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La Lingua e la Storia: la Grande Signora, il Papa e l’Imperatore – Language and History: the Great Lady, the Pope and the Emperor

By 10 Ottobre 2020 Ottobre 16th, 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

La Lingua e la Storia: la Grande Signora, il Papa e l’Imperatore 

Oggigiorno l’espressione “andare a Canossa” esiste ancora in quasi tutte le lingue europee. L’incidente al castello di Matilde di Toscana ha lasciato un’impronta quasi millenaria sul continente. 

Cos’è una lingua? Una lingua non è solo un mezzo per comunicare, è anche il reperto storico che contiene parole e frasi che risalgono al nostro passato e per questo motivo una lingua moderna, come l’italiano, spesso fornisce un legame con un passato che faremmo bene a ricordare. 

Conosciamo tutti i riferimenti nella lingua a film, libri, canzoni e anche citazioni di politici e altri personaggi importanti, ma utilizziamo anche espressioni che nascondono episodi importanti che hanno scosso il mondo nel passato. Perciò vogliamo parlare di una frase che esiste non solo in italiano, ma anche in quasi tutte le maggiori lingue europee, che si riferisce a un episodio in Italia che ha scosso tutta l’Europa con effetti che sentiamo ancora oggi. 


Tristemente, molti giovani oggigiorno, in Italia ed Europa, non conoscono più questo episodio, e allora “andiamo a Canossa” per fare diventare la frase uno strumento per imparare che questa espressione non è bella quanto potrebbe sembrare da una lettura veloce. 

Canossa 

Un turista che oggi decidesse di visitare Canossa nella provincia di Reggio Emilia troverebbe le rovine del castello di una delle donne più importanti del Medioevo. Matilda di Toscana, conosciuta anche come Matilda di Canossa. Questa donna ebbe un ruolo fondamentale nelle lotte tra il Papa ed Imperatori che molti di noi conosciamo, come la lotta tra i Guelfi (Pro Papa) e i Ghibellini che ispirò Dante a scrivere la sua Divina Commedia. 

Per motivi di lunghezza non entreremo nei dettagli delle origini del conflitto specifico tra il Papa (ora Santo) Gregorio VII e l’Imperatore Enrico IV di Germania che portò all’incidente al castello di Matilde a Canossa, tranne che si trattava dei poteri, sia politici che religiosi, dei Papi e dei sovrani che spesso erano in contrasto. Basta dire che il risultato del litigio tra di loro fu la scomunica del sovrano nel 1076. 

Per un lettore moderno la scomunica potrebbe sembrare un passo quasi banale, ma nel contesto della politica medioevale, a tutti i livelli, la scomunica voleva dire che i vassalli dell’Imperatore non erano più tenuti ai loro giuramenti di fedeltà. Enrico IV capì immediatamente le conseguenze di questo atteggiamento e decise di fare i passi necessari per rimuovere il castigo papale. 

Andare a Canossa 

Per poter fare togliere la scomunica l’Imperatore doveva appellarsi in persona al Papa. Nell’inverno del 1077 Gregorio VII si trovava ospite di Matilda di Toscana al suo castello di Canossa. Il luogo dove sicuramente il papa era certo di trovarsi tra i suoi alleati. 

Naturalmente Enrico decise di recarsi a Canossa, così iniziò la sequenza di passi che portò alla frase “Andare a Canossa”. Il primo passo fu la sorpresa amara di scoprire che il Papa non aveva nessuna intenzione di ricevere Enrico IV da lui ritenuto eretico. L’Imperatore capii che doveva fare un gesto drastico per mostrare la sincerità delle intenzioni della sua visita. 

Quindi, Enrico IV aspettò tre giorni sotto la neve nei giardini del castello, scalzo e vestito da penitente, per dimostrare la sua voglia di chiedere perdono al Papa. Chissà quante volte il Papa lo avrà guardato dalla finestra e cosa pensava nel corso di quel che era una vera umiliazione per l’Imperatore. Alla fine fu proprio Matilde di Canossa ad intercedere per l’Imperatore e a persuadere il Papa ad accoglierlo e sentire il suo pentimento. 

Il semplice fatto che il Papa poteva costringere un Imperatore a un gesto del genere dimostra chiaramente al lettore moderno che una volta il Papato non era semplicemente il Capo di una religione, ma aveva potere vero da poter costringere Re ed Imperatori alla sua volontà. 

Finalmente Gregorio IV fece aprire le porte ad Enrico IV che dovette inginocchiarsi davanti al Papa per chiedere ed infine ricevere il suo atto di pentimento. 

Effetti

Ci vuole poco per capire che il comportamento del Papa e l’umiliazione dell’Imperatore ebbe ripercussioni enormi in Europa. Gli altri sovrani non potevano avere dubbi che il loro potere potesse essere a rischio dal comportamento di Papa Gregorio VII. 

Infatti, questo episodio non portò la pace tra il Papa ed Enrico IV. Malgrado l’intervento a suo favore, Matilde pagò un prezzo caro per l’incidente al suo castello. Enrico IV le tolse ogni suo diritto e anche i suoi beni, però, malgrado questo la Contessa continuò a sostenere il Papa, al punto letteralmente di combattere per lui. In riconoscimento di questo, dopo la sua morte i resti di lei furono trasferiti a Roma in onore della sua fede al Papato. 

Due anni dopo il Re fu scomunicato di nuovo dal Papa e ci furono guerre tra le due parti. In molti sensi, questa lotta fu l’inizio della procedura che portò al concetto moderno della separazione di Chiesa e Stato che è alla base della democrazia moderna. 

La frase 

Secondo l’Enciclopedia Treccani, “andare a Canossa” vuol dire “fare atto di sottomissione umiliante, ritrattandosi e riconoscendo la supremazia dell’avversario”. Però questa definizione asciutta non fa capire l’aspetto più devastante di quell’episodio, l’umiliazione dell’Imperatore accadde in pubblico e non c’era modo per lui di nasconderlo dai suoi sudditi. Senza dubbio questo fu il motivo per cui Enrico IV decise di riprendere le ostilità verso il papa. 

Oggigiorno l’espressione “andare a Canossa” esiste ancora in quasi tutte le lingue europee. L’incidente al castello di Matilde di Toscana ha lasciato un’impronta quasi millenaria sul continente. 

Infatti, tale fu l’impatto che nel 1872 Otto von Bismarck, il primo cancelliere del nuovo paese di Germania, fece una dichiarazione storica per il paese, utilizzando proprio questa frase. In tedesco disse ”Nach Canossa gehen wir nicht”, cioè, “Non andremo a Canossa”, per fare capire al mondo che il nuovo paese avrebbe seguito la propria volontà e non sottomettersi alla pressione di poteri stranieri. 

Certamente non è un caso che questa frase fu pronunciata da un tedesco e non da un politico di un altro paese. 

Lezione 

Sarebbe bello poter dare ai nostri lettori tutta la storia di questo incidente straordinario e davvero storico, però lo spazio non ce lo permette. Fortunatamente internet da a tutti l’opportunità di accedere a fonti credibili d’informazione per poter leggere i passi che portarono all’umiliazione dell’Imperatore ed infine come ripagò il comportamento degli altri, a partire da Papa Gregorio VII e la Contessa Matilde di Toscana. 

Però, la lezione vera per noi da questo episodio è di sapere che la lingua mantiene ricordi di incidenti che oggigiorno non ricordiamo. Ed in questo aspetto la nostra lingua è particolarmente fortunata perché ha fonti che risalgono persino all’Impero Romano e ancora prima. 

Difatti, la nostra lingua oggi ancora contiene anche parole ed espressioni che vengono dall’opera ispirata da queste lotte tra Papi ed Imperatori che abbiamo nominato sopra, “La Divina Commedia” di Dante del quale quest’anno festeggiamo il 700° anniversario della sua morte. 

Lo stesso vale per altre opere importanti nel corso di questi millenni che ci aiutano a capire la grandezza del nostro passato, la nostra Storia e quindi della nostra Cultura, un aspetto che non si può capire fino in fondo senza capire la nostra lingua. 

Perciò, teniamo care queste parole ed espressioni perché sono un tesoro importante di cui dovremmo essere particolarmente fieri. Utilizziamo queste particolarità per incoraggiare i figli e discendenti dei nostri emigrati ad imparare la nostra lingua per dare a loro la chiave più importante anche della loro vita, l’identità da discendenti italiani. 

 Vogliamo finire questo articolo con una domanda scomoda legata proprio all’uso della lingua oggigiorno, e non limitata solo ai politici ed i giornalisti che hanno questo vizio. Vista questa ricchezza di espressioni e linguaggio, perché ci ostiniamo ad adottare parole inglesi quando abbiamo già parole adatte e anche ricordando che molto spesso parole inglesi hanno origini italiane? Se davvero teniamo alla nostra lingua utilizziamola al meglio perché anche le parole sono armi e la nostra lingua è un arsenale di parole che nessuno nel mondo può superare. 

 

di emigrazione e di matrimoni

Language and History: the Great Lady, the Pope and the Emperor

Today the expression “To go to Canossa” still exists in almost all Europe’s languages. The incident at Matilda of Tuscany’s castle has left an almost thousand year old imprint on the continent.

What is a language? A language is not only a means of communication, it is also a historical relic that contains words and phrases that date back to our past and for this reason a modern language, such as Italian, often provides a link to a past that we would do well to remember.

We all know the references in languages to films, books, songs and also quotations from politicians and other important people but we also use expressions that hide major episodes that shook the world in the past. Therefore we want to talk about a phrase that exists not only in Italian but also in almost all the major European languages which refers to an episode in Italy that rocked all of Europe with effects that we still feel today.

Sadly, many young people in Italy and Europe today no longer know this episode, so, “let us go to Canossa” to let the phrase become a tool to teach us that this expression is not as beautiful as it may seem from a quick reading.

Canossa 

Today a tourist who decides to visit Canossa in the province of Reggio Emilia would find the ruins of the castle of one of the most important Ladies of the Middle Ages, Matilda of Canossa, also known as Matilda of Tuscany. This woman played a fundamental role in the struggles between the Pope and Emperors that many of us know, such as the struggle between the Guelphs (pro the Papacy) and the Ghibellines that inspired Dante to write his “The Divine Comedy”.

For reasons of length we will not enter into the details of the origins of the specific conflict between Pope (now Saint) Gregory VII and Emperor Henry IV of Germany that led to the incident at Matilda of Canossa’s castle, except that it involved the powers, both political and religious, of the Popes and the sovereigns that were often in contrast. Suffice it to say that the result of the argument between them was the excommunication of the Sovereign in 1076.

To a modern reader excommunication could seem almost a trivial matter but in the context of medieval politics, at all levels, the excommunication meant that the Emperor’s vassals were no longer bound to their oaths of allegiance. Henry IV understood immediately the consequences of this attitude and decided to take the necessary steps to remove the Pope’s punishment.

 To go to Canossa 

In order to have the excommunication lifted the Emperor had to appeal to the Pope in person. In the winter of 1077 Gregory VII was a guest of Matilda of Tuscany in Canossa which was certainly a place where the Pope was sure of being amongst his allies.

Naturally Henry decided to travel to Canossa and so began the series of steps that led to the phrase “To go to Canossa”. The first step was the bitter surprise of discovering that the Pope had no intention of receiving Henry IV whom he believed was a heretic. The Emperor understood that he had to make a drastic gesture to show the sincerity of the intentions of his visit.

So Henry IV waited three days under the snow in the castle’s gardens, barefoot and dressed as a penitent to show his desire to ask the Pope for his forgiveness. Who knows how many times the Pope watched him from the windows and what he thought during what was a true humiliation for the Emperor. In the end it was Matilda of Canossa who interceded on behalf of the Emperor and persuaded the Pope to welcome him and hear his repentance.

The simple fact that the Pope could force an Emperor to such a gesture clearly shows the modern reader that once the Pope was not just the head of a religion but had real power to be able to force Kings and Emperors to his will.

Finally the Pope had the doors opened for the Henry IV who had to kneel in front of Gregory VII to ask for and finally receive the act of repentance from the Pope.

Effects

It takes little to understand that the Pope’s behaviour and the humiliation of the Emperor had huge repercussions in Europe. The other sovereigns could have no doubts that Pope Gregory VII’s behaviour could have put their power at risk.

In fact this episode did not lead to peace between the Pope and Henry IV. Despite her intervention on his behalf Matilda paid a heavy price for the incident at her castle. Henry IV took away all her rights and even her assets, however, despite this the Countess continued to support the Pope, to the point that she literally fought for him. In recognition of this, after her death her remains were moved to Rome in honour of the loyalty to the Pope.

Two years later the Emperor was excommunicated once more and there were wars between the parties. In many ways this struggle was the start of the process that led to the modern concept of the separation of Church and State which is the basis for modern democracy.

The phrase

According to Italy’s prestigious Treccani Encyclopaedia “To go to Canossa” means “to make an act of humiliating submission, withdrawing and recognizing the supremacy of the opponent”.  However, this dry definition does not make us understand the most devastating aspect of that episode, the Emperor’s humiliation happened in pubic and there was no way for him to hide it from his subjects. Undoubtedly this was the reason for which Henry IV decided to resume hostilities with the Pope.

Today the expression “To go to Canossa” still exists in almost all Europe’s languages. The incident at Matilda of Tuscany’s castle has left an almost thousand year old imprint on the continent.

Indeed, such was the impact that in 1871 Otto von Bismarck, the first Chancellor of the new country of Germany, made a historic declaration for the country using precisely this expression. In German he said, “Nach Canossa gehen nicht”, that is, “We will not go to Canossa”, to make the world understand that the new country would have followed its own will and not submit to the pressure of foreign powers.

It was certainly no coincidence that this phrase was uttered by a German and not by a politician of another country.

Lesson

It would be nice to give our readers all the history of this extraordinary and truly historical incident but space does not allow us to do so. Luckily the internet gives everyone the chance to access credible sources of information to read the stages that lead to the Emperor’s humiliation and finally how he repaid the behaviour of others, starting with Pope Gregory VII and the Countess Matilda of Tuscany.

However, the true lesson for us from this episode is to know that language holds memories of incidents that we do not remember today. And our language is particularly lucky in this regard because it has sources that go back to the Roman Empire and even earlier.

In fact, our language today also still holds words and expressions from the work inspired by these struggles between Popes and Emperors that we mentioned above, “The Divine Comedy” of Dante Alighieri of whom this year we are celebrating the 700th anniversary of his death. 

The same goes for other major works over the millennia which help us to understand the greatness of our past, our history and therefore our Culture, an aspect that cannot be understood fully without understanding our language.

Therefore, let us cherish these words and expressions because they are an important treasure of which we should be particularly proud. Let us use these particularities to encourage the children and descendants of our migrants overseas to learn our language to give them the most important key to their lives and identity as the descendants of Italians as well.

We want to finish this article with an uncomfortable question regarding our use of language today that is not limited only to politicians and journalists who have this bad habit.  Considering this richness of expressions and language, why do we insist on adopting English words when we already have suitable words, also remembering that very often English words have Italian origins? If we really cherish our language let us use it to the fullest because words are also weapons and our language has an arsenal of words that no country can beat.


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