Italiani nel Mondo

Italiani, italiani e italiani

By 28 Agosto 2018 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Italiani, italiani e italiani

Da quando abbiamo iniziato a scrivere la rubrica “Italiani nel mondo” in questo sito e in particolare a pubblicare le prime storie vere dell’emigrazione italiana abbiamo avuto una grande reazione da molti paesi.

di Gianni Pezzano

 


Gli articoli e le storie hanno toccato un nervo sensibile a tanti e i commenti e i “mi piace” sul sito e nel social media sono la prova non solo che ci sono molte esperienze in comune da paese a paese, ma hanno anche mostrato con queste reazioni che è proprio ora che la comunità mondiale di emigrati italiani e i loro discendenti vogliono fare sentire le loro voci e non solo tramite i diciotto parlamentari eletti alla Camera dei deputati e il Senato a Roma.

Però, è altrettanto vero che proprio queste reazioni svelano un’altra grande verità che spesso dimentichiamo quando trattiamo “gli italiani all’estero”. Benché le loro esigenze e le loro esperienze siano uguali, ogni comunità è diversa e cambia non solo da paese a paese ma persino da città a città in ogni paese.

 

Cucina italiana?

Negli ultimi mesi ci siamo iscritti in sempre più pagine italiane del social media da vari paesi per cercare nuove storie e nuove esperienze da mettere online. Malgrado difficoltà delle lingue diverse da pagina e pagina, ci sono temi importanti comuni e uno di questi è, naturalmente la cucina italiana.

Giorno dopo giorno utenti da tutti i paesi mettono foto dei loro piatti preferiti, oppure il pranzo o la cena di quel giorno. Un controllo veloce di questi piatti dimostrerebbe chiaramente che ogni paese ha sviluppato la propria versione di piatti classici italiani.

Le differenze sono inevitabili e dipendono non solo alla mancanza di certi prodotti italiani necessari per alcuni piatti, come la ricotta salata per la “pasta alla Norma” con le melanzane, ma anche da gusti personali delle famiglie stesse, come l’introduzione di ingredienti nuovi e le influenze di nuovi parenti non italiani nelle famiglie che è inevitabile con il passare delle generazioni.

Così in molti paesi anglosassoni troviamo che la “parmigiana” non è un piatto a base di melanzane bensì una cotoletta (di qualsiasi genere e di solito di dimensioni grandi) coperta di prosciutto cotto, salsa (al pomodoro o anche “alla bolognese”) e formaggio che è messa sotto la griglia per sciogliere il formaggio prima di servire, di solito con patate fritte.

In ogni paese ci sono piatti italiani, come la celebre “pasta all’Alfredo” negli Stati Uniti, che furono inventati da immigrati e sono entrati a far parte delle tradizioni culinarie di quel paese o città, ma che non fanno parte del ricettario nazionale italiano.

Non esiste paese dove la cucina italiana non abbia subito modifiche, anche e soprattutto da parte dei ristoratori che furono costretti e modificare ricette per soddisfare le preferenze dei loro clienti non italiani.


In Italia c’è un programma televisivo “Little Big Italy” del canale Nove che dimostra questi cambi della cucina italiana in vari paesi del mondo. Anche se il tentativo di mostrare queste cucine al pubblico italiano è valido e lodevole, dobbiamo chiederci se le molte ironie del conduttore, ristoratore romano Francesco Panella, veramente tengano in conto che i ristoratori non sempre possono fare i “puri e duri” con i loro clienti che magari preferiscono la pasta scotta e le verdure al dente come fanno molti clienti anglosassoni, con la mancanza di molti ingredienti, oppure con cuochi di origine italiana che non sempre conoscono molti piatti classici italiani e quindi si trovano in difficoltà quando il conduttore chiede a loro di preparare un piatto italiano che magari non avevano sentito nominare fino a quel momento tanto meno aver mangiato.

Ma le differenza tra italiani si trovano anche in altre cose e una è ancora più fondamentale della cucina.

 

La prima barriera

Quando un italiano va all’estero, sia per motivi puramente turistici, per affari o per trovare parenti in altri paesi, la prima barriera che incontra non è nella cucina, ma nella lingua italiana parlata dagli emigrati italiani e i loro figli.

In molti casi i parenti e amici all’estero utilizzano parole ed espressioni che sono il risultato di una mutazione della lingua a causa dell’introduzione di parole nuove dalla lingua del paese di residenza. Questo è il caso particolarmente con le ondate di emigrazione post belliche perché gli emigrati non erano particolarmente colti e la grande maggioranza di loro parlava il dialetto del paesino di nascita invece della nostra lingua nazionale.

Per questo motivo non avevano un vocabolario in italiano per le cose nuove che trovavano all’estero. Perciò un emigrato italiano in Australia da un paesino rurale che non aveva mai visto uno stabilimento industriale prima di emigrare   quando ha cominciato a lavorare in fabbrica ha modificato la parola inglese “factory” (stabilimento) in “fattoria” e così via per molte altre parole nel corso degli anni che poi, naturalmente cambiano da paese a paese. Senza dimenticare che questa mancanza di educazione rendeva ancora più difficile imparare bene la lingua del nuovo paese.


Inoltre, chi è all’estero non si rende conto dei cambi nella lingua italiana in Italia nello stesso periodo con l’entrata di parole e concetti nuovi, come anche espressioni di moda, magari da canzoni, film o programmi televisivi.

Per questo motivo la lingua che ci definisce come italiani diventa anche il mezzo per dimostrare le differenze tra individui e comunità.

 

Tradizioni

L’emigrato parte con l’intenzione di continuare le proprie tradizioni e anche queste subiscono inevitabili cambi nel paese di residenza.

In questo modo gli emigrati italiani di Melbourne in Australia hanno maestri di cerimonie ai ricevimenti di matrimonio, ma non gli italiani di Adelaide nello stesso paese. In questo modo molte comunità italiane in Australia ora hanno le eulogie al defunto ai funerali, una tradizione anglosassone e non italiana. Queste comunità avevano assunto gli addii al celibato e al nubilato molto prima del Bel Paese proprio perché facevano parte della vita dei loro paesi di residenza prima che arrivassero in Italia tramite il cinema e programmi televisivi.

Sicuramente le comunità italiane nei paesi sudamericani hanno assunto tradizioni e usanze di origini spagnole o portoghesi nel corso degli anni che ora definiscono loro come italiani di quei paesi. Un esempio è sicuramente il mate argentino che fa parte della vita quotidiana di molti italiani in quel paese, come abbiamo visto con Papa Francesco, anche lui figlio di emigrati italiani.


 

Chi siamo?

Alla fine, quando si parla degli italiani all’estero e i loro rapporti con gli italiani in Italia ci troviamo con la stessa domanda, chi siamo?

I figli degli italiani affrontano quella domanda quasi ogni giorno della loro vita e capiscono che comprende ogni aspetto della vita, da quel che fanno in caso agli scambi con i non italiani prima a scuola e poi nella vita lavorativa.

Siamo tutti italiani, ma siamo anche tutti diversi perché siamo il prodotto di quel che ci circonda dalla nascita fino alla morte. Perciò dobbiamo capire che gli italiani all’estero non sono tutti uguali, come non tutti gli italiani in Italia sono tutti uguali.

Capire queste differenze vuol dire capire cosa vuol dire essere italiano, italo-australiano, o italo-americano, ecc., ecc., ecc. Vuol dire anche capire l’esperienza dell’emigrazione per tutti, iniziando dagli emigrati stessi e i loro figli e discendenti.

E anche per questo motivo chiediamo ai nostri lettori di inviare le loro storie ed esperienze come emigrati italiani, oppure figlio o discendente di emigrati italiani. I temi delle nostra vite sono tutti uguali, ma le nostre storie sono tutte diverse e vogliamo far capire ai nostri parenti e amici in Italia che non siamo i soliti luoghi comuni e stereotipi, ma molti più diversi da quel che pensano.


Inviate le vostre storie a: [email protected]

 

di emigrazione e di matrimoni

Italians, Italians and Italians

Since we began the “Italiani nel mondo” (Italians in the world) section of this site and especially since publishing the first true stories of Italian migration we have had a big reaction from many countries.

The articles and stores have struck a chord with many and the comments and “likes” on the site and the social media are the proof that there are many experiences in common from country to country, But these reactions also show that it really is time that communities of Italian migrants around the world want to make their voices heard and not only through the eighteen parliamentarians elected to the Chamber of Deputies and the Senate in Rome.

However, it is just as true that these reactions reveal another great truth that we often forget when we speak about the “Italians overseas”. Despite the fact that their needs and experiences are the same, each community is different and they change not only from country to country but also from city to city in each country.

 

Italian cooking?

In recent months we have enrolled in increasing numbers of Italian pages from various countries on the social media in search of new stories and experiences to put online. Despite the difficulties of different languages from page to page, there are important themes in common and naturally one of these is Italian cooking.

Day after day users from all the countries put online photos of their favourite dishes, or that day’s lunch or dinner. A quick check of these dishes would clearly show that each country has developed their own versions of classic Italian dishes.

The differences are unavoidable and depend not only on the lack of certain Italian products needed doe some dishes, such as salted ricotta for “pasta alla Norma” made from eggplants, but also on the personal tastes of the families themselves, such as the introduction of new ingredients and the influence of new non Italian relatives in families that is inevitable with the passing of generations.

In this way, we find in many Anglo-Saxon countries that the “parmigiana” is not a dish of eggplants but a schnitzel (of any type and usually of large size) covered with ham, sauce (tomato o even “Bolognaise”) and cheese that is put under the grill to melt the cheese before serving, usually with fried potatoes.

In every country there are Italian dishes, like the famous “pasta Alfredo” in the United States, that were invented by Italian migrants and have become part of the culinary traditions of that country or city but are not part of Italy’s national recipe book.

There is no country where Italian cooking has not been changed, even and above all by restaurateurs who were forced to change recipes to satisfy the preferences of their non Italian clients.

There is a television programme in Italy “Little Big Italy” on the Nove channel that shows these changes in a number of countries around the world. Even if the attempt to show these changes is good and praiseworthy, we must wonder if much of the sarcasm by its presenter, Roman chef Francesco Panella, truly bear in mind that the restaurateurs cannot always be die hard purists with their customers who may prefer their pasta overcooked (by Italian standards) and their vegetables al dente as many Anglo-Saxons prefer, with the lack of many ingredients, or with chefs/cooks of Italian origins that do not always know many classic Italian dishes and therefore find themselves in difficulty when the presenter asks them to prepare an Italian dish that they may not have heard of until that moment, much less have eaten.

But there are also other differences between Italians and one of these is even more fundamental than cooking.

 

The first barrier

When an Italian goes overseas, whether purely for travel, business or to visit relatives in other countries the first barrier they meet is not the cooking but in the Italian language spoken by Italian migrants and their children.

In many cases the relatives and friends overseas use words and expressions that are the result of a mutation of the language due to the introduction of new words from the language of the country of residence. This is especially true with the waves of migration after the war because these migrants were not educated and the great majority of them spoke the dialect of their home towns instead of our national language.

For this reason they did not have a personal vocabulary for the new things they found overseas. So, when an Italian migrant in Australia who came from a small rural village who had never seen an industrial complex before migrating began working in a factory he modified the English word into “fattoria” and this occurred with many other words over the years and naturally these words change from country to country. Let us not forget that this lack of education made it even harder to learn the language of the new country.

In addition, those overseas do not perceive the changes of the language in Italy over the same time with the introduction of new words or expressions, as well as fashionable expressions, maybe from songs, films and television programmes.

For this reason the language that defines us as Italians becomes a means to show the differences between individuals and communities.

 

Traditions

Migrants leave with the intention of carrying on their traditions and these too inevitably change in the new country of residence.

In this way Italian migrants in Melbourne have masters of ceremonies at their wedding receptions but Italians in Adelaide in the same country do not. In this way too many Italian communities in Australia now have eulogies at funerals, a tradition that is Anglo-Saxon and not Italian. These communities also took up Bucks Parties and Hen’s Nights long before Italy for the very reason that they were part of their countries of residence before they arrived in Italy through the movies and television programmes.

Italian communities in South America have surely taken up traditions and habits of Spanish and Portuguese origins over the years that now define them as Italians in these countries. One of these is undoubtedly the mate in Argentina that is a part of the daily lives of Italians in that country, as we have seen with Pope Francis; he too is the child of Italians migrants.

 

Who are we?

In the end, when we talk about Italians overseas and their relations with Italians in Italy we find ourselves asking the same question; who are we?

The children of Italians deal with that question nearly every day of their lives and they understand that it includes every aspect of life, from what they do at home to their exchanges with non Italians, first at school and then in their working lives.

We are all Italians but we are also all different because we are the product of what is around us from birth up till our deaths. Therefore we must understand that Italians overseas are not all the same, just as Italians in Italy are not all the same.

Understanding these differences means understanding what it means to be Italian, Italo-Australian, Italian-American, etc, etc, etc. It also means understanding the migration experience for everybody, beginning with the migrants themselves and their children and descendents.

It is also for this reason that we ask our readers to send their stories and experiences as an Italian migrant, or as the child or descendent of Italians migrants. The themes of our lives are all the same but our stories are all different and we want to make our relatives and friends in Italy understand that we are not the usual clichés or stereotypes but much more diverse that what they think.

Send your stories to: [email protected]

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