Le Immagini Ingannevoli – The Misleading Images


di emigrazione e di matrimoni

Le Immagini Ingannevoli

Recentemente un articolo apparso sul prestigioso quotidiano americano The Washington Post ha dato inizio a un dibattito acceso su un film che molti non avrebbero mai immaginato come politico, “Il Re Leone” della Disney.

Di Gianni Pezzano

Un accademico olandese ha accusato il film d’avere un messaggio politico particolare ed è stato aiutato dal fatto che per molti anni la società americana, a partire dal suo donatore Walt Disney, ha sempre avuto tendenze politiche particolari. Però dobbiamo considerare due fattori per mettere questo dibattito nel suo contesto giusto. Il primo è che il film sotto accusa risale al 1994 e, considerando che nei 25 anni da allora nessuno si è mai accorto di messaggi politici nel film, dovrebbe fare pensare che se davvero ci fosse un tale messaggio sarebbe stato, come minimo, un fallimento enorme.


Il secondo fattore da considerare fa parte di quello che noi italiani abbiamo sempre saputo, risalendo persino dall’epoca dei Romani. L’Arte è sempre stata un’arma politica dei potenti e anche se il film porta con sé questo messaggio, non sarebbe una sorpresa perché i cartoni animati, per la loro natura, sono sempre stati un mezzo per prendere in giro molti aspetti della nostra società e non solo i potenti.

Archi, colonne e statue

Chiunque abbia studiato la Storia antica, e non solo l’epoca romana, sa che l’Arte, in molte forme compresa l’architettura, ha sempre svolto un ruolo fondamentale per i potenti. Basta pensare alle piramidi in Egitto per capire che questo luoghi trasmettevano messaggi sulla potenza dei faraoni che li avevano commissionati.

Questa tendenza ha poi assunto un ruolo particolare con i Romani che hanno capito benissimo la potenza comunicativa di luoghi pubblici e dell’Arte per fare capire alla gente, dagli schiavi alle plebe e ai potenti, che l’Imperatore era l’apice dell’Impero.

Nel trattare questo tema dobbiamo ricordarci un aspetto particolare dell’Arte dell’epoca che è stata riscoperta soltanto poco tempo fa. I palazzi e le statue di allora non erano bianchi come il marmo come vediamo oggigiorno, bensì erano dipinti in colori smaglianti  per fare sembrare veri i personaggi rappresentati nelle opere.

Allora le statue di Augusto, Giulio Cesare e gli altri personaggi sembravano vere ma i vestiti che indossavano trasmettevano messaggi di potere che il popolo non poteva non percepire. Lo stesso vale per opere come gli archi che vediamo nei grandi centri urbani romani, a partire da Roma stessa. La famosa Colonna di Traiano è bella ora, ma come doveva essere dipinta all’epoca con le spade e altri pezzi di metallo placcati d’oro? Naturalmente l’oro è sparito con le invasioni e i saccheggi dei secoli e i colori sono svaniti con il sole e le piogge, ma vedendo questa opere oggi sentiamo ancora l’eco potente di quell’epoca che ha avuto un ruolo fondamentale nella Storia dell’Europa.

Firenze e oltre

Naturalmente i potenti nei secoli che sono seguiti hanno continuato a utilizzare l’Arte per motivi politici, ma tre generazioni speciali nella nostra penisola hanno dato una stampo unico all’Arte come mezzo di messaggi politici. Ovviamente parliamo del Rinascimento.

Sappiamo tutti che i Medici di Firenze erano mecenati importantissimi e che hanno incoraggiato le carriere di innumerevoli artisti italiani. Basta vedere i loro edifici e Firenze per capire che per generazioni l’Arte ha dato loro un’aura magica con le immagini create dagli artisti. Però, il luogo che più che di ogni altro dimostra il messaggio politico dell‘Arte non è il capoluogo toscano, ma rimane sempre Roma.

Chiunque va a visitare la capitale d’Italia vede naturalmente San Pietro e le altre basiliche, i palazzi dei potenti e dei papi del passato e il messaggio che vediamo non è religioso, anzi, spesso va contro il messaggio del Vangelo.

Tutte le chiese più importanti sono veri luoghi di potere dei papi che hanno pagato i grandi architetti e artisti per costruirli. Girando per le arcate, le facciate e gli interni di questi palazzi stupendi, l’occhio viene attirato volta dopo volta non solo dalle immagini sacre, ma spesso ancora di più dagli stemmi dei papi che volevano che il mondo vedesse il loro potere.


Infatti, l’Arte cambia quando cambiano i tempi e un caso particolare a Roma ci fa vedere che anche le grandi opere d’Arte sono state soggette alle rivoluzioni di qualsiasi genere. Questo è il caso della Cappella Sistina di Michelangelo Buonarroti.

Braghettone

Daniele Ricciarelli da Volterra era amico di Michelangelo, ma pochi in Italia lo conoscono con quel nome perché ha dovuto fare modifiche a quel capolavoro di Buonarroti, un’opera che sin dall’inizio aveva suscitato scandalo per certe sue immagini.

In seguito al celebre Consiglio di Trento tenutosi tra il 1545 e il 1563 in risposta alla Riforma Protestante è stato deciso di modificare le figure nude nell’opera di Buonarroti. Erano considerate non conformi con le decisioni del consiglio e potevano persino dare ragione alle accuse luterane verso il clero romano.

Allora Daniele Ricciarelli ebbe  l’incarico di dipingere braghe sui nudi e per quel motivo lui oggi è ricordato non per le proprie opere ma come il Braghettone di questo lavoro. Il colmo era che aveva assistito Michelangelo nel lavoro originale, e per fortuna il grande fiorentino era già morto quando arrivò  l’ordine di censura.

Allegramente due altri artisti, Marcello Venusti e Giulio Giovio, avevano dipinto copie della Cappella che sono diventate poi la base per poter ripristinare, dove possibile, le figure alterata da Ricciarelli e così oggi la Cappella è quasi identica al disegno originale di Michelangelo.

Altri paesi

Le lezioni italiane sono state studiate dai potenti di tutto il continente e molti re e regine hanno utilizzato l’Arte per aumentare il loro potere. Un esempio di questo è la Regina Elisabetta I d’Inghilterra che era molto attenta all’immagine che dava al mondo, e i ritratti di lei dimostrano chiaramente questo suo desiderio di trasmettere il potere d’Inghilterra al mondo.


Dal lato opposto l’Arte in un’altra forma, i primi fumetti politici, hanno avuto un ruolo devastante nella caduta della famiglia reale francese durante della Rivoluzione Francese del 1789. La Regina Maria Antonietta, per molti soggetti “l’Austriaca”, fu il soggetto di disegni scandalosi, persino pornografici, che l’accusavano non solo di sprecare i soldi del regno, ma di comportamenti immorali indegni di una regina. Questa campagna denigratoria verso la regina sarà poi copiata in Russia nei primi decenni del ‘900 avendo come   soggetto la Zarina Alessandra e il suo rapporto controverso con il monaco Rasputin.

Cartoni animati

Perciò accuse d’uso di cartoni animati per motivi politici più o meno occulti non sono affatto nuove. Infatti, molti personaggi celebri come Topolino, Paperino, Bugs Bunny e altri sono stati utilizzati nella propaganda americana anti-nazista nel corso della seconda guerra mondiale, alcuni dei quali persino hanno vinto Oscar.

Ma all’epoca il pubblico di questi messaggi non erano i bambini. Infatti, i cartoni animati citati sopra non erano stati disegnati per adulti e venivano proiettati come anteprima dei film principali, quindi gli adulti capivano benissimo i messaggi trasmessi.

Ma se guardiamo bene i cartoni animati moderni molti di loro, e in modo particolare “I Simpsons” e “South Park”, intenzionalmente fanno luce su temi controversi moderni.

E anche questo è il ruolo dell’Arte, non solo nel regalarci belle immagini, ma nel dare un altro punto di visto sul nostro mondo, un mondo che cambia continuamente e l’Arte ci da sempre un metro per poterlo giudicare.

Quindi non dobbiamo meravigliarci se ogni tanto sentiamo accuse di “uso politico” dell’Arte, in qualsiasi forma. Gli artisti e i loro mecenati l‘hanno sempre fatto e lo faranno sempre. E noi tutti dobbiamo ricordare questo quando apprezziamo una grande opera d’arte, perché la storia che si cerca di raccontare non sempre è quella che immaginiamo.


 

 

di emigrazione e di matrimoni

The Misleading Images

Recently an article in the prestigious Washington Post started a lively debate on a film that many would never consider political, Disney’s “The Lion King”.

By Gianni Pezzano

A Dutch academic accused the film of having a particular political message and it was helped by the fact that the American company, starting with its founder Walt Disney, had always been accused of particular political leanings. However, we must consider two factors when putting this debate in its proper context. The first because the accused film goes back to 1994 and considering that in the 25 years since then nobody had ever noticed political messages in the film should make us think that if there was truly such a message that it would be, at least, an enormous failure.

The second factor to consider is one that we Italians have always known, going back even to Roman times. Art has always been a political weapon for the powerful and even if the film had this message it would not be a surprise because cartoons, by their very nature, have always been a means of making fun of our society and not only the powerful.


Arches, columns and statues

Whoever has studied ancient history, and not only Roman times, knows that Art, in many forms including architecture, has always played a fundamental role for the powerful. We only have to think of the temples and the pyramids in Egypt to understand that these places transmitted messages of the power of the pharaohs that had commissioned them.

This trend then took a specific role with the Romans who understood very well the power of public places and Art to make people, from the slaves to the commoners and the powerful, understand that the Emperor was the pinnacle of the Empire.

In dealing with this theme we must remember a specific aspect of the Art of the time that was rediscovered only a short time ago. The buildings and the statues of the time were not white from the marble as we see them today but rather they were painted in bright colours to make the persons portrayed in the works seem real.

So the statues of Augustus, Julius Caesar and the other people seemed real but the clothes they wore transmitted messages of power that the people could not fail to perceive. The same is true for works such as the arches that we see in the great Roman urban centres, starting with Rome. The famous Trajan’s Column is beautiful now but what must it have been like when painted at the time when the swords and other metal pieces were covered with gold? Naturally the gold disappeared with the invasions and the sackings and the colours have disappeared under the sun and the rain but looking at this work today we still hear the echo of the time that played a fundamental role in Europe’s history.

Florence and beyond

Naturally the powerful over the centuries that followed continued to use Art for political reasons but three special generations in our peninsula gave a unique stamp to Art as a means of political messages. Obviously we are talking about the Renaissance.

We all know that the Medici of Florence were very important patrons of the Arts and that they encouraged the careers of innumerable Italian artists. We only have to look at their buildings to understand that for generations Art gave them a magical aura with the images created by the artists. However, the place that more than any other shows the political message of Art is not the Tuscan capital but will always be Rome.

Whoever visits Italy’s capital naturally sees Saint Peter’s and the other basilicas, the palaces of the powerful and the popes of the past and the message we see is not religious, rather, it is often goes against the message of the Gospels.

All the most important churches are places of power for the popes who paid the great architects and artists to build them. Walking around the arcades, the facades and the interiors of these stupendous buildings the eye is drawn time after time not only by the holy images but often even more by the coats of arms of the popes who wanted the world to see their power.

In fact, Art changes as the times change and a specific case in Rome makes us see that even great works of art are subject to revolutions of any type. This is the case of the Sistine Chapel by Michelangelo Buonarroti.

Braghettone

Daniele Ricciarelli da Volturno was a friend of Michelangelo but few in Italy know him by that name because he had to make changes to Buonarroti’s masterpiece, a work of art that from the beginning caused scandal due to some of its images.

Following the famous Council of Trent held between 1545 and 1563 in reply to the Protestant Reformation it was decided to change the nude figures in Buonarroti’s work. They were not considered in conformity with the decisions of the Council and that they could even have justified some of Lutheran accusations towards Rome’s clergy.

So Daniele Ricciarelli was given the task of painting braghe (britches) on the nudes and for that reason today he is not remember for his works but as the Braghettone (Big Britches) of this task. To cap it all off, he had assisted Michelangelo in the original work and luckily the great Florentine painter was already dead when the order was made.

Happily, two other artists, Marcello Venusti and Giulio Giovio, had already painted copies of the Chapel and these then became the basis to being able to restore, where possible, the figures altered by Ricciarelli and so today the Chapel we see is almost identical to Michelangelo’s original design.

Other countries

The Italian lessons were studied by all the continent’s powerful people and many kings and queens used Art to augment their power. An example of this is Queen Elizabeth I of England who was very careful with her image and the portraits clearly show her desire to transmit England’s power to the world. 

On the other hand, Art in another form, the first political cartoons, played a devastating role in the fall of the French royal family during the French Revolution in 1789. Queen Marie Antoinette, for many subjects the Autrichienne (Austrian Woman), was the subject of scandalous, even pornographic, drawings that accused her not only of wasting the kingdom’s money but also of immoral behaviour unworthy of a queen. This derogatory campaign against the Queen was then copied in Russia in the first decades of the 20th century when the subject was Tsarina Alexandra and her controversial relationship with the monk Rasputin.

Cartoons

Therefore, the accusations of the use of cartoons for more or less occult political reason are not at all new. In fact, many famous characters such as Mickey Mouse, Donald Duck, Bugs Bunny and others were used in American anti-Nazi propaganda during the Second World War and some even won Oscars.

But at the time the audience for these cartoons were not children. In fact, the cartoons mentioned above had been drawn for adults and they were screened before the main features of films and the adults understood very well the messages they transmitted.

But if we look closely at modern cartoons many of them, and especially “The Simpsons” and “South Park”, intentionally put the spotlight on modern controversial themes.

And this too is the role of Art, not only to give us beautiful images but also to give us another point of view on our world, a world that changes continually and Art has always been a yardstick to be able to judge it.

And therefore we must not be surprised if every so often we hear accusations of “political use” of Art, in any form. The artists and their patrons have always done so and will always do so. And we all must remember this when we appreciate a great work of art because the story it is trying to tell is not always what we imagine.

Lascia un commento