Qual è il nostro patrimonio personale? – What is our personal heritage?


di emigrazione e di matrimoni

di emigrazione e di matrimoni

Qual è il nostro patrimonio personale?

Partiamo dal punto di riferimento più facile e quindi il più riconoscibile; il nostro rapporto con l’Italia, il paese d’origine dei nostri genitori, nonni o bisnonni.

Di Gianni Pezzano

Nel corso di tutti gli articoli abbiamo parlato spesso del “patrimonio personale” dei figli e discendenti degli emigrati italiani in giro per il mondo, ma cosa vogliamo dire?


La risposta non è per tanto semplice come potrebbe sembrare. In fondo, la risposta vuol dire anche come vediamo non solo le nostre origini, ma anche la nostra identità, perché quello stesso patrimonio ne è una parte fondamentale.

Però, avvisiamo sin dall’inizio che non esiste una risposta che va bene per tutti. A secondo se siamo immigrati, figli di immigrati, oppure della terza generazione e oltre il nostro punto di riferimento cambia. Come cambia anche secondo il paese in cui viviamo, l’atteggiamento verso gli immigrati, le scuole che frequentiamo e cosi via.

Inoltre, la nostra identità viene da più di una fonte che a volte sono collegate tra di loro e questo rende la ricerca per il nostro patrimonio personale personale e unica.

Italia

Partiamo dal punto di riferimento più facile e quindi il più riconoscibile; il nostro rapporto con l’Italia, il paese d’origine dei nostri genitori, nonni o bisnonni.

Per la prima generazione nata all’estero spesso vuol dire parlare l’italiano in casa, magari aver uno stretto giro di parenti e amici che non solo sono italiani, possono anche essere paesani e allora già da giovani il nostro atteggiamento verso l’Italia è specificatamente verso una regione o un paese o paesino.

Di conseguenza, questa identità “italiana” si basa su aspetti dei paesi dei genitori che poi cambiano da famiglia a famiglia con le infinite variazioni di tradizioni e usanze che ora vediamo sulle pagine dei social quando la gente dice “questa è italiano perché è quel che facciamo in casa”. A complicare le cose è che hanno ragione e torto allo stesso tempo.

La capacità di parlare l’italiano dipende anche dal fatto che i figli nei loro paesi di residenza abbiano o meno la possibilità di studiare la lingua a scuola o alle classi di gruppi italiani come la Società Dante Alighieri. Ma sappiamo anche che in alcune famiglie, i genitori e/o i nonni hanno deciso di non parlare la lingua più in casa per aiutare i figli a integrarsi o, peggio ancora, assimilarsi nel paese nuovo.

Poi, inevitabilmente la famiglie italiane all’estero cambiano per via dell’entrata di componenti non-italiani nel nucleo famigliare. Ma questo vuol dire semplicemente un mutamento dell’identità personale dell’individuo e non la negazione della sua parte italiana.

Paese di residenza

A rendere l’identità personale più o meno difficile poi è l’atteggiamento del paese di residenza verso gli immigrati.


Se il governo segue una politica di “integrazione”, come i maggiori paesi di immigrazione, gli immigrati hanno la possibilità di mantenere tradizioni, (nel caso italiano, come fare il maiale, il vino, ecc.), la religione e così via. Come anche gli immigrati hanno più libertà di parlare le loro lingue per strada, qualcosa che spesso, purtroppo, mette in disagio chi ha già poca tolleranza dei nuovi residenti nel paese.

In quei paesi dove il governo cerca di “assimilare” i nuovi immigrati, questo vuol dire perdere grande parte della loro identità . Questo è successo per esempio in Brasile durante un periodo di dittatura quando gli immigrati avevano probito con la legge il dare nomi italiani ai loro figli. Naturalmente, in questi paesi, lezioni dell’italiano, mantenere certe tradizioni, anche religiose crea difficoltà per le generazioni nel futuro poter ritrovare le loro identità personale.

Infatti, l’assimilazione vuol dire la distruzione dell’identità italiana, greca, ecc., dell’immigrante. A lungo termine questa assimilazione rende il nuovo paese di residenza più povero. Basta vedere in giro per il mondo in paesi come gli Stati Uniti, Australia e altri i quartieri “italiani”, “francesi”, “cinesi” e altri per capire che i nuovi immigrati possono arricchire la vita del nuovo paese.

Bisogna riconoscere che molti paesi hanno avuto i loro periodi di “integrazione” e di “assimilazione”, ma alla fine la politica di integrazione ha dato molti più benefici dei periodi di assimilazione.

Cultura

Naturalmente la Cultura dominante di qualsiasi paese è quella locale, anche se nessuna Cultura, senza eccezioni, è priva di influenze straniere. A scuola, questo vuol dire che, inclusi i figli e i nipotini degli emigrati italiani, sanno poco o niente della Cultura italiana, come anche la lingua, che dovrebbe far parte del loro patrimonio personale.

Basta vedere le domande di “cultura generale italiana” su alcune pagine americane per capire che molti di loro conoscono poco o niente della Storia, musica, cinema e le arti d’Italia, malgrado il fatto che l’Italia abbia il patrimonio culturale più grande del mondo.


Il problema è che lo sappiamo noi in Italia ma non lo sanno gli altri. Perciò, molti italiani sono scandalizzati, chi più, chi meno quando incontrano i parenti dall’estero che conoscono poco dei loro paesini e sanno qualcosa solo dei grandi luoghi turistici come Roma, Venezia e Firenze e poco altro.

Ho visto più volte lo stupore di parenti e amici dall’estero nello scoprire città d’arte che fuori l’Italia sono nominate solo raramente. Città come Mantova, Urbino, Ravenna e Ferrara, per nominarne soltanto quattro, non appaiono quasi mai nella letteratura all’estero, tanto meno nelle guide turistiche più popolari per i turisti stranieri che sono quelle che i discendenti degli emigrati italiani leggono prima di partire alla scoperta delle loro origini.

Come risolvere

Presentare le barriere come abbiamo fatto sopra non è che l’introduzione alla domanda più difficile, come potremo aiutare i figlie e discendenti a trovare il loro patrimonio personale e quindi poter finalmente capire la parte italiana della loro identità?

La risposta non è facile, ma deve partire dal capire che i servizi indirizzati a loro non possono essere solo in italiano, ma nelle lingue che parlano all’estero. Inoltre, come paese dobbiamo riconoscere che dobbiamo finalmente istituire un programma realistico per incoraggiare questi discendenti a imparare la nostra lingua e la nostra Cultura.

Infine, dobbiamo finalmente promuovere ogni aspetto della nostra Cultura in un modo tale che sia più facile da capire e quindi da imparare.  

Questo sono solo i primi passi, ma i passi seguenti devono venire da collaborazioni più coordinate tra l’Italia e i gruppi italiani all’estero. I Comites e il CGIE non deve solo cercare di presentare proposte, ma devono creare sempre di più canali che permetteranno ai nostri parenti e amici all’estero di poter accedere al Bel Paese.


Perciò, l’Italia, sia lo Stato nazionale che le regioni, deve rivedere il suo ruolo per incoraggiare gli italiani all’estero a ritrovare il loro patrimonio personale.

Allo stesso tempo gli italiani all’estero devono anche capire che devono cambiare il loro atteggiamento verso il paese d’origine perché, nella stragrande maggioranza dei casi, non capiscono che vagamente, la vera grandezza del Patrimonio Culturale italiano, che è anche il loro.

Dobbiamo tutti, in Italia e all’estero, lavorare insieme per colmare queste lacune che impediscono la creazione di una rete internazionale molto più grande di italianità. Spetta a tutti noi farlo e non dobbiamo più aspettare gli “altri” per farlo.

Non abbiamo niente da perdere, anzi possiamo solo guadagnare dalla creazione di una rete del genere.

 


di emigrazione e di matrimoni

What is our personal heritage?

Let us start from the easiest and therefore most recognizable point of reference, our relationship with Italy, the country origin of our parents, grandparents or great grandparents

By Gianni Pezzano

During all the articles we have often spoken about the “personal heritage” of the children and descendants of migrants around the world but what do we mean?

The answer is not as simple as it may seem. Basically the answer also means how we see not only our origins but also our identity because said heritage is a fundamental part of it.

However, we warn you from the start that there is no answer that is good for everyone. Our point of reference changes depending on whether we are migrants, the children of migrants or the third or more generation. Just as it changes according to the country in which we live, its attitude towards migrants, the schools we went to, etc.

Furthermore, our identity comes from more than one source, which at times are tied together, and this makes the search for our personal heritage purely personal and unique.

Italy

Let us start from the easiest and therefore most recognizable point of reference, our relationship with Italy, the country origin of our parents, grandparents or great grandparents.

For the first generation born overseas this often means speaking Italian at home, maybe with a tight circle of relatives and friends who are not only Italian but may also be from the same town and therefore from when we are young our attitude towards Italy is specifically towards a region a city or a town.

Subsequently this “Italian” identity is based on aspects of our parents’ towns that then changes from family to family with the infinite variations of traditions and habits that we now see on the social media pages when people say “this is Italian because it is what we do at home”. What makes things complicated is that they are right and wrong at the same time.

The capacity to speak Italian also depends on if the children in their countries of residence have the possibility to study the language at school or at classes by Italian groups such as the Dante Alighieri Society. But we also know that in some families the parents and/or the grandparents took the decision to no longer speak the language at home to help the children integrate or, worse still assimilate, in the new country.

And then inevitably the Italian families overseas change due to the entry of new non-Italian components into the family unit. But this simply means a change in the individual personal identity and not the negation of its Italian part.

Country of residence

What then made the personal identity more or less difficult is the attitude of the country of residence towards migrants.

If the government follows a policy of “integration”, as did the major countries of migration, the immigrants have the possibility to maintain traditions (in the Italian case, killing the pig, wine, etc), religion and so forth. Just as the migrants have more freedom to speak their language in the street, something that sadly often makes people who already have little tolerance for the new residents in the country feel uncomfortable.

In those countries where the government seeks to “assimilate” new migrants, this means losing a large part of their identity. For example, this happened in Brazil during one of its dictatorships when migrants were forbidden by law to give their children Italian names. Naturally, in these countries Italian language classes, maintaining certain traditions, even religious, can cause problems for future generations to be able to look for their personal identity.

In fact, assimilation means the destruction of the migrant’s Italian, Greek, etc identity. In the long term assimilation makes the country of residence poorer. We only have to look at countries around the world such as the United States, Australia and others to see “Italian”, “French”, Chinese” and other suburbs to understand that new migrants can enrich the life of the new countries.

We have to recognize that many countries have had periods of “integration” and of “assimilation” but in the end the politics of integration has given more benefits than the periods of assimilation.

Culture

Naturally the dominant Culture of any country is the local one, even if no Culture is absent from foreign influences, without exception. At school this means that the children and grandchildren of Italian migrants know little or nothing of Italian Culture and the language which should be part of our personal heritage.

We only have to look at the questions on “general Italian Culture” on some American pages to understand that many of them know little or nothing of Italian history, music, cinema and art, despite that fact that Italy has the world largest cultural heritage.

The problem is that we in Italy know it but the others do not. Therefore, many Italians are more or less shocked when they meet their relatives from overseas who know little about their small towns and know something only about the great tourist centres such as Rome, Venice and Florence and little else.

I have seen a number of times the surprise of relatives and friends from overseas when they discover the Cities of Art that are rarely mentioned overseas. Cities like Mantua, Urbino, Ravenna and Ferrara, to name only four, almost never appear in the literature overseas, let alone in the more popular tourist guides which are the ones that the descendants of Italian migrants read before leaving to discover their origins.

How to solve this

Presenting the barriers as we did above is only the introduction to the hardest question. How can we help the children and descendants to find their personal heritage and therefore to finally be able to understand the Italian part of their identity?

The answer is not easy but must start from understanding that the services directed at them cannot be only in Italian but in the languages they speak overseas. In addition, as a country we must recognize that we must finally institute a realistic programme to encourage these descendants to learn our language and Culture.

In conclusion we must finally promote every aspect of our Culture in such a way that it is easier to understand and therefore to learn.

These are only the first steps but the following steps must come from a more coordinated collaboration between Italy and Italian groups overseas. The Comites and CGIE (overseas Italian community representative bodies) must develop more channels that will allow our relatives and friends overseas to be able to access Italy.

Therefore Italy, the national State and the regions, must review its role in encouraging Italians overseas to rediscover their personal heritage.

At the same time the Italians overseas must also change their attitude towards their country of origin because in the overwhelming majority of cases they only vaguely understand the greatness of Italy’s Cultural Heritage, a greatness which is also theirs.

All of us, in Italy and overseas, must work together to bridge this gap that prevents the creation of a much bigger international network of Italianness. It is up to all of us to do this and we must not wait for the “others” to do it.

We have nothing to lose, rather we can only gain from the creation of such a network.

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