I Pilastri della Famiglia – The Pillars of the Family


di emigrazione e di matrimoni

di emigrazione e di matrimoni

I Pilastri della Famiglia

In molti modi i veri pilastri delle famiglie italiane erano e sono le madri.

Di Gianni Pezzano

Quando abbiamo parlato della famiglia degli emigrati italiani nell’ultimo articolo (https://thedailycases.com/le-famiglie-infrante-the-splintered-families/) abbiamo lasciato a parte un dettaglio particolare delle nostre famiglie che è spesso dimenticato quando si parla della Storia dell’Emigrazione Italiana.


Il maschio che partì per trovare un lavoro all’estero è quasi sempre il punto di riferimento delle ricerche, però, non erano i maschi che tenevano insieme le famiglie nelle terre nuove e che tramandavano ai figli e poi i nipotini le tradizioni e anche la lingua che permette loro di identificarsi come italiani.

In molti modi i veri pilastri delle famiglie italiane erano e sono le madri, non solo nelle cucine e negli orti per preparare i pranzi, le cene e i prodotti di famiglia che tutti conosciamo, ma erano anche quelle che seguivano di più gli studi dei figli, che insegnavano ai figli la basi della religione e che erano la prima persona che i figli cercavano dopo gli inevitabili scontri a scuola non solo con i coetanei, ma spesso anche con insegnanti a causa delle loro origini.

Rito e Spezie

Uno dei ricordi più forti della mia gioventù erano gli aromi del rito annuale del maiale. Non nel senso dell’odore della carne e le budella che mio fratello odiava, ma nel senso della fase finale di tutta la procedura, la preparazione delle salsicce.

Lei preparava attentamente le spezie che venivano seccate, secondo le tradizioni del suo paese nel Sud Pontino. Il pepe, peperoncino, i semi di coriandolo e finocchio venivano macinati e aggiunti insieme al sale. Poi, la sera metteva un campione della miscela di carne macinata e spezie in padella per friggere per assicurare il gusto giusto e di solito ci volevano tre o quattro piccole padellate per ottenere la   miscela giusta. Quegli aromi riempivano la casa e il gusto particolare delle salsicce era l’accompagnamento perfetto per i broccoli, per preparare sughi e poi con pane fresco quando seccati e messe sotto sugna per conservarle per le occasioni e le visite speciali.

Abbiamo avuto la fortuna sempre di aver avuto case con terreno sufficiente per far orti che producevano verdure fresche e adatte anche da mettere sott’olio e/o aceto, come i carciofi, le melanzane e i peperoni, che inevitabilmente riempivano i nostri panini per il pranzo a scuola.

Purtroppo, quella stagione non c’è più in casa nostra, però i ricordi rimangono forti e mi accompagneranno fino al giorno che raggiungerò di nuovo i miei genitori.

Quello era solo un modo con il quale noi figli di emigrati italiani abbiamo imparato che siamo diversi dai nostri coetanei in Australia. Però, non dobbiamo cadere nel tranello eterno di farci identificare solo dal nostro cibo come fanno molti.

Dante Alighieri

Nel mio caso voleva dire andare il sabato mattina (in Australia non ci sono lezioni di sabato) in una classe per lezioni della lingua italiana organizzate dalla Società Dante Alighieri. Nei giri in centro con mamma era lei che comprava i fumetti di Topolino che erano le mie prime letture vere in italiano.

Come nelle altre famiglie italiane dell’ondata post seconda guerra mondiale, era mia madre e le moglie dei nostri amici e pochi paesani che organizzavano le feste dopo le prime comunioni e cresime. Erano loro spesso che preparavano i vestiti speciali per le figlie e portavo noi maschi ai negozi per i vestiti giusti per le occasioni.


Sabato sera, e non raramente la domenica, c’erano le cene e i pranzi con compari e paesani e i loro figli. La tavole piene dei prodotti di casa e i profumi dei dolci fatti in casa. Alla fine dei pasti i maschi andavano in salotto per parlare di lavoro, calcio o altri soggetti, magari anche per partite di scopa, briscola o tresette. Le mogli rimanevano in cucina dopo aver lavato i piatti tutte insieme per parlare degli ultimi sviluppi in casa, notizie dall’Italia, oppure in molti casi, modi per poter avvicinare il figlio di una con la figlia di un’altra nella speranza di unire le famiglie.

Scuola

I padri erano sempre impegnati a lavoro. Nel caso di mio padre e zio che lavoravano insieme per anni ha voluto dire che andavano via per fare lavori in compagna per una settimana o due alla volta, perché pagava di più e allora mia madre e zia (zio e zia vivevano con noi allora) tenevano a bada casa e figli. Perciò erano le madri che tenevano le famigli unite.

Quando c’erano problemi a scuola erano le madri che sapevano tutto e andavano agli insegnanti per sapere dei problemi, oppure per capire i motivi di qualche brutto voto. Erano le madri che ci portavano dai medici per le visite e controlli quando eravamo malati, ed erano quasi sempre le madri che capivano se i figli avessero problemi che nascondevano ai genitori.

Ma in un caso particolare, erano i padri che decidevano per la famiglia e le madri, almeno pubblicamente, dovevano far finta d’essere d’accordo col marito, ma certamente nella stanza da letto dicevano le loro opinioni sull’accaduto.

Le figlie

Inevitabilmente, per tutte le famiglie, i figli arrivano al punto di cercano la libertà personale. Per i figli delle ondate post belliche, le famiglie erano nella stragrande maggioranza di origine rurale, spesso provenienti da piccoli villaggi e paesi e quindi con un atteggiamento particolare verso le figlie. Dobbiamo specificare che in questo caso non c’erano differenze regionali tra le regioni meridionali e quelle del Veneto e il Friuli.

Di solito i figli avevano una libertà che non era permesso alle loro sorelle. I maschi uscivano in gruppi per fare quel che potevano, le figlie dovevano rimanere in casa e quelle poche volte che potevano uscire erano ben controllate, e non era insolito vedere madri accompagnare le coppiette nei loro appuntamenti.


A decidere questo non era quasi mai la madre, ma il padre. Solo anni dopo abbiamo capito che l’atteggiamento del padre dipendeva dal proprio passato, ma da giovani non potevamo capire che anche i nostri genitori e zii una volta erano stati giovani in cerca degli stessi divertimenti. Ed erano le madri che tenevano la pace in casa.

Ma con il tempo questo è cambiato, qualche circolo italiano cominciava a organizzare serate per i giovani e questi erano considerati luoghi “sicuri” dove lasciare le figlie per qualche ora. Poi, le ragazze hanno capito che se uscivano in gruppo di cugine i genitori, anzi i padri, pensavano che sarebbero state meno propense a seguire i loro istinti naturali.

Cosi son iniziati i primi veri passi dei figli nel loro nuovo paese di nascita ed è stata la fine di quel periodo dove le famiglie vivevano davvero in due mondi. In casa con la lingua e le tradizioni dei genitori, e a scuola e poi lavoro dove si interagivano sempre di più con non italiani e magari eventualmente sposavano non il figlio del compare o il paesano, ma qualcuno con un cognome strano alle orecchie italiane.

A sorvegliare questi cambi di tradizioni e usanze all’interno delle famiglie erano quasi sempre le madri che più dei padri capivano da vicino che i loro figli dovevano fare parte del loro paese di nascita, a tutti gli effetti. Poi le madri sono diventate le nonne che hanno passato ai nipotini alcuni degli aspetti del loro passato, e quindi sono state le nonne ad assicurare che i loro discendenti avrebbero matenuto parte della loro identità italiana nel nuovo paese di residenza.

Queste poche parole dimostrano che in tutti i sensi i pilastri del cambiamento da famiglia italiana a famiglia italo-australiana, italo-brasiliana, italo-americana, ecc sono le donne. Per questo motivo dobbiamo tenere vivi questi ricordi degli sforzi dei milioni di madri e donne italiane in giro per il mondo e quindi ripetiamo il nostro appello ai lettori di inviare le loro storie per assicurare che i loro ricordo duri il più possibile.

Inviate le vostre storie a: [email protected]


 

di emigrazione e di matrimoni

The Pillars of the Family

In many ways the true pillars of Italian families were, and still are, the mothers

By Gianni Pezzano

When we spoke of the family of Italian migrants in the last article (https://thedailycases.com/le-famiglie-infrante-the-splintered-families/) we left aside a specific detail of our families that is often forgotten when we talk about the history of Italian migration.

The men who left to find work overseas are almost always the point of reference of the research, however, the men were not the ones who kept the families together in the new lands and who passed on to the children and grandchildren the traditions and also the language that allowed them to identify themselves as Italians.

In many ways the true pillars of Italian families were, and still are, the mothers. Not only in the kitchens and in the gardens to prepare the lunches and dinners and the family’s products that we all know but they were also the ones who most closely followed the children’s studies, who taught the children the basics of religion and who were the first person the children looked for after the inevitable clashes at school not only with the other students but often also with the teachers due to their origins.


Rite and spices

One of the strongest memories of my childhood was the aromas of the annual ritual of the pig. Not in the sense of the smells of the meat and the innards that my brother hated but in the sense of the final phase of all the procedure, the preparation of the sausages.

She carefully prepared the spices that were dried according to the traditions of her town in the south of the Lazio region. The pepper, chilli and the coriander and fennel seeds were ground and added together with the salt. Then in the evening a sample of the mix of minced meat and spices was thrown into a pan to be fried to ensure the right flavour and it usually needed two or three small pans full to achieve the right mix. These aromas filled the house and the special flavour of the sausages were the perfect accompaniment for broccoli, to prepare sauces and then with fresh bread when dried and put into dripping to preserve them for special occasions and visits.

We were lucky that we always had houses with enough room for a garden that produced fresh vegetables that were suitable for preserving in oil and/or vinegar, such as the artichokes, eggplants, and capsicums (peppers) that inevitably filled our sandwiches for school lunches.

Sadly that season has ended in our home, however, the memories are still strong and will accompany me until the day I will be together with my parents once more.

That was only one way that we children of Italian migrants learnt that we are different from our peers in Australia. But we must not fall into the trap of identifying ourselves only by our food as many do.

Dante Alighieri

In my house this meant going to lessons of Italian organized by the Dante Alighieri Society on Saturday mornings. In our trips into the city centre with Mamma she was the one who bought the Topolino (Italian name for Mickey Mouse) comics that were my first real readings in Italian.

Just like the other Italian families of the post Second World War migration, my mother and the wives of our friends and the few paesani, people from the same towns, were the ones who organized the celebrations for the First Communions and Confirmations. Often they made the special dresses for the daughters and took the sons to the shops to buy the right outfits for the occasions.

Saturday evenings and often on Sundays there were the dinners and lunches with the compari (the sponsors on the occasions) and the paesani with their children. At the end of the meals the men went into the lounge to talk about work, football or other subjects and maybe to play card games. The wives stayed in the kitchen after having washed the dishes together to talk about the latest developments, news from Italy or, in many cases, ways to bring the son of one closer to the daughter of another in the hope of uniting the families.

School

The fathers were always busy at work. In the case of my father and uncle who worked together for years this meant they went to work in the countryside for a week or two at a time because it paid more and so my mother and aunt (my uncle and aunt lived with us then) looked after the house and children. And so the women kept the family together.

When there were problems at school the mothers were the ones who knew everything and went to the teachers about problems, or to understand the reasons for a bad grade. The mothers were the ones who took us to the doctor for the checkups when we were sick and almost always the mothers knew if the children had problems that they hid from their parents.

But in one specific case, the fathers decided for the family and the mothers, at least in public, had to pretend they agreed with the husbands, but in the bedroom they surely stated their opinions on what happened.

The daughters

Inevitably and in all families, the children reach the point they look for more personal freedom. For the children of the post war waves of migration the majority of families came from rural backgrounds, often from small villages and towns and therefore there was a particular attitude towards the daughters. We must explain that in this case there were no regional differences between the southern regions of Italy and the Veneto and the Friuli.

Usually the sons had a degree of freedom that was not allowed for the daughters. Although the sons went out in groups to do what they could, the daughters had to stay at home and the few times they could go out they were well controlled and it was not unusual to see mothers accompanying young couples on their dates.

It was almost never the mothers who decided this, but the fathers. Only years later we understood that the attitude of the father depended on their own past but when we were young we could not understand that our parents and uncles and aunts had also been young once and looked for the same entertainment. And the mothers were the ones who kept the peace at home.

But over the years this changed, some Italian clubs began organizing evenings for the young people and these were considered “safe” places where they could leave the daughters for a few hours. And then the girls understood that if they went out as a group of female cousins the parents, or rather the fathers, thought they would be less likely to follow their natural instincts.

In this way the children began their first true steps in their country of birth and it was the end of the period in which the families lived in two worlds. At home with the language and traditions of the parents and at school and then at work where they interacted more and more with non Italians and maybe eventually married not the son of the compare or paesano, but with someone with a surname that sounded strange to Italian ears.

Watching over these changes of traditions and habits within the families were almost always the mothers who understood much more than the fathers that their children had to be part of their country of birth, in every way. And then the mothers became the grandmothers who passed on to their grandchildren some of the aspects of their past and therefore were the ones who ensured that their descendants will keep part of their Italian identity in their country of residence.

These few stories show that in every way the pillars of the change of Italian families into Italo-Australian, Italo-Brazilian, Italian-American, etc, families are the women. For this reason we must keep alive these memories of the efforts of millions of Italian mothers and grandmothers around the world and therefore we repeat our appeal to readers to send in their stories to ensure that they live for as long as possible.

Send your stories to: [email protected]

Lascia un commento