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Attualità

Monica Vitti si è spenta il 2 febbraio, nella sua casa di Roma

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Tempo di lettura: 5 minuti

L’attrice era legatissima alla Capitale, la città in cui è nata e che ha sempre mantenuto nel cuore

di Damiana Cicconetti

Maria Luisa Ceciarelli, alias Monica Vitti, nome d’arte che l’ha resa nota in tutto il mondo, è morta ieri  2 febbraio, all’età di 90 anni. Combatteva da tempo contro l’Alzheimer, malattia devastante che sbriciola la memoria di chiunque, finanche di chi – come lei – ha vissuto una vita indimenticabile. Il decesso è avvenuto nella casa di Roma, al fianco dello storico compagno, Roberto Russo che di recente aveva confessato “non le manca nulla: ha l’aiuto di una badante e il mio immenso amore. Dunque, possiede tutto il bene del mondo…”.

Monica Vitti era nata il 3 novembre dell’anno 1931, a Roma, nella centralissima Piazza Cavour; romana di nascita ma vagabonda per professione, sembra aver trascorso gli ultimi anni proprio nell’abitazione romana, sebbene qualche voce lo abbia smentito, ritenendola per lungo tempo ricoverata in una clinica svizzera.  

Il suo debutto è avvenuto all’età di soli 14 anni e mezzo. Poi, da quel momento, il successo è stato ininterrotto, tanto che nel 1990 ha ricevuto il Leone d’Oro al festival di Venezia, a coronamento della sua prestigiosa carriera.

E, proprio in quella occasione, aveva avvertito i fans che non si sarebbero facilmente liberati di lei: “Almeno fino all’età di 90 anni, perché il mestiere lo conosco bene e voglio svolgerlo fino all’ultimo…”. Così è stato: Monica Vitti ha mantenuto fede alla promessa, tenendo compagnia ai fans proprio fino all’età di 90 anni.

I suoi film

Il suo capolavoro è Polvere di stelle, oltre ad essere il film che più somiglia alla sua esistenza, con quel percorrere l’Italia a bordo di un carrozzone, in una compagnia di giro ed al fianco di uno strampalato capo-comico, che altri non è se non il grande Alberto Sordi, durante l’epoca dell’Avanspettacolo, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Monica Vitti ha trascorso l’infanzia tra Messina e Napoli, per seguire il padre, ispettore del commercio estero. Dalla sua casa al Vomero si è, poi, trasferita a Roma, rischiando di rimanere sotterrata a causa dei bombardamenti, mentre era ospite in un palazzo da cui, per sua fortuna, era uscita poco prima.

Del resto, all’epoca era difficile per tutti vivere. Perciò anche Monica era costretta a mille e più sofferenze: ha ricordato in più di un’occasione che la chiamavano “sette-sottane, come il numero delle sottane che era solita indossare, una sopra l’altra, per non patire il freddo…”.

A differenza dei suoi fratelli, Monica non ha mai pensato di abbandonare l’amato Paese, a cui è sempre stata legata e, più in articolare, la città di Roma; di contro, i fratelli si sono trasferiti altrove: in Brasile ed in America ma mai li ha abbandonati ed ogni volta che è stato possibile è corsa da loro.

L’amore per Roma

Lei, in effetti, ha adorato Roma, nonostante, agli inizi sia vissuta in una stanza angusta di appena due metri per quattro, con appesi alle pareti improbabili riproduzioni dei quadri di Van Gogh.

A differenza di quel che molti pensano, il suo primo amore non è stato il cinema bensì il teatro: famoso, proprio grazie a lei, La Nemica di Dario Niccodemi, a Via Piacenza.

Monica ha vissuto una vita da romanzo, a cui la Roma dei vicoli storici, delle Accademie, dei circoli letterari, di quelli che vanno e vengono a cercare fortuna e magari s’arrendono, ha dato sicuramente man forte.

A Piazza della Croce Rossa, ad esempio, ha incontrato gli  studenti dell’Accademia d’arte drammatica Silvio d’Amico ed ha immediatamente deciso di entrare a far parte della loro scuola. Tuttavia non è riuscita subito a realizzare quel desiderio, se non al secondo tentativo. Ed il motivo della sua mancata ammissione è, oggi, a dir poco ridicolo: la sua voce roca che, invece, di lì a breve, avrebbe contribuito a renderla così nota, passionale e sensuale. La più versatile artista d’Italia.

La carriera di attrice

Del resto, all’inizio della carriera non poche volte non era stata scelta per interpretare ruoli importanti. Soprattutto a causa del suo naso, definito “troppo ingombrante…”. Eppure lei aveva imparato ad ironizzare anche sul suo strano naso: “Si tratta del mio bagaglio: se prendono me devono accettare anche lui…”.  

E così, in effetti, sarebbe presto accaduto, ovvero dagli anni Cinquanta in poi. Proprio in quegli anni, Monica trasvola dal teatro al cinema, col film Ridere! Ridere! Ridere! di Edoardo Anton. E, grazie a questo film, il suo volto tragi-comico diverrà noto in ogni dove, soprattutto nella Hollywood sul Tevere.

Doppiatrice per Monicelli; interprete per Antonini – che ne diviene il compagno di vita – e che si ispira ad un episodio realmente accaduto per il film del 1960 L’avventura, ambientato nella meravigliosa isola di Ventotene.

Negli anni Sessanta avvia una filmografia sterminata, ricoprendo finanche il luogo di giurata a Cannes, proprio quando la protesta studentesca infuria e lei decide di dimettersi dal ruolo di giudice per solidarietà.

La sua strada incontra in quegli anni una sconosciuta quindicenne di nome Fiorella Mannoia che, per pagarsi gli studi, fa la stunt girl e la sostituisce in tanti film: soprattutto in scene di “schiaffi veri, dati e ricevuti…”, come tante ne ha girate Monica, al punto da arrivare a confidare, in un’intervista televisiva dell’epoca: “Ho paura che resterò famosa per le botte…”.

Negli anni Settanta si è esibita persino negli studi Rai, nel teatro delle Vittorie: spiritosissima in Canzonissima, ed al fianco del compagno dell’epoca, il romanissimo e noto direttore della fotografia Carlo Di Palma, in Teresa la ladra.

Senza dubbio, non la dimenticheremo nel film ambientato tra le dune di Sabaudia Amore mio aiutami: film da regista di Alberto Sordi e che ha reso entrambi ancor più famosi, sempre che sia possibile. S’intende!

Anni Ottanta

I primi anni Ottanta sono segnati dall’incontro con Roberto Russo: recita per lui  in Flirt e non lo lascerà più.

Tanto teatro, ancora cinema, ma anche una vita privata che vorrebbe forse prendere una forma familiare, dopo il ruolo di regista e sceneggiatrice. Una vita privata che, però, le viene negata: “Andai dal giudice a chiedere cosa dovessi fare per tenere con me una bimba orfana a cui ero molto affezionata. Ricordo ancora la sua risposta: Pensa che potrei affidare una bimba ad una donna come lei, che fa l’attrice ed è così bionda?

L’ultima apparizione pubblica la vede ancora una volta a Roma: alla prima del musical Notre Dame de Paris di Riccardo Cocciante, presso il Teatro di Tor di Quinto.

Il resto è una storia in contro luce, vie  e passanti visti dall’attrice dalle finestre di Via Brunetti, a pochi passi da Piazza del Popolo.

E poi, ancora, storie di ricoveri in Svizzera, ventilati dai media e sempre smentiti dal compagno. Ma, in fondo, poco importa. Da Roma Monica non si è mai allontanata. “La capitale è una città che può anche non stupirti, perché è pigra. Talmente sicura di se che non ha paura di niente. Del resto Lei è eterna, mica noi…”

Eppure anche Monica Vitti che, proprio a Roma ha scelto di vivere e finanche morire, in qualche modo lo sarà e, anzi, lo è già, visto che, oggi, oggi, più che un giorno di lutto per il mondo dello spettacolo è una giornata di lutto nazionale: sì per Roma ma, invero, per l’intero Paese.

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