Italiani nel Mondo

Tradizione che viene, tradizione che va- Traditions come, traditions go

By 22 Febbraio 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Tradizione che viene, tradizione che va

Quando parliamo di “tradizioni” dobbiamo capire che non sono “eterne”.

Quando parliamo della vita di famiglia spesso parliamo delle tradizioni di vari generi che regolano la nostra vita. Segnano passaggi importanti da bambino ad adolescente e poi ad adulto nelle case degli italiani in Italia, e ancora di più tra le famiglie italiane all’estero.

Cresciamo pensando che queste tradizioni siano eterne e cerchiamo di mantenerle. Però, malgrado tutta la nostra volontà, questo non succede, in nessun paese.


Vogliamo considerare due di queste tradizioni. La prima era  fondamentale per molte famiglie e ora non esiste quasi più tra gli italiani, tranne nel creare difficoltà inattese per i discendenti degli emigrati italiani che cercano le loro origini nel Bel Paese.

La seconda tradizione era particolarmente importante per la maggioranza dei nostri emigrati fino a non tanti anni fa, cioè, tra coloro che erano di origini rurali e volevano mantenere un rito fondamentale per la loro esistenza prima della partenza, ma, come tantissime tradizioni, le esigenze dei nuovi paesi di residenza e delle diverse necessità della vita hanno voluto dire che questa tradizione è sparita quasi del tutto, oppure esiste in una forma ridotta.

In compenso sono entrate nuove tradizioni nelle famiglie, alcune da altre famiglie italiane con i matrimoni, oppure adottate dal paese di residenza che gli emigrati originali non avrebbero mai immaginato quando sognavano il futuro dei loro figli e nipotini.

La discussione

Mi ricordo benissimo una serata della visita di mia nonna materna in Australia negli anni ‘70.  Lei era l’unica dei nonni che ho conosciuto bene. Non ho mai conosciuto i nonni paterni, porto il nome di quel nonno che è morto prima della mia nascita e la nonna non tanto tempo dopo. Ho conosciuto il nonno materno durante una visita indimenticabile negli anni ‘60 con nonna, ma morì solo pochi anni dopo prima del mio primo viaggio in Italia.

Quella sera siamo andati a cena da paesani che abitavano ad Adelaide ed erano presenti anche i figli dei paesani. Nel corso degli scambi attorno al tavolo, in modo quasi inevitabile visto l’età degli adolescenti presenti, qualcuno, non mi ricordo più chi, ha cominciato a parlare dei futuri matrimoni e da qui è uscito il tema della tradizione che ora non esiste quasi più.

La tradizione era di dare i nomi dei nonni ai figli, prima dei nonni paterni e poi di quelli materni.

Nonna è rimasta scandalizzata dalla risposta di Assuntina, la figlia dei nostri paesani, alla sua domanda che non avrebbe dato il nome di suo padre al secondogenito come per la tradizione non solo del paesino ma anche di molte regioni italiane, particolarmente quelle meridionali.

Motivazione

Assuntina non è un nome molto comune nemmeno in Italia, tantomeno in un paese anglosassone e quindi era stata bersagliata da soprannomi crudeli dai suoi coetanei, soprattutto quando qualcuna alla scuola cattolica per ragazze che frequentava, ha scoperto il significato del nome e quindi è diventata soggetto di battute di cattivo gusto. Inoltre, anche il padre, Fiorenzo, aveva un nome non molto comune e come molti nomi italiani difficili per non italiani e particolarmente anglofoni da pronunciare.

Lei disse con molta passione che non voleva vedere i suoi figli subire lo stessa trattamento a scuola e devo confessare che capivo benissimo la sua decisione.

Infatti posso testimoniare da esperienze personali di queste difficoltà. Nel corso della mia vita sono stato riconosciuto con vari nome dal Giovanni (di anagrafe) e Gianni, come anche da John e Johnny le versioni inglesi di questi nomi per chi trova difficoltà a pronunciare gli originali, e a scuola come “Gio” perché rifiutavo di anglicizzare il mio nome. Senza dimenticare che anch’io sono stato soggetto a battute di cattivo gusto con versioni “insolite” del mio nome.

Nonna non era del tutto convinta dalle spiegazioni perché, come moltissimi della sua generazione, quella tradizione era ben radicata e importante.

Potrebbe sembrare banale dire che chi fa battute del genere sbaglia ma, tristemente, posso dire che molti sbagliano oggi anche in Italia con i nomi strani dei figli degli immigrati ora nel nostro paese.

Il risultato è che all’estero nella maggioranza dei casi questa tradizione italiana è sparita nello spazio di una generazione. Come devo riconoscere che la tradizione è sparita anche in Italia, non per motivi legati all’integrazione nel nuovo paese di residenza ma per il cambio normale dal mondo antico al mondo moderno.

L’effetto odierno di questa tradizione scomparsa crea difficoltà per i nipoti e pronipoti di emigrati italiani in cerca delle loro famiglie, quando scoprono tanti omonimi che possono o non possono essere parenti vicini. Non sono problemi di poco conto ed esigono che i discendenti siano ben armati con i dettagli di nonni e bisnonni per poter rintracciare la famiglia vera e non una sbagliata.

Rito di famiglia

La seconda tradizione che vogliamo trattare era fondamentale per le famiglie agricole in Italia per quasi tutto il paese. Era così importante e simbolica che nel nostro primo viaggio in Italia nel 1972 mio zio Antonio in Calabria ha aspettato Papà per compierla e questo suo gesto ha toccato profondamente mio padre. Sia in Italia che all’estero era un rito che coinvolgeva tutta la famiglia.

“Ammazzare il maiale” non era rito banale. Era il mezzo per preservare la carne dell’animale e, come sappiamo, nessuna parte dell’animale era scartata. Il risultato della cerimonia non erano solo tanto le salcicce, i prosciutti, capocolli e soppressate, ma anche la sugna per cucinare e, come la tradizione del paese di mia madre, per preservare più a lungo le salsicce ed infine il prodotto che ora è difficile  trovare anche in Italia, il sanguinaccio.

In Australia avevamo vicini di casa veneti che non facevano il sanguinaccio e per questo motivo mia madre andava con loro per prendere il sangue per farlo secondo non solo le proprie tradizioni, ma persino di quelle del paese di papà che le zie le avevano insegnato in quel primo viaggio. Non nascondo che non sono mai risuscito a mangiarlo non importa in che forma, e nel primo viaggio rischiavo di offendere cari amici che l’avevano servito come dolce alla fine di un bellissimo pranzo. Per fortuna hanno capito i motivi miei  e di  mio fratello Tony.

Oggigiorno molte famiglie non fanno più il sanguinaccio e ora, per motivi di salute, nemmeno la sugna è più utilizzata come una volta, rimpiazzata con altri mezzi e prodotti per il timore dei livelli del colesterolo.

Ora molte famiglie italiane in tutto il mondo non comprano il maiale intero ma comprano solo quelle parti dell’animale per fare le salsicce, capocollo, soppressate, ecc.

Quel che viene a quel che va

Nel mondo d’oggi le tradizioni sono in continuo cambiamento. Per i giovanissimi le “tradizioni” non sono più del tutto “italiane” grazie a due mezzi moderni, il cinema e la televisione.

Per i giovanissimi, e non solo in Italia, due tradizione americane viste innumerevoli volte sul piccolo e grande schermo, Halloween e San Valentino, sono il sine qua non della loro esistenza come vediamo quando cerchiamo di prenotare un ristorante per cena il 14 febbraio. Ora, l’ultima notte di ottobre in molti paesi i giovanissimi vanno in giro in costume per fare “dolcetto o scherzetto”.

A queste nuove tradizioni che rimpiazzano le vecchie possiamo ora anche aggiungere gli addii al celibato e nubilato all’americana, compresi gli scherzi di cattivo gusto cui molti non riescono a resistere.

Quindi quando parliamo di “tradizioni” dobbiamo capire che non sono “eterne”. Molte di loro hanno origini che abbiamo dimenticato oppure che non esistono più e allora non hanno più motivi di mantenerle. Però, abbiamo anche il  dovere di documentare queste tradizioni perché facevano parte fondamentale del nostro passato e alcune ancora esistono in forme diverse.

Ogni Cultura ha le sue tradizioni e nessuna Cultura è esente da questi cambiamenti perché le Culture sono esseri viventi, che si evolvono ogni volta che incontrano aspetti nuovi, come la TV e il cinema come abbiamo visto sopra, oppure l’arrivo di immigrati come abbiamo visto in tutti i paesi con i nostri parenti e amici.

Ma questi cambiamenti non devono creare paura perché sono inevitabili e naturali, e anche perché se una Cultura non cambia vuol dire solo una cosa, quella Cultura è morta…

di emigrazione e di matrimoni

Traditions come, traditions go

When we talk about “traditions” we must understand that they are not “eternal”.

When we talk about family life we often talk about the various types of traditions that govern our lives. They mark the major passages from child to adolescent and to adult in Italian homes in Italy and even more amongst Italian families overseas. We grow up thinking these traditions are eternal and we try to keep them. However, despite all our desire this does not happen, in any country.

We want to discuss two of these traditions. The first was essential for many families and is now almost non-existent amongst Italians, except when it creates unexpected difficulties for the descendants of Italian migrants who look for their origins in Italy.

The second tradition was especially important for the majority of our migrants up to not many years ago, in other words, amongst those who came from rural origins and wanted to maintain an essential rite in their life before they migrated but, like many traditions, the needs of the new countries of residence and the changes of how we see life’s needs meant that this tradition has almost completely disappeared or exists in a reduced form.

On the other hand other traditions came into the family, some from other Italian families with marriages, or adopted from the country of residence that the original migrants would never have imagined when they dreamt of the future of their children or grandchildren.

The discussion

I remember very well one evening during my maternal grandmother’s visit to Australia in the 1970s. Nonna was the only one of my grandparents that I got to know well. I had never met my paternal grandparents. I bear the name of my paternal grandfather who had died before my birth and grandmother died not long after. I met my maternal grandfather during an unforgettable visit in the 1960s with nonna but he died only a few years later before my first trip to Italy.

That evening we had gone to dinner at the home of people from the same town in Adelaide and their children were there as well. During the discussions around the table almost inevitably considering the age of the adolescents present someone, I do not remember who, began to talk about future marriages and out of this came the issue of the tradition that now is almost non-existent.

The tradition was that of passing on the grandparents’ names to the grandchildren, in order of the paternal grandparents and then the maternal grandparents.

Nonna was shocked by the answer to her question to our friends’ daughter Assuntina who said she would never give her father’s name to her second son as per the tradition not only of their small town but also of many Italian regions, especially in the south.

Reason

Assuntina is not a common name even in Italy, much less in an Anglo-Saxon country and therefore she had been the target of cruel nicknames and even more so when someone at her Catholic school for girls discovered the meaning of the name and therefore she became the butt of jokes in bad taste. Furthermore, her father Fiorenzo had an uncommon name and like many Italian names hard to pronounce for non-Italians and especially English speakers.

She said with a lot of passion that she did not want her children to suffer the same treatment at school and I must confess I understood her decision very well.

In fact, I can bear witness to this difficulty from my personal experience. During the course of my life I have been known by various names from Giovanni (my given name) to Gianni, as well as John and Johnny, the English versions of these names by those who found it hard to pronounce the originals and as “Gio” at school because I refused to anglicize my name. Without forgetting that I too have been subject to jokes in bad taste with “unusual” versions of my name.

Nonna was not convinced by the explanations because, like many of her generation, that tradition was widespread and important.

It would seem trivial to say that those who make jokes are wrong but sadly I can also say that many are wrong in Italy today as well with the strange names of the children of migrants now in our country.

The result was that in the majority of cases overseas this Italian tradition disappeared in the space of a generation. Just as I must acknowledge that the tradition disappeared in Italy as well, not for reasons tied to integration in a new country of residence but in the normal change from the older world to the modern world. 

The effect today of this non non-existent tradition is that it causes difficulty for the grandchildren and great grandchildren of Italian migrants who are tracing their families when they discover many people with the same names which may or may not be close relatives. These are not minor problems and demand that the descendants be well armed with their grandparents’ and great grandparents’ details in order to be able to trace the right family.

Family ritual

The second tradition that we want to discuss was essential for rural families in almost all of Italy. It was so important and symbolic that during our first trip to Italy in 1922 my uncle Antonio waited for my father to carry it out and this gesture deeply touched him. In both Italy and overseas it was a ritual that involved all the family.

“Ammazzare i maiale” (killing the pig) was not a minor ritual. It was the means to preserve the animal’s meat and, as we know, no part of the animal was thrown away. The result of the ceremony was not only sausages, hams, capocollo and soppressate but also lard for cooking and, as in the tradition of my mother’s town, to preserve the sausages for longer and finally the product that is now hard to find even in Italy, sanguinaccio (blood/black pudding).

In Australia we had neighbours from the Veneto who did not make sanguinaccio and for this reason my mother went with tem to get the blood to make it not only according to her own traditions but even those of my father’s town that my aunts taught her in that first trip. I cannot hide that I have never been able to eat it, no matter which type, and during that first trip I risked offending close friends who served it as dessert at a wonderful lunch. Luckily they understood my brother’s and my reasons.

Today many families no longer make sanguinaccio and now, for health reasons, even the lard is no longer used as it once was out of fear of the levels of cholesterol and has been replaced by other means and products.

Now many Italian families around the world no longer buy the whole pig but buy the parts of the animal needed for the sausages, capocollo, soppressate, etc.

What comes and what goes

In today’s world traditions change continually. For the youngest of us “traditions” are no longer totally “Italian” thanks to two modern means of communication, movies and television.

For the very young, and not only in Italy, two American traditions seen innumerable times on the big and small screens, Halloween and Saint Valentine’s Day, are a necessary part  of their lives as we see when we try to book a restaurant for dinner on February 14. Now, the final night of October in many countries young people in costume fill the streets to “trick or treat”.

And to these new traditions that replaced the old ones we can now also add the American style bachelor’s and hen’s nights, including the pranks that many cannot resists.

Hence, when we talk about “traditions” we must understand that they are not “eternal”. Many of them have origins we have forgotten or that no longer exist and so they have to more reason to keep them. However, we also have a duty to document these traditions because they were an essential part of our past and some still exist in different forms.

Every Culture has its traditions and no Culture is exempt from these changes because Cultures are living entities that evolve every time they encounter something new, such as TV and cinema as we saw above or the arrival of migrants as we have seen with all the countries with our relatives and friends. 

But these changes must not cause fear because they are inevitable and natural and also because if a Culture does not change it means only one thing, that Culture is dead…

Lascia un commento

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
[email protected]