Italiani nel Mondo

Il Nuovo Vocabolario Italiano Internazionale – The New International Italian Vocabulary

By 27 Luglio 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Il Nuovo Vocabolario Italiano Internazionale

Fino agli anni 60 del ‘900 la stragrande maggioranza degli emigrati italiani non parlava la nostra lingua nazionale, bensì i dialetti. Allora i figli, e di conseguenza i nipoti e gli altri discendenti, hanno utilizzato parole che originariamente erano dialettali che poi cambiano con il tempo e le lingue e accenti delle zone dei paesi di residenza.

Di Gianni Pezzano

La nostra identità da italiani è definita dalla lingua che parliamo, ma abbiamo un paradosso enorme, a volte è proprio questa lingua che crea le differenze tra di noi perché quel che parliamo cambia da paese a paese, non solo nel senso dei dialetti in Italia ma anche e soprattutto tra comunità italiane da nazione a nazione.


Un recente post in una pagina Facebook degli italo-americani ha messo questo in risalto per l’ennesima volta e vale davvero la pena fare qualche considerazione su questo fenomeno perché è un fattore fondamentale per come ci identifichiamo.

Qualche giorno fa un utente su Facebook ha messo un post con la domanda Is gagootz the right spelling? (Gagootz, è l’ortografia giusta?) Un qualsiasi nostro lettore in Italia avrebbe difficoltà a identificare la parola in questione e alcuni persino avrebbero difficoltà, come abbiamo visto, a riconoscere la parola originale italiana dalla quale deriva questo neologismo, cucuzza.

Quel che l’utente del post e nemmeno molti di coloro che hanno risposto, non capiscono è che la parola non è italiana e nemmeno inglese, a tutti gli effetti la parola è italo-americana.

Italiano o dialetto

Nel considerare questo fenomeno dobbiamo partire da una base che è così ovvia che a molti sembrerà banale, ma non lo è affatto perché è la chiave per capire la creazione di parole come gagootz, galamad (calamari) madanad (marinara, vedere filmato sotto) e altri neologismi non solo negli Stati Uniti ma in tutte le comunità italiane in tutti i continenti.

Fino agli anni 60 del ‘900 la stragrande maggioranza degli emigrati italiani non parlava la nostra lingua nazionale, bensì i dialetti. Allora i figli, e di conseguenza i nipoti e gli altri discendenti, hanno utilizzato parole che originariamente erano dialettali che poi cambiano con il tempo e le lingue e accenti delle zone dei paesi di residenza.

A creare altri problemi alla ritenzione e conseguente trasmissione della lingua per le generazioni è il triste fatto che nei paesi nuovi hanno incontrato anche molte realtà che non esistevano nei loro paesi di origine in Italia, che regolarmente erano paesini agricoli. Quindi l’ex coltivatore in Italia che andò a lavorare in uno stabilimento all’estero doveva creare un vocabolario per il nuovo ambiente.

Quindi, in un paese anglofono la factory (stabilimento) è diventata fattoria per l’emigrato e per la sua famiglia. In casi come questo, questi tipi di cambiamenti sono diventati motivi di equivoci tra l’emigrato e la famiglia in Italia nel corso degli anni perché chi è rimasto a casa ha capito il senso italiano di quella parola. 

Inoltre dobbiamo aggiungere un altro fattore non indifferente per gli emigrati italiani e i loro figli e discendenti.

Memoria

Sappiamo tutti che la memoria è una brutta bestia e questo in un modo particolare per i giovanissimi che interagiscono con i nonni e altri parenti di una certa età.


Nel caso dei figli di prima generazione nati all’estero il contatto con i genitori di solito vuol dire che sentono i genitori parlare in italiano oppure il dialetto. Questa è la lingua che imparano in casa, e quindi il loro vocabolario è composto da parole italiane, dialettali e della lingua del paese di residenza. Ma hanno il pregio che prendono l’orecchio per le differenze di parole, un fattore che non succede nelle generazioni seguenti. Questa situazione diventa molto difficile perché pochi della generazione dopo la seconda guerra mondiale hanno avuto l’opportunità di studiare l’italiano a scuola. Per i ragazzi di questa generazione non è insolito che, quando vanno in Italia per la prima volta, uno degli choc dei viaggi è di imparare che quel che parlano non è l’italiano ma una lingua ibrida.

Arriviamo poi ai figli di questa generazione, i nonni cercano di insegnare loro le parole ma alla loro tenera età non hanno l’orecchio o la capacità di poter imparare bene le parole e quindi di ricordare le parole strane dopo tanti anni.

A rendere questa situazione molto più complicata è la nostra memoria che cambia con il tempo e allora anni dopo questi nipoti e pronipoti hanno ricordi vaghi di quel che dicevano i nonni, e quindi sono convinti che le parole che loro ricordano siano “italiane”.

L’esempio di Gagootz dimostra chiaramente che questo non è affatto il caso.

Tema delicato

Questo è un tema molto delicato perché sono ricordi carissimi per chiunque e qualsiasi suggerimento che le parole non siano “italiane” vengono considerate offensive perché mettono in dubbio la memoria dei genitori e i nonni. Basta andare su queste pagine sui social media ogni giorno per vedere che c’è un ritmo in questi post e conseguenti scambi.

Siamo convinti che siamo italiani, ma noi nati e cresciuto all’estero, senza eccezione anche se alcuni non vogliono riconoscerlo, siamo figli di due mondi. Incarniamo le nostre due Culture, quella italiana e quella del paese di residenza. Allora chi scrive è italo-australiano, quelli negli Stati Uniti sono italo-americani, poi gli italo-brasiliani, gli italo-argentini e così via per ogni nostra comunità sparsa nel mondo.


Di conseguenza, ogni comunità si è evoluta secondo le condizioni, la lingua e la cultura di ciascun paese di residenza. Questo diventa poi molto più complicato in alcuni paesi che sono così grandi che le comunità cambiano da stato a stato e persino da città a citta, e lo vediamo in modo particolare sulle pagine degli italiani negli Stati Uniti. Il filmato sotto, che abbiamo avuto il modo di mostrare nel passato lo fa vedere benissimo, non solo per gli aspetti linguistici che è il tema dell’articolo, ma anche alla reazione sdegnato dei giudici che si offendono al solo suggerimento che le parole non siano quelle portate dei nonni dalla Sicilia…

https://www.youtube.com/watch?v=qcp8rN-YqLw&t=16s

Prossimi passi

Questi sviluppi non sono banali dettagli per farci una battuta o commenti ma sono prove delle difficoltà e le esperienze dei nostri parenti e amici all’estero e perciò aiutano a capire che essere “italiano” ha molti significati e non solo quello legale,  ma soprattutto quello sentimentale per ciascuno di noi.

Per questo motivo, l’Italia come paese e anche le comunità italiane in giro per il mondo come italiani e discendenti di emigrati italiani devono capire che l’evoluzione delle nostre comunità deve essere un soggetto serio da studiare. Dobbiamo capire come mai certe cose succedono in un paese e non in un altro, dobbiamo capire le differenze da paese a paese e documentarle il più possibile perché questi sviluppi sono anche la nostra Storia, d’Italia e degli italiani all’estero.

Abbiamo l’obbligo di capire le differenze linguistiche e senza dubbio capirle aiuterebbe anche a incoraggiare i figli, nipoti e discendenti dei nostri emigrati a finalmente imparare la lingua che fa parte essenziale della loro identità personale.

E di una cosa siamo sicuri, che nel fare queste ricerche impareremo che la nostra Cultura è davvero più grande e sparsa nel modo di quel che sappiamo.


Ma dobbiamo farlo ora perché siamo già in ritardo. Ogni giorno perdiamo i testimoni diretti di queste esperienze e abbiamo l’obbligo di assicurare che scriviamo il più possibile le imprese di queste generazioni coraggiose che hanno sfidato il mondo.

Queste sono state imprese che hanno fatto il mondo e purtroppo pochi, partendo proprio in Italia, capiscono quel che abbiamo fatto nel corso di molti decenni. Tutto in nome dell’Italia e dell’italianità.

Vale davvero la pena finalmente conoscerle.

Se avete qualche storia da raccontarci come figli o discendenti di emigrati italiani, inviate le vostre storie a: [email protected]

 

 


di emigrazione e di matrimoni

The New International Italian Vocabulary

Up to the early 1960s the great majority of Italian migrants did not speak our national language but the dialects. So the children, and subsequently the grandchildren and great grandchildren, used words that were originally dialect that then changed with time and the language and the accents of the areas of the countries of residence.

By Gianni Pezzano

Our identity as Italians is defined by the language that we speak but we have a huge paradox, at times it is the very language that creates differences between us because what we speak changes from country to country, not only in the sense of dialects in Italy but also and above all between Italian communities from country to country.

A few days ago a user on Facebook put up a post with the question “Is Gagootz the right spelling?” Any reader in Italy would have problems identifying the word in question and some would even have problems, as we saw, recognizing the original Italian word, cucuzza (pumpkin), from which this neologism was created.

What the user and even many others who commented do not understand is that the word is not Italian and not even English, effectively the word is Italian American.

Italian or dialect

In considering this phenomenon we must start from a basis that is so obvious that it will seem banal to many readers, but it is not at all because this it is the key for understanding the creation of words such as gagootz, galamad (calamari), madanad (marinara sauce, see the film clip below) and other neologisms not only in the United States but in all the Italian communities in all the continents.

Up to the early 1960s the great majority of Italian migrants did not speak our national language but the dialects. So the children, and subsequently the grandchildren and great grandchildren, used words that were originally dialect that then changed with time and the language and the accents of the areas of the countries of residence.

Creating other problems of retention and subsequently transmission of the language through the generations is the sad fact that in the new countries they also encountered other realities that did not exist in their towns of origin in Italy that were often rural townships. Therefore the former farm worker in Italy who went to work in a factory overseas had to create a vocabulary for the new environment.

So, in an English language country the word factory became fattoria (farm, in Italian, which is often different in dialect) for the migrant and his family. In cases such as this, these types of changes became the cause of misunderstandings between the migrant and the family in Italy over the years because those who stayed at home understood the Italian sense of the words.

Furthermore, we must add another not inconsiderable factor for Italian migrants and their children and descendants.

Memory

We all know that memory is a terrible beast and especially for the very young with the grandparents and other relatives of a certain age.

In the case of the first generation born overseas the contact with the parents usually meant that they heard the parents speak in Italian or dialect. This is the language they learnt at home and therefore their vocabulary is made up of words from Italian, the dialect and the language of the country of residence. But they have the advantage that they learnt to listen for the differences in words, a factor that does not happen in the following generations. This situation is made even harder because many of the generation after the Second World War did not have the chance to study Italian at school. For the young people of this generation it is not unusual that when they go to Italy for the first time one of the shocks of the trip is to learn that what they speak is not Italian but a hybrid language.

We now come to the children of this generation. The grandparents try to teach them the words but at their tender age they do not have the ear or the capacity to learn the words well and therefore to remember the strange words after many years.

Making this situation even more complicated is our memory that changes with time and so, years later, the grandchildren and great grandchildren have vague memories of what the grandparents said and therefore they are convinced that the words they remember are “Italian”.

The example of Gagootz clearly shows that this is not at all the case.

Delicate theme

This is a very delicate theme because these are very dear memories for anyone and any suggestion that the words are not “Italian” are considered offensive because they put into doubt their memory of the parents and grandparents. We only have to go to the pages on the social media every day to see that there is a rhythm to these posts and subsequent exchanges.

We are convinced that we are Italians but we who were born and raised overseas, without exception even if some do not want to recognize this, we are children of two worlds. We embody our two Cultures, the Italian and that of the country of residence. So I am Italo-Australian, those in the United States are Italian American, then the Italo-Brazilians, the Italo-Argentineans and so forth for every Italian community around the world.

As a result every community evolved according to the conditions, the language and the culture of each country of residence. This then becomes even more complicated in some countries that are so big that the communities change from state to state and even from city to city and we see this especially in the pages of the Italians in the United States. The film clip below, that we have already shown in the past, shows this very well, not only in the linguistic aspects that is the theme of this article but also in the indignant reaction of the judges who are offended by the simple thought that the words are not those brought by the grandparents from Sicily…

https://www.youtube.com/watch?v=qcp8rN-YqLw&t=16s

Next steps

These developments are not banal details on which to make a joke or comments but are proof of the difficulties and the experiences of our relatives and friends overseas and thus they help us understand that being “Italian” has many meanings and not only legal but especially sentimental for each one of us.

For this reason Italy as a country and also the Italian communities around the world as Italians and descendants of Italian migrants must understand that the evolution of our communities must be a serious subject to be studied. We must understand how come certain things happen in one country and not in others, we must understand the differences from country to country and to document them as much as possible because these developments are also our History, Italy’s and of the Italians overseas.

We have the obligation to understand the linguistic differences and without doubt understanding them would also help the children, grandchildren and descendants of our migrants to finally learn the language that is an essential part of our personal identity.

And we are sure of one thing, that by carrying out this research we will learn that our Culture is truly even greater and widespread around the world than what we know.

But we must do this now because we are already late. Every day we lose eyewitnesses to these experiences and we have the duty to ensure that we write down as much as possible the deeds of these courageous generations that challenged the world.

These were the deeds that made the world and unfortunately few, starting in Italy, understand what we have done over many decades. All in the name of Italy and Italianness.

It is truly worth the effort to finally learn them.

If you have a story to tell us as children or descendants of Italian migrants, send your stories to: [email protected]

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