MondoPolitica

Trump e Putin vs globalizzazione

By 4 Ottobre 2020 No Comments

Vladimir Putin e Donald Trump le pecore nere della globalizzazione

di Paolo Buralli Manfredi

Pochi sono i Presidenti che si sono distinti per aver cercato di tagliare quei fili che muovono i governi di tutto il mondo tramite gli Esecutivi governativi, ed i pochi di loro che hanno provato a divincolarsi sono diventati martiri osannati ed utilizzati proprio dai pupari che hanno, dopo il loro sacrificio, continuato nel loro lavoro di tessitura per globalizzare ed imporre le regole socio-economiche per mantenere il proprio potere assoluto ed imporre nuovi stili di vita che, senza la spinta globalista sarebbero stati inaccettabili da governi Sovrani e Nazionalisti.

Si dice che per capire chi è il potere che gestisce un sistema, basta vedere chi non è possibile criticare e diciamo che Donald Trump ha compreso fin da subito che i poteri dominanti che da più di trent’anni a questa parte gestiscono un sistema fortemente strutturato ed ottimamente gestito da Banche, Finanza, Farmaceutiche, produttori di armi, aziende energetiche in primis, supportate da una rete integrata d’informazione giornali, tv, radio e web che utilizzata come cannone pronto a sparare, distorcendo ogni informazione, per distruggere colui che esce dai binari imposti dallo stesso sistema, sta riservando un trattamento speciale al Presidente della Nazione più potente del mondo, proprio perché lo stesso ha compreso che è giunta l’ora di riposizionare i Popoli al centro delle Nazioni e riportate la Politica al potere decisionale come lo era prima di vendersi al miglior offerente.


Ma come ha incominciato a muoversi Mr Trump per attuare la sua visione, distruggere un sistema marcio, corrotto e corruttibile?

Intanto va detto, ripercorrendo la storia breve, che Trump ha sempre utilizzato una strategia da “Arte della Guerra” di Sun Tzu riadattata al suo modo di essere, spiazzando tutti i suoi avversari che non hanno mai intuito in anticipo le mosse del Presidente. “Tagliare i rami secchi esterni per rafforzare il tronco interno”, ovviamente questa lettura è data dal fatto che Trump sin da subito si era accorto che i Presidenti degli Stati Uniti d’America in realtà erano ostaggio dei poteri di sistema che manovrano la politica Estera, nello specifico la CIA, molto vicina per maggioranza, ai Democratici, Hillary Clinton docet.

Proviamo dunque a ripercorrere qualche passaggio fondamentale della Strategia di Trump; la prima mossa compiuta da Trump che, al contrario di tanti Presidenti parlatori che tanto hanno detto e poco hanno fatto, è stata quella di firmare il ritiro delle truppe americane dal Medio-Oriente causando una dura reazione da parte della CIA, che decise di mettere fine alla vita del Generale Iraniano Qasem Soleimani, con  l’obiettivo di riportare un alta tensione in area Medio-Orientale obbligando, secondo gli ideatori dell’azione, la  ritrattazione del Presidente riguardo il ritiro delle truppe, cosa che non avvenne in seguito. Al contrario, questa operazione produsse come risultato la perdita del Capo della CIA in Medio-Oriente avvenuta tramite l’abbattimento del velivolo che lo trasportava, non si conosce quale sia il  vero nome di questo importante personaggio ma il fatto che sia potuta accadere l’uccisione di un Capo della CIA  la dice lunga sul fatto che l’operazione quasi certamente partì con tutta probabilità dall’interno, perché è molto difficile dall’esterno conoscere gli spostamenti di questi personaggi ed è altresì verosimile che quella sia stata la risposta della fazione che è fedele al Presidente ed a conferma di quest’ipotesi, se provate a cercare nel passato, troverete poche uccisioni a danno di persone ai vertici dell’organizzazione.

Anche lo spostamento dell’Ambasciata Americana a Gerusalemme fu presa dal mondo come un azione provocatoria a tutto il mondo Musulmano che da più di settant’anni lotta contro lo Stato di Israele, ma in realtà quella mossa era stata pensata dal Presidente come preludio all’intesa di Pace avvenuto qualche anno dopo con l’accordo firmato alla Casa Bianca tra lo Stato di Israele, gli Emirati Arabi e l’Arabia Saudita, accordo che ha anche prodotto la nomina del Presidente Trump per il Premio Nobel; e se riflettete meglio su ciò che ha fatto Trump, capirete che lo spostamento non fu affatto un favore allo Stato di Israele ma un problema enorme per lo stesso, si perché, con quella mossa concentrò tutta l’attenzione dei nemici storici di Israele proprio nella Capitale, si potrebbe sintetizzare più o meno così: il Presidente ha detto ai nemici di Israele, “Ok sparate qui”; il che ha portato Israele a dover trattare una pace con i suddetti Paesi.

Altra tattica utilizzata per perseguire la sua Strategia fu ed è l’attacco a quei carrozzoni che ormai non sono più indipendenti, ma sono governati indirettamente sempre dai gestori del sistema globalizzato che li utilizzano a proprio piacere per perseguire la creazione di quel disegno che vogliono mettere in atto, chiaramente parliamo dell’OMS, dell’ONU e della NATO tutti messi in discussione dal Presidente Trump, e tutti a rischio di chiusura fondi da parte degli Stati Uniti d’America. L’affermazione nel suo ultimo discorso “Il futuro non appartiene ai Globalisti, è dei Patrioti “ dopo aver tagliato il finanziamento di quasi mezzo milione di dollari all’OMS, suona come una dichiarazione di guerra che, se verrà rieletto, continuerà per tutti i suoi prossimi quattro anni.

Queste sono alcune delle cose prodotte nei primi quattro anni di Presidenza che, inevitabilmente, hanno portato il Sistema a fare una guerra aperta al Presidente, manovrando l’informazione e spingendo interi movimenti para-politici a creare ciò che stiamo vedendo nell’ultimo anno negli Usa, movimenti che hanno l’obiettivo di scatenare una vera e propria guerra civile, tentando di incolpare Trump di tutto e per tutto; anche l’Europa a trazione Tedesca, non dimentichiamo che gli Usa hanno sconfitto il Nazismo e piegato la Germania cosa che i Tedeschi non hanno mai dimenticato, popolo permaloso e vendicativo, hanno spostato l’asse a Oriente mandando un messaggio chiaro al Presidente Trump che si ritrova contro proprio i suoi alleati storici e che in realtà dovrebbero sostenere l’America e non la Cina.

Il paradosso dunque è che, proprio il nemico storico degli Usa, è invece il suo più affidabile ed indiretto alleato, parliamo di Vladimir Putin, che non perde occasione per dare indirettamente una mano al Presidente Usa e questo può essere confermato da un’immagine del 2018 dove Putin saluta Trump differentemente da tutti gli altri Capi di Stato durante la cerimonia ad Asburgo.

Parigi, pollice alzato per Trump: il saluto di Putin durante cerimonia per la Grande Guerra

Anche l’uscita dell’Inghilterra, alleato storico degli Usa, dall’Europa visto ciò che sta accadendo sembrerebbe non casuale e le tensioni tra Australia e Cina ci indicano i cambiamenti geopolitici che piano piano si stanno ridisegnando e che forse, se le cose non cambieranno, potrebbero portarci verso un nuovo conflitto commerciale e bellico con un nuovo assetto di alleanze che vede l’America combattere la Cina e l’Europa con al suo fianco Giappone, India, Inghilterra, Russia, Australia.

L’augurio dunque, per chi vuole un mondo meno globalizzato e più identitario é che Mr Trump sia rieletto e finisca il lavoro incominciato all’inizio del suo mandato quindi, per noi spettatori impotenti, la prossima tappa sarà a fine novembre con le elezioni Americane di secondo mandato che determinerà quale linea si affermerà: quella Globalista dei poteri forti o Patriottica-Sovranista-Nazionalista di Donald Trump.


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