha detto in modo molto agitato “Hanno arrestato X”. Non potevamo crederci e non osavamo avvinarci al locale per non creare imbarazzo, ma i telegiornali quella sera confermarono la dichiarazione del cameriere.

La Polizia Federale australiana aveva fatto irruzione quella mattina in una grandissima piantagione di marijuana in una zona periferica della città famosa per le selle e per la coltivazione di pomodori. L’irruzione nella piantagione fu l’anteprima dell’arresto, della perquisizione del ristorante quel pomeriggio e la fine di un’indagine lunga e molto dettagliata.

Una delle prime rivelazioni fu il nome del secondo uomo arrestato, era il capo della squadra antidroga della Polizia Statale (regionale) e questo era il motivo per il coinvolgimento della Polizia Federale. Per via della vendita del locale, e per non nuocere ai soci non coinvolti nel reato, il giudice ha tenuto nascosto il nome di X per tutto il processo.


Ma tutta la città sapeva chi era e nel corso dei mesi e poi gli anni della procedura giudiziaria, il locale ha aumentato gli incassi così tanto che è stato ritirato dalla vendita.

Contatti italiani

X non si nascondeva affatto durante questo periodo e dopo poco tempo tutte le pareti del ristorante avevano foto di Marlon Brando nel ruolo di Vito Corleone, per prendere in giro quelli che venivano per vedere il “padrino locale”. Però e ovviamente, X era sempre sotto controllo, ma i suoi contatti italiani non si sono mai interrotti.

Infatti, noi clienti regolari del bar vicino, lo vedevamo spesso venire a fare lunghe telefonate al telefono pubblico, e noi che capivamo il suo dialetto comprendevamo perfettamente che parlava con i suoi superiori in Italia.

Una delle rivelazioni del processo è che il “custode”, e anche la guardia della piantagione, era un cittadino italiano emigrato legalmente in Australia per fare l’assistente cuoco nel ristorante, ma per quel che sappiamo non ha mai messo piede nel locale. Però, per ottenere il visto doveva essere stato sottoscritto anche dal socio/suocero.

Il processo portò alla condanna e a una lunga detenzione dell’ormai ex detective e una pena sospesa a X per aver collaborato con la Polizia che voleva punire in modo esemplare il “poliziotto traditore”.

Il seguito del processo è stato la rottura tra genero e socio e il fallimento del ristorante. Ma X non si è mai scoraggiato con questi avvenimenti. Dopo poco tempo ha aperto un locale di lap dance nel cuore della città, “stranamente” di fronte al casinò locale, nel sotterraneo di un albergo. Non avevamo dubbi che non facesse soldi solo dai “balli” delle ragazze, e infatti dopo relativamente poco tempo ha potuto comprare una casa grande di lusso.


Ora si è ritirato a una vita molto più privata, ma non dimenticherò mai l’ultima volta che ho incontrato X. Era al bar di amici in comune ed è arrivato in compagnia di una ragazza molto più giovane di lui e ancora più vistosa, che era ovviamente una delle ragazze del locale. Abbiamo parlato insieme per un’oretta e nel corso di questo scambio, divertente come sempre, mi ha detto con un sorriso divertito, “Caro Gianni, ho iniziato con il sesso e finirò con il sesso”.

Non avevo bisogno di chiedergli da dove venivano i soldi per aver potuto aprire il locale come presunto “fallito per bancarotta”. Infatti, non avevo il minimo dubbio.

“Legale” e considerazioni

Uno dei motivi per cui ho deciso di scrivere questo articolo è quel che leggo sempre più spesso sulle pagine social degli italiani all’estero che dicono che “i miei genitori/nonni/bisnonni erano legali”. Per quanto vogliamo pensare che fosse sempre così, purtroppo non è quasi mai stato il caso.

Possiamo parlare di documenti approssimativi dei primi decenni facili da contraffare, ma non possiamo negare che questo è il caso ancora oggi  in modo molto, ma molto “legale” ma per motivi che sono come minimo illegali e anche immorali.

Il fatto che il custode della piantagione fosse emigrato con un visto vero dimostra che la polizia e la burocrazia in Italia non sempre riescono a identificare i componenti della malavita, allora come possono farlo autorità legali in altri paesi?

Poi, oggigiorno sappiamo tutti il ruolo delle cosche italiane nel traffico internazionale di droghe. Esiste qualcuno che crede davvero che i loro rappresentanti non si presentino come “emigrati” o “uomini d’affari leciti” per nascondere il vero scopo delle attività all’estero?


Guerra

Una settimana fa un uomo di origine italiana a Melbourne è stato assassinato in un agguato su un’autostrada della città. La Polizia locale pensa che sia un caso di scambio di vittima da parte degli assassini. Ma è inevitabile pensare che sia un nuovo capitolo della guerra tra cosche italiane in quella città, che nel corso di molti anni  ha persino “ispirato” una serie televisiva locale “Underbelly”.

È una realtà troppo grande per far finta di non vederla.

Si, la stragrande maggioranza della nostra emigrazione nel corso di oltre un secolo e mezzo è stata “legale” e “lecita”, ma non facciamo finta che in mezzo a questi milioni di persone non ci siano stati quelli che avevano intenzioni molto meno onorevoli e che hanno macchiato la nostra immagine nel mondo con il sangue delle loro vittime…

di emigrazione e di matrimoni

An Italian face we know all too well – X

We must recognize that our migration has not always been “clean”. There have always been Italians who migrated for non-legal reasons

There are topics that we know even before we start writing not everyone will like but a newspaper has a duty to look at all the faces of daily life, good and less good. This is true not only for daily news in Italy but also, in a special way, for the lives of Italians overseas.

What we are about to write saddens us but this is not a reason we must not talk about it. Indeed, we have a duty to be honest with ourselves and to recognize the history of our migration, like the history of the country itself, and therefore we must have the strength to face themes that some people do not like recognizing and it is for this very reason we must do so because, at the same time, these themes have created controversy and problems for our relatives and friends overseas and they constitute a significant part of the clichés and stereotypes that today still follow and hound us today.

We will not name the city in Australia where the story happened because it does not change the theme that is true wherever there are Italian communities. For reasons which will become clear in the article we can say that the story does not refer to Melbourne.

We advise that the region of origin of the article’s protagonist will not be named. We say only that he comes from one of Italy’s southern regions that have always been subject to the hidden powers that today not only put the citizens under siege but also challenge our national government.


Furthermore, we must also recognize that our migration has not always been “clean”. There have always been Italians who migrated for non-legal reasons, and there still are, but they did so by legal means that make it complicated to argue that all our migrants were “virtuous” in respect to the Law. Unfortunately, this has never been at all true for a percentage of our migrants over the years.

The restaurant and the plantation

I met X when he opened his famous restaurant. I do not deny that catching up with him was always enjoyable and he always treated us as relatives rather than simple customers but over the years, since the discovery that before the restaurant he was the owner of the most famous brothel of a city where prostitution was illegal, we understood that his attitude hid something much less entertaining.

His partner was also his father in law who came from the now ex-Italian city of Pola (now Pula in Croatia). He was a man who truly cared about his cooking to the point that the waiters were forbidden to take cheese to the customers who wanted it for their seafood pasts, on pain of dismissal. But years later we learnt that he even he was totally uninvolved in his son in law’s “adventures”.

At the time of the facts the restaurant was on sale because it seemed that it had finished its run but the facts gave the premises such notoriety that it regained its success because of X.

One day I was at a common friend’s bar a short distance away from the restaurant when one of the waiters told us in a very upset tone of voice that “They’ve arrested X”. We could not believe it and we did not dare approaching the premises to avoid embarrassment but that evening’s news services confirmed the waiter’s statement.

That morning Australia’s Federal Police had raided a huge marijuana plantation in an outlying part of the city that was famous for its glasshouses for growing tomatoes. The raid on the plantation was the preview of the arrest, the search of the restaurant that afternoon and the end of a long and very exact investigation. 

One of the first revelations was the name of the second man arrested, he was the head of the State Police’s anti-drugs squad and this was the reason for the Federal Police’s involvement. Due to the sale of the restaurant, and so as not to harm the partners not involved in the crime, the judge decided to not reveal X’s name for the whole procedure.

But the entire city knew who he was and over the months and then years of the legal proceedings the premises’ income grew so much that they withdrew the restaurant from the market.

Italian contacts

X never hid at all during this period and a short time later all the restaurant’s walls bore photos of Marlon Brando as Vito Corleone in order to make fun of those who came to see the “local godfather”.  However, and obviously, X was always under surveillance but his Italian contacts never stopped.

In fact, we regular customers of the nearby bar often saw him carrying out long conversations on the public telephone and those of us who understood his dialect knew perfectly well that he was talking to his superiors in Italy.

One of the trial’s revelations was that the plantation’s “caretaker”, and also its guard, was an Italian citizen who had migrated legally to Australia to be an assistant chef in the restaurant, but as far as we knew he never set foot in the premises. However, in order to obtain the visa it had to have been undersigned by X’s partner/father in law.

The trial led to the conviction and then a long jail term for the ex-detective and a suspended sentence for X who had collaborated with the Police who wanted to punish the “traitorous policeman”.

He has now retired to a much more private life but I will never forget the last time I saw X. It was at a friend’s bar and he was accompanied by a girl who was much younger than he, and even more striking, who was obviously one of the club’s girls. We spoke for about an hour and during this conversation, which was enjoyable as always, he told me with an amused smile “Dear Gianni, I started with sex and I will finish with sex”.

I did not have to ask him where a presumably bankrupt man found the money to open the club. In fact, I never had the slightest doubt.

“Legal” and some thoughts

One of the reasons I decided to write this article is what I read more and more often on the social media pages of Italians overseas that say that “my parents/grandparents/great grandparents were legal”. As much as we would like to think that this was always the case, it was never so.

We can talk about the generic documents of the first decades that were easy to forge, just as we cannot deny that this is still the case today in a very, very “legal” way” but for reasons that are at least illegal and also immoral.

The fact that the caretaker of the plantation had migrated with a real visa shows that the Police and the bureaucracy in Italy do not always identify members of the underworld, so how can the legal authorities in other countries do so?

And then today we all know the role of Italian gangs in international drug smuggling. Is there someone who truly believes that their representatives do not present themselves as legitimate “migrants” or businessmen” to hide the real purpose of their activities overseas?

War

A week ago a man of Italian origin was murdered in Melbourne in an ambush on the city’s highway. The local Police think the murder was a case of mistaken identity by the murderers. But it is inevitable to think that this was a new chapter of the war between Italian gangs in that city over many years that even “inspired” a local TV series “Underbelly”-

The reality is too big to pretend we do not see it.

Yes, the great majority of our migration over more than a century and a half was “legal” and “legitimate” but let us not pretend that amongst those millions of people there were not those who had intentions that were much less honourable and that they have stained our reputation around the world with their victims’ blood…

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