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Troppi anniversari, la Storia che dobbiamo affrontare- Too many anniversaries: the past that must be dealt with

By 16 Febbraio 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Troppi anniversari, la Storia che dobbiamo affrontare

Per scrivere la Storia del paese bisogna avere la documentazione e le prove dell’accaduto

L’Italia ha impegnato decenni per riconoscere che il periodo dopo l’8 settembre 1943 con il cambio di alleanze dal Patto d’Acciaio con i nazisti agli Alleati, fino a circa un anno dopo la fine ufficiale della seconda guerra mondiale fu a tutti gli effetti una guerra civile, e in più di un senso il paese è rimasto in uno stato di guerra civile fino ai nostri giorni.

Per capirlo basta leggere i giornali di questa settimana con il riferimento alle foibe nei territori che erano una volta italiana per poi vedere la notizia di una fase nuova nella procedura giudiziaria della Strage di Bologna nel 1980, e poi nei giornali il ricordo del 40° anniversario dell’assassinio a Roma di Giovanni Bachelet, il vice presidente del Consiglio Supremo della Magistratura nello stesso anno.


Regolarmente i notiziari ci fanno ricordare anniversari di morti e di stragi, ma inevitabilmente leggiamo poi il commento che i responsabili non sono stati identificati o che i processi sono ancora in corso oppure che si aspettano ancora sviluppi, anche dopo quaranta, cinquanta e più anni come sappiamo sulla bomba di Piazza Fontana a Milano nel 1969.

Tragicamente per il paese e soprattutto per i parenti delle vittime il paese non ha ancora trovato il coraggio di affrontare questi episodi epocali per la nostra Storia. Peggio ancora, politici oggigiorno, di ogni parte dello spettro politico, continuano a utilizzarli non per motivi storici ma per fare battaglia politica attuale, e non per poter finalmente scoprire le moltissime verità che le nostre autorità nascondono da decenni.

La Storia deve essere affrontata e riconosciuta anche perché dobbiamo sapere quel che è successo veramente e non vivere con dubbi atroci, con l’odio che ne è la conseguenza naturale.

Onestà storica non è una frase. È una soluzione e una medicina per aiutarci a superare le barriere create da odio politico, e il nostro paese dimostra continuamente cecità verso il suo passato per il timore di riconoscere le proprie colpe e questa settimana è iniziata con un esempio classico di questo fenomeno.

Orrori

Non c’è dubbio che le foibe nei territori che una volta erano italiani e ora appartengono alla Slovenia e la Croazia furono orrori, come anche la fuga di milioni di italiani prima in Italia e poi in giro per il mondo.

Questa settimana è iniziato con il Giorno del Ricordo per quegli eccidi e ogni anno i poveri morti di quel periodo sono utilizzati per motivi di politica attuale invece di riconoscere finalmente che in quel periodo le colpe erano di tutti, senza eccezioni. Infatti, questa settimana il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha criticato quelli che negavano gli eccidi di quei territori.

L’idea del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi di istituire il giorno ufficiale era giusta e doverosa, ma il giorno non ha fatto altro che dare opportunità a coloro che vogliono negare quel che è successo, come anche a coloro che rifiutano di riconoscere altre stragi che diedero origine al massacro dei nostri connazionali.

Se davvero vogliamo onorare il ricordo dei nostri defunti dobbiamo trovare il coraggio di affrontare TUTTA la nostra Storia di quel periodo e riconoscere anche le nostre colpe. Il prezzo di questo rifiuto sarà di rivedere ripetute anno dopo anno le stesse accuse e le stesse smentite, e di dimenticare che i monumenti alla memoria rappresentano persone vere e non sono bandiere da sventolare per cercare di screditare oppositori politici, che all’epoca non erano nemmeno nati.

E come le foibe un altro periodo della Storia d’Italia è coperto da un velo di silenzio e vergogna che dobbiamo strappare perché i segreti nascosti ancora oggi turbano l’anima del Bel Paese.

L’altra guerra civile

Il ricordo questa settimana di Giovanni Bachelet e i regolari riferimenti ad altri assassini e ai troppi misteri e dubbi su episodi come Piazza Fontana e la Strage di Bologna sono descritti da una frase quasi poetica, “gli anni di piombo”. Però, come dimostra la ormai celebre foto in testa all’articolo, quella frase nasconde pochissimo il fatto che le strade italiane erano spesso luoghi per veri combattimenti tra le forze dell’ordine e gli oppositori, molti dei quali venuti dalle proteste studentesche del 1968.

L’unica cosa che sappiamo con sicurezza di quel periodo è che ne sappiamo davvero pochissimo. I moltissimi processi hanno fornito prove solo di occultamenti di documenti da parte delle autorità italiane e di fughe all’estero di responsabili di morti e stragi. Ogni anno escono nuovi “dettagli e rivelazioni” che di solito non ci dicono niente di nuovo, e non ci fanno capire se i registi veri di questo periodo erano a Roma, Washington o Mosca, oppure, come dicono alcuni, persino a Palermo tra le cosche della Mafia.

A tutti gli effetti, l’Italia degli anni del terrorismo era il campo di battaglia de facto della Guerra Fredda, in un certo senso ancora di più del Medioriente, il Vietnam o la Corea che videro guerre vere.

All’epoca si utilizzava spesso la frase “la strategia della tensione” senza mai capire del tutto quale fosse la strategia e con quali conseguenze, tranne nascondere i veri motivi. Come le foibe, è ora che il paese finalmente sappia chi erano i veri responsabili di questa violenza e dei morti.

Di nuovo, per molti politici oggi non conviene svelare questi segreti perché conviene avere  il “mostro” di turno da utilizzare contro il nemico politico di turno, perché è molto più semplice fare questo gioco invece di cercare un futuro nuovo per il paese senza le ombre dolorose del passato.

Infine c’è il caso più incredibile che rende l’Italia unica nel mondo per i misteri legati alla politica e alla Guerra Fredda. Un mistero che vide molti morti e che fu coperto a livello internazionale in un modo atroce.

Il “mistero” più grande

Ustica è un nome che ormai è sinonimo di segretezza e depistaggio. Quella bellissima isola dovrebbe essere riconosciuta come luogo di vacanze estive e invece diventò il luogo di un intrigo internazionale che dovrebbe appartenere al cinema invece che alla Storia.

In breve, il 27 giugno 1980 fu la notte della Strage di Ustica con la caduta del volo IH870 dell’Itavia dove morirono tutte le 81 persone a bordo, e ancora oggi non sappiamo il vero motivo e i veri responsabili per la caduta dell’aereo.

Sin dalla prima notte il caso è avvolto da segretezza. Il sistema nazionale radar dell’Aeronautica era ufficialmente in tilt e quindi non esiste nessuna prova ufficiale da parte italiana di quel che accadde nei nostri cieli. Ci vollero anni per ritrovare i resti dell’aereo dal fondo del mare e le indagini sono contestate da tutti, soprattutto se l’aereo fu abbattuto da un missile, come dimostrano le ricerche scientifiche oppure da una bomba a bordo come sostengono alcuni.

Fu il caso che portò alle accuse di alto tradimento a generali dell’Aeronautica Militare e il caso che coinvolge le forze armate e i servizi segreti non solo d’Italia ma persino della Francia e gli Stati Uniti, e ancora oggi restano dubbi del ruolo di aerei militari di entrambi i nostri alleati.

Libri sono stati scritti su questa storia surreale ma non esiste ancora il riconoscimento ufficiale di quel che è successo davvero in quella notte maledetta.

Mancanza di coraggio

Come per gli altri casi, e non solo quelli nominati in questo articolo, il filo rosso è quello dei misteri, la segretezza e i depistaggi che lasciano troppi dubbi. E questo dubbi non fanno altro che creare altro dolore per i parenti delle vittime, come anche avvelenare sempre di più il dibattito politico del paese.

Infatti, quel che è sempre mancato in questi decenni in Italia è stato un politico con il coraggio di aprire finalmente gli scaffali dei ministeri e di svelare una volta per sempre quel che alcuni sanno sin dai primi giorni e che hanno sempre negato.

Certo, all’inizio le esigenze non erano solamente italiane, anzi, erano della Guerra Fredda tra le superpotenze che utilizzavano altri paesi per i loro giochi strategici, ma quella scusa è sparita la notte del 9 novembre 1989 con la caduta del Muro di Berlino e infine il 26 dicembre 1991 con la dissoluzione dell’URSS. Ma questa ormai è soltanto una scusa e non un motivo per non sapere finalmente la verità.

La Storia è implacabile, ma per scrivere la Storia del paese bisogna avere la documentazione e le prove dell’accaduto, e in troppi casi proprio queste mancano e con la mancanza della Storia vera il paese rimane nel dubbio e il nostro clima politico continuerà a subirne le conseguenze. Bisogna finalmente sapere cosa è successo nel nostro paese in tutti questi decenni.

Potremmo scrivere un libro su questo tema, ma finiamo con una domanda scomoda, esiste in Italia un capo politico con il coraggio di aprire finalmente il vaso di Pandora che contiene i misteri d’Italia?

di emigrazione e di matrimoni

Too many anniversaries: the past that must be dealt with

To write history we need the documentation and the proof of what happened

Italy took decades to recognize that the period following September 8, 1943 with the change of Alliances from the Pact of Steel with the Nazis to the Allies until about a year after the official end of World War Two was in all effects a civil war and in more than one sense the country has remained in a state of civil war until the present day.

To understand this we only have to read this week’s newspapers to see the reference to the foibe, the massacres of Italians in the former Italian territories now in Croatia and Slovenia, and then to see the news of the new phase of the judicial procedure for the bombing of the Bologna railway station in 1980 and finally the articles on the 40th anniversary of the assassination in Rome of Giovanni Bachelet, the former vice president of the country’s Supreme Council of the Magistracy that same year.

The news regularly makes us remember the anniversaries of deaths and massacres where we inevitably read the comment that those responsible were never identified or that the trials are still continuing or that more developments were expected, even after forty, fifty or more years, as we know from the bombing of the bank of Piazza Fontana in Milan in 1969.

Tragically for the country, and especially the victims’ families, the country has not yet found the courage to deal with these major episodes in our past. Worse still, politicians today, on all sides of the political spectrum, continue to use them not for historical purposes but for fighting modern political battles and not to finally discover the many truths that our authorities have been hiding for decades.

The past must be dealt with and recognized also because we must know what really happened and not live with horrible doubts and the hatred that is their natural consequence.

Historical honesty is not a phrase. It is a solution and a medicine to help us overcome the barriers created by political hatred and our country is continually displays blindness towards its past out of fear of recognizing its guilt and this week started with a classic example of this phenomenon.

Horrors

There is no doubt that the foibe in the once Italian territories that are now part of Slovenia and Croatia were horrors, as well as the flight of millions of Italians first into Italy and then around the world.

This week began with the Day of Memory for those massacres and every year the poor souls of that period are used for modern political reasons instead of finally recognizing that during that period the fault belonged to everybody, without exception. In fact, this week Italian President Sergio Mattarella publicly criticized those who denied the massacres in those territories.

The idea of former Italian President Carlo Azeglio Ciampi to institute the official day of memory was right and dutiful but the day has done nothing but give an opportunity to those who want to deny what happened, as well as to those who refuse to recognize the slaughters that gave rise to the massacres of our compatriots.

If we truly want to honour the memory of our dead we must find the courage to with ALL our past in that period and to also recognize our guilt. The price of this refusal will be to see the same accusations and the same denials made year after year and to forget that the monuments in their memory represent real people and not flags to be waved to try and discredit political opponents who were not even born at the time.

And like the foibe another period in our past is covered by a veil of silence and shame that we must rip aside because the secrets that are still hidden today unsettle the country’s soul.

The other civil war

This week’s remembrance of Giovanni Bachelet and the regular references to other assassinations and too many mysteries on episodes such as Piazza Fontana and the Bologna bombing are described in an almost poetic phrase “gli anni di piombo” (the years of lead). However, as the now famous photo at the head of this article shows, that phrase barely hides the fact that Italy’s streets were often fields of battle between the police and the opponents, many of whom came from the 1968 student protests.

The only thing we know for sure about that period was that we truly know very little. The many trials have only given proof of the concealment of documents by Italian authorities and of escapes overseas by those responsible for deaths and massacres. Every year there are new “details and revelations” but they usually say nothing new and they do not let us understand if the true directors of this period were in Rome, Washington or Moscow, or even, as some say, in Palermo amongst the Mafia gangs.

To all intents and purposes during the years of terrorism Italy was the de facto battlefield of the Cold War and in a certain sense even more than the Middle East, Vietnam and Korea which saw real wars.

The phrase “la strategia della tensione” (the strategy of tension) was used at the time without ever fully understanding what the strategy was and with what consequences except to hide the real masterminds of the crimes. Just like the foibe, it is time that the country finally knew who was really responsible for the violence and deaths.

Once again, for many politicians today it is not convenient revealing these secrets because it is better to have a “monster” to use against political foes because it is much easier to play that game instead of looking for a new future for the country without the painful shadows of the past.

Finally there is the most incredible case that makes Italy unique in the world for the mysteries tied to politics and the Cold War. This mystery saw many deaths and was covered internationally in a dreadful way.

The biggest “mystery”

Ustica is a name that is now synonymous with secrecy and red herrings. That beautiful island should be known as a place for summer holidays and instead it has become the place of international intrigue that should belong in the movies and not to history.

In short, June 27, 1980 was the night of the Ustica massacre when Itavia flight IH870 fell killing all the 81 people aboard and today we still do not know the real reason and the ral culprits for the plane crash.

The case has been wrapped in secrecy since the first night. The Air Force’s military radar system was officially out of order and therefore there is no official record on the Italian side of what happened in Italy’s skies. It took years to recover the pieces of the plane form the sea floor and the investigations are disputed by everybody, especially whether the place was shot down by a missile, as scientific research shows, or by a bomb planted on board as some maintain.

It was the case that led charges of high treason to generals of the Aeronautica Militare (Italy’s Air Force) and the case that involves the armed forces and secret services of not only Italy but also of France and the United States and there are still doubts about the role of military aircraft of both our allies.

Books have been written about this surreal story but there is still no official recognition of what really happened on that cursed night.

Lack of courage

Like the other cases, and not only those mentioned in this article, the common thread of these mysteries is the secrecy and red herrings that leave too many doubts. And these doubts only create more pain for the victims’ families, just like they also poison the country’s political debates more and more.

In fact, what has always been lacking in these decades in Italy has been a politician with the courage to finally open the shelves of the Ministries and to reveal once and for all what some people have known from the start and have always denied.

Of course, at the beginning the needs were not only purely Italian, indeed they were those of the Cold War between the superpowers that used other countries for their strategic games but that excuse disappeared on the night of November 9, 1989 with the fall of the Berlin Wall and finally on December 26, 1991 with the dissolution of the Soviet Union. This is now only an excuse and not a reason for not finally knowing the truth.

History is implacable but to write history we need the documentation and the proof of what happened and in too many cases this is precisely what is missing and with this lack of true history the country remains in doubt and our political climate will continue to suffer the consequences. We need to finally know what happened in our country during all those decades.

We could write a book on this subject but we will end with an uncomfortable question: is there a political leader in Italy with the courage to finally open the Pandora’s Box that contains Italy’s mysteries?

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