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La Letteratura per capire la nostra Storia- Literature for understanding our History

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Tempo di lettura: 11 minuti
di emigrazione e di matrimoni

La Letteratura per capire la nostra Storia

Nella prima parte di questo articolo abbiamo spiegato come la Storia sia una parte fondamentale del nostra Patrimonio Culturale e non solo, perché crea le condizioni in cui i nostri grandi artisti, autori, poeti, ecc., creano le loro opere.

Però, la Storia non è composta solo da date di avvenimenti importanti, o nomi di re, imperatori, condottieri, e così via, ma anche e soprattutto dal popolo che troppo spesso subisce le conseguenze delle decisioni di questi personaggi importanti.

Ed è proprio questo che vogliamo trattare in questa seconda parte dell’articolo perché una delle conseguenze più importanti, se non addirittura la più grande in assoluto degli ultimi 150 e passa anni della Storia della nostra penisola, è stata l’Emigrazione che vide svariate ondate di decine di milioni di nostri parenti e amici decidere di iniziare una nuova vita all’estero, soprattutto oltreoceano.

Questo fenomeno non può essere spiegato che con la Storia, però, sappiamo tutti che questa è una materia che molti non amano perché i testi storici sono spesso noiosi e hanno bisogno anche di una base di conoscenza che molti lettori non hanno.

Però, come abbiamo detto alla fine della prima parte, è proprio un ramo del nostro Patrimonio culturale che fornisce il miglior modo per spiegare i contesti storici che costrinsero gli emigrati a prendere una decisione di vita drastica.

Questo ramo è la Letteratura che darebbe ai discendenti dei nostri emigrati la conoscenza del paese che i loro avi avevano lasciato.

Allora, partiamo da un libro degli anni ’50 che spiega in modo esemplare un fatto importante dell’Italia Risorgimentale che molti hanno dimenticato, il Regno delle Due Sicilie era a tutti gli effetti ancora una società feudale che non aveva ancora sentito gli effetti liberatori dell’Illuminismo. E questo vale per tutte le regioni di quel Regno.

Nel suo romanzo “Il Gattopardo”, Giuseppe Tommasi di Lampedusa racconta la storia degli effetti del Risorgimento, e in modo particolare lo sbarco dei Mille di Garibaldi in Sicilia. Come spiega Tommasi di Lampedusa in una serie di lettere, il modello del protagonista il “Principe di Salina” è in effetti il Principe di Lampedusa, Giulio Fabrizio, il bisnonno dell’autore che ha avuto accesso agli archivi di famiglia.   E così, anche tutti gli altri personaggi, come anche i luoghi in cui è ambientato il libro, hanno nomi precisi.

In questo modo il lettore potrà capire il parere dei personaggi non solo sulle condizioni sociali in cui vivevano, ma anche su l’ultimo Re delle Due Sicilie e i cambiamenti che stavano per arrivare e per i quali tutti dovevano adeguarsi al nuovo mondo in arrivo, sia gli aristocratici che tutti gli altri soggetti del Regno che avevano ruoli ben precisi (spesso in soggezione ad altri…) che stavano per sparire nella nuova Italia.

E utilizzando l’esempio della Sicilia altri autori importanti, persino un Premio Nobel per la Letteratura, ci hanno dato libri e racconti importanti per capire quanto fosse difficile la vita per la “gente comune” del sud d’Italia.

Il Premio Nobel Luigi Pirandello ce lo spiega benissimo nel suo racconto celebre “La Giare”, nel quale il protagonista Don Lolò non nasconde affatto il suo disprezzo per tutti coloro che non appartengono al suo rango.

Nel suo romanzo “I Malavoglia”, Giovanni Verga ci spiega la vita della Famiglia Malavoglia nel corso di quegli anni difficilissimi di transizione da un sistema politico a un altro. E questo libro spiega non solo il destino e le disgrazie di quella famiglia, ma anche quel che succede attorno a loro.

Ma la Sicilia era fonte di emigrazione anche per altri motivi non legati a “fatti storici” tra monarchie, ma anche per via di un altro tipo di regno, questa volta nascosto, che controlla la vita degli abitanti in modi illeciti, e di nuovo questi regni non sono limitati solo in Sicilia, e vengono raccontati da altri autori.

Allora nei suoi romanzi, come “Il giorno della civetta”, Leonardo Sciascia spiega benissimo gli intrecci aperti e occulti tra la malavita e le autorità, partendo dalla Polizia che ha il compito difficilissimo di fare rispettare la legge in zone dove le autorità vere sono le cosche e non quelle nei Ministeri a Roma ed i capoluoghi delle Regioni.

Nel caso della Calabria, bisogna nominare un autore importantissimo, ormai quasi dimenticato, Corrado Alvaro, che nel suo “Gente in Aspromonte” descrive le condizioni difficilissime, se non addirittura primitive, in quella regione che vide molti milioni dei suoi figli partire per l’estero.

Nel caso di Napoli, recentemente il giornalista Roberto Saviano ha scritto il libro “Gomorra” per spiegare quel che succede nella “Camorra”, la malavita della Campania.

Ma la Storia recente d’Italia non si spiega solo con il Risorgimento e la malavita, ma anche con le atre vicende di scontri sociali, politica e cambi di tradizioni e anche la catastrofe più brutta di tutte, la Guerra. Partendo dalla Guerra, due autori italiani hanno scritto libri importanti per far capire gli effetti della Seconda Guerra Mondiale in Italia.

Il primo è Alberto Moravia che descrisse un capitolo orrendo di quella guerra. Nel suo “La Ciociara”, Moravia racconta la storia di una madre e sua figlia che scappano da Roma per trovarsi in mezzo alla tragedia degli stupri di massa nella Ciociaria da parte di soldati degli alleati. Una vicenda che viene poi presentata in modo superlativo nel film “La Ciociara” del regista Vittorio De Sica, interpretato magistralmente da Sophia Loren.

Nel suo romanzo “La Pelle”, il giornalista/autore controverso Curzio Malaparte ci fa capire perfettamente quel che succede in una città sotto occupazione straniera. Malaparte fa capire i compromessi e le attività necessarie per sopravvivere in tempo di guerra. Attività che poi costrinsero i responsabili a cercare una nuova vita altrove.

Una serie di libri poi fa capire quel che è successo in Italia negli anni dopo la Guerra. Con i suoi libri di “Don Camillo” il giornalista/autore/umorista Giovanni Guareschi spiega in modo molto divertente la nuova vita in un paese dell’Emilia. Non vediamo solo gli scontri tra gli avversari/amici, il parroco don Camillo ed il sindaco comunista Peppone, che avevano combattuto insieme con i partigiani contri i nazifascisti.

Questi libri ci fanno capire non solo i cambi di tradizioni e usanze nel mondo moderno postbellico, ma anche come episodi del periodo della dittatura fascista potevano turbare la vita nuova del paese, come l’episodio del ritorno dall’esilio dell’ex federale del paese che poi scopre che l’amnistia nazionale non lo proteggeva da possibili vendette delle sue vittime, compreso anche il parroco e il sindaco…

Qualche lettore si sarà già chiesto quanti libri bisogna leggere, e la risposta è semplice, quelli che lo interessano. Ma dobbiamo fare capire una cosa, i libri citati in questo articolo non sono stati scelti a caso.

Infatti, tutti questi libri sono stati pubblicati in giro per il mondo, in più lingue e quindi sarebbero facili da trovare nelle biblioteche pubbliche di molti paesi.

Purtroppo, molti libri italiani importanti non sono stati mai pubblicati all’estero ed è ora che, come paese, cominciamo a colmare questa lacuna perché girano troppi stereotipi di noi italiani, e l’unico modo di smentirli è di fare conoscere la nostra Storia, come tutto il nostro Patrimonio Culturale, che è molto più grande di quel che molti all’estero sanno, anche per motivi di orgoglio verso il proprio patrimonio culturale.

Allora, ci auguriamo che l’editoria italiana capisca finalmente che in realtà avremmo un potenziale mercato grandissimo se cominciassimo a pubblicare la nostra Letteratura in versioni tradotte, anche per incoraggiare lettori all’estero che vale davvero la bene iniziare a imparare l’italiano.

E per coloro che dicono che questo non sarebbe efficace, basta fare una domanda, quante librerie in Italia sopravvivono solo con le vendite di libri stranieri in italiano?

Se va bene per libri stranieri, perché no per libri italiani? Ed il successo mondiale dei libri di Don Camillo negli anni ’50, ’60, e ’70, che poi sono diventati celebri film con un regista francese, dovrebbe fare capire che l’abbiamo già fatto questo passo nel passato e abbiamo dimenticato la lezione…

Literature for understanding our History

In the first part of this article, we explained how history is a fundamental part of our Cultural Heritage, and not only because it creates the conditions in which our great artists, authors, poets, etc, create their works.

But history is not made up of only of dates of important events, or the names of kings, emperors, warriors, and so forth, but also and above all the people who too often suffer the consequences of the decisions of these important people.

And this is precisely what we want to deal with in this second part of the article because one of the most important consequences, if not the greatest ever, of the last 150-odd years of the history of our peninsula, was migration that saw a number of waves of tens of millions of our relatives and friends decide to start a new life in other countries, especially in other continents.

This phenomenon can only be described by history, but we all know that this a subject that many do not like because history books are often boring, and they also require a base of knowledge that many readers do not have.

However, as we said at the end of the first part, it is precisely a branch of our Heritage that provides the best way to explain the historical contexts that forced migrants to take an extremely drastic life decision.

This branch is Literature which would give descendants of our migrants knowledge of the country that their ancestors left.

So, let us begin with a book of the ‘50s that explains in an exemplary way an important fact of Italy of the Risorgimento (the country’s Unification) that many have forgotten, that to all intents and purposes the Kingdom of the Two Sicilies was still a feudal society that had not yet felt the liberating effects of the Enlightenment.  And this applies to all the regions of that Kingdom.

In his novel “Il Gattopardo” (The Leopard) Giuseppe Tommasi di Leopardi tells the story of the effects of the Risorgimento, and specifically the landing of Garibaldi’s thousand redshirts, in Sicily. As Tommasi di Lampedusa explained in a series of letters, the protagonist, the “Prince of Salina”, is in effect the Prince of Lampedusa, Giulia Fabrizio, the great-grandfather of the author who had access to the family’s archives. And so, all the other characters, as well as the places in which the book is set, also have precise names.

In this way the reader will be able to understand the opinion of the characters not only of the social conditions in which they lived, but also of the King of the Two Sicilies, and of the changes that were about to come and to which everybody have to adapt in the new world about to come, be it the aristocrats and all the other subjects of the Kingdom who had well defined roles (often subject to others…) which were about to disappear in the new Italy.

And using the example of Sicily other important authors, one even a Nobel Prize winner for Literature, have given us important books and short stories for understanding how hard life was for the “common people” of the South of Italy.

Nobel Prize winner Luigi Pirandello explains very well in his famous short story, “La Giara” (The Jar) in which the protagonist Don Lolò does not hide his contempt for all those who do not belong to his rank.

In his novel “I Malavoglia” (The House of the Medlar-Tree) Giovanni Verga explains the life of the Malavoglia family over the very hard years of transition from one system to another. And this book explains not only the fate and the misfortunes of that family, but also what happens to those around them.

But Sicily was the source of migration also for other reasons not connected to “historical facts” between monarchies, but also due to another type of kingdom, this time hidden, which controls the lives of the inhabitants in illicit ways, and once again these kingdoms are not limited only to Sicily and are told by other authors.

So, in his novels such as “Il Giorno della civetta” (The day of the owl) Leonardo Sciascia explains very well the open and hidden relations between the underworld and the authorities, starting with the Police which has the very hard task of enforcing the law in areas where the real authorities are the gangs and not those in the Ministries in Rome or the Regional capitals.

In the case of Calabria, we must mention a very important author who is now almost forgotten, Corrado Alvaro who, in the case of his “Gente di Aspromonte” (Revolt in Aspromonte), describes the very difficult, if not outright primitive, conditions in that region which saw many millions of its children leave for overseas.

In the case of Naples, the journalist Roberto Saviano recently wrote the book “Gomorra” (Gomorrah, Italy’s other Mafia) to explain what happens in the “Camorra”, the underworld of the Campania region.

But Italy’s recent history is not explained only with the Risorgimento and organized crime, but also with the other matters of social conflict, politics, and changes of traditions and also with the worst catastrophe of all, War. Starting with war, two Italian authors have written major books to make us understand the effects of World War Two in Italy.

The first is Alberto Moravia who described a horrendous chapter of that war. In his “La Ciociara” (Two Women) Moravia tells the story of a mother and her daughter who flee from Rome to find themselves in the middle of the tragedy of the mass rapes in the area of the Ciociaria by Allied soldiers. A matter that was then presented superlatively in the film “La Ciociara” (Two Women) directed by Vittoria De Sica and interpreted masterfully by Sophia Loren.

In his novel “La Pelle” (The Flesh), controversial journalist/author Curzio Malaparte lets us understand perfectly what happens in a city occupied by foreign forces. Malaparte lets us understand the compromises and activities needed to survive in a time of war. Activities which then forced those responsible to look for a new life somewhere else.

A series of books then lets us understand what happened in Italy in the years after the war. With his “Don Camillo” books journalist/author/humorist Giovanni Guareschi explains in an entertaining way the new life of a town in the Emilia-Romagna Region. And we do not see only the clashes between the adversaries/friends, the parish priest Don Camillo, and the communist mayor Peppone, who had fought together as partisans against the Nazis and Fascists.

These books let us understand not only the changes in tradition and habits in the modern postwar world, but also how episodes from the Fascist Dictatorship could disturb that town’s new life, such as the return from exile of the town’s former high fascist official who then discovered that the national amnesty did not protect him from possible revenge from his victims, which also included the parish priest and the mayor…

Some readers would already have started wondering how many books they must read, and the answer is simple, the ones that interest them. But we must make one thing clear, the books mentioned in the article were not chosen at random.

In fact, all these books have been published around the world in many languages and therefore they would be easy to find in public libraries in many countries.

Unfortunately, many important Italian books have never been published overseas and it is time that we, as a country, began to fill this gap because there are too many stereotypes about us Italians going around, and the only way to disprove them is to make people understand that our history, like all of our Cultural Heritage, is much bigger than many people overseas would like to understand, also for reasons of pride towards their own cultural heritage.

So, we hope that Italy’s publishing industry finally understands that we would have a huge potential market if we started publishing our Literature in translated editions, also as a way of encouraging readers overseas that it really is worth the effort starting to learn Italian.

And for those who say that this would not be effective, we only have to ask one question, how many bookshops in Italy survive only with the sales of foreign books in Italian?

If this is alright for foreign books, why not for Italian books? And the worldwide success of the Don Camillo books in the ‘50s, ‘60s and ‘70s, which were then made into famous films with a French director, should make it clear that we have already done it in the past and we have forgotten the lesson…

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