Un problema da risolvere – A problem to solve


di emigrazione e di matrimoni

Un problema da risolvere

Il tema dello ius soli è tornato alla ribalta nelle recenti settimane, sia per la vittoria del cantante Mahmood al Festival di Sanremo che per via di alcuni giocatori della Nazionale italiana di calcio. Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha fatto capire che il tema non è in programma per il governo, ma uno sviluppo recente ci fa capire che l’attuale ius sanguinis ha dei problemi pratici che dobbiamo affrontare.

Per anni, quando l’Italia esportava i suoi cittadini in giro per il mondo una legge basata sul sangue era da considerare naturale, in vista di un possibile ritorno di una percentuale degli emigrati. Però, al di fuori delle considerazioni che hanno portato alla proposta l’anno scorso per lo ius soli, dobbiamo chiederci se davvero estendere la cittadinanza italiana ai discendenti di emigrati italiani di quinta, sesta e oltre generazione sia utile e praticabile.

Potrebbe sembrare una domanda crudele, ma una vicenda riportata dalla Polizia di Stato in Piemonte ci fa capire che la situazione della cittadinanza italiana è anche soggetta ad altre considerazioni non riferite ai legami con il paese d’origine dei bisnonni.

Operazione Super Santos e calcio

Il 26 marco u.s. la Polizia di Stato ha annunciato l’esito dell’Operazione Super Santos (https://bit.ly/2uOHRuZ) diretta verso agenzie gestite da brasiliani che davano, tra i loro servizi, anche quello di ottenere la cittadinanza italiana. Tutta la vicenda coinvolgeva un giro d’affari di oltre cinque milioni di Euro, come anche la falsificazione di documentazione per ottenere la cittadinanza italiana a chi non ne aveva diritto.


Non ce ne meravigliamo, benché la maggior parte delle agenzie che fanno queste pratiche siano oneste, perché dimostrare i legami ininterrotti tramite quattro, cinque e più generazioni non è facile.

Inoltre un caso sportivo del passato aveva già dimostrato che, come nel caso odierno, i passaporti non servivano per dimostrare legami con il Bel Paese, ma per ottenere permessi di lavoro in paesi dove i passaporti stranieri sono uno svantaggio.

Nel 2001 uno scandalo di passaporti falsi per giocatori di origini sudamericane ha scosso il calcio Europeo. Furono coinvolte anche l’Inter con Alvaro Recoba e la Lazio con Juan Sebastian Veron in Italia. Nel caso dell’Inter il giocatore Recoba e il dirigente interista Gabriele Oriali patteggiarono una pena di sei mesi, poi trasferitasi in multa di 21.420 Euro per i reati di concorso in falso e ricettazione.

Le cronache dell’epoca descrivevano ricerche ai cimiteri dei paesi dei giocatori per trovare omonimi da utilizzare come base per la documentazione, per dimostrare la linea di discendenza diretta che avrebbe dato diritto alla cittadinanza e quindi di poter giocare per i club europei importanti non come extracomunitari soggetti ai limiti imposti all’epoca.

Come descrive l’articolo della Polizia di Stato i possessori di cittadinanza italiana e dunque di passaporti italiani della recente operazione volevano poter emigrare negli Stati Uniti e Canada dove il passaporto italiano rende più facile l’immigrazione.

Effetti e origini

I due casi citati dimostrano non solo che la caccia a passaporti italiani dia la possibilità di comportamenti illeciti di agenzie meno oneste, ma anche le difficoltà pratiche di poter dimostrare il diritto alla cittadinanza oltre la terza generazione nata all’estero. Diremo di più, nei casi delle grandi comunità italiane nelle Americhe, molti dei nostri parenti e amici ci sono emigrati da prima del ‘900,  quando la documentazione era meno sicura e più facile a falsificare, rendendo il lavoro di verificare la veridicità della documentazione ancora più difficile, senza dimenticare che in molti casi la documentazione di uffici anagrafe di molti comuni, colpiti da guerre, ormai è irrimediabilmente incompleta.

Oltre il fattore del passaporto italiano, dobbiamo anche ricordarci che la cittadinanza italiana da anche il diritto di voto ai nostri connazionali all’estero, e soprattutto per questo motivo dobbiamo essere sicuri che gli aventi diritto abbiano davvero le carte in regola per esercitare questo diritto fondamentale, perché i loro rappresentanti alla Camera dei Deputati e il Senato decidono le leggi del paese.

Questo però non toglie la voglia naturale dei discendenti di poter trovare le loro radici e di capire da dove vengono, e quali siano i loro patrimoni famigliari e culturali personali.

Allora cosa fare?

Decisione.


Nella grande maggioranza dei casi la lingua parlata a casa dalla prima generazione all’estero era l’italiano e quindi i figli potevano capire qualcosa delle loro origini. Però, come vediamo spesso sulle pagine Facebook degli italiani all’’estero, particolarmente ma non solo negli Stati Uniti, nonni e/o genitori hanno deciso di non utilizzare più l’italiano in casa per potersi integrare nel nuovo paese di residenza. In alcuni casi questo ha portato anche al cambio di cognomi e persino nomi per non sembrare più “stranieri” nei loro nuovi paesi.

Questo non ha avuto sempre successo, ma ha avuto un effetto sulla nuove generazioni, quello di rendere ancora più difficile trovare le loro radici e origini, come leggiamo regolarmente in queste pagine Facebook.

Passaporto o no?

Alcuni decidono di ricercare la cittadinanza persa, alcuni di fare ricerche per le loro origini che sono spesso carissime e non sempre precise, considerando il grande numero di omonimi che spesso troviamo in tutte la penisola, grazie alle vecchia tradizione di dare i nomi dei nonni ai neonati, e quindi un nuovo livello di difficoltà per identificare i bisnonni veri invece dei loro cugini omonimi.

Certo, molti sono riusciti a trovare le origini, ma è davvero realizzabile e praticabile dare il diritto alla cittadinanza dopo un certo numero di generazioni,  considerando anche che spesso chi lo chiede, per via della condizioni di educazione nei loro paesi di residenza, conosce poco o niente della nostra lingua, Storia e Cultura?

Mentre battiamo questa parole immaginiamo già la delusione e anche rabbia di alcuni nel leggere questo paragrafo, ma non avere il diritto alla cittadinanza non nega il diritto di potere cercare la propria identità e il proprio passato.

Per questo motivo l’Italia dovrebbe assumersi l’impegno di aiutare i discendenti dei suoi emigrati a trovare questa identità, ma senza dover continuare a dare la cittadinanza in eterno.


Di origine italiana

Tutte le regioni hanno avuto numeri di emigrati. Nel caso delle regioni del sud ma anche il Veneto e il Friuli/Venezia Giulia, le ondate sono state enormi. Per questo motivo queste regioni sono soggette sempre più ad interesse dei discendenti dei loro corregionali partiti chissà quanti anni fa.

Perciò, potrebbe essere utile, non solo per i diretti interessati, ma anche per le regioni stesse, creare una categoria di turismo specifico, quella dei turisti “d’origine italiana”.

Le regioni e i comuni possono offrire servizi ai discendenti dei loro residenti nella ricerca delle loro origini e per conoscere queste zone.  Possiamo già immaginare le proteste di alcuni che le regioni e, peggio ancora, i comuni, non abbiano i mezzi di poterlo fare, ma quasi nessuno dei nostri parenti e amici all’estero pretenderebbero mai di avere servizi gratuiti, i benefici di un turismo del genere sono potenzialmente enormi per molti regioni e paesi, a partire dal sud d’Italia.

Queste amministrazioni possono aiutare a rintracciare nonni, bisnonni ,ecc. Allo stesso tempo possono offrire sconti ai musei e le mostre o per acquistare prodotti locali, ecc. ai nuovi turisti in cerca di identità e quindi promuovere i prodotti locali, di tutti i genere, culturali e commerciali, all’estero.

I vantaggi di un sistema del genere sono ovvi. Dando incentivi concreti a chi pensa di venire in Italia per motivi di famiglia diamo la possibilità a zone poche conosciute all’estero di trovare nuovi mezzi di promozione internazionale.

Tutto questo può essere offerto sia a chi ha la cittadinanza italiana come a chi non ne ha diritto. In fondo, sono tutti i figli d’Italia, anche se non hanno mai visto il Bel paese.


Però, a prescindere da questo, il parlamento italiano ha l’obbligo davvero di affrontare il tema della cittadinanza, non solo come “battaglia morale” da entrambe le parti, ma soprattutto a livello pratico perché il sistema attuale non fa altro che aiutare quelli che cercano di ingannare.

La cittadinanza non è un regalo, ma nemmeno possiamo dire a quelli che non ne hanno il diritto che non possono e non devono interagire con il loro paese d’origine. Anche questo è un diritto, ma non comporta il dovere di votare, ecc.

Troviamo una soluzione e non la rinviamo ancora per chissà quanto tempo.

di emigrazione e di matrimoni

A problem to solve

The theme of the ius soli (the proposed change to place of birth based citizenship law in Italy) has taken the limelight for both the win by singer Mahmood at the San Remo Song Festival and due to some players in Italy’s national football team. The Interior Minister Matteo Salvini made it clear that the subject is not in the government’s agenda but a recent development has made us it clear that the current ius sanguinis (the blood based citizenship law) has practical problems that must be dealt with.

For years, when Italy exported its citizens around the world, a law based on blood was to be considered natural in the light of the possible return of a percentage of migrants. However, apart from the considerations that brought about last year’s proposal for ius soli, we must ask ourselves if extending Italian citizenship to the fourth, fifth and seventh generation descendants of Italian migrants is truly useful and practical.

This could seem a cruel question but a matter reported by the National Police in Piedmont makes it clear that the situation of Italian citizenship is also subject to other considerations that are not linked to ties with the great grandparents’ country of origin.


Operation Super Santos and football

Last March 26th the National Police announced the outcome of Operation Super Santos (https://bit.ly/2uOHRuZ) aimed at agencies managed by Brazilians that gave, amongst other services, also that of obtaining Italian citizenship. This matter involved a turnover of more than five million Euros, as well as the falsification of documents for obtaining Italian citizenship by those who did not have the right.

We are not surprised, even of the large part of the agencies who do this work are honest, because showing the uninterrupted links through four, five or more generations is not easy.

Furthermore, a case in sport from the past had already shown that, as in today’s case, the passports were not needed to show links with Italy, but to obtain work permits in countries where foreign passports are disadvantageous.

In 2001 a false passport scandal for South American football players rocked European football. Italian clubs Inter Milan with Alvaro Recoba and Lazio with Juan Sebastian Veron were also involved. In Inter’s case Recoba and club official Gabriele Oriali negotiated a six month sentence that became a 21,420 Euro fine for the crimes of forgery and receiving stolen goods.

The newspaper reports of the time described searches in the cemeteries of the players’ countries to find people with the same names as the basis for documentation to show a direct line of descent that would have given the right to Italian citizenship and therefore to be able to play for major European clubs as Europeans and not as foreign players subject to the limits imposed at the time.

As the article of the Italian National Police describes, the possessors of Italian citizenship and therefore Italian passports in the recent operation wanted to be able to migrate to the United States and Canada where the Italian passport made migration easier.

Effects and origins

The two cases show not only that the hunt for Italian passports gives the opportunity for illegal behaviour by less than honest agencies, but also that the practical difficulties for showing the right to citizenship beyond the third generation born overseas. We will say more, in the cases of the great Italian communities in the Americas, many of our relatives and friends migrated before 1900 when the documentation was less sure and easier to falsify which makes the job of verifying the veracity of the documentation even harder, without forgetting that in many cases the documentation in the birth and deaths register of many Italian local councils hit by war since then are now irredeemably incomplete.

In addition to the matter of the Italian passport, we must also remember that Italian citizenship also gives the right to vote to our countrymen overseas and especially for this reason we must be sure that those who have the right really have their papers in order to exercise this fundamental right because their representatives in Italy’s Chamber of Deputies and senate decide the country’s laws.

However, this does not remove the natural right of descendants to be able to find their roots and to understand from where they came and what are their personal family and cultural heritages.

So, what must we do?

Decisions

In the great majority of cases the language spoken in the home of the first generation born overseas was Italian and therefore the children could understand something of their origins. However, we often see on the Facebook pages of Italians overseas, especially and not only in the United States, grandparents and/or parents decided to no longer use Italian at home in order to be able to integrate better in the new country of residence. In some cases this also brought about the decision to change surnames and even names to no longer seem “foreigners” in their new countries.

This was not always successful, but it also had an effect on the new generations, that of making it even harder to find their roots and origins, as we read regularly in these Facebook pages.

Passport or not?

Some decide to research the lost citizenship, some to research their origins that is often very expensive and not always accurate considering the large numbers of people with the same names that we often find in all the peninsula thanks to the old tradition to pass onto the names of the grandparents to the newborn children and therefore it gives a new level of difficulty to identifying the true great grandparents rather than their cousins with the same names.

Certainly many have managed to find their origins but is it truly feasible and practical to give the right to citizenship after a certain number of generations and often to those who, due to the educational conditions in their countries of residence, know little or nothing of our language, history and Culture?

As we type these words we can already imagine the disappointment and even anger of some as they read this paragraph but not having the right to citizenship does not negate the right to be able to search for their personal identity and past.

For this reason Italy must give a thought to helping the descendants of her migrants to find their origins but without continuing to give citizenship eternally.

Of Italian origin

All of Italy’s regions had numbers of migrants. In the cases of the regions of the south and also the Veneto and Friuli the waves were huge. For this reason these regions are subject to increasing interest from descendants for their fellows who left who knows how many years ago.

Thus it would be useful, not only for those directly involved but also to the regions themselves, to create a category of specific tourism, that “of Italian origin”.

The regions and the local councils can offer services to the descendants of their former residents to find their origins and to get to know these areas. We can already imagine the protests of some that the regions and, worse still, the local councils, do not have the funds to be able to do so but almost none of their relatives and friends overseas would ever demand free services and the potential benefits of this type of tourism are enormous for many regions and towns, beginning in the south of Italy.

These administrations could help to find grandparents, great grandparents, etc.  At the same time they could offer discounts to museums and exhibitions or to buy local products etc, to the new tourists in search for their identities and therefore to promote the local products, of all types, cultural and commercial, overseas.

The advantages of such a system are obvious. By giving concrete incentives to those who considering coming to Italy for family reasons we give the chance to areas that are little known overseas to find new means of international promotion.

All this can be offered to both those who have the right to Italian citizenship and those who do not. After all they are all children of Italy, even if they have never seen the country.

However, regardless of this, Italy’s parliament has the duty to truly deal with the theme of citizenship, not only as a “moral battle” by both sides, but especially at a practical level because the current system does nothing but help those who seek citizenship to fool the system.

Citizenship is not a gift, nor does it mean telling those who do not have the right that they cannot and must not interact with their country of origin. This too is a right but it does not involve the right to the vote, etc.

Let us find a solution and let us not postpone it for who knows how long.

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