Italiani nel Mondo

Le famiglie infrante – The splintered families

By 24 Aprile 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Le famiglie infrante

Per molti figli di emigrati italiani in altri continenti i nonni erano quelle persone lontane che regolarmente inviavano pacchi regali per le grandi feste, e che sentivamo alla cornetta del telefono per fare gli auguri fugaci e ringraziare loro per i regali.

Di Gianni Pezzano

Quando si parla degli italiani all’estero si nota una parola che si ripete ogni giorno, e anche sulla grande maggioranza dei post sulle pagine dei social dedicate alle moltissime comunità italiane all’estero.

Quella parola è Famiglia.

Il paradosso è che, benché la famiglia sia al centro della vita di ciascuno di noi, la decisione di emigrare ha un effetto immediato e quasi sempre irreversibile, di frantumare le famiglie nel corso del tempo. L’effetto di questo è di separare genitori dai figli e fratelli e sorelle tra di loro, tristemente spesso per sempre. Alla fine, spesso in una sola generazione, la famiglia diventa molte famiglie in più paesi che perdono contatto tra di loro.


Inoltre, chi paga il prezzo più alto non sono solo gli emigrati stessi ma anche i loro figli e discendenti, che crescono senza nonni e zii e così hanno poca idea del loro passato e delle loro origini.

Nel trattare il tema dei cambiamenti dei rapporti tra le famiglie dobbiamo guardare soprattutto l’emigrazione oltreoceano dove le distanze, in modo particolare nei primi decenni, voleva dire che i rapporti tra parenti erano molti più difficili da mantenere. Questo vale per le Americhe e l’Australia che erano e sono tutt’ora le mete più comuni dell’emigrazione italiana.

Partire

La decisione di partire è sempre difficile e nessuno sa quale sarà l’effetto di lasciare i cari per un altro continente. Nel caso dei miei genitori l’effetto immediato nel lasciare i loro paesi in Italia per andare in Australia, è stato che dal giorno della loro partenza i miei nonni non hanno più visto i loro figli tutti insieme.

Mio padre fu il primo a partire per l’Australia per raggiungere il cognato Filippo partito un paio d’anni prima, e poi fu raggiunto da suo fratello Rocco qualche anno dopo. Zio Filippo tornò in Italia dopo pochi anni per tornare insieme alla moglie e i figli. Dopo la sua partenza mio padre non ha più rivisto i genitori e non è mai stato presente ai loro funerali e quelli dei fratelli e sorelle.

Nel caso di mia madre, lei partì con il fratello Gerardo per raggiungere il fratello Giuseppe che si trovava già in Australia. Lasciarono al paese non solo i genitori, ma anche due sorelle, Virginia che andrà anche lei in Australia tre anni dopo e la più giovane, Maria. I miei genitori si conobbero proprio in casa di zio Giuseppe dove abitava anche lui.

Quando i nonni materni sono venuti in Australia nel 1966 zia Maria è rimasta in Italia per gli studi. Ricordo benissimo il giorno del loro ritorno in Italia e le lacrime di mia madre. Avevo 10 anni e solo anni dopo ho capito fino in fondo cosa sentiva mia madre.

Non abbiamo più visto nonno. Due anni dopo una brutta malattia l’ha portato via e la sua tomba è stata la prima tappa del nostro viaggio in Italia nel 1972. Abbiamo visto nonna altre volte, poi è arrivato il giorno che anche lei se n’è andata.

Nipotini

Per molti figli di emigrati italiani in altri continenti i nonni erano quelle persone lontane che regolarmente inviavano pacchi regali per le grandi feste, e che sentivamo alla cornetta del telefono per fare gli auguri fugaci e ringraziare loro per i regali.

Nel mio caso ho avuto l’opportunità di conoscere nonna in tre occasioni, una per quasi un anno durante un lungo soggiorno in Italia e lei mi ha dato tanta voglia di voler sapere più delle mie radici. Mi dispiace sempre di più di non aver potuto conoscere i miei nonni paterni e sento il vuoto della consapevolezza della mancanza di una Storia famigliare molto particolare.


Naturalmente la tecnologia ha reso i contatti tra parenti molto più facili, ma la grande distanza rende ancora i rapporti tra parenti in altri continenti più tenui di quelli in Italia con parenti in paesi europei.

Per le emigrate italiane la distanza quasi sempre vuol dire non avere la madre presente alla nascita dei figli/nipotini. Per i nipotini vuol dire non avere i nonni che trasmettono tradizioni e racconti del loro passato.

Per mia madre emigrare voleva dire lasciare la sorella tredicenne e vederla solo quasi vent’anni dopo quando era già madre di due figli, e non aver potuto essere al suo matrimonio, come lei non c’era stata ai matrimoni dei fratelli e sorelle in Australia. E non ho dubbi che molti altri si trovavano in situazioni simili.

Questi sono i prezzi dell’emigrazione che non si possono valutare in soldi, ma in emozioni e nella mancanza di una legame profondo con le origini e il passato famigliare.

Quando finalmente incontriamo le persone che abbiamo conosciuto tramite le telefonate i rapporti non sono profondi come quando cresciamo insieme. Fratelli e sorelle non condividono le esperienze, particolarmente quelle più crudeli, come la malattia che ha portato via mia cugina diciannovenne Marina, e sento ancora il grido di dolore di mia madre alla telefonata con le notizia terribile come anche il suo dolore per non aver potuto stare vicino alla sorella durante quei brevi mesi di disperazione.

Effetti

Alla fine gli effetti di queste grandi distanze tra l’Italia e gli altri continenti sono che, piano piano le famiglie si separano e perdono contatto, particolarmente quando muoiono gli emigrati. Si perde contatto con i parenti lontani e magari anche la documentazione dei nonni è persa e diventa sempre più difficile per future generazioni rintracciare l’albero genealogico e i propri patrimoni personali, come ora capita sempre più spesso all’estero e non solo negli Stati Uniti.


Naturalmente a rendere questa situazione ancora più ardua è l’incapacità dei discendenti di parlare la lingua dei nonni e i bisnonni. Poi, l’inevitabile cambio di pronuncia e gli effetti del tempo alla memoria creano versioni approssimative della Storia famigliare originale.

Nel caso dell’emigrazione dopo la seconda guerra mondiale con i passaporti e visti, rintracciare le famiglie è abbastanza facile, ma per le generazioni precedenti e specialmente quelli prima del 1924 e l’introduzione dei passaporti, i mezzi per poter identificare precisamente nomi e luoghi d’origine in Italia rendono molto più difficile fare le ricerche.

Ma alla fine l’effetto è lo stesso, una famiglia diventa poi un numero di rami in paesi diversi con nessun o poco contatto tra di loro, e quando finalmente si conoscono le realtà del raggiungimento sono spesso deludenti perché i punti in comune sono pochi se non inesistenti.

Anche per questo dobbiamo tenere vivi i contatti tra i rami e far conoscere le storie dei nostri emigrati all’estero e uno dei modi è di conoscere le realtà che hanno infranto le famiglie.

Perciò invitiamo i nostri lettori a inviarci le proprie esperienze e storie per fare capire in Italia e anche in tutti gli altri paesi che la Storia della nostra emigrazione è veramente molto più vasta e variegata di quel che i luoghi comuni fanno capire.

Inviate le vostre storie a: [email protected]


 

di emigrazione e di matrimoni

The splintered families

For many children of Italian migrants overseas the grandparents were the people far away who regularly sent packages of gifts for the holidays and feasts and who we heard on the phone to give them our fleeting greetings to thank them for their gifts.

By Gianni Pezzano

When we talk about Italians overseas we note a word repeated every day and also on the great majority of posts on the social media pages dedicated to the great many Italian communities overseas.

That word is Family

The paradox is that, even though the family is at the centre of life for each one of us, the decision to migrate has the immediate and nearly always irreversible effect of splintering the family over time. The effect is to separate parents from their children and brothers and sisters from each other, sadly often for always. In the end, often in a single generation, the family becomes many families in more than one country that lose contact with each other.

Furthermore, the ones who pay the highest price are not only the migrants themselves but also their children and descendants who grow up without grandparents, uncles and aunts and so have little idea of their past and origins.


When dealing with the theme of the changes in relationships between families we must look particularly at the migration to other continents where the distances, especially in the early decades, meant that the relations between relatives were much harder to maintain. This is true for the Americas and Australia that were and are still today the most common destinations for Italian migration.

Leaving

The decision to leave is never easy and nobody knows what will be the effect of leaving behind the loved ones for another continent. In the case of my parents the immediate effect of leaving their towns in Italy to go to Australia was that from the day they left my grandparents never again saw their children all together.

My father was the first to leave for Australia to join his brother in law Filippo who had left a couple of years before and then he was joined by his brother Rocco a couple of years later. Uncle Filippo returned to Italy after a few short years to go back to his wife and children. After his departure my father never saw his parents again and was never at their funerals or those of his brothers and sisters.

In the case of my mother, she left with her brother Gerardo to join their brother Giuseppe who was already to Australia. They left behind not only their parents but also two sisters, Virginia who also went to Australia three years later and Maria, the youngest member of the family. My parents met in Uncle Giuseppe’s house where he also lived.

When my maternal grandparents went to Australia in 1966 Aunt Maria stayed behind to study. I remember very well the day of their return to Italy and my mother’s tears. I was ten and only years later I understood fully what my mother felt.

We never saw nonno (grandfather) again. A terrible disease took him away two years later and his tomb was the first place we visited in our trip to Italy in 1972. We saw nonna (grandmother) other times and then came the day that she too left us.

Grandchildren

For many children of Italian migrants overseas the grandparents were the people far away who regularly sent packages of gifts for the holidays and feasts and who we heard on the phone to give them our fleeting greetings to thank them for their gifts.

In my case I had the chance to know nonna on three occasions, one for nearly a year during a long stay in Italy and she gave me a desire to know more about my roots. I am sad that I never got the chance to meet my paternal grandparents and I feel the gap in my knowledge of a very particular family situation.

Naturally technology has made contacts between relatives much easier but the great distances makes relations between relatives weaker than those in Italy with relatives in European countries.

For Italian women who migrate the distance almost always means not having the mother present at the birth of the children/grandchildren. For the grandchildren it means not having the grandparents to pass on traditions and stories of their past.

For my mother migrating meant leaving behind a thirteen year old sister and to see her only nearly twenty years later when she was already a mother with two children. My mother was not at her wedding, as she was not at the weddings of her brothers and sisters in Australia. And I have no doubts many others found themselves in similar situations.

These are the prices of migration that cannot be estimated in money, but in emotions and the loss of deep links with the family’s origins and past.

When we finally meet the people we knew from the telephone calls the relations are not as close as when we grow up together. Brothers and sisters do not share experiences, especially the cruellest, such as the sickness that took away my nineteen year old cousin Marina and I can still hear my mother’s cry of pain during the telephone call of the terrible news at not having been with to her sister during her few short months of desperation.

Effects

In the end the effects of these great distances between Italy and the other continents are that very slowly the families separate and lose touch, especially when the migrants pass away. They lose touch with the relatives far away and maybe also the grandparents’ documentation is lost and it becomes harder for future generations to trace their family trees and their personal heritage, as is happening increasingly often overseas and not only in the United States.

Naturally this situation is made even harder by the incapacity of the descendants to speak the language of their grandparents and great grandparents. Then the inevitable change of pronunciation and the effects of time on the memory create approximate versions of the original family history.

In the case of migration after the Second World War with passports and visas tracing the family is fairly easy but for the previous generations and especially those before 1924 and the introduction of passports, the means of identifying exactly names and places of origin in Italy make the research much harder.

But in the end the final effect is the same, a family becomes a number of branches in various countries with little or no contact between them and when they finally meet the reality of the getting back together are often disappointing because the points in common are few or nonexistent.

For these reasons too we must keep the contacts between the branches open and make known the stories of migrants overseas and one of the means is to know the realities that splintered families.

Therefore, we invite our readers to send us their own experiences and stories to let Italy and also all the other countries know that the History of our migration is truly must wider and varied than what the clichés often let us understand.

Send your stories to [email protected]

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